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ICONOLOGIA 



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DE.L CAVALIERE 

CESARE RIPA 

PERUGINO 

Notabilmente accresciuta d' Immagini , di annotazioni , e di Fatti 

? DALL' ABATE CESARE ORLANDI 

PATRIZIO DI CITTA' DELLA PIEVE ACCADEMICO AUGUSTO . 
A S V A ECCELLENZA. 

D. RAIMONDO DI SANGRO 

Principe di Sanfe vero , e dì Caftelfranco , Duca di Torremaggiore , Marche fé ài Caftelnuovo, 
Signore delle già antiche Città di Fiorentino , e Dragonara , Signore della Terra di Cafalvec- 
chio, utile Padrone della Torre , e Porto di Fortore ec. ec. Grande di Spagna perpetuo di prima 
Ciarle , Gentiluomo di Camera con efercizio di S. M. Cattolica , e della Maeftà dì Ferdinando 
IV. Re delle due Sicilie , Cavaliere del Real Ordine di S. Gennaro , Colonnello del Reggi- 
mento Nazionale di Capitanata , e, per la dipendenza de' Conti de* Marfi , Capo e Signore 
di tutta Ja Famiglia di Sangro . 

TOMO PRIMO* 




IN PERUGIA, MDCCLXIV. 

NELLA STAMPERIA DJ PIERGIOVANNI COSTANTINI. 
CON LICENZA DE' SUPERIORI. 






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i Ortunato momento , Eccel- 
lentissimo Principe , putir 
io per me fauffifsimo , che mi fé degno 
di efsere da Voi con generojìta inarrivar 

* z bile , 



bile , con forprendehie amorevolezza ac- 
colto nel numero de' VoBri più ofsequìo- 
ft Servidori ! Felici in queBa parte , an- 
zi felicifsìme le pìrìme mìe letterarie fa- 
tiche , che hanno incontrata /' invidia- 
bil forte di poter trovare nelP E. V. un 
Protettore di tanta vaglia ! Sì x Voi" lo- 
ro farete Protettore . Me ne hlfìngo , he 
confido , lo fpero ; come ve ne fupplìco 
con quella maggior vivezza di fpirito , 
%tf/a quale pofsa mai fupplicare Uomo 
al maggior fegno rifpettofo e divoto '. A 
Voi le confagro . Son VoBre . ReBate , 
ve ne prego , reBate perfuafo che condot- 
to non mi fono ad umiliarvi queBo fìn- 
cero tributo di ofsequio , fpinto dal folo 
fplendore di VoBra ragguardevole Profa- 
pia ( cbe baBa il dire che e per l 5 an- 
tichità , e per i tanti cofpicui Parenta- 
di , e per le gloriofe Cariche o di 
pace o di guerra , e per le famoffsi- 
me geBa de' VoBri Maggiori f Euro- 
pa illuBra ) ma più dal fìngolar me- 
rito dì V* E. , che e tutto VoBro , il 

quale 



V 



quale accrefce i%guifa queBa Befsa Vo- 
stra Avita Chiarezza , che niente di più 
grande Ji "può dejìderare , e che v 9 innal- 
za d gradi -più ecceljì di gloria , di eter- 
nità di Nome . Sa bene in effetti la lette- 
raria' Repubblica qual ottimo grado vi 
deve . he varie voBre dottifsime Opere 
di Filofofia Sperimentale , che con tanto 
'vantaggio del Pubblico date avete alla lu- 
ce , ferine con tal proprietà , e purità di 
Bile Tofano efse fono , che fi hanno con 
tutta ragione meritata e l 9 approvazione 
dell' Accademia della Crufca , di cui 
Membro f et e ,, ed i comuni encomj de 9 
Letterati . Tante e sì varie , oltre ogni 
credere , ammirabili VoBre Invenzio- 
ni i per la maggior parte utilifsime all' 
Umana Società, in genere di Matematica 
Meccanica , come IdroBatiche , Pneu- 
matiche , e Pirotecniche , vi fanno più 
che a fufficienza diBinguere per un In- 
gegno forprendente e incomparabile . Fi- 
nalmente co' nuovi lumi \ e colle nuove 
Regole i che prefent emente gode la mi- 

. Yuan 



VI 

Ut are difcìplina pel mezzo dì quel Vosiro 
Libro di Efercizj Militar j , che compo^ 
nelle e pubblicasse alcuni anni addietro, 
a' comandi del fempre Gloriofo Monarca 
Cattolico \ allora costì Regnante , a cui 
fempremai foste e Jìete caro ed accetto , 
accrefoesle gloria alle glorie Vostre , coll y 
efserne non meno dal prelodato Monar- 
ca , che da' Sovrani , e primi Generali 
dell' Europa tutta e in voce e per lette- 
re infinitamente commendato . Sul riflef- 
so di tanto merito , troppo a ragione 
vado di mia forte fuperbo , nello J cor- 
germi da V. E. con benignità fovragran- 
de onorato di Padronanza e Protezione. 
Vorrei che dato vi fofse il poter pene- 
trare ad evidenza l' interno altrui . Ve- 
dreste quai Jìnceri feniimentì di grati- 
tudine Ji annidano nel fono mio , quai 
brame quivi Jì affollano di non render- 
mi affatto indegno di Voi . Nella mia in- 
traprefa di aggiungere alla celebre Ico- 
nologia del Cavalier Ripa varie capric- 
cio fé Idee , donde vieppiù fecondare le 



menti 



VII 

menti de 9 Poeti , Pittori , Scultori , Ar- 
chitetti ec. fembrami che non mi Jì pof 
sa porgere occajìone più bella onde ri- 
mostrare a V. E. P ofsequiofa mìa fer- 
vuti , nell' avanzarmi a prefentarvene 
la Dedica . V. E. che è il vero Mece- 
nate di tali belle Arti , tenendo al Vo- 
Bro Servigio con confiderabilifsimi ono- 
rar j i primi Uomini , fatti venire da re- 
motìfsimi Paefi , per abbellire fuperba- 
mente codeBo VoBro Palazzo, e per ar- 
ricchire il Magnifico Tempio Sepolcrale, 
e Gentilizio di VoBra Cafa . di finifsimi 
Marmi , dì preziofe Pietre Orientali, dì 
f amo fé Pitture, e di fingo lari Statue , 
alcune delle quali , come appunto fono 
quelle del Cristo morto t del Disinganno , 

e della Pudicizia , fanno invidia alle Gre- 
che , e alle Romane medefime ; F. E. 
dico , non farà per difgradire un tale 
rifpettojo penfiero . Ma ih queBo Befso 
penfiero , oh quanto vengo amareggiato 
dal ravvifare l 3 infufficienza mia, lafcar- 
fità di mio talento ! Quali mai compari- 



ranno 



Vili 

ramino, a Chi tanto vede le -povere mie 
fatiche ! Compariranno . Figlie di un de- 
bole Ingegno , ma non voglia Dio che 
comparifiano Figlie di un temerario ar- 
dire .Voi , Eccellentìssimo Principe, unito 
ad un fommo fapere avete un Cuore fom- 
mamente bello , fommamente grande . Co n- 
fdoche, non riguardando alla fcarfezza 
delle mie forze , vi degnar ete foltahto di 
accogliere i Jìnceri attesati del mio ri- 
Jpetto, col quale mi do la gloria di raf 
segnarmi . 

Di V. E. 



Perugia 20. Novembre 17^4. 



Divino Oblìgmo Servidore Ofseqms 
Cbsaiu Orlandi . 



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PREFAZIONE 

DELL 3 ABATE CESARE ORLANDI. 




OL folo penfiero di efercitare , qualun- 
que egli fiali , il mio talento , e to- 
gliermi -alP Ozio fempre ali" Uomo no- 
civo , in&apreli , non ha molto , ad im- 
. mitazione del celebre Cesare Ripa Peru- 

fino , Cavaliere dell 5 Ordine rifpettabiiifllmo de" SS. 
laurizio , e Lazzaro , nella fua Iconologia , intra- 
prefi , dico , a formare di mia invenzione alcune 
Immagini di Virtù , Vizj , Arti , Scienze , che vidi 
non contenerli nella detta' Opera . Le perfuafive 
à 3 ingenui eruditi fcienziati Uomini , a 3 quali frimai, 
bene comunicare le prime fatiche, e le varie com- 
binazioni di cofe , che in quello mentre mi fovrag- 
giunfero , m 3 incoraggirono in modo , anzi m 3 in-s^ 
duilero a tale, che non temei di ellendere più oltre 



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il penderò , e lo portai fino alle Stampe * Ardire , 
di buon grado il confetto , ardire in me ecceden- 
te , ma ardire divenuto neceffario in guifa per le 
médefime combinazioni , che qui non è luogo di 
riferire , che pofeia mi fi è fatto imponìbile il po- 
termi dilimpegnare dall' imprefa . Se il bollore di 
mia Gioventù mi avelie lafciato luogo a matura- 
mente riflettere , qual pelo Io mi addoflava, quali 
critiche circoftanze mi combattevano , . nemiche de- 
gli agi , de J comodi , onninamente neceflarj a Chi 
vuole fcrivere , non mi farei ( Ila detto fenza of- 
fefa della gratitudine , che nientemeno fincerifllma 
protetto a 3 veneratiffimi dotti Soggetti che mi ani- 
marono ) così di leggieri elpoìto alla viltà del 
Pubblico . 

Ma che? h 3 unico rimedio al già fatto è il proc- 
curare di corrifpondere , meglio che fìa poflibile, 
air impegno , alla pubblica 'Aipettativa . Voglia Dio 
che la mia fìncentà fia prefa in fàvorevol parte 5 
Voglia Dio che il cortefè Lettore nel tempo che 
mi concederà graziofo compatimento feorga ne 3 miei 
fudorì qualche utile agli Amanti delle belle Lettere 
ed Arti . Lo fpero , ne credo di mal confidarmi . 
La fola Riftampa della famofa Iconologia del Ripa, 
mi deve indubitatamente ottenere buon grado dalla 
Letteraria Repubblica . Di qual merito Ella fi Ila 
è fuperfluo il rammentarlo ,~ e farebbe anzi cofa in- 
gìurìofa allo feienziato Mondo il volergliene far pa- 
rola . Quanto Ella fìa fiata fempre ricercata , evi- 
dente fi feorge dalle tante replicate ed affollate Edi- 
zioni j 



m 

zioni« rendute con tutto ciò rare , e benché tutte 
dagli inavvertiti Editori e Correttori al fommo mal- 
menate , tenute nientedimeno in alto pregio e cu- 
flodite con fomma diligenza. Sa ognuno eifer queft? *|-*-\ 
Opera utiliffima ad Oratori, Poeti, Pittori, Sculto- '%-? 
ri , Difegnatori , e ad ogni Studiofo , per inventar 
Concetti , Emblemi , ed Imprefè : Per divifare qual- 
fivoglia Apparato nuziale , funerale, trionfale: Per 
rapprefentare Poemi , e per figurare co 3 fuoi proprj 
(imboli ciò che può cadere in penderò umano . 
L- aggiungervi che Io faccio altre diverfè Immagini 
di Virtù , Vizj , Affetti , Paffioni umane , Arti , Di- 
fcipline, principali Città d" Italia ec. potrà effer ca- 
gione che mi fi dica, che fcomparifcano troppo que- 
lle appreffo a quelle del Ripa , e di altri Valentuo- 
mini , i quali vi hanno dato faggio del Loro fape- 
rej ma non mi fi potrà negare che in qualche par- 
te non iìano le mie ancora per renderli di qualche 
vantaggio e comodità a J Dilettanti . 

Se per le Annotazioni a me non farà avvenuto, 
frante la fcarfezza del mio ingegno di baltantemente 
dilucidare la materia , fervirà almeno per dare qual- 
che Erudizione di più , non dico a J Dotti ( che fo- 
lamente prego a mirare V affetto mio per gli ftudj ) 
ma a quelli che s J incamminano nel guffo delle 
Lettere . 

Penfato ho di più, mi lufingo di non aver mal 
penfato , di apporre ad ognuna delle Immagini ( a 
tutte quelle cioè , a cui cadono irli acconcio ) un 
Fatto Storico Sagro , un Fatto Storico Profano , ed 

* 4 .un 



xn 

un Fatto Favolofo appartenenti alla materia fòmminì- 
ftrata dalla Figura. Sembrerà quella per avventura ad 
alcuno una fuperfiua, e troppo facile^ Aggiunta . Mi 
fi permetta il dire , che fi. dilunga fenza dubbio dal 
giuflo Chi quello mi vorrà opporre . Superflua non li 
può denominare, allorché in qualche modo riefca di 
vantaggio . Quello, è innegabile rifpetto agli Orato- 
ri, i quali dovendo di ogni materia trattare, in qua- 
lunque cola Loro avviene di rapportare Fatti , che 
approvino ed illulìrino il Loro allearlo *, innegabile 
nipetto a 3 Poeti per la flefla ragione y innegabile ri- 
guardo a" Pittori e Scultori y che dovendo rapprefen- 
tare qualche Fatto corrifpondente a Virtù, o Vizio, 
o Arte , o Scienza ec. lo troveranno pronto in que- 
lla mia Edizione -, innegabile finalmente rifpetto a 
qualunque flato di Perfone , giacché o ila ne" di- 
fcorfi in comprova e abbellimento dei Loro dire , 
o fia nella lettura , per Loro diletto e virtuofo 
paiTatempo , troveranno onde appagare , quaficchè 
ad ogni propofito , la commendabile Loro curiofità . 
Mi fi vorrà forfè notare che fia troppo facile ? 
No, troppo facile non fi dica. Si ponga alcuno ali* 
efperienza , e fi avvedrà che altro è in così vallo 
Soggetto mirare le cofe lìampate , ed altro è il rin- 
venirle alle occafioni pronte nella mente y e del tut- 
to a propofito , e co 3 loro Autori , Libri , e Capi- 
li citate . Oltredicchè Io lenza veruna efitanza vo- 
glio accordare , che riefcano quelle piucchè ovvie 
agli Eruditi . Ma le Edizioni folo per quelli fi 
hanno da fare ? A quelli che di erudizione non 

fono 



XIII 

fono forniti non fi ha niente a donare? Io mi {pie- 
gai , e mi fpiego y che non per Chi ne fa più di 
me fparfi e Ipargo i miei fudori , ma per recare 
qualche forta di utile , e diletto , che pure coll J uti- 
le deve andare unito , a Chi brama erudirli , a Chi 
in un fol Libro defldera apprendere , ed al bifogno 
fervirfi di varie colè . 

Quella è Hata , ed è la mia mira . Se avrò col- 
to il legno , mi fi abbia buon grado 3 fé no , fi ri- 
guardi , quale egli fi è T animo mio . 

Ho creduto di più di far cofa grata al Pubbli- 
co coir inferire nella prelènte Edizione i Geroglifici 
morali del Padre Fra Vincenzio Ricci da S. Severo 
Teologo , e Predicatore della Provincia di S. An- 
giolo di Puglia Minor Oflèrvante di S. Francefco , 
ìtampati in Napoli per Gio: Domenico Roncaglie- 
lo 1* Anno 1 616 \ e farti , per quanto è a mia no- 
tizia , Tariffimi ; de* quali nelle Edizioni dell" Ico- 
nologia del Ripa dal i6"jo. in poi così fi parla: Ad 
immìtaztone della Iconologia così al Mondo grata 
e adoperata , furono prodotti i Geroglìfici del Vadre 
Vincenzio Ricci Jlampati in TSLapoli 1626, Opere 
veramente ambedue degne di ejfer tenute in qualjìvoglia 
Librerìa pubblica e privata. 

Quelle Immagini del Padre Riccr, che ha an- 
cora il Ripa , ho filmato bene, per non accrefeere 
di foverchio 1 Volumi , porle in riilretto per Anno- 
tazioni -, Quelle poi che non fi veggono polle dal 
Ripa , le ho fatte {lampare tali , e quali fi leggono 
nell 3 Edizione di Napoli * Riguardo alle parole T 

non 



XIV 



non già riguardo alP Ortografia , che ho proccurato 
conformare alla più efatta , per quanto me lo hanno 
permeffo le mie affollate incombenze , per quanto 
mi è riufcito regolare il corfò di Stampa inevitabil- 
mente Madre di errori , per quanto in fomma è 
flato per me poflìbile ; come lo fteffo ho fatto dell* 
Edizione del Ripa . 




ME- 




MEMORIE 

DEL CAVALIERE 

CESARE RIPA 

E breve Difcorfo intorno a ciò che hanno vai) 

Autori lanciato fcritto della fua 

Iconologìa y ed Edizioni- 

Uanto celebre fi. è refo af Mondo V Ico- 
nologista Cesare Ripa , mediante i 
virtuolì fuoi Studj , de J quali fempre 

flì dovrà avere ottimo; grado la Repub- 
iica delle belle Arti e Scienze , altret- 
tanto a Noi lì è refa ofcura , come il giorno di 
fua Nafcita ,-. così la. Serie delle fue gefta più parti- 
colari. Uomo di tanto merito,, Uomo vivente anco- 
ra , famofo al Mondo , meritava bene qualche (pe- 
dale individua, memoria- da 3 fuoi Coetanei , e Com% 
patrioti* 

Giacerà forfè quella tralfe tenebre di qualche pof- 
verofo Armadio , ma non ellendo a me noto , mi tro- 
vo neceffitato a fcrivere di Lui quel poco folamente 
che da accurate oflervazionl ho potuto rilevare - Se 
e 3 è Perfòna, che ne abbia più chiara notizia , farà 
fomma grazia a me , farà cofa grata: al Pubblico 
col lignificarla . U efempio di Uomini , non , come 
fon Io , di fcarfo talento T ma forniti di elfo a do- 
vizia r che febbene più pretto ali 5 età del Ripa , di 

Lui 



XVI 

Lui non ne hanno faputo dare alcun diftinto rag- 
guaglio 5 mi è , a mio parere , baftantemente di 
Scudo ad accufà di Chiunque contro me inforger 
per ciò volerle} colicene potrò con verità afferma- 
re -j che niuno abbia ufata maggior efattezza di me 
nel fondatamente difeorrere di Uomo cotanto benaf- 
fetto aila Letteraria Repubblica . 

Molti hanno parlato dell 5 Iconologia di Cesa- 
re Ripa ; ma mi perdoni la gloriofa Loro memo- 
ria , fé Io afferifeo , aver quaft tutti prefo evidente , 
ed in niun modo feufabile abbaglio . A fuo luogo 
lo farò vedere . 

Ebbe dunque Cesare Ripa , per quanto da Lui 
fteffo fi afferma, P origine da Perugia, denominan- 
doli fempre nella fua Iconologia , Cesare Ripa Pe- 
rugino j e nelle Immagini che Egli efpone alla let- 
tera M de ? Mofiri , nel Difcorfo del Grifo , fi han- 
no le feguenti parole pS E 3 il Griffo Infogna di Te- 
rugia mia Tatria , datale già dagli Armeni , / quali 
pajfati quivi-) ec. ts Ed allegando qualche Compo- 
nimento del Coppetta Perugino , lo chiama fempre 
fuo Compatriota. 

Sino dalla più tenera età fi portò Egli in Corte,' 
come il rileva dalle fue fteffe parole alT Immagine 
della Corte del feguente tenore =s E febbene Io di 
EJa pojjo parlare con qualche fondamento per lo tem- 
po che vi ho confumato dal principio della mia Fan- 
ciullezza fino a queji 3 ora , ec. zz. Imperciocché a J 
fervigj fi portò del Cardinale Antonmaria Salviati, 
come Egli fteffo ne attefta nella Dedicatoria al detto 

. Emi- 



XVII 

Emìnentiflìmo della prima Edizione della lìia Icono- c ^v- 
logia in Roma P Anno 1593 $ Seguita quindi la -*£ '&£'£?', 
morte del Cardinale pafsò ad eflere Gentiluomo del g 9 \ * / "* 
Signor Marchefe Lorenzo Salviati, reftato Erede di 
Sua Eminenza,* come parimente fi rileva dalla De- 
dicatoria dello fteflò Ripa al detto Signor Marchefe 
nella feconda Edizione altresì di Roma del 160$. 

Mancato poi di vivere non molti Anni dopo 
anche il prefato Signor Marchefe , non lì fa che 
fervigj di altra Corte fi trasferifle. Il certo fi è che 
Egli rimafe fempre benaffetto a quella nobil Fami- 
glia , e che ì 3 Edizione di Siena nel 1 6 1 3 . la con- 
iecrò al Signor Filippo di Averardo Salviati ftrettif- 
fimo Congiunto de 3 prelodati Signori Cardinale, e 
Marchefe . 

Nel 1 59 3 , Anno in cui diede la prima volta alla 
luce la fua Iconologia, non era il Ripa Cavaliere, 
come da detta Edizione fi può fcorgere, bensì nel- 
la feconda del 1603. dove tale s J intitola -, onde mi 
do a credere ohe poco lungi da detto Anno fofle 
decorato della riipettabiliflìma Croce dell" Ordine de J 
Santi Maurizio , e Lazzaro -, o forfè ancora nelP 
Anno fleffo , in cui Egli dice nelP Immagine che 
fa di detta Religione, che il Sommo Pontefice Cle- 
mente VIIL =j TSLon filo confermò l 3 unione delle Mi- 
lìzie de 3 Santi Maurizio , e Lazzaro , ma ancora le 
conceje nuove e diverfe Grazie , e dichiarò alcuni In-* 
dulti e Vrivileg) a favore de 3 Cavalieri . 

Si può con tutta ragione afferire , che la fiia di- 1 

mora fofle fempre in Roma , e che in quella Do- 

* 5- mi- 



XVIII 

minante Ei terminafle i gioriofì fuoi giorni . Ciò ii 
deduce e da quello che iopra accennammo, da Lui 
detto nella Immagine della Corte , e dalle Dedica- 
torie di fue Edizioni fempre fotto la data di Roma, 
Nella Dedicatoria del? Iconologia imprefla in Siena 
per gli Eredi di Matteo Fiorimi alP llluiìriffimo Si- 
gnor Filippo di Averardo Saiviati fotto la data di 
Roma il di 15-. Settembre 1613* dice di effere avan- 
zato in età , elprimendofi co* feguenti termini nel 
parlare delle fue Figure Geroglifiche ss Ora che col 
favor Divino le ho migliorate , e per quanto ha po- 
tuto la debolezza dell 3 ingegno in quefla grave età , 
ridotte a perfezione . 

Facendo Io diligente perquifizione , onde rintrac- 
ciare almeno il precifo tempo di fua morte, credeva 
di efTer giunto alla meta de* miei defìderj nel rinve- 
nire in quella pubblica Augufta Biblioteca il fuo 
Ritratto tra gli altri degli Uomini illufrri della 
Città', e nel vedere in quello notato: ICONOLO- 
GIA . E fotto : CiESAR RIPA OBIIT A. D. 
MDCXIL Ho fcoperto però innegabile 1 J errore di 
Chi notò la detta Ifcrizione , mentre il Ripa nel 
161 ? viveva, e dedicò, come fopra dicemmo, la 
nuova Edizione di fua Opera , data alla luce in 
Siena dagli Eredi del Fiorimi , in quello ftelTo An- 
no . Non folo nel 161$. fi contava il noftro Au- 
tore tra Viventi , ma a beneficio del Pubblico e* 
refpirava ancora nel 161 8. nel quale Anno Ei man- 
dò in Padova a Pietro Paolo Tozzi un accrefcimen- 
to alla fua Iconologia , che detto Tozzi fenza fua 

faputa 



XIX 

faputa veniva riftampando . Si legga Y Edizione di 
Padova del 1618 , e fi vedrà che negli ultimi Fo- 
gli così Io Stampatore fi foiega . 

Studiofi Lettori , quando fi comìncio a fiampare il 
prefente Volume , l'Autore che fi ritrova in %oma , 
non fapeva che Io rijlampaffi l 3 Iconologia -, né Io fa- 
pevo che l 3 Autore fiejfe intorno ali 3 accrejcimento dell 3 
Opera fua ? lo feppi alfine per mezzo di Amici , im- 
preca che fu la prima Parte . V Autore , richìefione 
da me per Lettere •> mi mandò 100. Figure da Lui 
di nuovo inventate , le quali abbiamo pofle da fé nella 
terza Tane 5 mi mandò infieme alcune Tofiille da in- 
ferirfi nella prima Tarte , e nella feconda . Quelle 
della Seconda Varte , perche vennero in tempo , le ab- 
biamo mejje a 3 fuoi luoghi 3 ma le Tofiille della pri- 
ma Tarte , perche giunf ero dopo che fu flampata^ le 
pongbiamo qui fiotto . In fatti e in quella in ultimo , 
ed in tutte le feguenti Edizioni fi vedono le dette Po- 
falle a 3 fuoi luoghi appofte . 

In vece del MDCXII. doveva piuttofto ì 3 Au- 
tore della Ifcrizione notare l 3 Anno MDCXXII. , 
nel quale con tutta la probabilità fi può credere , 
che Cesare Ripa carico di Anni e di gloria termi- 
nafle in Roma di vivere . Il certo fi è che nel 1 62 $ , 
o poco lungi da detto Anno , Egli era morto , aven- 
dotene indubitato rincontro dall' Edizione , parimente 
di Padova, fotto PAnno 162 5-. , in cui fi leggono 
nella Dedicatoria dello Stampatore le feguenti paro- 
le indirizzate al Signor GiolèfFo Pignatelli. =1 Ha 
V. Jl Illufiriffìma conofcìuto il Cavaliere Cesare Ripa, 

* 6 che 



XX 

che fia in gloria , ec. Quale Edizione cominciò ad 
eflere fotto il Torchio V Anno i Ci 3 , come li de- 
duce dalla Immagine che fa il Ripa delP Avarizia , 
in cui prendendo occasione di iodare Monfignor Bar- 
berini , diceva prima rs Monfignor Barberini Chierico 
di Camera , ed ora ìrieritìffìmo Cardinale , ec. nell j Edi- 
zione poi del 1 Ci 5". fi legge aggiunto s=s creato "Pon- 
tefice con nome di Urbano VuL mentre fi rifiampava 
quefta Opera a 3 6. di Agofto 162J. 

Palliamo ora a difcorrere della fua fàmofa Ope- 
ra , e vediamo fé quelli che ne hanno fatta men- 
zione abbiano efeguite tutte le parti di accurati 
Scrittori . Io ne riporterò alcuni , e noterò a J fuoi 
luoghi quel tanto che vi farà più da oflèrvare. 

Prima di tutti Giano Nicio Eritreo, o fia Gio: 
Vittorio Rolli errò di gran lunga nella fua Pinaco- 
teca , allorché volendo fare Elogio del fuo favorito 
Gio: Zaratino Castellini, di Lui dille num. 27» 
Fuit maxima ex parte AuBor Iconologia > qua 
Casaris Ripa nomine impreca , Ticlorum , Calato- 
vmnque omnium manibus teritur* E* vero pur troppo 
che anche i grand* Uomini non fono efenti dal pren- 
dere abbagli ! Guardimi il Cielo che Io penfi offu- 
fcare la gloria di sì famofo Scrittore -, ma sì famofo 
Scrittore , mi fi conceda il dire , che in quello errò 
tanto, che, a mio credere, fi è renduto inefcufabile 
affatto . Viffe pure a J fuoi tempi il Ripa , come ii 
Castellini . Ùfcì pure a* fuoi tempi alla luce la 

Ì)rima Edizione dell J Iconologia, ufci la feconda , 
a terza , la quarta , la quinta , la fella , ed era 

V Ico- 



XXI 

V Iconologia a* fiioi tempi già notifllma al Mondo* 
Egii ne fé cenno, ma fa duopo dire che ne faceflè 
parola , fenza neppure averla giammai veduta . Giac- 
ché fé queflo> fòlle flato , neceflàriamente avrebbe 
dovuto rawifare che non folo la prima volta , che 
il Ripa diede fuori quella Opera tutta fua nel i $93 »y 
neppure un J Immagine vi aveva Egli appofta del 
Castellini , ma ne anche nella feconda del 160? y 
qualcuna nelle fufleguenti, e poche più furono ag- 
giunte nella fella del i<52f. dopo la morte del ce- 
lebre Iconologifla . Se prefa fi fòlle, dirò così, la pe- 
na , di ricercare una loia delle Edizioni , che pure 
giravano per le mani di tutti , avrebbe arroffito di 
aver penfato di fcrivere,» non che di avere fcritto,. 
che 1* Iconologia fohe Hata comporta maxima ex 
parte dai Castellini . . E fé il Castellini viveva al- 
lorché ufcì al Pubblico la Pinacoteca, avrebbe fen- 
za dubbio arraffato del fuo Panegirilla . E tanto è 
più grande 1 J errore, quantocchè lémbra che l'Eri- 
treo veglia dare ad intendere,, che: il Ripa nò, ma. 
il Castellini ne fohe il vero- Autore , allorquando 
non dubka dire, che Au&or Iconologia, qua " C.e- 
saris Ripa nomine imprejfa <&c» comecché il Ripa. 
non vi avelfe preflato altro che il nome-» Trovi fcan- 
fo al fìio abbaglio Chi può giudicare più dritto 1 di 
me, che Io non so immaginarlo, non dico vederlo - 
Eppur e' è Chi F ha feguito y non pollò efpri- 
mere con quanta mia maraviglia ! Monfignor Giuflo 
Fontanini Letterato y non fi può negare , di gran 
nome, nel dare aL Pubblico la Serie de J più celebri 

Libri 



XXII 

Libri della nofrra lingua , con formarne fòpra il fuo 
giudizio "Heller Biblioteca dell 3 Eloquenza Italiana Ciaf 
fé €• Cap. 4. della Storia Favolofa antica cosi dice. 
Iconologia di Cesare Ripa . In "Padova prejfo il 
Tozzi 161%, in quarto» Edizione feconda . E rapporta 
F autorità di Giano Nicio Eritreo, il quale favoleggia 
che detta Iconologia Ila maxima ex parte di Gio: 
Zaratino Castellini , fenza punto confutarla. Ma 
è innoltre non poco condannabile il Fontanini, non 
effendo altrimenti vero che P Edizione del Tozzi del 
i6"i8. ila la feconda , mentre almeno è la quinta, 
come didimamente fi può vedere dalle mie Anno- 
tazioni . 

Il Signor Apoftolo Zeno con più giudizio , con 
più fondamento, con alquanta più di efattezza, ma 
non tutta, ne ha parlato nelle fue Note alla detta Elo- 
quenza Italiana di Monfignor Fontanini . Ecco le 
fue parole . \ 

„ 1/ Iconologia del Cavaliere Cesare Ripa Pe~ 
„ rugino fu da prima flampata in Roma dal Gi- 
,»> ghotti (a) nel 15-^5 , e pofcia la feconda volta 
„ eziandio in Roma dal Fazio nel 1603. con qual- 
„ che accrefcimento in quarto . Se ne fece dapoi, 
„ pure in quarto, una Riftampa in Padova dal Pa- 
„ fquati nel 1611, il quale in EfTa fi da vanto di 
„ averla notabilmente accrefciuta : ma Io ftefTo Au- 
„ tore nell J Edizione fattane in Siena preffo Y Erede 
„ del Fiorimi nel 161$, in quarto , afferma efTere 
„ quefta Edizione Padovana interamente conforme , 
„ fenza la menoma Aggiunta, alla feconda di Roma, 

la 






XXIII 

, la quale conteneva ottocento Immagini , accre- 
, fciute ora da Lui nell J Edizione di Siena di altre 
j duecento ( e ) . Quella del Tozzi fatta in Padova 
nel 1618. riportata dal Fontanini, come feconda, 
viene ad efler pertanto almeno la quinta , dietro 
la quale il medefìmo Tozzi fece fuccedere la fetta 
, nel 1 62 5-. in forma fempre di quarto ( d) . A pro- 
polito di quella Iconologia aflerifce Gio: Battifta 
Lauro Perugino nel? Orcheftra Romana pag. 60. 
che fé Autore del Libro ca Quitiqmes prato fu-* 
bjeffitm , ac femper auEtum , poflremtm recenjuìt , 
recudìt , lortge copioforem , & Icombus adjeBìs ve- 
„ nufihrem. 

„ Le Immagini e i Difcorfi aggiunti dal Ca- 
„ stellini ali 3 Iconologia del Ripa non arrivano ad 
£ effere nemmeno la quarta parte del Libro (?) : 
,, onde con poca giuflizia lì dice dalP Eritreo , che 
„ il Libro uà flato fatto maxima ex parte dai Ca- 
„ stellini . Il Fontanini riporta P aflerzione del fuo 
„ favorito Eritreo , fenza confutarla , onde anche in 
,, fuo fentimento la da per vera e fìcura . Giovanni 
„ Baldoino dell 5 Accademia Francefe , ridufTe in 
„ Compendio, e a Moralità P Iconologia del Ripa, 
„ e di nuove Figure in Rame abbellita , la pubbli- 
„ co in lingua Francefe dalle Stampe di Matteo 
„ Guillemont in Parigi nel 1644. m foglio 5 e altra 
„ Edizione pur di Parigi fé ne ha preno Lorenzo 
„ d 3 Houry nel 1681. in quarto. 

L, 3 Oldoino in Atheneo Auguflo così parla di 
Cesare Ripa a „ Cafar T^ipa Terufinus Eques SS. 

„ Mau- 



XXIV 

,i Mauritii 5 <& Lazzari , Antonii Marlin Cardinali* 
„ Salviati primum , *kw Laurentii Salviati TSLobilis 
5, Aulicus , eruditione claruit Siculo i<>. /^ C#r/- 
, 9 ytoz natum , ^o Italici edidit Iconologiam , y£// 2>- 
w fcriptionem diverjarum Imagimtm antiquamm : 7?o- 
55 w<# primum Anno * $93* per Joannem Gigliottum 5 
5, iterum auftam ibidem Anno 1603. per Lapidimi 
5, Facium 5 & Tatavii i6ij, in quarto per Tetrum 
55 Taulum Tozzium evulgatam (a) 5 demum Venetiis 
55 apud TSLkolaum Tczzana ( b ) 5 éf /» Zm" Libros 
>5 divifam a Joanne Zaratino Castellini 1{oma- 
„ to', (e) 

Molti altri parlano di quella Iconologia 5 come 
Lodovico Jacobilli in Bibliotheca Umbria ? Filippo 
Labbè della Compagnia di Gesù in Manti/fa Anti- 
quaria Suppellecliiis 5 Gio: Battifta Lauri Perugino 
in Theatri Romani Orcheftra , il Padre Belfòrti Pe- 
rugino 5 ec. ma tutti , o poco o affai 5 fono caduti in 
ciò in errore • Anche il Sig. Giangiufeppe Origlia 
benemerito tanto della Letteraria Repubblica, per le 
Aggiunte fatte al Dizionario Storico del Signor 
Abate Ladvocat 9 ha fatto giuftizia al Ripa , coli J at- 
tenerli piuttofto al fentimento del Signor Apoflolo 
Zeno , che del Signor Gianvittorio Rofìì , o tia Ni- 
do Eritreo. 

Per notare pertanto le Edizioni della celebre Ico- 
nologia in Italia , rapporterò tutte quelle che fono 
Hate o da me vedute , o a notizia . 

La prima in Roma nel ifpf. per gli Eredi di 
Giovanni Gigliotti 5 fenza figure. 

La 



La feconda mededmamente in Roma per Lepido 
Fazio 1 60$. ampliata > e con Figure . 

La terza cominciata a ftamparfi in Firenze nei 
1608., e terminata in Siena dagli Eredi di Matteo 
Fiorimi nel 1613. ' 

La quarta, mentre con tardanza fi ftampava in 
Firenze , fu torto ftampata in Padova nella Stampe- 
rìa del Pafquati da Pietropaolo Tozzi nel 161 1. 

La quinta pur dal Tozzi in Padova nel 161 B. 

La fella dallo fteiTo Tozzi in Padova nel 1625. 

La fetcima da Donato Pafquardì in Padova 1 6$ o. 

L J ottava in Venezia per Criftoforo Tommafi- 
ni 1^45". 

La nona parimente in Venezia preflò Niccolò 
Pezzana nel 1669, 

La decima finalmente in Perugia nella Stampe- 
rìa di quello Signor Piergiovanni Coftantini , che è 
la prefente da me debolmente sì , per ifcarfezza d 3 in- 
gegno , ma di molto accrefciuta d 3 Immagini , di 
Annotazioni , e di Fatti 1 764. 




* ? ANNO- 






XXYI 

ANNOTAZIONI 

Alle Note del Zeno. 

(#) T~^\Agli Eredi di Giovanni Gigliotti . Errore di nimi^ 
■ JL# momento. 

( b ) Doveva dire preflb gli Eredi di Matteo Fiorimi . 

( e ) Non è già vero che Chsarb. Ripa neh" Edizione dì 
Siena del i5ij. affermi effer l y Edizione Padovana interamente-* 
conforme, fenza la minima Aggiunta , alla feconda di Roma. Lo 
Stampatore bensì nella fùa a* Lettori dice : Volli confrontare il 
Volume di Padova con quello di Roma per vedere V Ac ere f cimento, 
né vi trovai aggiunto pure un Jota. Il contenuto di quefta Let» 
tera fi è che portatoli il Ripa in Firenze fèco fi dolfe, che da- 
gli Stampatori di Roma poca accuratezza folle fiata pofia nell* 
Edizione di fùa Opera > e gli fece, palefe che 1' avrebbe volen- 
tieri da Lui fatta riftampare coli* aggiunta di 200. fùe nuovo 
Immagini . Affunfe Egli Y impegno , e die fùbito mano alla Rh 
ftampa ; ma effendofì dovuto trattenere per alcune fùe prefTantì 
urgenze, in quello frattempo comparve dalla Stamperia del Pa- 
fquati nel itfii. una nuova Edizione del tutto conforme alla.» 
Romana > benché lo Stampatore la dichiararle accrelciuta e mi- 
gliorata ; che pertanto ne faceva avvitato il Pubblico, e riante 
i fbpraccennati fùoi impedimenti , per isbrigare al più prefio la_» 
fùa Edizione * ne aveva mandata parte alla Stampa di Siena * 
ed ivi compiuta. 

"V" è in quefta Edizione la Dedicatoria del Ripa air anzi 
lodato Signor Filippo Salviati , nella quale la chiama terza , 
benché in verità fia almeno la quarta . Forfè per dimoftrare 
che la terza volta tifava alla luce con nuovi accrefeimenti . 

Nella Riflampa fatta nuovamente nel 161 8. da Pietro Paolo 
Tozzi dalla Stampa del detto Pafquati , effo Tozzi debolmente fi 
difende da limili accufè , e fènza porre in campo le Aggiunte che 
fi erano già. fpacciate , contro ogni vero', nel 16,11. , colorifce il 
fuo vanto >. col dire la detta Riflampa cavata fuori degli errori 
deli Edizione Romana t con quella diligenza* che piacque fino ali* 

Autore 



£XVII 
Autore mede]ìmo\ ed in Conferma della fiia affettiva» mette in 
villa del Pubblico una Lettera dello fleffo Cavalier Ripa a Lui 
diretta in tal congiuntura . Quella è la Lettera . 

Molto Adag. Sig. e Padron mìo Offmo . 

„ TTO villo la mia Iconologia diligentemente rillampata da 
„ JLJ. V. S. con diverfè , e nobiliffime Tavole , e Figure in- 
„ tagl late con tanta indufiria ed arte , che invero meglio noti-. 
« fi potrebbono fare . Perciò Io la ringrazio infinitamente , e le 
.,, ne refto con quel!' obbligo , che fia poflìbil maggiore , non 
9 , folo per quello , ma perchè Ella ha inoltrato di tenere ia_» 
„ pregio le colè mie , ed averle care . Veda pur dunque fé 
„ Io la poflb fèrvire ih qualche colà , che vedrà in me laj 
„ prontezza , e il defiderio grandiffimo eh' Io ho di ubbidirla 
„ e fèrvirla fempre in tutto quello , eh' Ella fi degnarà di co- 
„ mandarmi . Qui dunque farò fine , e con ogni riverenza le 
„ bacio le mani , pregandole dal Signore Iddio ogni conten- 
„ to , e felicità maggiore . 



Di Roma quello dì 19. Febbrajo 1611, 



Di V. S. Molto Mag. 



Affezìonatrho > ed Ohhhto Servidore 
Il Cavalibr Crsarr Ripa . 



„ Defidero di effere favorito da V. S. di un Libro di detta Ico- 
„ nologia, per poterla godere per amor di V. S. > e per fegno 
ìy deli' affezione che Io le porto, le mando il mio Ritratto. 

{d) In quella Edizione , tempo in cui non era più vivente 
il Ripa , fi cominciò a dire 1* Iconologia ampliata dal Sig. Ca- 

* 8 valie- 



XXV III 

valiere Gio: Zaratino Castjii,lini Romano . Dopo quefla il me- 
defimó Tozzi nel 1630. ne diede fuori un' altra. E nel 1645, 
nuovamente in Venezia predò Criftoforo Tommafini fu riflam- 
pata 1' Iconologia. Dell'Edizione del 1669. di cui parla 1* Ol- 
doino ne difcorreremo appreffo . 

( e ) Mi perdoni la chiariffima memoria del Signor Apo- 
stolo Zeno, da me fòmmamente venerata , fé Io mi avanzo 
ad affermare eh' E sii non ha ufata tutta la dovuta diligenza.» 
nelle OfTervazioni latte all' Iconologia . Se quello foffe flato, 
e' non avrebbe detto : Le Immagini , e i Difcorjl aggiunti dal 
Castellini all' Iconologia del Ripa non arrivano ad ejjere nera-* 
meno la quarta pane del Libro : Ma avrebbe anzi afferito cho 
non arrivano ad effere nemmeno la vigefima parte ; mentre in 
mille e duecento Immagini in circa , che neh* Iconologia del 
Ripa fi contano , del Castellini non ve ne fono neppur trenta. 
Avrebbe feoperta 1' evidentiffima intereffata malizia dello Stam- 
patore di Padova, che nel \6%<^. , credendo forfè di render- j 
più efìtabile la fùa Riftampa , dice 1- Iconologia ampliata da 
Gio: Zaratino Castellini , e temerariamente, coll'ajuto per av- 
ventura di feiocchi Correttori ed Affilienti , molte Immagini del- 
lo fleffo Ripa le pone col nome dei detto Castellini . Dico ciò 
accaduto per malizia dello Stampatore , giacché mai mi cade- 
rebbe in penfìero che Uomo al certo di fòmmo credito , e di 
fino giudizio, come fi era il Sig. Gio: Zaratino, avefTe voluto 
macchiare la fùa gloria , col dimoflrarfi al Mondo un così sfac- 
ciato Plagiario . Credo anzi , e non fenza fondamento lo cre- 
do , che allor quando ufei alla luce 1' Edizione del K525. o il 
Castellini foffe di già paffato all'altra Vita, o almeno gemefTe 
traile anguflie della fùa infermità accennata dall' Eritreo , fenza 
però notare l'Anno precifò , dalla quale più non rifòrfe . Ciò me 
lo fa giuftamente penfare , combinando la notizia dell' Eritreo 
coli' Immagine della Corfica del Castellini che in detta Edizio- 
ne è aggiunta , e non terminata , coli' avvifo dello Stampatore 
nelle fèguenti parole . 

„ Quel poco di Difcorfo che refia , non avendofi potuto 
jy dall' Autore per indifpofìzione perfezionare , 1' avrà piacendo 
.« a Dio , il Lettore a nuova Edizione . 

II 



XXIX 
Il fatto fi è che quefto Difcorfò in tutte le Tegnenti Edi* 
zioni refta collo fteffo avvifo , renduto per verità ridicolo . 

Che la mia affettiva fia totalmente vera , penfo non ci farà 
chi voglia confutarmela . Era Cesare Ripa ( Autore di tutto 
le altre bellifiìme Immagini ) bifbgnofò forfè di mendicar glo- 
ria , coli* appropriarli pochi altrui Letterarj parti ? Era Egli sì 
goffo, che penfàr poteffe che fofTe per reftare occulto il furto, 
non dico all' avveduto Mondo , ma in una Roma , Patria del 
Castellini depredato , in una Faenza , daddove Quefti era vera- 
mente oriundo , e dove il medefimo dimorava ? E che ne replicarle 
ancora le Edizioni collo fteffo impudente reato ? Non ha refò 
forfè Egli fèmpremai giuftizia al merito altrui , e le Immagini 
d' invenzioni sì del Castellini , che di altri , non fono nella.* 
fila Iconologia col nome de' Loro Autori ? Perchè aveva d.i_> 
porne alcune e non tutte ? Penfìamo anche per un momento 
che il Ripa nel trafmettere a' refpettivi Stampatori le nuove Im- 
magini , che di tempo in tempo veniva accrefcendo , fi dimen- 
ticaffe di porre a tutte quelle , che generofàmente le venivano 
date dal Castellini , il nome del fuo Autore ; o che ancore 
procedeffe 1' errore dall' incuria de' Compoì'ìtori di Caratteri , e 
Correttori. Ma il Castellini lo vogliam penfare così poco ge- 
lofò delle fue Produzioni , così fònnacchiofo , così indolente , 
che in mirare fòtto altrui nomi le cofè lue date al Pubblico , 
non fòlo lo permettente , non fòlo non fi rifentiflè , ma ancora 
di più in ulteriore Edizione di altre nuove ne faceffe parte allo 
fteffo Predatore ? Sciocchezza V immaginarfelo . Non aveva , 
torno a dire, bifogno il Ripa di arrogarfi per fùe le altrui fa- 
tiche : Non era di tempra di sì poco conto il Castellini che_> 
lo aveffe fòfferto . Né avrebbe affettata la morte del fiio Amico 
Ripa y onde poterti riprendere per fue quelle tante Immagini , 
che nelle anteriori Edizioni dei \6i%. non erano fòtto il fùo 
nome . Dicafi piuttofto che incoraggito lo Stampatore da qual- 
che nuovo Difcorfò prodotto, e dato dal Castellini dopo la_* 
morte del detto Valentuomo \ dalla lontananza di Padova da.» 
Faenza \ dalla pericolofa indifpofizione del Castellini , temera- 
riamente fi propofè d'ingannare il Mondo, col far vedere di 
molto accrefeiuta la fìia Riftampa , apponendo fenza giudizio ai 

molte 



XXX 

molte Figure del Ripa il nome del prelodato Castellini. Che 
fé Quelli riforto folle dalla lùa indilpofizione , ed avelie potuto 
vedere sì vergognofò Plagio , ingiuriofb tanto al luo nome , 
indubitatamente il Tozzi non farebbe andato elènte da' fuoi giù- 
ftiflìmi rifentimenti ; ed il Mondo avrebbe più diftintamente fa- 
puto come la cofa fi folle andata. 

Si aggiunga inoltre che con pochiffimo, anzi con niun di- 
fcernimento, febbene con evidente malizia , fi è appofto alle 
Figure del Ripa il nome del Castellini . Ne porterò qualcho 
elèmpio , e giudichi 1' accorto Lettore , le Io mi abbia prelò ab- 
baglio , nel ritornare nella prelènte Edizione al nome del fuo 
vero Autore le Immagini infipidamente dal Tozzi , feguito poi 
da tutti gli altri , appropriate al Castellini . E qui conviene 
che lignifichi che per mera inavvertenza fi è pollo dallo Stam- 
patore nella prefente Edizione alle Figure dell' Accademia , o 
dell' Adozione il nome di Gio: Zaratino Castellini , che con 
tutta giuftizia fi devono credere del Ripa ; ritrovandoli 1' Acca- 
demia fino dal 1613. al 1625. tra quelle del Ripa, e l'Adozio- 
ne tra quelle nuovamente dallo ftefib Ripa accrefciute e tra- 
Imefle in Padova al Tozzi nel i5i8. 

Nella Immagine dell' Amor domato in tutte le Edizioni avan- 
ti quella del \6-l%. fi legge S3 Ringrazia il Coppetta mio Com- 
patriota il Tempo che V abbia fciolto , ec. Alzò l' ingegno il Tozzi, 
o Chi a Lui preltò affiftenza , e pensò che nell' aggiungere a_j 
detta Figura il nome di Gio: Zaratino Castellini , le avelie 
lalciate nel lùo elfere le parole mio Compatriota , ài leggieri chi- 
unque accorto fi farebbe che quella Immagine era Hata inven- 
tata dal Ripa Perugino , e non mai dal Castellini ; giacché 
ognun fapeva che il Coppetta era di Perugia, ed il Castellini 
Romano o Faentino ; e perciò tollè mio Compatriota , lafciando 
tutto il reflante . 

Parimente nella Figura della Vita breve , della quale ca- 
pricciolàmente il Tozzi ne fa Autore il Castellini , dicevaj 
prima il Ripa : Corrifpondc un moral Sonetto dì Francefco Cop- 
petta , mio Compatriota , che lo fcrijfe ad una fua Parente ec. ed 
Egli colla ftefla altuzia lafciò fuori le parole mio Compatriota . 

Dice 



XXXI 

Dice il Ripa nel Difcorfò del Coniglio ( che non fu mai 
del Castellini ) parlando dell 1 Orio =} Ada di queflo Simbolo 
fé ne dira a fio luogo nella Figura dell' Ira c= In fatti alla Fi- 
gura dell* Ira , lafciata ancora per buona fòrte al Ripa , fi parla 
dell* Orlo» come aveva prometto. 

Con niente di accuratezza il Tozzi appone ali* Immagino 
della Diligenza il nome del Cavalier Zaratino , poiché il Ripa 
vero Autore in detta nomina , come fùo Stemma » il Simbolo 
eh 1 Egli porta dell* Amandola , e del Moro Cello , ed il Tozzi 
non ha avuta 1* avvertenza di togliere almeno ali* Indice ciò 
che quello chiaramente dimoftra ► Vedali nella fùa fletta Edi- 
zione 1* Indice delle Medaglie moderne , e fi leggerà =f Cesare 
Ripa coli' Amandola » e /Moro Celfo, e indica la Pagina f dov 1 è 
detta Figura deferitta. 

La Notte del Ripa colle lue quattro Parti nell* Edizione del 
IÓ2?. mancar e vi è invece la .Notte del Castellini prefa dal- 
la ftelTa Notte del Ripa , ma fpiegata diverfàmente . 

Varie altre colè farebbero da notarli in comprova del mia 
dire ; ma giudico bene il falciarle alla rifieflìone altrui , rilevan- 
doli da quello da me fin qui riferito baftantemente il torto che 
fi è fatto al Ripa , non meno che al Castellini , e 1* erroro 
degli anzidetti Scrittori , fpecialmente dell* Eritreo » e del fùo 
fido Fontanini. 




ANNO- 



XXXII 



ANNOTAZIONI 



Ali 3 Oldoino. 



(«) 



T 



Ra l'Anno itfoj. e 167.^ , come fi è detto, tifarono 
alla luce le Edizioni del idii , 1613 , 1618. 
(£) L'Edizione del 166 9. non mi è riufcito poterla rinve- 
venire . Ne ferirli in Venezia al Si?. Niccolò Pezzana viven- 
te ) ed Egli compitamente mi rifpofè : * 

.... Ho ufata tutta la diligenza pofjibileper rinvenire la Copia-* 
dell' Iconologia di Cesare Ripa imprejfa nella mia Stamperìa^» 
nelV Anno 1 669 , che Ella defìderava > ma ogni perquijìzione è 
riufeita vana , non avendone trovata né preffb di me , né prejfo ve- 
rurì altro di quejli Libra], e de' miei Cono/centi -verun Efemplare, 
onde rimango col rincrefeimento -di non averla fervita nelle fue^> 
premure . Ho bene appreflb di me 1' Edizione parimente di Ve- 
nezia appreflò Criftofòro Tommafini 1^45. ommefia dall' Ol- 
doino . 

(£) Fino dal 1603. fi vede divifà in tre Parti 1' Iconolo- 
gia , onde in quefto non ha che fare il Castellini . Pare che 
T Oldoino voglia dire che nel \66g. fu quefta da Gio: Zara- 
tino divifà, ma Gio: Zaratino intorno l'Anno 162$., o forfè 
nello fteflb Anno f come fopra vedemmo , mancò di Vita . 




PROE- 




Iost-ht> Sforrz.if.Jx.rini, Sculp ■ i'/0f . 



XXXIII 

P R O E M I O 

DEL- CAVALIERE 

CESARE RIPA 

P E R U G I N O 

ISLel quale fi di/corre genericamente di vàrie 
forme d* Immagini y colle loro regole» 

E Immagini fatte per lignificare una 
diveda cola da quella che fi vede 
coli 3 occhio , non hanno altra più 
corta , ne più univerfale regola, che 
T immitazione delle memorie , che lì 
trovano ne 5 Libri , nelle Medaglie , 
e ne 3 ; Marmi intagliate per indultria 
de 3 Latini, e de 3 Greci , o di que 3 più antichi, che 
furono inventori di quello Artificio . Però comune- 
mente pare , che chi s 3 affatica fuori di quella in> 
nutazione, erri , o per ignoranza, o per troppo pre^ 
fumere ; le quali' due macchie fono molto abbonite 
da quelli r che attendono colle proprie fatiche ali 3 
acquillo di qualche lode • Per fuggire-, adunque il 
fofpetto di quella colpa , ho giudicato buona cofa> 
(avendo io voluto di tutte quelle Immagini fare un. 
iafcio maggiore di quello , che fi poteva raccoglie- 
re dalle ofiervazioni delle cofe più antiche , e però 
bifognando fingerne molte., e molte prenderne dalle 

* 9 mo- 




XXXIV 

moderne , e dichiarando verifimilmente ciafcuna ) 
trattare alcune cofe intorno al modo di formare, e 
dichiarare i concetti fimbolici , nel principio di queft* 
Opera , la quale forfè con troppa diligenza di molti 
Amici fi follecita , e fi afpetta , i quali fono io in 
principale obbligo di contentare. Lafciando dunque 
da parte quelP Immagine , della quale fi ferve 1 J Ora- 
tore , e della quale tratta Ariflotele nel terzo Libro 
della lùa Rettorica , dirò folo di quella , che appar- 
tiene a 3 Dipintori , ovvero a quelli , che per mezzo 
di colori, o di altra cofa vilibile poffono rapprefèn- 
tare qualche cofa differente da efìa , ed a confor- 
mità coli 3 altra 3 perchè , ficcome quella perluade 
molte volte per mezzo dell' occhio , così quella per 
mezzo delle parole muove la volontà 5 e perchè an- 
che quella guarda le metafore delle cofe , che Han- 
no fuori delP Uomo , e quelle che con elfo fono 
congiunte , e che fi dicono effenziali . Nel primo 
modo furono trattate da molti Antichi) fingendo le 
Immagini delle Deità , le quali non fono altro , che 
veli , o veflimenti da tenere ricoperta quella parte 
di Filofòfia , che riguarda la generazione , e la cor- 
ruzione delle cofe naturali , o la difpofizione de 3 
Cieli , o le influenze delle Stelle , o la, fermezza 
della Terra , o altre fimili cofe , le quali con un 
lungo fludio ritrovarono per avanzare in quella co- 
gnizione la Plebe j ed acciocché, non egualmente i 
Dotti , e gP Ignoranti poteflèro intendere e penetra- 
re le cagioni delle cole , fé le andavano coperta- 
mente comunicando fra loro , e coperte ancora per 

mezzo 



XXXV 

mezzo di quelle Immagini , le lafciavano a 3 Poderi, 
che dovevano agli altri efière fuperiori di Dignità 
e di Sapienza . Di qui è nata la moltitudine delle 
Favole degli antichi Scrittori , le quali hanno Y utile 
della Scienza per i Dotti , ed il dolce delle curiofè 
narrazioni per gì 3 Ignoranti. Però molti ancora de- 
gli Uomini di gran conto hanno ftimato loro de- 
gna fatica lo (piegare quelle cofe , che trovavano in 
quelle Favole occultate -, lafciandoci fcritto , che per 
J Immagine di Saturno intendevano il Tempo , il 
lquale agli anni , a. 3 meli , ed a. 3 giorni , da e to- 
glie Y elTere , come Elfo divorava que J medefìmi Fan- 
ciulli , che erano fuoi Figliuoli . E per quella di 
Giove fulminante, la parte del Cielo più pura, donde 
vengono quafi tutti gli effetti Meteorologici . Per 

Y Immagine ancora di Venere di eftrema bellezza , 

Y appetito della materia prima, come dicono i Filo- 
fofi , alla forma , che le da il compimento . E che 
quelli , che credevano il Mondo effere* corpo mobi- 
le , ed ogni cofa fucc edere per lo predominio delle 
Stelle ( iecondocchè racconta nel Pimandro Mercu-* 
rio Trrfmegifto ) finfero Argo Pallore , che con - ; 
moki occhi da tutte le bande riguardaffe . Quello • 
Hello inoltrarono in Giunone , fofpefa in aria dal- 
la mano di Giove , come dine Omero , ed in- 
finite altre Immagini , le quali hanno già ripieni 
molti Volumi , e fiancati molti Scrittori , ma con 
profitto di Dottrina e di Sapienza . Il fecondo mo- 
do delle Immagini abbraccia quelle cofe , che fono 
nelP Uomo medefìmo , o che hanno gran vicinanza 

* io " con 



XXXVI 

con Elfo v come j Concètti, e gli Abiti che da' 
Concetti ne nafcono, colla frequenza di molte azio- 
ni particolari $ e concetti dimandiamo, fenza più lot- 
tile inveltigazione , tutto quello che può effer figni- 
ficato colle parole j il qual tutto vien comodamente 
in due parti divifo. 

L" una parte è , che afferma o nega qualche cofa 
d 3 alcuno , ì 3 altra che nò . Con quella formano V ar- 
tificio loro quelli che propongono le Imprefe , nelle 
quali con pochi corpi , e poche parole un fol con- 
cetto s 3 accenna 5 e quelli ancora , che fanno gli 
Emblemi , ove maggior concetto con più quantità 
di parole , e di corpi fi manifefta . Con quella poi 
li forma ì 3 Arte delle altre Immagini , le quali ap- 
partengono al noftro Difcorfo, per la conformità che 
hanno colle definizioni , le quali lòlo abbracciano le 
Virtù , ed i Vizj , o tutte quelle colè , che hanno 
convenienza con quelli o con quelle , fenza affer- 
mare o negare alcuna cofa 5 e per elfere o fole pri- 
vazioni o abiti puri, li elprimono colla Figura uma- 
na convenientemente . Perciocché , llccome V Uomo 
tutto è particolare , quali come la definizione è mi- 
fura del definito , così medelimamente la forma ac- 
cidentale , che apparifce efteriormente di Elio , può 
elfer mifura accidentale delie qualità definibili, qua- 
lunque fi fiano , o dell 3 Anima noilra fola , o di tutto 
il compofto. Adunque vediamo, che Immagine non 
li può dimandare in propolito noftro , quella che 
non ha la forma deli" Uomo , e che è Immagine 
malamente diftinta , quando il corpo principale non 

fa 



XXXVII. 

fa in qualche modo l 3 officio , che fa nella defini- 
zione il fuo genere. 

Nel numero delle altre cofe da avvertire fono 
tutte le parti effenziali della cofa ifteflay e di quelle 
farà neceflario guardar minutamente le difpofìzioni > 
e le qualità . 

Difpofizione nella Tefta farà la politura alta o 
bafia, allegra o malinconica, e divede altre paffioni 
che 11 fcuoprono , come in Teatro , neli 3 apparenza 
della faccia deli 3 Uomo . Dovrà ancora nelle brac- 
cia , nelle gambe , ne 3 piedi , nelle treccie , ne 3 ve- 
Ititi , ed in ogni altra cofa notarli la difpofizione , 
ovvero pofizione diftinta e regolata, la quale ciafcu- 
no la potrà da fé medefimo facilmente conofcere , 
fenza che ne parliamo altrimenti, pigliandone efem- 
pio da 3 Romani antichi , che offervano tali difpofì- 
zioni , particolarmente nelle Medaglie di Adriano 
Imperadore . L 3 Allegrezza del Popolo fotto nome 
d 3 Illarità pubblica , Ha figurata colle mani polle 
alle orecchia . Il Voto pubblico con ambe le mani 
alzate al Cielo in atto di fupplicare . Veggonfi al- 
tre Figure , pur in Medaglie , colla mano alla bocca -, 
altre ledono col Capo appoggiato alla delira ; altre 
Hanno inginocchiate; altre in piedi; altre difpofle a 
camminare -, altre con un piede alzato , e con altre 
varie difpofìzioni defcritte da Adolfo Occone. 

Le qualità poi faranno, l 3 effere bianca o nera, 
proporzionata o fproporzionata , grafia o magra , 
giovane o vecchia , o limili cofe , che non facil- 
mente fi poflbno feparare dalla cofa , nella quale 

fono 



fono fondate -, avvertendo, che tutte quefte parti fac- 
ciano infìeme un* armonìa talmente concorde , che- 
nel dichiararla renda foddisfàzione il conofcere le 
conformità delle cofe , ed il buon giudizio di colui, 
che le ha fapute ordinare inlleme , in modo che ne 
rifiliti una cofa fola, ma perfetta e dilettevole. 

Tali fono quali univerìafmente tutte quelle degli 
Antichi , e quelle ancora de 3 moderni , che non li 
governano a caio . E perchè la Fifònomìa , ed i co- 
lori fono confederati dagli Antichi , fi potrà ciafcuno 
guidare in ciò conforme ali J autorità di Ariflotele , 
il quale fi deve credere, fecondo ì 3 opinione de* Dot- 
ti , che fupplifca folo in ciò , come nel reflo a quel 
che molti ne dicono : e fpeflo lafciaremo di dichia- 
rarle , ballando dire una o due volte fra tante cofe 
polle infìeme quello, che, fé. fbflèro diflinte, bifogna- 
rebbe manifeflare in ciafcuna , maflìmamente che pof- 
fono i Studiofi ricorrere ad Aleffandro d 3 Alefiandro 
nel Lib. 2. al ' cap. 1.9. ove in dotto Compendio Egli 
manifefla mólti Simboli con fue Dichiarazioni atti- 
nenti a tutte le membra, e loro colori. 

La definizione fcritta , benché fi faccia di po- 
che parole, e di poche parole par che debba effere 
quefla in Pittura ad immitazione di quella, non è 
però male P offervazione di molte cofe proporle , 
acciocché dalle molte fi pollano eleggere le poche , 
che fanno più a propoli to, o tutte infieme facciano 
una compofizione , che fia più fimile.alia defcrizio- - 
ne , che adoperano gli Oratori ed i Poeti , che alla 
propria definizione de* Dialettici. Il che forfè tanto 

più 



XXXIX.. 

più conveniente vien Fatto ,' quanto nel reflo per fé 
ìlena la Pittura più fi confa con quefte Arti più fa- 
cili e dilettevoli, che con quella più occulta e più 
difficile . Chiara cofa è, che delle antiche fé ne ve- 
dono e dell 5 una e delP altra maniera molto belle, 
e molto giudiziofamente compofle. 

Ora vedendoli, che quella forte d* Immagini fi 
riduca facilmente alla limilitudine della definizione , 
diremo , che si di quelle come di quelle , quattro 
fono i capi , o le cagioni principali , dalle quali fi 
può pigliare ì y ordine di formarle , e fi dimandano 
con nomi ufitati nelle Scuole, di Materia, Efficien- 
te, Forma, Fine , dalla diverfità de y quali capi na- 
fce la diverfità, che tengono gli Autori molte vol- 
te in definire una medefima cola , e la diverfità me- 
defimamente di molte Immagini fatte, per lignificare 
una cofa fola. Il che ciafcuno per feftefio potrà no- 
tare in quelle ifleflè , che noi abbiamo da diverfi 
Antichi principalmente raccolte , e tutte quattro ado- 
perate infieme per moftrare una fola cofa , febbene 
fi trovano in alcuni luoghi , contuttociò , doven- 
doli aver riguardo principalmente ad infegnare cola 
occulta con modo non ordinario , per dilettare coli 5 
ingegnofa invenzione, è lodevole farlo con una fola, 
per non generare un 5 ofcurità e fàflidio in ordinare > 
lpiegare , e mandare a memorra le molte . 

Nelle cofe adunque , nelle quali fi poffa dimo- 
flrare Y ultima differenza, fé alcuna fé ne trova, que- 
lla fola balla per fare V Immagine lodevole , e di 
fomma perfezione 3 in mancanza della quale , che è 

unita 



XL ... 

unita fempre colla cofà medefima ne fi difcerne, fi 
adoperano le generali, come fono quelle, che polle 
infleme inoltrano quello ifleffo, che conterrebbe effe 
fibla . 

Dapoi, quando lappiamo per quella flrada di- 
flintamente le qualità , le cagioni , le proprietà , e 
gli accidenti di una cofa definibile , acciocché fé ne 
faccia V Immagine ., bifogna cercare la fìmilitudine , 
come abbiamo detto nelle cofe materiali, la quale 
terrà in luogo delle parole dell- Immagine , o defi- 
nizione de J Retori , di quelle che confiflono nell" 
ugual proporzione , che hanno due cofe diflinte fra 
fefleffe ad una fola diverfà da ambedue , prenden- 
doli quella , che è meno , come , fé per fìmilitudine 
di Fortezza fi dipinge la Colonna , perchè negli Edi- 
fizj fofliene tutti i falli , e tutto V Edificio che le 
ila fopra , fenza moverli , o vacillare , dicendo che 
tale è la fortezza nelP Uomo , per foflenere la gra- 
vezza di tutti i faftidj , e di tutte le difficoltà , che 
gli vengono addoflbj e per fìmilitudine della Ret- 
torica la Spada , e lo Scudo , perchè , come con 
quelli Iitrumenti il Soldato difende la vita propria, 
ed offende r altrui , così il Retore ,.e F Oratore 
co ? fuoi argomenti , ovvero entitemi , mantiene le 
colè favorevoli , e ribatte indietro le contrarie . 

Serve ancora , oltre a quella , un 5 altra forte di 
fìmilitudine , che è quando due cofe diflinte conven- 
gono in una fola differente da effe ; come , fé per 
notare la Magnanimità , prendeffimo il Leone , nel 
quale elfa in gran parte fi fcuopre j il qual modo è 



meno 



XLt 

meno lodevole, ma più ufato per la maggior facilità 
della invenzione, e della dichiarazione 3 e fono que- 
lle due forta di fimilitudini , il nervo e la forza 
delP Immagine ben formata , fenza le quali , come 
effa non ha molta difficoltà , così rimane infìpida e 
fciocca . 

Ciò non è avvertito molto da alcuni Moderni , 
ì quali rapprefentano gli effetti contingenti, per mo- 
ftrare P eilenziali qualità : come fanno, dipingendo 
per la Difperazione uno che s* appicca per la gola j 
per T Amicizia due Perfone che li abbracciano, o 
limili cofe di poco ingegno , e di poca lode . E* ben 
vero , come ho detto, che quegli accidenti, che fe- 
guitano neceffariamente la cofa lignificata nell s Im- 
magine , farà lode porgli- in alcuni luoghi diltinti e 
nudi , come in particolare quelli che appartengono 
alla fifonomìa , ed alP attitudine del corpo, che dan- 
no indizio del predominio, che hanno le prime qua- 
lità nella compofizione dell' Uomo, le quali difpon- 
gono gli accidenti efleriori d 3 elfo , e lo inclinano 
alle dette paffioni , o a quelle che hanno con eflè 
conformità . Come , fé dovendo dipingere la Malin- 
conìa , il Pénfiero , la Penitenza, ed altre limili , 
farà ben fatto il vifo afciutto macilento , le chio- 
me rabbuffate , la barba incolta, e le carni non 
molto giovenilij ma bella, lafciva y fìrefca , rubicon- 
da e ridente fi dovrà fare V Allegrezza , il Piacere , 
il Diletto , ed ogni altra cofa limile a quelle , e 
febbene tal cognizione non ha molto luogo nella 
numerazione de J fimili , nondimeno è ufata affai , e 

* 1 1 quella 



XLII 

quella regola degli accidenti, e degli effetti già det- 
ti , non fèmpre feguitarà $ come nel dipingere la 
Bellezza , la quale e una cofa fuori della compreen* 
lione de 3 predicabili , e febbene* nelP Uomo e una 

Eroporzione di linee, e di colori , non è per quello 
ene efpreffa P Immagine , che Ila foverchiamente 
bella, e proporzionata : perchè farebbe un dichiarare 
idem per idem j ovvero piuttoflo una cofa incognita 
con un' altra meno conofciuta , e quali un volere 
con una Candela far vedere diflintamente il Sole , 
e non avrebbe la fimilitudine , che è V Anima 3 né 
potrebbe dilettare , per non avere varietà in propa- 
lilo di tanto momento : il che principalmente fi 
guarda . 

Però Noi P abbiamo dipinta a fùo luogo col 
Capo fra le Nuvole , e con altre convenienti parti- 
colarità. Per avere poi le fimilitudini atte e con- 
venevoli in ogni propolito , è bene d a avvertire quel- 
lo che avvertifoono i Retori ; cioè , che per le cofe 
conofèibili fi cercano cofè alte -, per le lodabili , fplen- 
dide 5 per le vituperabili , vili $■ per le commendabi- 
li , magnifiche . Delle quali cofe fentirà ciafcuno 
germogliare tanta quantità di concetti nelP ingegno 
iuo, fé non è più che Iterile, che per fé fieno con 
una cofa , che fi proponga , farà badante a dare 
guflo e foddisfazione ali* appetito di molti e diveriì 
ingegni , dipingendone 1 J Immagine in diverte ma- 
niere , e fempre bene * 

Né io oltre a quelli avvertimenti, i quali R po- 
trebbono veramente piegare con affai maggior dili- 
genza , 



xLiir 
genza , so vederne quali alcuno altro degno di fcri- 
verfi? per cognizione di quelle Immagini, le quali 
fono in vero ammaeflramento , nato prima dall' ab- 
bondanza della Dottrina Egiziaca , come fa teflimo- 
nio Cornelio Tacito , poi ribeilito ed acconcio col 
tempo, come racconta Giovanni Gorocopio ne 3 fuoi 
Geroglifici 5 talmente che potremo quella cognizio- 
ne affimigliarla ad una Perlona fapiente, ma veriàta 
nelle folitudini , e nuda per molti anni gpla quale 
per andare dove è la converfazione fi rivefle , ac- 
ciocché gli altri allettati dalla vaghezza eiìeriore del 
Corpo , che è V Immagine , defiderino à 3 intendere 
minutamente quelle qualità , che danno Iplendidezza 
ali 5 Anima , che è la cofa lignificata , e foto era 
mentre Hava nelle folitudini accarezzato da pochi 
Stranieri . E folo fi legge, che Pittagora, per vero 
defìderio di Sapienza penetraffe in Egitto con gran- 
diffima fatica, ove apprefe i Secreti delle cofe, che 
occultavano in quelli Enigmi ., e però tornato a 
Cafa carico di anni e di Sapienza , meritò che do- 
po morte della fua Cafa fi facefle un Tempio, con- 
lacrato al merito del fuo fapere . 

Trovali ancora , che Platone gran parte della 
fua Dottrina cavò fuori dalle fue fecretezze , nelle 
quali ancora i Santi Profeti Y afcolèro . E Chrillo, 
che fu ì 3 adempimento delle Profezìe , occultò gran 
parte de J Secreti Divini fotto ì 3 ofcurità delle fue 
Parabole . 

Fu adunque la Sapienza degli Egizj, come Uo* 
mo orrido , er mal veflito , adornato dal tempo per 

* 12 con- 



XLIV 

configlio delP efperienza , che moftrava effer male ce- 
lare gì 3 indizj de'' luoghi , ne J quali fono i Telòri »' 
acciocché tutti aflàticandofi arrivino per quello mez- 
20 a qualche grado di felicità. Quello velìire fu il 
comporre i corpi delle Immagini diflinte di colori 
alle proporzioni di molte varietà con belle attitudi- 
ni, e con efquifita dilicatezza e delle altre, e delle 
cofe iftelTe , dalle quali non è alcuno , che alla pri- 
ma vilta^non li fenta muovere un certo defiderio 
d J inveltigare a che fine fieno con tale dilpolìzione, 
ed ordini rapprelèntate . Quella curiofità viene an- 
cora accrefciuta dal vedere i nomi delle cofe fotto- 
fcritte alle iftelTe Immagini. E .mi pare colà da of- 
ìervarfi il fottofcrivere i nomi , eccetto, quando de- 
vono effere in forma d\ Enigma - y perchè lènza la 
cognizione del nome , non k può penetrare alla co- 
gnizione della cofa lignificata , fé non fono Imma- 
gini triviali, che per V ufo alla prima villa da tutti 
ordinariamente fi riconolèono . S 3 appoggia il mio 
parere al collume degli Antichi , i quali nelle Me- 
daglie Loro imprimevano anche i nomi delle Im- 
magini rapprefèntate , onde leggiamo in effe , Abun- 
dantia , Concordia , Fortitudo , Felicitas , Pax , 
Providentia , Pietas , Salus , Securitas , Victo- 
ria , Virtus , e mille altri nomi intorno alle Loro 
Figure . 

E quello è quanto mi è paruto convenevole 
fcrivere per foddisfazione de" benigni Lettori . Nel 
che , come in tutto il relìo dell* Opera , fé 1* igno- 
ranza lì tira addogò qualche biafìmo , avrò a caro 

che 



,xlv 



che venga in parte (gravato dalia diligenza Loro. 
Reftando foto > che uccorne io ho eia fcritto per 
gloria di Dio , ed utilità voftrà , così ve ne va=- 
gliate pel medefimo finej elTendocchè ingrato e vi* 
ziofò animo farebbe quello che non rifenfea a Dio 
tutto ciò che per mezzo di feconda caufa T iftefl^ 
gli propone. ir? 

~nq fiilu iib i -sàoa 

. ■■ 



' 







■ ■ , ■ . . . . 






LO 



XLVI 

LO STAMPATORE 

-AL LETTORE. 



NON poteano certamente le mie Stampe impiegar Jì in co/a , che 
piti mi piace ffe , dell' Opera prefente , né con pia gradevoli 
principi di quejiì far di fé mojtra i nuovi caratteri , onde pur ora 
arricchir le volli abhondevolmcnte . / vantaggi fingolarìffimì , che a 
tutte le belle Arti derivano dalla celebre Iconologia del nofro 
Cavalier Ripa ; le giù/le lodi ad E/sa date da tanti Valentuo- 
mini t le molte edizioni' di EJfa fatte dopo la fua prima campar fa 
alla pubblica luce , e la rarità finalmente , in cui tuttavia EJfa era, 
pareo che in un certo modo m' incarica]] ero di troppa trafcuratez- 
za , perchè avendo tante volte lafciato ufurpare agli Stranieri F ono- 
re di pubblicare quef Opera colle loro Stampe , pur tuttavia infen- 
fibile mi rimanefji ai forti f limoli , che ognor più incoraggir mi do- 
vevano ad ufar mia ragione coli' intereffarmi anch' io finalmente 
una volta nelle glorie dì così chiaro , ed onorato Concittadino . 

La difficoltà però dell' imprefa , e V ambizione lodevole di ren- 
der V Opera flejfa più compita , e più adorna , mi avrebber tutta- 
via lajciato con qztejla inefficace brama , quando per buona forte 
non fi fojfero combinate molte eofe a favor mìo per appagarla . E 
certamente fpiegar non fi può quanto grande fo(Je il mio compiaci- 
mento , allorché feppi che incontratofì a forte col mìo defiderìo il 
dotto Genio dell' lllrno Sig. Abate Cesare Orlandi, meditava già 
qucfli di rifampare V Iconologia del Ripa corredata di fue copio/è 
erudite Annotazioni , ed arrichita di molte Giunte fue proprie , e di 
bei Rami adornata , portandola a quel punto , che fi potefje il mi- 
gliore colF accrefcerla di nuove Immagini o da Lui Jieffo giudi- 
ziofameme inventate, » tratte da chiunque con convenevoli fimu- 
lacri . 

„ E con 



XLVII 
„ E con invenzioni, e Poefie 
„ Rapprefèntaffe grate Fantafie. 

Gli egregi talenti , e la vaflìjjima Erudizione del nuovo Auto* 
re y ed il Jìngalarc fuo genio per tutte, le belle Arti, come furono 
a Lui cagione d * intraprendere , e dì compiere con tanta lode sì 
degna ìmprefa \ così diedero a me occafìom di venir finalmente al 
termine de' miei difegni col pubblicarla . 

Che fé già altre volte fu V Opera del Ripa ricevuta con tanto 
opplaufò j fperar mi giova, ctì Effa fa per aver pur ora una 
ugual forte ; tanta pia che nella pubblicazione degli altri Tomi , che 
a qucjlo fuccederanno flufìngar, mi poffò , che tanto per la mate-' 
ria, che verrà in effi trattata , quanto perla eleganza ielle Figure, 
e per tutto ciò , che può render V Opera più gradevole , incontre* 
ranno anche meglio il comun gradimento .. 




Per 



XLViir 

PEr ordine del Padre Reverendiflimo Inqitifitore ho letto attentamente 
il Primo Tomo dell' Opera intitolata Iconologìa del Cavaliere Cefare^*- 
B^pa "Perugino notabilmente accresciuta d' Immagini ,' d' ^innotaiióni , e di Fat~ 
ti dall' lAbate Ce fate 'Orlandi ec. né ci ho trovata eofa alcuna contra la Re-' 
ligione , i buoni coftumi , ed i Principi : anzi ho ammirato I' ingegno , 1* 
erudizione , e 1' eleganza , non folo del primo Autore ; ma del fecon- 
do ancora , il quale ci ha fatta sì confiderabile aggiunta ? e però , come_» 
Dtilìffima alla Repubblica Letteraria , la jftimo degna della pubblica kice. 
In Perugia . Di Caff quello .di ! 25. Ottobre 1 764. 

Vincenzio Cavallucci' . : 

-, Dottore di Filofcfia e Teologia , e Trofeffore delle Matematiche 
in quejl.% Vniverfità di "Pfirugia . 



Vifa fupradicla relatione Imprimatur . 

F. PETRUS PALMA 

Inquifltor Ge.neralis San,cl:i Officii Perufia: . 



PEr comando di Moh£gnore Illuftriffimo ; e ReVerendiflimo Vefcovo di 
Perugia., avendo io Tetto attentamente il Primo Tomo dell' Opera in- 
titolata : Iconologia del Cavaliere Cefare B^pa "Perugino' notabilmente accre- 
fciitta d' Immagini 9 d* 1 annotazioni , e di Fatti dall' cibate Cefare Or- 
landi ec. , non {alo non ho trovata in «ffo alcuna 1 cofa che fia con- 
traria alla Santa Fede s ai buoni Coftumi t ed ai Principi ; ma in oltre 
mi fono grandemente compiaciuto pe '1 Sublime pregwT dell' Opera, non 
meno in riguardo ad primo fuo Autore » che tante edizioni le ha di poi 
meritate: quanto ancora in ordine al fecondo, fihe di molte Immagini, e 
di copiofa erudizione 1' ha nobilmente arricchita ; colle quali avendo anch' 
Egli dato Saggio del fuo raro ingegno e valore, la ltimo fempre pie 
degna della pubblica luce « e di etfere a comune utilità profeguita . 
Da} Convento di S, Francefco li 25. Ottobre 1764. 

F. Giuseppe Maria Mooestini 
'- ^-"provinciale , ed ^Affiliente Generale de* Minori Conventuali , 

& Teologo pubblico nella °Uni<verfità di Perugia . 



Vifa fupradi&a Relatione Imprimatur, 
P. A. DATI Vicarius Generalis Perufhe . 

ICONO- 



ICONOLOGIA 

D EX CAVA ti E R E 

CESARE RIPA PERUGINO 



ABBONDANZA, 

J>i Ce/are Sjpa » 





Onna graziola , che avendo di una bella Ghirlanda di vaghi fio- 
ri cìnta la fronte-, ed il vestimento di color verde , riccamato 
"di oro-; con la deflra mano tenga il Corno della dovizia pieno 
di molti ', e divérfi frutti , uve , olive » ed altri ; e col finiflro 
braccio Aringa un fafcio di ipighe di grano , di miglio , pani- 
co , legumi, e fòmiglianti , dal quale fi vederanno molte di defr» 
te fpighe ufcite cadere » e fparfè anco per terra . 

Bella , e graziofa fi deve dipingere 1' Abbondanza , ficcome cofa buo- 
na, e defiderata da ciascheduno , quanto brutta, e «abominevole è riputata' 
la Càreitìa , che di quella è contraria . 

A A Ha 



i ICONOLOGIA 

Ha la Ghirlanda di fiori(d) , perciocché fono i fiori de* frutti , che_» 
fanno i' Abbondanza meflTaggìerì , ed autori ; poifono anco lignificare l' alle- 
grezza » e le delizie di quella vere compagne t 

Il color verde , e i fregi dell' oro del fuo veftimento ,fòno colori pro- 
pri , etTendo che il bel verdeggiare della campagna moitri fertile produzio- 
ne ; e P ingiallire j, la maturazione delle biade , e dei frutti , che fanno 1" 
Abbondanza » • .' 

Il Corno della dovizia ( b ) per la favola della Capra Amaltea , racconta- 
ta da Ermogene nel lib. della Frigia i ficcome riferifce Natale Conte nel li- 
bro 7. delle lue Meteologìe al cap. 2. di Acheloo x e per quello , che Ovi- 
dio lcrive dei detto Acheloo fotto figura di Toro » nel lib. 5?. delle Trasfor- 
mazioni a è manifelto legno dell* Abbondanza , dicendo così: 
l^ajades. hoc pQtnìs , & floris odore repletum 
Sacrarunt , divesqw meo bona copia, cornu efi . 
E perchè l'Abbondanza fi dice Copia, per inoltrarla * cosi la rappre* 
Tentiamo , che il braccio finlllro abbia come il deitro la lua carica , e dav- 
vantaggio , efendo che parte dì quelle Ipighe li fpargano per terra . 
In prxfcriptam vibbundantia figurar» , Dominicits Sincajaniis. 
vdfpke tcrrarum ftaventes undique campos 
Multiplici complet mcffe benigna Ceres . 
Tomorum vario ciirvaninr pondere rami* 

Et bromio tntis piena liquore rubet * 
Cerne boum, pecnd:imq'te greges bine laliens immoti 

Hhe 

[a] Ha la Ghirlanda di fiori ec. Quindi n' è nato il Proverbio : Vitex ftoret ,& 
botrus maturuit , riferito da Plutarco nel' z. lib. delle lue Convivali; del qua- 
le però non aggiunge né i*ufo 5 né l'origine . Ma il Raccoglitore de J Proverbj 
dice lignificare , die fia ornai tempo , die il Giovane dia faggio di maturo in-' 
gegno; che vuol dire produca il tratto y . che fi afpetta dall'Indole fiia , che è 
come il fiore , il quale precede il frutto .. 

£ b 3 // corno iella dovìzia ec. Qui 1' Autore tocca, due dfverfe opinioni del Cor- 
no, della Dovizia alquanto, ofeuramente ; onde è neceflario di meglio ipiegarle: 
Alcuni dicono , che quello Corno ralle di quella Capra , da, cui fu fatto nutri- 
re Giove dalle due Ni.rife Amaltea , e Melina , ovvero Ega 5 ed Elicerla qual 
Cnpr-3 avendofi rotto per- difarazia un Corno ail un* Albore , recò grandiilimo 
difpiacere alle dette Ninfe , ma non potendone far altro , lo empirono di di- 
gerii fiori , e frutta , e lo prefentaroao a. Giove , a cui fu molto grato , e vol- 
le che per onore della fila Nutrice foffe iempre fegno di Abbondanza » E Fe- 
recide , come rifenTce Apollodoro , lafciò fcritta tale etfer la virtù di 'queiìo 
Corno, che copiofamente fomminiUra tuttociò , che 1' Uomo deriderà per cibo, 
e per bevanda . Ma fi legge ancora , che quello Corno non. fu di Capra , ma 
dì Bue , cioè di quello , ih. cui fi cangiò il fiume Acheloo , quando combattè 
con Ercole per Beianira promefla in moglie dal Padre ad a.nbedue ; Imper- 
ciocché Ercole ruppe ad Acheloo nel lattare un Corno, e gittatola via , le_» 
Najadì Ninfe de* Fiumi lo raccolferOj ed empitolo di varj fiori, e frutti, e^ 
,di verdi fraudi adornatolo alla Copia lo confecrarono ;c perciò fu chiamato U 
Conio della Copia } e della Dovizia» 



TOMO PRIMO. 3 

Ulne pingui fùdant vimina vintla lacu . 
Sylva feras nutrit , prodiifunt <squora pifees , 

*Aeriis campis lata vagolar arois . 
Quid jam depofeas proprio* , mortilìs, in ufus 

"^ec Calum quicquam , nec tibi terra negat . 

•^Abbondanza , 

Donna in piedi , veftìta di oro » con le braccia aperte , tenendo 1' una, 
e 1' altra mano fbpra alcuni celioni di fpighe di grano , i quali ftiano dalle 
bande di detta figura , ed è cavata dalla medaglia di Antonino Pio , con let- 
tere , che dicono : ANNONA AUG. COS. 1III. , et S. C. 

abbondanza Marittima. 

Cerere fi rapprefènta con le Spighe nella delira mano , flefa fbpra la 
prora di una nave , ed a piedi vi farà una mifura di grano con le ipighe_» 
dentro, come l'altra di fopra . 

abbondanza Marittima . 

Donna » che con la delira mano tiene un timone * con la finiftra le^> 
spighe . 

^Abbondanza , 

Donna con la Girlanda di fpighe di grano , nella defira mano un maz- 
zo di canape con le foglie , e con la finillra il Corno della dovizia ■> ed un 
ramo di ginellra , fopra del quale faranno molte boccette di feta . 

FATTO STORICO SAGRO. 

A Faraone , mentre col corpo in profondo Tonno pofava , vagando colla 
mente parve trovarli alla riva di un Fiume , dal quale tifavano fette 
belle , e graffe Vacche» che in paludofi luoghi a pafeer fi pofero ; quan- 
doché dallo fleffo Fiume altre fette fmunte > fordide Vacche fortirono » pren- 
dendo cibo lunga la riva di detto Fiume in luoghi verdeggianti -, e fioriti, 
ed affamate , vìdde , che affalite le graffe tutte le fecero loro palio ► Atter- 
rila" Faraone » fi feoffe dal lònno , pensò forfè la vanità de' fogni , addormif- 
fì di nuovo , Ed ecco altro confimile fogno turbargli la fantafia . Sette* 
belliflime Spighe dì Grano mirò effer depreffe , ed affatto conlunte da altrettan- 
te fpighe aride , e prive totalmente di frutto . Dettatoli con fpavento radunò 
ì Savj del Regno per 1' interpretazione della Vìlione : nefluno feppe fcìfrar- 
la . Giufeppe Figlio di Giacobbe Ebreo * che da Fratelli venduto « dalla 
impudica Moglie di Putifar falfamente acculato nelle Carceri della Corte di 
Egitto gemeva » chiamato perciò alla fua prefenza » fpiegò } che tanto le 

A 2 fette 



4- ICONOLOGIA 

fette graffe Vacche , quanto le fétte colme Spighe denotavano i fétte Anni « 
che itati farehbono di Abbondanza, feguiti da altri fette di tale Careitìa , che 
confumato interamente avrebbono tuttociò avettè prodotto la Terra ne' Co- 
praddetti fette Anni di fertilità . Saggiamente perciò penfand» Faraone , So- 
praintendente lo elette all' Abbondanza del Regno , ed a Lui tutta la curi 
affidò del buon Provvedimento de' fuoi Popoli . Verificofli intanto il fuo Pre- 
fagio . Venne 1' Abbondanza , ed Egli in tal tempo fece radunare nell' Egit- 
to quanto mai Frumento potè trovarli . Seguì la Careitìa , e con tal furore fi 
avanzò , che miferamente" la Gente di fame fi moriva .' ' Tutti ' ali*» Egizia..* 
•Corte correvano fino dalle più remote Regioni ; Tutti la faggia Provvidenza 
.dì' Giufèppe benedivano , confermandolo , ed acclamandolo col Nome di Sal- 
vatole del Mondo . £/W.- cap. 41. . . 

JATT04T0RIC0 PROFANO. 

PRegiafi Cicerone nella fua Orazione a' Pontefici per il riedificame'nto dì 
Sua Cafa ; che nel tempo, del fuo efiglio penuriavà cosi Roma divi» 
veri e di tutto , che nata effondo fiera {edizione nel Popolo , minacciata ve- 
niva dell* ultimo efterminio , fé provveduto non fi fotte alle bifògna. Venne 
in fommo ipavento il Senato , erano atterriti ì Nobili . Finalmente uniti tut- 
ti con la Plebe a richiamare Cicerone , al fuo ritorno , e col fiio provve- 
dimento fi die riparo alle graviflìme urgenze ; trovato fu il modo , onde_» 
avere e Grano , e Biade ; cefsò la fame ; terminò il terror ne' Romani . OV» 
prò domo fua ad Tont. Orca, 30, 

FATTO FAVOLOSO. 

TRittolemo dì Grecia Alunno di Cerere , da Ettà ricevette un Vaiò de- 
nominato Pirodoro con ordine 9 che , afeefo nel di lei Carro , giraffe-» 
per il Mondo , e fpargetté ciò che dentro vi aveva Eifa pollo . Era quella 
ricolmo di grano , ed aveva la proprietà , che per quanto fé ne verfaife ri- 
maneva fempre pieno. Allegro Trittolerho e per la fama $ che- nel Mondo 
acquiilata fi farebbe » e per 1' abbondanza , che a quello avrebbe recata , più 
che di buona voglia ubbidì la provvida Dea.. Giunto nel foprawenir della 
notte in una Città della Scizia , in cui , come Re , rifèdeva un certo Lineo » 
Jafciato in difparte il Carro con i Draghi , fi portò all' Abitazione Reale, 
*' inchinò al Re ». e gli chiefè per quella notte albergo , promettendogli fo- 
prabbondante ricompe.nfa : e qui gli narrò P ordine di Cerere * e gli fé ve- 
dere in una gran Loggia i prodigj del fuo Vaiò . Stupito Lineo 1' accolfè , 
l' abbracciò , 3 trattò lautamente alla propria menfa . Andato quindi Trittole- 
rao a dormire , 1' ingrato maligno , e avaro Re , temendo , che le fparfa 
lì fotte tra fuoi Popoli la gran maraviglia , Io avrebbono voluto per loro Si- 
gnore ; ed inoltre penfando , che fi irebbe Etto divenuto ricchìffimo 1 e famofifli- 
mofe riufeito gli fotte il rapire il Vafo ; flabill portarfi tacitamente al letto dell' 
Ofpite , trucidarlo j e fervirlì con tutto il comodo del Pirodoro . Non ebbe 

effetto 



TOMO PRIMO. % 

effetto il fùo malvaggio penfiero , giacché nell' atto di volerlo {venire fu d» 
Cerere trasformato in un Lupo Cerviero . Ovid. Maamor, lib. j. 

A BO RRIMENTQ 
Dell? cibate Cefare Orlandi % 




UOmo di grave presènza e con fòpntciglió , colla Teda voltata alla™* 
parte a quella oppofta, nella quale moftra di aver offèrvato qualche 
cofa, che sfugga di voler vedere «colle braccia in alto» é in atto di mara- 
viglia e riparo. Si dipinga in atteggiamento di fputare . Vefta un abito can. 
dido. Gli fi ponga a' piedi un Armellino . 
» E' I* Aborrimento un' alienazione , un diflentimento • una discrepanza..» 
dell' animo da qualche cofà , e per ciò fi dipinge Uomo di grave prefènza 
e 'Con fòpraciglio , per eflère proprietà dell' Uomo grave l* - avere orrore , 
sfuggire, e diflfentire da ciò, che reputa non buono. Il fòpraciglio è indizio 
dell' animo repugnante » giacché : Vultus ■, ac frons animi eft Janna, qua fignì- 
ficat voluntatem ahàitam , ac retrujfant , Cicer. de Pet. ConC E nel 3.' de 
Orat. Ornnis motus animi fuum quemdam a natura habet vultum , et fonum» et 
geftum . binimi Imago vultus eftyjudices oatli.'Ham h<xc eft una pars corpo» 
ris , qua quot animi motus funt » tot pgnificationes pojjìt ejficere . Oculi enim funt % 
quorum tum intentione, tum conjeéìu, tum Maritate, motus unimorùm fignifica» 
mus aptè.'Ham oculos natura nobis , ut Equo,& Leoni fetas •> caudam , atf 
res , ad motus xnimorum declarandos dedit . 

in 



$ .ICO no LO GIÀ 

ì .'. E il nóftró celebre Metaftafio nell' Artaferfe . 
Z» gr<w /wre dal volto il cor fi /copre . 
La Tefta voltata alla parte oppofta a quella , in cui moftra di aver' 
offervato qualche cofa , che sfugga di voler vedere , chiaramente dimoftra 1' 
azione dell' Aborrimento , giacché è un moto dalla natura infegnatoci , il ri- 
volgerli altrove , allorché e' incontriamo in cofa , che ci difpiaccia . Iddìo 
per dare ad intendere quanto abborrilca, i Sanguinari , cosi paria per Ifaia cap. 
i. Cum extenderitis maniis ve/ìras , avertam oculos meos a vobis , manits enim 
lieftrx f augnine piena funt . 

Parimente per le braccia in alto , e In atto di maraviglia e riparo , 
intendo moftrare , che 1' aborrire una colà è un' effetto della maraviglia , 
che ci cagiona , e perciò cerchiamo da quella fcanfarcì . 

Per Geroglifico dell' Aborrimento , fecondo la teftimonianza di Pierio 
Valeriano , gli Antichi ufavano il gefto di fputare -, e rapporta Teocrito , che 
dilfe s che ben tre volte uno gli aveva iputato nel feno in contralfegno di 
quell'aborrimento , che di effo aveva . Con sì fatta ignominia fpiegavano 
ciò che da efiì era avuto in obbrobrio » ed in odio . 

Appreffo Giovanni Bonifaccio dell' Arte de' Cenni Par. I. Lo fputare „ E' 
„ gefto di abominazione ( fono fue parole ) 5 e di volere con dilpiacere al- 
„ cuna cofa da noi {cacciare , e perciò quando intendiamo , o vediamo alcuna 
„ cofa vergognofa,* fporca {putiamo , moftrando con quello gefto di ribut- 
3 , tarla da noi , come gittiamo via quell' eicremento , onde apprettò Teren- 
9Ì zio leggiamo in Eim. per traslazione : Expuere miferiam ex animo . 

Come il color candido è più di qualunque altro colore foggetto a ri- 
cever macchia , così per il candore dell' abito , di cui va veftita la noftra_o 
Immagine, fi fpiega la delicatezza di un' animo , che sfugge quelle cofe,che 
può credere , che la pofftno appannare , e recarle macchia . 

Quefta per fé (tela è una virtù •, fi avverta però di ben diftinguerla . 
Pur troppo uà. taluno li prende In Ucambìo , ed il più delle volte ha la__> 
fua forgente da un fondo di cattivo genio , di feortefìa , di non retto pen- 
sare . Il far tanto da Catone non è fempre bene . V oftentar di foverchio il 
Ritratto d' una Lucrezia ,non merita tutto 1' applaufo , ed accade per lo più,che 

mal fi crede 
Vna virtù , che /' ordinario eccede. Metaft. Iflipile * 
E nell' Artaferfe Atto II. Scena XII. * 

Ha quefla i fuoi confini , e quando eccede » 
Cangiata hi vizio ogni virtù fi vede . 
E più chiaramente nella Betulia: 
>Alla virtù prescritti 
Sono i certi confinì , e cade ognuno « 
Che per qualunque via da lor fi feofla , 
In colpa egual , benché talvolta oppofia. 
L' Armellino , che fi pone a piedi fpiega l' effenza dell' Aborrimento ; 
imperciocché detto Animale è cosi amante del proprio candore » ed aborrifee 
tanto l'immondezza , che elegge piuttofto di morire , che imbrattarfi nel 

fango 



TOMO P R IMO. 7 

fungo . Non riìi pare , che fia qui da traluiciarfi il leggiadro Sonetto di Leo* 
nido Maria Spada concernente all'orrore » che ha l' Anneliino del fango » 

SOLETTO. 

Vuigo ^Armellini , che di' tua. bianca fpoglia, 
Fai pompa altera a quefli colli intorno , 

E tal pregi il Candor ». che ti fa adorno * 

Che temi ogrC aura il macchi , ogni ombra, il toglici % 
%4h qual folle desìo » qual flrana. voglia 

Ti trae fuor dell' ufato. ai rat del giorno ? 

T^on fai che far qui dee. prejla ritorno 

dori dolce cagion d % ogni mia doglia ? 
E uggì , deh figgi » che fé refti alquanto , 

Sola fra tante T^infe, ir la vedrai-, 

Come candida il cor ,. candida il manto ; 
Onde al gran paragon ti crederai 

Tinto del fango , che sì aborri , e intanto 

Mifero [ d 1 onta , e di dolor morrai «, 

FATTO STORICO SAGRO. 

I' Iniquità dell' Uomo così accrefcluta fi era , che agli occhi del Ilio eter- 
_j no Fattore , in tale aborrimento' venne , che per lpiegazione al iènti- 
mento noitro confacente » fi penti quafl di averlo- creato ; per lo che ordinò 
a Noè , il quale folo giufto con la- fua Famiglia nella, terra, trovavafì , che , 
formata un' Arca , in quella eoa la detta. Famiglia, fua ,. e con un. malchio , 
ed una femina di tutte le fpecie degli Animali fi. ricovraflfe , e. ben fi chiu- 
dere ; Efeguito ciò da Noè , fece Iddio aprire le Cataratte del Cielo , e con un 
general Diluvio di acque , che durò per ben 40. giorni, e 40. notti , fom- 
mei fé , ed elKnfe tutti i Viventi fopra la terra , eccettuatone folo il detto 
Noè , fua Famiglia, e gli Animali, che con elfo nelL' Arca, ridotti li era* 
no . Cenef. cap. 7. 

FATTO STORICO PROFANO. 

MEntre che Camillo Dittatore de' Romani teneva in furetto affedio Ia_» 
Città de' Fallici , e che la Cittì dalla fame era anguftiata , fé orec- 
chio dare avelie voluto ad un traditore , agevole cola gli farebbe fiata il 
fùbito prenderla ; Perocché il Maeftra de* Figliuoli di tutti ì Principali a£ 
Jèdiati , ufeito dalla Città fotta pretella di voler condurre a ricreazione lun- 
go le mura quei Giovinetti , li diede tutti in potere del Dittatore , dì-i 
cendogli che poteva ben* allora aflicurarfi d* avere la Città nelle mani , pot 
feiachè in iùa balla aveva i più cari pegni di quei miferì- Cittadini . Spia» 
eque tanto a Camillo un' atto così federato j che in vece =di ■ fei-virfi dell* 

oppor» 



8 ICONOLOGIA 

opportunità per i Tuoi Trionfi , comandò , che fotte (pogliato il perfido Pe- 
dante , e cosi nudo , e legato fi coniègnafle a quegli fieni Scolari , che 
con un mazzo di verghe ciafeheduno in mano lo dovettero ricondurre alla 
Città a* loro Padri. T. Livio Decad. i. //&. 3. cap. ij. 

FATTO FAVO LO S OV 

FU tale , e tanta la nimicizià tra ì due Fratelli Atreo , e Tiefte , Figli 
di Pelope , e Ippodamia , che non lafciavano occafioni , onde vicende- 
volmente offenderti . Tiefte non temè di violare al Fratello la Moglie , il 
che da Etto faputo , uccifò un piccolo Figlio di Tiefte , lo fece cuocere , e 
come vivanda all' impudico Padre.lo fece prefèntare . Aborrì tanto il Sole 
limile empietà , che ritornando indietro il fiio Carro , privò di luce per 
putto quel giorno la Terra . Owrf. Met. Senec. Tragic, 

ABUSO 



Dell' cibate Cefare Orlandi* 




T TOmo di alpetto deforme veftito con Abito a Lifte divari colori. Otter- 
LJ vi rìdendo il Tempo, che vola. Abbia avanti un Povero , che genu- 
fletto gli chieda la limofina , ed Etto neppur guardandolo , con la finiftra 
mano getti de' denari nel mare , e con la deftra impugni una ipada * Abbia a* 



getti 
piedi de* Libri « che inoltri di calpeftare . 



Per 



TO MO P R IMO. 9 

Per 1' Abufò , di cui ora rapprefento l' Immagine , intendo generalmen- 
te parlare del mal' ufo , che fa 1' Uomo di quei doni di animo , di corpo , 
e di fortuna, che gli vennero dal Supremo Dhpenfatore compartiti. 

Lo immagino perciò Uomo di afpetto deforme per dimofirare , che 
non meno della bruttezza è da fchivarfi 1' Abufò. Lo vefto con abito a Ii- 
fie di varj colori per indicare la moltitudine , e varietà degli abufi , che re- 
gnano nel cuore degli Uomini, i quali verremo in parte efaminando in fe« 
guito alla fpiegazione della noftra Figura . 

Si dipinge in atto di offervare ridendo il Tempo , che avanti gli vola , 
per dimoftrare la pazzìa di quelli , che del tempo loro conceduto , non fanno 
punto fervirfi , o mal fèrvendofene , indolenti in braccio al proprio delirio , 
non riflettono , che pafla quello , e più non ritorna . Con ragione ftupifce il 
non mai abbaftanza lodato eruditiilìmo Sig. Paolo Rolli in un leggiadro fuo 
Endecafillabo . 

E pur le flolide <Alme mal nate 
Fjtrofa , o pigra tutta trapalano 
V irremeabile più viva ctadel 
L' applicazione per la Gioventù, è un nome odiofo . E' colà veramen- 
te deplorabile il confiderare quanti Giovani con graviilìme fpefe , ed inco- 
modi mantenuti vengono' fuori del loro Paefè a lòlo oggetto di profittare 
nelle fcienze , ed effi defraudando prima fé fieni , poi le belle fperanze de* 
loro Maggiori , e 1' allettativa della Patria , a tutt' altro che a quelle fi appi- 
gliano , vergognofamente le- ore paffando o in giuochi , o in vili tratteni- 
menti , o in amori , o in crapule . A quanti fi può cantare , come Perfio nel-r 
la Satira terza . 

Tfempe hoc af/ìdue ? ^am clorura mane feneflras 
lntrat , & angujlas extendit lamine rimas : 
Stertimus indomitum quod defpumare Falermm 
Sufficiat , quinta dum linea tangitur umbra . 
En quid agisì Siccas infana canicula mejfes 
'Jamdudum coquit, & patula pecus omne fub ulmo efi 
Giovane fconfigliato 1 feguitarò a dirti collo fteffo Perfio» 

Oh mifer : ìnque dies ultra mifer 1 
Se fi confiderafle feriamente 

®>uid fumus , & qmànam vìtlurì gignimur, orda 
$>uis datus , aut meta qui mollis flexus , et unde . Per£ Sat. } 
fi farebbe alcerto altr' ufo del Tempo :] alla fpenfierata fi vive , fi confiderà 
di paflTaggio il precipitevoliflimo fuo corfò , ma fènza aflànnarfène . Evidente 
e quotidiano apparisce il mifero naufragio , e l' inutile tardo pentimento delli 
fcioperati, perchè fenza alcun prò .Purtroppo bramerà 1' Uomo di aver fatto 
altr' ufo di quello , ma coftretto farà efclamare con 1' amante Camillo Ri- 
nieri Zuchetti , d' eOferfi ravveduto allora , che il periglio divenne inevitabile 
precipizio. 



B %0?{MTTO 



io ICONOLOGIA 

SOLETTO. 

B Etiche d* lAmor nel vallo Mare infido 
£>' ogni intorno fcorgeffi infrante , e /parte 

Su flutti galleggiare antenne, e forte , 

E & infepolte membra orrido il lido, 
E un fero udijfi lamentevol grido 

Di naufraghi infelici in ogni parte « 

Tur m' affidai fenza governo ,ed arte » 

Ove il Mar mi parea tranquillo , e fido » 
Ma non fi toflo avea fcìolto le vele , 

Che forfer congiurati a farmi guerra 

Venti rabbiofi , onde mi tenni afforto , 
Sbigottito io gridava , a terra , a terra ; 

Ma al franger dì nemica onda infedele 

Bjippe mia fragil barca in faccia al Torto , 

Si figura che abbia avanti genufleffo un Povero « mentre con la finiftra 
getta de' denari nel Mare , per lignificare l* abbominevole abufò , che faffi del- 
le ricchezze , della nobiltà , e di quelle cognizioni , che all' Uomo dalla Mi- 
fericordia di Dio fono fiate concedute . 

Sono le ricchezze fenza alcun dubbio un dono di tanto rimarco , che 
a giufto penfare formar potrebbero un Uomo veramente felice, fé riguardimi , 
quali riguardare fi debbono , come uno de' principali Iftromenti per efercitare 
la Virtù. Ma ciò di rado purtroppo addiviene ; mentre i Poffeffori di quel- 
le {cordati del vero fine » per cui dal Cielo conlegnate le vennero , ftoltiffi- 
mamente fi danno a penfare di efferne in tutto affolliti Padroni , e che per 
ciò loro permetto fia il farne qualunque ufo In" capriccio lor venga . Inganno 
fenza fine dannevole , e vergognofo ! Sono Padroni , è vero , delle loro ric- 
chezze , ma non affoluti . La loro riferva confiderare fi deve, devefi riflettere 
alla loro restrizione . Si afcolti Santo Agoftino nel fuo Sermone 210. de_j» 
temp. ^uidquid , excepto Vìtlu , & veflitu, rationabili fitperfluit , non luxui refer- 
vetur « fed in the/auro ealefti" per eleemofynam reponatur . j-Huod fi non fecerl- 
mus res alienas invafimus . Sentali S. Gio: Grifoftomo , Bafilio , Beda , Teo- 
filatto ; Sentali S. Godenzio come fcrive a Germinio ferm. de Villico iniqu. 
tjjhil noflrum effe in hoc fxculo ; nobis creditam effe difpenfationem faculta- 
tum Bombii noflrì , vel ad utendum eis fufficienter, vel ad diflribuendum con- 
feruìs , ( e perciò ) non licere nobis eas expenfas ufurpare fuperfluas , cum 
fit erogatìonis ratio Domino venienti reddenda . 

Ed invero che Urano * che barbaro penfare è quello "di colui , che 
abbondando di tutto , o allegro tra gozzoviglie , tra lulfi {bandendo i fuoi 
averi, o nemico ancor di fé itefiò ponendo tutto il fuo cuore nel maggior- 
mente accumulare dovizie , ha coraggio di fentire fenza deftarfi a pietà , dì 
mirare inctolenie le miferie de' Poveri della ftelfa fila materia impattati ! E 

quello 



T M P R I M 0. ir 

qnefto un troppo iniquo abufkrfi della liberalità feco da Dio ufàfa ; è quefto 
un torto graviflimo al benefico Difpenfatore j è un empiamente dimoìtrarc 
in E(To ingiuftizia : T^umquid wjuflus ejl Deus ( efclama S. Greg. ferm. 8 1 . ) 
ta nobìs non aqualiter difiribuat vita Jkbfidia : ut tu quidem effes affluens , <& 
abundans , aliis vero deeffet , <zr egerentl Si penfi, fi penfi al mifero fine del 
Ricco da S. .Luca 12, 17» defcrittoci, e fi rifletta giuito intorno 1' ufo de* 
terreni beni . 

Parlo così de' Ricchi , come altresì de' Poveri dico , che abufarfi no* 
debbono della iteffa loro povertà ; giacché pur troppo alla giornata fi mira- 
no de' Pezzenti , che affidati nelle copiofe limoline , che difpenfare fi fo- 
gliono , amano piuttolto trarre una vita fpenfierata ed oziofa, che proccu- 
rare a forza de' loro fudori un lode voi follie vo alla propria miferia. 

E' la Nobiltà il più bel pregio, che nel Mondo adornar poffa 1' Uomo , 
quando però conia Virtù vada unita , e di le Iteffa non fi abufi;' giacche 
guanto è più grande il àonoi 

Chi ne abufa è più reo . Metaf. la Paff. 

E benché in altro propofito ; Cui plus datum efl * plus nquiretar ab es . 
S. Greg. Omil. 6. 

La Superbia, la Prepotenza è il veleno de' Nobili . Sono infoffribili 
quelli , che armati di una intollerabil ferocia' sdegnano quali di Affare Io fguar- 
do ne' loro inferiori , e trattarli altramente non fanno che con violenza , e_5 
vilipendi . Se confideraffero , che Iddio non li ha innalzati a' gradi fuperiori , 
fé non fé per impiegarli nel fuo fervigio col foccorrere gI',inferiori , in fo- 
miglievol guifa non fi diporterebbero ; ed alla mente di leggieri loro fov- 
verrebbe che altra difugguaglianza tra '1 Nobile , e '1 Plebeo non corre , che 
un accidente fortunato , di cui non ben fervendoli , ad altro non giova , che 
a farli diiìinguere ingrato al Cielo , indegno dell' attributo di ragionevole , 
ed inferiore agi' inferiori fuoi medefimi . 

Il peggio però fi è di quelli , i quali abbacinati dallo fplendore del lo- 
ro potere , tutto fi danno ad intandere che ad elfi ila lecito . Bramano , chie- 
dono , vogliono. Raggiri, minacce, tutto limette in opera purché fi ot- 
tenga l' intento . Moftrano di effer tanto al di fopra degl' inferiori , che mol- 
te volte in vece di dare ad elfi , da elfi vogliono vitto , veftito , vogliono 
Tutto . Come quello ? Mi fpiegherò . Intendo ragionare di coloro , che quan- 
to fan pompa di aver Servi a' loro comandi, altrettanto non hanno roffore di 
trattenere a .quelli i. dovuti falarj : Di coloro , che tutto giorno ordinano, ed 
a quelto, ed a quel povero Artifta, onde fodisfare al capriccio, ed al fa- 
llo , e lafciano feorrere degli anni , prima che fegua il pagamento de* 
fudori^ di povera gente, che langue di fame . Veltire fi vuole ; alla grande» 
alla ricca ; pagare poi vien fempre a tempo, e per lo più reità aPpovero 
Mercadante il miiero onore di aver fervito un Nobile 5 poiché fé la recefli- 
tà lo fpinge a richieder ciò che glifi deve , o gli fi fa dire , che il Signo- 
re non è in iitato di dargli udienza, o li fcaccia dalla fua prefenza. taccian- 
dolo di temerario importuno , e con minacce, e con iltrapazzi fi fa avvifato, 
che più non infaitidifea. il nobile Debitore .. Così fi abufa 1* Domo dell? fu- 

B 2 periorità 



**. ÌCOWQrLOGrA 

perforiti, del' grado,, in. cut Dio, la ha coilituito .. Cosi fi tratta: quella^ 
povera gente tanto caldamente da. Crilta raccomandata .. Ah Nobili maf 
configliati i "Pudeat illis tollere.,, qttibus. jiifamw offsrrc n grida, il dottiffima 
Caffidoro. Ep.. 1., 5^ 

E- un ab.ufo, enorme quello- de;* Superiori ,, che o tiranneggiano,, a fup- 
peditana i prorj: Sudditi;, E'- un abnfó intollerabile quello, de' Genitori , che 
non dubitano, rendere fchiavo. I': arbitrio, de'' Figli . Oh quanti l* autorità 
loro, da Dio Copra la. propria. Prole conceffa. convertono in Tirannia ! 

Per- la. Spada,, che tiene impugnata, fi fptega. I' abufo, delle Armi, e_> 
della. Guerra .. Sono, le Armi litrumenti nel fuo, principio, rinvenuti per 
folo comoda del Genere umano.,, per difefi dagli affaltì delle più feroci 
Belve ali' Uoma non, più, innocente ,. ribellatefi.. Cangiata fi è di loro- 
P ufo , : fi fono, aguzzati: gì*' Ingegni ,. e ritrovata, fi: è un infinità di armi 
di diverfe fpecie ad oggetto. ( c.ofa. invero, moftruofa !: ) di muovere i' Uo- 
mo allo, fterminio, dello lreffa Uomo ; e mentre queflo. coi nome di Ragio- 
nevole fi fregia ,. più degP Irragionevoli di tutti i principi della Ragione fi 
feofta .. Qual' è de/ Bruti che contro, la propria, fpecie amarfi fi veda.? 
Troppo; a. ragione fé ne duole Giovenale nella. Satira, i y.. 
Sttd. jam. Serpentum; m.aior concorditi : parete 
Cognati* m.acdte fìmilis fera :.- quando Leoni 
Eortior eripuìt. vit.am Leo ? quo. nemorer unquam 
Expiravit. *Àper. majpris dentibus; lApri & 
Indica. Tigris. agit rapida: cant: Tigride. pacem: 
Terpemam. : Savis. inter. [e: conventi. Vrjìs ^ 
*Afl: Uomini- ferritm. lettale., incude nofanda. 
7?rodj4xiJ]e p amni: efi,, cum rajlra,, &■ farcul'a. tantum 
«djfaeti- coquere ,, &• marris. ,, ac vomere lajji 
"ì^efeierint; primi' gladioz excjidere fabri „. 
Sf rapprefénta X* Abufa con a. piedi de'iLibri,, che moftri" di cilpeft'are » 
^er- denotare non; foia il diiprezzo; che da' taluna fi. fa. di' quelle, feienze,. che- 
adornare.- lo- dòvrebhono », ma, ancora per- lignificare il deteflabile ufo..,, che da. 
più: df uno, fi, fa. di; quelle cognizioni ',, che apprefe: hanno. ;-, giacché- ili car- 
pellare è ur* vilipendere ;; ed, allorché fi fanno- fervire o> per dar pafcolo. al- 
le malnate paffioni,, ©, lontane- fi; portano da. quei fine,, a cut dirette fòla-- 
mente etfer- debbono * è.- un. eftere a quejle traditori e ribelli,, e non ; fe« 
guari; chiamar.- fi poflbno ■>■. e- non; coltivatori,, e- non, amanti.. 

La; Filpfófia che iftituita è ad; oggetto, di; condurre gli' Uomini alla pili 
perfetta; cognizióne: dell" Ente- Suprema ,, (' che- orrore !i che empietà l ^ 
quante- volte- fi: è- fatta-, fécvire per allontanare 1.* Uòmo, da Lui ?,■ 

E' 1?' oggetto, della; Giurifprudenza ». Hànefìèj vivere,, aliexum: non: l<sderc r 
"fksfwm' cuique. trìbuere: ... Chi adi altro, oggetto. 1' ihdrizza », non. fi ha. da. di- 
re.- chela calpetìi?' Efaminii ciafeuna, de* Signori Giudici',, Avvocati ,. Procu-- 
ratpri',, efàmihi; fé fteHo .. Oh; Dio l quegli umani rifletti,, quelle particolari' 
ajiijcjziè », quei- regali',, che orridi trabocchi fana dare aUa bilancia, di Aurea !: 
qHeJif' affumere tutte le cauie. , ; o gjufte * od; ingiufte che fi'ano ,, quel: folo, 

rigiiac-- 



TOMO PRIMO. 15 

riguardare il proprio interefle * un nulla prezzando- le rovine di tante fa- 
miglie, quel!'- afliltere a. feconda folo de* donativi, quei raggiri, quelle^ 
lungaggini a cagione di arricchirli aliena. jaSlura * quelL' abbandonare i po- 
veri Clienti, allorché {munti affatto fi fono» oh qual vendetta, qual pe- 
na a fé chiamano l -- 

La cognizione Infòmma delle fcienze è ottima cola , è obbligo anzi 
dell' Uomo P andarne in traccia, ma per quella traccia, che Io conduca-j 
al fuo Autore , e quelle feguendo , non pei*derlo' un momento di villa , on- 
de non abbia, a meritarli il giudo terribil rimprovero, che allo Scienziato 
«uricamente mondana fa iL dottiflimo P» Gio:: Battilta Cotta in un fuo 

s ai^E r r o» 

Or», che gli anni preziofì, e l r ore' 
" T^e* vani fluàp conjummdo vai, 

E fai Tejòra ali* altre Età ne fai 

Tel breve acqttijlo di fugace Onore ?. 
Teggotì già per fama, altrui Maggiore , 

Maggiore in merto :■. Ma d' acerbi guaì: 

§htal meffe: dopo- morte al fin. corrai ,. 

Se tardi, apprendi a. divenir migliore ?.■ 
^fiotta , afcolta r. ndl! eftremo- giorno' 

^£ndrà 't tuo. nome in fempitemoi obfìo * 

E. frutto* avrai fot di Vergogna , e Scorno- .. 
Ecca », diran. tè. genti, il pazzo, il rio * 

Che- dì fùMime chiaro ingegno' adorno », 

Tutti? altro fepper. che fé. fleffo ». e Dio - 

FATTO- STORICO! SAGRO.. 

MArtln. Lutero- dotato! da Dio di un Sorprendente ingegno»- fu cosi ver~ 
fàto> nelle Scienze- quafE tutte ,, e particolarmente nella. Teologìa, che 
refo.fi.' era: la maraviglia del Mondo- ». lai più; bella Speranza della valida dife- 
fà di nollra Santa Fede :: Ma di tanto-, dono- abusandoli non dubitò, di empia- 
mente impiegare: sì- bel talento; in diffrazione anzi della iteffa Sagrofànta 
Religione ,, facendoli: Capo di una fcell'eratiffima Sètta » che ImpercettibiL 
disòrdine al: Mondò; Cattolico, ha recato * ei arreca .. Lancifi» ed altri .. 

FATTO STORICO PROFANO; 

HPArquIniò ultimò:- Re de Romani fu: varorofflfimo Capitano»- ed'i ebbe la. 
X Gloria, di fòggiogare a: Roma non poche Città.. Era: perciò fomnaa- 
mente: amato », ed; in; pregiò ;; talché 1 prima ancora che morifle Tulio fuo. 
Re fi* Egli nominato Ilio Succeflore :. In perverto ufo : convertì: Effò- 1' af- 
fetto » ; laltima* che diluì fi aveva,, e- dallf ambizione accecato , nonlafcicV 
die il quafii moribonda Tulio; terraihaùe. in pace I Suoi giorni», mai empia- 
mente 



14 ICONOLOGIA 

mente P uccife . Venne perciò tanto in odio a' Romani , quanto di giorno 
in giorno le di lui fcelleraggini fi accrefcevano . Egli per altro infieme colla 
flia famiglia abufandofi di quell' autorità , che conceduta gli era fiata , tut- 
to fi faceva lecito il commettere.. Aronte uno de' fuoi Figli invaghitoli 
di Lucrezia Figlia di Lucrezio Governatore di Roma , e Moglie di Tar- 
quinio Collatino , non fi vergognò di richiederla di adulterio , né potendo, 
{offrire il fuo callo rifiuto , la violentò , 1' opprefle . Avendo 1' infelice^ 
Matrona alla prefenza del Padre , e del Marito col ferro in fé punito il 
delitto non fuo , cagione fu che abominando il Popolo Romano tanta fcel- 
leratezza, e la prepotenza del fuperbo Regnante) lo detronizzò , ed infie- 
me con tutta la famiglia , lo fcacciò fuori di Roma in perpetuo efiglio » 
Stor. $pm. 

FATTO FAVOLOSO. - 

AVeva Marfia Satiro in Frigia ottenuto dalla natura tale, dolcezza nel 
fuono , che i Partorì , e le Ninfe attonite e rapite lo afcoltavano . 
Fece Egli di quefto dono un peflimo ufo , giacché credendofi ancora mag- 
giore degli lleffi Dei , ardì porfì al confronto con Apollo , che gli offeri- 
va celefti doni, fé ceduto averte , Non defiftendo però dalla fua doman- 
da , dal Nume vinto, fu da Eflb vivo fcorticato» e quindi in Fiume del 
£io nome convertito. Ovvia, Met. lib. 6. 




ACCA- 



TOMO P R '" I M0 % 



%t 



ACCADEMIA: 

Di Ciò. Zttratìno Capellini , 







'• F. Faccenda, incute 



DOnna veftita dì cangiante , di afpettò , e dì età virile , coronata di oro . 
Nella man delira terrà una lima , intorno al cui manico vi Ha fcritto : 
DETRAHIT ATQUE POLIT . Nella mano limitai avrà una Ghirlanda tetti*, 
ta di Alloro , Edera , e Mirto : Dalla medeiima mano pendino un pajo di Po- 
mi granati. Sederà in una Sedia fregiata di fogliami» e frutti dì Cedro » Ci- 
pretto , e Quercia , come anco rami di Oliva , in quella parte , ove li ap- 
poggia il gomito 5 luogo più proifimo alla Figura . Starà in mezzo di un Cor- 
tile ombralo , luogo boicareecio di Villa , con Platani intomo alli piedi . Avrà 
buona quantità di libri , tra' quali rifieda un Cinocefalo » ovvero Babbuino . 

Sarà velKta di cangiante di varj colori , per le varie faenze , che in una 
dotta Accademia li trattano . 

Si dipinge di età virile per la perfetta , e matura cognizione delle co- 
fè , che lì polfeggono , e dilcorrono in quell' età , che non è lòttopofta alle 
leggerezze giovanili , ne a' deliramene fenili , ma è dotata di falda mente » 
e di l'ano giudizio. 

Si corona di oro, volendo lignificare , che quando P ingegno dell' Acca- 
demlco ha da mandar fuori i fiioi penfieri , che in capo confìftono , ove è la 
parte intellettiva dell' animo noftro ( fecondo Platone nel Timeo ) bifbgna» 
eh' egli li affini, come I' oro, acciocché pollino fUre ad ogni prova, e pa- 
ragone, 



16 ICONOLOGIA 

ragone . Da man delira tiene una lima , 'col motto intorno ( DETRAHIT 
ATQUE POLIT ) perchè , ficcome con la lima , inftrumento fabrile , liman- 
doli il ferro , o altro li pulifce , e levandoli la ruggine diviene lucido , e ri- 
Iplendente , così nell' Accademia levandoli le cofe fuperflue , ed emendandoli 
lì Componimenti , lì pulifcono , ed illuftrano le Opere ; però è neceffario po- 
llerie lottò la lima di feveri giudizj degli Accademici , e fare come dice 
Ovidio nel lib. i. de Ponto , acciò lì emendino * e pulifchino . 

Scilicet incipiam lima mordacius uti , 
1>t fab judiciam fìngala iierba vocem . 
Onde Quintiliano lib. x. cap. in. opus poliat lima , e non lènza ragione 
fi fdegna Orazio nella Poetica de i Latini, che non ponevano al par de' Gre* 
ci cura , e fatica , in limare , e pulire le opere loro . 

Is^ec vinate foret clarisve potentius armis » 

^nàm lingua Latini»: fì non offenderet unum 

^uemque Toetarum lima labor,& mora.Fos, 

"Pompil'ms fanguis , Carmen reprebendite , qaod non 

Multa dies , & multa litura coerenti : atque 

"Perfe&um decies non caftigavit ad unguem . 
E il Petrarca Sonetto 18. • 

Ma trovo pefo non de le mie braccia , 

"h(e opra di pulir con la mia lima . 
Quindi è , che molto accuratamente diceli , che ad un' Opera le manca l' ul- 
tima lima , quando non è abbaftanza terlà , e pulita ; veggali negli Adagj : Li- 
ma àetr abitar ; atque expolitur qaod redandat , quodque incaltum efl ; & lima- 
ta dicuntur expolita ( a) . La Ghirlanda lì tefTe di Alloro , Edera , e Mirto, per- 
che fono tutte tre Piante poetiche , per le varie ipecìe di Poefia , che nell' 
Accademie fioriltono ; ìmperciochè il Mirto è pertinente al Poeta melico amo- 
rofo » che con lòavità , e piacere canta i fiioi amori ; perchè il Mirto , fecon- 
do Pierio Valeriano è limbolo del piacere , e Venere madre degli amori ; 

anzi 

Qa") La Ghirlanda fi tejfe Ai Alloro , Edera , e Mirto ec. Il Lauro è dedicato ad 
Apollo per più ragioni : Sì perchè è Pianta medicinale , e della Medicina fi fa 
Autore Io fteflb Apollo; come ancora per effer Piantarla quale fa indovinare; 
e alle predizioni è fimilmente Apollo prepoflo, ed è di natura ignea ; onde_» 
Empedocle , che teneva effer l'anima di fuoco , diceva , che fé l'Uomo doveC- 
fé trapaffare in qualche animale , dovrebbe desiderare di paffar nel Leone , efe 
in qualche Pianta , bramar dovrebbe d' infinuarfi nel Lauro , per efier tanto il 
Leone , che il Lauro della medefima natura dell' anima umana . Quindi non e 
maraviglia , che fi coronino i Poeti dedicati ad Apollo con quefta Pianta . 

8-' Edera è confecrata a Bacco , onde appreffo gli Egizz; era confecrata ad Ofiri- 
de, perchè quello credevano effer l'ifteffo che Bacco , e perciò 1' Edera era da 
loro chiamata , Chenofirh , che vuol dir Pianta di Ofiride . Ma Bacco , ed Apollo 
erano il medefimo, come fa vedere Macrobio ne'fuoi Saturnali; e delle due ci- 
me del Monte Parnaffo una era dedicata al primo , él' altra al fecondo : Per- 
ciò con effa con ragione venivano coronati i Poeti . 

Il Mirto poi effendo Pianta di Venere ferviva per formar la corona agli amorofì 
Poeti . 



r MO PRIMO i 7 

anzi riferire Nicandro, che Venere fix preferite al Giudizio di Paride inco- 
ronata di Mirto , tanto gli era grato ; e però Vergilio in Melibeo : 
"Populus sAlcidte , gratiffima vitis Iaccho , 
Eormofn myrtus Veneri , fua laurea Theebo . 
E Ovidio nel principio del 4. lib. de' Falli , volendo cantar delle felle 
di Aprile , mefe di Venere , invoca Venere , la quale, dice , che gli toccò 
le tempia con il Mirto , acciò meglio potette cantare cofe attenenti a lej . 
Venimus ad quartum , in quo celeberrima , menfem 1 
Et vatem , & menfem fcis , Venus, effe tuos . 
Mota Cyterea efl: le-viter mea tempora, Myrto 
Contigit 1 & cceptum perfice, dixit, opus . 
Di Edera , e Alloro fi coronavano indifferentemente tutti li 1-w-J , Orazio Po- 
eta Lirico fi gloriava dell' Edera . 

Me doclarum hedera premia frontium 
Dii ', mìfcent Superis , 
E l' ftteiTo vuole il Lauro nell* ultima Ode del 3. lib. di verfi. 
^umfitam meritis , & mihi Delphica 
Lauro cinge volens, Melpomene, comam . 
E lo giudica atto, che ne foffe coronato Pindaro pur Lirico nel 4. lib. Ode 2. 
Tindarus ore* 
Laurea donandus impollinati. 
Nondimeno 1' Edera particolarmente >era di Poeti Elegì allegri , ficcome no- 
ta il Merola nelP Elegia 6. de Triftibus , ove dice Ovidio . 
Si quis babes noflris fìmiles in imagine vultus » 

Deme meis hederas, Bacchica ferta, comis . 
lfla decent Utos f elida figna poetas : 

Temporibus non efl apta corona meis . a 

£ Properzio Poeta Eligiaco. 

Ennius hirfuta cingat fua dicla corona , 
Mi folla ex hedera porrige, Bacche, tua ." 
E con la medefima Ovidio avvertile Catullo , che vada incontro a Tibullo 
Eligiaco. 

Obvius buie venies hedera juvenilia cinBus 

Tempora cum davo, dotte Catulle, tuo . (^ 

Convieni! anco a' Poeti Ditirambici , efTendo li Ditirambi verfi» che fi 
cantavano in onore di Bacco, a cui era consacrata 1' Edera . Ovid. 3. Falli 

Hedera , gratifjìma Bacco efl ; 
. Hoc quoque cur ita flt dicere nulla mora efl* 
Hyjiadas Ttymphas, puerum quterente noverca» 
Hanc fróndem citnis oppofuijfe ferunt . 
E nel 6. de' Falli . 

Bacche racemiferos hedera redimite capillos . 
Il Lauro poi è più conveniente agli Epici , che cantavano ì fatti d' Im- 
peradori , e degli Eroi , i quali Vincitori d' Alloro fono fiati incoronati > e_> 
però Apollo nel primo delle Metamorfofi lo delibera per corona a gloriofi , 

C - • ■ - e- vitto-- 



18 ICO N LO G I A 

e vittoriofi Duci » e lo confacra a fé fieno Padre de' Poeti , come Pianta » 
che fi deve al più alto Itile grato e fonoro V e per finire di ragionare circa 
di quelle tre Piante poetiche , baili a dire , che il Petrarcarfti coronato in 
Roma di tre corone , di Lauro , di Edera , e di Mirto , ficcome riferifce di 
aver villo Sennuccio Fiorentino , coetaneo , e amico del Petrarca . 

(a) Li Pomi granati, fono figura dell' Unione degli Accade mici, pigliandoli 
tali Pomi da Pieno lib. 54. per fimbolo di un Popolo , Collegio , e d' una, 
Compagnia di molte genti congregate in un luogo , per la cui unione fi con- 
fervano; e però erano dedicati" a Giunone , la quale ebbe epiteto di Conier- 
vatrice , ficcome fi vede nella medaglia di Mammea, con tali parole : JUNO 
CONSERVATRU- -E per quello anco Giunone era riputata Pre fidente delli 
Regni, e ping<=vafi con un melo granato in una mano, come Confervatrice dell* 
unione de Popoli . Sederà l' Accademia , perchè gli efercizj degli Accade- 
mici fi fanno in ordinanza tra di loro . Vi farà intagliato il Cedro nella Se- 
dia , per edere il Cedro fimbolo dell' Eternità . >Ante alias enim arbores Ce~ 
drus ceternitatis hjeroglyficum efl . Dice Pierio poi , che non fi putrefa , ne me- 
no fi tarla ; alla quale Eternità devono avere la mira gli Accademici , procu- 
rando di mandar fuori le Opere loro limate , e terlè , acciò fiano degne di 
Cedro; attefo che Plinio lib. 16. cap. jp. dice , che una materia bagnata di 
fucco , ovvero unta di oglio cedrino , non fi rofica dalle tignuole ; ficcome 
nel cap., e lib. 13. afferma de' Libri di Numa Pompilio ritrovati dopo 535. 
anni nel colle Gìanicolo , da Gneo Terenzio Scriba , mentre rivangava , ed 
affoffava il fixo campo ; onde : Cedro digna locutus , dicefi di uno , che abbii^* 
parlato , e comporto cola degna di memoria ; detto ufato da Perfio nella pri- 
ma Satira ; veggafi Teofralto lib. 3. , e Diofcoride lib. 1. cap. 8?. ,e l'Ada- 
gio : 



( a ~) Li Pomì granai} fono figura dell' "Unione degli Accademici ec. Gli Uomini fono 
Animali fociabili, e perciò abitando da prima feparatamente , e vedendo, che 
Effi erano fiati creati per vivere in focietà fra di Iqro , penfarono di faforicare 
le Città , affinchè potettero in quefto modo uniti più facilmente 1' un 1' altro 
anitarfi ; Ma non contenti di quefla unione così univerfale , fi ftudiarono ancora 
di formare alcune particolari Adunanze , fpecialmente quelli , che alle Lettere, 
e alle Arti Liberali attendevano , per comunicarli a vicenda le Cognizioni , che 
ciafcuno aveva acquietato collo ftudio , e colle Operazioni. Perla qual cola 
fra eli Ebrei furono alcune Scuole da Profeti iftituite , in cui in ifpecialità alla 
Sagra Poesìa , ed alla Mufica applicavano . Nella Grecia furono varie Adunanze, 
a quefto fine definiate, come ce ne fanno fede Ateneo, e Paufania . Edi Ro- 
mani eziandio vollero fra di loro introdurre quefti virtuofi Congrefli , chiaman- 
doli Accademie. Quefto nome però quando hi da principio introdotto , fi diede 
folamente alle Scuole de* Pilofofi , e particolarmente de' Platonici, come qui ac- 
cenna l' Autore , ma dopo Carlo Magno s' incominciò a dare a quelle Scuole del 
Pubblico , le quali Lmiverfith volgarmente cliiamiamo . E pofcia nel terminare 
il Secolo tredicefìmo fi principiò per avventura a darfi a quelle private Affem- 
blee, che per efercitarfi fi folevano da' Letterati tenere; ovvero come vuole il 
Coringio , al tempo di Paolo II., quando Pomponio Leto in Roma iftituì la_» 
fu a celebre Accademia, ad imitazione delia quale tante pofcia ne forferoin Ita- 
lia, -eae fono fenza numero, 



TOMO P R I M 0. i 9 

gìo : Digna Cedrò , per il che Orazio nella Poetica diife : 

fperamus carmina fingi 
Tofse linenda Cedro , & levi fervanda Cuprefso . 
E però vi s' intaglierà anco il Cipreflò 5 effendo incorruttìbile come lì 
Cedro , e pigliali da Pierio per la Perpetuità ; la Quercia parimente fimbo- 
lo della Diuturnità appreflò l' iftefìò Pierio , e della virtù , ficchè anch' ella 
vi fi converrà ; tanto più che negli Agonali Capitolini iftituiti da Domiziano 
Imperatore lì Virtuofì , che vincevano in detti giuochi » lì coronavano di 
/Quercia, come gì' Iftrioni, i Citaredi, e li Poeti. Giovenale ; 

*An Capitolina™ fperaret Tollio plenum. 
E Marziale : O cui Tarpejas liciti contingere ^jiercus , 

Di che più diffufamente Scaligero nel 1. lib. cap. io. fòpra Aufònio- 
Poeta. L' Oliva per effere Tempre verdeggiante ponefi pure per l'Eternità» 
della quale Pluf, nella 2. queft. del 3. Simpofio, cosi ne ragiona : Oleam , Lati- 
rum , ac Cupreffum femper vìrentem confervat pìnguedo & odor ficiit & Hede- 
ram : Ponefi poi nel più profilino luogo al corpo dell'Accademia , co me Pian- 
ta dedicata da Poeti a Pallade Minerva nata dal capo di Giove , che per 
ciò è figura della naturalità , e vivacità dell' ingegno , della fapìenza,e faen- 
za , fènza le quali neceflarie doti non fi può - -effere Accademico, perchè chi 
n* è privo dicefi di lui , tratta , e parla Crajfa Minerva , cioè groffolamente, 
da ignorante fenza fcienza ; onde tra Latini derivali quel detto : invita Miner- 
va, più volte ufato da M. Tullio, e da Orazio in quel verfò della Poetica . 
Tu nihil invita dices, faciefqne Minerva . 
Tu non dirai , ne farai niente in quello che ripugna la natura del tuo 
Ingegno , e '1 favor del Cielo ; iìccome finn, certi belli umori che voglio- 
no fare dell' Accademico , e del Poeta con quattro verfi bilicati di qua , e 
di là fenza naturale inclinazione , e fcienza , ne si accorgono , che quanto 
più parlano , più palefàno l' ignoranza loro : bifogna dunque a chi defldera 
immortai nome di faggio Accademico pafcerfi del fru'to dell' Oliva , cioè 
acquiftarfì per 1' acquiito della fcienza , e fàpienza con li notturni ftudj , e vi- 
gilie , de' quali è fimbolo 1' Oliva ; onde tra ftudiofi fé ne forma quel detto . 
"Plus dei quam vini , cioè più induftria , e fatica di mente , che fpaffi , crapu- 
le , delizie , ci vuole per ottenere le fcienze , e quell' altro detto : Oleum , 
et operam perdere: quelli , che perdono la fatica, e '1 tempo in cofa, che non 
ne ponno riufcire con utile , e onore ; e però San Girolamo dille a Pam- 
macchio . Oleum perdit , & impenfas , qui bovem mìttit ad Ceroma : cioè perde 
1* oglio e la fpefà , il tempo e 1' opera , chi manda il bove alla Ceroma 
unguento comporto di oglio , e di certa fòrte di terra; il che fi dice di quel- 
li , che vogliono ammaendare perfòne di graffo ingegno incapaci di ogni 
ièienza, la quale fi apprende con induftria , e fatica ,' fignificata in quello luo- 
go „per il ramo di Oliva , la cui fronde è afpra , ed amara , come anco il 
frutto prima che fìa colto , e maturato ; che fé diventa dolce , e foave , le 
ne cava foaviffimo liquore, Geroglifico della Fatica , ed anco dell' Eternità. , 
come quello che conferva i corpi dalla corruzione , e putrefazione , così la . 
fcienza è afpra, e amara per. la fatica , ed induftria , che fi ci mette per con- 

C 2 feguirla, 



io ICONOLOGIA 

feguirla : colta , e maturata che fi è , cioè conferita la icienza , ie ne ien* 
te frutto , e contento grandiflimo con eternità de» proprio nome » la qnale 
polla in mente di uno ftudiofò gli alleggerire la fatica » ficcome anco il frut- 
to » e '1 contento , che fpera raccogliere dalle fcienze . 

Sederà in mezzo di un Cortile ombralo , ovvero luogo bofcareccio di Vil- 
la con Platani intorno conforme alla detenzione di Plinio lib. 12. cap. 1. per 
memoria della prima Accademia , che fu principiata in Villa da un nobil Per- 
fonaggio chiamato Accademo, nella cui amena Villa» non lungi da Atene fi ra- 
dunavano i Platonici con il lor divin Platone, a difeorrere de' ftudJ dilet- 
tevoli Platonici » ficcome narra Diogene Laerzio nella vita di Platone ; onde 
Orazio lib. 2. cap. 2. %4tque inter fylvas sAcademì quarere veruni. 

E Carlo Stefano Scorico dice ■> che tal Villa » o Selva fòfle lontana da Atene 
mille palli ;ficchè la prima Accademia ebbe origine nella Villa, e prefè il no- 
me da Accademo nome proprio , perche è da fàperfi , che le Sette , e Adunan- 
ze di Virtuofi , predò gli Antichi fono date denominate in tre modi , da' co- 
fiumi » da* luoghi , e da' nomi propri di perfone ; da' coftumi ignominiofi furo- 
no detti li feguaci di Antidene Cinici , ovvero perchè avevano per codu- 
me di lacerare le opere , e la vita altrui con dente canino e mordace » ovve- 
ro perchè a guifà de' cani non* fi vergognadero di ufàr palefemenre , come 
j cani l'atto venereo» ficcome di Crate,e Iparchia Filofòfefla lorella di Metro* 
eie Cinico » narra Laerzio . Eleglt contìnuo puellct , fumptoque illius babitu una 
cum viro cirembat , & congrediebantur in aperto, atque ad canas profìcifeebantur . 
Dal coftume onedo furono chiamati i fèguaci di Arinotele Peripatetici , ( <Apo tu 
Teripatin ) <$)uod, efl deambulare perchè ebbero per codume difputare campan- 
do ; da' luoghi pubblici prefero il nome quelli » che furono nomati dalle Cit- 
tà . ©f Elienfes , Megarenfes , & Cirenaici , e dal luogo privato gli Stoici , lì 
quali prima fi chiamavano Zenonj , da Zenone lor Principe . Ma da che det- 
to Zenone per render ficuro da misfatti quel Portico di Atene , dove furono 
uccili 1430. Cittadini, cominciò ivi a difeorrere» e adunare la fua Setta , furo- 
no chiamati Stoiei , perche ( Stoa) fignifica il Portico , onde Stoici furono quel- 
li , che frequentavano detto Portico » che fu poi ornato di beliiifime figure 
da Polignoto , famofo Pittore ; da perfone fono flati nomati i Socratici , gli 
Epicurei, e altri dalli loroMaeflri»e come detto abbiamo , quedo idedò no- 
me di Accademia fi deriva dal nome proprio di quell' Eroe Platonico » detto 
Accademo , nella cui Villa fi radunavano i Platonici , la quale Adunanza fu la 
prima , che fi chiamafle Accademia , indi doì tutte le Adunanzc.de' Virtuofi 
fono date chiamate Accademie , perfino a tempi nodri , ne' quali fi ufa un 
quarto modo di nominare per lo più le Accademie » dalla elezione di qualche 
nome fuperbo , e ambiziofo , da grave , e modedo » da faceto , capriciofò , 
e ironico » e quedo ultimo è aflai frequentato da' moderni; e per feguitare 1' 
efpofizione della nodra Figura diciamo , che la quantità de libri, che gli ,10- 
no a' piedi , fi ricercano in buon numero , eflendo il principale intento degli 
Accademici di volgere diverfe fòrti di libri per acquido di varie fcienze . Il 
Cinocefalo , ovvero Babbuino lo facciamo affidente dell' Accademia , per ede- 
re egli flato tenuto dagli Egizj Geroglifico delle lettere» e però lo confà- 

oravano 



TOMO P R IMO. a* 

oravano a Mercurio riputato Inventore , e Autore di tutte le lettere, ficcome 
riferifce Pieno Valeriano lib . 6. e ponefl tra libri , perchè uno , che vuole_» 
far profeffione di Accademico letterato, deve ftare affiduo negli fludj , qua- 
li vengono molto accrefciuti dalla frequenza delle Accademie . 

Il Cinocefalo a federe , di cui ne abbiamo veduti in Roma Simulacri an- 
tichi di Marmo Egiziaco, lignificava apprettò gli Egizi 1' uno , e 1' altro Equi» 
nozio ; e di più ponevano 1* effigie fua negli Oriuoli che flillavano acqua , 
in vece di polvere , per diftinzione delle ore , perchè il Cinocefalo nella fta- 
gione degli Equinozi I2« volte il giorno , e 12. la notte , una volta 1' 
ora manda fuori acuto tuono di voce : Cosi 1' Accademico deve mifùrare * e 
contare le ore del giorno , e della notte , e {penderne buona parte in onora- 
ti fludj , acciò poflfa dare alla giornata fbnoro tuono di voce nell' Accademia: 
Potrà di più fervire qui per tipo dell' imitazione ; poiché quello animale 
imita molto bene li gelli , e le azioni dell' Uomo eziandio con la penna in 
mano in figurar lettere, di che Eliano lib. primo d' Animali cap. io. ile- 
come ne facevano efperienza gli Egizi » mettendogli avanti carta , penna , e 
inchioftro : e 1' Uomo fin da putto per iftinto di natura è dedito ad imitare , 
Ariftotele nella Poetica . 

Infitum efi a natura, homìnìbus a puerh ìmitarì. 

Dalla quale naturale imitazione pare che abbia avuto origine la Poe tica » 
ambrofia e manna fbave delle Accademie , tutte intente ad imitare , e rappre- 
fentare icoflumi , le azioni, e gli affetti con figurata eloquenza acquiflata infle- 
sse con le prime discipline, mediante 1' imitazione , requifita da ogni Accade* 
mia , 

ACCIDIA 

Di Cefare Bjpa . 

» 

DOnna vecchia , brutta , che flia a federe . Con la delira mano tenga 
una corda , e con la finiflra una Lumaca , ovvero una Tartaruca . 
La corda denota, che 1' Accidia lega» e vince gli Uomini, e li rende 
inabili ad operare . 

E la Lumaca, o Tartaruca , dimoflr a la proprietà degli accidiofi , che io* 
no oziofi e pigri. 

ACCIDIA 

DOnna che ftia a giacere per terra ; e accanto ftarà un Alino Umilmen- 
te a giacere ; il qual animale fi fbleva adoperare dagli Egizj per mo- 
ftrare la lontananza del penfiero dalle cole fagre, e religiofe , con occupazio- 
ne continua nelle vili, e in penfieri biafimevoli , come racconta Pieria Va* 
lemno , 



ACCI* 



%%■ ICONOLOGIA 

ACCIDIA 

D Orina vecchia, brutta , mal veftita, che ftia a federe , e che tenga la 
guancia appoggiata fopra alla finiflra mano , dalla quale penda una cartel- 
la con un motto , che dica : TORPET INERS : e il gomito di detta mano 
Ha pofata fopra il ginocchio , tenendo il capo chino , e che fia cinto con un 
panno di color nero ; e nella delira mano un Pefce detto Torpedine . 

( a ) Accidia , fecondo S. Giovanni Damafceno lib. 2. è una triftizia , 
che aggrava la mente» che non permette, che fi faccia opera buona-. 

Vecchia fi dipinge, perchè negli anni fenili cedano le fòrze, e manca 
la virtù di operare , come dimoftra David nel Salmo 70. dove dice ; l^e proi* 
cìas me in tempore fenetlutìs, cum defecerìt vlrtus meo, ne derelinquas me . 

Mal veftita fi rapprefenta , perchè 1* Accidia non operando cofa veruna , 
induce povertà , e miferia , come narra Salomone nei Proverbj al 28. J>«j 
operatur terram fuam fatiabitur panìbus , qui autem feilatur otìum replebitm &ge- 
fiate. E Seneca nel lib. de Benef. Tigritia efl mtrix xgeflatis . 

Lo Ilare a federe nella guifa che dicemmo , fignifica che 1' Accidia ren- 
de P Uomo oziofo , e pigro , come bene lo dimoltra il motto fopradetto , e 
S. Bernardo nelle Pillole riprendendo gli Accidioli così dice : O homo im- 
pmdens , millia millìum mìniflrant ei , & decies centena milita afjìjlunt ei, &tu 
federe pnefumis? 

La tefla circondata col panno nero , dimoftra la mente dell' Accidiofò 
occupata dal torpore , e che rende 1' Uomo flupido , e infenfato , come nar* 
ra Ifidoro ne Soliloqui lib. 2. Ter torporem vires , & ingenitim defluunt . 

Il Pefce, che tiene nella delira mano fignifica Accidia, perciochè fic- 
come quello Pefce ( come dicono molti Scrittori , e particolarmente Plinio 
lib. j2.cap. 1. Ateneo lib. 7. e Plutarco de folcrtia <Animalium) per la natura, 
e proprietà fua ,' chi lo tocca con le proprie mani , ovvero con qualfivo- 
glia iflrumento , corda , rete , o altro , lo rende talmente llupido , che non ! 
può operar colà neuuna ; \b) così P;Accidia avendo ella le flette male qualità , 
prende, fupera, e vince di maniera quelli che a queflo vizio fi danno , che 
li rende inabili , infenfàti , e lontani da opera lodevole , e virtuofa . 

De' Fatti vedi "Pigrizia . A C- 

Q a") S. Tommafo ancora in var; luoghi della fua Somma difinifce quello vizio éìfere 
un tedio di ben operare , ed una triftezza di una cofa Spirituale . Il che è un 
peccato fpeciale , quantunque in comune convenga ad ogni vizio j nella ftefla 
guifa , che il Gaudio del Bene fpirituale Divino, conviene a una fpeciale virtù, 
cioè alla Carità , ma in comune conviene ad ogni virtù . 
(b~) yiil ianus de Animalium natura Lib. $. cap. 14. fi accorda co' citati Autori 

intorno agli effetti della Torpedine, dicendo t= 
ftlanum hominis , qui Tcrpedinem piceni contigerit torpore affici , etìam num puer 
a inatre frequenter ondivi . Prgterea a ■vivi! Peritis accepi tlìum , qui rete , in 
qua fuerit capta, attigerìt cmnino paffurum torporem . Item ft quii emn "vi<vam ,& 
pavida)» in vas impo fuerit , & Marinavi aquam ir. f aderii , pariet Uh fuo tempore: 
Ea?n deinde aquavt Jì ex vafe in homình aut wanum , cut pedem infuderit , mem- 
bra h$c non dubitantsr cbtorpefctmt . 



'TOMO PRIMO 
ACCORTEZZA 

Dell' <Jbatc Cefare Orlandi, 



*>2 




DOnna di età matura. Abbia il Veftiinento,ed il Manto color cangfante,e foprà 
.quello fiano ricamati varj occhj ed orecchj , qua e là fparfi . Tenga in una 
mano una Pernice. Neil' altra un Ramo di albero di moro.A'piedi un Leone. 

Per Accortezza intendo quella prontezza di mente , con cui l'Uomo non 
fòlo fa difcernere , prevedere , e fchivare i pericoli che. fòpraftare gli poflòno » 
ma fa diftinguere tutte le vie , e mezzi più proprj , onde giungere al fùo in- 
tento . Ha i fùoi confini 1' Accortezza con il vizio , e con la virtù ; giacché 
fòmminiftra- le armi si all' uno , che all' altra , e "con effa tanto può 1' Uo» 
mo divenire un biafimevole Furbo , quanto che una Perfòna fàvia , ed illumina- 
ta . Felice chi fi impiegarla foltanto nel bene ! guidamente efclama il dotto 
Autore delle Rifleflioni a' Caratteri di Teofrafto , e del Sig. de la Bruijere Tom, 
3. cap. 8. §.22. 

La fìngo perciò Donna di ed matura , per edere quefla 1? età la più ri- 
flefUva , e di maggiore penetrazione delle altre . 

La vello con Abito , e Manto color cangiante, per dimoftrare che l'Uòmo 
accorto fa veftirfi di tutti i caratteri , fecondo che il bifògno lo richiegga . 

Gli Occhj, e gli Orecchi che fopra il Manto qua , e là ricamati vo- 
glio ,• indicano che per edere veramente accorto fa duopo avere più 'Occhj, 
per vedere ciò che feguire » e ciò che fuggire fi debba , ed avere -parimen- 
te 



24 r ICONOLOGIA 

te più Orecchia, pei* afcoltare ciò che delle proprie operazioni , e andamenti, non 
in eno che delle altrui, fi applaudila, obiafimi, per potere fcegliere il mezzo 
più proprio , onde giungere al confeguimento di quello che fi brama . 

Tiene in una mano una Pernice per eflfere quello animale accortifGmo 
nello fchivare i pericoli, e di grandiffimo avvertimento. Della Pernice Cosi 
Pierio Valeriano , che fegue la teflimonianza di Arinotele e Plutarco , fe- 
condo la Traduzione del P. Figliuccio . 

Dicono adunque , che la Vernice avvezza i fuoi Tulcini, quando ancora non 
pojjbno volare a fienderfi rovefeio fopra la terra , e per loro fleffi ricoprirli di 
paglia , e flrame , quando il Cacciatore fi appreffa ; Il che fignifica loro con un 
fuo fif ch'io . Ed ejfa intanto volando avanti a* piedi dell' Vcellatore, gli da fperan- 




e poco fotto :=: Si legge appreffo. *4rlJ*ofane quel proverbio : Ecperdichifae : 
Cioè [campare un pericolo a gnifa della Turnice : Imperocché il fuo Interpetre dice , 
che quelli ucelli raccogliendo coi piedi molte paglie , fi gettano in terra fupine , e 
in cotal modo fi naj condono , e fuggono il pericolo . 

Per eCfere 1' Accortezza una parte principale * e indivifà dalla Pruden- 
za , a lei fi appropria il Ramo dell' Albero Moro , elfendo quello per il fen- 
timerao di Plinio lib. i<5. cap. 25. ,di Diofcoride" lib. 1. cap. 144. , del Vale- 
riano lib. 52. da moltiffimi altri e preceduti , e feguiti, il Geroglifico dell' 
Uomo prudente; giacché il Moro» a differenza degli altri Alberi, che al gode- 
re appena qualche giorno fèreno , e dal Sole ribaldato , germogliare fi vedo- 
no , e fiorire, afpetta che il freddo fia totalmente dileguato , e che- -vera- 
mente giunto fia il favorevole tempo della Primavera ; ed in effetto quelli, 
cangiandoli il tempo , con loro ibmma rovina fono affretti a perdere in un 
fùbito co' fiori qualunque fperanza di futuro frutto ; quello al contrario affet- 
tando la Stagione fua proftima , acciochè il freddo dell' aere di nocumento 
efler non gli pofla , in un fùbito , e quali in una fola notte germoglia i 
fiori , e più che preflo i frutti rende grandi , e maturi . 

Del Leone » fé preftar fede fi dee a NaturaMi , fi ha che tra tutti gli 
animali di quattro piedi , che hanno le unghia ripiegate , fòlo fia che fhbito 
nato perfettamente ci veda 5 Oltre di che abbiamo dal Valeriano , ed altri, 
che il Leone pochiffimo dorma , e che ripofàndo mova continuamente la co- 
da . Da Oro Apolline de Leone Hieroglyph: 1$. Vigìlantem antera ,fedulumque 
hominem , aia etiam cufiodem oflendentes Leonis 9 caput pingunt : quoniam Leo vigi- 
lans oculos claudit , eofdemi cum dormit, apertos habet , quod quidem cufiodu , 
Atque excubiarum ftgnum efi . Si pone perciò guittamente per fimbolo dell' 
'Accortezza, giacché 1' Uomo accorto deve ftarfèmpre vigilante ,ne mai improvi- 
£0 lafciarfi fòrprendere. 

L' ingegno , e fagacità de' Leoni è fòrprendente . L' Aldovrando nell* 
{ùa Opera . De ^uadrupedibus lib. 1. Offerva che, Dim incedunt , tmques retra- 
bunt veluti in vaginas , ne hebetentur ; deinde , authore celiano , rcbìum iter non 
feragmtt neque fimplex vefiigium , imo varium « multipkx mpr'munt , modo prò- 

gre 






r MO P R I MO. 25 

gfedhntur « modo regrediuntur , rttrfus procedura , et <uicìjjìrn retro commeant , 
et viam partim pr&cidunt , partìm cauda obliterata , ne Venatores eorum •ucfligitt 
explorantes, hflrum , inquo cum fuis Catulis flabidantur , invenire po/Jìnt . Hoc feri* 
pfit Bargeus in Opere de Venazione ^ dum inquit. 

T^ttnc impreffa folo prudens veftìgia turbai . 

Etpaulo inferius huius reddens rationem canebat . 

Hoc faciimt Catulos , ne qui fub valle reliclos 

Deprebendat. 

FATTO STORICO SAGRO 

REgnando in lineilo Salomone , al fùo Tribunale vennero due Donne z 
vicenda querelandoli , che abitando nella llefla cafa , si 1' una che 1' al- 
tra un Figlio aveva partorito ; Ma che una di loro dopo avere la notte pro- 
fondamente dormito , la mattina nel dettarli accorta li era avere a lato il Fi- 
glio morto ; Eliminando però minutamente ( diceva ) il Bambino , fèoprl non 
effere il ilio, ma della Compagna ; Ciò dall' altra arteverantemente veniva ne- 
gato . L' accorto Re per chiaramente (coprire chi di loro mentitfe , ordinò 
che avanti gli forte recato un ferro . Il che efeguito , dividete (diife ) il Fan- 
ciullo vivo in due parti , ed a cialcuna Ha artegnata la fùa . La vera Madre 
non potendo (offrire che lacerate fofTero le vifeere fue ; L' abbia , Signore 9 
(foggiunfe) P abbia intiero cortei , ma non perifea il mio Figlio . L' altra , 
nò» fi divida , ne tu il porta godere, ne Io. Accortoli Salomone della verità 
del fatto , comandò che alla pietofa Madre che vivo il bramava 3 ancor- 
ché fuo non avelie ad eilere , forte Melò conftgnato . 3. de Zfc cap. 3. 

FATTO STORICO PROFANO 

DIdone Moglie di Sicheo accorgendoli che Pigmalione lùo Fratello dopo 
avere proditoriamente uccifole il Marito , tentava di trarre a morte ano» 
ch'Erta» a cagione del denaro che Ella in gran copia aveva » deliramente lo 
delufè » poiché fece mettere tutta la moltitudine de' denari dentro de' lacchi , 
alla cima de' quali fece porre del Grano , dicendo al Fratello che voleva,che 
in Africa trafportato forte per elitario , e ritrarne gran (ornine . Le die fede 
Pigmalione ; ed Erta con quello in Africa portatoli , offrì a Juba , o Jarba , 
che ivi regnava , una determinata (òmma di denaro » fé le concedeva in com« 
pra tanto terreno , quanto occupato ne avelie una pelle di Bue . Facilmen- 
te ciò le accordò Jarba . Erta fatta tagliare in minute itrettiflime rtrifeie 
la detta pelle > in tanto (pazio di Terra fi eltefe , che potè lubricarvi una 
ben valla Ci'tà, che dal Cuoj'o del Bue fu detta Birfa , che in lingua Feni- 
cia lignifica Cuojo » e poi Cartagine fu denominata . 



D FAT- 



2 5 ICONOLOGIA 

FATTO FAVOLOSO. 

Condannato al Laberinto Tefèo preda del Minotauro in Creta , Arianna 
figlia di Minos , che di Lui' invaghita fi era , pensò accortamente il mo- 
do i onde falvarlo . A Lui diede un Gomitolo di refe , che affidato alla pri- 
ma Porta feco fèmpre il traefle per poicia rinvenirla , fé la fòrte gli avefie 
dato il potere uccidere il Moftro . Succeflfe come pensò 1' avveduta Fan- 
ciulla . Atterrato dal fiio valore il Minotauro, ficuro-ufcì Tefeo dal terribi- 
le confufifiimo luogo . Ovid. Metam. lib. 8. 

ACQUISTO CATTIVO. 

Dì Ce/are BJpa . 

UOmo veftito del color delle foglie dell' albero , quando ftanno per calca- 
re . Starà detta Figura in atto di camminare , ed un lembo della verte 
ilia attaccato ad uno Spino , tirando un grande fquarcio , che rivolta inoltri 
ài difpiacere che ne fente . Nella delira mano terrà un Nìbbio che rece . 

Veftefi del detto colore , perchè ficcome facilmente cafeano le foglie_j 
dell' albero , così anco calcano , e vanno a male le cole non bene acqui- 
llate ; II medefimo dimoftra lo Spino , perciocché quando 1' Uomo penia_j 
alle cofe di mal' acquiilo , allora ne riceve danno , e vergogna . 

Tiene con la delira mano il Nibbio , per dimoltrare quello che a 
quello propofito difle 1' Alciato, tradotto in «olirà lingua. 
V edace Tribbio mentre 
Rece foverchio cibo , che rapìo , 
Con la Madre fi duol del fatto rio , 
Dicendo : ^Ahi , che del ventre 
M' efeon Z' interiora , e in gran periglio 
Mi fento . Ed ella a lui : 
2\(o« ti dolere, o figlio, 
Che l tuo non perdi nò ; ma quel rf' altrui .(a) 

FATTO STORICO SAGRO. 

Ambri Suddito , e Duce di una parte de' Cavalli di Eia Re d' Israelle 
ribellatoli al Ilio Signore, ed uccilòlo , occupò il ilio Regno . Non go- 
dè 



£ a ] Il Nibbio è veramente Uccello rapace , ma nondimeno si attiene dalle Carni a 
Giove fagrificate , come dice Eliano nel lib: z. àe Anìmalibus cap. 47. 

Carnet e macello rapacissime anfert ; Eas vero qua ^Jovi facrìficat/e j v uerìnt ,num- 
qitam attìngit . Efempio a Noi , che dovremmo almeno alienerei dalle cofc_» 

Sa è T \ t cioè dall' «bufo di effe 



TOMO P R IMO. x 7 

de però molto di tanto acquifto 1* iniquo Ufurpatore ; giacché Amri Genera- 
le della Milizia Israelitica a Lui in tal guifà fi oppofe, e di cosi ftretto afTe- 
dio cinfe Terfa , che Zambri il quale ivi li trovava, prevedendo che la Città 
era per edere espugnata , ritiratoli nel Regio Palazzo , a quello die fuoco , 
e tra le fiamme tuttociò che malamente acquistato aveva con la vita per- 
dette . 3. <fe' K e ca p' 16* 

F A T T O S T OR ICO PROFANO. 

DIonifio di Siracufa lotto pretefto di adire 1* Eredità di filò Padre fi fece 
Tiranno , e giunfe all' auge della Fortuna . Padrone d' Immenfe ric- 
chezze , Signore di potentifiìme armate in terra» non men che in mare,pen- 
fava di aver lènza, tema a godere delle fue conquìde . Di gran lunga però 
travolti ingannato ; poiché dal Trono , dalla Città » dal Regno fcacciato , in 
tale povertà lì ridutfè , che per guadagnare qualche cofa, onde fòftentarlì,gli 
convenne in Corinto aprire Scuola » ed infegnare a* Fanciulli le Lettere . 
Val. Majf. lib. 6. 

FATTO FAVOLOSO. 

CAcco Figliuolo di Vulcano viveva di Rapine . Aveva Egli la fiia Abi- 
tazione , ( che era un un* orrida Grotta , dove nafcondeva ì fiioi Furti) 
intorno al Monte Aventino . Rubbò molti Buoi ad Ercole , ed affinchè dal- 
le loro pedate riconofcere Ercole non poteue dove foflfero fiati condotti , 
flrafcinolli per la coda nella fua Caverna ; ma per fiia difgrazia muggendo 
uno di quelli » mentre Ercole di loro faceva ricerca , e da Lui Sentito , ri- 
volfe il piede verfo la Spelonca , atterrò T oftacolo , che Cacco pollo vi 
aveva , e 1* uccifè . 
Q<vid. Fajì. lib. 1. 

ACUTEZZA DELL' INGEGNO. 

Di Cefare Bjpa. 

LA Sfinge (come narra Pierio Valeriano nel lib. vj. fbtto la punta della 
zagaglia di Pallade » ficcome fi vedeva in quella Statua di Minerva» 
che Plinio dice effer anticamente fiata drizzata in Atene ) ci può lignifica- 
re 1' Acutezza dell* ingegno ; perciocché non è al Mondo colà sì coperta « 
e tanto nafcofta , che 1' Acutezza dell' Umano Ingegno Scoprire , e divulgare 
non polla ( a ) , ficcome detto abbiamo in altro luogo nella Figura dell' Inge- 
gno ; però fi potrà dipingere per tal dimoftrazione Minerva in quella guifà, 
che fi fuole rapprefè'ntare ; ma che però lòtto la zagaglia vi fia una Sfinì 
gè , come abbiamo detto . D 2 FAT* 

(0) Si può prendere ancora la Sfinge per 1* Ignoranza vinta dall' acutezza dell' 
Ingegno; giacché di quella, fecondo alcuni è Simbolo .L* Alciato 

....... J .r-plM 



t$ ICONOLOGIA 

FATTO STORICO SAGRO. 

TUbalcain Figlio di Lamech e di Sella, nell* ottava Generazione del 
Mondo , fu di si acuto ingegno , che ritrovò P arte di fondere i Me- 
talli » e rendere per mezzo del fuoco pieghevole il ferro . Gene/, cap. 4. 

FATTO STORICO PROFANO. 

ARchimede nativo di Siracufà fu di tanto acuto ingegno , che tra Gentili 
non v' ha chi lo abbia fùperato , e forfè uguagliato nelle maravigliofe. 
invenzioni di fabricare Macchine , elevar peli , ed altre cofe d' infinito fhi- 
pore . Egli fu quello che non eflendofi potuto con varj Strumenti , e forze 
Umane gettar nell' acqua una Nave di forprendente eftenfione , fenz' ajuto 
di alcuno Ei folo la tratte agevolmente al Mare . Egli fu quello , che per- 
fiflendo i Siracufani di non volerli arrendere alla Potenza Romana , ( delle ar- 
mate della quale Capitano era Mai cello ) fu di tanto urtatolo a' nemici , che ad 
Etto folo fi deve attribuire il longhiflimo faftidio , che 1' attedio di Siracufà 
diede a Romani . Inventò tali Macchine s che gettando dalle mura graffi con 
fortiffime catene , a fé tirava le Galee , e con la forza del contrapefò alza- 
yale in alto , quindi di piombo falciandole cadere tutte fi fracaflavano . Di più 
con altri Strumenti , e graffi afferrava con tal forza le Navi , che le tira- 
va 

neh' Emblema 188. Submovcndam Ignorantiam pone il Tegnente Epigramma. 
Qitod Monftrum id ? Spèinx eft . Cur candida Pirginis era. 

Et "volucrum pennas , crura Leonis babet ■ 
Uanc feciem affumppt rerum ignorantia : tanti 

Scilicet eft trìplex caufa , cjj' origo viali . 
Sunt quos ingenium leve , funt quos blanda voìuptas , 
Sunt & quos faeiunt corda Juperba rudes . 
Con ragione più che convincente la triplice forma di tal Moftro fi riferifee alli tre 

principali effetti prodotti dall' Ignoranza . 
La leggerezza di animo, la voluttuofità , la Superbia. 

la leggerezza di animo viene Ipiegata nelle penne. Il darfi ad intendere , c'ie_» 
nell'uno giunga a fuperarci , è effetto di un' animo dalla Prudenza non regolato, 
feiocco, leggiero, non penetrante . Il dimoftrò la Sfinge, giacche penfando dì 
non potere efler mai vinta , s' Ingannò di gran lunga , e moltxò maggiormen- 
te la liia leggerezza, allorché non potendo reggere al roffore a lì precipitò dalla 
Rupe . 
.la Voluttnofità, che è figurata nel volto di Donna, parimente è la Sede degl* 
Ignoranti, giacché un limpido, ed acuto intelletto non fi lafcia mai da tal' er- 
rore abbacinare , come la Sfinge fece , la quale per ingordigia di afiaffinio fi fer- 
vi del noto inganno, che tardi feoprì per cagione dell' eftremo fuo male. 
la Superbia denotata ne' piedi del Leone, indica che la proprietà dell'Ignoranza 
i 1' eflere arrogante , e fuperba . Superbus , & arrogans iiocatur indoBus . Prov. 
cap. 'ai. v. 24. Pensò la Sfinge di effer fola a fapere , e di poter tutti foyer» 
chiare, ma il tempo venne^in cui fi avvidde quanto cortamente penfava . 



TOMO PRIMO: * 9 

va con fòmmo empito , e forza a dare in un fàDTo , ed in pezzi facevanfi . Per 
terra ancora a' nemici col ilio ingegno non recava poco danno , e terrore . ! 
Fu in fomma tanta la vigorofa refiftenza , che Archimede faceva , che 
fi trovò obligato Marcello a cangiar modo nel combattere Siracufa ; che fé 
cosi penfàto non aveue, forfè avvenuto non gli farebbe d' impadroflirfì di que- 
lla gloriofa Città. >Aflolf. Offic. Stor. lib. 3. eap. 18. 

FATTO FAVOLOSO. 

DEdalo fu Uomo si ingegnofo , che fabbricava Statue , le quali fi move-^ 
vano da fèfteffe. Rifugiatoli nella Corte di Minoife Re di Creta, fe- 
ce un famofiflimo Laberinto , dal di lui nome chiamato Dedalio ; fabbricò a 
Pafife moglie del detto Re , ( la quale fi era invaghita di un Toro ) un Simulacro 
di una Vacca cosi al naturale , che fattala dentro entrare , il Toro in- 
gannato , ad una della fila fpecie credendofi accoppiare , fi congiunfe con la 
sfrenata Regina ; da che ne nacque poi il terribile Mofìro detto Minotauro . La 
qual cofa dal Re faputafi , fdegnato contro Dedalo, lo fece racchiudere in- 
fieme con Icaro di Lui Figlio" nel Laberinto , che Elfo aveva fabbricato . Per 
fuggire da quello acuì Dedalo il fècondiffimo fuo ingegno , e formando con 
le Penne di varj Animali proporzionate ali , a forza di cera a fé le attac- 
cò nel dorfò ed al Figlio , ed ammaeilrandolo che ne troppo alto , ne trop- 
po baffo dal Cielo fi tenelfe , aprirono all' aria il volo . Icaro però feorda- 
to de paterni avvertimenti , volò tant' alto , che il Sole liquefece le diluì 
Penne « e cadde in quella parte di Mare , che dal dì Lui nome fu detto 
Mare Icario : Dedalo ricoveroffi in Sicilia . Ovid. Met. lib. 8. Titti, lib. 7. 

ADOLESCENZA. 
Di Cefare Bjpa. 

UN Giovanetto veflito pompofamente . Con la delira mano fi appoggerà ad 
un' Arpa da fonare ; e con la finillra terrà uno fpecchio . In capo una 
Ghirlanda di' fiori . Pofèrà un piede fòpra di un' Orologio da polvere , chc_9 
moftri che fia calata alquanto più. polvere di quella della Puerizia , e dal? 
altra parte vi fia un Pavone . 

<Adolefcenz& . 

VErginelIa di bello afpetto , coronata di fiori . Moflri rifo * ed allegrez- 
za . Abbia la vefte di varj colori. 

Adolefèenza è quell' età dell' Uomo , che tiene dal. decimo, fino al ven- 
tèlimo anno : (a) nella quale T Uomo comincia col mezzo de' fenfi ad intendere, 

ed 

*' ' ' ' <— *— — » ■ ■ » * v«n*w ^M^M— . ■ ■■ ■ .mi MiW 1 1 ^111 1 n I 11 in 1 1 il 11 - — - 1 - -' - - 

J>] Dal decimo fino al ventefitno anno &c. L' Età dell* Uomo è variamente diflinta 
dagli antichi , Servio Tulio Re de Romani chiamò fanciulli quelli * che fono 

lòtto 



B o ICONOLOGIA 

ed imparare , ma non operare fé non confùfàmente : comincia bene ad acqui- 
fere vigore ne' fenfi , per cui delta la ragione ad eleggere , e volere : e 
quello fi chiama augumento . 

La Velie di varj colori è antica invenzione , perchè gli Egizj , quando 
volevano mollrare nelle loro Pitture 1' Adolefcenza ( fecondo che racconta 
Pierio ) facevano una Velie di vari colori , lignificando la volubilità della na- 
tura giovanile , e la varietà de' defiderj , che fogliono venire a'Giovani, men- 
tre fono nella più frefca Età, e negli anni più teneri : però dice fi che la via 
dell' Aquila in Cielo , del Serpe in terra , della Nave in acqua , e dell' Uo- 
mo nell' Adolefcenza fono difficili da conofcere > e ciò fi trova nelli Prover- 
bj. al 50. n. ip . [a] 

La Corona de' fiori , e la dimoftrazione del rifò , fignifìcano allegrezza; 
il che iuole regnare alfai in quella Età , che perciò fi rapprefenta allegra , e 
di bello afpetto , dicendoli ne' Proverbi al 15. Che 1' animo allegro ren- 
de 1' Età florida . [b~\ 

FATTO STORICO SAGRO. 

Glufeppe Figlio di Giacobbe fino dalla fùa tenera adolefcenza fu aman- 
tiffimo della Virtù, ed abborrì tanto il Vizio , che ellèndoli accorto di un 
eerto delitto , in cui caduti erano i fuoi Fratelli , al Padre li accusò ; perlo« 
che ad Elfi in odio venne, e maggiormente in Loro quello odio fi accrebbe, 
allorché il Giovanetto da Dio amato rivelò a' Fratelli , ed al Padre i mille- 
riofi Sogni , che fopra di Elfi la maggioranza fin d' allora gli prefagivano . 
Laonde per invidia in una Cilierna gittato , e pofeia venduto , in Egitto con- 
dotto , da Putifar comprato , dall' impudica Moglie di quello Reale Mini- 
itro di difoneflà ricercato , fuperando i bollori della più vigorofa Gioventù , 
eleife piuttoilo con la fuga incontrare il fùo fdegno , che di fue bellezze go- 
dendo, offendere la propria virtù , e denigrare V onore del fùo Padrone . 
Cene/, cap. 57. jp. 

FATTO STORICO PROFANO. 

Scipione AffHcano il Maggiore , così denominato per le gloriofè fùe 
conquifle , elfendo ancora Giovanetto , nel vedere il fuo Padre Scipio- 
ne , 



fotto il decimo fettimo anno, e da quello fino al quarantèiimo fello li chiamò 
Giovani, che eleffe come atti alla Guerra, e quelli che hanno paflato il 46. 
chiamò Vecch; . Varrone divife 1' Età in Infanzia, Puerizia, Adolefcenza , Gio- 
ventù , e Vecchiezza , delle quali però ciafeuna fi divife in tre parti : la prima lì 
chiama verde, la feconda adulta, e la terza cadente, o come da Elfo fi dice, 
jraceps . 

£ a ] Trio funt dìfficìlìa tnìhì , & quartum penitus ignoro. Viam Aquila in Ckìo, viam 
Colubri fuper Terra»! , via}» Vavh in medio Morii, Q 3 viam Viri in AdoJefcsntia . 

[£] Animai gauìem AEtatm fioridam fatti . 



TOMO P R IJÌ40. 5 i 

tìe , che nella Battaglia contro a' Cartagine!! gettato era flato da Cavallo , e_> 
malamente ferito , fi. oppofe con tal ferocia allo ftuolo de nemici , che fi 
avanzavano per ucciderlo , che ballante fu a liberarlo dalle loro mani . 
Era ancora nella fùa Adolefcenza , e fi era tanto ne' meriti avanzato , che la 
faftofa Roma non dubitò premiarlo colla Corona Civica . Del valore non fo- 
lo del fiio braccio , ma dell' interna virtù del fuo animo diede Egli in queft' 
Età di fé ottimo faggio * Allorché trionfator di Cartagine in Ispagna , a Lui 
fii condotta una nobile bellifiima Giovane , non folo non fi prevalfe punto dell' 
autorità , che fopra di efla aveva , ma anzi con fomma cuiìodia la fece guar- 
dare , e volle che da quaiunque ingiuria illefa « confegnata fofife al nobil Gio- 
vane , cui in legame di Spofa era itretta. Sabell. lib. i. 

FATTO FAVOLOSO. 

GAnimede di Frigia nel fiore della fua Adolescenza era dotato di tante, 
e sì belle prerogative , che di Lui invaghitoli il Sommo Padre Giove , 
in Cielo lo traiportò , e lo eleffe per Coppiero de' Numi in luogo di Ebe , 
Dea della Gioventù . Ovid. Met. lib. io. 

ADOZIONE. 

Dì Giovanni Zaratino Caflellini . 

MAtrona che abbia nella finiftra una Folica , ovvero Offifraga , e la deflra 
al collo di un Giovane-. 

L' Adozione, fecondo alcuni, è un atto legale per confolazione di coloro» 
che non hanno figliuoli , che quaii imita la natura : ma perchè fi fa 1' Ado- 
zione anco da quelli , che hanno figliuoli , fèmplicemente cosi potrafli defini- 
re . L' Adozione è un legittimo atto per il quale uno fi fa figliuolo , che 
non è , e quafi imita la natura . 

Marco Emilio Lepido Padre di Lepido Triumviro , vivente il figlio, adot- 
tò Emilio Paolo , che dopo 1' adozione Paolo Emilio Lepido fi nominò . 
Claudio Imperatore lafciò Brittanico fiio figliuolo legittimo naturale in età flo- 
rida , dice Dione , e vigorofa , febben pativa di mal caduco , per quanto fcrive 
Svetonio , al quale per ragion naturale toccava l' Imperio , e lafciò un figlio 
adottivo , che fu Nerone, il quale per ragion civile concorreva a parte dell' 
Imperio , ma Egli per imperar Sicuramente folo , fece con un boccone , pre- 
parato da Locufla Donna venefica , venire d' improvifo a Britannico il mal ca- 
duco della morte . 

All' Adozione tribuirono i Romani maggior forza che non ha , come_> 
che 1' adottato lafciaffe la naturale fùa confanguinità , e che gli^adottati ave£> 
fero confanguinità con i figli di quello che adottava . Claudio Imperadore nel 
giorno che fi fece figlio adottivo Nerone , fé lo fece anco Genero , come 
narra Dione , ma fece prima adottare Claudia fua figliuola in un' altra fami- 
glia della Gente Ottavia * per non parere che daflfe per Moglie al Fratello la 

Sorella 



B ± ICONOLOGIA 

forella . Cornelio Spintere Confole Romano defideraya che Cornelio Spìn 
fere fuo figliuolo foLle me dò nel Collegio de' Ponteficntaro gentili , ma pe r- 
chè in detto Collegio vi era Faufto figliuolo di Siila, eh' era della medefi- 
ma gente Cornelia , e la Legge proibiva * che non potè Jero edere due di 
una della cafàta in detto Collegio , fece adottare il lùo figliuolo nella Gen- 
te di Manlio Torquato , e in quel modo olfervate le parole della legge , fu 
in effetto di doluta . 

Matrona è 1' Adozione , perchè dovendo imitar la natura non può un_» 
minore adottare uno che fia maggiore di età . 

Euripide in Menalippe tiene per pazzo uno che non ha figliuoli, a rice- 
vere in cala fua efterna prole , e gli pare che dovrebbe fopportare con pa- 
zienza , fé Dio non gli ha conceduto figliuoli propri » fenza andare a pigliar fi- 
gliuoli di altri . Hic fé ftultum fateatur , qui cum Uberis antea careret , exterariL* 
prolem adibus fuis accerjìvit , nam cui liberos procreare Dij non concejferunt , 
id pati debet , non incufxre TsQimen . Democrito per lo contrario è di parere « 
che un Uomo doviziofò fi dovrebbe adottare un figliuolo di qualche amico , 

fjerchè lo può avere tale e quale lo defidera . Uno che ha generato figliuo- 
i bilògna , che le li tenga nella maniera che nati gli fono , ancorché cat- 
tivi e federati , ma uno che adotta , da' più buoni fi può capar per figlio 
51 miglior di coftumi , e virtù ; Onde il Petrarca nelli fuoi Dialoghi dille . 
lAdoptio pedijfeqme efl natura , Ma nobilior , hcec cautior , Ma fine confilio gì* 
gnentis cafu quodam , bxc adoptantis certo judicìo operatur . Severo Impera- 
dore fi vantava di lafciare due figliuoli Antonini, Baffiano , e Geta generati 
da lui , e che in quello era di miglior condizione di Antonino Pio , che 
lafciò due figliuoli adottivi Vero , e Marco Antonini . Ma P amor Paterno lo 
accecava, e la fperanza lo gabbò : poiché morto lui, Baffiano detto Caracalla» 
fu crudeliffimo fpargitor di iangue , ammazzò Geta fuo fratello con molti Se- 
natori , e volle far uccidere Giulia Madre di Geta , perchè piangeva la mor- 
te di fùo figliuolo; vinto poi dalla di lei bellezza , la prefe per Moglie an- 
corché Madregna gli ruffe, fenza rifòetto della memoria Paterna . Geta anco 
nel tempo che vide fu di afpri colhimi , libidinofò , golofò , ed emulo delli 
-vìzj del fratello , come in Dione li vede , lib. yó. Filii Severi ^intoninus , & 
Geta Tlautiano tanqttam pedagogo liberati , capere omnia prò libidine agere , mit» 
Veres dèdecore afficere, pueros violare , inique colligere pecuniant , gladiatores , at~ 
q:ie aurigas , [ibi focietate devincire , feque invicem xmulari . Quindi è che_» 
Spartiano li mode a dire , che quali nedun grand' Uomo ha lalciato dopo fé 
ottimi , e utili figli limili a fé , e che farebbe fiato meglio , che alcuni fus- 
ièra morti fenza figliuoli : ne ciò folo dice per li Padri di natura , ma an- 
co di Adozione , come Augufto che lafciò Tiberio , e Traiano che lafciò 
Adriano ; meglio avrebbe detto dopo Tiberio di Claudio , che adottò Ne- 
rone, due peffimi iniqui Imperadori fatti per Adozione , rifpetto a' quali Adria- 
no fu ottimo , e generofò Guerriero , che molte vittorie riportò . L' Ado- 
zione che fece Augufto di Tiberio , fu sforzata , si per morte de' fùoi , sì per 
importunità di Livia fua Moglie , Madre di Tiberio , i cui mali coftumi ben 
conobbe Augufto prima che lo ricevette in Adozione . I fieri coftumi di Ne- 
rone 



TOMO P R I M 0~ 33 

rane , vogliono alami j che nel principio conofeiuti non foflVro ; diede_» 
nell 5 indole fua buon laggio di fé , e fece gran profitto nelle Arti liberali, 
li mollrò mifericordiofo e clemente quando fi foitofcriflfe alla condanna- 
zione d' uno fofpirando e dicendo : utìtiam nefeirem litteras I e quanto ciò di- 
ceflfe di cuore , lo tefìifica Seneca fuo Maefìro nel Trattato de dementici ; fé 
ben provò nella propria Vita , che riufcl inclemente dopo cinque anni del 
fuo Impero , de* quali cinque anni , diflfe Trajano lodatiffimo Imperadore * 
che niuno meglio di lui governò l' Impero ; frante ciò farebbe rimafio cia- 
feuno gabbato , ed ognuno 1' avrebbe più che volontieri adottato ; ma_j 
Claudio non ebbe cura di rimaner gabbato , perchè 1' adottò ad illanza di 
Agrippina da lui amata : Sebben bifogna mangiare molti moggi di fale pri- 
ma che fi conofea uno , effendo difficile il conofeere altri , tanto quanto il 
conofeer fé lteflfo , nulladimeno fi è veduto , che per l' ordinario gì' Impe- 
radori nelle Adozioni hanno fatto buona elezione : Buona fu 1' elezione di 
Cefare » che adottò Augufto , buona fu quella di Nerva , che adottò Tra- 
iano , buona fu quella di Trajano , ( febben non piace a Sparziano ) che_> 
adottò Adriano , buona fu quella di Adriano , che adottò Lucio Cejonio 
Commodo Vero , che fu di bello afpetto , regia prefenza , ornato di buone 
lettere , e di alta eloquenza , imperfezione di animo non ebbe , ma debole 
compleùlone di Corpo » notiffima ad Adriano, che di lui difle : 

Oflendeiii Terris butte tantum fata , neque ultra effe jìnent . E quando morì 
fi dolfe 5 dicendo : Ci fiamo appoggiati ad un Muro caduco » ed abbiamo 
perduto quattro mila Sefterzj dati al Popolo ed a* Soldati nell' allegrezza 
dell' Adozione . Tre altre Adozioni che feguitano fatte dall' iftelTo Adriano 
e d' ordine fuo , furono parimente buone ; Marco Antonino Pio , e Marco 
Aurelio Imperatori degniffimi , e Vero figlio del fuddetto Cejonio , che_j» 
trionfò nel medefimo Carro con Marco Aurelio fuo- Fratello adottivo . Altre 
Adozioni fucceflero dopo di felice elezione , che recar potreffimo , ma per- 
chè niuna avanza 1' Adozione fatta in perfona di Antonino Pio , e di Marco 
Aurelio , non paffaremo più oltre , e verremo ad ifpiegare il fentimento , 
che reità nella Figura . 

La Folica alcuni dicono fia di color fofeo di fuliggine , altri che bian- 
cheggi , altri fia 1* ifieifa che 1* Erodio , ed a queito contribuirono cofe_> 
naturali di quella ; ma le la Folica ha un ciuffo ricciuto in teda , come_> 
vuole Plinio lìb. n. cap. 37, e fé 1' Erodio è quello, che dal volgo fi 
chiama Falcone , come dice Bartolomeo Anglico , non poflbno eflfere i rae- 
defimi Uccelli, perchè il Falcone non ha ciuffo ricciuto in tetta, e tanto 
manco fé la Folica è acquatica , e ftà intorno al Mare , e Stagni ampliflimi, 
come ad Arifiotele , e ad altri piace , la confufione procede da varie cauiV: 
una è , che molti Uccelli di rapina vanno fotto nome generico di Aquile , 
Falconi, Sparvieri , Afiorri , Avoltoj , maggiori e minori , ma in ifpecie fono 
diverfi ; yeggafi Ariflotile , Plinio, Alberto Magno, ed Olao Magno ;. e_» 
perchè più Uccelli cadono fotto uno ileffo genere , avviene che gli Autori 
equivocano alle_ volte, e ferivano un nome per un'altro ; la feconda è , 
che i Traduttori da Greco in Latino , fpelfe volte non traducono il proprio 

E e figni- 



54 ICONOLOGIA 

e fignifìcante nome , come avvertifce Adriano Turnebo appunto fopra Ia_j 
Folica lib. 25. cap. 13. ove dice . Erodìus a Ciceróne Ftdica, a Marones 
Mergus vertitur , e nel lib. 19. cap. 22. quello che da Arato chiamafi Ero- 
dio , da Virgilio fi traduce Mergo , e da Cicerone Folica : né è maraviglia» 
perchè la Folica fecondo Alberto Magno è del genere de* Merghi, o Smer- 
ghi che dir vogliamo , ed Ariltotile la nomina in compagnia del Mergo 
lib. 8. cap, 3. Ga-jia alba, & Fatica: Mergus, & Rppex vifititant apud Ma- 
re ; la terza è perchè alcuni di quelli Uccelli , che fi comprendono fotto 
un genere medefimo , hanno talvolta qualche medefima natnra , e qualche 
fomiglianza di colore , o fattezza tra loro , laonde occorre che gli Autori 
pigliano uno per un' altro , e ciò nella Folica fi manifefta , la quale per 
autorità di Alberto Magno è negra , ed acquatile , fi rallegra della tempe- 
ra , ed allora fcherza e nuota nel Mare , non fi parte da' luoghi dove_* 
nafce , nel fuo nido tiene continuamente gran provvigione di alimenti , ed è 
tanto liberale , che ne fa parte ad eflranei Uccelli . Quella che oggidì chia- 
mali in Roma Folica Uccello acquatile , è di colore negro , che tira un_» 
poco al bigio, ha il becca negro e parimente i piedi , come l'Anatrella, 
con quelle pellette tra un dito e 1' altro , e ha la tetta negra fenza ciuffo, 
e fenza creila ricciuta . 

L' Offifraga fpecie di Aquila è ancor effa bigia di color cenericcio , figu- 
rata dal Mattiolo fopra Diofcoride . Ariftotele lib. 8. cap. 3. dice che è 
di color di cenere , che biancheggia berrettin chiaro, e che è più grande dell' 
Aquila , ma non però della Gnefia Aquila della fella forte , la quale fecon- 
do Ariftotele lib. 9. cap. 32. è maggior di ogn' altra Aquila, e della Offi- 
fraga , la quale da alcuni Autori Greci , e dal Mattiolo chiamafi in Greco 
(.PA/»i) parola che nell' Odiffea terza di Omero non lungi dal fine, Aquila fi 
traduce , volendo ivi lignificare la preftezza , colla qnale fi partì Minerva» 
parlato eh' ebbe . 

Sic certe locuta ab'ùt cxftis oculis Minerva ( Thene ) aquila fimilis . 

Gli Offervatori di lingua Greca efpongono , che fi chiami anco la Fo- 
lica , e 1' Offifraga con quella voce ( "Pirite ) 

Il Cardinal S. Pietro Damiano , che qui in Faenza ripofa, vuole ancor 
Elfo nel lib. 2. epift. 18. che la Folica da' Greci fia detta^Tte?) e le attri- 
buifee la medefima natura, che da Plinio lib. io. cap. 3. e da Ariftotele lib. 
9. cap. 34. e lib. 6. cap. 6. vien data all' Offifraga , ed è che riceve con 
benignità il Pollo fcacciato dall' Aquila , come fuo figlio adottivo , e come 
fiio naturale clementemente nutrifee tra' fuoi propri parti . Et hoc modo quem 
^Aquila crudeliter paterna fecit bxreditatis exortem , ita fibi quafi materna pietà- 
tfs intuita Jkis adoptavit filiis cobt&redem . Per tale pìetofa natura la Folica , 
ovvero Offifraga è attiffimo fimbolo dell' Adozione , la quale appreiTo gli 
antichi Romani era molto in ufo, ficcome anco 1' alimentare Figli d' altri, 
che nemmeno erano in tutela, né in Adozione, ma erano tenuti come Figli 
propri, e davano a quelli il medefimo nome gentilizio della cafata loro, 
come fi vede nelle ifcrizioni ftampate da Smezio » tra' quali vi è quella no- 
tabile ad Aurelia Ruffina . 

AVR. 



TOMO PRIMO. 35 

AVR. RVFINiE 

ALUMNjE. PIENTISS. 

ET. INCOMPARABILI 

Q.V M V I X I T ANN. XXVII. 

M. X. D. I I. 

FIDE COGNITA 

MEMOR. O B S E QJV I I. EIVS 

AVRELIA. SOTERIA ' 

PIETÀ T I S . PLENA. P. 

Quella pietà non fi ufa oggidì per le cafe , appena s' alimentano i Fi- 
gli propri : ma in quelli tempi fi ftendeva tant' oltre ehe lafciavano eredi 
i loro Alunni , ficcome apparifce in un' altra Ifcrizione trovata già nella_s 
Pieve della Brufada , Villa di Faenza . 



MAR 


I A I. 


P O L 


mar: 


[ V S. 


P R I M 


M A 


R IA. 


M A 


X I M 


I N A 


. A L 


V M N I. 


E T 


H E R. 



p. 

I Figli adottivi con molta più ragione degli Alunni pigliavano il no- 
me gentilizio della Cafata di coloro , che 1* adottavano , da' quali in enfa__j 
èrano ricevuti - però la Figura dell' Adozione tiene la delira al collo del 
Giovane adottato , effendo 1* abbracciamento fegno di accoglienza e rice- 
vimento . Dione lib. 46". ci avvertifce , che chi era adottato 1 pigliava...» 
nuova nominazione da chi adottava, ma riferva qualcuno de' nomi, che 
prima portava , formato alquanto in altra maniera , come Cajo Ottavio, 
che fu Augufto adottato da Cajo , Giulio Cefare fi chiamò Cajo Giulio 
Ottaviano , e Tiberio Claudio Nerone adottato da Ottaviano fi chiamò 
Tiberio Giulio Claudiano , il quale fu anco per teftamento lafciato figlio 
adottivo ed erede da Marco Gallio Senatore , ma per quanto racconta Sveto- 
nio, fi aftenne di pigliare il fuo nome , perchè Gallio fu della parte contraria 
di Augufto ; altrimenti fi farebbe nominato Tiberio Giulio Gallio Claudiano . 
Altri Figli adottivi non folo pigliavano il nome gentilizio di Chi gli adottava , 
ma anco il prenome e cognome . I due Figliuoli maggiori di Paolo Emi- 
lio uno adottato da Fabio Maflìmo , e 1' altro da Scipione Africano buttor- 
no il nome gentilizio , e cognome paterno . Il primo fi chiamò Fabio Maf- 
fimo : Il fecondo Cornelio Scipione : Marco Bruto adottato da Quinto Ce- 
pione , fi chiamò Quinto Cepione , e Publio Scipione adottato da Q; Metel- 
lo , fi chiamò Q. Metello Scipione . Ma infiniti pigliavano folo il nomo 
gentilizio di quelli che 1' adottavano , e ritenevano il loro naturale ante- 
ponendo a quello 1' adottivo . Albia Terenzia Madre di Ottone Imperadore, 
: della quale Svetonio cap, 1 . , era figlia di Terenzio adottata da Albio : nelle 

E 3 Ifcri- 



3 6 ICONOLOGIA 

Ifcrizioni dello Smezio trovafi . Cajus Julius Tomponius , Tudens Severianus* 
era di cafa Pomponia Paterna ,. adottato da uno di Cafa Giulia , fu Prefetto di 
Roma . Un' altro Prefetto di Roma Marco Caflìo Ortenfio Paulino nato di 
Cafa Ortenfia , adottato da uno di Cafa Caffia . Cosi Quinto Caflìo , Domi- 
zio Palombo nelli tempi di Adriano Imperadore nato di Cafa Domizia adot- 
tato da uno dì Cafa Caflìa , e Cajo Cejonio Rufìo Vohjfiano Confole 1' an- 
no del Signore 3 1 4. fu di Cafa Rufìa adottato da uno di Cafa Cejonia . Al- 
tri mettevano il Cognome del Padre adottivo innanzi al fuo Cognome , la- 
fciando ì nomi gentilizi . Marco Ulpio Traiano adottato da Marco Coccejo 
Nerva , fi chiamò Nerva Traiano . Publio Elio Adriano adottato da Marco 
Ulpio Traiano? fi chiamò Traiano Adriano. Altri lafciando il nome gentili- 
zio Paterno preponevano il gentilizio adottivo al proprio cognome ; Il fud- 
detto Lucio Cej'onio Commodo Vero adottato da Adriano Imperadore , eh' 
era della gente Elia, fi chiamò Lucio Elio Vero , febben nella memoria fua 
confervata nella mole Adriana vi manca il cognome Vero. Fu Egli il primo 
Cefare ad effer fepolto in detta mole Adriana negli Orti di Domizia fopra 
il Tevere , che oggidì Cartello di S. Angiolo fi appella . Pigliavano anco- 
ra quanti nomi avevano quelli, che gli adottavano, tanto nomi Paterni , quan- 
to adottivi . Marco Aurelio Imperadore Filofofo era di Cafa Annia fua pa- 
terna , e fi chiamò dalla natività Marco Annìo Vero, adottato dal Bifavo 
materno fi nominò Lucio Catilio Annio Severo ; adottato poi da Marco An- 
tonio Pio , eh' era della gente Aurelia da canto Paterno , e della gente 
Elia per Adozione fatta da Adriano Imperadore , Marco Elio , Aurelio An- 
tonio fi appellò . Ond' è che Vero Imperadore Figlio del fuddetto Ceionio 
adottato da Antonino Pio, per ordine di Adriano, fi trova nominato con 
vari nomi eh' ebbe M. Antonio fuo Padre adottivo , e con altri che ebbe 
M. Aurelio Filofofo fuo Fratello adottivo : ciò fi raccoglie da Giulio Ca- 
pitolino che lo chiama Elio Vero , perchè fuo Padre naturale effendo Cefare, 
fi chiamò Elio , e Elio fi chiamò Antonino Pio fuo Padre adottivo : fog- 
giunge poi , che M. Aurelio Filofofo Imperadore, quafi Padre , daffe a Vero 
nome di Vero Imperadore , e di Antonino . De' nomi , che da Spartiano al 
Padre di Elio Cefare , a Vero Imperadore folamente fi devono i due ulti- 
mi , non ad Elio Cefare , né a fuo Padre . Le parole di Spartiano fono que- 
lle ragionando di Elio Cefare. Huic Tater Cejonim Commodus fiat , quem alti 
Verum , alii Lucium <Aurelium , multi *Annium prodidermt . Lucio Ceionio Com- 
modo Vero fi chiamò 1' Avo , e il Padre di Vero Imperadore, e Vero iftef- 
fò dalla natività , ma niuno de' fuoi maggiori fu chiamato Aurelio , né An- 
nio , quali due nomi convengono a lui folo . Aurelio perchè fu adottato da 
Marco Antonino Pio di Cafa Aurelia . Annio perchè M. Aurelio Filofofo 
Imperadore di Cafa Annia tenne Vero Imperadore come Figiio adottivo . 
Spartiano poi fteflò lo chiama Lucio Ceionio Commodo Vero Figlio di An- 
tonino , perchè Antonino Imperadore lo fece fuo Figlio adottivo . 



ADO- 



T M P R / M 0. 37 

ADOZIONE DA MEDAGLIE. 
Dì Giovanni Zar at ino Capellini. 

DUe Figure togate > che fi congiungono le mani delire , per la Concor- 
dia di due Famiglie diverfe congiunte in una , pattando il Figlio adot- 
tivo nella Famiglia di Chi adotta. E' Medaglia di argento di Adriano Impe- 
radore , adottato da Trajano, con tale ifcrizione . IMP. CiES. TRAIAN. 
HADRIAN. OPT. P. F. AVG. GERM. DAC. PART. HIC. DIVI. 
TRAIAN. AVG. P. M. TR« P. COS. P. P. ADOPTIO . 

La medefima ifcrizione vedefi in altra Medaglia con una Figura in pie- 
di colle mani alzate ? e colla parola : PIETAS, perchè il fare un Fi- 
gliuolo adottivo è atto di Pietà , riconofce dunque in quefta Medaglia Adria- 
no Imperadore il benefizio della fua Adozione dalla Pietà di Traiano , che 
lo adottò ; le fuddette mani congiunte fono fimbolo della Concordia ; e la 
Concordia , ficcome anco la Pietà* è fimbolo dell'Adozione j ciò fi fcorge nel- 
la Medaglia di Paolo Emilio Lepido adottato dal Padre di Marco Lepido 
Triumviro , nel cui riverfo vi è una Teda della Concordia velata , così efpo- 
fta da Fulvio Orfini . Tro *Adoptionis fymbolo Concordiam •> <& Tietatem in anti- 
qui! denarìis pofitas effe [ape animadvertimas . Taulltts autem Lapidus adoptatus à 
Tatre M % lapidi Triumviri futi > & ex Gemitio Vaidlo, Taullus Uemilius La- 
piditi dittus eft. 




ADU- 



ss 



ICONOLOGIA 

ADULAZIONE. 

Di Cefare §*£*. 




UNa Donna veftita d' abito artificiofo e vago che fuoni la Tibia , ov- 
vero il Flauto i con un Cervo , che le ftia dormendo vicino ai piedi . 
Così la dipinge Oro Apolline -, e Pierio Valeriano nel 7. lib. de' fuoi Ge- 
roglifici ; e fcrivono alcuni , che il Cervo di fua natura allettato dal fuono 
del Flauto , quafi fi dimentica di fefteflo 1 e fi lafcia pigliare . In conforma- 
zione di ciò è la prefente Immagine ) nella quale fi dichiara la dolcezza^» 
delle parole con la melodìa del fuono > e la natura di Chi volentieri fi fen- 
te adulare con 1' infelice naturale inftinto del Cervo , il quale inoltra ancó- 
ra» che è di animo debole Chi volontieri porge gli orecchi agli Adulatori. 

adulazione . 

DOnna allegra con fronte raccolta . Sarà veftita di cangiante . Colla 
deftra mano terrà un Mantice d' accendere il fuoco; e con la finiftra 
una Corda ; ed alli piedi vi farà un Camaleonte-. 

Adulazione fecondo Cicerone nel 2. lib. delle Quiftioni Tufculane -, è 
un peccato fatto da un ragionamento di una lode data ad alcuno con animo 
ed intenzione di compiacere : ovvero è falfa perfuufione e bugiardo con- 
fanti- 



TOMO PRIMO. 39 

fentìtnento , che ufa il finto amico nella converfazione di alcuno , per farlo 
credere di fé fteffo e delle, cofe proprie quello che non è, e faffi per pia- 
cere » o per avarizia ..[<*] 

Veftefi di cangiante) perchè 1' Adulatore è facili/limo ad ogni occa- 
fione a cangiar volto e parole , e dir sì e nò , fecondo il gulto di cia- 
fcuna perfona » come dimodra Terenzio nell' Eunuco . 

§>uicquid dicant laudo , id rurfum fi negant , laudo ìd quoque : 
ÌS(egat quis , nego : alt ■> ajo . 
II Camaleonte \b j fi pone per il troppo fecondare gli appetiti e 1* 
opinione altrui : perciocché quello Animale , fecondo che dice Ariftotile » 
H trafmuta fecondo le mutazioni de' tempi » come 1* Adulatore fi ftima per- 
fetto nella fua profeffione , quando meglio conforma fé fieno ad applauder 
per fuo intereffe agli altrui coftumi , ancorché biasimevoli . Dicefi ancora» 
che per effere il Camaleonte timidi/fimo , avendo in feftefifo pochi/lìmo fan- 
gue , e quello intorno al cuore , ad ogni debole incontro teme , e fi tra- 
fmuta ; donde fi può vedere , che 1' Adulazione è indizio di poco fpirito , e 
di animo baffo in Chi 1' efercita, e in Chi volentieri 1' afcolta , dicendo A- 
riitotile nel 4. dell' Etica , che ? Onmes Adulatore* fune fervìles , #* abjeftt 
homines . 

Il Mantice , che è atti/fimo inftrumento ad accendere il fuoco e ad 
ammorzare i lumi accefi folo col vento , ci fa conofcere che pli Adula- 
tori col vento delle parole vane , ovvero accendono il fuoco detle paflioni 
in Chi volentieri gli afcolta , ovvero ammorzano il lume della verità s che 
altrui manteneva per la cognizione di fé fteffo . 

La Corda che tiene colla finiftra mano dimoftra , come teftifica S. 
Agoftino fopra il Salmo 9. che P Adulazione lega gli Uomini nei peccati» 
dicendo : <Adulantium lìngua ligant homines in peccatis : deletlant enìm ea facete 
in quibus non folum non metuitur reprehenfor , fed etiam laudatur operator . E nell' 
ilteffo Salmo fi legge : in laqueo ijìo , quem abfconderunt , comprebenfus efi pes 
eovum . 

L' avere la fronte raccolta fecondo Ariftotile de Thyjìognomia cap. 9. li- 
gnifica Adulazione ► " 

adulazione . 

DOnna con due facce , P una di Giovane bella , e P altra di Vecchia^ 
macilente . Dalle mani le efcano molte Api , che volino in diverte 
parti , e accanto vi fia un Cane . 

La 



> 



[a J Adulazione propriamente fi chiama quando fi fa per cagion dì guadagno, 
e allora fi defimfce efier un eccedo di dilettare altri con parole di lode , a 

rf^Lt^fVT 5 ^^ qU , and ° G fa P er ^«re, fi dice piagenterìa. 

1 a 1 ? T r - lb 'u- ''? Ì nìma] - ca t- *+• dice che P'ende diverfi colori fecon- 
do le occafioai che gì, fi prefentano : Nam nigro colore, fi Barn ofendis , éu. 
tot fi yfi, & ahud coiorii genu, ifiknit , ac fi cito in virUitatcm f invertii , qua fi mu- 



tationt 



40 ICONOLOGIA 

La faccia bella è indizio della prima apparenza delle parole adulatrìci , 

e l'altra fàccia brutta moftra i difetti diflìmulati, e mandati dietro alle fpalle . 

Le Api , [ a ] fecondo Eucherio , fono proprio iìmulacro dell' Adulato^ 

re , perchè nella bocca portano il mele , e nell' occulto tengono il pungente 

aculeo , col quale ferifeono molte volte 1' Uomo , che non le ne avvede . 

Il Cane con lufinghe accarezza Chi gli da il pane ■> fenza alcuna dilHn- 
zìone di meriti , e alcune volte ancora morde Chi non lo merita » e quello 
iteflò, che gli dava il pane, s' avviene che tralafci : però fi affomiglia af- 
fai all' Adulatore , e a quello propofito lo pigliò Marc'Antonio Cataldi Ro- 
mano in quel Sonetto, 

Ibernico al 'vero , e delle cofe umane 
Corruttore cecità dell' intelletto', 
Velenosa bevanda , e cibo infetto 
Di guai , e d' alme fobric , e moni fané . 
Di lodi , di lufinghe , e glorie vane 

Vaflo albergo , alto nido , ampio ricetto 
D' opre di finzion , di vario afpetto 
Sfinge , Camaleonte , e Circe immane . 
Can che lufinga e morde , acuto flrale 
Che non piaga, e che induce a flrane moni 
Lingua , che dolce appar mentre è più fella . 
In fomma è piacer rio , gioja mortale, 
Dolce tofeo , afpro mal , morbo di corti , 
J>w/ che ^Adular l' errante volgo appella . [b] 

FATTO STORICO SAGRO. 

Sollevato Aman dui Re Affilerò al più alto grado del Regno, quei Po- 
poli adulatori facevano a gara il fare a Lui le più vili rimoftranze di 
umiltà e foggezione . Vero è che era quello efprefTo comando dello ftef- 
fo Re : ma Aman che più amava 1' Adulazione che qualunque altra cofa , tut- 
to ciò al fuo merito credeva doverli , e perciò avvifato che Mardocheo 
a Lui non s' inchinava , volle farne accurata offervazione , e trovando ciò 

e (Ter 



tatìont ■vcfliuw fatta. Alcuni dicono , che Eflb non prenda mai il color bianco; 
ma qui Eliano li fmentiice dicendo : Et alius rurfui •vìfm album colorem , tata- 
quam alia?» perfonam Hiflrio , fic imititi . 

ta-] Viene lo fletto fentimento efpreffo nel Proverbio : mtììe htm glabra, che fi 
dice contro la dannofa Adulazione , ed è tifato da S. Girolamo in una nfpofta 
a S. A°oftino . Egli però 1' ufa in altro fenfo , perchè vuole intendere , che 
la Lettera fcrittagl? da S. Agoftino conteneva la riprenfione , e le lufinghe , col- 
le quali fi procurava di temperare 1' afprezza del rimprovero. . 

[ b 1 II P F. Vincenzio Ricci M.O. ne' fuoi Geroglifici morali figura 1 Adulazione.* 
Donna velìita con doppio ■vefìmento ; il difopra bianco, e il difetto negro . Che tenga 
nella deftra mano ma quantità dì Api > e neW altra uno Scorpione . A pedi da una parte 



*t MO P R I MO. 41 

efifer vero montò in furia si grande j che giurò di Lui I' Efterminio » e della 
fuà Nazione - Era di Giuda Mardoccheo , per il che Aman ponendo ai fuo 
Re in difgrazia i Giudei tutti , che nel fuo Regno vagavano , ottenne che 
in certo determinato tempo di Loro fi facefle barbara ftrage . Eller morta 
a pietà de' fuoi , a pericolo della fua vita , fi prefentò al Re ; trovò in Lui 
grazia > lo pregò che con Aman da Lei ad un fuo convito venifle . 
Ciò fatto : di nuovo Attuerò difle ad Eller , che chiedeflfe ciò che bramava . 
La Regina pregò nuovamente che al futuro giorno Egli al fuo convito tor- 
nane . Tripudiando , per tanto onore, Aman accrebbe Ta fua fuperbia . Neil' 
ufcire incontrandoli in Mardoccheo , vedde che non folo non fi chinò alla 
fua prefenza , ma né tampoco fi morte . Fremè d' Ira , e alla propria Ca- 
ù. giunto ì comunicò alla Moglie ed a fuoi amici > ed i fuoi onori , ed il di- 
sprezzo di Mardoccheo . Adulandolo tutti e mal configliandolo , 1' indufle- 
ro a far alzar il Patibolo , dove voleva che Mardoccheo forte fofpefo . Si 
portò perciò dal Re , il quale trovò che avendo a cafo letto un rilevante fer- 
vigio a Lui da Mardoccheo preftato , gli domandò Cubito qua!' onore fi 
dovefle a Colui che averte vojuto il Re onorare . Supponendo Aman che 
di fé folo Egli intendefle , allegro e contento rifpofe : doverli vefHre de- 
gli Abiti regi > coronare del Diadema reale , ed in Cavallo regalmente bar- 
dato doverte erter condotto per tutta la Città dal primo de' Tiranni e Prin- 
cipi del Regno ■> efclamando ; Così fi onora Colui ? che vuole cosi il i^e ono- 

F rare , 

le ftia V Elefante , e dall' altra la Lamia .Ver il doppio veftimento s' indica la dop- 

{>iezza dell' animo degli Adulatori ; per il bianco di fopra ia piacevolezza del- 
e parole , per il di fotto nero la perverfa intenzione che hanno d' ingannare . 
Le Api bagnate nell* Olio muojono , afperfe coli' aceto fi fanno più vigorole; 
Così gli Uomini dalle adulatrici parole ricevono fommo danno , e da finceri 
faggi avvertimenti , benché talvolta fembrino afpri , utile ed onore • Lo Scor- 
pione , perchè colla bocca alletta , e colla coda morde . (_ la ragione per cui 
afferifca il P. Vincenzio che lo Scorpione colla bocca alletti , non faprei dirla .) 
fé forfè non ha intefo , che ficcome attrae e prende quello di che fi pafce , così 
gli Adulatori colla bocca, cioè con le Lodiecceflive allettano ed a fé traggono 
quelli che adulano . Le fta a piedi 1' Elefante, per la favola che fi racconta , che fé 
in un Deferto foffero due Giovanetti che dolcemente cantaffero , Elfo fé ne va da 
quelle , lafciando ogni fierezza , e Loro lambifce le Poppe , e dilettandoli del ìor 
cantare viene opprefib da grave fonno , ed allora Effe ne fanno miferabil preda , 
La Lamia è inoltro marino ; fi dice abbia 1' effigie umana , ma termina in Be* 
ftia avendo i piedi da Cavallo , appropriata agli Adulatori perchè in fembian- 
za appanfcono amici e dabbene , in foftanza fono nemici e maligni . 
Ha lo fteffo P. Ricci altra Figura dell' Adulazione . Donna , che tenga il aito alle 
labbra . In mano avrà una Rete , e due Saette . Le ftia a piedi una Capra , ed una 
quantità di Vermi . Col dito alle labbra, per avvifar i' Uomo a guardarli dall' Adu- 
lazione . La Rete indica 1' inganno dèlie parole adulatorie . Le Saette fono 
Geroglifico della Peftilenza notata nell' Adulatore pelle del Mondo . La Cia* 
pra, perchè dicefi di Lei, che lambendo rompe e recide , e fecondo Plinip,, 
lambendo 1' Oliva , la fa divenir fecca , così gì* Adulatori colla lingua atteti 
tando altrui , offendono ed uccidono . I Vermi che col loro rodere ranno dan- 
no alle vigne lignificano il pregiudizio che reca 1' Adulazione . 



A % ICONOLOGIA 

tare . Allora il Re Affilerò : Prendi dunque il Cavallo , e fa tuttocìò che 
dicefti fenza dimora a Mardoccheo , che fta feduto avanti la porta del Pa- 
lazzo . Convenne ubbidire al fuperbo Aman. Mefto e al maggior fegno 
addolorato tornò in fua Cafa » daddove fii chiamato al Convito di Eller * 
che fcoprendo ad Affilerò la di Lui perfìdia , ottenne che i Giudei follerò 
liberati , ed Aman per regio comando fu appefo in quella fteffa Trave * 
che a Mardoccheo aveva preparata . Ejìcr cap. j. e 4. 

FATTO STORICO PRO FA N Ov 

MArcantonio Triumviro efTendofi portato nella Città di Atene » fu dìu» 
quei Cittadini con fommo onore incontrato , e con infinite Adulazio- 
ni ricevuto ; lo chiamarono Dio Libero , e gli differo che come a tale 
volevano dargli in Conforte la Dea Minerva . Volle punita Antonio sì sfac- 
ciata adulazione , e perciò fubito Loro rifpofe che accettava 1' offerta , e 
che avrebbe fpofata Minerva ; ma che intanto penfafTero a dargli la Dote 
di mille talenti; ed ogni talento importava fettecento feudi de' noltri.. .©rò- 
se rapportato dall' vdftolf. nell' Qffic. Star. lìb. ». cap. 8. 

FATTO FAVOLOSO. 

E Co Figliuola dell' Aria e della Terra» Ninfa che abitava le ripe del 
Fiume Cefìfò » era cosi eloquente nel parlare , che fi rendeva gratif- 
iima a Chiunque 1' afcoltava . Giove che amoreggiava alcune Ninfe , e desi- 
derava che Giunone fua Moglie nell 1 atto non lo fcoprilTe ? pregò Eco » che in 
cafo fopraggiunta foffè la detta Dea , colla fua dolce favella la interteneffe . 
Affunfe 1' impegno la Ninfa 1 che nell' adulare era piucchè efperta . So- 
pravvenne in una di' tali oecafloni Giunone , che appunto di Giove faceva ri- 
cerca . Eco le venne incontro 5 cominciò ad encomiare i fuor meritf , e 
da un dìfcorfò all' altro paffando » tal piacere alla gelofa Moglie recava , 
che dimenticandofi di ciò per cui fin lì fi era moda 5 diede tempo a Giove 
di compiere le fue brame » e non veduto allontanarti* . Non potè fare pe- 
rò che Giunone non {è ne avvedete , ed efTendofi colla Ninfa fieramen- 
te fdegnatajin pena del fuofalfo lufinghiero parlare, non folo la. privò della 
graziofa facondia nel dire , ma togliendole ancora la favella ♦ la condannò a 
non ripetere che le ultime parole di Quelli ', i quali interrogata 1' avreb- 
bono . Perilchè difperata Eco determinò di non volere abitare , fé non 
che nelle più cupe Grotte e concavi luoghi . Quitta Metamarf. lib. t jv 



ADULTERI O . 

Di Cefare Hjpa . 

N Giovane pompofamente veftito , che flia a lèderete fia graffo. Col- 
la deflra mano tenga una Murena ed un Serpe , rivolti ambidui in 
bei giri in atto di efferfi congiunti infieme » e colla finiitra un Anello , 
o fede di oro che dir vogliamo , qual fi fiiol dare alle Spole »■ e che fia_* 

vifibile 



u 



TOMO PRIMO. 45 

rìCibile , ma che fia rotta ed aperta da quella parte óve fi congìungono 
ambe le mani . Cicerone nel t. degli Offizj dice * xhe nel principio dì 
cisfeun ragionamento di qualflvoglia cofa » deve incominciarli dalla diffi- 
nizione di effa , acciò fi fappia di quello che fi tratta . L' Adulterio è 
adunque un 1 illecito concubito di un Marito » ovvero di una Maritata ; San 
Tommafo » Secunda fecunda qu<gjìz 154. art. 8. proibito già n'él Levitico 
al cap. 20. aggiuntovi pena di morte » come ancora nel Deuteronomio al 
cap. 22. » ed è ugualmente biafimevole e punito , fé dal Marito vien_* 
commetto quanto dalla Moglie » ancorché gli Uomini fi attribuifeano in- 
giuftamente maggior licenza delle Femmine ; e S. Ambrogio regidrato al 
cap. Iberno fibi 32. q. 4. THec Viro licet, quod Midieri non lieet . Onde av- 
vertifee Arinotele nel ljb. dell' Economia » che il Marito non faccia torto 
alla Moglie , acciò Effa non abbia a ricompenfarlo d' altrettanta ingiuria . 
Giovane e pompofa fi dipinge » effendo che il Giovane fi dimoftra 
vago nell' apparenza , e difpofto più d' ogni altra età all' atto venereo ed 
4 commettere adulteri . 

Si rapprefenta che ftia a federe » perciocché la caufa donde nafce_» 
quello eccedo , il più delle volte è 1' Ozio (a) » produttore di penfieri il- 
leciti ; quindi Tobia al cap. 2. giacendo nel letto» che denota 1' oziofità » 
dal caldo flerco delle Rondini fu acciecato » cipè da' caldi affetti de' pen- 
fieri illeciti j e David per l' intemperanza incorfe neU' Adulterio .. 2. l\eg,cap.t+ 

Graffo lo figuriamo , effendo che 1' Ozio ha per Sorella la Gola * hu» 
quale anch' ella concorre a far il medefimo effetto dell' Ozio ; (b) onde_» 
Ezech. a io". Sorores Gitla & Otìpfìtas quaji duo Ugna incendunt ignent Luxh- 
ria . La qual fentenza comprende l' Adulterio » come comprefo fotto il 
genere della Luffuria , ed il Petrarca nel Trionfo della Cattiti , fopra di 
ciò così dice . 

La gola , il forno, e l' ozi&fe pitone 
Hanno dal Mondo ogni virtù sbandita . 

Di maniera che volendo noi fuggire quello errore cosi grande , con- 
viene di ilare con ogni prontezza occupato nelle azioni nobili e virtuofe» 
e fcacciare cohj ogni diligenza i penfieri che ci vengono avanti , i quali 
fono molto dannofi , non folo al corpo » ma quel che più importa all' ani- 
ma , e però fi deve feguitar il belliffimo documento di S. Agoflino lib. 
de Verb. Dora. Serm. 22. che dice : Né oltra il tuo bifogno faziare il 
ventre , perchè il fovrabbondante è caufa materiale di quello vizio « e sa 
ognuno» che fenza la materia non fi produce cofa neffuna . 

F 2 Tiene 



(tf) Onde Ovidio lib. 1. De remedio Amorìt } diflè ; 

Quteritur /Sgifim quare fit fattus adulteri 
In promptu caufa eft , defitliofas erat . 
(J) S. Tommafo nella 2. i. queft. 14». dice , che le figlie della Gola fono 
cinque : cioè l' inetta allegrezza , la buffonerìa , l' immondizia , il parlar da_. 
Stolto j e il rintuzzamento della mente . Ora fotto il genere dell' immondizia 
fi comprende ancora V Adulterio . 



44 ICONOLOGIA 

Tiene colla delira mano la Murena congiunta col Serpe * perchè da_i 
quello congiungimento pare che Bafilio ne interpreti 1' Adulterio ; (<*) 
eflendocchè avvertifìe gli Adulteri , che guardino a qual Fiera fi rendo- 
no fimili 9 pofcìacchè gli pare che quello congiungimento della Vipera > e 
della Murena fia un certo Adulterio della natura , e quello è quello che. 
gli Egizj ptr .quello Simulacro ci vogliono dare ad intendere . La fede_* 
d' oro rotta ed aperta , come dicemmo , altro non lignifica , che ronv- 
pere e violare le Sante Leggi , il Matrimonio , ed in fomma la fedeltà, 
che deve effere fra Marito e Moglie ; e perciò è biafimevole quello 
mancamento , perchè è contro alla fede maritale , che fi denota per l' anel» 
Io > che per quello fi pone in quel dito , che ha una vena , che arriva^ 
infino al cuore . (by Lap, allegai. 57. man. 4, dove allega il e. femmin. 
30. q. 5. dimollrandoci che la più cara parte del corpo, che è il cuore» 
s' impegna per l' oOTervanza della fede prometta ; però tutti gli altri errori 
fi poffono ricorreggere , ma quello non mai , come afferma Quinto Curzio 
nobiliffimo Scrittore , nel lib. 6. de gejìis ^ilexand: Magni Sed mtllis merl- 
tìs perfidia mitigar i poteft , 

FATTO STORICO SAGRO, 

UN certo Levita , di cui le Sagre Pagine non rapportano il nome , eb- 
be per Moglie una di Betlem nel Regno di Giuda . Tornando un__s 
giorno con Effa , riconducendola dalla Cafa del di Lei Padre alla propria 
Abitazione , fi fermò in Gabaa , Città della Tribù di Beniamino ; dove_> 
da quell' impudica Gente fu in una notte sì libidinofamente malmenata l' in- 
felice fua Donna, che nel fortire la mattina di Cafa , appiè dell 1 ufeio 
trovolla miferamente morta . Prefala [ può ognuno facilmente immaginarli 
con qual cuore ] , e pollala fopra la Beltia , che ferviva a portar le cari- 
che 
* ". ■ ' " ■ ■ ' ' p " ' '■ 1 1 — ■ 1 1 ■ ■ " ■ * ■ 

, ( a ) . Le parole di Bafilio Magno nell' Efamerone Oraz. 7. parlando del Con- 
giungimento della Marena e della Vipera , fono le feguenti . Vos , Viri , Co*' 
niuges veftras diligile , et fi locis longìnqitìs femori, in Conjugii focietatem iqnveniftis naturò 
"Mculnm legibus , ac benedizione obftriBuw Vaio , at Jugum diftantium efto . Vipera gè» 
nus Serpentum omnium exitiofiffimum murenteve mariftie nuptias expetit , & fibììo fuo fi- 
gnificat prtefentìam , eamque gurgitc vafto invitat ad Nnptiales Complexm ; il/a autem ob* 
temperat , (5- coir cum venenito . Quid htet mea ratio multi ^Hiìà portendit ? Sine afpir 
eft cujufpiam Conjux , fii>e ferii morìbm , psrferat illum Vxor necejfe eft , nee uttam pror- 
fus ob Caufam focietatem , vìnculumque difjohere patiatur . Ferit ne wrberat , eftque per- 
cujfor ? At Vir tamen tuus • Temukntm ? at ubi eft natura conjuniiu! . Durufne ? moro- 
fm , & ìmplacìdin ? At membrum jam tuum eft , (y membrorum prteftantijfimum . Audiat , 
& ipfe Vir accomotlatam , feqne decentem admonitionem . Vipera Virus ob nuptigrum ve- 
nerationem evomit : Tu dunikm animi , Tu ferocitatm, Tu crudelìtatem ob unioni} reverena 
tiam non deponh ? 

( b ) Difario appreffo Macrobio nei Saturnali dice , che dal Cuore fi eftende un 
nervo verfo quello dito , e non una vena : ma Egli ancor che Medico di Proief- 
fione , e citi i Libri de' Medici fu quefto propofito , s' inganna all' ingroffa , 
perchè i nervi non hanno origine dal Cuore , ina dal Cerebro , 



TOMO PRIMO. 4? 

che » nella fua Cafa la riportò . Ivi giunto * divifo in dodici parti il Ca- 
davere i ne mandò ad ogni Tribù d' Ifraelle . Morte tanto il cuore di tutti 
V orrendo fpettacolo » che d' unanime confenfo itabilironq la vendetta della 
fcelleraggine . Spediti perciò Nunzj alla Tribù di Beniamino » richiedi fu- 
rono i perfidi Adulteri di Gabaa . Fu ributtala la domanda . Si venne ad 
un fieriflìmo Fatto d' armi . Iddio fu contro gli Autori e Difenfori dell' 
empio Adulterio » e venticinque mila Uomini e più della Tribù di Benia- 
mino reftarono miferamente trucidati » e la Città di Gabaa colle altre_ji 
tutte della Tribù» arie e distrutte , Lib.de* Gmd: cap. io. 20. 

FATTO STORICO PROFANO, 

MAria di Aragona Moglie di Ottone terzo Imperadore » amando un_s 
Giovinetto lo teneva in Corte veftito da Donna » e così alla Gente 
non dando ombra » di quello impudicamente fi godeva , Scoprila" finalmen- 
te 1' inganno » e il male avventurato Giovane fu fatto vivo bruciare. La 
benignità dell' Imperadore perdonò il fallo all' adultera Moglie , che inve- 
ce di correggerli , tornò di nuovo a perdutamente invaghirli del Conte di 
Modena , che al valore del braccio accoppiava le più belle virtù dell' ani- 
mo . Lo allettò » Io pregò , }o follecitò perchè feco adulterafle » ma tutto 
invano . Per il che la perfida Donna cangiato l'amore ìq odio, non ebbe 
roifore di accufarlo ad Ottone , come fé Egli di gofa tanto rea richielbua 
1' averte . Fieramente offefo 1' Imperadore con precipitofo configlio a Lui 
fece troncare la teda . Paflato qualche giorno , I' afflitta Cornelia Vedova 
prefentatafi al Tribunale di Cefare » coli' esperienza del ferra infuocato , 
quale maneggiò fenza che nocumento alcuno le apportale » provò l' inno- 
cenza dello fventurato fuo Conforte . Veduto ciò avendo Cefare , e me- 
glio fatta difeutere la caufa *rinyenpe tutto il falio nella sfrenata Imperar 
drìce , e perciò come rea di Adulterio Ja fece perire tra le fiamme all^, 
prefenza del Popolo . 

Giacomo Strada, Onorio » e Crifpiniang xA'4ori citati dall' ^ijlplfì fieli* *4?-> 
giunta alla [ita Offic. Storie, 

FATTO FAVOLOSO, 

Giocondo Latini di Nazione Romano Giovane il più bello della ftia EtSt, 
amava sì teneramente Ja Moglie » e gli pareva di effere tanto da Lei 
corrifpofio , che non fapeva più che defiderarfi . Dai replicati prieghi e__» 
follecitamenti di Faufto fuo Fratello fi trovò obbligato partire dajla Patria» 
e portarli in Pavia alla. Corte di Afiolfo Re dei Longobardi » il quale 
*e (fendo di belli/fimo aipetto » ed avendo fentito che Giocondo noii_» 
era di Lui men bello , ardentemente lo desiderava , Può chiunque tenero 
Conforte immaginarli il dolorofo congedo dalla fiia amatitflm?i Compagnia , 
La Moglie di Giocondo fbfpirava » piangeva » fembrava yoleffe fpirare al- 
lora allora ai piedi dell' agitato Marito , Acciò di L«i ogni momento fi 

fovyc» 



4<* ICONOLOGIA 

fovveriiffe , dal Collo fi tolle un fuo monile , ed a Lui Io confegnò . Gum- 
fe finalmente 1' ora della partenza , convenne dividerli . Non li era bene 
per due miglia dilungato Giocondo dalla Città , che li accorfe efferfi di- 
menticato del monile . Indietro ritorna ., entra in Cafa e nella ftanza » 
dove la Moglie dormiva ripofatiflìmamente . Per non dettarla , con accu- 
rata diligenza alza la Cortina , che il Letto riparava , e vedde f_ oh vedut* 
per Lui fatale ! ] I' iniqua Donna nelle braccia di un fuo Servente . Sen- 
tì fcenderli nel feno un Torrente di affanni . Voleva uccidere nel fatto gli 
Adulteri ; ma renandogli ancora dell' amore per 1' Ingrata ., fen«a far mot- 
to dalla Camera , .daJJa Cafa ., dalla Città s' involò , riprendendo il fuo Cam- 
mino verfo Pavia . Ma con tal cuore , ma così dal dolore trafitto , che_# 
fieramente infermatoli perde affatto la bellezza che nel fuo volto fioriva . 
Terminò 1' infermità » ma fi accrebbe fempreppiù la fua anguftia . Arrivato 
finalmente col Fratello alla Corte reale , moveva di fé a pietà,. né qualunque 
immaginabile cqfa ferviva punto a confolarlo . Un giorno che a cafo da una 
feuura , che era al muro dei fuo-Quarto daddove lì -vedeva la flanza della 
Regina , mirò che uno fchifofo orrido Nano con Lei impudicamente li di- 
vertiva i e quello offervò per piùd' un giorno . Alche feriamente riflet- 
tendo , e penfando che una tanta Regina Moglie del più bello e avvenente 
Re del Mondo non aveva ribrezzo di fottometterfi a un Moflro , trovò den- 
tro di fé degna di qualche feufa la fua Conforte ; e con tal penlìero data 
pace al cuore , refa la ferenità al volto , racquietò in poco tempo la pri- 
flina. fua bellezza . j/lriofto Orlano. Fur. Canto 28. 

AFFABILITÀ', PIACEVOLEZZA, AMABILITÀ'. 
Di Cefare Bjpa . 

Giovane vettura d' un velo bianco e fotfile : , e con faccia allegra . Nel- 
la deftra mano terrà una Rofa , ed in capo una Ghirlanda di fiori. 

Affabilità è abito fatto nella discrezione dei converfar dolcemente, con 
defiderio di giovare e dilettare ognuno fecondo il grado . 

Giovane fi dipinge , perciocché effendo la Gioventù ancor nuova ne* 
diletti e piaceri mondani , grata e piacevole ognor fi dimoflra . IJ velo 
che la ricopre , lignifica che gli Uomini affabili fono poco meno che_» 
nudi nelle parole e nelle opere loro ; e perciò amabili e piacevoli fi do- 
mandano Quelli , che a luogo e tempo , fecondo la propria condizione, e 1' 
altrui , quanto e quando fi conviene , fanno graziofamente ragionare » 
fenza offendere alcuno , gentilmente e con garbo feoprendo fé ftelfi . Si 
dimoflra ancora , che 1' animo fi deve foltanto ricoprire , quanto non ne 
retìi palefe la vergogna , e che di grandiflimo ajuto alla piacevolezza è 
1' effere di animo libero e lincerò . 

La Rofa denota quella grazia , per la quale ognuno volentieri fi ap- 
presa all' Uomo piacevole « e della fua converfazione riceve gufto , fug- 
gendo la ruvidezza de' coftumi , che è congiunta colla feverità ; alla 
quale lignificazione fi riferifee ancora la Ghirlanda di fiori . 

FATTO 



TOMO PRIMO, 47 

FATTO STORICO SAGRO. 

TUttocchè mortali perfecuzioni David fofferto avene da Saul , nientedi- 
meno ne' fùoi trionfi e nelle fue felicità non lì fcordò della Famiglia 
del fuo Persecutore , ed avendo fatta ricerca fé di Quella alcuno vi folle 
reflato , gli fu detto che ancorar viveva un certo- Servo per nome Siba , 
A fé lo fece chiamare, e fentendo da Etto- che vi era ancora vivente Mi- 
fibofeth Figlio di Gionata » che era ilorpio* d' ambo i piedi , volle che 
alla fiia prefenza veniflè ; Io accolfe teneramente , e gli reitituì tutto ciò 
che era flato di Saul , e comandò a Siba che perfettamente lo fervine in 
tutto quello che bifognato- gli foflè .- 2. de' Bg:-cap. 9. 

FATTO S T O R I C O P K O F A N O . 

FU accufato a Filippo Padre di Ale n'andrò Magno un certo Nicànore » 
perchè di Lui molto male parlava , ed era caldamente efortato- a_* 
volerlo perciò punire . Filippo niente dalle accufe commofiò , come di 
piacevole e cortefe animo era , rifpofe non edere Nicànore de'' peggiori 
de' fuoi Sudditi , e che informare fi- voleva del Ilio- effere;» e- delle fue 
bifogna . Infatti avendone accuratamente ricercato- » rinvenne che Nicà- 
nore era oppreflfo da una fomma povertà . Il che faputo ,• febbene noto- 
gli foflfe che dalla fùa lingua era malmenato , nientedimeno generofamen- 
te volle {occorrerlo ; facendogli un prefente di gran rilievo . Colui che 
accufato aveva Nicànore , non molto flette a prefentarfr a Filippo , con 
dirgli, che Nicànore di Lui faceva infiniti elogi. Filippo allora : Ecco 
che in mio arbitrio Ila il far difcorrere bene o male di 1 me . Diodarfr 
Siculo », citata dall' uijìolfi neW Ojftc. Stor. lìb: 2. cap. g. 

FATTO FAVOLOSO.. 

T^Ra gli Uòmini che meritato fi- abbiano il bel nome di affàbile , fe- 
condo quello che nelle Favole leggiamo , fi è fenza dubbio Giana 
Figliuolo di Apollo e della Ninfa Creufa , e Re d' Italia . Euendo fiato' 
Saturno da' fuoi Regni difcacciato , non trovava Chi gli daife asilo ; giunfe 
allo Stato di Giano , e fu da quello cortefe Re graziofamente ricevuto * 
e fapendo che Giove dappertutto lo- perfeguitava , pofe tutta la fua cura 
che apprettò di Lui fi. flaflè celato . Non volle Saturno , che andane fenza' 
premio cotanta affabilità ; perlocchè dotò Giano di una rariffima pruden- 
za , e di fàpere indovinare il panato ed il futuro : e. per quella ragione 
lo fingono i Poeti di due facce , ed anche di quattro ,' con una chiave» 
ed un baftone in mano ; Una chiave cioè , perchè credefi inventale le_y 
Toppe , ed un baftone , perchè accoglieva con cortesìa i Viandanti , e_> 
cuftodiva le llrade . V ammaellrò ancora nell' Agricoltura , e nel modo di 
dirozzare i Popoli » nel che riufcì a maraviglia ; giacché e con quello 

aiuto» 



48 ICONOLOGIA 

ajuto , e colla naturale fua docilità» fi refe Y amore de* fuoi Popoli, che 
felici/limi fempre viflero fotto di Lui . Fu dopo morte adorato come_» 
Dio, ed in Roma gli fi fabbricò un Tempio , le cui Porte fi chiudevano 
in tempo di Pace , e fi aprivano in tempo di Guerra . 
Macr. sÀmian. Marceli. ■> ec. 

AFFANNO,- 

Di Cefare Rjpa, 




UOmo meflo , malinconiofo , e tutto rabbuffato . Con ambe le mani fi 
apre il petto , e fi mira circondato da diverfi Serpi . Sarà veftito di 
berettino vicino al nero . Il detto veftimento farà itracciato , folo per 
dimoftrare il dispregio di fé fieno , e che quando uno è in travagli dell* 
animo , non può attendere alla coltura del corpo ; ed il color nero ligni- 
fica l' ultima rovina e le tenebre della morte 9 alla quale conducono i 
rammarichi ed i cordogli . 

Il petto aperto , ed il cuore dalle Serpi cinto , dinotano i faftidj e_» 
travagli mondani , che fempre mordendo il cuore infondono in noi fteffi 
veleno di rabbia e di rancore , 



FATTO 



T01M0 PRIMO. ^9 

FATTO STORICO SAGRO. 

FU tale 1* affanno di Saul nel vederli vinto , e proffimo a cadere nel- 
le mani de' Nemici , che non volendo fopravvivere a tanto fcorno, pre- 
gò un fuo Guerriero che lo trafiggefle ; ma non potendo da Lui ottene- 
re grazia cosi fatale , denudato il proprio ferro , fopra quello di tutto pe- 
fo gettatoli viniferamente fi uccife . %. de I{e cap. 31. 

FATTO STORICO PROFANO. 

MOnima di Mileto , e Veronica di Scio , ambedue Mogli del Re Mi- 
tridate , intefa da Bocchide Eunuco la di Lui miferabile morte , ven- 
nero in tanto affanno , che Monima della fteffa Corona formoffi. un laccio 
per fofpenderfi ; ma effendofi quella per il gran pefo rotta , tanto pregò 
il detto Bocchide * che fi fece da quello dare la morte . Veronica parimen- 
te bevve una Tazza di veleno , il quale non facendo fubita operazione , 
con I' aiuto dello fteflb barbaro Eunuco fi privò di Vita . *4flolf. Offic, 
Iflor. Lib. 2. *ap> 1. Tlutar.ee. 

FATTO FAVOLOSO. 

LA morte di Fetonte, fulminato da Giove per P ardimento di voler gui- 
dare il Carro della Luce, recò affanno tale e alle Sorelle , e al Padre, 
ed a Cigno Re della Liguria fuo ftretto Zio , che le Prime per il gran 
dolore trasformate furono in Pioppi; Febo era rifoluto di non pu> voler 
reggere il Carro , da cui riceve luce il Mondo , e itette un giorno na- 
fcolto ; e fé i forti replicati prieghi di tutti i Numi moffo non Io aveffe- 
ro a pietà della Terra , la Terra farebbe renata un' orrida continuata not- 
te ; Il Re Ligure cosi dal duolo fi lafciò trafportare , che dalla Umana 
cognizione ufcito , fu trasformato in un pennuto animale , che ritiene il 
fuo nome , e chiamali Cigno . 




AFFET- 



*o 



ICONOLOGÌA 
AFFETTAZIONE. 

Dell* cibate €efm Orlandi;* 




Giovane caricatamente abbigliata , di volto languido e delicato . Verta un> 
Drappo di varj colori inteXuto . Stia avanti uno Specchio in atto di va- 
gheggiai , e moftri di configliarfi con eflb- negli atteggiamenti della boc- 
ca j nel girar degli occhi , e nel mover de* paffi . Abbia nella delira ma- 
no un Narcifo . Nella finiilra una Mafchera . Appiedi una Scimmia . 

Non fenza ragione fi dipinge Giovane » e Dònna caricatamente abbi- 
gliata , mentre la Gioventù j-più facilmente che qualunque altra Età » fi fcorge 
in braccio di fimil vizio; e le Donne in particolare. 1' amano tanto > che_» 
lenza ravvifare il notabile pregiudizio , che a* Loro meriti apporta , ne fanne 
anzi pompa , e più che difètto» un pregio, f ingannate che fono ! ] da Loro vien 
reputato . Benché per altro- non so fé prefentemente con ogni gìuftizia alle 
fole Dbnne appropriare fi poflfa un tal errore , che pur troppo fi mira 5 a ro£- 
fore del nortro SeflTo , nei Gióvani de' noitri tempi > i quali {bordati dell' 
effer proprio , abbandonato , dirò così , il Loro dovere ■> fanno gara di non 
effere in Affettazione dalle Dònne fuperati' . 

Fantina qmd faciet ^um^Vir Jtt levìor ipfit ? 

Oiiid. de lArte antan, lib. 3. 
Cofa è invero ridicola » anzi deplorabile» mirare un Giovane > che nato 

effer 



TOMO PRIMO. |i 

effer dovrebbe per coltivare le più belle Virtù in feno delle più profonde 
Scienze » per accrefcere la propria ltima , per lo follegno » e per 1' onor della 
Patria » mirarlo dico , perdere le più preziofe ore del giorno nell' abbigliarli, 
e confiltere tutti i fuoi gravi itudj nel far inoltra del gulb più raffinato in 
una caricata acconciatura di Telia, in un' archittettato modo di patteggiare, 
e in un' inchino, che non de vii punto jsunto dalle nuove regole emanate dal 
fecondo talento di uno fpiritofo Francefe .1 Giovane mal' avveduto ! non 
è quello il mezzo , onde elfere ammirato e lKmato . L' arte non è di pia- 
cere neppure a Chi forfè tu brami * Credilo alla ileCfo Maeitro d' Amore » 
che così ti avvifa nel Lib i . de Arte amandi.. 

Sed tibi nec ferro placeat torquere capillos ■, 
"ì^ec tua mordaci pnmice crura tcras . 
«d altresì nel Libro 3. parimente de .Arte amandi, avverte le Donne in tal guifa, 
Sed vitate viros cultum , formamque profejfos , 
®>HÌque JUas ponmt in (latione comas . 
Quanto condanno Affettati di fimil forte > altrettanto abborrifco Colei, 
che dandoli un aria , in qualunque modo mai convenevole , di difprezzo e 
di fé Ite iTo , e degli altri , cenciofo , fordido , mal comporto, affetta com- 
parire un pazzo Diogene . 

Munditite tibi j?laceant -. 
avvifa 1' amorofo Precettore Ma. 1. 

Sit bene coniieniens , & fine labe toga.. 
Lìnguaque nec rigeat , careant rubigine dente! , 
Ts{ec vagus in laxa pes tibi pelle nateti 
tsfec male deformet rigido* tonfar a capillos , 

Sit coma , fit dotta barba refctìa man» , 
Et nibil emineant-, & fint fine fordibus ungnesi 

Inque cava nullas ffet tibi nare pilus , 
T^ec male odorati fit triflis ankelitus oris , 

T^ec ludat nares virque-, paterque gregis . 
Il volto languido e dilicato fpiega che 1' affettazione per fé fteflfa è 
languida , failidiofa , importuna e che 1' Affettato in tutte le operazioni 
fue inoltra una dilicatezza mendicata , che riconofce per loppiù la fua ori- 
gine da uno fpirito languente, e mal regolato . Fanno pena alcune ed 
alcuni , che volendo apparire di un gulto efquifìto e particolare , credono 
farli merito nel bialimare tutto ciò che il Mondo approva , Tutto fembra 
che Loro dia faltidio , niente ci ha che gli appaghi o dia ad Elfi piacere. 
Se mai avviene che Quelti li trovino nelle Converfazioni , o Itudiano di com- 
parire tanti Democriti ne' più ferj difcorli, o tanti Eracliti ne' più allegri giuo- 
chi . Sciocchi che fono .! penfano in tal guifa operando , che il Mondo 
ammiri il Loro fpirito , e non fi avveggono che riguarda il Mondo le Loro 
ftravaganze , come effetti di un inlipido penfare . 

Per il Drappo di varj colori intelluto , intendo dimoltrare elfer varj i 
generi degli Affettati ; V' includo quegi' ignoranti profontuoli , che per 
avere fcorlb qualche Volume, che nel Mondo letterario abbia fatto e faccia 

G 2 ftrepito 



5* ICONOLOGIA 

ftreplto 9 ed il più delle volte avendone {blamente Ietto 9 Frontismo» *« 
danno già ad intendere di efTer giunti all' ultimo fegno dell' Erudizione.; 
fé poi li favorifce la memoria per ricordarli di alcun termine o Greco * e 
Francefe , o Inglefe* o di altro ftraniero Idioma, non c'è Chi li pareggi, 
e fupponendofi già Irrterpetri di quelle lìngue , che non intendono , non fi 
accorgono che più che quelle hanno aequiftata 1' abilità di tediare Chi gli 
afcolta » col affettatamente porre in ogni lor difcorfo, e quali adognipaffo, 
o qualche male appropriato Grecifmo , o qualche Latinifmo non ben intefo . 
Qual tormento è mai quello dì avere a {offrire Perfone , che ne' Loro di- 
fcorfi per efprimere le cofe anche più baffe e triviali , non fi fervono fé 
non di termini i più fceltì , e pare non fappiano parlare * fé non come_> 
fuol dirfi , a punta di Forchetta . 

Dovrebbono pure quelli tali avvederfi , che termini ricercati e punto 
naturali , in vece di abbellire i loro difcorfi , danno loro un' aria impor- 
tuna » pedantefca > e ridicola . 

Dovrebbono accorgerli che per 1' applaufo , che fi lufingano acquiftare» 
fi rendono il giuoco delle Converfazioni . 

Nel numero degli Affettati pur troppo fi conta ancor qualche Dotto! 
Quelli o troppo vago del fuo fapere , o troppo {prezzante dell' altrui 
merito , o troppo invaghito di lodi , medita ,■ itudia , cerca tutti i mezzi» 
onde farli conofcere anche più grande di quello- Egli fia ; fempre o di fé 
parla , o dì quella Scienza in cui più è verfato ; o fé qualche Opera__» 
alla luce ha data , poveri ■ Amici fuoi ! A qual travaglio non fono Eglino 
condannati ! Conviene fi accomodino a fentire da Elfo ogni giorno qual- 
che fquarcio della fua produzione , 

A maraviglia Orazio negli ultimi verfi della fiia Poetica efprelfe la. 
natura di fimil Gente , e la pena che apportano . 

LndoEìum , doEìumque fugat ^ecitator acerbus , 
Quem Vero arripuit , tener, occiditque legendo* 
"Non mìffura cutem nifi piena cruoris birudo . 
E contro gli Òilentatori del proprio fapere , così guittamente efetama il 
Guarnii nel JPafior fido . Atto 5. Scena 6. 
Oh cecità delle terrene menti ì 
In qual profonda notte , 
In qual fofca caligine d' errore 
Son le nojìre stinte imrnerfe t 
sciando tu non le illuflri 1 fortimo Sole ! 
tA che del j'aper vojiro 
Insuperbite , miferì mortati ? 
^tefta parte di noi , che intende , e vede » 
^on è nofìra 'virtù , ma vien dal Cielo : 
Ejfa la da come a Lui piace 1 e toglie . 
Fanno riaufea quegli Affettati Nobili, che privi d'ogni altro merito» 
non fanno altro che infaftidfre Chi gii afcolta , col rapportare ad ogni mo- 
mento la lunga teffitura di loro Genealogìa , la dinumerazione de' gloriofi 

Avi 



T M O P R I M 0. 55 

Avi , gì* importanti fervigj da Loro pfeftati allo Stato . II Mondo faggio 
fa beniffimo , che non confitte la Nobiltà vera in un fangue per lunghif- 
fima fèrie di anni non intorbidato nel fangue plebeo . Un fangue puro , 
un fangue ill'uftre accrefcerà pregio alla Nobiltà , ma non è che effet- 
tivamente la formi . La Nobiltà vera il folo proprio perfonal merito la*j 
coilituifce . 

Stemmata quid facilititi quid prodejl , Tontice, longo 

Sanguine ceriferi ■> piclofque oflendere vultus 

Majorum , & fiantes in curribus e/Smilianos , 

Et Curios jam dimidios , humerifque minorem 

Corvinum , & Galbam auriculis « nafoque carentem ì 

^ui frutlus generis , tabula jadiare capaci 

Corvinum ■> & poflhac multa deducere virga 

Fumofos Equitum cum Dittatore MagHhos , 

Si coram Lepidis male vivitur ? Effigies qua 

Tot bellatorum ■> fi luditur alea pemox 

lÀnte T^umantinos ?• Si dormire ineipis orta 

Luciferi, quo figna Duees , &■- caflra movebantì 

Cut <Allobrogicis , #» magna gaudeat ^Ara » 

'Status in Herculeo Fabius lare ; fi cupidus , fi 

Fanus « & Euganea quantumvis mollior agna , 

Squallentes traducit Jivos , emptorque <veneni 

Frangenda miferam funejìat imagine gentem ? 

Tota licet Veteres exornent undique cera 

>Atria j K(pbilitas fola efi , atque mica virtù* » 
^ menai. Sat. 8* 

Quando m* avvengo in taluno , che non mi lafcia di anguftiare fino a. 
tantocchè non moftro di aver ben comprefo , eh 5 Egli poffiede delle gran ric- 
chezze ? mi fento ftimolato a palefemente dirgli , che potrebbe fifparmiarfi 
di affannarmi in ciò , per cui Io non lo ammiro , ma mi fa forfè forfè ri- 
flettere quanto cieca fia la Fortuna . Se non avete , gli direi , altro che la 
ricchezza > onde pregiarvi * non fiete niente più che Colui , che dalle_> 
Manette riconofee immenfe dovizie , che quel vii Pizzicagnolo che tanto 
poffiede ; farete anzi meno » fé coftoro contano più averi che "Voi . Gli 
ripeterei il graziofo Epigramma di Marziale . Lib. 3. Ep. 25, 
Sunt tibi , confiteor » diffufi jugera campi > 
Vrbaniqtte tenent pradia multa Lares : 
Et fervit Domina numerofus Debitor arca a 

Sufientatque tuas aurea menfa dapes . 
Faflidìre tamen noli , Bufine » minores t 

Tlus habuit Didimus , plus Vbilorrtelus habet . 
Rido poi meco flefifo , alla premura che inoltrano di palefare le idetì 
grandi , che in mente hanno j le quali punto non infere tifano gli opprei& 
Afcoltanti , e che non fi fanno mai eféguire l 

Innu- 



14 ICONOLOGIA . 

Innumerabili altre fpecie di Affettati fi trovano, che fi traIafcìano,fpie« 
gate dalla varietà de' colori , che fi mirano nel Drappo della mia Immagine. 
Si pone avanti uno Specchio in atto di vagheggiarfi , e configliarfi con_s 
elfo negli atteggiamenti della bocca , nel girar degli occhi , e nel mover 
de* pafli » per denotare che nelj 1 Affettazione fi comprende 1' inganno , la 
vanità » e la ridicolezza .. V inganno è fpiegaro per mezzo dello Specchio» 
il quale agli occhi noitri moitra di avere in Xe , quello che in vero non 
ha -> né può avere . Inibii judicamus in fpeculis nifi fallaciam effe , nihil almi 
quarti alienimi Corpus mentientibus . T^on enim e fi in fpeculo quod ofienditur. .... 
Quid ergo ? Simulacra ifla vana funt , & inanis verorum Corporum imitatìo. 
Seneca lib. ij qu. 20. cap. 5. 

In ùmil guifa 1' Affettato nell' affannarfi in voler fare una moitra di fé 
niente confacente a ciò che gli è naturale , ci fa vedere di aver copiato 
in fe.j ciò che in fé non ha . Studia ingannare .nello iteifo tempo che_> 
più che gli altri , inganna fé fieffo . 

Si fcorge la Vanità nella politura avanti lo fteuo Specchio , giacché 
non e' è che meglio fpieghi 1* effer vano * che quella Donna > contro la 
quale » cosi fé la prende il Guarino nel fuo Paitor fido . Atto I. Scena V. 
E' tua cura » tua pompa , e tuo diletto 

La feorza fai d' un miniato volto . 
...... Tinger d' oro un' infenfata chioma -» 

Ed una parte in mille nodi attorta 

Infrascarne la fronte , indi coli' altra 

Teffuta in rete , e in quelle frafebe involta . s 

"Prender il cuor di mille incanti cimanti . 

Oh come è indegna e fiomachevol cofa 

Il vederti talor con un pennello 

Tìnger le guance , ed occultar le mende 

Di natura , e del tempo , e veder come 

il livido pallor fai parer d' oflro.<, 

Le rughe appiani, e 'l bruno imbianchi, e togli 

Col difetto il difetto , anzi l' accrefei . 

Spejfo un filo incrocicchi , e V un de* capi 

Co' demi afferri » e con la man fìnifira 

L' altro fofiieni , e del corrente nodo 

Con la dcflra fai giro , e l' apri * e firìngi » 

§hafi radente forjice , e V adatti 

Sdì' ìnc^ual laii'tginofa fronte ; 

Indi radi ogni piuma , e [velli infieme 

il mal crefeente., e temerario pelo 

Con tal dolor , cb' è penitenza il fallo . 

Ma quefìo è ' nulla ancor , che tanto all' opra 

Sono i cofl'tmi famigliami* e i vezzi, 

Qnal cofa hai Tu che non fìa tutta fintai 

S' apri la bocca , nienti : Je Jojpiri 

Son 



TOMO PRIMO. 55 

Son mentiti i fofpir ; fé movi gli occhi , •«. 

E' fondato ili guardo r in fomma ogri atto % 
Ogni fembiante-, e ciò che in Te fi vede * 
E ciò che non fi veder o parli, e penfiy 
Tutto è menzogna . 
Negli atteggiamenti della bocca , nel girar degli occhi , e nel mover 
de' palli fi dimoftra la ridicolezza infeparabile dall' Affettazione . Perfone 
di tal carattere , convien' dire , che fé l' intendono troppo con il malfido 
Configliero Ovvidio , e non fi accorgono y che ridonda in Loro derilione^ 
la mendicata Arte» in cui cosi le ammaeftra nel Lìb. 3. de sArte amandi. 
Exigiio fignet gefiìt ,- quodcumque loquatur 9 

Cui digiti pingnes »- & fcaber unguis erit . 
Cut gravis oris odor, numquam jejuna loquatur :- 
Mi piace però il feguente avvertimento 

Et femper (patio difiet ab ore Viri . 
Come mi {piace il reftante 

Si niger » aut ingens »- aut non erit ordine natta 
Dens tibi ,- ridendo maxima damna feret * 
Se ne maraviglia però anch' Eifov 

$fctis credat ? Difcunt etìam ridere Tuella r 

^uaritur atque illis hac quoque parte decora 
Sint modici rictus y fini parva utrinque lacuna V 

Et fummos dentes ima labella tegant . 
I^ec fita perpetuo contcndant ìlia rifu : - 

Sed leve nefcio quid ■> famineumque fonent „- 
Mfl qua perverfo difior queat ora cachinno ». 

Cum rifit : Lata efl attera , fiere pittes . 
Illa fonat raucum quìddam ■> atque inamabile ridete 

Vi rudit a fcabra turph *Afella mola . 
J>ro non- *Ars penetrat ? Difcmt laerymaw ■ dstenUr'^ 
Quoque volunt plorant tempore , quoque modo. 
Sì dipinge con un Narcifo nella deitra mano per dimoftrare la Vanità» 
e {foltezza dell' Affettazione ; giacché o fi prenda dall' Etimologia del no- 
me Narcifo » che viene dal Greco T^arce che lignifica Torpore itupore » e fi 
confiderà per quello che I*' Affettato, fe non per insipidità e per mancanza 
di retto- penfare » fi muove a comparire diverfo da quello-, che. la naturai* 
lo volle : o fi prenda dal fa volofo Giovinetto Narcifo 1 , di cui fingonoà Poe- 
rf che rapito dalla fua bellezza nel mirarli in un fonte , accefo dr fòver- 
chio: amore verfo fé ltelfo , mancò di vita , e fu convertito nel fiore , che 
porta il £110 nome» eli può riflettere quanto danno rechi un ? finiti difetto. 
Lo fpiegò a maraviglia Galliano Baiò libi rr. cafi 2$. T^arci/us domefìi- 
co fui ipfms amore flagrans domi » & ex fé fé perit . Erat enim in pulchritUr- 
dìne Corporis excellens »• unde edam amor » &• defiderinm* fui aiiitum efl . Fon- 
tem etemm alitando velut portatums inde ocvtpavìt , fpetlator antera propria for- 
ma confiftens , Ipfe fé ìpfum amore fui corrumpit . oid F antera itajne fubinde 

progref 



ì6 ICONOLOGIA 

progreffits , umbram [narri velati amator dilexit , fuperatits antan ab amore , & 
[e ipfum in aquis apprebendere tentans , terram infuper amìjìt , atque fìc afieóìus 
refrigerìum quarcns s vita prhationem invenit . Tantum fané lucri morte fiuij 
adepttis , quantum in flore mutatus cfl , qui nomine fuo illius memoriam ajfert , 
<&■ confervat . 

Quanti coi foli pregi, di cui li' dotò la natura, fi farebbono ammira- 
re , e cercano morte al loro merito , col troppo invaghitene , e ufare 
tutti i sforzi di farne una vana gloriofa Pompa ! 

La Mafchera che tiene colla finiftra indica la proprietà del? Af- 
fettazione , che è la fimulazione della propria Perfona , che fi allontana da 
ciò , che le è naturale , con cui non difpiacerebbe , per cercare in un' 
aria prefa ad impreftito il vero modo di renderli faftidiofo , e ridicolo . De- 
nota inoltre la Mafchera 3 che 1* Affettato copre il vero per far compari-» 
re il falfo . 

Non e' è cofa che più fpieghi la ridicolezza dell' Affettazione che li 
Scimia , mentre è quello uno dei più ridicoli animali profontuofi » e 
feiocchi imitatori delle azioni altrui . L' Affettato non meno della Scimia 
ferve di divertimento al Mondo . La Scimia , tuttocchè bruttiffima , fi da ad 
intendere di effere il più vago e graziofo animale ; e ciò chiaro Io mo- 
to , mentre nel tempo che vien chiamata bella , fpiritofa , e fimile , eful- 
ta , fi pavoneggia , e apparifee lieti/lima ; fé il contrario le fi dica ,- fi ve- 
de fubito far de' moti , che indicano la rabbia interna . Nella ftefifa gui- 
fa che la Scimia procura feioccamente imitare le azioni umane , l' Affet- 
tato per uno fmifurato desiderio di piacere > e farfi diitinguere , ma troppo 
male intefo , agogna di copiare gli altrui atteggiamenti , ed azioni , che 
aon eifendogli punto naturali , lo rendono Io fgherno degli Uomini . 

FATTO STORICO SAGRO. 

NEH' entrare Jehu vittoriofo in Jezrael , Jezabel che Moglie era fiata 
dell' empio Aacab , udita la di Lui venuta , pensò forfè coli' affettata 
fua venufti tirarlo al fuo affetto ; dipintoli perciò il volto, ed affettatali la 
chioma , fi pofe alla reale feneltra per far vaga pompa di fua Perfona . Fal- 
lì però il fuo penfiero : giacché Jehu non folo non fi moffe alle alterate^ 
fue bellezze, ma comandò anziché da quella fieffa feneftra in iftrada foffe 
precipitata ; dove divenne pafto degli affamati Cani . 4 de' Bg cap. 9. 

FATTO STORICO PROFANO. 

UNo de' più affettati Uomini del Mondo fi fu fenza dubbio Crefo Re 
della Lidia . Un di in occafione di folenne Pompa , erafi ornato delle 
più ricche e belle vefli , di vari colori, e di diverfe foggie . Pieno di 
odori » colla chioma all' ultima perfezione accomodata » erafi aflìfo nel Tro- 
no reale con maggior magnificenza del folito . In tale fiato cflendogli 
comparfo avanti Solone Filofofo , che non curava tante vanità e bagattelle, 

ere- 



TOMO P R IMO. 17 

credendo d* indurlo a maraviglia , così gli favellò . TI pare , ò Filofo- 
fo , che fi pofla agevolmente ritrovare cofa più magnifica , e cofa più de- 
gna di ftupore di me? guarda al portamento reale, all'attillatura delle ve- 
lli , ed alla tanta divertita de' colori , che infìeme cosi bene campeggiano ; 
trova fé puoi un paragone , e dì fé hai veduto giammai uno a me pari . 
Sorridendo il buon Filofofo per la firana affettazione del fuo Signore , gli 
rifpofe che niente più .maraviglia gli arrecava , di quella gli apportaffero i 
Galli d' India , i Pavoni , i Fagiani , i Pappagalli , ed altri Uccelli del Mon- 
do : e tante parole appreffo a quelle aggiunfe , che traffe a Crefo le la- 
grime dagli occhi , e fece che fino alla morte fi ricordaffe di Lui . 
Laerzio citato dall' ^iflolji : Ofjic, Stor. lib, 3. cap. 8. 

FATTO FAVOLOSO. 

CAffiope Moglie di Cefeo Re di Etiopia , e Andromeda fua Figlia for- 
tirono dalla Natura una maravigliofa bellezza ; vane per altro fopram- 
modo derogarono a' loro meriti coli' affettatamente porre in tal moftra e ca- 
ricare la loro naturale venuità , che giunfero in fino a gareggiar di bellez- 
za colle Nere idi , e non folo di Quelle più graziofe fi reputarono , ma an- 
cora della Iteffa Giunone . Per il che fdegnata la Dea , punì Andromeda col 
condannarla ad efTer legata con catene dalle Nereidi , ed effer efpolta nuda 
fu d' uno fcoglio alla rabbiofa fame di un Moitro marino ; punì Callìope 
col doverfi toglier dal fianco quella fua Prole , che più della vita fteffa-j 
teneva cara . Le favorì però la forte di Loro mofTa a pietà , imperocché paf- 
fando Perfeo in aria fui Cavallo Pegafo , & vedendo Andromeda fui punto 
di effere divorata dal Moitro, con lo fcoprire la Telia di Medufa , impie- 
trino , liberò la Principerà , e reltituilla a' fuoi Genitori , i quali per gra- 
titudine la concedettero a Lui in Conforte . Ovvici. Metani, lib, 4. 

AFFEZIONE, 

Vedi Benevolenza . 

AGILITÀ'. 

Del Pyeverendifiìmo T. Fr. Ignazio Danti Perugino. 

Onna - che voli colle braccia llefe , in modo dì nuotare per l' aria . 

agilità , 



D 



Giovane nuda e fnella , con due ali fopra gli Omeri non molto gran- 
di. , in modo che inoltrino piuttollo di aiutare 1' Agilità che il vo- 
lo . Deve Ilare in piedi in cima di una rupe, follenendofì appena colla_j 
punta del pie manco, e col pie dritto follevato in atto di Voler leggiadra- 

TT °° 

H mente 



58 ICONOLOGIA 

mente faltar da quella, in un altra rupe ; e però fi dipingeranno le ali tefe » 

E* nuda per non aver cofa. che 1' impedifca . 

In piedi per inoltrare difpofizione al moto . 

In, luogo difficile, e pericolofo ». perchè in quello più 1* Agilità, fi ma- 
nifeste. 

Col piede appena tocca: la ; terra: aiutata: dalle ali , perchè 1" Agilità uma- 
na , che quella intendiamo » fi folleva col vigor degli fpiriti fìgnificati per 
Je ali , ed alleggerire in gran, parte in Noi il pefo. della, fonia terrena. 

A G R I COL T U R A . 

Dì Ce/are Ripa ^ 




DOnna veftita di v erde» con una Gfrlanda: di fpighe. di grano in capo; 
Nella finiltra mano tenga il. Circolo dei dodici Segni xelefti » abbrac- 
ciando colla. delira luvArbufcello^che fiorifca. mirandolo fiflò. .. Ai piedi vi 
farà un"Aratro'. 

Il Veitimento. verde- fignifica: h Speranza ». fenza la quale non. farebbe 
ChL fi-dafle giammai alla fatica del lavorare e coltivare. la terra.. 

La Corona di fpighe fi dipinge per lo- principale fine di queft' arte • 
che è di far moltiplicar, le biade. ». che- fon. neceflarie. amantener la vita dell' 
Uomo,. 

L' abbracciar 1' Arbufcello fiorito e riguardarlo fido , fignifica E amore 

dell' 



TO M PRIMO, i 9 

dell* Agricoltore verfo le Piante , che fono quali fue figlie » attendendo- 
ne il defiato frutto» che Jiel fiorir gli promettono- 

I dodici Segni fono ì varj tempi dell' Anno » e -le Stagioni , che da ef- 
fà Agricoltura fi confiderano . 

L' Aratro fi dipinge come Inftrumento princlpaliflìmo per queft? arte , 

Jtgricolttira. . 

DOnna con Vefiimento di varie Piante , con una bella Ghirlanda di {pi- 
ghe di grano ed altre biade » e di pampani colle uve „ Porterà in_^ 
ifpalla con iella 'grazia una Zappa » e coli* altra mano un Ronchetto , e 
per terra vi farà un' Aratro . 

Agricoltura è arte di lavorare la terra , feminare , piantare , e ìnfegna- 
re ogni forte di erbe ed arbori , con confervazione di tempo, di luogo , e 
di cofir . 

Si dipinge con Vefte contefta dì varie Piante , e colla Corona in tefta 
teffuta di fpighe di grano e altre biade, per efler tutte quelle cofe ricchez- 
ze dell'Agricoltura, ficcome riferifee Properzio //£. 3. dicendo. 
Felix agreflum quondam parata, Juventus , 
Divitia quorum mejjìs, & arbor erant . 
Gli fi da la Zappa in ifpalla , il Rondo dall' altra mano » e 1' Aratro da 
banda per efler quefti iftromenti neceflàrj all' Agricoltura « 

agricoltura . 

DOnna vefìita di giallo , con una Ghirlanda in capo di fpighe di gra- 
no . Nella delira mano terrà una Falce » e nell* altra un Cornucopia 
pieno di diverfi frutti , fiori , e frondi » 

II. color giallo del Vefiimento fi pone per fimilitudine del color delle_* 
biade , quando hanno bifogno che 1' Agricoltore le raccolga in premio del» 
le fue fatiche , che però gialla fi dimanda Cerere dagli antichi Poeti . 

STUDIO DELL' AGRICOLTURA. 

Quella Medaglia di Gordiano . 

UNa Donna in piedi , che fta' colle braccia aperte , e moftrà due ani- 
mali , che le fianno ai piedi, cioè un Toro da una banda, e dall' altra 
un Leone . 

II Leone lignifica la Terra , perciocché finfero gli Antichi che il Carro 
della Dea Cibele ruffe tirato da due Leoni , e per quelli intendevano 1* 
Agricoltura . 

Il Toro ci moftra lo ftudio dell' arare la terra» e ci dichiara li com* 
modi delle biade con iftudio raccolte . 

tì a FAT- 



6o 



ICONOLOGIA 

FATTO STORICO SAGRO. 



I* Agricoltura principiò col Mondo , e fu approvata , ed efercitata dalle* 
jt fteffo Dio , quale non folo di Criflo fu chiamato Agricoltore , ma Egli 
piantò il Paradifo Terreftre » ed al primo Uomo in iftato di Grazia lafciò 
la cura di quello per onefto efercizio e fuo diletto , come dice Grifoftor 
mo . E dapoi la prevaricazione ordinò ad Effo e fuoi Succelfori per fpe- 
cial precetto 1 ? Agricoltura volendo, che per vivere (ùdaflero in lavorare 
Ja Terra ». Tanara nell' Econom. del Cittàd. in Vìi. Uh. z. 

FATTO STORICO PROFANO. 

EZio uno de' più valorofi Capitani, che abbia illuftrato il Mondo, acuì 
1* lmperio'di Oriente fu tenuto di fegnalatiflìme Vittorie ; Quello -che_> 
liberò più volte V Italia dal furore de* Barbari , fi moftrò non meno inten- 
dente dell' Agricoltura, che del Governo de' poderofi Eferciti .Dopo aver 
tanto fudato e per la fua gloria , e per il fùo Signore ,. fi rifolvè di ritirarfi iit: 
una fua deliziofa Villa , facendo una libera e generofa rinunzia a tutte le 
Dignità , che afpettare poteva , e che offerte gli venivano . Quivi fi die- 
de a lavorare di fua mano il terreno , col filfo penfiero di volere in tsl'gui- 
fa terminare tranquillamente ì fuoi giorni . tAflolf. nell' Ojfic. Stor.. lib. \*. 
eap. 4. Biondo lib. 1. 

FATTO FAVOLOSO. 

SAturno dopocchè fu fcacciato. e dal Trono e dal Regno da Giove fuoi 
Figlio , fi rifugiò in Italia , dove fu cortefemente da Giano accolto * 
e qui Egli principiò ad iltruire gli Uomini nell'Agricoltura . ùvvid^ 




AJU~ 



TOMO PRIMO* 
AJUTO DIVINO» 

DelP cibate Cefare Orlandi* 



61 




SI" dipinga una Profpettìva", cfie rapprefentì oblique e fcabrofe vìe , di- 
rupi , foffe coperte di frondi , lacciuoli qua e là tefi , ferpi nafcolli 
trall' erba e fiori di luogo in luogo fparfi . Sì figuri un' erto Monte , al 
quale fia appoggiata lunga {cala, in cima della quale fi mira un Uomo di ve- 
nerando afpetto con una {iella in fronte , ripieno tutto di luce . Sia in atto 
di tenere con una mano una catena di oro ,-e di porgerla ad un Uomo che fi 
dipingerà in atto di falire. la detta (cala * e fi veftirà. in abito di Guerrie- 
ro» e con lo Scudo in cui fia fcolpita la parola Deus. Coli* altra fia in atteg- 
giamento di {"cagliare fulmini contro a varia Gente , che furiofa fi affolla s 
e inoltra di volere impedire al detto Uòmo la falita .- 

A E' il Pellegrinaggio noitro in quella mifera Valle dì lagrime e fòfpiri 
ripiena, a' pericoli {"oggetto tanto, che beato Quello, cui dato è il poterlo 
felicemente compiere , e giungere alla' meta per cui nati fiamo , e che fo- 
la può renderci- fortunati - E' in noitra mano 1' acquiito del Sommo Bene , 
ma fenza un particolare potentiffimo ajuto del fommo Bene , è vano colle de- 
boliffime forze noftre il poterlo fperare . Troppo è per fé lleffa chiara la 
ragione , perchè eflfendo Egli e il noitro Autore, e l' affoluto Padrone non fole» 
del noitro eiTere ,. ma ancora dell' operare » ficcome non polliamo effer fenza 

di 



Sz ICONOLOGIA 

di Luì ; così neppure fenza di Lui polliamo operare » e non perciò viene 
adefifere offefa la libertà del noflro arbitrio.. 

Confiderando Io però l' Uomo , mentre è in queftoperegrinaggio della Ter- 
ra , rapprefento il Mondo come una Vrofpettiva , che ci dimoftri oblique fio." 
brofe vie , Fojfe coperte di fiondi , Lacciuoli qua e là tefi-, varj Dirupi , Serpi na- 
fcoflì trall' erba e fiori di luogo in luogo Jparfi*, giacché , a Jben riflettere : , per 
il viaggio noftro alla promeìfa Terra ,ci convien paffare periftrade , che le 
diftinguer ben non li fanno e fi sbagliano , invece di colà condurci , cagio- 
ne fono , che difviati da'noftri nemici , ne fiamo perpetuamente efclufi . 
Ah quanti viottoli , che fembrano menarci al Cielo , non bene efaminafi incon- 
trare ci fanno in Lacciuoli qua e là tefi , che dal bene .ci arretrano , in_» 
Fofle di frondi coperte che all' abbiilò .ci traggono J Divozioni , Limoli- 
ne, Religiofi ritiri quante volte fervono più ad ingannare il Mondo » a pro- 
cacciarci il proprio comodo , „che per 1' unico oggetto di piacere a Chi folo 
piacer fi dee ! Quanti Dirupi nel Mondo non" s' incontrano per precipita- 
re ! Odj, Vendette, Rubbamenti, Affaflìnj ec. 

In quanti Prati non fi pone il piede , che fembrando di amenità , di 
piaceri veftiti, oDTervar non ci fanno le orride Serpi che ci avvelenano ina- 
bili ci rendono per il ritorno al diritto fenderò , e 1\ eftremo efterminio ci 
apportano ? 

Piucchè bene 1* efprefle in un leggiadriflimo fuo njoral Sonetto il fempre. 
degno di ogni lode Carlo Maria Maggi.. 

Trejt .dietro agli affetti il camin torto , 
Cui nel fuo cominciar piano ed aperto j 
Di piccoli fioretti avean coperto 
Lnfìnghiera fperanza , e piacer corto , 
Il piacer , poiché al piano ebbemi [corto •> 
vébbanionommi al faticofo ed erto ; 
E feguendo il viaggio ognor me» certo , 
Mi tolfe anche la [pente il fuo conforto . 
Frattanto ognor mm chiaro il Sol s' avvanza % 
Ed ecco in ore fofche , in luogo ftrano 
La via fi parte in piti, fentier bugiardi . 
Mi toglie lena il non aver fidanza ; 

Mi guardo indietro , e mi par duro , e vano 
Sì gran cammin ricominciar sì tardi . 
E in tanti perigli farà Uomo alcuno, che fi dimentichi di chiedere ii 
ogni momento il Divino aiuto! 

L y lAlto Monte indica la via del Cielo. 

La Scala a quello appoggiata dimoflra che a gradi fi acquifta dall' Uo- 
mo la Perfezione , e che per i gradi delle Virtù fi afeende al confegui- 
mento del tutto , 

Per l 5 Vomo di venerando afpetto con una Stella in fronte , e tutto di luce cirt 
condato , che in cima di quella fi mira , viene indicato V Ajuto Divino . 

Oleaftro nel fuo Libro intitolato ad mattini compof. col. U in cap. 38, 

Cenef. 



TOMO PRIMO. 63 

Cettef. fai. 222. rapportando il mifteriofo fogno o piuttoflo vifione del Pa- 
triarca Giacobbe della Scala, che da Terra fino al Cielo- arrivava, e alla_» 
cui parte fuperiore era lo iteffo Dio appoggiato ; EtDominum imtixum ScaL-e 
Cen. cap. 28. v. 13. Spiega etfere imponìbile afcenderè di grado in grado 
alla Perfezióne» e. quindi alla eterna Beatitudine , fé Iddio non vi concor- 
re col fuo Divino ajuto . 2>t oftenderet neminem ad Eum ire pojjei nifi Ille te- 
nne rit vicini Ejus , Scalamque fuflentaverìt\- 

E che altro intender- vuol e- il Santo Re Da vidde , allorché dice Tfal. 126, 
7S(ifi Dominus t&dificaverit Dormirti , in vanum laboraverunt , qui tedificant cam . 
I^ifi Dominus cuflodierit Civitatem , frnflra vigilat qui cuflodit eam . Se nonché: 
fenza?. il Divino ajuto tutto invano fi penfa , fi operi, fi cuftodifee?' 

Videtìs ergo ( dice S. Valeriano Vefcovo di-CIemeK Hom: 1 1. de Vanaglo- 
ria) qaod nec fine Domino »- quod boniw ejì l adificari , nec adificatum fine Do- 
mino poterti: cufladìri: t ^pgand'us- itaq: efi fèmper Chrifius nofier » ut in nobisbo* 
na. nutriate &exorandns ut nutrita ctfiodiat .- 

La 1 Stella,- che in fronte gif fi- mira , è Geroglifico del Supremo Ente .- 
Gli Egiziani , fecondo Oro ' Apollrne , e '1 Valeriano , ■ eiìendo per la 
contemplazione delle Stelle venuti in particolare cognizione -di' Dio , o 
che fenza 1' ajuto di" Dio nulla fi operava , o operar fi poteva ,- ordina- 
rono 1 , che- per il fegno medefimo, onde Eglino aveano comprefo il tutto » 
fi lignificale ih Dio dell* Univerfo . Si deve-- drpiu interpretare la ; Stellaper 
ifcorta r per guidale pefajuto a.confeguirè il Sommo Bene . Allorché l'Eter- 
no ■ Divino Amore- per redimere 1' Uman genere dalla mifera fchiavitù , in 
cui lo riduife il fallo de' Primi Parénti , non ifdegnò ■ nel Seno di una Ver- 
gine » fenz' opra Umana veltirfidi Umana carne ,- ed all' Eifer di Dio uni- 
re, quello- di Uomo , eleggendo per culla un' vile- ammàlfo di paglia e 
fieno - nella piccola*, fortunatiflìmà: Città di Bètlem ', non per altra figura mo- 
firoffi. là nell'Oriènte ai tre; Re Magi'»- che per mezzo- di unaStella , con 
l'ai cui fcorta s' incamminarono all' adorazione di Elfo -fatto* Bambino ■'. Vtdi- 
muv-'tnìm ■ Stellam Ejus in Oriente »- cjr venimus adorare 'Eum .- Matt: cap, 2* v. 2. 
Crederono i faggi Re , ubbidirono alle " Divine Ifpiraziòni » perfeveraróno fi- 
no al' fine nell' incominciato viaggio» giunfero ad adorarlo;' ma fé dalì-io 
Stella guidati: noii' erano :' Et Ecce- Stella » quam* viderant in Oriente» antecede* 
bat Eos » ufque d'tm" veniens yfiaret fitpra»- ubi erat "Pier .- Matth:' cap. a& vZ 9. 
giunti mai non farebbono a- vedérlo*: cioè ,- fenza 1' ajuto Divino, (perciò 
(piegare- fi vuole ) non giùngerebbe mai Uomo a fare opera - buona.', ed in 
«onfeguenza al confeguimento di Lui . Ma fi afcolti il gentiliflìma-Coppet- 
ta fu quello- proposito,'- che a- maraviglia fpiegà; il- miftero' di quella Stella 
apparfa ari.' Santi Re Magi.- 

Vedo oggi ufcir con doppia luce il giorno % 

Edi un* Stella andar col Sole paro»- 

"Per fare al' Mondò mànifejlo" e chiaro » 

Chi" Egli era già del maggior Sole adorna . 
Vedo i tre Magi 'ricercar d y intorno 

Col nuovo raggio lume ancor più chiaro : 

}'eJo 



*4 ICONOLOGIA 

Vedo i tre doni, e 'l fier Tiranno avaro 

Già temer pien di rabbia il degno [corno s 
E vedo quanto occhio mortai fofliene 

Del del bellezze , e meraviglie move •> 

Cb' un* umile capanna alberga , e mofira : 
E mirando , Signor < già mi /avviene , 

Come fi febivi Erode , e l ver fi trove , 

Seguendo l' orme della Stella voflra l 

Quanto mai fpieghi 1' Aiuto Divino la Luce fi legga in S. Paolo ad Epbef. 
cap. 5. v. 8. 9. io. 11. Eratis enim aliquando tenebra : nunc autem lux /«_» 
Demino . Vt Filii litcis ambulate , [ frucìus enim Lucis ejl in omni bonitate , &• 
juflitìa , & ventate ] probantcs quid fit beneplacitum Dea : e appretto v. 13. 14. 
Omnia autem , qua: arguuntur-a Zumine manifefiantur ; Omne enim quod manife- 
Jìatitr -, Lumen e/I . Tropter quod dicit : /urge qui dormis , <& exurge a mortuis ; 
& ilhminabit Te Cbriflus . 

L' atto di tenere con una mano la Catena di oro, e porgerla all'Vomo, ebe 
è per falire la Scala fpiega la proprietà del Supremo Ajuto ; giacché per la 
Catena di Oro s' intende la Grazia Divina , da cui derivano le opere buo- 
ne , che una dall' altra dipendendo , e concatenandoli , fortunatiffima cagione 
fono dell' arrivo al godimento del vero Bene . Si figura di Oro per effer 
quello il più preziofo metallo , e perciò fpiegazione dell' incomprenfibile 
valore dell' Onnipotente Ajuto . 

Per 1' 'Domo a cui fi porge, e che è per [alire la Scala veniamo denotati 
Noi tutti , ai quali il mifericordiofiffimo Iddio porge la benefica affiftenza iua 4 
e ci addita , e prefenta tutti i mezzi, onde a fé attirarci .Succile feriamente ri- 
flettendo il Santo Re David Tfal. 17. 36". a Lui rivolto cfclamava : Dedifiì 
rnìbi TroteUionem falutìs tuie ; dr dextera tua fufeepit me . 

Si velie il detto Vomo in abito da Guerriero, e conio Scudo in braccio, in 
cui /'colpito fia il motto Deus: Per dimoitrare , che miliiia e/I vita Ho- 
minis fuper terram . Job, cap. 7. v. 1. e che combattere del continuo dob- 
biamo contro le nofire Paflìoni formidabilinìmi nemici , ma combattere fem- 
pre con armi a Dio rkhiefte : Indiate Vos dice 1' Apoltolo ad Epb. cap. 6, 
1). 11, armaturam Dei . Col folo Ajuto di Dio pugnando trionferemo , e por 
trem dire col Coronato Profeta Tfal. 1 7. 40. Trxcinxìfiì me virtute ad bellum : 
Et fupplantafli infurgentes in me Jubtus me . 

Perciò fi figura che nell' altra mano tenga Fulmini in atto, di fcagliarli con- 
tro varia Gente che fi affolla furio/a per impedire al detto 'Domo la {alita, a ca- 
gione d' indicare che 1' Uomo non ha che temere , avendo per fé l' infini- 
ta Potenza : Dominus mibi adjutor non timebo . D. Taulus ad Habreos 13. 6. 
Egli difperderà qualunque inforga contro di Elfo . Ejiciet a facie tua Inimi- 
cum . Dcuter. 3 3 . Cacknt a latere tuo mille , <& decem millia a dextris tuis : ad 
Te autem non appropinquabit Tfalm. 90. 7. Bella confolazione , felicità 
incomprenfibile dell' Uomo ! Iddio a nofira difefa , che bel combattere !• 
*Adeamus ergo, cum fiducia ai trbomm Grafia : ut miferkordiam confequamur » 

& Gra- 



TÒMO 'PRIMO. 6% 

& Cratiam inveniamus in ^iuxilio opportuno . D. Tatti, ad Btgbreos cap. 4. v. 16. 
FATTO STORICO SAGRO. 

DAvidde Figlio d' Ifai Betlemita povero Paftorello di tenera Età 1 nel 
folo ajuto di Dio affidato , fi offre liberare il Popolo d' Ifraelle dai 
furore de' Fililtei . Solo , difarmato , ed inefperto affatto al guerreggiare , 
munito unicamente di Paltorale Fionda fi prefenta al terribile Gigante capo 
de' nemici Golìa ; Quello sfida a tenzone » gli fcaglia il picciol faffo in_> 
fronte , lo colpifce , P atterra » l' uccide ; vanno in difperfionc i Filiftei ; 
Ifraello trionfa . 1. de Bg . Viene per invidia in odio al fuo Sovrano, a mor- 
te perfeguitato , profugo , tradito , colla Divina aulftenza , cui Tempre uni- 
camente appoggiato fi era * mira i fuoi Perfecutori efterminati » debellati i 
nemici ; e dulia verga Pailorale afcende a foftenere il Regio Scettro fopr» 
Giuda» ed Ifraello . 1. 2. de I{e. 

AJUTO. 

Di Ce/are Bjjpa. 




u 



mo 



Omo di età virile , ,vefHto di color bianco 1 e fopra di detto Vefli- 
mento avrà un Manto di Porpora ; e dal Cielo fi veda un chiaria- 
raggio » che illumini detta Figura . Sarà coronato di una Ghirlanda 

I di Oliva 



66 ICONOLOGIA 

di Oliva . Avrà al. collo una Catena di oro , e per pendente un Cuore . 
Starà col braccio deliro ftefo , e colla mano aperta , e eolla finiiTxa tenga 
un Palo fitto in terra , circondato da una. verdeggiante e fruttifera Vite . 
Dalla parte delira vi farà una Cicogna .. 

Si rapprefenta di età virile , perciocché il Giovane può operare fecon- 
do la virtù , ma per la novità., e caldezza del fangue , e tutto intento alle 
azioni fenfibili ,. ed il Vecchio [ fecondo Arinotele nel 2.. della Rettorica j 
all' avarizia ; effendocchè 1' efperienza gli ha. infegnato quanto^ fia dilucile 
cofa 1' acquiftare la roba , e quanto fia facile a perderla , e perciò va mol- 
to ritenuto in dare ajuto altrui; , avendo fempre come due Cani a' fianchi» 
l'uno, la cupidità dell'avere, e l'altro la paura del perderla: ma è ben_j 
vero , che il Vecchio può dar configlio , per 1' efperienza delle cofe del 
tempo paifato .. 

Si vette di color bianco ,. perciocché quell'azione deve effere pura, e 
fincera , e. lontana da ogni intereffe , il quale rivolto all' utii proprio la- 
fcia di far opera nobile e virtuofa . 

Il Manto di Porpora , (à) s' intende per fegno di. carità , la. quale- ha. fem- 
pre 

[ a 2 Porpora è un Pefcc fecondo Plinio lib. 9. cap. 36. della fpecie delle. Concni- 
glie , il quale ha nelle fauci un liquore ottimo per tingere le lane .. 

Per teilimonianza di Giulio Polluce abbiamo che i Penici attribuifcono ad Er- 
cole effere Egli ftato il primo a tingere la lana di Porpora , raccontando-, che 
mentre Elfo fi portava da Tiro- Giovanetta da Lui amata , il Cane che lo fegui- 
va , veduta una Porpora- gettata dal mare, l'addentò per pafcerfi delle di Lei car- 
ni , e del fangue di quella reftò tinto . Lo vedde la Donzella , e tanto le piac- 
cque il nuovo colore , che diffe ad Ercole che fé non di quello voleva. , che tof- 
fero tinte le vedi , che ave'fie avute a portare . Perlocchè Ercole fatta preda, di 
alcune Porpore , del fangue di quelle tinfe una velie , e la ptefentò alla fua_» 
amica . Altri poi vogliono che dal fangue di certe particolari Conchiglie , e dal 
fangue delle Murici, che parimente fono Pefci marini, e della fpecie delle Con- 
chiglie , e che lì trovano nel mare vicino a Tiro Città della fenicia , fi formi 
il belliilìmo colore di Porpora » 

La Velie purpurea è ornamento Regio , e fegnale di Maeflà . II medefìmo affer- 
ma Tertuliano de hl.latr. E per rapprefentare la Maellà , Iddio comandò che la 
Vede Sacerdotale foffe purpurea . Excd. cap. zX e 39. Da Plinio lib. io., cap. 
2 1. viene polla la Porpora per il fupremo Maeilrato ; ed in fatti gP Liiperadori 
Romani la ufarono fempre per Infegna Imperatoria . Ed al prefente confervalo 
Hello- lignificato , ed efprime la Maellà e P Eminenza , mentre di quella van- 
no adorni i primi Luminar) della Cattolica Romana Chiefa , che fono gli Emi- 
nentiifimi Cardinali . 

E' inoltre il color purpureo indizio di verecondia e di modeftia ; quindi per la 
Pretella ì Romani fanciulli venivano avvifati che tanto ne' detti , che ne' latti Lo- 
ro , doveffero ferbare la. verecondia . Catone foleva dire che più gli piacevano i Gio- 
vanetti , che vedeva arrolEre , che quelli , che impallidivano ; e Diogene ap- 
pretto Laerzio avendo veduto un fanciullo , che arroflìva , a Lui rivolto diffe : 
Con fide , Fili , he enim virtutìs e fi color . 

La Pretella era una forte di Toga inteffuta di Porpora , tifata già da' Magiftrati 

di To- 



TOMO' PRIMO. 67 

pre per oggetto di aiutare e fovvenire alle miferie altrui , efféndo ih effa 
un divoto affetto puro, ed ardente nelP animo verfo k creature. 
Jtdjuvare imb edile m charitatìs .eji'.. 
Dice San Gregorio ne' Morali . 
Il chiariffimp raggio , che difcende dal Cielo , e che illumina detta Fi- 
gura, ne denota 1" Ajuto Divino, il quale è fupremo di gran lunga a tutti 
gli altri ajnti ; onde fopra di ciò Omero nell* Odijf. 7. «osi dice , 
Mortalis Dìvum mxìlium deftderat omnìs\ 
E nei Sagri Uffjcj abbiamo 

Deus , in adjutorium meum intende . 
Domine*, ad adjuvandum me fefiina , 
e in altro luogo , 

•Auxilium meum a Domino * 
« più 

j£à]utoT , & fufceptor meus es Tu* 
Et in verbum tuum fuper fperavì . 
. L* Oliva per corona -del capo , in più luoghi delle Divine lettere per 
1' Olivo s* intende 1'- Uomo da bene, il quale ila particolarmente copìo- 
fo dei frutti della .mifericordia -, la quale muove a pietà a ibccorrere , e 
dare ajuto alli poveri bifognofi . David nel Salmo 5 1 . 

Ego antem fìcut Oliva fruttifera in domo Dei fperavì in mifericordia Dei 
in xternum, 
Porta la Collana , e per pendente il Cuore , acciò s' intenda che non fo- 
lo fi deve còlle opere della mifericordia porgere ajuto alle miferie altrui, 
ma anco coli' Ajuto del Conliglio [ del quale n' é iìmbolo il cuore ] ridur- 
re altrui nella via della falute™ 

Dare flul'to conjtlium , charitatìs efl ; 
Dare fapienti -, oflentationis ; 
Dare viro tempore perverfitatis, fapientine , 
dice S. Greg. ne' Morali. 
Si rapprefenta con il -braccio deliro ftefo , e -colla mano aperta , per fi- 

I 2, gnificare 

di Tofcana ; e come racconta Macrobio , portata di là al tempo del Re Tulio 
Oitilio-j Da Plutarco però fi ha forfè ancora più antica , giacché afferifce che di 
quella lo fteflb Romolo fi fervifle . -Fu tenuto per Abito onorevole, e di Per- 
fone graduate fino al tempo di Tarquinio Prifco , il quale trionfando de" Sabini, 
perchè in qutlla .guerra tin fuo JFigliuolo di 14. Anni aveva di fua mano uccifo uno 
de' nemici , dopo averlo lodato al Popolo nel Parlamento , gli donò la Pretefta ; 
come premio di un' azione fopra le forze e valore ordinario -di quell' età . Di 
qui poi s' introduffe il coftnme di dare la Pretefta a 5 Fanciulli nobili , e farlo Abi- 
to proprio Loro; imperocché né foreftieri , né libertini la potevano portare ; febbe- 
ne fu poi anche a quelli conceduta ne' tempi ultimi dagl' Imperadori -. Quefta dif- 
ferenza però paflava tra la Pretefta de' Nobili , e de' Plebei , che -dì quefti non 
era tinta di Murice e grana, ma era tofca ed incolta , e colorita folamente ne* 
fughi delle Erbe . Veniva portata fino agli anni 16, dopo il qua! tempo fi veftiva 
la Toga da Uomo , detta Virile . 



óg ICONOLOGIA 

gnificare I' Ajuto Umano , eflendo che 1' Aiuto in lingua Ebrea fi dice 
Zeroba , che vuol dire che la potenza , e fortezza dell' Ajuto attuale con- 
fitte nel braccio , e appreffo gli Antichi il porgere la mano era fegno di 
Ajuto ; ogn' or che noi aggiungiamo 1' opera noltra adjutrice a qualche ne- 
gozio j e quanto narra Pierio Valeriano nel lib. 35-. dei fuoi Geroglifici , una 
fimile immagine è oflervata nel Simulacro della Dea Ope in alquante Me- 
daglie » quafi eh* Ella prometta a tutti voler porgere Ajuto » come quella 
che coli' Ajuto Divino fomenta » e da il vitto univerfale a tutte le Crea- 
ture 1 come anco le riceve nel fuo grembo . 

Il Palo fitto in terra , il quale foftenta la verdeggiante e fruttifera™» 
Vite 1 lignifica P Ajuto conjugale , eflfendocchè la Donna fenza 1' Ajuto del 
Marito è come la Vite fenza 1* Ajuto del Palo , onde V Ariofto nel Can- 
to io. Stan. 9. dice : 

Sarejle , come incolta Vite in orto , 
Che non ha Talo , ove s* appoggi , piante . 
Gli fi dipinge accanto la Cicogna » per eflere il vero lignificato delli 
Pietà, e dell' Ajuto , eflfendocehè 1' uno fenza 1' altro mal poffono ftare_> 
feparati . Quindi è che con grandi ornamenti in diverfe Medaglie de' Prin- 
cipi Romani fi ritrova imprefla quella nobiliffima azione colla natura di que- 
llo Animale» il quale denota I' Uomo verfo i Parenti pietofo , e famofo per 
gli offizj di porgere Ajuto ; efiendocchc ha gran cura dei fuoi Genitori quan- 
do fon venuti nella vecchiezza > né mai per quallìvogHa tempo gli abban- 
dona , e non folamente mentre che fon venuti vecchj gli porge Ajuto, 
ma ogni volta che fia Ior bifogno , fon governati dall' indultria dei propri 
Figliuoli . Onde 1' Alciato ne' fuoi Emblemi , cosi dice . 
%Aerio inftgnis pietate Ciconia nido 

Inveftes pullos pignora grata fovet . • 
Taliaq; expet~iat fìbi mimerà mutua recidi, 
limito hoc quoties mater egebit anus. 
T^ec pia fptm foboles fallii , fed fcjfa parentum 
Corpora fin bumeris , prxftat df ore cibos , 




ALCHI- 



TOMO PRIMO. 
ALCHIMIA. 

Dell' cibate Cefare Orlandi » 



*i 




IJsJ un' orrida ofcura ftanza » ripiena di tele di Ragno » e di Fumo , fi di- 
pinga una Vecchia deforme con volto rugofo ed affai affumicato , col- 
le mani parimente abbruftolite , e fudicie . Veitita farà rozzamente , e tutta 
cenciofa . Siano difpofli all' intorno varj Crogiuoli , Vafi diverlì di vetro , 
Lambicchi , e tutt* altro folito adoperarli dagli AlchimiiH . Si mirino delle 
verghe di oro ed argento , e numerofi pezzi di altri metalli , con tutto 
ciò , che più può abbifognare per la Profeffione . Vi fiano attorno de 1 For- 
nelli , avanti uno de' quali fi miri la fopradetta Vecchia Ilare in ginocchio, 
con una Canna alla bocca , Tornando nella brace fottopofla ad-un Crogiuolo . 
Abbia fopra la Tefta un Pellicano . A' piedi un Cornucopia colmo di Rami 
e fronde di Alberi infruttiferi , come fono il Buffo , i Pioppi , gli Abeti, e 
quafi tutte quelle Piante , che nafcono intorno a* Fiumi , Paludi ec. 

L* Arte di convertire i metalli ignobili in oro puro , detta Alchimia , 
fi dipinge in un' orrida ofcura ftanza ripiena di Tele di Ragni , e di Fu-> 
mo , in forma di una fchifofa Vecchia ì per dare ad intendere per 1' Eser- 
cizio di tale Profeffione il luogo adattato , e nella Perfona la fpiegazione 
di fuo effere . 

La llanza orrida e ofcura denota la caligine, in cui avvolti fono Co- 
loro j 



70 ICONOLOGÌA 

coloro , che all' Alchimia fi danno . Per le Tele di Ragno s' intende I' ope- 
ra vana ; e fopra quello filmo bene il rapportare a parola per parola ciò che 
ne dice Pierio Valeriano nel Libro ventifeefimo de' Tuoi Geroglifici -, fecon- 
do la traduzione del P. Figliuccio ,. ■ 

n Dai veril di Catullo abbiamo imparato che per il Ragno il fignifica 
« una cola vana e di jiiun prezzo o momento , quale fcherzando difle_» 
„ di fefteffo , 

Tercbè del tuo Catullo il facco è pieno 
Di Ragni .... 
■)» Il qual paflb fi ufurpò Luciano nel Pfeudologifla dove dice : Eurotos cai 
„ aracnion mefta . Tieni di corruzioni , e dì ragni . Ma dagli Scrittori del- 
„ la Sagra Scrittura abbiamo intefo il medemo lignificato dal noilri non ef- 
,, fere flato riprovato . Perchè in quel tempo , e in quel!' ora , nella qua- 
si le Gregorio Patriarca Gerofolimitano , e Macario, e Pirro, e gli altri 
„ Lor feguaci , i quali in Gesù Crifto Signor noftro "una natura , e una__» 
„ volontà fola effere affermavano, colla Sentenza di'CL. Vefcovi , furo- 
„ no dannati , molte tele di Ragni con grandiffima maraviglia di tutti cad- 
„ dero in mezzo a tutto il Popolo, perii che fu fignifìcato che quelle for- 
ai didezze degli Eretici erano Hate vane , a fimilitudine di tele di Ragni , e 
» che per quel Concilio , e Giudicio erano fiate diffipate . Nel Salmo XC. 
,i leggerai pure che fi parla di quefla fottile infermità . .Anni noftri quafì 
,i *Aranea reputabmtur . Gli Anni noflri faranno reputati come una Tela dì 
„ Ragno ; perchè la Tela del Ragno fi tefTe con gran cura ed infinita 
„ fatica , ma per la fua fottigliezza è rotta e guafla da ogni minima co- 
,, fa , che la percuota ; e in un' altro Salmo , Tabe/cere Jecifti (velut ar amara 
„ animarti meam .. 

Per il Furno il fpiega il perdimento di tempo , e di lòftaii** , che pro- 
cede da tale arte in apparenza Divina , in foflanza vana e leggiera . 

Si rapprefenta 1' Alchimia in perfona di uria.fchifofa Vecchia, per fign-ì- 
ficare nella Vecchiezza la di Lei antichità ; giacché feguendo ciò che a noflra 
notizia ne adduce Ermanno Boerhaave , Tenza controverfia uno de' primi Chi- 
mici del Mondo , nella Parte Prima de' fuoi Elementi di Chemia , o Chi- 
mia , rìconofee quella Profeffione la fua Origine fino da' primi principi del 
Mondo . Egli rapporta Zofimo Panopolita , che in un fuo antichiflìmo ma- 
nuferitto afferifee xArtem a D&monibns filiabus bominum traditami in pratium 
armorìs . Soggiunge che lo lleffo Tuona il Teflo di Giufeppe" Scaligero in- 
ferto nelle note ad Gneca JLiifebiana-. pag. 243. 258. n. 38. & a Borrìchio 
contro, Conrigìum pag. 40. .Secondo Bocarto la voce Cbema appreffo gli Ara- 
bi figriificava occultare : quindi prefe il nome di Scìentia operum naturx ; 
Abufivamente poi Magìa , e dalla trafmutaz'ione de Metalli Metallurgìa . 
Tubakain Piglio di Lamech da Sella nell' ottava generazione del Mondo, 
che è il vero Vulcano degli Antichi, fu il primo Inventore dell 1 Arte 
Fabrile . Sella quoque genuìt Tiéakbain -, qui fuit Malleator , & Faber in cun- 
etta opera pis , & ferri . Gcn. cap. 4. <y. 22. 

Tale Arte , come tutte le altre , nelP Egitto trafportata , prefe fommo vi- 



TOMO PRIMO. 7 r 

gore . Mosè verfiitittimo in qualunque Scienza degli Egizi 5 & eruditus ejì 
Moyfes ornai Sapientia. eMgiptiomm Act. Apollol. 7. 22. : Scivit » dice Bo- 
erhaave ^Ltnm exurcre Igne » «f /?mtf pdvis aq^ta. mìfceri patiem ». atqxe pota- 
te aptus . JE^oi.. 32. 20.. 

In fequela, dalla permutazione e fèparazione de* Metalli» e dall' opi- 
nione di poter quelK cangiare in Oro , gli Arabi i primi le diedero il nome 
di Alchimia », q Alchemia . Non è difpreggiabile la quafì comune opinione, 
che abbia, avuta la fua Origine da Ermete Egiziano* , o fia Mercurio Tri- 
fmegirto. . Cortui fi crede Coetaneo a Mosè , ed uno de' primi Inventori , 
dopo I' univerfaie Diluvio » di tutte le Arti sì Liberali ,, che Meccaniche . 
Fino al tempo di Diocleziano Imperadore de' Romani fu in gran pregio ap- 
pretto particolarmente gli Egizi ,. ma quello Sovrano la ebbe tanto in odio» 
che fece fare le più diligenti e rigorofe ricerche » di tutti gli Scritti, Trat- 
tati» e Memorie concernenti tale materia ,. cordino fotto gra vittime pene 
che tutti dati fottero alle fiamme .. Non forti però tutto il fuo intento così 
fàggia difpoffzione , mentre quindi a. non molto dall' ingordigia degli Uomi- 
ni cominciò a. riprendere vigore , e fino a." noitri giorni viene da qualcuno 
pur troppo follemente feguita e. abbracciata . 

Nella deformità delle grinze e arfura. del volto e delle mani' , fi' di- 
moffra che 1' Alchimilla ftando tutto il giorno con gravi ftenti e fudore 
fèpolto tra '1 fuoco », e 1' fumo ,. e cattive efalazioni , perde la forma quali 
di Uomo, 'la fanità del Corpo , e diviene un' oggetto, di rifo, e di fpa ven- 
to agli occhi di Chi lo rimira .. 

Si verte, rozzamente e cenciofa , per indicare- che il feguace di firn il Ar- 
te vive fempre in povertà , e che per credere di voler trovare il modo , 
onde renderli opulentiflimo, difperde tutte le foftanze' fue fino a ridurli all' 
ultima miferia , e gli accade appunto come a quel Cane , la di cui difgrazia 
così ci rapprefenta Fedro lìb. u Fa. 4. 

Canis per Flumen cameni dum ferret natanr 
Lympbarum in fpeculo vidit Simulacrum fivn ;. 
Jàlìamque prxdam ab alio ferri pittane % 
Eripere voluti : veruni decepta avidità* , 
Et quem tenebdt. ore demiftt eibitm , 
7{ec quem petebat adco potuit attingere .. 
E perciò ben a ragione > e- a propòfito ci avverte nel principio di que- 
fla fua leggiadra tavoletta» che 

vdmittit meritò proprium qui alienimi adpetit . 
I Fornelli I Crogiuoli, i divedi Validi Vetro , i Lambicchi , le ver- 
ghe di Oro e d' Argento- » ivarj pezzi di Metalli che intorno diiporti fi 
mirano *fpiegano 1' Ettere della. Profertione ,. e ciò. che v' abbifogni per 
eflèrcitarla .. 

Nel porre avanti uno de* Fornelli la nortra Figura inginocchio con una 
Canna: alla Bocca, foffiando nella Brage fottopofta ad uà Crogiuolo , fi è 
voluto dare ad intendere che con fommo incomodo il Chimico patta le ore, 
perde il fiato » confinala la villa ; giacché fecondo tutti I Filici » e più fe- 
condo 



7* ICONOLOGIA 

concio I' Efperienza , di tutto maeltra , il fuoco è pregiudizievoliffimó al- 
la vili va Potenza, e indebolifce in modo le fue forze , che più volte fi fo- 
no veduti Uomini , che neceffitati fono flati a lungamente efercitarfì intor- 
no quello Elemento » perdere totalmente la luce degli occhi . 

Ter il Pellicano, che fopra la Teda le pofa, fi denota la Pazzia , e I* 
Imprudenza dell' Alchimifta , per effere tale Animale , fecondo Oro Apol- 
line feguito dal Valeriano , Geroglifico degli accennati difetti ; e la ragione 
che fé ne rende è quella . II Pellicano a differenza di tutti gli altri Volatili» 
che cercano di formare i loro nidi ne' più alti luoghi , a cagione di render- 
li falvi dalle ingiurie che più facilmente incontrar poffono e dagli Uomini» 
e dagli Animali , cerca anzi i Piani più eflefi , e fcavpndo la terra ivi ri- 
pone le Ova , che ha fatte : il che dai Paflori , o dai Cacciatori veduto , 
nati che fono i Pulcini , colà fé ne vanno , e con iflerco di Bue » o altra 
materia combuftibile ferrano e circondano il fito , gettandovi del Fuoco . 
Lo flolto Animale all' accorgerfi del fumo tolto via fé ne vola, e fopra Ix 
fiamma fi porta ; e immaginandofi collo sbattere delle Ali di ellinguerla » 
non fi avvede che anzi maggiormente la va fufeitando ; all' alzarli di quel- 
la non celfa il fuo dibattimento fino a tantocchè abbronzite le proprie pen- 
ne e brugìate , vien mancando di forze, e fenza falvare i Figli perde fé ftef 
fo, col renderli in tal guifa faciliffima preda de' fuoi Perfecutori . Lo ftef- 
fo addiviene all' Alchimilta , che potendofi con gli averi dalla forte com- 
partitigli oneflamente foflenere , e trarre in pace i fuoi giorni , per 1' avi- 
dità di giungere a farfi ricco per iilrada cosi obliqua e fallace , difperde tut- 
to quello che ha , e fi rende Egli fleffo preda della più mendica Povertà , 
indegna affatto di qualunque compaffione . 

Indica il Cornucopia colmo di fronde e Rami d' Alberi infruttiferi » 
effere 1' Alchìmia un' Arte vana, di grande apparenza , e di neffuna foftan- 
za . A maraviglia la dipinge Nata! Conte in quei fuoi elegantiffimi vecfi 
rapportati nella Mitologia Lib. 2. cap. 6. de Vulcano. 

*àts fallar , invìfa bonis , dulcedine captos 

"fucundè ut perimis > dementibus improba Siren . 

T^aturam fuperare putas te poffe per ignemì 

S tutta , quid infanis ? Te longis paffibus ilio, 

Dcferit , ac tandem nil perficis : Illa colorum 

Te fallit , rerum te ludit mille figuris . 

Sic fertur Trotbeus fé in multas vertere formas 

Cum fieret ferpens dirus , cumque unda , vel Ignis* 

2>ris opes properans quas fumiti portai in auras t 

Inde ardens miferis torquet pnecordia •virus , 

Exitialis <Amorquc *Auri , fonrique dolores , 

§>vos fernet infante fallacia c&perit sArtìs . 

Occupai hxc nulli mifero Vefania mentem 

%} prò peccatis bominum Sator , atque Deorum- 

S'.tpplicia , mgentefque paret mox fumere pxnas « . 

Mendict fìuttt : femper caligine barba 

Squallet,- 



TOMO PRIMQ. .7,? 

Sqnallet , & immodico turpantur pallia fumo % 
Et nova qiutrentes femper mendacia* jadlant 
Defecijfe fibi vires-, ubi nova reperta efi 
Mercurium ratio* qua pofjbtt Jìftere in aurunt . 
*Ad notos homines inde hac contagia ferpunt . 
Si quemquam arripiant , qui fìaltas prabeat aures , 
t{on prius ejfugiet , qitam fit perpeffns eamdem 
Fortnnam , fcop.doq; ratem confregerit imo . 
Convien confettare per altro che da tale ftolto penfare degli Uomini for- 
tìta pure ne è un incomprenfibile vantaggio al bene del Pubblico ; giacché 
dalle alterazioni , raffinamenti , e mefcolanze di metalli , e confecutivamente 
da tante , e tante inveftigazioni è proceduto lo fcoprimento di mille , e mille 
veramente maraviglio!! fegreti ; ed in oggi purgata la Chimica dagl' innu- 
merabili errori , in cui era avvolta , non è più un' Arte ingannevole , ma una 
Scienza fuor di modo utile alla Fifica ed alla Medicina . Non fi confonda 
però con 1' Alchimia , e tanta lode a quella fi attribuifca, quanto di bia- 
fìmo e di difprezzo a quella . 

lo non non pottò ceffare di maravigliarmi allorché m' incontro in Auto- 
ri , per altro di tutto credito , quali non dubitano di difendere tale Arte co- 
me poffibile , ed anzi come vera . Pancirolo Bgrum memorab. lib. 2. tit. de 
^iichiim'ut , Cornelio Agrippa lib. de occulta Virilo f. e. 14. afferma che con 
lo fpirito dell' Oro ,0 fia la di lui forma e parte più pura il Mercurio , 
e gli altri imperfetti Metalli tramutare fi poffòno in Oro , e che Egli lo 
ha veduto, e provato . Gio. Francefco Pico lib. 3. cap. 2. de ritiro appor- 
ta molte efperienze fatte : delle quali parimente moltitfime fé ne leggono 
apprettò Girolamo Roffi lib. 1. de diflillat. fet~l. 4. cap. 1. e 2. Libavic lib. 
2. vilchim. traci. 1. cap. 19. Gebro , Ermete, Conte Bernardo , ed altri, 
che particolarmente fi leggono in Roberto della Valle , clic cx-profefso ha 
trattato dell' antichità , e certezza di queft' Arte . Ancora Fernelio lib. 2. de 
abdit. rerum Cauf. cap. 18.fi sforza provare colle ragionila verità dell'Arte. 
Innumerabili altri vi fono dello fletto , fia detto con loro pace , ftra- 
valto fentimento . Li fiegua , e Loro creda Chi vuole , che in quanto a_j 
me fon perfuafo del contrario dall' Argomento di S. Tommafo brevemen- 
te comprefo ne' feguenti verfi manoferitti dell' eruditiffimo Sig. Dottor 
Vincenzio Cavallucci de' Letterati di quefk. Augufta Città fplendore e 
decoro '. 

Io gli dicea , che la natura fuole 
"Produrre in hogo desinato e certo 
Le cofe , che produr perfette vuole t 
Or egli è a ciafehedun chiaro ed aperto » 
Ejfer V Oro perfetto infra i metalli : 
Dunque najeer non puote in luogo incerto , 
Che vuol dir V *Dom per torti obliqui calli 
Gìrfen , penfando di poter far V Oro 
Entro a ì crogiuoli ■> onde forz' è che falli . 

K ALLE- 



n 



ICONOLOGIA 
ALLEGREZZA* 

Dì Cefarc Fjpa* 




Giovanetti con fronte carnofa , Iifcia , e grande . Sarà vefKta dì bianco* 
e detto veftimento dipinto di verdi frondi , e fiori roflì e gialli , con 
una Ghirlanda in capo di vari fiori . Nella mano delira tenga un Vafo di 
eriltallo pieno di vino rubicondo , e nella finiltra una gran Tazza di oro . 
Sia di afpetto graziato e bello, e prontamente inoltri di ballare in un Pra- 
to pieno di fiori . 

Allegrezza , è paffione di animo volto al piacere di cofe , che intrinfe- 
camente contempli lopranaturalmetite , o che le fiano portate eftrinfecamen- 
te dal fenfo per natura , o per accidente . 

Avrà la fronte camola , grande, e Iifcia per il detto di Arifiotele nel- 
la Fifonomia al 6. top. 

I Fiori lignificano per fé fteffi Allegrezza , e fi fuoì dire che i Prati ri- 
dono » quando fono coperti di fiori ; però Virgilio li dimandò piacevoli 
nella 4* Egloga dicendo : 

Ipfa tibi blandos fttndent cunabnh ftores . 

II Vafo dì eriltallo pieno di vino vermiglio , colla Tazza di oro, dimo- 
erà che 1* Allegrezza per lo più non fi cela , e volentieri fi communica, 
come teitifica S. Gregorio nel iik 28. de* Morali , cosi dicendo : Solet la- 
titi* 



TOMO P É J M . 7? 

tìtia arcana mentis aperire . Ed il Profeta dice ; il Vino rallegra il Cuore 

dell' Uomo , e 1' Oro parimente ha virtù di confortare i fpiriti , e quella 

conforto è cagione dell' Allegrezza . La difpofizione del Corpo , e la di- 
moltrazione del Ballo è manifello indizio dell' Allegrezza . 

allegrezza . 

Glovanetta con Ghirlanda di Fiori in Capo . Nella delira mano terrà un 
Tirfo coronato con molti giri di frondi , e ghirlande di divedi fio- 
ri . Nella Anidra avrà il Corno di dovizia , e fi potrà vefiire di verde , 

allegrezza di dimore. 

Giovane veftita con diverfità di colori piacevoli , con una Pianta di 
fiori di Boraggine (a) fopra i capelli . In mano porterà Saette d' Oro* 
e di piombo ; ovvero fonerà 1' Arpa . 

^Allegrezza , Letizia , Giubilo . 

UNa Giovane appoggiata ad un' Olmo ben fornito di Viti » e calchi 
leggiermente un Cavolo fodo . (£) Allarghi le mani» come fé vo- 
lere donar prefenti ; e nel Petto avrà un Libro di Mufica aperto . 

L' Olmo circondato di Viti , lignifica Allegrezza del Cuore , cagionata 
in gran parte dal Vino , come dille David « e l 5 unione di le IteiTo , e_> 
delle proprie forme» e palfioni , accennate col Cavolo : e la melodìa di 
cofe grate agli orecchi , come la Mufica , che è cagione della Letizia, la 
quale fa parte delle fue facoltà a Chi n' è bifognofo » per arrivare a piti- 
perfetto grado di contentezza , 

K 2 • <Alle- 



(a) La Boragg:ne , fecondo il Mattioli Traduttore e Commentatore di Dio- 
feoride lib. 4. cap. 150. è la fteffa che la Bugloffa da Diofcoride rapportata . 
Nafce quella nelle Pianure , e ne' luoghi arenofi , produce le fue frondi fparfe 
per terra , le quali frondi fono di un verde ofeuro , afpre , e limili alle Lin- 
gue de' Bovi . E' detta Bugloffa dal Greco , che lignifica Lingua di Bue . Meffe 
le dette frondi nel Vino , rallegrano e confolano 1' animo . 

Commemorò la Bugloffa Galeno al VI. delle facoltà de' Semplici , cosi di- 
cendo : La Bugloffa è nel temperamento fuo calida , ed umida , e però fi crede 
che meffa nel Vino , faccia rallegrare . 

Porterà Saette di Oro , e di Piombo , per lignificare che T Allegrezza mon- 
dana non è mai compita, e che va iempre infieme con qualche triftezza„ L'Oro 
è fimbolo dell'Allegrezza, è perciò dedicato a Giove Pianeta gioviale j ed il 
Piombo è figura della Malinconìa , ed è dedicato a Saturno Pianeta malinco- 
nico , meìlo , e torbido . 

(£) Il Commentatore di Diofcoride lìb. 4. cap. m, rapportando l'autorità 
di Teofrado , Varrone , e Plinio , dice , che tanto odio è tra il Cavolo , e_> 
le Viti , che effendo piantato il Cavolo appreflb ad un . pie di Vite , . Quella fi 
difeofta maravigliofamente da Quello . 



7 6 ICONOLOGIA 

allegrezza . 

UNa Giovanetta con Ghirlanda dì fiorì in Capo . Perchè i Fanciulli 
ftanno fempre allegri ; e perchè nelle Felle pubbliche antiche tutti fi 
coronavano e loro > e le Porte delle loro Cafe » e Templi , ed Animali < 
come fa menzione Tertul. nel lìb. de corona Mìlitis . Colla delira mano 
tiene un ramo di Palma , e di Oliva » per memoria della Domenica delle 
Palme , e 1' Allegrezza con che fu ricevuto Crifto Noftro Signore con_* 
molti rami di Palme , e di Olive . 

.Allegrezza . 

NElla Medaglia dì Fauftìna è una Figura » la quale colla deftra t.ìene_> 
un Cornucopia pieno di vari fiori , frondi , e frutti , e colla finìftra 
un' Afta ornata da Terra fino alla cima dì frondi , e di ghirlande ; onde_» 
fu prefa 1' occafione dalla Ifcrizione , che così dice : HYLARITAS . 

^allegrezza . 

UNa bellifiìma Giovanetta veftìta di verde * Porti in capo una bella» e 
vaga Ghirlanda di rofe » ed altri fiori . Colla deftra mano tenga uà 
ramo di Mirto in atto graziofo e bello * inoltrando di porgerlo altrui . 

Bella Giovanetta ? e veftìta di verde fi dipinge » effendocchè 1* Alle- 
grezza conferva gli Uomini giovani e vigorofi . 

Si corona colla Ghirlanda dì rofe ed altri fiori > perchè anticamente 
era indizio di fefta e di allegrezza > perciocché gli Antichi celebrando ì 
Conviti consumarono adornarli di Corone di rofe e dì altri fiorì » delle_» 
quali Corone veggafi copiofamente in Ateneo lib. 15. 

Tiene colla deftra mano il ramo di Mirto , eflendocchè appreflb gli 
Antichi era fegno dì Allegrezza , ed era coftume ne' Conviti » che quel 
ramo portato intorno 3 ciafcuno de 1 Sedenti a tavola ìnvìtafle I* altro a_j 
cantare , perìlchè una volta per uno prefb il ramo cantava la fua volta » 
del qual coftume Plutarco ne' fuoi Simpofiaci ■> cioè Conviti > largamente 
ne ha dìfputato nella prima quiftione in tal maniera . Deinde unuj'quifqne~> 
propriam cantilenami , accepta Myrtbo » quam ex eo ^ifaron appeltabatur •> quod 
cantaret is citi tradita effet » ed Orazio dice » che venendo la Primavera.»» 
nel qual tempo da ogni parte fi fa Allegrezza 5 Venere mentre che mena 
le fue danze , di verde Mirto circonda il capo ■> dovunque Ella celebra..* 
V Allegrezza . 

* * * * * + 
* * * 

sAlle- 



T M P R I M 0. 77 

allegrezza dalle Medaglie. 

DOnna in piedi . Nella deftra mano tiene due Spighe , ovvero una pic- 
ciola Corona . Neil* Anidra un Timone con parok L^ETITIA . (a) 

E' Medaglia di Giulia Augufta Moglie di Severo, deferirla di Oao- 
ne ; febbene così ancora è deferitta la Tranquillità nella Medaglia di Anto- 
nino Pio ; né fia maraviglia , perchè la tranquillità de' Popoli , è la vera 
Allegrézza delle Genti . Dopo quefta mette Occone . <Ab Vrbe condita 903. 

Un'altra Medaglia, nella quale fi efprime 1' Allegrezza con due Figure 
togate , una tiene due Spighe colla deftra » 1* altra un Globo . 

In un* altra Medaglia , pur della medefìma Giulia Conforte, di. Severo- 
colla parola HYLARITAS , vien figurata per 1' Allegrezza una Donna ». 
che porta nella mano delira un ramo, nella finiftra un Cornucopia, allsu* 
quale afliftono due Fanciulli . 

In una. Medaglia di Adriano. Una Donna che nella delira. tiene una^> 
Palma . Nella fi-mitra pure un Cornucopia . A' piedi un Putto d' ogni ban- 
da con quelle Majufcole HYLARITAS P. R. COS. III. S» C. che fu bat- 
tuta l'Anno del Signore 120. 

In un' altra Medaglia di Adriano ab 'Urbe condita 874. colle parole_> 
HYLARITAS "Populi {{ontani . Figurali una Donna in piedi con ambe le 
mani polle alle orecchia . 

FATTO STORICO SAGRO. 

OTtenuta che ebbe il Paftòrello David. la memorabil vittoria del fiero 
Gigante Golìa, è incomprenfibile 1' allegrézza che fi fufeitò nel cuo- 
re degl' Ifraeliti ; ed allorché verfo il Palazzo Reale colla recifa Tefta_j 
del detto Gigante" fé ne ritornava , a Luì incontro fi fecero in gran nu- 
mero con {iionì e canti le lietiffime Donne di tutte le Città d' Ifraelle, 
riempiendo 1' aria di replicate grida , ed acclamandolo maggiore ancora.,» 
dello fteflb Saul, Il che fu cagione dell'implacàbile odio» che quello Re 
da quel punto concepì verfo di Lui. 1. de' Hg cap* 18. 

FATTO STORICO PROFANO. 

DIagora Rodiotto * veduti tre fuoi Figliuoli valorofi Combattenti , ufcì- 
re vittoriofi dalla Pugna , ed efifer coronati pubblicamente , e per 
colmo delle fue Allegrezze » effer Loro gettati Monti di Fiori addotto » 

fpirò 

(#) L 1 Angeloni tra le Medaglie di Crifpina Augufta Moglie di Commodo 
pone la Tegnente 3 Rapprefentafi in diverfo rovefeio una Donna in piedi Gio- 
vinetta col Capo inghirlandato di Fiori , mentre ima fimil Ghirlanda tiene nel- 
la' deftra mano appoggiando ì' altra ad un Timone di Nave t il quale l'opra dì 
un Globo fta porto , e vi fi legge L.KTITIA S. C. 



7§ ICONOLOGIA 

fpirò nelle braccia Loro 1' Anima paga e contenta . 
2. cap. 17. 



«ijlolf. Off. Stor. lib. 



FATTO FAVOLOSO. 



SAputafi dalla Città di Tebe la venuta di Bacco verfo quella • volta , è 
incomprenfibile il gaudio , che ne concepì . Fu per pubblico Decreto 
ordinato che a Lui fi dovette andare incontro fino al Monte Citerone , e 
che ivi in fuo onore fi celebrale folenne Fefta . Ognuno, fecondo il pro- 
prio flato e condizione , fi ftudia d J ornarfi alla meglio che puote . No- 
bili , Plebei , corrono affollati Chi battendo Vafi di Rame , Chi Tuonando 
il Corno , Chi il Timpano , Chi percotendo qualche Legno , od altra cofa, 
ed in fomma facendo il maggior poffibile ftrepito , riceverono il feftofiffimo 
Bacco, che in alto Cocchio affifo, colla prefenza fua a difmifura accrebbe 
l' Allegrezza e il Contento . Solo Penteo , regnando in Tebe , difap- 
provò i giocondi Riti , e gli riufcl di {turbarli . Ma del fuo fallo fu pur trop- 
po fiera la pena , giacché radunatefi di nuovo particolarmente le Donne 
ad onorare Bacco , a cagione di alcuni prodigi da Lui operati , volendo Pen- 
teo rattenerle , la Madre fu la prima che fpinfe le furiofe Baccanti contro 
di Lui, ed Elfa medefima alla fua Vita lanciandofi , fu da Eflfa, e da Quelle 
fatto fpietatamente in pezzi , Ovvid. Metamorf. lib. 



a* 




ALTE- 



TOMO PRIMO. 7 9 

ALTEREZZA IN PERSONA NATA POVERA CIVILE. 
Dì Ctfarc Hjpa % 




DOnna giovane » cieca. , cof vifò altiero . Sarà veflita di una ricca e_» 
pompofa Clamidetta di color rotta , tutta confetta di diverfe gioje 
di gran valore « e fotto a detta Clamidetta avrà una Vede di vilittimo 
pregio tutta fquarciata » di colore della terra 9 ovvero della cenere . Terrà, 
fotto il braccio deliro un Pavone « ed il finiftro alto , colla mano aperta. 
Starà con un piede (opra di una gran Palla » e 1' altra in atto di precipi- 
fctre da detta Palla . 

.L'Alterezza ha origine dalla Superbia» e non degenera troppo dalla-» 
Tua natura « la quale non nafee da altro , che da una falla opinione di ef- 
fére maggiore degli altri ; onde S. Agoltino lib. 14. de Cfoit.- Dei » dice^ 
che la Superbia non è altro che un' appetito di perverfa Alterezza ; ed 
il limile conferma Ugone » ed Ifidoro lib. Ethim. come anche S. Tommafo 
%.. 2* volendo difinire la Superbia già (labilità , dice . E/i inordìimas appe-* 
tims excellentae chi debetur bonor » <Ò* reverenda .. 

Giovane fi. dipinge , perchè dice il Filofofo nel fecondo libro della_j 
Rettorica al eap» 12. che è proprio de' Giovani eflere ambiziofi , altieri 
e fuperbi » 

Cieca fi rapprefenta , perciocché l' Alterezza ci accieca in guifa tale, 

che 



So ICONOLOGIA 

che per noi più defìderafi quello nel che Ila riporto il noflro male , e_» 
procuriamo Tempre di penerei-, ove Ha maggior pericolo, efifendo privi 
della luce del Signore , onde quel Santo Padre Romelia de diverjis , dice , 
aflbmigliando il Superbo ad un Cieco . Sìcut oculis captus ab omnibus offendi 
potefi facile , ita & Superbus quoque Dominum vefeiens ( princìpium enim Super- 
bia ejl nefeire Dominum ) etiam ab Homiuibus facile capi potefi , utpote lumine 
fummo orbatus . 

Dipinge*! col Vifo e fembiante altiero , per rapprefentare quello che 
dice Dante nel 12. del Purgatorio . 

Or fuperbite , e via col vifo altiero* 

Figliuoli d' Eva , e non chinate il volto * 
Sicché veggiate il voflro mal fentiero . 

Ed un elegante Poeta Latino in una fua lunga deferizione della Super- 
bia , dice : 

Contemptrix inopum vultus elata feveros* 
Inflatoque rotans turgentis gutture verba 
Ferre nequit juga , majorem indignata paremque. 

La ricca e pompofa Clamidetta di color rollò tutta confetta di diverfe 
gioje di gran ftim.a, ne dimollra che 1' Altiero avendo per la gioventù 
gran copia di fangue , quale è materia del calor naturale * come vuoIe_» 
Galeno lib. de utile refpirationis cap, 12. dicendo che da elfo calore, e mol- 
titudine di fangue trovandoli gagliardo e difpolto nelle fue azioni , per la 
fottigliezza ed elevazione de' fpiriti , fi ilima e tiene di eflere di gran 
lunga fuperiore agli altri di forza e di ricchezza . 

La brutta Velie di vililfimo prezzo tutta bracciata , di colore della ter- 
ra , della cenere , denota che 1' Altiero ed il Superbo , è di niun va- 
lore , anzi infimo e baffo limile alla terra , ed alla cenere ; perjlrhè dice 
P Ecclefiaftico al io. ®>uid fnperbis terra , & cinis ? Però nel Povero par- 
ticolarmente 9 è di eflrema bruttezza 1' eifere Altiero e Superbo ■» come_> 
dice S. Agoftino in Quelli : Superbia magis in Taupere , quam in Dhites 
damnatur . 

Tiene col braccio deliro il Pavone, per fegno, che ficcom e quell'Ani- 
male compiacendoli della fua piuma citeriore ., non degna la compagnia de- 
gli altri Uccelli , così 1* Altiero e Superbo fprezza e tiene a vile qual- 
sivoglia Perfona . Superbia odit confortium , dice S. Agoitino in JEpìft. 120. , 
e Plutarco in Dione : ^irrogantia jolitudinis , odit focietatem . 

Il braccio finiilro alto colla mano aperta ci lignifica , che 1* Altiero coli' 
oilentazione di fefieflTo , moltra di fopportare altrui in qualfivoglia azione. 

Lo Ilare con un piede fopra la gran Palla, dimoitra il pericolo del Su- 
perbo , efiendo detta Palla figura mobiliflìma , la quale , come dice il Fi- 
lofofo , tangit in punBo , e però non ha llahiliti né fermézza alcuna , e.» 
per l' illella caufa lì dipinge coli' altro piede in atto di precipitare da efla 
Palla , etfendo 1' Alterezza inllabile e fenza fondamento alcuno , che facil- 
mente cafea nel precipizio delle miferie , e però ben ditte Dante 29. del 
Paradifo . ' 

Trio- 



TOMO PRIMO. 

Princìpio del cader fu il maledetto 
Superbir dì coliti > che tu vedejìi 
Da tutti i peji del Mondo corretto . 
Il fimile dice Euripide Poeta Greco » parlando degli Altieri . 
Gjhfum videris in [Mime quempiam elatum , 
Splendidis gloriantem opibus , ac genere , 
Supercìlioque fupra fortem [narri fajluofim 
Illìits celerem divinitus expeUa brevi mindiflam . 
E Feliftone parlando de' Superbi, dice: 

Superbus tollitur altijjimè % ut majori cafu ruat . 
Ed il Folengo nel Salmo 74. 

Superbus fé extollit , & evehh ■> in medio 
Tamen curfu prtecipitatur » & quafi 
In nibilum refohitur . 

ALTIMETRIA. 

Di Cefare F^pa , 



Si 




DOnna giovane ■> che con bella dilpofiziofle tenga con ambe le mani 
il Quadrato Geometrico > in atto di" pigliare 1' altezza di un' alta Torre. 
Altìmetrìa , è quella che mifural' altezza , come di una Torre 5 la fommità di 
un Monte -, di una Piramide» e di qualfivoglia luogo * o Edifizio per alto che fìa. 

L Si 



8i ICONOLOGIA 

Si fa Giovane , per effere 1' Altimetrìa figliuola della Geometrìa , che 
non degenerando punto dalla qualità della fua Genetrice , offerva con di- 
ligenza tutte le mìfure da Lei infegnSte . Tiene, come ho detto, il Qua- 
drato Geometrico » effendo che detto Initromento opera per le divifìoni 
in fé circofcritte , mediante la mobiliti, del Traguardo , che fi pone alla_, 
dirittura delle Ipecie , ed a* termini che fono in effe altezze ; e perchè 
fopra di ciò fi potrebbono dire molte circoftanze , nondimeno per effere_j 
V Altimetrìa membro della Geometrìa > come ho detto , non mi eftenderò 
con giro di molte parole , rimettendomi a quanto ho detto nella Figurala 
della Geometrìa , parendomi abbaihnza ■> effendo quefta quella parte che ho 
detto mifura lineale 5 e però volendola mettere in Pittura infietne colla_s 
Figura della Planimetrìa , e Sterometrìa * fi potrà offer vare quanto ho bre- 
vemente detto . 

AMARITUDINE. 

Dì Ce/are Bjpa . 

PEr 1' Amaritudine fi dipinge da alcuni una Donna veftita di nero , che 
tenga con ambe le mani un Favo di Mele 5 dal quale fi veda germo- 
gliare una Pianta di Affenzio 5 forfè perchè quando fiamo in maggior fe- 
licità della Vita , allora ci troviamo in maggior pericolo de' difaltri della 
Fortuna ; ovvero però perchè conofcendofi tutte le qualità dalla cognizio- 
ne del contrario » allora fi può avere perfetta fcienza della dolcezza « quan- 
do fi è guftata un' elterna Amaritudine , però diffe 1' Arioffo : 
7\(on cono/ce la Tace , e non la flìma , 
Chi provato non ha la Guerra prima . 
E perchè quella medefima Amaritudine j che è nell' Affenzio > fi dice 
ancora per metafora effere negli Uomini appaffionati . 




AMBI- 



TOMO PRIMO, 
AMBIZIONE. 

Di Cefare Sjpn . 



8.5. 




UNa Donna giovane veftita di verde con fregi di Edera * in atto di 
falire un' afpriflìma Rupe, la quale in cima abbia alcuni Scettri , e 
Corone di pia forta , ed in fua compagnia vi fia u» Leone colla tefta alta. 
L' Ambizione » come la defcrive Aleflandro Afrodiféo , è un* appetito 
di Signorìa « ovvero , come dice S. Tommafo * è un appetito inordinato di 
onore ; laonde fi rapprefenta per una Donna veftita di verde * perchè il 
cuore dell* Uomo ambiziofo non fi pafce mai d' altro , che di fperanza di 
grado di onore » e però fi dipinge che faglia la Rape t 

I fregi dell' Edera ci fanno conofcere i che come quefta Pianta fempre 
va falendo in alto « e rompe fpeflo le mura , che la fomentano , cosi l' Am- 
biziofo non perdona alla Patria » né a' Parenti , né alla Religione » né a_s 
Chi gli porge aiuto » o configlio » che non venga continuamente tormen- 
tando coli' ingordo defiderio d' effere riputato fempre maggior degli altri . 

II Leone colla tefta alta dimoftra » che l'Ambizione non è mai fenza 
Superbia . Da Criftoforo Landino è pofto il Leone per 1* Ambizione ; per- 
ciocché non fa empito contro Chi non gli refifte ; cosi 1' Ambiziofo cerca 
di eflere fuperiore » ed accetta Chi cede * onde Plauto difle : Superbus mi- 
nores defpicit , tgajoribus invidet * e Boezio : Ira intemperanti* freniti ■> ut Leo- 

L 2 nis 



S4 ICONOLOGIA 

'nis animimi gefìare credant . Ed a quello propofito , poiché l'ho alle mani» 
aggiugnerò per foddisfazione de' Lettori un Sonetto di Marcantonio Catal- 
di , che dice cosi . * 

O di difcordie , e riffe altrice vera , 

Rapina di virtù , ladra d' onori , 

Che di fafli , di pompe , e di fplendori 

Sovra H corfo mortai ti pregi altera : 
Tu fei di glorie altrui nemica fiera-, 

Madre d' Ippocrijia , fonte d' errori , 

Tu gli animi avveleni , e infètti i cuori > 

Vieppiù di Tififon , più dì Megera . 
Tu fejli un nuovo Dio Jlimarfi ^Annone » 

D* Etna Empedocle efporfi al fòco etemo , 

O di Morte miniflra ambizione . 
Tu dunque all' Onda Stigia , al Lago Sverno 

Torna , che fenza te langue "Plutone , 

V yAlme non J'enton duol » nulla è f Inferno . 



AMBIZIONE 






DOnna giovane , veflita di verde , con Abito fuccinto , e co' Piedi nu- 
di, avrà agli Omeri le ali, e con ambe le Mani moltri di metterli 
confufamente in Capo più fotta di Corone ; ed avrà gli Occhi bendati . 

Ambizione, fecondo S. Tommafb 2. 2. q. 131. art. 2. è un'appetito 
difordinato di fari! grande » e di pervenire a' Gradi, Stati, Signorie, Ma- 
giftrati , ed Offizj , per qualsivoglia giufta o ingiufta occafione , virtuofo 
o viziofo mezzo , onde avviene , che quello fi dica elfere Ambiziofo , co- 
me dice Ariftotele nel quarto dell' Etica , il quale piucchè non facciala 
meftiere , ed ove non bifogni , cerchi onori . 

SI dipinge Giovane » veltita di verde ; perciocché i Giovani fon quelli, 
che molto fi prefumono , e molto fperano » eflendo lor proprio vizio , co- 
me dice Seneca in Troade , per non poter regger 1' impeto dell' animo , 
che perciò fé le fanno le Ali agli Omeri , dimoftrando ancora , che appe- 
tifeono , e arditamente defiderano quelle cofe , che non convengono loro , 
cioè volare fopra gli altri , ed edere fuperiori a tutti . 

L' Abito fuccinto , ed i piedi nudi , lignificano le fatiche , i difagì , i 

danni , e le vergogne , che 1' Ambiziofo fofliene , per confeguir quegli 

onori , che fieramente ama , poiché per effi ogni cofa ardifee di fare , e_> 

foffrire con pazienza» come ben dimoftra Claudian» lib.z.in Stilicon, laiidem. 

Trudis arjarìtiam , cujits fadiffima nutvix 

%Ambitio , qu£ veflibulis , foribufque potentum 
E.xcubat , éf preciis commercia pofeit honorum 
Tulfa fimul . 
Si rapprefenti , eh' Ella medefima G. ponga le fopraddette cofe in ca- 
po » per dimoitrare , che V Ambiziofo opera temerariamente , élfendo ferino 

in 



TOMO P R I M 0. 8? 

in S'. Paolo ad Hxbr. cap. 5". TSlemo [ibi fimat honorem , fed q:ù yacatsr 
a Dea tamq:iam ^iaron , non fapendo te egli ne fia degno .^ 

Si dipinge cogli occhi bendati* perchè Ella ha quello vizio, che non_j 
sa difeernere ♦ come dice Seneca nell'Epiftola ioj. Tantus efl oittibitionìs f :i - 
xor , ut nemo tibi pojl te videatur 4 fi aliquis ante te fuerit . 

' Le qualità delle Corone dimoftrano , che 1' Ambizione è un difordinato 
appetito , fecondo il detto- di Seneca nel 2. de Ira. TSlpn efl contenta bo- 
noribus annuii , fi fieri potefl uno- nomine vult faflos occupare > & per Orbenut 
titulos difponere . 

Ed a quello propofito non voglio lafciare di feri vere un' Anagramma.,» 
fatto fopra la prefente Figura da Taddeo Donnola , che cosi dice . 
lAmbìtio . >Amo tibi . 

Grammatica™ falfam quid rides ? define ; namque 

Ex vitìo vitium nil nifi colligìtur . 
Tu laude bine bomines » quos ambitiofa cupido % 
Cacos 5 dementes » ridiculofque facìt . 

FATTO STORICO SAGRO. 

Assalonne ambì tanto il vederli corteggiato , e da' Popoli inchinato , che 
non contento di aver a* fùoi cenni e Cavalli, e Cocchi ,' e numerofo 
ftuolo di Guerrieri , che lo precedevano * ardì ancora volgere il penfiero 
all' occupazione di quello ftelfo Trono , in cui fedeva il proprio Padre Da- 
vid . Pofe in efecuzione il reo penfiero « fubornò i Valfalli al fiio Re , li 
fé Capo de* Ribelli , fi fece acclamare Sovrano . Fu Dio però per David. 
Le fìie Armi vittorìofe difperfero i Sollevati , e mentre Aflalonne precipi- 
tofàmente in un Mulo cavalcando , prendeva la fuga , la fùa lunga Chio- 
ma all' aria fparfa in un Ramo di folta Quercia avvilupatafi lo ritenne sì » 
che fuggitogli di fotto il- Mulo , lo lafciò fòlpefo all' aria . Veduto in tale 
llato da Gioab Generale delle Armi di Davidde , con una Lancia spieta- 
tamente lo trafilfe . z.dé'B.ecap^ 15. 16. 17. 18. 

FATTO STORICO PROFANO. 

SOrprendentllfima fu 1* Ambizione che regnò nel cuore di Alelfandro Ma- 
gno Re dì Macedonia . Non Soddisfatto d' infinite Vittorie « che per 
tutto lo feguivano , ne della Conquifta. del valìilfimo Imperiò Perfiano s fi rì~ 
volfe contro i Sciti , i Battriani , e gì' Indiani , e più oltre ancora avreb- 
be portate le fue Armi , fé nel più bel fiore degli Anni un' immatura morte 
non, aveffe troncato il filo alle (moderate fue brame. ^. Cut. nella Vita dì*4kf. 



A 



FATTO FAVOLOSO. 

Mbì Fetonte fa gloria di effer Guida del Carro del Sole fuo Padre . 
Non ballarono le di Lui rimoftranze per rimuoverlo da tanto con- 
dannabile 






86 ICONOLOGIA 

dannabile penderò . Trovandoli il Padre affretto dal Giuramento , che per 
la Palude Stigia fatto avea » di concedergli qualunque grazia domandata gli 
aveffe > dopo averlo replicate volte avvertito , gli confegnò in mano il fre- 
no de 1 fuoi Cavalli . Bentoito però fi accorfe il mifero a che conduca una 
fciocca temeraria Ambizione . Non potendo > né fapendo reggere gì 1 indo- 
miti Deftrieri , tanto fi accodò alla Terra « che in cenere ridotta P avreb- 
be , fé Giove con i fuoi Fulmini non aveffe a Lei foccorfo , e il Folle dal 
Carro rovefciato in feno al Fiume Pò . Ovvia. Metsim. lib. a. 



AMICIZIA. 

Dì Cefare J$w. 




DOnna veftita di bianco» ma rozzamente . Moftrì quafi la finiflra fpalla 
e il petto ignudo . Con la delira mano moftri il cuore » nel quale vi 
farà un motto in lettere di oro , cosi : LONGE ET PROPE : e nelP eilre- 
mo della velie vi farà fcritto.: MORS, ET VITA . Sarà fcapigliata , e in 
capo terrà una Ghirlanda di mortella » e di fiori di pomi granati intrecciati 
infieme . Nella fronte vi farà fcritto : HYEMS , JESTAS . 

Sarà fcalza » e con il braccio finiftro terrà un Olmo fecco » il quale fa- 
rà circondato da una Vite verde . 

Amicizia, fecondo Ariflotele » è una fcambievole efpreffa e^reciproca be- 

nevo- 



TOMO PRIMO* 87 

nevolenza guidata per virtù , e per ragione tra gli Uomini , che hanno con- 
formità d' influfli e di compie flioni . 

Il Veltimentò bianco > e rozzo » è la femplìce candidezza dell' animo, 
onde il vero amore fi feorge lontano da ogni forte di finzioni e di lifci 
artificiofi . 

Moflra la fpalla finiilra ed il petto ignudo , additando il cuore col 
motto : Longe , & prope » perchè il vero Amico » o preferite o lontano che 
fia dalla perfona amata , col cuore non fi fepara giammai , e benché i tem- 
pi e la fortuna fi mutino» Egli è fempre il medefimo, preparato a vìvere 
e morire per 1' interelfe dell' Amicizia: e quello lignifica il motto che ha 
nel lembo della Vefte,e quello della fronte ; ma fé è fintai ad un minimo 
volgimento di fortuna , vedefi fubitamente , quafi fottiliffima nebbia al Sole» 
dileguare . 

L' eflfere fcapigliata, e I' avere la Ghirlanda di Mirto con i fiori di Po- 
mi granati , inoltra che il frutto dell' amor concorde» e dell' unione interna 
fparge fuori 1' odor foave degli efempj , e delle onorevoli azioni , e ciò 
fenza vanità di pompofa apparenza > fotto la quale fi nafeonde bene fpelfo 
1' Adulazione nemica di quella virtù ; di ciò fi può vedere Democrito , co- 
me riferifee Pierio Valeriano lib. j. 

Dipinge!! parimente fcalza » per dìmoflrare follecitudine » ovvero preltez- 
za » e che per lo fervigio dell'Amico non fi devono prezzare glifcomodi: 
come dimoltra Ovvidio de <Arte amandi . 

Sì rota defilerà » tu pede carpe <viam . 

Abbraccia finalmente un Olmo fecco circondato da una Vite verde, (à) 
acciocché fi conofea che 1' Amicizia fatta nelle profferita, deve durar fem-' 
pre , e nei maggiori bifogni deve elfer piucchè mai Amicizia , ricordandoli 
che non è mai Amico tanto inutile che non fappia trovare llrada in qualche 
modo di pagare gli obblighi dell' Amicizia , 

^Amicìzia . 

DOnna veflita di bianco per la medefima ragione detta di fopra . A- 
vrà i capelli fparfi . Sotto il braccio finiltro terrà un Cagnolino bianco 
abbracciato e llretto , Nella delira mano un mazzo di fiori » e fotto al piede 
deliro una fella di morto . 

I capelli fparfi fono per le ragioni già dette . 

(<7) L' Olmo , e la Vite fono fegno dell' Amicizia , e dell* Amor reciproco, 
perchè, come dice Dafne nell'Atto L Scena I. dell' Aminta. 

amano ancora 

Gli Alberi . Veder puoi con quanto affetto , 
E con quanti iterati abbracciamenti 
La Vite s' awvitichia al fuo Marito . 
L' Olmo dunque fecco è Figura di un' Amico caduto in difgrazia , e la Vite 
verdeggiante che ancora fi tiene ftretta col detto Olmo , lignifica che 1' Amico 
non abbandona l' altro , ancorché travagliato dall' iniqua Fortuna . 



8S I C N L G I A 

II Cagnolino bianco inoltra che fi deve confervarc netta da ogni mac-~ 
chia all' Amico la pura fedeltà . 

Per i fiori s' intende 1' odore del buon ordine , che cagiona V Amicizia 
nel confórzio , e nella comune ufanza degli Uomini . 

Sotto al pie deliro il dipinge la fella di morto calpestata , perchè la vera 
Amicizia genera fpeffe volte per fervigio dell' amico il dispregio della_» 
morte . Perù difie Ovvidio lodando due cari amici nel j. lib. de Tonto. 
Ire jubet Tyìades , carum perlturus Orefitn 
Hic mgat » inque vteern pugnai nterq> mori . 



L 



^Amicìzia . 
E tre Grazie ignude , ad una delle quali fi vedrà le fpalle , ed all' al- 
tre due il vifo congiungendofi colle braccia infieme , una di Effe avrà 
in mano una Rofa , l' altra un Dado , e la terza un mazzo di Mirto . Dalle 
Immagini di quelle tre Grazie fenza dubbio fi regola la buona e perfetta 
Amicizia , fecondo che gli Antichi penfavano , imperocché 1' Amicizia.^ 
non ha altro per fuo fine , che il giovare e far beneficio altrui , e non, 
lafciarfi fuperare in benevolenza , e come tre fono le Grazie degli Anti- 
chi j così tre gradi tengono i benefizi nell' Amicizia . 

Il primo è di dar le cofe . Il fecondo di ricever 1' altrui . Il terzo di 
render il contraccambio . 

E delle tre Grazie 1' una ftringe la mano , ovvero il braccio dell' altra, 
perchè 1' ordine di far benefizio altrui , è che debba paffare di mano in_s 
mano , e ritornare in utile di Chi lo fece prima , ed in quella maniera il 
nodo dell' Amicizia tiene erettamente gli Uomini uniti fra di loro . 

Si rapprefentano quelle tre Grazie ignude , perchè gli Uomini infieme 
1' un l'altro debbano effer di animo libero j e fciolto da ogni inganno. 

Una volge le fpalle , e due volgono il vifo , per inoltrare , che fempre 
duplicato fi deve rendere il benefizio all' Amico . 

Si rapprefentano allegre nell' afpetto , perchè tale fi deve dimoilrarc_? 
Chi fa benefizio altrui , e tali ancora coloro , che lo ricevono . 

Hanno 1' apparenza verginale , perchè 1' Amicizia non vuol effere con- 
taminata dalla viltà di alcun intereffe particolare . 

La Rofa lignifica la piacevolezza , (a) quale fempre deve effere tra gli 
Amici , effendo fra di loro continua unione di volontà . Il 



(a) Non comprendo come la Rofa pofl'a denotare la piacevolezza , fé non fé 
forfè quella che una vana apparenza dimoflra ; ed in quello cafo farebbe-» 
totalmente alla vera Amicizia oppofta . Claudio Minoe ne' Commenti all'' Ai- 
ciato pone la Rofa , ed il Pefce per Simboli di un' Amore condannabile , ed 
ecco i fuoi Verfi . 

Symbola ai:ila;Hum cerni* , Rofa , Pifcis amorum > 

Non fané uniti* Symbola certa mali . 
Natii Rofa -verna fuh non e fi fine f enti bus , idem 

Pifcis babet fpìnas intuì , (t ipfc fttas . 
Puìchra Rofa e fi , veruni Uh brevi fit marciàa : Pifcis 
EJi ferus , effe aita uà r.ec cicttr arte fot e fi . 



TOMO PRIMO. 89 

Il Dado lignifica 1* andare , e ritornare alternamente de* benefizi , co- 
me fanno i Dadi , quando fi giuoca con elfi . 

Il Mirto , che è Tempre verde , è fegno , che 1' Amicizia deve l' iftefla 
confervarfi , né mai per alcun accidente farfi minore . 



u 



^Amicizia . 

N Cieco j che porti fopra le fpalle uno, che non polla Ilare in piedr, 
come i feguenti verfi dell' Alciato dichiarano . 

Torta il Cieco il ritratto in falle fpalle * 

E per voce di Lui ritrova il Calle -, 
Così l' intiero dì duo mezzi faffì ■> 
V un preflando la vifla 5 e l' altro i pafjì . \ji\ 

^Amicizia fenza giovamento » 

DOnna rozzamente veftita , che tenga colla mano un Nido , con alcune 
Rondini dentro , e d' intorno a detto Nido volino due o tre Rondini. 
Qyelì' Uccello è all' Uomo domeftico e famigliare , e più degli altri 
prende ficurtà delle Caie di ciafeuno , ma fenza utile , non fi domesticando 
giammai , ed avvicinandoli il tempo di Primavera , entra in Cafa per pro- 
prio intereffe , come i finti Amici , che folo nella Primavera delle pro- 
sperità s' avvicinano , e- fopravvenendo l' Inverno de' faiìidj abbandonano gli 
Amici , fuggendo in parte di quiete ; con tal ilmilitudine volendo Pittagora 
inoltrare , che 11 avellerò a tener lontani gli Amici finti ed ingrati j fece 
levare da' Tetti della Cafa tutt' i Nidi delle Rondini , 

M AMI- 

1 11 in 1 1 ii •' 1 1 11 1 1 

fjz) L' Amicizia viene deferitta dal P. Ricci : Donna di allegro "volto , veftita di ric- 
chìlfmo Manto . In capo avrà un Adamante finifjìmo . In una mano tiene un ramo mezzo f ec- 
co , e mezzo verde , e coli' altra moftra un Cuore . Appiedi vifta una Zappa , con eòe mcftra 
aver trovato col zappare un gran Teforo . Dall' altra parte tiene V Archipendolo , ed un Ca<- 
gnuolo . Di allegro volto, perchè l'Amico deve fempre dimoftrarfi tale all'altro. Il 
Diamante per efler Gemma più forte , piti lucente , e di più pregio di tutte le altre , è 
Tipo del vero Amico . Sta col ricco Manto per dimoftrare che un' Amico deve parte- 
cipare delle ricchezze dell' altro . Moftra con una mano il Cuore , per fegno che deve 
eflere la perfetta Amicizia , fchietta , lincerà , cordiale , e fenza finzione . Il Ramo 
fecco , e verde dimoftra che e nella profperita , e nell' avverfitk I' Amico deve éfler 
fempre uniforme . La Zappa che ha fcavato un Teforo lignifica che Chi ha trovato 
«n Amico , ha rinvenuta una vera ricchezza . L' Archipendolo che è una mifura col- 
la quale fi rapprefenta il Tempo , che è mifura del moto £ conforme il Filofofo ] in- 
dica che la vera Amicizia è diuturna e fempiterna , Il Cagnuolo per eflere il Sim- 
bolo della Fedeltà , * 



j)0 ICONOLOGIA 

AMICIZIA FALSA 
Dell' ssébxte Cefarc Orlandi* 




DOnna. con Volta imbellettato* ed Occhi ridenti. Veftirì un Abito co- 
lor cangiante. . Avrà fopra. quello un Manto che nel dritto fia di un 
colore >, e nel rovefcio di un altro, e fi fcoprino fotto di Elfo le ali piegate, 
e nafcofte . Stia, in un Prato, verdeggiante e fiorito , dove fi veda. Perfona ricca- 
mente veftita ,. che ripofi fopra 1' Erba , e i Fiori ,, tra. quali- vi; fia. pofta_> 
una fottiliffima Rete . 

Si dipinga in atto, di; adattare colla delira, mano un Guanciale fotto il 
Capo della medefima , mentre colla, finiftra le vien furando varj ornamenti da 
dolio. .. Abbia accanto il. Tirfo .. A' piedi; un. Pardo, che. tenga la Tetta tra 
le Gambe ... 

Non, faprei altrimenti' definire la. fai fa. Amicizia , che dicendola una_» 
Simulazione de* fè.ncimenti dell' animo. ,, tendente al proprio, vantaggio col 
mezzo dell* altrui danno ;, Che un' Artifizio per giungere con ficure.zza_a 
al. termine, che fi. è prefcritto. uno. Spirito mal regolato e maligno ; e che 
in. fomma: una. vera. , vile ,, ribalda , e irragionevole nemicizia . 

Donna fi figura, con Volto, imbellettato., ed. Occhi ridenti' , per- eflere 
la Donna, di; fua. natura inclinata all' Inganno, ed alla. Frode ; ed il Bel- 
letto fpiega , che ficcome quefto viene adoperato per coprire le mende_j 

del 



TOMO PRIMO. 91 

del Volto j per apparire diverfa da quello che è in fefteffa t e come dille 
il Francadori in un fuo Capitolo all' Abate Nelli » 
Come fan le Femmine , 
Che Jpeffo s' imbellettano , 
E con tal finta Mafcbera 
Il Cuor dell' Vomo adefeano . 

Cosi ì' Inganno fi nafeonde fotto lo fpeciofo 1 e venerando Nome di 
Amicizia , per fare impunemente una comparfa del tutto oppofta all' orrida 
fua fembianza . Intorno agli occhi ridenti abbiamo da Giambattirta dalla-* 
Porta nel lìb. f. cap. 2 1 . della Fifonomìa dell' Uomo le Tegnenti parole . 

„ Gli Occhi ) ne' quali par che fi vegga Tempre il rifo e piacere » 
« fono ftimati non fenza vizio » perchè dimoftrano Domini ingannevoli ; a 
si che non puoi accorgerti , dove fiano indirizzati i loro penfieri , che mac- 
m chinano di nafeofto . Polemone . Adamanzio . *è e poco fopra SS Qye- 
a fti Occhi principalmente fi feorgono nelle Donne » che per lo più fono 
,» piene dì Frodi , e d' Inganni . 

Il Veftimento di color cangiante ìndica che il falfo Amico prende qua- 
lunque forma e colore , a feconda delle proprie mire . E' allegro , fé gli 
pare che l'allegrìa porta giovargli, è raello » quando la mettizia gli arreca 
profitto . Raflembra vederlo in braccio alle furie -, allorché è ìa furore 
Quegli che fi è prefo a tradire ; fi sbatte » minaccia ftragì , tuttoechè nel 
fuo Cuore rida : e benché conofea che la fregolata paflione lo trafporta_j 
oltre il dovere , lungi dal deviarlo dal fuo errore » lo fomenta anzi , lo 
fpinge . Dovrebbe ognuno fempre tener fi(fo in mente il faviffimo av- 
vertimento d* Ifocrate Ateniefe chiarirtìmo Oratore , e Fìlofofo nella" Ora- 
zione 2. ad ^Nicoclem s Fideles exijìima non Qui quicquid <vel dixeris » mei 
feceris , laudìbits extulerint , [ed &uì errantem increpaverint £=: Promette il fal- 
fo Amico , giura la fua aflìftenza fino all' ultima filila del proprio fangue. 
Non fi attenda peraltro dì più ; mentre fé la mala noftra forte cì conduce 
a qualche periglio , allora come cantò 1' Arlotto , 
I giuramenti , e le promejfe vanno 
Da i venti in aria diffipate » e fparfe » 

Anzi farà Egli il primo a far pompa di Saviezza nel condannare , e_» 
gravare la noltra condotta . Ejl enim l&micus fccundum tempus fuum * <& non 
permanebit in die tribulatìonis ; Et ejl limicus qui convèrtitur ad ìnimieìtiam . 
Ecclefiaftic. cap. 6. v. 8. e 9. 

Si aggiunge all' Abito color cangiante il Manto che al di fuori fià di 
un colore , e al di dentro di un ateo » per ìtpiegare la qualità j e la na- 
tura della falfa Amicìzia, Cwaie è di avere una bellìflimà apparenza * men» 
tre in foftanza , e internamente non è che un deteftabile tradimento . 

Nel volere delineata la Figura in modo , che apparìfeano in parte le Ali 
piegate e nafeofte , s' indica che 1' Amicizia , la quale non è fondata nella 
Virtù, non può mai eflere ftabile e ferma , ma anzi mobìliflìma e pronta al 
più veloce volo , allorché manchi la fperanza del proprio comodo * Efl autem 
Umicus Socius menfe , & non permanebit in die neceffitatis, Ecclefiaft. cap 6. v. io 

M 2 " Otti- 



9 i ICONOLOGIA 

Ottimamente 1' afflitto Nafone nell' Elegia ottava Triftium . 
1 Donec eris felix , multos numerabis *Amìcos : 
Tempora fi fxerini nubila , foltis eris . 

Per efprimere la rapidità , con cui da Noi s' involano i finti Amici » 
gìudìziofamente , fecondo il fuo folito , Pietro Metaftafio gli accompagna , 
e li paragona alla Fortuna, il di cui particolare attributo è 1* etfere in- 
ftabile , rapida , precipitofa . Così fa dire di tal forte di Amici al fuo Te- 
miftode . Atto fecondo . Scena Prima . 

Vengon con la Fortuna , e vati con Lei . 

Si finge in un Prato fiorito , dove fi veda Perfona riccamente veftita> 
che ripofi fopra 1' Erba e Fiori , tra quali ila polla una fottiliffima Rete, 
per denotare nel Prato fiorito la vaga viltà che fa una mentita Amicizia » 
ed il bel comodo , che fi da ad intendere di avere il delufo Amico nel- 
la fuppolla fede di tale Ingannatore ; e perciò fi fa vedere nella Perfona, 
che in quello ripofa , la Fiducia in cui vive ; e nella Rete , Geroglifico 
dell' Inganno e delle Infidie , fi dimoftra quanto temere fi debba Gente_> 
di tanto iniqua natura , e quanto diffidi fia fchivare i loro tradimenti , 
perlocchè fottiliffima e quali invifibile fi figura la Rete , e tra Fiori nafcofla . 
L' Abito ricco , che intorno all' adagiata Perfona fi mira , dimofira che_? 
gli Elevati dalla Fortuna i più foggetti fono ad inciampare nelle Reti de' 
finti Amici . L' Uomo quando è in Fortuna , oh quanto difficilmente gli è 
dato il poter diftinguere Chi veramente 1' ami , o 1' aduli ! Anzi come la 
Natura Umana inclina a farci credere quello , che più desideriamo , come 
u maraviglia fpiegò il Tragico Poeta nella fua Zenobia. 
. . .... V ^ilma per ufo » 

£' Idea , che la diletta a fé dipinge , 
E ognun quel che defia facìl fi finge , 

Così vedendoci tuttodì attorniati da folla di Uomini , che plaufo fanno 
a qualche operazione noltra , facilmente ci lufinghiamo che Quelli tali ci 
amino di Cuore , e a Loro ci affidiamo , Beati riputandoci per trovare Chi 
a parte fia delle nofire contentezze . Ma non riflettiamo che più che noi, 
aman la roba noltra.» e fé folle in Loro fcelta il difpogliarne noi per ar- 
ricchire fefleffi , vedreffimo con che celerità a quella fi appiglierebbono . 

Su quello rifletto la mia Immagine è in atto di adattare colla delira 
mano un Cufcino, o Guanciale fotto la Tetta del neghittofo Perfonaggio 
mentre colla finiltra gli vien furando leggiermente gli ornamenti da dodo. 

Il gello di porre il Guanciale fotto il Gomito » o un Origliere fotto il 
Capo , fecondo Giovanni Bonifaccio "Parte prima cap. 13. i>. 18. è atto di 
Adulazione , e rapporta S. Gregorio lib. 1 8. cap. 3. fopra il detto del Pro- 
feta Ezechielle , e. 13. v. 18. Veh qua confuunt Tulvillos fub omni cubito , &■ 
fachint cervicalia fé capite umverfae atatis ad capiendas anìmas . La detefla- 
bile arte di colloro così efpreffe Marziale Lib. l-i. Epig- 34. 
Mentiris, credo : recitas mihì carmina , laudo : 
Catitas , tanto : bibis , Tompiliane , bìbo . 

In 



TOMO PRIMO. 93 

In quanti pur troppo ad ogni momento fi mira il non mai abbaftanza 
deteftato carattere della Greca Nazione, che al vivo ci rapprefenta Gio- 
venale nella Satira terza , che .... laudai 

Sermonem indotti, faciem deformìs amici* 
Et longum invalidi collum cervicibus aquat 
Hercitlis , ^intaum procul a tellure tenentis . 
lyec tamen \Antiochus , nec erìt mirabilia UH 
xAut Stratocles , aut cum molli Demetrius Hxmo . 
Inatto comcsda e/I : rides ? majore cachinno 
Concutitur ; flet ,filacrymis afpcxit amici, 
7S{ec dotet : Igniculum bruma fi tempore pofcas » 
*Accipit Endromidem , fi dixeris , ajluo ,fudat , 
Le lufinghe, gli allettamenti» le adulazioni fono i pefliferi Incanti, che 
ftrafcinano alla rovina 1' Uomo ; nelle Amicizie poi fono la lieto Pelle , te 
lletta Morte . Trulla in amichiis Teftis ejl major , quam affentatìo , Mandici^ , 
adulatìo : efclama a ragione il faggio Oratore nel Dialogo , qui Lelius infcrì- 
bitur ; e nello fletto Dialogo feguita a dire , che Sìmulatio >Amicitii& repu- 
«nat , maxime delet enim <veritatem , fine qua nomea ^Amicitiiz valere non potejl. 
Appretto le fi pone il Tirfo, che è un' Afta di legno coperta di Edera 
d' intorno , d' intorno avvolta , per ettere , fecondo la teftimonianza di Pie- 
rio Valeriano, Geroglifico del Nocumento naftofto , prefo a lignificare nelle 
Baccanti la natura del Vino , che alletta, feduce, e guftato di foverchio 
altera gli fpiriti , e nuoce moltittimo . Di qui è che Macrobio dice , che_> 
Bacco- ferìfce di traverfo colla Punta nafcolla frali' Edera . 

Del Pardo e Pantera così parla UHtfe Aldovrando Uh. i . lS{on effe con- 
temnendam Etymologiam eorum , qui opinati f:mt ditJam fitiffe Taritberam quìa 
omnium Ferarum colorìbus decorata [peftetur . La quale opinione feguendo , 
panni che propriamente alla falfa Amicizia li adatti, allorché li conliderì 
che il falfo Amico allume , feconda , ed in fé copia tutti i caratteri e feit- 
timenti di Colui , che non fi arroffifce ingannare . 

Si ha parimente dallo fletto avvedutiffinio Ottervatore Aldovrando , che 
il Pardo da fé tramanda odore tale , che le altre Fiere da quello allettate lo 
fieguono , ed Etto che è il Geroglifico dell' Inganno » occultando la Tetta 
tra le gambe, e folo inoltrando il vago dorfo, afpetta il momento favore- 
vole , che le delufe beftie a lui apprettandoli » fi rendino da fé flette vitti- 
me di quel furore , con cui I' all'alta e sbrana : Occultato capite , & odoris 
fobimmoio falla copia, beflias invitatas comprehendit . Ulittes Aldovrancb de 
Qyadrup. Lib. r. de Pardo . 

• Così il finto Amico colle fhidiate attrattive, e colle dolci lufinghe al- 
letta 1' animo d'eli* Amico, che non giunge a (coprire i di Lui tradimen- 
ti , la di Lui finzione , fé non allora, che non giova il riparo, fé non al- 
lora, che abbandonato dalla forte invano chiama, indarno fi lagna del fallace 
Confidente - L' etter circondato da Gente di fimil natura è (ventura mag- 
giore di qualunpue difawentura ; anzi rende quali defiderabili le flette di- 
grazie » mentre 

V mìco 




94 ICONOLOGIA 

V unico -Ben , ma grande -, 

Che riman fra difaflri agi' infelici-, 

E' il àiflinguer da' finti ì veri amici . Met. Ale OC [«] 

FATTO STORICO SAGRO. 

G_ Ionata Figlio di Saul Re d' Ifraelle tale amicizia contrade con Davi- 
de dopo che Quelli vittoriofo tornò dalla pugna con il Gigante Golìa, 
che fi fpogliò di tutti i fuoi veilimenti , che indotto aveva , per ricoprire-* 
David i e gli cinfe infino la fua propria Spada , e I' armò del fuo Arco . Ve- 
nuto David in odio a Saul , Gionata 1' afficurò che lo avrebbe Tempre af- 
fittito ; ed in effetti per Edo non dubitò concitarli contro 1' ira del furiofo 
Re Padre , Godeva nel fovente ripetergli che Effo farebbe flato il fuo Re, 
e che Egli contentato fi farebbe di effere a Lui fecondo . Puote facilmente 
immaginarli quale foffe il dolore di David nell* annunzio della morte dell' 
amico Gionata, e quanto lo piangefTe , i. de I{e cap, i8. 20. 23. 

FATTO STORICO PROFANO. 

DEgni veramente di memoria fono i due Angolari Amici Damone ,. e 
Pizia . Pizia effendo llato condannato alla morte da Dionifio Siracu- 
fano , chiefe in grazia al Tiranno , che gli permetteffe prima di mo- 
rire di portarli in fua Cafa a cagione di difporre i fuoi domeftici affari . 
Ciò gli accordò Dionifio , .con la Convenzione però che un' altro dovef 
fé in fu» luogo reftare in Carcere , e foggettarli alla fentenza ogni qual- 
volta Elfo non fotte tornato ; penfando così deluderlo nella fua inchie- 
fta , non potendo mai darfi a credere , che Perfona vi foffe , che a tal pe- 
ricolo fi avelfe voluta efporre . Errò di gran lunga ; giacché Damone non 
titubò punto per J' amico a prefentar feflelfo in Catene . Andò Pizia alla 
fua Cala, difpofe le cofe , immediatamente alla Carcere fece ritorno , chie- 
dendo al Tiranno che efeguir faceffe il fuo Decreto . Stupì Dionifio , e_s 

tanto 

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[</] E' rapprefentata l'Amicizia falfa dal P. Vincenzio Ricci nella feguente Figura . 
Due "Uomini rivoltati colla Faccia V un coli' altro . lino de' quali terrà una Borfa aperta in 
mano apprestando certi Denari al Compagno , il quale tiene un' Afrore nelle mani , ed un<z^ 
Rondinella . A' piedi vi faranno due Polpkelle che lattano alla ri-va dì un fiume fecco , nel 
cui letto apparifeono Sterpi , e Saffi . Si dipinge con una Borfa in mano , che fembra da- 
re ad unOj perchè è fondata full' intereffe , e tanto dura , quanto dura il donare . 
L' Affare è Tipo della falfa Amicizia , perchè viene accarezzato , e pafeiuto colle_» 
proprie mani dagli Uomini , finché vale alla preda , quando non vai più o fi ammaz- 
za , o più non fi mira . La Rondine fimilmente è Tipo de' falli Amici : Nel tempo 
della State fta con Noi ; nel!' Inverno ne abbandona . I.e Volpicele lattanti fucchia- 
no allegramente la Madre fino che ha latte , terminato quefto , co' denti e co' graffi 
le mordono e fgraffiano le Poppe . Il Fiume fecco nel tempo Invernale ha acqua , 
quando la fete non travaglia i Pafiaggieri ; ma nell' Efiate che abbonda la fete , 
fta fecco . Proprietà tutte de' falli Amici . La Borfa data, e'1 Aftore per i delufi . 



TOMO PRIMO. 95 

tanto lo mofle 1' atto Eroico si dell' uno , che dell' altro , che affol vendo 
Pizia dalla Condanna , ad Efli chiefe che per grazia annoverar Io voleftero 
per terzo- nell' amichevole. Loro compagnia ., Valer* Maffìm. Uh. 4. 

FATTO FAVOLOSO. 

PIritoo Figlio, d' Iflione avendo fentite raccontare cofe maraviglio^ di 
Tefeo, gli rapì una Greggia per coitringerlo a corrergli dietro» come 
fegul . Azzuffatiti; infieme , tanta llima concepirono 1' uno dell' altro , che 
giurarono di nou abbandanonarfi piCt mai .. Piritoo foccorfe Tefeo contro i 
Centauri,, che. tentarono rapirgli Ippodamìa . Difcefe poi all' Inferno per 
condurre via Proferpina » ma fu divorato daL Cerbero, e Tefeo che Io ave- 
va collantemente feguito fu per comando di Plutone incatenato , e cosi 
flette fintanto, che Ercole venne a, liberarlo .. Tlut. Ovvid. Or. Claud. 

AMMAESTRAMENTO. 

Di: Cefare. Bjpa «. 




UOmo> di alpetto) magnifico, e venerabile > con Abito lungo , e ripieno di' 
magnanima gravità ; con uno Specchio in mano , intorno al quale fa- 
rà un Cartello con quefte parole . INSPICE , CAUTUS ERIS . 

L'Arc- 



9 6 ICONOLOGIA 

V Ammaeftramento è l* efercizio , che fi fa per P acquifto di abiti vir- 
tuosi , e di qualità lodevoli , per mezzo o di voce » o di fcrittura ; e fi 
fa di afpetto magnifico , perchè gli animi nobili foli facilmente s' impiega- 
no a i faftidj , che vanno avanti alla Virtù . 

II veftimento lungo e continuato , moftra che al buon abito fi ricerca 
continuato efercizio. 

Lo Specchio ci da ad intendere , che ogni noftra azione deve effere cal- 
colata , e compattata con 1' azione degl' altri , che in quella fteffa cofa fiano 
univerfalmente lodati, come dichiara il motto medefimo . 



AMOR DI VIRTÙ' 



Dì Cefare Ejpa 




UN Fanciullo ignudo , alato . In capo tiene una Ghirlanda di Alloro, e 
tre altre nelle mani , . pt*chè tra tutti gli altri amori, quali vana- 
mente da i Poeti fi dipingono , quello della Virtù tutti gli altri fupera di 
nobiltà, come la Virtù fteffa è più nobile di ogn' altra cola . 

Si dipinge colla Ghirlanda di Alloro , per fegno dell' onore che fi de- 
ve ad effa Virtù , e per moftrare che 1' Amor di effa non e conuttiblc j, 
anzi come 1' Alloro fempre verdeggia , e come Corona e Ghirlanda eli 
è di figura sferica , non ha giammai alcun termine . 



/ 



T Q M P £ hM 0. $7 

Si può ancor dire , che la Ghirlanda della tefta lignifichi la Prudenza » e 
le altre virtù Morali o Cardinali , che fono Giuftizia , Prudenza , Fortez- 
za» e Temperanza ; e per moftrare doppiamente la Virtù colla figura cir- 
colare » e col numero ternario » che è perfetto » delle Corone . [a] 

N AMO- 



Qiy L* Alciato nell' Emblema rio. figura I* Amore di Virtù Uà Giovane nu- 
do fenz' ali , e fenz' armi , che fta a federe., con una Corona in Teda , e tre altre 
ne tiene avvolte nel braccio . 

Ecco il faa Epigramma . 

Die ubi funt incurvi afeus ? uhi tela , Cupido ì 

Molila queh ^fuvennm figere conia fola . 
fan ubi trìfth ? libi penna ? tra unde corallai 

Fert mania ? 1)nàe aliane tempora cinBa gerunt ì 
Haud mìbì vulgati efi bofpes cum Cypride quicquani , 

"Olla vohtptatis nos ncque forma tiilit . 
Seti puri! hominum fuccendo mentibia ìgnei 

Dìfcìplìna , animos afiraque ad alta trabo . 
G)uatuor , eque ipfa texo minute corolla! : 

Quarum , qua Sophla efi , tempora prima tegìt . 

Qiiefto Emblema è -tolto dall'' Alciato dal Greco di Marino Scoiaftieo-c; hu* 

Amorem coromtum 3 ed è così dekritto mi 4. Epigramma . 

* j . -. ■ . 

Arem ubi reflexui 3 Amor , diraque- fagitta , ' 

6)ueis tenera animo! ffpe ferire foles ? 
Penna ubi funt ? libi faxtrifiii? Cur ergo coronili 

Fen manìbii! ? Capiti cur ageditm una fubefi ? 
Non ego vulgarì natm fum Cypride , nec vie 

Materna è terra fonda libido tulìt . 
Afi hominum pura accendo in mentibm ìgnes 

DoBrìna , atq; animo! purui in afim trabo '.. 
Qjhtatuor eque omni neBo virtute corona!', 

6>ua! fero ego , & Sophìa efi prima corona mìhì » 

li P. Ricci dipinge 1* Amor di Virtù : V n Giovane vago e bella- , fopra un Carro 
tirato da due Leoni . Tiene ma Corona Ghirlanda di fièri in una mano , e coli'' al~ 
tra coglie vaghe Rofe, e Fiorì varj da certe [pali iere , che tutto lo circondano . Tiene una 
catena , e in dìfparte del Carro fia un luogo ameno , ameno poggio . Giovane bello per 
aver la mira a cofe belle e vaghe j come fono le Virtù »- II Carro trionfante è il 
pregio dovuto alle Virtù , né mai alcuno trionfò fenza 1' acqmìto di quelle . E* 
tirato da due Leoni, per indicare la forza che bifogna per avere cotale Amore , e 
far violenza alla Natura male inclinata- e corrotta . I var> Efori fono le varie.» 
opere vfrtuofe , nelle quali fi efercita . La Catena al piede dimoftra che chi fa 
acquilìo delle Virtù fi lega infeparabiimente con Dio . Il Poggio , o luogo amena 
denota la felice terra del Pàtadifo dà aequiftarfi da' Virtuoft .. 



£8 



/ C N LO GIÀ 
ÀMQRE VERSO IDDIO. 

Dì Ce/are Ripa, 




UOmo che ftia riverente colla faccia rivolta verfo il Cielo» quale additi 
cjlla finiftra. mano, e colla delira mofìrì il petto aperto ., (a) 



FATTO 



Qa~) L' Amore verfo Dio così vien figurato dal P. Ricci • Verno colla faccia ri- 
volta al Gelo . Ha nelle mani un Còrno di dovizia , ove fono moke Giojs , Danari , Col- 
Igne , ed altre- cofe pregevoli .. Sotto un piede tiene un Serpe , e fatto V altro una Palla 
rotonda. , e •vicino a Lui in alto vi è una Lucerna accefa . Colla faccia rivolta al Cie- 
lo , perchè colafsù folamente riguarda , ove ha ferbato ogni fua fpeme . Il Cor- 
no di dovizia per effere {imbolo di Liberalità , Felicità , Abbondanza , Ilarità , 
Concordia , Pace , ed ogn' altra cofa di contento e gioja , che folamente appieno 
prova Chi ama Iddio . Il Serpe è tipo del Peccato , che fcaccia , e odia fomma- 
mente Colui che ama il Sommo Bene . La Palla dimoftra il Mondo difpregiato , e 
reputato un niente dall'Amante del fuo Fattore. La Lucerna accefa è Gerogli- 
fico di Vigilanza e di Cuftodià , e Quello che è immerfo in sì beato affetto le 
«uftodifee con ogni sforzo poflìbile . 



■r M P R IM 0. c - 99 

F A ft T O. STORICO S A G R p . 

ALI' Appoftolo delle Genti ì ' mentre ìn Tiro fi tratteneva » fu da Agaba 
Profeta predetto , ,che in Gerusalemme fofferto avrebbe e catene e_» 
tormenti . Niente perciò Égli atterrito , anzi Tempre più accefo di Amore 
verfo il fuo Dio , non dubitò punto di fubito volgere il piede a quella__> 
parte . Piangevano i fuoi Difcepoli , e tentavano tutte le vie per difiorlo 
dal fuo propofìto . Tutto però invano : Giacché intrepido Paolo a Loro ri- 
volto difse : Che fate ? Perchè piangete i perchè mi affliggete ? Io non_j 
folo vado contento ad eflere ftretto tra ferri in Gerofolima « ma defidero. 
anzi , e ardentemente bramo di morire per il mio Signor Gesù Crifto . 
Andò , cadde nelle infidie , fu prefo , legato , maltrattato ; e per la ftrada 
invece di lagnarfi , procurò a tutta poffa colla fua Eloquenza ridurre al 
vero Dio i fuoi fteffi Perfecutori . Marni; lìb., 3. 

FATTO STORICO PROFANO. 

QUella che in Noi Cattolici Pietà fi chiama; negl'Infedeli denominar 
_Jì puote Superazione . Di quella non ne mancano Efempj . anche_j 
ne* Gentili . 
In Roma eflendofi appiccato un fiero Incendio al Tempio delle Vedali, 
dove confervavafi il Palladio , Metello , che Pontefice era > per falvarlo , non 
temè di ^gettarli in mezzo alle fiamme » ed a pericolo evidente di perdervi 
la Vita i fuori trasportò 1' amato Simulacro . Un' atto di tanta Religione.» 
piacque in modo a' Romani , che gli concederò d' entrare in trionfai Coc- 
chio nella Curia . Onore che a neffun' ordine fino allora era fiato compar- 
tito . Sabellic. in lib. JLxempl. lib. j. 

FATTO FAVOLOSO. 

ALIorchè arfa e difirutta fu Troja , i Greci mofli a pietà delle difgra- 
zie de' Trojani, che fuperiìiti reftati erano al fiero eccidio , per mez- 
zo di un Trombetta fecero fapere ■> che Chiunque de' liberi Cittadini po- 
teva dalla Città ufcire 5 e con fé uno foltanto condurre . Enea che più di 
qualunque altra cofa amava i fuoi Dei Penati , fenza ad altri penfare > 
quelli con fé trafportava . Stupirono i. Greci di tanta pietà , e gli permi- 
fero perciò che uno ancora de' fuoi con EfTo andafle ; Perilche , Enea pre- 
fo fulle proprie fpalle il Vecchio inabile Padre Anchife, con quello fé ne 
giva .Per quello nuovo atto di pietà fi accrebbe la maraviglia negli Ne- 
mici » e gli concedettero che feco conducefife Chiunque de' fuoi avefle vo- 
luto . Ebano lib. 3. 



N 2 AMOR 



*oo ICONOLOGIA 

AMOR DEL PROSSIMO. 

Di Cefare Rjpct . 

UOmo veftito nobilmente , che gli ftia accanto un Pellicano co* fuoì fi- 
gliuolini, i quali ltiano in atto di pigliare col becco il fàngue ch'efce 
da una piaga , che detto Pellicano fi fa col proprio becco in mezzo al 
petto ; e con una mano moftri di follevar da terra un Povero , e coli' al- 
tra gli porga Denari , fecondo il detto di Crifto Noftro Signore nel 
Vangelo . 

FATTO STORICO SAGRO. 

L* Abate Serapione e (Tendo entrato a predicare in una Città degl' Infe- 
deli , fu da quelli fcaccìato : Egli che defiderolò era della fallite del- 
le Anime Loro , itudiando ogni modo onde poter a quelle giovare , non_a 
dubitò di venderli ad alcuno di E (fi per Servo , fperando così dì potere-? 
almeno col proprio Padrone ragionando illuminarlo nella vera Religione . 
II che fuccedendogli , e venendo perciò a rellar libero . , Ci vendeva di 
nuovo a qua.lcunaltro . Marcello lib. 3. 

FATTO STORICO PROFANO. 

Scipione denominato Affricano maggiore era così amante del bene de' 
fuoi Cittadini , che era folito dire fovente , che più di buona voglia 
defiderato avrebbe falvare un fol Cittadino , che disperdere mille Nemici r 
Sabdh in lixempl. lib. j: 

FATTO FAVOLOSO. 

Filemone , e Band Coniugi erano due poveri Vecchj , così amanti del 
Loro Proffimo , che tutto quel poco avevano , volentieri in follievo 
de* poveri Viandanti * che per la Loro Capanna facevano pafTaggio , fom- 
miniitravano . Giove in forma di Uomo infieme con Mercurio andando in 
Frigia , non trovò un Abitante che nel Villaggio lo riceveffe ; giunfero 
al Tugurio degli amoroii Vecchi ■> e folo/ da Elfi con tutto il buon 1 ani- 
mo accolti furono - Si affaticavano si 1' uno che 1' altro per fervire alla_j 
meglio gì' incogniti Ofpiti . Gradi tanto Giove il Loro buon cuore » che 
in ricompenfa comandò ad Eifi che lo feguiffero fopra un Monte ; quivi 
giunto, Loro di ife che fi rivolgeffero indietro. Il che fatto, veddero tutto 
al Villaggio fommerfo , eccettuatane la piccola Loro Capanna , che fu 
trasformata in un Tempio. Giove promife poi di conceder ad Effi tutto ciò 
che domandato averterò , ed i buoni Vecchi folo richiefero di elfcr fatti 
Miniilri di quel Tempio , e di non morire l'uno fenza dell'altro. Furono 
efaudite sì belle preghiere , e giunti effendo ad un' eitrema Vecchiezza , 
mentre un dì tra Loro affettuofamente difeorrevano fulla Porta del Tempio, 

File- 



TOMO PRIMO, 101 

Filemone fu trasformato nell' Albero nominato Tàglia , e Bauci in una_j 
Quercia . O-vvid. Metam. lib. 8. 

AMOR' DI V S ESTESSO, 

Di Cefare Ripa . \< 

SI dipingerà fecondo 1' antico ufo , Narciiò che fi fpecchia in un Fonte; 
perchè amar fefteifo , non è altro , che vagheggiarfi tutto nelle opere 
proprie con foddisfazione » e con applaufò . £ ciò è cofa infelice e degna 
di rifo , quanto infelice e ridicolofa fu da' Poeti antichi finta la favola di. 
Narcifo » però ditfe 1' Alciato . 

Siccome rimirando il bel T^arcifo 

Ideile chiare onde il vago JUo fembiante , 

Lodando or i begli occhi , ora il bel <vijb » 

Fu di fé fleffo micidiale amante ; 

Così fornente avyìen che fia derijò 

V *Dom , che fpr e zzando altrui fi ponga innante 

Con lodi amor foverchio di fé fleffo 

E' vanitade , e danno » e biafmo efpreffo * 

AMOR DI SESTESSO. 

DOnna incoronata di Veflrcaria . Porti addotto una Saccoccia grafia , e_> 
ripiena , flretta dinanzi dalla mano finiftra , colla quale anco tenga^» 
fopra una verga , una cartella con quella parola Greca Tbilautìa . Nella ma- 
no dritta abbia il Fior Narcifo . A' piedi un Pavone . 

Niuna cofa è più diffìcile , che le fleffo conofcere . L' Oracolo Delfico, 
effendo interrogato da uno , che via tener doveva , per arrivare alla fe- 
licità , gli rifpofe : Se conofcerai te fle lfo . Come diffidi cofa , fu per or- 
dine del pubblico Configlio di tutta Grecia , fatto intagliare fopra la Por- 
ta del Tempio Delfico quello ricordo GNOSTI. SE. AUTON. Trofie te_> 
ipfum , voce da Socrate attribuita all' ille(fo Apollo (a) . Quella difficoltà 
di conofcerfi è cagionata dall' Amor di- fefteifo , il quale accieca ognuno. 
Cacits <Amor fai , dille Orazio ; elfendo Cieco , fa che noi fteffi non ci co* 
nofciamo , e che ciafcuno fi reputi elfere garbato , elegante , e fapiente. 
Varrone nella Menippea, Omnes videmur nobis effe bell'ili, & fejìi-vi, & fa- 
pere . Socrate diceva , che fé in un Teatro , fi comandale che fi levafifero 
-in piedi li Sartori, o altri d'altra Profeffione , che folo i Sartori fi leve- 
rebbero ; ma fé fi comandale che fi alzaiTero i Sapienti , tutti falterebbono 
in piedi , perchè ciafcuno prefume fapere . Ariitotele nel primo della Ret- 
torie! 

— ^— ^— — I I I — ^i I I— M— « il |l m~—^ma. i 

(tf) Plutarco ad fin. Sjmpofì: feptem Sapitntum V attribuifce ad Efopo . Ovvidio . 
ne fa Autore Pittagora . Diogene Talete ,; e non pochi vogliono che quella Sen- 
tenza fia preia da Omero . 



io% ICONOLOGIA 

torica tiene die ciafcuno ( per effere Amante di fefteffo ) neceOTaria mente 
tutte le cofe fue gli iiano gioconde e detti , e fatti ; di qui è quel pro- 
verbio . Sunm cuiqite pulchmm . A tutti piacciono le cofe fue , i Figli , la_j 
Patria , i Coltupii , i Libri , 1* Arte , 1' Opinione , I' Invenzione , e le_» 
Compofizioni loro : Però Cicerone ad Attico dice , che mai niun Poeta , 
nò Oratore è flato , che riputafTe migliore altro che fé . De 1 Poeti , lo 
conferma Catullo , come difetto comune , ancorché di Suffeno parli , 

7{eque idem unquam 

tAeque eft beatus , ac poema ciim fcribit . 

Tarn gandet in fé , tamque fé ipfc miratur , 

"ìyimirum id omnes fallimur . 
Arinotele nell' Etica lib. 9. cap. X. mette due forta d' Amanti di fe_? 
fleili : una forte vìziofa e vituperevole , fecondo i] fenfo e l'appetito ; 1' al- 
tra lodabile , fecondo la ragione . Gli Amanti di fefteffi , fecondo la ra- 
gione , cercano di avvanzare gli altri nella Virtù , nell' Oneità , e ne' Beni 
interni dell' Animo . Tutto "quello ila bene : il procurare di avvanzare gli al- 
tri nelle Virtù , fenza dubbio eh' è lodabiliffimo : ma ci è una forta di Vir- 
tuofi , e Sapienti non troppo commendabili , i quali acciecati dall' Amor pro- 
prio , arrogantemente fi prefumono fapere più degli altri , innalzano le cofe 
proprie , ammirano lo Stile , la Scienza , e le Opere loro » difprezzano , ed 
opprimono con parole indegne quelle degli altri , e quanto ad altri fuor di 
ragione togliono di lode , fuor di merito a fé attribuirono : perciò Talete 
il primo Savio della Grecia dille , che niuna cofa è più difficile che cono- 
feere fefteflb , e niuna più facile , che riprendere altri ; il che fanno gli 
Affezionati di fefteffi , perchè quello che riprende , ed altri biafima , da fe- 
gno d' effere innamorato di fé fletto , e d' effere avaro di lode , ficcome ac- 
cenna Plutarco nel Trattato dell'Adulatore, e dell' Amico dicendo : Hepr.t» 
benfio , & dimorerei fai , & binimi illiberalitatem alìquam arguti . Avaro di 
lode , ed innamorato di fefteflb in più luoghi fi fcuopre Giulio Lipfio , li- 
berale de' biafimi , il quale per non dire il parer fuo, ma per difprezzo 
delle altrui Opere , a bella polla morde graviffimi Autori , fpecialmente il 
Bembo nella feconda Centuria Epifl. 61. nella quale avvilifce lo itile' del 
Bembo , che febbene in qualche particolare pafTo , ficcome ogni altro, può 
effere caduto , nondimeno torto efpreffo ha Giufto Lipfio di riprenderei 
genericamente Io itile fuo , e d' altri del fecondo tempo di Leone X. , i 
quali fono flati tanto in Profa , quanto in Poefia terfi , puri , colti , ed ele- 
ganti affatto nella Romana eloquenza. Egli reputa il loro Attico Itile, co- 
nofeiuto e confeifato da Lui Ciceroniano , languido , puerile , ed affettato ; 
quafi eh* Egli più grave foglia il vanto all' Oratore , acciecato fenza dub- 
bio dall' Amor di fefteflb , come quello , che è flile diverfo da quelli che 
fono di itile Attico » de' quali dice Egli , che le loro Compofizioni fono 
affettate , é formate ad ufo antico , e non fi accorge , che il fuo flile va- 
no , turgido , o-per dir meglio torbido, è quello che fi chiama antiqua- 
rio , affettato , mendicato dalle ofeure tenebre de* Comici , ed Autori più 
antichi, telfuto con periodi tronchi, ed interrili., ne' quali bifogna inten- 



,d« 



re 



T M PRIMO. 103 

dere molto più di quello che dice » e comporto con parole aftrufé , re- 
condite > rancie» e non intefe j ftile odiato da Augufto lmperadore » ficeo- 
me attefta Svetonio cap. 86". 1 il quale amava l'eleganza» il candore» e__» 
la chiarezza del dire Attico » qual* è iti quelli che biafìma Giudo Lipfio » 
e odiava 1' A fiatico rtile »• la' vanità delle Sentenze, l'apparato fuperbo del- 
le parole ofcure» inaudite » e fetide » quali fono in Giulio Lipfio : gemis 
eloquenti feeutus ejl oiugufim » elegans » & temperatum » vìtatis Sententiamm 
ineptiis , atqxe inconeinniùate » & recondìtomm verbomm fxtoribus » t dice Sveto- 
nio » e più abbaffo Cacozelos » & yAntiquarios » ut diverfo genere vitiofos pari 
faflidio jprevit . Se niuno , per dir cosi , è Cacozelo ed Antiquario , certo 
che è Giulio Lipfio Imitatore di elocuzione gonfia » antica » difmeffa » che 
cerca piuttafto di effere tenuto in ammirazione , per il fuo inufitato » ed 
ofcuro. itile , che intefo con chiarezza » e purità Attica * maflimamente nel- 
le fue Centurie», le quali come Pillole , chiariffime e pure affatto dovria- 
no e [fere » nel che a ragione fi può riprendere , ficcome era M. Antonio 
riprefo da Auguflo . Marcum qmdem *Antonium » ut infanum increpat , quafi ea 
fcrihentem » qux, mìrentur potius homines , quam inteltigant . Vaglia a dire il 
vero » ingiufto è Colui , che reputa folo ben fatto quello che piace a fé » 
e urani fono Coloro ,. che vorrebbero tutti fcriveffero e parlaffero » come_> 
fcrivono e parlano effi. , e che folo il loro Itile foffe feguitato » abborren- 
do ogni altro , ancorché con giudizio , con buona e regolata fcelta di pa- 
role compoilo fìa : ficchè falla ed erra. Chi ftima ed ama le Opere e le 
Virtù fue ,' ficcome raccogliefi da' fuddetti Verfi di Catullo , e da quelli 
che più abbafso porremo . Ma fappiano pure que' Satrapi e Sapienti » che 
folo le loro Opere apprezzano e le altre difprezzano , che Chi loda fe- 
ftefso è biaiimato da altri * Chi ammira feftefso ». è fchernito da altri > e-» 
Chi ama troppo feftefso » è molto da. altri odiato .. 

Iberno erit *Amicns , ipfè fi te ames nlmis .. 
Perchè 1' Arroganza concita odio ; la Modeftia amore , grazia » e bene- 
volenza .. Diifero le Ninfe a Narcifo[per quanto narra Suida ] mentre con- 
templava le fue bellezze nella fonte . Multi te oderint fi te ipfttm amaris . 
Neil' Amor di fé fteffo reftanO' gli Uomini gabbati nella, maniera che fi 
gabbano gli Animali irrazionali 5 pofciacchè a ciafcuno Animale diletta più 
la forma fua». che quella degli altri di fpezie diverfa : circa di Platone 
afferifce che le Galline a fé fleffe piacciono , e che par loro di elfer na- 
te con belle fattezze. , Il Cane pare belliffimo al Cane , il Bue al Bue » 
P Alino all' Afino , e al Porco pare che il Porco avvanzi di bellezza » 
Marco Tullio in ogni cofa Platonico nel primo lib. Be lettura. Deorum » 
allude allo fteffo . *An putas illam. effe terra mariq; belvam , qua non fai ge- 
neris belva maxime deleiìetur ? Soggiunge appreffò . E/ì enim vis tanta nx- 
tura ■> ut. Homo nemo velit nifi bombii fimìlis effe , & qmdem Formica Formi- 
ca , Ma 1' Amor di fé fteffo ha nell' Uomo quello di più , che Egli fi 
reputa più galante di ciafcuno della fua fpecie , ficchè non vorrebbe effer 
altro Uomo che fefteffo » ancorché- defideri la fortuna di altri più potenti e 
felici ...... 

V Amor 



i<H f ICONOLOGIA 

^ V Amor di fefleflò lo rapprefentiamo fotto figura Femminile » perchè è 
più radicato nelle Donne , attefocchc ciafcuna quali per brutta e fciocca 
che fia , bella e faccente fi reputa : oltre ciò appretto i Greci paflfa fotto 
nome di Femmina pollo nella cartella , che anco da Latini dicefi Thilautia . 

La incoroniamo colla Vellicarla, della quale Plinio lib. 2. cap. 31. in al- 
tro modo chiamali Trichno , Striehno , Periflò , Triono , ed Alicacabo ; era 
in Egitto adoperata da quelli che facevano le Corone invitati dalla fimili- 
tudine del fiore di Edera , ha gli acini che porporeggiano ,. la radice candida 
lunga un cubito, e 'I fullo quadro > come deferire Ruellio lib. 3. e. no. 
La poniamo per fimbolo dell' Amor di felteffo, perchè i Greci fpecialmente 
Teofrafto lib. 9. cap, 22. vogliono che una dramma di radica di quefta_* 
Pianta data a bere fa che uno s' abbagli v credendoli di eflere belliflìmo . 
Dubitar ejus radici* dracbtme pondus , ut fìbi quìs illudati place atque , feque pul- 
chcrrimum putet . Diraffi per ifcherzo di quelli che fono invaghiti di felle /E, 
che abbiano bevuto la radice della Veflìcaria e che fi abbaglino, e burlino 
feiteffi . 

La cagione che porti nella delira il Narcifo è in pronto . Nota è lau» 
metamorfofi di Quello che invaghitoli dell' immagine tua , in fiore di Nar- 
cifo fi converfe , il qual fiore genera ftupore , e gli Amanti di felleffi ma- 
ravigliane con illupore di loro medefimi , e non ti mancano di quelli , che 
trasportati dall' Amor proprio fi penfano di eflere tanti Narcifi compiti e 
perfetti in ogni cofa . 

Ma quelli tali non veggono il graffo ficco pieno d' imperfezioni che 
addoflb portano come Suffeno , il quale fi tenea per bello , graziofo , face- 
to , ed elegante Poeta, e non s' accorgeva che era difgraziato , infipido,e 
fgarhato ; perchè conclude Catullo , che ciafeuno effendo invaghito di 
feilellb in qualche parte fi aflomiglia a Suffeno , e che ognuno ha qual- 
che difetto , ma che non conofeiama la mantice r cioè il facco de vizj che 
dietro le fpalle abbiamo .. 

T^eque efl qwfqite 
Quem non in aliqua re <videre Suffèmm 
To/Jìs , fuus caique attributo! efl errar* 
Sed non iiidemus mantice quid in tergo efl . 

Ciò avviene dall' Amor proprio , che il fenno ofFufca , talché innamora- 
ti di noi medefimi feorgiamo fibbene i mancamenti degli altri , per leggieri 
che fiano, ma non conofeiamo i noflri , ancorché gravi; il che ci dimo- 
ftrò Efopo , quando figurò ogni Uomo con due facehi T uno avanti il pettos 
1' altro di dietro : in quello davanti poniamo i mancamenti di altri, in quel- 
lo di dietro i nollri , perchè dall' Amor di noi mede fimi non li vediamo , 
ficcorae vediamo- quelli degl' altri . 

Il Pavone figura 1' Amor di fé llefio * perchè è Augello , che fi com- 
piace della £ua colorirà e occhiuta coda , la quale in giro fpiega * e rotan- 
do intorno k rimira : ond* è quello Adagio, tanqitam Tavo circkmjpeilam 
[e » che fi fiiol dire di uno innamorato di feileflfo, che fi pavoneggia intorno, 

eie 



TOMO PRIMO. 105 

che fi diletta , e gufta della fua perfona , e che d' ogni fua cofa ed azio- 
ne fi compiace » 

AMORE 

Scritto da Seneca nella Tragedia di Ottavia , e trafportato in ling;ua_j 
noiira cosi . 

I* Error de ciechi , e miferi mortali-, 
j Ter coprire il fuo flolto » e va» defio , 
Finge che *dmor Jìa Dio ; 
Sì par che del fuo inganno fi diletti , 
In vifia affai piacevole , ma rio 
Tanta-! che gode fol degli altrui mali, 
Ch' abbia a gli omeri l' ali , 

Le mani armate d y arco , e di faette , 
E in breve face aflrette 
Torti le fiamme , che per /' Vniverfo 
Va poi fpargendo sì , che del fuo ardore 
I^efia accefo ogni core. 
E che dall' ufo 1)man poco diverfo 
Di Vulcan' è, di Venere fia nato , 
E del del tenga il piti fablime fiato . 
^ìmòr è vizio della mente infana ; 
Quando fi muove dal fuo proprio loco , 
L' attimo fcalda , e nafee ne' 1 verd' anni 
uAll' età , che affai tuo , ma vede poco ; 
V Ozio il nutrifee , e la Lafcivia "Umana , 
Mentre che va lontana 
La ria Fortuna con Jkoi gravi danni , 
Spiegando i trifli vanni; 
E la buona , € felice fia preferite , 
"Porgendo ciò che tien nel ricco feno : 
Ma fé quefio vien meno, 
Onde il cieco defio al mal confente, 
il fuoco , che arde pria fitto s' ammorza, 
£ tofio perde ^imor ogni fua forza . 




O AMOR 



■« *■ 



io6 



ICONOLOGIA 

. ■ 

AMOR DOMATO 
Dì Ceptre Hip*, 




C^-Je/..^ 



CUpìdo a federe . Tenga fòtto i piedi I* Arco e la Faretra , colla__, 
face fpenta . Nella mano dritta abbia un'Orologio da polvere . Nel- 
la finillra un' Augelletto magro e macilente nominato Cinclo. 

Tiene fotto i piedi 1* Arco e la Faretra colla face fpenta » per fegno 
d' elfere domato ; effendocchè I' abbaffare e deporre le armi fue , lignifica 
foggezìone e fommeffione . Non ci è cofa che domi più l' Amore , e_» 
fpenga P amorofa face , che il Tempo , e la Povertà . 

L* Orologio che porta in mano è fimbolo del Tempo , il quale è mo- 
deratore di ogni Umano affetto , e di ogni perturbazione di animo , ferial- 
mente di Amore , il cui fine eifendo pollo in defiderio di fruir 1' amata bel- 
lezza caduca e frale , è forza , che cangiata dal tempo la bellezza » fi cangi 
anco V Amore in altri penfieri . Illam amabam olim , mne jam alia cara 
impendet peèlori Diife Plauto nell* Epidico , e lo fteflb nella Muftellaria . 
Stolta es piane, J>^<e illum tibi cetermm putas fore amìcum , r> benevolente!» ;. 
Moneo ego te , deferet ille atate , & fatietate . E più. abbaflfo moftra che 
ceffata la cagione , ceffi ancora 1* amorofo effetto , mutato dal tempo il 
bello giovenil colore . 'Ubi state hoc caput colorem contmutavit , relìquìt , defe- 
miq; me, Tibi idem finurum . Credo folfe detto di Demoftene > che l 5 amo- 
rofo 






TOMO PRIMO. J07 

rofo fuoco dentro del petto accefo ,' non fi porta fpegnere eolla diligenza: 
ma nella negligenza fteffa , per mezzo del Tempo , s* eftìngue e fi rifol've. 
Ringraziali Coppetta , mio Compatriotto* il Tempo che labbia fcìoko da- 
gli amoroli lacci in quefto Sonetto . 

Tercbè f aerar non pojjo ^Altari e Tempi » 

dilato Veglio , all' opre tue sì grandi-, 

Tu gii le forze in quel bel vìfo /pandi , 

Che*fè ài noi fi dolorofi fcempj . _ 
Tu della mia .vendetta i voti adempii 

V alterezza e l' orgoglio a terra mandi , 

Tu folo sforzi dimore , e gli comandi 

Che di/doglia i miei lacci indegni ed empi . 
Tu quello or puoi * che la ragion non valfe , 

l^pn amico ricordo , arte , configlio » 

T^ora giujlo fdegno d' infinite offe fé . 
Tu V alma acquali , che tanto arfe , ed alfe ; 

La qual or tolta da mortai periglio , 

Teco alza il volo a più leggiadre imprefe . 

Il Tempo dunque è domator di Amore » che fi converte al fine ùl_* 
pentimento del perduto Tempo nelle vanità di Amore . 

V Augelletto nomato Cinclo magro e macilente , fignifica che l'Aman- 
te logorato che ha le fue foftanze negli amori fuoi , afeiutto e nudo rima- 
ne , domato dalla povertà , dalla fame , e dal mifero fiato in che fi ritrova . 
Della Povertà n' è fimbolo il detto Cinclo , del quale dice Suida . Cinclus 
avicula tennis , & macilenta , Troverbium pauperior Leberìde , drCinclo . E* que- 
fto Augello marino cosi fiacco , che non può farfi il nido , però cova nel 
nido di altri» onde Cinclo negli Adagj chiamai! un' Uomo povero e men- 
dico ; febbene da Suida quefto marino Augello è chiamato Chichilos. Ex 
quo Cinclus prò paupere dicitur . Crate Tebano Filofofo diflfe , che tre cofe 
domano 1' Amore , la Fame, il Tempo » ed il Laccio » cioè la Difperazione. 
^imorem fedat fames , fin minus tempus eis vero fi uti non vales , laqueus . E 
per tal conto fi potrebbe aggiungere un laccio al collo di Cupido , effondo 
coftume degli Amanti per diìperazione defiderar la morte , che in effetto al- 
cuni data fi fono. Fedra, nell* Ippolito di Euripide , non potendo fopportarc 
il fiero impeto di Amore , penfa darfi la morte . 

Ex quo me xÀmor vulneravit -> confiderabam 1 ut 
Commodiffìme ferrem eum% incapi itaq; 
Exinde reticere hunc , & occultare morbum » 
Lingug enim nulla fides , qua extrema quidem 
Confilia hominum corrigere novit, 
JL fé ipfa vero plurima poffidet mala , 
Secondò amenti xm bene ferre , 

O z IpfA 



iò8 ICONOLOGIA 

Ipfa modejìia , vìncere flatui . 
Tertìo cum bis effici non poffet * 
Veneretn vìncere mori vijìtnt efi mibi 
Optimum . "Hemo contradicat meo decreto . 
Ma noi abbiamo rapprefentato Amore domato {blamente dal Tempo , e 
dalla Povertà , come cofe più ordinarie , e abbiamo da parte lafciata la Di- 
fperazione , occorrendo rare volte agli Amanti darli Morte : poiché eia- 
feuno ama la Vita propria , e {ebbene tutti gli Amanti ricorrono col pen- 
fiero alla Morte , non per quello fé la danno ; e però il Cavalier Guarini 
introduce Mirtillo , che dica nell' ecceffivo Amor {ito . 
T^on ha rimedio alcun fé non la Morte 
a cui rifponde Amarilli . 

La Morte ? Or tu m' afcolta , e fa che legge 
Ti fian qitejìe parole : ancor clf io fappia , 
Cbe 'l morir degli cimanti è piuttojlo 
D' innamorata lìngua , cbe desìo 
D' animo in ciò deliberato , e fermo . 
E Torquato Tallo prima di Lui nella fua elegante Pailorale di Amin- 
ta diale . è ufo , ed ^Arte 

Di ciafeun eh' ama , mmacciarfi Morte * 
Ma rade volte poi fegite l' effetto . 

AMOR DI FAMA. 
Di Cefare B^pa . 

UN Fanciullo nudo coronato di Lauro con i fuoi rami , e bacche . Avrà 
nella deftra manoj in atto di porgere, la Corona Civica , e nella fini- 
ftra la Corona Obfidionale ; e fopra un Piedeftallo vicino a detta Figura , 
vi "faranno didimamente quelle Corone , che ufavano i Romani in fegno di 
valore , cioè la Murale , la Caftrenfe » e la Navale . 

Racconta A. Gellio , che la Corona Trionfale di Oro , la quale fi da- 
va in onore del trionfo al Capitano , o all' Imperadore , fu anticamente di 
Lauro , e la Obfidionale di Gramigna , e fi dava a quelli che folamente 
in qualche diremo pericolo averterò falvato tutto 1' Efercito , o s' avelfero 
levato 1' Efercito d' attorno . La Corona Civica era di Quercia » e gli An- 
tichi coronavano di Quercia quafi tutte le Statue di Giove , quaficchè 
quefta foue fegno di Vita , ed i Romani folevan'o dare la Ghirlanda di 
Quercia a Chi averte in Guerra difefo da morte un Cittadino Romano ; 
volendo dare 1' infegna della Vita a Chi era altrui cagione di vivere . 
Solevano ancora fare quefta Ghirlanda di Leccio 5 per la fimilitudine di det- 
ti Alberi . La Corona Murale era quella , che fi dava al Capitano , ov- 
vero al Soldato , che era fiato il primo a montare fulle Mura del Nemico. 
La Corona Caftrenfe fi dava a Chi forte prima d' ogni altro montato den- 
tro i BalHoni , ed alloggiamenti de' Nemici . La Navale fi dava a Colui 
che era primo a montare full' Armata nemica , e quelle tre fi facevano di 

Oro, 



TOMO PRIMO. 109 

Oro ; e la Mitrale era con certi Merli fatti a fomiglianza delle Mura , ove 
era afcefo . La Caltrenfe era fatta nella cima a guifa d' un Baftione . La 
Navale aveva per ornamenti i fegni di Roftri delle Navi . E queiìo è quan- 
to bifognava fcrivere in tal propofìto per comodità de' Pittori . 

FATTO STORICO SAGRO. 

SAn Girolamo , il diiprezzatore degli onori del Mondo , ftimò cofa non 
colpevole il defiderio di Fama ; e nel Libro , che fcriffe degli Uomini 
illuflri non dubitò nel Catalogo di quelli notare anche il fuo Nome ; àn- 
zicchè in tutti i nobilitimi fuoi fcritti j che a fua perpetua gloria ha la- 
fciato a Poderi, fi trova avere ufata fomma diligenza che vi fi conofca 
" Autore . S. Agoflino fimilmente , ed in particolare nelle Confeflioni , of- 
ferviamo che fé ha manifeftato i fuoi difetti , ha per altro ancora ram- 
mentato ciò , che in lode fua rifultar poteva s e cosi moltiffimi altri dot- 
tifiimi Uomini , e di fanta vita . Gìo. Batt. Fulg: lib. 8. Un defiderio tale* 
ma regolato a norma de' predetti Santi , non folo non ha in fé colpa , mi 
Itimela anzi alla Virtù . Gloria cupiàhas nonmmquam bona efi . D. *Anguft. 
de Civit. Dei lib. 5. cap. 13. 

FATTO STORICO PROFANO. 

STrano , empio , facrilego fi fu il penfiero di Eroflrato di Efefo . Bra- 
mando Coftui fino all' ecceflò di acquiftarfi nome nel Mondo , non fape- 
va a qual mezzo appigliarfi , itantecchè né per le fue Virtù o Coraggio» 
né peri meriti degli Avi poteva punto avvanzarfi nella ftrada della Glo- 
ria . Anziofo nientedimeno che di Lui fi aveffe a parlare , fi rifolvette allo 
incendio del famofiffimo Tempio che nella fua Patria a Diana era fagro , 
e che era da Chiunque fi vedeva, pubblicato come una delle maggiori ma- 
raviglie del Mondo ; e cosi pofe ad effetto il fuo perverfo difegno . I Cit- 
tadini di Efefo , acciò non ottenerle il confeguimento di ciò , che per mez- 
zo di tanta fceleraggine aveva bramato , fecero rigorofiffimo Decreto , che 
ninno ardito avede nominare Eroflrato , e molto meno a' Pofleri in_» 
qualunque niodo lafciar la memoria di così empio nome . Niente però vi 
è fiato più vano di fimil decreto ; giacché è fiato fempre -, ed in ogni tem- 
po farà noto il Nome di Eroflrato . Valer. Majf. lib. 8, TS^atal Conte Mhol. 
lib. 3. cap. 8. de Diana. 

FATTO FAVOLOSO. 

Glafone Figliuolo di Efone e di Alcimeda , fu in ogni tempo fieramen- 
te perfeguitato da Pelia fuo Zio , che tentava darlo alla morte per 
impadronirfi affatto del Regno. Sapeva Pelia quanto Giafone Amante foffe 
di acquiftarfi nome nel Mondo , per il che fapendo che in Colchide fi cu- 
ftodiva il famofo Vello d' Oro , e che quanti alla Conquiila di quello fi 

azzar- 



no ICONOLOGIA 

azzardarono » erano rimarti mifero parto dell' orrido moftruofo Cuftode , 
accefe 1' animo del valorofo Giafone a portarti all' acquifto di detto Vel- 
lo . Partì infatti , e feco partir volle la maggior parte della Greca Gio- 
ventù ; e niente atterrito dall' evidente pericolo , a cui fi efponeva , la_j 
Gloria amando piucchè la propria Vita , non dubitò tentare V Imprefa . Fa- 
vorì la Sorte il fuo coraggio , e coli' ajuto di Medea Figlia del Re di 
Colchi , che di Lui fi era invaghita , ne ritornò vittoriofo . Ovvici. Metani. 
Ub. 6. e 7. Diodoro Siculo lib. 5. Bibliot. cap. 3. 

AMOR DELLA PATRIA. 



Di Gh; Zarattino Caftellini . 




Giovane vigorofo porto tra una efalazìone di fumo» ed una gran fiam- 
ma di fuoco ; ma che Egli guardi con lieto ciglio verfo il fumo . 
Porti nella mano deftra una Corona di Gramigna .Nella finiftra un' altra 
di Quercia. A' piedi da un canto vi fia un profondo Precipizio . Dall'_ al- 
tro canto intrepidamente conculchi Scimitarre, Armi in afta, e Mannaie; 
e perchè corrifponda a fimili circoftanze , e per la cagione che diremo , fi 
veftirà di Abito Militare antico . 

E' Giovane vigorofo , perchè V Amore della Patria piucchè s' invec- 
chia , più è vigorofo , non fi debilita , né mai perde le forze : tutti gli al- 
tri Amori ceffono . Va Cavaliere dopo che avrà fervito in Amore rnu 

tempo 



TOMO P R IMO* in 

tempo ad una Dama , fpento 1' amorofo fuoco dal freddo Tempo , e dalla_» 
Età men frefca * eh* altri penfieri apporta , appoco appoco fé ne feorda ; 
ma della Patria non mai . Un Mercante , allettato dall' amore della roba e 
del guadagno; non iftimera alcun pericolo per Navigazioni difficiliflìme e tem- 
pellofe , all' ultimo fi ritira al Porto della Paterna riva . Un Cortigiano ade- 
fcato dall' ambizione , vive baldanzofo nella fuperba Corte , nutrito dalle.* 
fallaci fperanze , nondimeno fovente penfa al fuo nativo Nido . Un Capi- 
tano dopo che avrà molti Anni guerreggiato per acquiilar Fama e Gloria, 
alfine fé ne torna alla Patria a ripofarfi . Efempio ne fia il faggio Uliife, 
che avendo pratticato come Capitano gloriofo nelle più nobili Parti della__» 
Grecia , grato , anzi granulino alla fplendìda Corte Imperiale , defiderava 
tuttavia far ritorno in Itaca fua Patria ofeura , brutta , e fafifofa . Quello 
Amore della Patria è perpetuo , per 1' eterno obbligo , ed onore , che a_j 
quella di natura ciafeun le deve , come il Figliuolo al Padre ; euendo Noi 
in quella generati , ed avendo in Eoa ricevuto lo fpirito e 1' aura vitale ; 
anzi per quanto afferifee Platone in Critone , e Jerocle , è maggior 1' ob- 
bligo , e 1' onore che fi deve alla Patria , che alla Madre , ed al Padre * 
dal quale prende il nome la Patria . J}»/ nomen Tatria impofuìt ( dice Jero- 
cle ) a re ipfa non temere Tatriam nomìnatiit , <vocabu!a quidem a Tatre dedu- 
c~ló, pronuntìato tamen faminina terminatione , ut ex utroque Tarente mixtunui 
effet . <Atque bue ratio infìnuat Tatriam unam ex tequo duobus Tarcntibus colen- 
dam effe . Traferenda igltur omnino efl Tatria utrwis Tarentum jèorjìm : & ne 
fintiti quidem Tarentes ambos majoris fieri , [ed squali onore dignari : efl autem% 
& alia ratio , qua non tantum squali , fed majori , etiam quam fimvX ambos 
Tarentes honore Tatriam afficere monet , neque folum ipfis eam pr&fert , fed etiam 
Vxori , & Liberis , #» cimici*, & abfoluto fermane rebus aliis omnibus pofl 
Deos ,, Dello fieno parere è Plutarco ne' Morali . ~A% enim Tatria » & ut 
Cretenfium more loquar , Matria plus in te , quam Tarentes tiri jus babet . Da 
tale obbligo, ed affetto naturale nafee che ciafeuno ama la Patria fua, an- 
corché minima ; né fa eccezione da luogo a luogo per umile , o fublime_-> 
che fia . Vlyffes ad Ithaaz fux faxa fic propcrat , quemadmodum *Àgamennoru> 
ad Mycenarum nobiles Muros . TS^emo enim Tatriam quia magna efl amati fed 
quia fua . Dice Seneca Filofofo , che Ulìffe s' affretta andare tra i faffi d' I- 
taca fua Patria , con quel medefimo amore e defiderio , che Agamenno- 
ne Imperadore tra le nobili Mura di Micena ; perciocché niuno ama la_> 
Patria , perchè fia grande , ma perchè è fua , amandoli naturalmente per 
fua ; crefee tanto oltre 1' Amor della Patria nel cuore de 1 fuoi Cittadini , 
che acciecatì da quello, non ifeorgono lo fplendore delle altrui Patrie, e_j> 
più a tal' uno diletterà la fua Valle , Montagna , e Bicocca , la fua Defer- 
ta e barbara Terra , che la nobìl Roma . Volgato è quel Proverbio : Ta- 
trix fumus igne alieno luctdentior . Il fumo della Patria è più rilucente , che 
il fuoco degli altri Paefi , e però 1' abbiamo' figurato verfo il fumo , vol- 
tando le fpalle < al fuoco . Ha quello motto origine da Omero , nel prin- 
cipio della prima Odiifea . 

Ceste- 



n* ICONOLOGIA 

Catenari Vliffes 
Cupìens , mei fiimum exettntem ridere 
Tatritf fu£ , mori defiderat . 
L' ifteffo replica Ovvidio nel primo de Tonto , con altri Verfì , che_> 
molto bene efprimono il dolce Amore della Patria . 

T^on dubia efl Ubaci prudentia ; fed tamen optat 

Fumum de Tatriìs poffe ridere focis . 
K[efcio quod natale folum dulcedine cuntlos 
Ducit , & immemores non finit effe fui : 
Quid melius Hpma ? Scytbico quid frigore pejus ? 
Huc tamen ex illa Earbarxs Urbe fugit ? 
Luciano ancora nell' Encomio della Patria riferilce il medefimo detto . 
Tatriìs farnus luculentior bombii midetur , quam ignis albi . All' Uomo pare più 
lucente il fumo della Patria , che il fuoco d' altrove ; dal che non fia ma- 
raviglia , che quali tutti i ForalUeri biasimano Roma , chi in una cofa , 
chi in un' altra , lodando ciafeuno la Patria fua (4)/; perchè 1' Amor del- 
la Patria» che il lor vedere appanna , impedifee che non pollino difeernere 
la grandezza fua , e però non hanno riguardo di tenerla fraudata delle_> 
lue meritate lodi , nel che inoltrano di poco fapere , ancorché Euripide—? 
dica , che non ha retto fapere Colui , che loda più la Patria degli altri ■» 
che la fua . 

Meo quìdem judicio non retti fapit 
J2[« fpretis Tatria Terrx, pnibus , 
.Alienar» laudat , Ò' moribus gaitdet alienis . 
Anzi a mio giudizio molto più inoltra fapere Colui , che conofee Ia_, 
qualità de J collumi , e la differenza , che ci è da un luogo all' altro . On- 
de Chi lì leverà il velo della Patria affezione davanti gli occhi , che_» 
bendati tiene , e chi vorrà dire il vero fenza paflione , confermerà il pa- 
rere di Ateneo , il quale ancorché Greco , e Gentile Autore nel primo 
Libro, chiama Roma Patria Celefìe , e Compendio di tutto il Mondo. Ce- 
lelte in vero , non tanto per la bellezza ed amenità del Sito , e la foavi- 
tà del Cielo , quanto perchè in quella ha voluto fondare la iua Santa Chie- 
fa il Creator del Cielo , ed Effa è refidenza del fuo Vicario , che tiene_j» 
le Chiavi del Cielo , e vi difpenfa i Tefori Celefti . Compendio è poi del 
Mondo , poiché in quella non folamente concorrono moltitudine dì Genti, 
di Francia, e Spagna , ma anco vi fi veggono Greci» Armeni, Germani, 

Inglefi , 



|» La maraviglia che nafee in me , è che il Cartellini attribuifea a quali 
tutti i Corallieri la cecità di biafimare Roma . Sia detto con fua buona pace , Egli 
sii quello particolare ha pollo , fenza. confiderare più oltre,, ciò che gli è venuto 
alla Penna . E' nota a tutto il Mondo la grandezza , la magnificenza , la bel- 
lezza , la rarità delle cofe di Roma } ed è imponìbile che il Cartellini abbia fa- 
puto , ed abbia fentito da quali tutti i Foraftieri biafimare Roma , fé non fe_» 
tbrfe da qualche bizzarro Umore , che avrà pretefo di Lui prenderli giuoco , eoi 
farlo alterare , abbaffando i meriri della fua Patria ; ed Egli dall' Amore della 
rtefìa Patria accecato , dhripftra avergli fatto ottenere l' intento . 



TOMO PRIMO, 113 

Inglefi, Olandefi, Elvezj, Mofcoviti , Maroniti, Perfiani, Affricani, Traci, 
Mori , Giappone!! , Indiani , Tranfilvanì , Ungari , e Sciti , appunto comò 
dice il fuddetto Ateneo . Quandoquidem in ea "torbe Gentes etiam tota habi- 
tant ,' ut Capadoces , Scytha , Tonti T^ationes , & alia complures , quorum con- 
dir fus habitabìlis totius Terra Topulus efl . In quella guifa tutte le parti della 
Terra vengono ad e (fere volontariamente tributarie del fuo fangue , de* 
fuoi Figli , e Cittadini a Roma , come Capo del Mondo , per il che con 
molta ragione tuttavia chiamar fi può Afilo , Teatro , Tempio , e Com- 
pendio dell' Univerfo , e poniamo confermare quello che afferma il Pe- 
trarca con tali parole . Hoc affirmo ■> quod totius humana magnificentia fupre- 
mum domicilium B^pma efl , me efl ullus tam remotits Terrarum angulus , qui 
hoc neget . E fé il medefimo Petrarca in alcuni Sonetti ne dice male ; 
emenda anco un tale errore con foprabbondanti Iodi nelle lue Opere La- 
tine , in quella copiofa Invettiva , che fa contra Gallum , nella quale è da 
Lui celebrata con sì nobile encomio . Roma Mundi caput , Vrbium Regina * 
Sedes Imperii , <Arx Videi Catholica , Fons omnium memorabilium exemplonim . 
E fé 1* avetfe veduta nell' ampliflimo itato in che ora fi trova accrefeiuta» 
ed oltremmodo abbellita , non avrebbe meno detto * Muri quidem , & Ta- 
latia ceciderimt , gloria nomìnìs immortalis efl ; Ma piuttoflo detto avrebbe-» 
alla gloria dell' immortai nome corrifponde 1' eterna ed eccelfa Maeftù 
della Città ; poiché in E(Ta rifplende lo fplendore degli Edifizj moderni , 
emuli dell' antica magnificenza , le cui veitigia danno maraviglia e nor- 
ma all' Architettura ; in Effa fi gode 1' ampiezza delle Strade , in Effa ve- 
defi 1' altezza de' ftiperbi Palazzi , Obelifchi , Colonne , Archi , e Trofei; 
in Effa confervanfi Statue fatte da antichiffimi Scultori nominati da Plinio. 
la Niobe co' Figli , il Laocoonte , Dirce legata al Toro , ed altre molte, 
alle quali fi aggiungono Opere moderne dì Scultura e Pittura , che oggidì 
alla fama degli Antichi non cede : oltre il corfo confueto del Tebro Re de* 
Fiumi , vi abbondano copiofi Acquedotti , e {'corrono diverfi Capi di Acque, 
e fiorifeono delizio!! Giardini , per i fuperbi e fpàziofi Colli , e quello che 
importa più , ftanno in piedi infiniti Monafterj , Luoghi pii , Collegi < e_j 
Tempi veramente Divini e Sacrofanti . In quanto alla Corte di Roma_j 
afibmigliar fi può alla Gerarchia Celefte , ficcome Pio Secondo prattico nel- 
le Corti Reali ed Imperiali , 1' affomiglia nell' Apologia che fcrive a Mar- 
tino . Inflar Caleftis gerarchia dkeres Bgmanam Curiam , intuere , & circucj 
Mundum , & perluflra Trincipum pàtria , & Rggum ~dulas introfpicito , & fi 
qua efl Curia fimilis ^ipoflolica refer nobis . In quanto a* nobiliifimi Ingegni, 
che continuamente vi fiorifeono , è fuperfluo il ragionarne ; poiché in Elfa, 
e nafeono feliciffimi , e venuti di fuori fi affinano, come 1' Oro nella Fu- 
cina' : Quindi è che molti giungono in Roma gonfi e pieni di fuperbix 
e prefunzione di fopra fapere , che poi fi partono umiliati pieni di flupo- 
re , né . mette lor conto il dimorarvi, perchè vi perdono il npme, come 
i Fiumi , che entrano nel Mare . Concetto di Pio Secondo nel Libro XI., 
de' fuoi Commentàri . ^uemadmodum Terra Filmina , quantumvis ampia & 
profunda ,nom eri amittunt ingrejfo Mare , ita & DoEìorcs domiclarìì & inter fuos 

' P Uh- 



ii4 ICONOLOGIA 

illuflres Hpmanam xdeimtes Cnrìam htter majora lumina, nomen & lucerti amìttunt. 
Taccia Giulio Lipfio , che nella prima Centuria , Piftola vigefimaterza , re- 
puta Roma Città confufa e torbolenta , e tutta Italia incoita di fama e_> 
di fcritti , quaficchè il fuo fapere non ila fondato fopra Scrittori antichi Ro- 
mani , apprefo ed imparato anco da' moderni Italiani . Dalli Beroaldi , da 
M. Antonio Sabellico , da Lorenzo Valla, da Guarini , da Marfi , da Ra- 
faello Volaterrano , dal Bembo , dall' Alciato , da Coitanzo Fanefe , dal 
Merula , dal Calderino , da Gio. Battifta Pio , e da altri Commentatori , 
ed Oratori , Poeti , Iftorici Romani ; dal Biondo , da Pomponio Leto , da 
Angiolo Poliziano, Marfilio Ficino, da Gio. Battifta Egnatio, dal Media- 
no , da Andrea Fulvio , da Celio Rodigino , da Polidoro Virgilio , da Pie- 
tro Crinito , da Lilio Giraldi , dal Panvino , dal Sigonio , da Pietro Vitto- 
rio, dalli Manucci, da Fulvio Orfini Romano, e da. altri Italiani Oflerva- 
tori della Romana antichità , fpecialmente da Aleffandro ab Alexandro . 
Ma come può chiamare Italia incolta di Scritti , fé tutte le altre Regio- 
ni doppiamente di Scritti fupera , poiché è abbondante e colta non folo 
nell' antica fua lingua Latina , ma ancora nella materna volgare, ricca di 
varj componimenti , e di Poefie terfe , colte, e dilettevoli al pari degli 
antichi Greci , e Italiani : e per non andar vagando per lo tempo pattato, 
oggidì in Roma fola nel Sacrofanto Romano Senato di Cardinali , vi fono 
Storici , Jurifconfulti , Filofofi , e Teologi tanto colti e copiofi , che_» 
tutte le altre Nazioni di Scritti poiTono confondere , Bellarmino nel- 
la Filofofia , e Teologia , Mantica , e Tofco fingolariflìmi nella Legge , 
Afcanio Colonna nell* Oratoria facoltà di nativa facondia Romana , ed il 
Baronio nella Storia , di cui fi può dire , quello che del Romano Varrone 
ditte S. Agoftino lib. 6. cap. 2. della Città di Dio . Tarn multa legit , ut 
filìquìd ei fcribere vacaffe miremnr ; tam multa fcripjìt , quarti multa vix quem- 
quam legere potuiffe credamits . Se fi voleffero poi numerare altri Autori Ita- 
liani , e Romani , che al prefente per Roma ftanno nelle Religioni , nelli 
Collegi, nelle Corti, e Cafe private, fenza dubbio andareflimo in infinito; 
e tanto più fé voleflimo ufeir di Roma , e dilatarci per tutta Italia , la 
quale è ftata ripiena di Uomini Letterati e Valorofi , ficcome in ifpecie_j 
Roma . Onde con molta ragione il Petrarca fi tiene buono di ettere Ita- 
liano , e fi gloria di ettere Cittadino Romano nella fuddetta invettiva . Sum 
iterò Italus "Catione , & Hpmanus Civìs effe glorlor ; de quo non modo Trincìpes, 
Mundìque Domini gloriati fmt, fed Taulus ^ipofìolus , ìs qui dixit , non habemus 
hìc manentem Citsitatem , h)rbem Hpmam Tatriam fuàm facit . Ma torniamo al- 
la Figura , e fé P Amor della Romana Patria lacerata da certi invidiofi Au- 
tori Oltramontani poco a Lei divoti , m' ha trafportato alle fue difefe e_» 
lodi , non deve a niuno rincrefeere ; per ettere Ella Patria comune . 

La Corona di Gramigna è fimbolo dell' Amor della Patria , la quale 
dar fi foleva a quel Cittadino , che avette liberata la Patria dallo attedio 
de' nemici » e facevafi di Gramigna , perchè fu ottervato , che era nata nel 
luogo dove fi trovavano rinchiufi gli attediati . Fu dal Senato Romano da- 
ta a Fabio Maffinao, che nella feconda Guerra Cartaginefe liberò Roma_j 

dallo 



TOMO PRIMO. ii? 

dallo attedio : ed era il più nobile e onorato premio , che dar fi potette 
ad un Guerriero, conforme ali* opera che maggiore non fi può fare, perchè 
Chi giova a tutto il Corpo della Patria » giova a ciafcun Cittadino mem- 
bro della Patria . DJrò più., ,che Chi da fallite ad un' membro, da (alute a 
tutto il Corpo ; e però Chi giova ad un Cittadino , giova ancora alla Patria 
perchè util cofa è alla Città ed efpediente la falute di un* ottimo e gio- 
vevole Cittadino • Per tal cagione davafi ancora un' altra Corona a Chi 
avefle falvata la vita in battaglia ad un Cittadino , e facevafi di Quercia ; 
perchè da quella i più antichi il cibo prendevano e in vita fi mantene- 
vano , come piace ad Aulo Gcllio , con tuttocchè nelle Quiftioni Romane 
altre ragioni Plutarco arrechi [ a ] . Sicché 1' Amor della Patria deve_> 
primieramente in genere abbracciare tutta la Patria ; e fecondariamente in 
iipecie ogni Cittadino per maggior utile , eonfolazione , e quiete della Città. 

Il precipizio alli piedi , co' quali conculca intrepidamente le armi , fi- 
gnifica , che non fi prezza niun pericolo di vita per Amor della Patria , 
come Anchuro figlio dì Mida Re di Frigia , e Marco Curzio Romano , 
che fpontaneamente per dar falute alla Patria loro fi tolfero di vita col preci- 
pitare nella peitifera apertura della terra ; e in mille altri che in generofe im- 
prefe hanno ipario il fangue per la Patria . Neftore famofo Capitano nella 
Illiade di Omero volendo dar animo a' Trojani per combattere contro i. 
Greci , propone che il morire per la Patria è cofa bella. 

"Pugnate contro, naves frequente* , qui autem vefirum 
Vidneratm , <vel percuffus mortem , & fatum fecutus fuerit » 
Moriatur , non enim indecorum pugnanti prò Tatria mori . 

Onde Orazio nella 2. Ode del 3. lib. ditte 

Dulce , & decorimi efi prò Tatria mori. 

E Luciano nell' Encomio della Patria fcrifie , che nelle oOTervazioni Mi- 
litari vale alfai , fé fi dice che la Guerra fi piglia per la Patria : niuno fa- 
rà che udita quella voce fia per aver terrore di morte e di pericolo al- 
cuno ; imperciocché ha efficacia il nome e la commemorazione della Pa- 
tria dì far diventare un' animo timido , forte e valorofo , per 1' obligo che 
fi deve , e per I' amor che fé le porta, incitato anco dallo ftimolo della Glo- 
ria che fi acquifta al proprio nome ed alla fua Stirpe in vita e dopo morte , 
ficcome con dolce canto copiofamente efprime Pindaro nell' Ifthmij , Ode 
7. fopra la Vittoria di Sterpfiade Tebano, il cui Zio materno combattendo 
morì per la Patria . 

sAvunciào cognomini deih commune decus , cui mortem Mars areo clypeo in- 
fignls audit : fed bonor pmclarìs ejus fatlis exadverjò refpondet , Jciat eniiru 

P 2 certo % 



(a~) Le ragioni , che Plutarco ne' fuoi Problemi apporta fono ; o perchè nelle 
Spedizioni Militari la Quercia è la più facile a rinvenirli , o perchè era compera- 
ta a Giove, ed a Giunone , che alle Città prefiedevano. , o perchè il Coftume è 
ftato prefo dagli Arcadi , ai quali fi attribuiate una certa tal quale correlazione 
con la Quercia ; giacché come i primi Uomini a nafeer dalla Terra fono flati gii 
Arcadi , così la Quercia li dice nata prima di tutte le altre Piante . 



"i i6 ICONOLOGIA 

certo , quìcumque in hac nube grandinem J'anguinis à cara. Vatria propulfat cxì- 
tium à Cmibus depellens per contrarhim exercitum, Stirpi fé maximam gloriam ac- 
cumidare-i & dum vivet , <3" cum obierit . Ma per mio avvifo poco accrefci- 
mento- di gloria potè arrecare Sterpfiade alla memoria e nome di fuo Zio» 
perchè fenza comparazione alcuna molto maggior gloria è morir per Amor 
della Patria, che vivere nelli feftevoli combattimenti Iltmj , Nemei, Piti, 
ed Olimpici cantati da Pindaro . Per qual cagione penfiamo noi che Licur- 
go Legislatore e Re de' Lacedemoniefi ordinale , che non fi fcolpifle no- 
me di morto niuno in fepolcro , fé non di quelli coraggio!! Uomini , e Don- 
ne-, che foffero onoratamente in battaglia morti per la Patria ? Salvo per- 
chè riputava eflere folamente degni di memoria quelli che foflero glorio- 
famente morti per la Patria . Turbolli alquanto Senofonte Filofofo Atenie- 
fe , mentre faceva Sacrificio , quando gli fu data nuova , che Grillo fuo Fi- 
gliuolo era morto , e però levofli la Corona di Tefta ; avendo poi diman- 
dato in che modo era morto, effendogli rifpofto , che era morto animofa- 
mente in battaglia , intefo ciò di nuovo fi pofe la Corona in Capo , e mo- 
ftrò di fentire pia allegrezza per la gloria e valore del Figliuolo , che do- 
lore per la morte e perdita di Elfo , quando rifpofe a Chi gli die la fu- 
nefla nuova . DEOS precatus fum, ut mìhi Fìlius non ìmmortalìs , ac longxvm 
effet , cum inccrtum fìt an hoc expediat , [ed ut probus ejfet , ac "Patria amator . Te- 
llo di Plutarco ad Appollonio . 

Da quelli particolari fi può giudicare , che V abito Militare molto ben_s 
«onvenga all' Amor della Patria, ftando fempre ogni buon Cittadino alle 
occorrenze pronto e apparecchiato di morire coli' arme in mano per la 
fua Patria , opponendoli a qualsivoglia fuo pubblico nemico : e in vero fic- 
come 1* amico fi conofee alle bifogna , cosi 1' Amor della Patria non fi feor- 
ge meglio , che negli urgenti bifogni di Guerra , ove Chi 1' ama antepone 
la falute della Patria alla propria vita e falute . 

Antico diffi , perchè gli Antichi hanno dato Angolare esempio in amar 
la Patria, e inoltrato fegni evidenti di Amore , come gli Orazj, li Decj, 
e li trecento e fei Fabj , feguitati da mille Clienti, che tutti generofamen- 
te con fama e gloria loro me [fero la vita per lo fvifeerato Amore , che 
portarono à Roma Patria loro . 

FATTO STORICO SAGRO. 

NElla fiera Battaglia accefa tra Giuda Maccabeo ed il Re Antioco Eu- 
patore , chiaro apparve quanto valefTe 1' amore del fuo Popolo in_-» 
Eleazaro Figlio di Saura , e ( come vuole Giufeppe Ebreo nelle fue Anti- 
chità Giudaiche ) Fratello di Giuda . Aveva Antioco ordinato un formida- 
biliffimo Efercito comporto di centomila Pedoni , ventimila Cavalli , e_j 
trentadne Elefanti ammaendati alla Guerra , Ciò pervenuto a notizia del 
Maccabeo , fi fece incontro al Re nemico , che afeefo era la fortiffima_j 
Città di Betfura , e fi fermò col fuo Efercito ad uno ftretto pafifo , detto 
Bedofcaria , o Bethzacara . Da Bethfura Antioco condufle per libretta via 

il fuo 



TOMO PRIMO. 117 

il fuo Efercito à* Steccati di Giuda , e venuto il giorno ordinò tre Schie- 
re , e comandò che gli Elefanti feguiflero 1* uno 1' altro , non potendo per 
lo flretto luogo ordinarli per largo . Circondavano ciafcuno degli Elefanti 
5000. Pedoni , e 500. Cavalli . Portavano gli Elefanti grandi Torri con_> 
Arcieri , che da quelle faettavano il Nemico . II rimanente dell' Efercito 
era diftribuito per ambeduo i Iati del Monte , e facendo dar fuono alle_> 
Trombe fi avvanzò Antioco contro Giuda , comandando che fi fcoprilTero 
i Scudi di Oro e di Metallo , acciò fpargeflfero il lampo j ed abbagliai 
fero gli occhi de' Nemici . Non fi fmarrì però Giuda in veder quello , 
anzi valorofameate refiftendo , feicento Uomini delle Regie Truppe rima- 
fero eftinti . Eleazaro vedendo uno de' maggiori Elefanti ornato delle Ar- 
mi Regali 1 e penfando che (òpra effer vi potefle lo fteffò Re , coraggiofa- 
mente fé gli fece vicino , ed uccidendo molti di quei , che gli erano d' in- 
torno , li cacciò in fuga ; quindi entrato fotto il ventre dell' Animale , 1' uc- 
cile , e così cadendo fopra di Lui , collo fmifurato pefo 1' opprefle . Lib. 
I. de Maccab, cap. 6. uintich. Gittd. di Giuf. Ebr. lib. 12. cap. 14. 

FATTO STORICO PROFANO. 

COdro Re degli Ateniefi , o de' Lidj , come altri vogliono , mentre-? 
guerreggiava con i Doriefi , confultato 1' Oracolo di ciò che di tale 
Guerra avvenuto farebbe , ebbe in rifpofla , che fé nella Battaglia non vi 
periva il Re , i Doriefi farebbono rimarti Vincitori . Codro fi difpofe più 
che volentieri a procacciarli la morte . Tale rifpofta però dell' Oracolo fi 
divulgò ancora tra gli Avverfàrj ; perloechè fu avvertito ogni Soldato , che 
fi riguardale la Perfona di Codro . Non folo i Nemici ebbero quella av- 
vertenza, ma gli fteffi Ateniefi, o Lidj, che all' ellremo amavano il Loro 
Re fi difpofero ad oflervare che da alcuno offefo non foffe • Prefentito 
ciò da Codro , per ingannare e gli uni e gli altri , ed apportare il Salva- 
mento alla fua Patria , depolte le reali Infegne > e confondendofi tra più 
bafli Soldati, s'inoltrò nella maggior calca de' Nemici, e quivi efponen- 
do il petto ai maggiori perigli , fu finalmente, non conofciuto ,dal ferro degli 
Avverfàrj trafitto , e colla fua morte donò a' fuoi la Vittoria . 
Vhta.no appreffo l' ^ijiolfi neW Offic. Stor. lib. 4. cap. 9. 

FATTO FAVOLOSO. 

DOpocchè furono dal Trono di Roma fcacciati i Re , nel tempo che la 
Confolare Repubblica fioriva * Cippo Uomo di gran valore , che era. 
flato fpedito dal Senato in una grande Imprefa , nel ritornare alla fua Pa- 
tria Vincitore , accafo affacciatoli ad un Fonte mirò eflergli nate nella Te- 
tta due Corna : Fece far facrificio ; interrogò 1' Arufpice cofa ciò indicar 
volefle . Rifpofe Quelli che dalle vifcere delle Vittime aveva rilevato , 
die Elfo farebbe fiato Re di Roma . Si turba il fedele ed amorofo Cip- 
po » e rifolve prima faffrire un perpetuo Efilio dalla fua Patria, che ve- 
derla 



n8 ICONOLOGIA 

derla foggetta . Scrive immediatamente al Senato, che per urgentiflimc_» 
cagioni a Lui fi porti , giacché dal Fato gli vien proibito il portarli EflTo 
dentro le Mura di Roma . Recò grave dilturbo la Novella -, e munita e 
ben fortificata la Città, i Principali di quella a Lui vennero . Cippo ac- 
ciò non fi vedeflero le Corna, che il Regno gli prefagivano , ornò la pro- 
pria Teita con vari ornamenti iòliti a concederfi ai Vincitori , e colla Co- 
rona di Alloro agli occhi de' Riguardanti le afcofe ; quindi parlò al Popolo 
Romano , e diflfe che in quel luogo fi trovava Perfona , a Cui il Fato de- 
sinava il Regno di Romolo , e che il fegno erano due Corna , che gli erano 
nate in Fronte ; perciò determinale o di dar la morte a un tal' Uomo , o 
di condannarlo ad un perpetuo Bando j e quello detto, fi levò l' Alloro di Telta-, 
e fece vedere elfer Egli quel deffo . Reitarono forprefi i Romani, ammira- 
rono 1' affettuofa cura contro fefteflò di Cippo , accudirono a' fuoi Confi- 
gli , lo condannarono ad un perpetuo Efilio ; e per far profetare il vero ai 
Dettino , che voleva che fofle Re di Roma un' Uomo che aveflfe le Corna, 
fecero far di bronzo una Telia rapprefentante Cippo , e con folenne pompa 
comandarono che foflTe collocata in quella Porta , per la quale doveva paf- 
fare trionfante il virtuofo ed amorofo Romano . Ovvid. Metam. lib. 1 5. 




AMORE 



TOMO 1 r R I M a. 

AMORE IMPUDICO. 

Dell' cibate Cefare Orimi* . 



Iip 




Giovane nudo di chioma inanellata * con gli occhi bendati» con il voi' 
to rubicondo , e color di fuoco . Dagli Omeri gli penda al fianco la 
Faretra ripiena di Saette) appefa ad una benda formata di Rofe > e Spine. 
Con una mano tenga una Serpe in tortuofi giri avvolta , e che abbia la_a 
Tefta verfo la Terra . Coli' altra una Face accefa . Abbia je Ali legate . 
Venga guidato da un Fanciullo parimente cieco per Balze 5 Precipizi , e_» 
Vie limacciofe , per le quali Jtrafcini un Cuore . Si dipinga una Lepre-j 
infeguita da' Cani , 

V amar non fi divieta, %Alma ben nata, 
'Hata è Sol per amar « ma degno Oggetto » 
Ella però, pria the da Leijìa eletto, 
Seflejja e/limi , e i pregi on & EHf è ornata . 

Qttalor correr yegg* lo da forsennata 

*Ahna immortai dietro un mortale a/petto » 
Tarmi di rozzo Schiavo a Lei /oggetto 
Veder Donna Ideale innamorata » 

Jtìeà 



i2o I C N L GIÀ 

.Ami V <Anima un' ^Alma , e ammiri in Effa 
agitai bellezza » ugual fplendor natio : 
V amar fra i Tari è libertà conceffa . 
Tur fé V bituma nutre un bel desìo 
D* amar fior di fefleffa ■> e di fefleffa 
Cofa d' amor più degna , ami fol Dio . , 
Con quello belli/fimo moral Sonetto del Marchefe Gio: Giofeffo Orli nel 
dar io principio alla fpiegazione della mia Immagine « intendo porre la_j 
dillinzione , che corre tra Amore e Amore : dall' Amore cioè necelfario. 
che è quello di Dio , della propria Anima , e dal fuo limile ; dall' oneito 
e plaulìbile * che è quello di contemplare nelle cofe belle mortali 

Che fon fcala al F 'attor Chi ben le filma Petr. 
la Divina bellezza ; dall' Amore delle cofe puramente terrene ed a feconda fi> 
lo del Senfo . Si avverta peraltro di non confondere nella Contemplazione 
del Supremo Bello , per mezzo del Bello terreno » I' Amore ingannevole 
e fenfuale . Sotto la fembianza di un Amore onefto •, non fi celi un penfie- 
ro meno che faggio » un deviamento di Ragione . 
L' amar non fi divieta. 
E' vero i Si ami i ma ami 1' Anima noflra non altrimenti » che come 
viene fpiegato in un' altro leggiadriflimo Sonetto dal medefimo Orfi , 
Impara di falire , minima mia , 

*Al Sommo Ben da una beltà mortale : 
dimore a tuoi penfieri apprefia l' ale , 
E di Cimia co' raì fegna la via . 
Ver tre gradi trafcorri : alzati in pria 
Dalla materia ; .e in feparar dal Frale 
Il puro Effer del Bello , apprendi quale 
V incorporea beltà dell' Alma fia . 
Se più t' alzi » e Lei miri in fecurtade 

Fuor del Corpo , e del tempo , allor comprendi 
L' immutabile angelica beltade . 
Quindi all' unico Belìo infine afcendi : 
Che fé oltre la materia , oltre l' etade , 
Oltre il numero arrivi ■> Iddio già intendi. 
Quando cosi fi ami » felice nobiliflimo amare ! In altro modo ci fac- 
ciamo Ribelli a Dio» Tiranni a Noi lleflì , Nemici i più terribili alle_» 
Perfone Iteffe -, che follemente , non meno che abufivamente diciamo di 
amare . E fono quelli gì' inevitabili effetti di un' Impudico Amore * del 
quale cosi il Guarini nel Pallor Fido Scena V. Atto Primo . 
Come il Gelo alte Tiante > ai Fior l' ^irfura , 
La Grandine alle Spicbe, ai Semi il Ferme* 
Le Bgti ai Cervi » ■ ed agli ^Augelli il Vifco > 
Così nemico all' Vom fu fempre dimore . 
Prefo da Teocrito Idil. 8. 

lArboribus mala Tefiìs Hyemsi Sitis arida Terra * Squalor 



TOM '0 PRIMO. lai 

Sqnalor ^iquis , Cervi* retta, Vifc«s *d<vìi 
Vana, Viro Mulkbris Jlmor . 
Si dipinge Giovane , e nudo : Giovane per efiere la Gioventù Età , in 
cui più che in qualunque altra fìgnoreggia la mal nata Paffione : Nudo per 
dimoilrare nella Nudità la Sfrontatezza dell' Impudico , come ancora per fi- 
gnificare che i Seguaci de' lafcivi piaceri rimangono per lo più fpogliati 
e privi d' ogni bene ; Perdono gli Averi , perchè tutto fi lafciano rapire 
dalle infaziabili Loro Sirene ; Perdono la Sanità , la Robuftezza del Cor- 
po ; Perdono finalmente il tutto , nel perdere la bellezza dell' Anima propria. 
Gli Occhi bendati dimoftrano che 1' Uomo , che fi è dato in braccio ad 
un tale Amore , perde il lume della Ragione , né più vedendo il Sentiero 
del dritto e dell' onefto , inconfìderatamente ed alla cieca opera . 

La Chioma inanellata , e ricciuta è Simbolo della Mollizie e dell' In-> 
continenza . 

Il Volto rubicondo e color di fuoco , {piega la forza e gli effetti dì 
Amore nel fangue noftro , che ribollendo , e le vene tutte ricercando , ac- 
cende e ftimola il Corpo agli atti impuri , e turbando la ferenità della 
niente eccita a' defiderj pravi ed inonefli . Un' Uomo accefo di tale Amo- 
re efee di felteffo -, non è più deflb . A pennello lo rapprefenta Plauto 
in Celtellaria . 

Jaftor , crucìor , agitor , flìmulor : <verfor in ^imorìs rota mifer ! 
Exanimor , feror , differor , diflrabor , diripior : ita nnllam mentem 
binimi habeo : ubi pan , ibi non fum, ibi efl animus. 
Ita mibi omnia ingenìa pmt ; quod lubet , non lubet jam id continuo . 
Ita me ^imor lapfum binimi ludificat , fugai , agit , appetii , 
l{aptat , retinet , jaóìat , largitur •• quod dot non dat ; deludit ; 
Modo quod fuafìt , dìffuafit : quod diffuafit , oflentat . 
Marìtimis morìbus mecum expertur , ita meum frangit amantem 
minimum : neqtte nifi quia mifer non eo poffum , mibi ulla abefi 
Terdito pernicies . 
Dagli omeri al fianco gli pende la Faretra di Saette ripiena per varj 
Significati . Per le Saette cioè , o s' intende la preftezza , con cui Amore 
feende nel cuore de' Mortali, o apparifee la rapidità delle {regolate bra- 
me degli Amanti , con cui defiderano di giungere all' acquirto di ciò che 
più bramano ; o perchè eflendo quelle acute e pungenti , indicano le pun- 
ture , che trafiggono 1' animo del Difonefto, in fequela del commefiò errore. 
Viene la fuddetta affidata ad una benda formata di Rofe e di Spine , 
per fìgnificare l'apparente foavità de' piaceri nelle Rofe, e la folhnziale 
pena, e difgufti confecutivi a quelli nelle Spine. 

Il feguente leggiadriflimo Sonetto di Carlo Maria Maggi fpie°-a a ma- 
raviglia nelle Rofe, ove finge afeofta un'Ape che abbia punto ^Amore- , 
il Simbolo della pena procedente dallo fletto Amore , 

Tanto d' ^ipe celata infra le ì{pfe 

7<{ella man che vi flefe incauto dimore , 

Q» Tianfe 



Kti ICONOLOGIA 

Tìanfe alla Madre , e /<* perfidia efpofe » 
Cèe y? c-A^rjtf »«//<* beltà del Fiore . 
Or le ferite intendi , £#<* «j^o/i , 

Cfte /<«* «e//' adirne altrui dal tuo dolore ; 
Ben le prova pia crude , e injidiofe , 
Di quelle del tua dito il noflro Cuore. 
Tur la tua Spina a T>{oi Tu non ifcopri* 
E in paragon di quejla *Ape infedele , 
"Più cmdeltade , e con più forza adopri . 
Ci pungi a morte in promettendo mele » 
E in ity/è di beltà tue punte copri ; 
Ma l' inganno più bello è il più crudele • 
Il Maggi lo tolfe dall' Oda celebratiffima di Anacreonte ► 
*Amor aliquando in Bgfìs 
a facentem ~4pem 
"2^pn vidit i & vulneratus efi i 
Inque digitis morfus 
Manus , ejitlavit . 
Currens itaque, & volitarti 
*Ad pulchram Venerem : 
"Perii , Mater % inquit » 
Terii , & morior : 
Serpens me percujjìt 
xAlatus , quem vocant 
\Apem ruflici . 
Illa antan dixìt : Sì aculeus 
Tarn licdit ^ipicultz » 
Quantum pittai dolent » 
tAmor , quos Tu ferii . 
Il Diletto che porge a* Riguardanti la Rofa è di breviffimo tempo, 
come di breviflìma durata fi è il diletto , che dagl* illeciti piaceri fi 
prende . 

Gli fi pone in una mano una Serpe in tortuofi giri avvolta , e che_> 
abbia la Teila volta verfo la Terra , per e (Te re , fecondo Pierio Valeriano» 
che fegue la Sentenza di Filone » la Serpe Geroglifico del difonefto piacere ; 
giacché la variata dipinta Pelle rapprefenta le varie dilettevoli lufinghe, 
e allettamenti del fenfo : 1' atto di cercare colla Tefta la Terra , indica_» 
che il Seguace di tali diletti fi ravvolge nel fango » e fchivando il Cele- 
ste , che rendere unicamente lo puote felice , corre in braccio di un Bene 
totalmente terreno » che altro non gli profitta che una deplorabile meschi- 
nità . Gli avviluppi» e le pieghe dimostrano quafi a dito gl'infiniti lacci, 
ne' quali del continuo cade l' impudico Amante . I velenofi fifchi poi 
fono le lufinghe dello fte(To male , che di nafcofto fottentra , e fotto 
ìa fpecie del bene il fraudolente inganno , e la ruina afconde . 

Tiene nell' altra mano la Face accefa per Significare nel fuoco la forza 

d'Amo- 



TOMO PRIMO. iì's 

d 5 Amore » eh' è tale e tanta , che arde in modo il Corpo * che lo diftrug- 
ge e lo manda in cenere , cioè debilita e confuma le di Lui forze , e 
lo manda in cenere » cioè gli diffipa quelle foltanze « per cui fi mantiene. 
' Si vuole dimolìxare ancora per la Face , che l' impuro Amore non porge.» 
diletto mai intiero , o compiuto piacere 5 che efente vada dalla fua pena, 
come appunto nella Face » nella quale vi è lo fplendore che diletta » e la 
fiamma che brucia e tormenta . Parlando di tal Paffione cosi il Guarini 
ridi' Atto primo , Scena quinta del Paflor fido . 
E chi fuoco cbiamollo intefe molto 

La fua natura perfida i e malvagia ; 

Che fé il fuoco fi mira , oh come è vago I 

Ma fé fi toccai oh come è crudo 1 il Mondo 

"Non ha di Lui più fpaventevol Mofiro » 

Come Fera divora , e come ferro 

"Pugna , e trapaffa , e come vento vola » 

E dove il piede imperìofo ferma , 

Cede ogni forza , ogni poter dì Loco . 

TS^on altrimenti dimori che fé tu 'l miri 

In duo begli occhi > in una treccia bionda -, 

Oh come alletta , e piace , oh come pare » 

Che gioja fpiri j e pace altrui prometta 1 

Ma fé troppo t' accoflì , o troppo il tenti , 

Sicché ferper cominci , e forza acquifli-, 

T^pn ha Tigre /' Ircania , e non ha Libia 

Leon sì fero •> e sì pefìifer lingue ? 

Che la fua ferità vinca , e pareggi : 

Crudo più che /' Inferno > e che la Morte « 

"Hemico di pietà , Minìflro d' Ira , 

E' finalmente ^Amor privo d' .Amore. 
Le Ali legate denotano che lo Sregolato affetto delle cofe terrene ci 
toglie il potere inalzare la noitra mente alle cofe Supreme. 

Si figura che venga guidato da un Fanciullo parimente cieco , che lo 
conduca correndo per balze « precipizi » e vie limacciofe , per le quali ftra- 
feina un Cuore , a cagione di lignificare che 1' Amore , che fi lafcia gui- 
dare dal Senfo , rapprefentato nel Fanciullo anch' Effo cieco » non può fa- 
re a meno di non incontrare le ultime rovine , né vale freno a rattenerlo « 
Cosi '1 Ariolto nel fuoFuriofo Canto undecimo Stanza i. 
Quantunque debil freno a mezo il corfo 

^inìmofo Deflrier fpeffo raccolga , 

I{aro è però -che di ragione il morfo 

Libidinofa furia addietro volga, 

®>uand' il piacer »' ha impronto , a guifa d' Orfi 

Che dal mei non sì tofio fi diflolga , 

"Poiché gle n' è venuto odore al nafo , 

qualche filila ne gufio fui vafo , 

CU Ed 



iM . , ICONOLOGIA 

Ed il Cuore, che Viene ftrafcinato per il fango denota il Cuore dell* Uo- 
mo , che folo occupato effer dovrebbe per il fuo Fattore i fordidamente in- 
volto in abominevoli immondezze . 

La Lepre infeguita da' Cani è geroglifico dello sfrenato Amore , giac- 
che o fia per la Lepre , la cui lignificazione , si per teltimonianza di Fi- 
ltrato , del Catani , di Pierio Valeriano , di Uliffe Aldovrando , e di mol- 
ti altri Autori , è la sfrenatezza della Libidine ; o fia per i Cani , per i 
quali vengono denotati gì' impudichi e difonefii amatori , non folamente 
per la ragione della parola Chion , che vogliono fignifichi amare , ma per- 
chè Efli con troppo ingordo appetito corrono dietro le Lepri , come gli 
accefi Amanti dietro alle Loro Frine . 

Terminerò la fpiegazione della mia Immagine coli* ottimo avvertimento 
dell' Arioflo. nel fuo Orlando Canto 24. Stanza 1. 
Chi mette il pie full' amorofa pania 

Cerchi ritrarlo , e non <v* ìnvefchi l 3 ale ; 

Che non è ht fomma .Amor-, fé non infama, 

^i. giudicio de* Savi univerfale . 

E febben come Orlando ognun non fmama, 

Suo furor moftra a qualche altro fegnale . 

E quale è di pazzia fegno pia efpreffo 

Che per altri voler s perder fefleffo ? 

FATTO STORICO SAGRO. 

AMnone Figlio di David rapito dalla bellezza di Tamar Sorella di Af- 
falonne altro Figlio di David , con tal veemenza di Lei fi accefe « che 
perdette affatto ogni ripofo . Dalla fquallidezza del Volto fcoprendo Jona- 
dab fuo Amico i tumulti del di Lui Cuore , fi avvanzò a interrogarlo del- 
la cagione di tanta anguftia . Coafidò Amnone all' Amico 1' impura fiam- 
ma . Fu configlato a fingerfi infermo » ed a richiedere al Re Tamar per 
per aflìfterlo . Così fece . Ottenne ciocché bramava ; e mentre da Lei era 
affilHto pregò gli Alianti a volerlo per poco lafciare con Effa . Il che fat- 
to , abufandofi del comodo che gli veniva preftato , a forza all' impurità 
del fuo Amore la fottopofe . Allo sfogo dell' impudica Paflione feguì in_* 
Amnone unfubito odio . L' abborrl , la fcacciò . Incontrata l'afflitta detur- 
pata Sorella da Aftalonne » s' immaginò Quelli il Fraterno delitto» e ne ftabilì la 
vendetta . Fatto un folenne C onvito dove Commenfàle volle Amnone i ad un 
Cenno da' fuoi ferventi lo fece miferamente trucidare . 2. de i^e cap. 13. 

FATTO STORICO PROFANO. 

MEntre k Boemia a Wincislao fuo Re ferviva circa 1' Anno di Crifto 
Signor noftro 1278. Un Giovane de' Nobili della Città di Praga inna- 
moratoli di una Fanciulla Ebrea , così perduto di quella andava , che né dì » 
»e notte fapeva trovar ripofo . Era il Padre della Giovaae uno de' più ric- 
chi 



TOMO PRIMO, ii? 

chi Ebrei» ed Ufurajo all' ecceffo . Dalchè il Nobile che Veleslao chiama- 
vafi , prefe occafione d' introdurli in fua Cafa » inoltrando di volere trat- 
tar con Elfo intereffi, ed in tal guifa fi procacciava frequenti occafioni di 
rimirare e vagheggiare la fua amata . Avvenne che in quello frattempo 
s' infermò 1' Ebreo , ed il Gentiluomo che allettava favorevole cogiuntu- 
ra d' ultimare Y impuro fuo defiderio, 1' andò a vifitare , e dopo la vifita_9 
linfe di Cafa partire ; ma il vero fi fu che fi nafcofe con alcuni fuoi in un 
Camerino dell' Abitazione , e quivi in paffare che fece la Fanciulla » la 
rapi , e non ottante tutti i pianti e sforzi di Lei 5 le tolfe la Verginità . Il 
che fatto , e non ceffando i gemiti della mifera Giovane » acciò da alcunp 
fentita non foffe, empiamente la ftrangolò . Trovata la non più Fanciulla..» 
morta > può ben crederli quale il dolore fotte del Genitore . Nientedime- 
no confiderando Quelli quanto la Nobiltà in grazia foffe della Corte ■> diflì- 
mulò il fuo affanno , e afpettò tempo a vendicarli . Né fapendo come in 
altra maniera fi fare , a forza di denaro corruppe un Domeftico di Veleslao» 
e lo fece affaffmare . Non potè I J Autore dell' Omicidio di perfona sì po- 
tente ilare lungamente nafcollo , ma venuto a luce a ciafcuno , fufcitò il 
furore della Nobiltà , che fi teneva fortemente onefa nella morte di Vele- 
slao contro tutti i Giudei ; i quali per lo contrario conferendo la qualità 
del misfatto alla Plebe di Praga , la quale fapevano effere avverfaria a' Nobi- 
li i acquiftarono tanti Partigiani , che fi puotero porre in Armi , e tenere 
Tefta alli Nobili . Molto sforzo fecefi da amendue le Parti , ma prevalfe 
la Fazione plebea , come più poderofa di Gente , e portò a fuo agio la 
giulìa querela del Reato primo al Re ifteffo, che fi apparecchiò tolto di 
punirlo fecondo 1' atrocità della Cola , non ifcordandofi però la morte del 
Nobile . La Nobiltà che penfava dover effer rilpettata in quel cafo dal 
Re Wincislao , vedendo farli fecondo l' anteriorità del fatto rìgorofo ECime 
circa lo Sforzo , ed Omicidio dell' Ebrea » arfe di grande fdegno contro 
di Lui , reputandolo parziale della Plebe » e di fubito fatto di Loro Capo 
un certo coraggiolb Uomo detto Sibonio , chiamato per altro nome Ca- 
po di Cane , ordirono contro di Elfo una fiera Congiura : Anzicchè al Lo- 
ro partito conduffero ancora Primislao Figlio dello ileffo Re , il quale in 
tal congiuntura fperò di porli in Telia la Paterna Corona . Fu il tutto fco- 
perto ; e 1' avvifato "Wincislao per troncare con celerità F ordito tradimen- 
to , fece arreftare il Capo Sibonio, il quale tra tormenti die fuori il nome 
di ventiquattro Nobili' Congiurati . A tutti Coltoro , quando furono con- 
vinti , avanticcbè condannati fonerò , mandò il Re nella refpettiva Car- 
cere un Pefce cotto per ciafcheduno , quale fenza Capo , quale paffuto 
dallo Spiedo , e quale in piti pezzi fatto ; il che indizio era della morte 5 
alla quale venivano condannati : ed in tal guifa furono tutti morti > e cei- 
farono i tumulti originati dalla sfrenatezza di un Amore impudico . %Ajlolf. 
■yiggmrtàA all' Offic* Stoir* 



FAT- 



latf ICONOLOGIA 

PATTO FAVOLOSO. 

PRegato Tereo Re della Tracia dalla fua Conforte Progne Figlia di 
Pandione Re di Atene a volerle condurre la Sorella Filomena , con- 
defcefe alle lue brame, e fi portò da Pandione . Odivi 'fatta la domanda, 
vedde Filomena, di Lei fi compiacque , deliberò volerla in fuo potere a 
qualunque corto . Furono tante le preghiere » colle quali cercò movere 
il Suocero , che finalmente ottenne che gli foffe confegnata la bella Fan- 
ciulla . Dio le vele al vento. , fi partì d' Atene con 1' amato Pegno : 
Giunti appena al Lido Tracio , . comanda Tereo al Comandante del fuo 
Naviglio , che faccia gettare in acqua tutti i Greci si Donne , che Uomi- 
ni ; Fu efeguito il barbaro cennp . Tereo finge tutta V amorevolezza a 
Filomena, che era affatto ignara del feguito , la fa entrare in Porto, la con- 
duce nella Città , e nel Serraglio , dove altre Donne a' fuoi piaceri tene- 
va . Quivi le dice che per quella notte ripofi , non volendo per allora_j 
dettare Progne . L' innocente condotta all' Appartamente additatogli dalle 
infami Miniltre dell' impudico Re , in quello placidamento fi crede riposare, 
mentre V impuro Amante fopraggiunge , P affale , la sforza , la deturpa . L' 
infelice , anche dopo il misfatto , alzando al Cielo le ftrida , di Lui moffe Io 
fdegno in guifa , che barbaramente rifolvette tagliarle colle proprie mani la_s 
lingua. , come fece . Fattala poi racchiudere in una Torre , e fpargendo 
voce che in Mare fommerfa fi era , credeva che il tutto doveffe reilar 
nafcofto . Ma la mattina Filomena avendo nella fua Carcere ricamata una 
Tela , in cui chiaramente era rapprefentato P avvenuto , trovò modo che 
quella foffe recapitata in mano di Progne . Comprefe il tutto 1' amorofa 
Sorella , P adirata Moglie . Prefa V occafione delle Fette Baccanali , fi por- 
ta all' infame Serraglio , con fé conduce Filomena » fenza che altre ne pren- 
dino ombra , P introduce alla Reggia , Quivi a Progne prefentatofi un_» 
Figlio chiamato Iti non meno fuo , che di Tereo , 1' uccide , lo fa cuo- 
cere » e in un Convito al Marito lo prefenta , e dopo che ne ha parte man- 
giato gli fa vedere la Tefta . Si alzò furiofo Tereo per uccider la Moglie, 
ma nel feguirla fu trasformato in uno Sparviero , Progne in Rondine , e Fi- 
lomena in Ufignuolo . Ovvia. Metani, lib. 6 % 

AMPIEZZA DELLA GLORIA, 

Dì Ce fare Rjpa . 

SI dipinge per tale effetto la Figura di Aleffandro Magno con un folgore 
in mano , e con la corona in capo . [_ a ] Gli 



(a~) Negli antichi tempi, come afierifte Plinio , folamente agli Dei veniva accordata 
la Corona . Per (limolare poi ed animare alla Virtù i Valorofi 3 furono inventate 
diverfe fpecie di Corone , per mezzo delle quali veniffero ad effer dipinti dagli 
altri Uomini . 



r JktO PRIMO. iz 7 

Gli antichi Egizj intendevano per il folgore l' Ampiezza della Gloria , e 
Fama per tutto il Mondo dirtefa ; eflèndocchè verun* altra cofa rende^naggior 
fuono » che i tuoni dell' aere , da' quali efce il folgore ; onde per tal ca- 
gione fcrivono gì' Iftorici che Apelle Pittore eccellentifllmo , volendo di- 
pingere 1' effigie del Magno Aleflàndro , gli pofe in mano il folgore , accioc- 
ché per quello gli fignificafle la chiarezza del fuo nome , dalle cofe da lui 
fatte in lontani paefi portata i e celebre per eterna memoria . Dicefi anco» 
che ad Olimpia Madre di Aleflandro , apparve in fogno un folgore , il qua- 
le le dava indizio dell' Ampiezza > e Fama, futura del Figliuolo , 



ANATOMIA. 

Dell* cibate Ce/are Orlandi. 




VEcchia Matrona avanti una Tavola , fopra cui fi miri un Cadavere » 
che viene dalla detta fcarnificato . Abbia al Nafo gli Occhiali , ed 
ofTervi attentamente le Incifioni , che vien facendo . Si dipinga con i Ca- 
pelli rabbuffati . Vetta Butto e Sottana di color nero , colle maniche ttret- 
te al polfo della mano, e Grembiale fimilmente nero. Si dipinga il Sole, 
che co' raggi percuota , e penetri nell' interno del Cadavere . Da una par- 
te Scansìa con varj MicrofcopJ, Schizzi, e Ampolle con entro divedi Li- 
quori . Dall' altro lato altra Scansìa ripiena di molti Stranienti Anatomici , 

come 



1*8 ICONOLOGIA 

come Cortei!!, Seghe ec. Uno Scheletro in profpettiva . Tavolino coiu» 
Tefchj , Carta , Calamaro ec. 

L'Anatomia, o Anotomla , o Nofomìa denota propriamente quell' ar- 
tificiofo tagliamento , che fi fa per 1* ordinario da' Profeffori di Medicina 
delle parti del Corpo Umano dapoi la Morte , per ifcoprirne 1' efterna 
ed interna di Loro teffitura, componenti , fito , azione, e figura. 

Una tale Arte poi applicai! eziandio fu di qualunque Animato , Vege- 
tabile , e Minerale; anzi di più una tal voce fi eltende parimente a deno- 
tare una qualche umana azione , o difcorfo , come appunto allorquando di- 
cefi di aver anatomizzata la tale e tale cofa , che vale a dire , di aver 
confiderato minutamente ed efquifitamente il parlare , fcrivere , ed oprare 
di qualcuno . 

10 nella prefente mia Figura intendo foltanto parlare dell' Anatomia » 
come Arte spettante l' Incifione de' Corpi Umani . 

Vien figurata la Notomla nella Perfona di una Vecchia Matrona per 
indicare la di Lei eccellenza , ed antichità . Non fi sa precifamente quan- 
do , e da Chi aveffe principio : Soltanto fi può francamente afferire effere 
remota la fua origine , e fino da' principi del Mondo . Abbiamo da Eu- 
febio , che Manethone antico Autore Egiziano rapporta avere Athotis Re 
di Egitto comporto molti Trattati di Notomìa . E fecondo la Cronologìa».» 
degli Egizi quefto Athothis regnò molti Secoli prima della Creazione di 
Adamo . E' innegabile la falfità di tal Fatto , nientedimeno ci da un par- 
ticolare lume , onde conofcere , e conchiudere effer T Anatomìa una del- 
le più antiche Scienze . 

11 fapientiflimo Boerraave Iflitut. Medie. §. n. difeorrendo de' primi 
Autori , e Cultori dell' Anatomìa ci da giuflo motivo di credere , e dire, 
che a quefta dattero occafione Extifpicià Sacerdotum Cadaverum balfamo con- 
dicndontm mos . Lanieri* ipfa promoverunt cognìtionem Fabrius Corporis funi , 
caufarumque abditarum , <& proximarum tam fanìtatis morbìque , quarti ipftm 
mortis . Denique incijìo vivorum \Anìmalhm in ujus pbìlofophicos &c. e come 
ricavafi da Ippocrate in una fua Lettera a Damagete informativa circa Io 
flato di Democrito, creduto infermo di mente dallo feiocco Volgo degli 
Abderiti , con lignificargli , che accumulata erant etiam ^Ammalia multa per to- 
tem rejèiìa , e poco in apprendo Exurgem deambulabat , & vifeera ^Animalìum 
injpiciebat: & depofìtis ipfis, dìgreffus , rurfus defidebat. Su di. che interroga/ • 
tone da Ippocrate , ne riportò in rifpofta : T^am ^Ammalia hac qua vides 

[ inquit~\ hujus grada refecò, non quod odio habeam Opera Dei, fed Bilis na- 
turatn » ac Sedem quxrens . 

Ha avanti una Tavola , fopra la quale fi mira un Cadavere , che viene 
fcarnificando , per dimoftrare 1' azione propria del Notomiita , che è l' ap- 
prendere da tali incifioni la cognizione che richiede una tal facoltà . 

Gli Occhiali , che le fi pongono al Nafo denotano 1' acutezza di vifta, 
che v" abbifogna per minutamente diftinguere tutte le più tenui particelle 
del Corpo , e 1' oiTervare attentamente , fpiega 1' attenzione ed il grave_» 
penfiero , che vi fi ricerca . Che fimil gelto fia indizio di un filfo penfire 

non 



TOMO P R I Ad . iz9 

non è malagevole il provarlo . I Latini per efprimere I' attenzione grande, 
fi fervi vano della frafe bs Fi'xis oculis intuerì s=s onde Cicerone prò L. 
Fiacco =3- Uf totam cattfam , quatti maxime attemis , «* <yV«w , oculis acerrime 
contempla mini . Abbiamo anche nelle Sagre carte Job. e. 15. v. 12. ^tidTe 
elevat Cor tuitm ; Et quafi magna cogitane attonitos habes oedos ? 

E parimente apprelfo gì' Italiani 1' Ariofto Canto 19. Stanza 93. 
Trar fiato , bocca aprire ■> batter occhi 
^on fi vedea de* Riguardanti alcuno , 
Tanto a mirar a Chi la palma tocchi 
De* duo Campioni intento era ciafeuno . 

Si dipinge con i Capelli rabuffati , per dimostrare 1* orrore » che natu- 
ralmente incute -una tale necefiaria si , ma crudele carnificina . E' troppo 
proprio che la Natura Umana fi rifenta al disfacimento 'di feltefla . Giudi- 
ziolamente Dante da quello rabbuffarli e drizzarfi di capelli , quafi caporiz- 
zare , formò 1' accapricciare , o raccapricciare ; dicendo nell' Inferno Canto 
14. dove parla di un' Fiume di Sangue . 

Lo cui ròffbre ancor mi raccapriccia . 

E nel Canto 22. del medefimo Inferno , 

Io vidi , ed anche 'l Cuor mi s' accapriccia . 

Ed invero convien confettare che è neceflario a tale Efercìzio un ani- 
mo 1 che fappia fuperare fefteffo . Non faprei preftare tutta la credenza a 
ciò che fi racconta di Erofilo , ed Erafiitrato » i quali fi ha che viveffero 
o fotto Tolomeo Sotero , o fotto Tolomeo Filadelfo , amantiffimi delle_» 
Scienze , e Promotori della Cognizione della Storia Naturale . Quelli eb- 
bero coraggio per invelligare la Natura , di notomizzare Uomini ancora vi- 
vi , L' autorità di molti gravi Autori , e fra quelli di Celfo , danno al rac- 
conto grave pefo. Erofilo» ed Erafiitrato incifero vivi parecchi Delinquen- 
ti condannati a morte , che i Re cavavano dalle Prigioni per rimetterli 
nelle Loro mani . 

Si velie con Bullo ■> e Sottana di color nero , colle maniche ftrette al 
polfo » per indicare nel colore il terrore , che apporta la Morte , e per 
effere il nero appreso Noi fegno di cofa tetra , quale appunto fi è I' in- 
cidere i Corpi . Con Bullo poi » e Sottana , cioè in Abito leggiero » e_> 
colle maniche llrette al polfo > e Grembiale , per ifpiegare la diligenza , 
1' attività 1 e la fpeditezza che fi ricerca nella Meccanica di tale Arte . 

Si figura il Sole , che co' raggi percuota e penetri nell' interno del 
Cadavere , a cagione d' indicare , che all' occhio del Notomiila devono ef- 
fere patenti e chiari i più reconditi nafcondigli del Corpo Umano ; e per 
lignificare ancora che come il Sole fcuopre alla noilra villa ciò che ci è 
neceffario , così 1' Anatomia fvela agli occhi del Medico , o Chirurgo ciò 
che fa duopo che fappia intorno la confervazione , e riparo a' disòrdini 
della Natura . Di più ; come il Sole co' fuoi raggi illuilra il Mondo , cosi 
una tale Scienza nobilita la Medicina in modo , che fenza Efla 5 dicano gli 
Oppofitori ciò che più Loro aggrada , non merita 1' attributo di Eccellen- 
te , ed Illuilre . Poveri quegl' Infermi , che la Loro fventura li conduce.» 

R alla 



130 ICONOLOGIA 

alla cura di Medicaftri , che abbondando di un' insìpida verbofa eloquenza» 
fu quella fondano tutto, il Loro valore , e fu quella affidati , fenza avere un 
principio di cognizione Anatomica , temerari fi accingono a delle cure » empj 
non temono di farfi , perchè febbene impunemente apprettò il Mondo , rei 
nondimeno appreso Dio di più e più omicidi . Ed invero , effendo le_» 
Parti interne del Corpo Umano foggette a vari e divertì accidenti , e 
malori , come potrà P Inefperto d' Anatomìa , fenza conofcerle , ordinare i 
convenienti rimedi ? Quando s' ignori la fituazione di ciafcuna delle Vifcere » 
come diltinguere da che procedino i dolori , le fmanie , le contrazioni? Trop- 
po a ragione ciafcuno di Coltoro merita 1' amaro motteggio di Marziale lib, 
i. Epig. 41. 

Toupet erat Medìcus , nunc e(l Vefpillo Diaulus » 
JNod Vefpillo facit , fecerat & Medìcus . 
Come altresì troppo a torto da taluno in generale fi condanna la Me-" 
dicina , come una Impoftura . Dalla ragione fi dilunga Coftui» e moftra non 
aver lette le Sagre Pagine , nelle quali così P Ecclefialtico cap. 38. 

Honora. Medicum propter necejfjttatem : etenim illum creavit *Altij]ìmus . 
\A Deo efi enim ornnìs medela » e degna è di remunerazione . Et a I{ege ac- 
cipiet donationem . Di quanto pregio fia ■> e qual gloria apporti a Chi bene 
P efercita » fi fegua pure a notare . Disciplina. Medici exaltabìt Caput illìus ■> & 
in confpeclu Magnatorum collaudabitur . 

Ma fenta fé meritevol fia del nome dì Prudente Chi la Medicina di- 
Iprezza . %Altiffìmus creava de terra Medicamela , & vìr pruderli non abbor- 
rebit illa . 

Ed efifendo la Notomìa la principal Cognizione ■> onde fi perfeziona » e 
viene illuminata la mente del Medico , per fondatamente e rettamente ope- 
rare > non fenza ragione alla di Lei Immagine fi aggiunge » come abbiamo det- 
to , il Sole > fui rifletto che quale appunto Etto la Terra , ferve la Noto- 
mìa ad illuftrare la mente di quei ciechi maligni Spiriti , che al Cafo at- 
tribuirono , ciò che Eterna incomprenfibil Provvidenza Divina difpofe nella 
formazione dei Corpi animati. Bellittimo mi fembra , e al noftro propofitoil 
Sonetto di Michele Brugueres f che Aimo bene il qui rapportare . 
Fidi /' Vom come nafce , e Chi fofliene 
Del freddo Cranio il neceffario ardore ■> 
Donde i nervi ramoft ufcendo fuore 
Son delle membra mie falde catene . 
Fidi per quali flrade il Sangue viene 
Isella Fucina a ribollir del Cuore * 
E per l' linerie il confervato umore 
Con perpetuo girar torni alle Vene . 
Vidi pronto a nutrir Chilo vitale , 
E come prenda un fonnacchiofo oblìo 
In sì bella pngion l' <Alma immortale , 
Venga Chi pofcia ha di mirar defio 
V Eterna "Provvidenza in Corpo frale s 
£ ojfervi l' Vom Chi non conofce Iddio. ANI- 



TOMO PRIMO. 13 r 

ANIMA RAGIONEVOLE E BEATA. 

Pi Ctfare /$>*• r... 




Donzella graziofiffima . Avrà il volto coperto con un finimmo e tra- 
fparente velo . Avrà il veftimento chiaro e lucente } a gli omeri 
un paro di ali, e nella cima del capo una Stella . 

Benché 1' Anima , come fi dice da* Teologi * fia Sofìanza incorporea 
e immortale , fi rapprefenta nondimeno in quel miglior modo che 1' Uomo 
legato a quei fenfi corporei con l' immaginazione , la può comprendere , e 
non altrimenti , che fi foglia rapprefentare Iddio » e gli Angeli ; ancorché 
fiano pure Softanze incorporee . 

Si dipinge Donzella graziofiffima , per effer fatta dal Creatore , che è fon- 
te di ogni bellezza , e perfezione a fua fimilitudine . 

Se le fa velato il vifo per denotare , che Ella è , come dice S. Ago- 
ftino nel lib. de definit. ^inim. ; foitanza invifibile a gli occhi Umani , e for- 
ma foihinziale del Corpo, nel quale Ella non è evidente , falvo che per 
certe azioni efteriori fi comprende . 

II Veitimento chiaro e lucente è per denotare la purità , e perfezione 
della fua effenza . 

Se le pone la Stella (òpra il capo, effendocchè gli Egizj fignificaro< 

R 2 • no con 



i3* ICONOLOGIA 

no con la Stella P immortalità dell' Anima ', come riferifce Pierio Vale- 
riano nel lib. 44. de' fuoi Geroglifici . 

Le ali agli Omeri denotano cosi 1' agilità , e fpiritualità fua , come an- 
cora le due potenze intelletto » e volontà ( a ) 

ANI- 



[ a ]Dal P. Ricci viene dimostrata 1' Anima ragionevole Donna di •sago affetto , 
fneìla nel corpo , e vagamente veftita . In una mano avrà uno Sparviero , Falcone , e 
fieli' altra una Carta di numeri . A' Piedi le farà una tortora sa un Ramo . Donna 
col Veftimento vago, per effer Creatura più di ogni altra bella , colma di grazie 
e doni . Snella di Corpo , per 1* agilità e velocità delie fue potenze in far le Lo- 
ro azioni . Tiene in una mano il Falcone , che è Uccello veloce al volo , é rap- 
prefenta 1' agilità di Lei in muovere il Corpo , ed in oprare le azioni fpirituali ; 
ed altresì, perchè Egli è Uccello di rapina , fi paragona all' Anima , che tolto che 
intende alcuna cofa , V apprende , quali rubandola , e per tal' animale Pierio Va- 
leriano dice , che gli Egizj intendeflero 1' Anima ragionevole . La Carta di numeri 
per fegno , che in Lei fi numerano tutti i gradi dell' eflere , tutte le perfezioni ed 
eccellenze di tutte le altre Creature . La Tortora, perchè dicefi che Ella ami tan- 
to il Compagno , che fé per cafo lo perda , non fi accoppia più con altro , de- 
notando 1' inclinazione grande che è fra 1' Anima e il Corpo . 

L'Anima giufta . Donna Giovane di vaghi/fimo a] petto . Tenga innanzi più Corone fu 
le quali fia una Croce . Ha d' appreffo un Campo tutto infiorato , e fpezialmente con 
una Pianta di Nardo . In una mano tiene una bilancia , e nell' altra una chiave di 
ero , facendo fegno di voler aprire qualche cofa . Di vago afpetto ,per la gran bel- 
lezza che le reca la giullizia , e '1 buon operare . Giovane , per la fortezza del- 
lo fpirito , e per le imprefe magnanime che opera per piacere a Dio . Le varie 
Corone accennano le fue molte virtù , quali la rendono degna di Regni ed Im- 
peri • La Croce denota la particolar benedizione , che le da il fno Dio , oppur 
la vivacità della fede , e fperanza del Cielo . Il Campo infiorato , ed il Nardo 
fono Simbolo dello fpirituale odore, che fpira un' Anima tale . La Bilancia, per 
legno che I' Anima giufta Ila ponderando giullamente tutte le cofe . La Chia- 
ve , colla quale fa fegno di aprire, denota che le Anime giufte , per mezzo delia 
Grazia, aprono il Cielo a Lor volere . 

L' Anima Penitente . Donna con manto negro e luttuofo , tutta piangente , e in at- 
to di camminare . Da un lato fi veda un Orto con varj rufcelii ài acque , che V in* 
na filano , che perciò vi germogliano belli ffime Piante . Dall' altro un Albero fecco , da 
cui piedi forge un verde Ramufcello . Il Manto nero denota il lutto per il penfiero 
della perdita del diletto Spofo Crifto . Le lagrime, il dolore . L' atto del cammi- 
nare, perchè lafcia il peccato , e s' incamina per la via del Signore a cagion di 
trovarlo . L' Orto colle Piante irrigate dalle acque „ lignificano le buone opera- 
zioni , che fanno crefeere le Virtù . L' Albero fecco da' cui piedi forge il Ra- 
mufcello verde , è fignificativo che 1' Anima avendo per il peccato perduto il fom- 
mo Bene , col pentimento lo racquieta . 

L' Anima Contemplativa . Donna che abbia Chioma di oro accomodata con artifi- 
cio . Tenga in braccio varie cofe , come una Corona , una Tefta di morto , una Croce, 
una Lancia , Chiodi , Martelli , ed altri Strumenti , quali racchiude caramente nel petto . 
Avrà avanti una Sedia , e fiotto i piedi Scettri , Corone , ed altre cofe da piaceri , co- 
me Liuto , Argento , ed Oro . Terrà nella V'efie molte ?nanì , e piedi dipìnti . Le vo- 
li vicino una Colomba . La Chioma di oro denota i bei lanti e celefti penfieri . I varj 
Stromenti che tiene in braccio, come la Corona, è la contemplazione del Regno de' 

Cieli 



TOMO PRIMO, i 33 

ANIMA DANNATA. 
Dì Cefare I{ìpa . 

Occorrendo fpefle volte nelle Tragedie , e Rapprefentazioni di Cafi fe- 
guiti e finti , sì fpirituali , come profani introdurre nel Palco 1' Ani" 
ma di alcuna Perfona , fa di meftieri aver luce , come Ella fi debòe vifi- 
bilmente introdurre . Pertanto fi dovrà rapprefentare in forma e Figura- 
Umana, ritenendo l'effigie del fuo Corpo. Sarà nuda» e da iottiliflimo e 
trafparente Velo coperta , come anco Scapigliata , ed il colore della Car- 
nagione di lionato feuro , ed il Velo di color negro . 

L' Anima dal Corpo feparata , effendo fpirituale ed incorporea , non 
ha dubbio , che non le conviene per felle (fa figura , formazione , ed altre 
qualità, che alla materia folamente Hanno attaccate ; tuttavia dovendo que- 
lla Rapprefentazione farli obietto de' Senfi Corporali , fiamo altretti di 
proporcela avanti , fotto forma medefimamente corporea , ed accomodare-» 
ancora la cofa intefa al noftro concetto . 

Dunque fé le da la Figura Umana con quella licenza, colla quale ordi- 
nariamente fi dipingono ancora gli Angioli , e perchè 1* Anima da forma_j 
al Corpo , non fi può immaginare fia d' altra Figura : febbene Tappiamo 
Ella , come fi è detto di fopra , non eflfere da quelli termini materiali cir- 
coferitta . Riterrà dunque 1' effigie nel fuo Corpo per effere riconòfeiuta , 
e per accollarli a quello, che fcrivono diverfi Poeti, tra gli altri Virgilio 
nel 6. quando fa eh' Enea vada nell 1 Inferno , e riconofea molti di quelli 
de' quali aveva cognizione in quella Vita , e Dante nel cap. 3. dell' Inferno . 
Tofcia , eh' io vi ebbi alcun riconofeiuto . 
Dicefi anco meglio conofcerla , fé le abbia a dare altri fegnali della 
fua condizione , perchè talvolta occorrerà rapprefentarla con diverfi acci- 
denti, come per efempio , ferita, o in gloria, o tormentata , ec. Ed in 
tal cafo fi qualificherà in quella maniera , che fi conviene allo fiato , e_' 
condizione fua . 

Dipingefi ignuda , per effere E(fa per fua natura fciolta da ogni impe- 
dimento corporeo , onde il Petrarca nella Canzone Italia mia , così dille . 
Che /' lAlma ignuda , e fola . 
Ed in altra Canzone , il principio della quale , , 
Quando il foave mio fido conforto : 

Seguita 



Cieli . La Tefta di morto della morte . La Sedia denota il Giudizio imiverfàle_» 
confiderato dalle Anime fpirituali . Ha fotto i piedi Scettri , Corone &c.e perchè 
Una tal' Anima difpergia i beni di quello Mondo , e folamente fi da alla me- 
ditazione di eterni beni . Le molte mani e piedi dipinti nella Verte , fono fun- 
boio delle noftre azioni . La Colomba volante denota che V Anima contemplativa 
fempre s' inalza colia mente al Cielo . . 



i54 ICONOLOGIA 

Seguita , e dice . 

Spirto ignudo * ec. 
E nel trionfo della Morte cap. i. 

Ch* ogni nudo fpirto -, ec. 

I capelli fparfi giù per gli omeri (à) non folo dimoftrano l' infelicità, 
e miferia delle Anime Dannate * ma la perdita del ben della Ragione e 
dell' intelletto ; onde Dante nel cap. 3. dell' Inferno , cosi dice . 

T^oi fern venuti al luogo , ov' io t' ho detto ■> 

Che cederai le Genti doloro fé % 

Ci)' hanno perduto il ben dell' intelletto . 

II colore della Carnagione , e del Velo che circonda , lignifica la pri- 
vazione della Luce e Grazia Divina . Però difife Dante nel cap. 3. par- 
lando della forma , e fito dell' Inferno , che alla Porta di quello vi fia_j 
fcritto . La/ciate o?nì Speranza , Voi eh' entrate . (&) 

ANI- 



(a) La Chioma incolta e fpaffa è indizio di gran dolore , e furore. Virgilio 
ASneid. Ub. 4. nel deferivere Donne eccitate a gran furore difle : 

v Funi! accenfas pellore Matra 

Idem omna fimul ardor agìt nova quarere tetta, 
De ferver e domoi , venti! àant colla , comafque . 
Ovvidio parimente fu di quefto gefto oflervatore , come appreffo di Lui in mol- 
ti luoghi fi vede : Parlando di Medea nelF Epift. 6. 

Per tumulos errat fparfi! difcinBa capillh 
E nell' Epift. 9 . 

Non venti inculth captarum more capìllì! , 
Fortunam vultta fajja tegendo fuo! . 
L* Ariofto nel Canto 28. St. 97. 

Come che in vìfo pallida , e fmarrita 
Sia la Donzella , ed abbia i crini inconti. 
Properzio nel lib. 1. Eleg. i. parlando di Calipfo addolorata per la partenza 
di Ulifle . Multo! Illa dia incompth mcefta capillh 

Sederat injufio multa locuta falò . 
( b ) Si figura dal P. Ricci 1' Anima dannata Donna nuda coperta nelle Parti pu- 
dende , fianca e laffa . In mano tenga una Carta che dica : Amisimus omnia . Sta 
circondata di fiamme . In un lato fia un Leone celle fauci aperte , e denti infanguìnati . 
Abbia apprejjo un vafo di creta cotta fpezzato in pia pezzi . Dall' altra parte vi fia- 
no balze e rupi precipitofe , e fopra un Legno fecco con molti Animali vekncfi . Ignuda, 
per la perdita della Grazia , e privazione di Dio . Stanca e laffa con carta in 
mano col Motto Amisimus omnia, perchè la mifera ha perduto Iddio che è il tut- 
to . Circondata di fiamme, perchè condannata in fempiterno a pagare la pena de* 
fuoi errori . II Leone colle fauci aperte accenna la voragine deli* Interno , e i 
denti infanguinati denotano 1" ira di Dio . Il Vafo di creta cotta fpezzato rap- 
prefenta le varie pene che ha nell' Inferno ; ovvero ficcome un Vafo di creta 
cotta non può più accomodarti , né è atto pili a fervire , così fuccede della mi- 
fera anima . Le Balze , Rupi , ed Animali velenofi ombreggiano la divertita del- 
le Creature , che hanno a tormentarle . Il Legno fecco denota che mai più è per 
riacquiftare la Divina Grazia perduta . 



TOMO PRIMOì 135 

ANIMO PIACEVOLE, TRATTABILE, ED AMOREVOLE. 

Di Cefare Bjp* . 




UN Delfino , che porti a cavallo un Fanciullo . Sebbene Pierio Vale- 
riano, per autorità di Paufania, attribuifca ai Delfino il (imbolo di Ani- 
mo grato , perchè in Profelene Cittì della Jonia, effendo chiamato un Del- 
fino per nome Simone da un Fanciullo , foleva accoftarfi al Lido verfo quel- 
lo, e accomodarfegli fotto per portarlo a fuo piacere , perchè fu da quel 
Fanciullo tolto dalle mani de* Pefcatori , e medicato di una ferita che gli fe- 
cero , nondimeno noi 1' attribuiremo ad Animo Piacevole e Trattabile , 
perchè il Delfino è piacevole verfo l'Uomo , non per intereffe alcuno de' 
benefizi ricevuti , o da riceverli , ma di fua propria natura , ficcome l' iftef- 
fo Valerìano con fue proprie parole conferma , citando Plutarco in cotal giti- 
la ^Ààmìratur Tlutarcus tamtam animali* ijlius humanitatem , fiquidem non edu- 
catione , velati canes , & equi , non ulla alia neceffitate, velati Elephantì , Tantbene- 
que , & Leones ab hominibus liberati , fed genuino quodam affeliu fponte Junt ba- 
rn ani generis amatores . Dunque fé fpontaneamente di naturale affetto fono 
amatori del genere Umano , non fono per gratitudine de' benefizi ricevuti ; 
e che fia il vero , leggefi predo altri Autori , che li Delfini hanno fatto 1' 
ifteflb, che narra Paufania con altri, da' quali non hanno mai ricevuto be- 
nefizio alcuno i né benefizio chiamerò il buttargli delle miche di pane , che 

per 



if$ ICONOLOGIA 

per ifcherzo fi buttano , e non per alimento ; perchè il Delfino non ha biiò- 
gno di quello , fapendofi procacciare nell' ampio Mare il vitto da fé fteffo , 
e fé ha portato Perfone , non le ha portate per gratitudine , ma per piace- 
vole domeftichezza ; il Delfino ha portato varie Perfone indifferentemente , 
folo perchè è di natura piacevole, trattabile, ed amorevole verfo l'Uomo. 
Per il che fi riferifce da Solino cap. 17. ovvero 22. che nel lido Affricano 
nppreffo Ippone Diarrito , un Delfino fi lattava toccare con le mani , e fpef- 
fe volte portava fopra della fchiena tutti coloro , che ci volevano cavalcare; 
tra gli altri Flaviano Proconfoje dell' Affrica egli proprio lo toccò, e V 
unfe di unguenti odoriferi ; ma dalla novità degli odori fi fiordi , e flette..» 
fopra acqua , come mezzo morto , e per molli mefi fi attenne dalla folita 
convenzione; dal che fi comprende , che non per intereffe di cibarfi , ma 
folo per piacevole converfazione gli guftava trattare con gì' Ipponefi . Di 
più riferifce Solino , e Plinio infieme nel lib. 9. cap. 8. che nel tempo di 
Auguito Imperadore , un Fanciullo nel Regno di Campania adefcò un Del- 
fino con pezzi di pane , e tanto con quello fi domefticò, che ficuramente nelle 
mani gli pafceva , pigliando da quefta ficurtà ardire il Fanciullo , il Delfi- 
no lo portò dentro del Lago Lucrino ; e non folamente fece quefto , ma lo 
condufie da Baja fino a Pozzuolo , e ciò perfeverò per tanti anni , che_> 
n' era giudicato miracolo , ma morendo il Fanciullo , il Delfino per troppo 
defiderio innanzi a gli occhi di ciafcuno morì di dolore ; e quefto fi con- 
ferma per lettere di Mecenate e Fabiano, Egefiderio poifcrive, che un'al- 
tro Fanciullo chiamato Ernia portato medefimamente a cavallo per alto Ma- 
re da un Delfino , fu da una repentina tempeita fommerfo , e così morto, 
il Delfino lo riporrò a terra, conofcendo effer flato egli la cagione di quel- 
la morte , non volle più ritornare in Mare , ma per punizione volle anch' 
egli morire , fpirando al fecco ; poiché li Delfini fubito che toccano la ter- 
ra muoiano ; legno in vero di natura piacevole , trattabile , ed amorevole . 

ANNO. 

Lello Stejfo . 

T T Omo di mezza età colle ali agli Omeri » col Capo , il Collo , la 
vJ Barba , e i Capelli pieni di neve e ghiaccio , il petto , e fian- 
chi roffi , e adorni di varie fpighe di grano , le Braccia verdi , piene 
di più forti di fiori , le Cofcie , e le Gambe con grazia coperte di grap- 
pi e frondi di Uve . In una mano terrà un Serpe rivolto in giro , che fi 
tenga la coda in becca . Neil' altra avrà un chiodo. 

Si dipinge alato con 1' autorità del Petrarca nel Trionfo del Tempo » 
ove dice . 

Che volati /' ore , i giorni , gli annìi e ì mefi . 

V Anno , fecondo P ufo commune, comincia di Gennaio , quando il ghiac- 
cio , e le nevi fono grandiffime , e perciò gli fi pone la neve in Capo ; 
e perchè la Primavera è adorna di ogni forte di fiori e d' Erbe , e le 

cofs 



TOMO PRIMO, i 57 

cofe in quel tempo fatte cominciano in un certo a fvegliarfi, e tutti fan- 
no più vivamente le loro operazioni,- e però fé gli adornano le Braccia 
nel modo fopradetto . 

L' Eltate per efler caldi grandinimi , e le Biade tutte mature , fi rap- 
prefenta col petto , ed i fianchi rolli , e con le Spighe . 

• L' Uve nelle gambe moftrano 1' Autunno, che è 1' ultima parte dell' Anno. 

Il Serpe porto in circolo , che morde la coda , è antichiflìma figura dell* 
Anno , perciocché 1' Anno fi rivolge in ferteffo , ed il principio di un* 
Anno confuma il fine dell' altro , ficcome pure quel Serpe ridotto in forma 
di circolo fi rode la coda ; onde Virg. nel z. della Georg, cosi difle . 
Fronde nemus , redit agricolis labor aftiis in orbem , 
lAtque in fé fua per vefììgia volvitur annui . 

Scrive Serto Pompeo , che gli antichi Romani ficcavauo ogn* Anno 
nelle mura de' Tempi un chiodo , ed al numero di quei chiodi poi nume- 
ravano gli Anni ; e però fegno dell' Anno fi potrà dire che fiano i chiodi . 



<Anno . 



UOmo , maturo , alato , per la ragione detta . Sederà {opra un Carro con 
quattro Cavalli bianchi, guidato dalle quattro Stagioni, che fono par- 
tì dell' Anno , le quali fi dipingeranno cariche di frutti , fecondo la diver- 
fità de' tempi . 




APO- 



158 



ICONOLOGIA 
APOSTASIA. 

Bili' Jbcutt Ce/are Orlanti . 




DOnna di capello rofso, Occhi concavi e piccioli, e Nafo corto. 
Veitirà lungo e candido abito, quale moftri con una mano di fquar- 
eiare e trarli di doflfo ; con 1' altra fi tolga dalla Teita una Corona tef- 
futa di palma , e moftri di gettarla in terra . Si rapprefenti in atto di 
camminare con pafso ineguale e timorofò . A* piedi abbia un tralcio di 
Vite , fiaccato dal fuo tronco . 
_ Il Greco Vocabolo Apoftasla lignifica Rinegamento della propria con- 
dizione , e fiato , e mafsime di Fede , e Religione ; e di quella intendo 
Io ragionare nella prefente Immagine . E* la 
Femmina , cofa mobìl per natura, 

Tilt che fraschetta al Vento , e pia che cima 
Di pieghevole [pica . Aminta del Tafso Atto i. Scena 2. 
Onde per quello difetto femminile figuro l' Apoltasia Donna, per dimo- 
Itrare la volubilità , ed infame incoitanza dell' Apollata , che abbandona la 
Religione . 

Sono i fuoi Capelli rofsi , per efser quelli , fecondo Monlig. Giovanni 
Ingegneri nella fua Fifonomla naturale , indizio di non perlillere nelle pro- 
Rie fse , e di pofporrc la data fede ad ogni fuo interefse. 

Gli 



TOMO PRIMO. 139 

Gli occhi concavi e piccoli) per fentimento dello ftefso Ingegneri » del 
Porta » e di tutti i Fifonomifti , fono' légni dell' Uomo malvagio , e tra- 
ditore . 

Il Nafo molto piccolo , afserifce Gio: Battifla della Porta nel Libro" 
fecondo della Fifonomìa dell' Uomo , denotare mutabilità di parere ) e_> 
Adamanzio lo da per fegno d' incoftanza di propofito . 

Si velie con lungo e candido Abito» quale - ni offra di far irt pezzi» 
e fpogliarfene 5 per denotare nella Candidezza la purità della n'olirà Santa 
Religione , e nel laceramento e fpoglio , il disprezzo e 1' abbandono di 
quella .. 

L' atto di toglierli dalla Tetta la Corona di Palma , e gettarla in ter- 
ra » fignifica difprezzo e privazione di dignità . E qual maggior dignità di 
quella del Cattolico Erede del Regno de' Cieli ? Qual maggior difprez- 
zo , che quello di abbandonarla ; qual maggior privazione , che perderla per 
fempre ? La Palma da Pierio Valeriano è data per Geroglifico della Vita 
de' religiofi Crilliani , ed è in effetto la Palma Simbolo della Chiefa di 
Dio. 

Cammina con pafso ineguale e timorofo , per efsere quello un atto 
che fcuopre un animo fconcertato, incollante » mal difpoflo , e lacerato 
dagl' interni rimorfi . Seneca in Troverb. fcrifse : Maximum inditium mala 
mentis efl ftuSìnatio , e Saluftio de Conjnrat. Catil. lo taccia di queflo vi- 
zio 1 e fa da quello apparire il fuo mal compollo animo animus impariti 
Diis , bominibufq; infefìus , neq. <vìgiliis , neq. quìetìbus fedari poterai : Ita' con- 
fcientia mentem excitatam vaflabat . Ed in fatti » come mai quieto può vive- 
re il facrilego defertore , come toglierli dalla mente 1' abbandonata Reli- 
gione ? Faccia ancora acquiflo delle maggiori Dignità del Mondo , non per 
queflo di nulla godrà » accrefcerangli anzi fmania , gli fi aumenterano an- 
zi cosi tetri penfieri , e di morte ■> di Giudizio ? e di eterna pena , che 
gli rincrefcerà 1' efsere tra viventi . E' vano il penfare , che i nuovi fen- 
timenti di altre Religioni , baftanti fìano a quietarlo . Ciò è impofsibile : 
ancorché procuri a tutta pofsa ingannar fé flefso , con fortificarli ne' fuoi 
errori , nientedimeno di volta in vGlta 1' ombra ancora di un minimo dub- 
bio farà per efso un crudelifsimo ineforabile Carnefice . 

La Vite è fimbolo della Chiefa di Criito , quale ci dice =1 Ego fum 
Vitis vera , <& <vos palmites t= Joan. 1 j. v. 5. Gesù ci chiama tralci delle 
Viti ; giacché giufla la fpiegazione di Origene , il tralcio congiungendofì 
colla vite , reflando ad efsa ataccato , fi afsicura dal cadere , ad onta de' Ven- 
ti e delle Tempelle . Cioè , i Cattolici llando uniti alla fimbolica Vite » 
che altro non è che GESÙ', non temono di efsere abbattuti- dai Venti 1 e 
dai Turbini , eccitati dai fenfi , e dagl' infani appetiti ; onde fperano il 
premio della Vita eterna, promefso a Chi non cade... A quefre belle fpe- 
ranze rinunziando i Ribelli , ficcome fono feparati dal loro vero foftegno , 
cosi caduti , fono condannati ad efser pafcolo del fuoco eterno , e perciò 
vengono figurati nel tralcio 5 dal fuo tronco fiaccati e recifi . 

S 2 FATTO 



Ho ICONOLOGÌA 

FATTO STORICO SAGRO. 

Giuliano Imperadore , detto 1' Apoftata , da feguace di Crifto , ne diven- 
ne il maggior Perfecutore , e tanto fu più grave la di lui Perfecuzio- 
ne contra i Criltiani , quantocchè , più che per tormenti, per mezzo di doni» 
di lufinghe , magiltrati , e dignità procurò far loro abbandonar la Fede , e 
fagrifìcare a falfi e bugiardi Dei . Nella Guerra da Lui intraprefa contra 
i Perfiani , avanti che fi accingefse al combattimento , fece empio voto a 
fuoi Dei , che fé otteneva vittoria , avrebbe Loro fatto Sacrificio col fan- 
gue di quei Cattolici , che avefsero negato adorarli . Punì però Iddio co- 
tanta perfidia , giacché mentre Egli era col fuo Efercito in cammino , ca- 
duto in un' imbofcata de* nemici , fu da invifibile lancia colpito , ond' efcla- 
mando sa Vìncevi , o Criflo Gallileo t=: tra le beftemie fpirò 1' anima inde- 
gna . S. Girolamo nelf addizione alla Cronic. di Eufeb. Hujfin, nel i o. della 
Stor. Etcì, , e S. ifidor. &c. 

APPETITO. 

Dì Ce/are Rjpa . 

EUridice , che camminando , un Serpe le morda un piede , lignifica 
( come narra Pierio Valeriano nel lib. 59. ) V umano Appetito , il 
quale gli affetti dell' animo ferifcono ed impiagano ; imperocché i pie- 
. di , e inanime il calcagno , fono Geroglifico delle noftre terrene cupidità ; 
e però il noftro Salvatore volle lavare i piedi de' fuoi Difcepoli, accioc- 
ché dagli affetti terreni li mondafse e purificafse , ed a Pietro , che non 
voleva che lo lavafse , difse : fé io non ti lavarò , non avrai parte_> 
meco . E nella Sagra Genefi fi legge , che Dio difse al Serpente : Tu ten- 
derai infidie al fuo Calcagno . Li Greci ancora finfero , che Achille da__s 
Fanciullo attuffato nel!' acque della Palude Stigia , non poteva in parte 
alcuna elfere ferito , fuor che nei piedi , i quali non erano fiati lavati ; 
Io finfero per manifeftare eh' Egli farebbe fiato perfettamente forte e va- 
lorofo , fé da' proprj affetti non foife fuperato e vinto , né da quello fen- 
timento è lontano quello che dicono di Giafone , che mentre andava a tor- . 
re il Vello d' oro , perde una calza in un Fiume , il quale folo tra tutt' i 
Fiumi del Mondo da niun. vento è offefo ; che vuol dire, mentre che fe- 
guitava la virtù , e 1' immortalità fu di qualche parte de' fuoi affetti privo , 
e Virg. lib. 4. feri ve , che Didone quando era per morire , fi fcalzò di 
una calza , con quelle parole . 

Ipfa mola , manibufq; pus altana juxta 

-Z>nnm exuta pedem vinclis , in vejìe rechila » 

Teflatur moritura deos , & confeia fati 

Sidera : 

E quello lignifica , eh' Ella era fpogliata e libera del timore della 
? .Trte , che è un- affetto lignificato per il piede fcalzo . AP- 



TOMO P R I M 0. 
APPLAUSO DE' SAGGI. 

Dell' Ubate Cefare Orlandi, 



141 




UOmo di età matura in abito Senatorio. Stia apprefso una gran Bilan- 
cia, fulla quale attentamente guardi, e inoltri di pefare varj libri , ed 
armi prefentatigli da un Uomo , che a lui ftia vicino . Con la finiflra por- 
ga al detto Uomo una Corona di Lauro , alla quale Ha avvolto un Cartel- 
lo col Motto Gloria majorum , Tofieris Lumen . 

Quanto non è da far cafo dell' Applaufo del bafso Popolo , altrettanto 
deve chiunque procacciarli 1' Applaufo de' Saggi , giacché Egli è il dolce fol- 
lievo alle miferie ed alla brevità della noftra vita . Così a maraviglia al fuo 
folito la fpiegò 1' Oratore Romano Philip. 24. Brevis vita data ejì , & me- 
moria bene redditi vita Sempiterna , ed altrove prò Marc. 2V(o« vita hecc dken- 
da efl , qua Spirita , & Corpore continetur , illa £ inquam ] illa efl vita , qua vi- 
get memoria [aculoram omnium , quam pofleritas alit , quam ipfa aternitas fem- 
per ìntuetur . Lode che proviene da Gente afsennata è un Teftimonio irre- 
fragabile del noftro retto operare ; e correndo a noi V obbligo di fare il 
noitro viaggio per la via di virtuofe azioni , in confeguenza ne viene 
che cattivarfi dobbiamo de' Buoni , e de' Saggi il favorevole applaufo ; e 
quella è quella Gloria che defiderare fi puote , fi deve . Gloria cupiditas 
non numquam bona efl. Div. <Awufl. lib. 5, de Civit. Dei cap, 13. 

"Si di- 



141 ICONOLOGIA 

Si dipinge Uomo di Età matura , per efsere quella I' Età ,, che meglio 
riflette s meglio confiderà, diftingue meglio di qualunque altra Età i veri 
meriti » e ne può fopra formare retto giudizio . 

In abito Senatorio , per dimoftrare la faviezza ; giacché per I* ordinario 
all' onore del Senato fi fcelgono Uomini di confiderazione giuda , ed Uomini , 
che dovendo fu gravi cure della Repubblica invigilare , devono efsere in 
un configlio più che maturo . 

Sta apprefso una gran Bilancia , fulla quale attentamente ofserva , e mo- 
to di pefare varj Libri ed Armi prefentatigli da un Uomo, che a Lui 
è vicino , per denotare che i meriti , onde 1* Uomo giunge a guadagnarti" 
sì beli' applaufo , devono ben ponderarli . I meriti , fi figurano ne' Li- 
bri , e nelle Armi , perchè Gloria; itìnera duo. Scilicet pacis , & belli . Sa- 
ltili, in Conjurat. Catti. O per mezzo delle Lettere , o per mezzo delle Armi fi 
giunge alla Gloria ; e perciò deve ben vederli , prima che Uomo fi reputi 
degno di vero applaufo , quanto in quelle vaglia , quanto in quelle . Acca- 
de che per lo più 1' apparenza inganni. Pur troppo vi fono fiati, e vi 
fono degP Impoftori , che a forza di fecondi abbondanti ciarle , o di eflferfi 
delle altrui fpoglie veftiti , hanno rapito , dirò cosi , quelle lodi , per quei 
dovuti biafimi , che Loro fi dovevano . Pur troppo ancora un fortuito for- 
tunato fuccefso ha fatto più volte apparire un Grifone qualche vile 
Martano . 

L' utile , che dall' applaufo de Savj procede , è 1' efsere reputato degno 
di onore e di premio ; e perciò figuro la mia Immagine che porga al ri- 
ferito Uomo la Corona di Lauro , per efser quello il diiiintivo ed il premio 
degli Uomini gloriofi , e per la ftefsa ragione è al Lauro involtato il Car- 
tello col motto : Gloria Majontm , Tofieris Lumen . Saluti, in bello "Jugurt. 




APPLAU- 



■ 



TOMOPRIMO. i4| 

APPLAUSO POPOLARE, 

Dell' Mate Cefare Orlandi. 




UN Giovane di allegro e rubicondo afpetto, che ftia vicino alla Sta- 
tua della Fortuna » la quale con la delira gli addita un Uomo , che_» 
efce improvvifo da una folta Selva . Si dipingerà in atto di correre verfo 
il detto Uomo , battendo palma a palma . Veftirà un abito color cangiante . 
Porterà in Tetta un Serto di frefche Rofe , fopra le quali pofi un Pap- 
pagallo . 

Giovane fi dipinge» per efsere la Gioventù età la più pronta a mo- 
verli all' impeto , nelle prime fue imprefsioni » come lo è appunto il Popo- 
lo » che per lo più ■> fenza confiderare il vero merito » tradottalo o da_» 
quakhe fuo particolar fine , o ancora da un* inconlìderata improvvifa opinio- 
ne ) gode in far plaufo a Chi forfè non meriterebbe fé non fé gli fcherni . A 
noftro propofito Cicerone prò Planco . T^on Comitiis judicat femper Toptdus , fed 
movetur pkrumque grafia, cedit precibus facit eos maxime ambitili ? deniquefi ju- 
dìcat ] non deleUu aliquo » aut f&pientia ducitnr ad judicandum » fed impeti* , aj 
qmbus efl figura nonnumquam •> & quadam etiam temeritate . T^on ejl enim confi- 
lium in Vulgo , non ratio , non difcrìmen, non diligentia, femperque Sapientes 
ea , qua Topulus fecijjet , fercnda » non femper laudando, duxerunt . 

Sii di- 



144. TCO NO LOGIA 

Si dipinge con volto allegrò e rubicondo , per dimoftrare nell' alle- 
grezza , che 1' applàufo» qualunque ila , Tempre e porta e denota la gioja , 
tanto in Chi lo riceve , per efser troppo naturale che efulti 1* Uomo nel 
fentirfi applaudito , che ;n Chi lo da , perchè prova in felteflb piacere che 
altri da efso vengano inalzati ; Rubicondo poi , per lignificare l' impeto con 
cui fi muove , cagione dell* acceniione del Sangue , che nel Volto apparifee . 

Si pone vicino alla Statua della Fortuna i che gli addita un Uomo che 
efee improvvifo da una folta Selva , per denotare che da quella dipende » 
più che da altro , l' inalzamento di Coloro , che fpeflb fortendo dall' orro- 
re del proprio demerito, con il folo ajuto di un popolare applàufo , fanno 
impenfato tragitto al Tempio della Fama e degli onori . 

"Hpnnulli propter rerum fuccejfum clari , & illnflres habìtì funt . Demofth. 
Ex Orat. amat. 

Hes fecunda , feu Fortuna unìverfam , qua in hominibus inefl , fagacitatem * 
& Sapientìam excellit. Demofth. Ex Orat. de pace. 

Si figura in atto di correre verfo il detto ' Uomo » battendo palma a 
palma per lignificare nel corfo 1' inconfideratezza del Popolo, che non lì 
ferma a riflettere fé il folo merito dell' Uomo lo muova a confefsarlo , ed 
a chiamarlo Grande ; T^os opinionibus Valgi rapimur in errorem , nec vera cer- 
nimus . Cic. 2. de Legib. Batte palma a palma , per efier quello il proprio 
e vero legno dell' applàufo . 

Si vefte d' abito color cangiante , per dimoftrare V incoftanza ed im- 
prudenza del Popolo , che come è faciliffimo ad inalzare al più alto fegno 
Chi ad efTo ha fatta qualche prima Impreflìone , è facile altrettanto a lù- 
bito mutarli , e totalmente abbandonarlo . Ottimamente lo paragonò all' 
onda del Mare Demoitene nella Orazione de falfa Legatione . Topulus fané 
Turba efl , ■&• res omnium in/ìabìlljjìma , ac imprudentiffìm.-i , ut in Mari 
flulìus flexibilis , & inquietus , qui ut contingit , agitatur alius venit , 
alias recefjìt . E non meno di Demoftene a maraviglia lo deferifle Cice- 
rone nella {uà Orazione Tro Murena -. I^ullum fretum , nuìlus Euripus , tot 
motus , tantas far» varias habet agitationes flufìuum , qnantas perturbationes , & 
qnantos aflus habet ratio tornicioram . Dies intermiffus unus , aut nox interposta , 
[ape perturbat omnia , & totam opinione/» parva nonnumquam commutat aura 
rumoris : /.epe etiam fine alla aperta Caufa fit aliud , atq; exiflimamus : ut 
nonnumquam ita faftam effe etiam Topulus admiretur , quaft vero non ipfe 
fecerit . 

Gli li pone il Serto di frefche Rofe in Tefta per lignificare che 1' Ap- 
plàufo Popolare ha beliffima e vaga apparenza nel fuo principio , ma che 
per lo più è di pochiflìma durata , a guifa appunto della Rofa , che nel fuo 
bel mattino , di fé fteffa pompofa , fembra non abbia chi in pregio ugua- 
gliare la poflfa , attira a fé gli occhi altrui , invita , alletta , e piace ; ma 
non è ancora ben declinato il Sole, che principia il fuo brio a perder vigore , 
cadere a Terra , e mancare . Cosi per la furreferita illabilità del Popolo , il 
di Lui applàufo, quanto grande nafee e vigorofo, altrettanto è facile a 
prefto terminare , e renderli un nulla . 

Ulti- 



TOMO P R IM 0. 14? 

Ultimamente il Pappagallo dimoftfa che il Popolo fpeffe fiate fa plaufo • 
ed acclama meritevole d' onore qualcuno , fenza fapere il perchè , come 
il Pappagallo, che proferifee parole umane fenza penetrarne il fignifìcato » 

FATTO STORICO SAGRO. 

INcamminatofi GESÙ' fopra un Giumento con ì fuoi Difcepoli alla volta 
di Gerufalem , il Popolo in gran numero intorno ad Etto affollato , pa- 
reva non fapette faziarfì di fargli corona % e ciafeuno a gara fi affannava di fargli 
le maggiori dimoftrazioni di onore , di rifpetto , e di ftima . Chi il proprio 
Manto fopra le Strade flendeva , dove era Egli per paffare ; chi dagli Al- 
beri i rami fchiantando ne copriva le flette ftrade ; chi con ramofe fron- 
di di pacifica Palma in mano , e lo precedeva , e il feguiva , a Lui fa- 
cendo feftofo applaufo , e ad alta voce gridando : Hos-ama Filio David : bene- 
dittus qui venit in nomine Domini : Hos-anna in ^iltijjìmis . Eppure chi cre- 
duto lo avrebbe mai ? Quefto fletto Popolo volubile , traditore , ed empio, 
fu quello fletto che non fi arrofsl , non tremò , dopo pochiffimi giorni di fo- 
miglievole dimoftrazione , farli incontro a Gesù con ferri, e con legni, come 
ad un Ladrone , ftringerlo tra vili legami , ingiuriarlo , ftrapazzarlo , e gri- 
dare ad altifGma voce « Crucifigamr E=: Matt. cap. 21. Marc, cap. il. Lue. 
cap' \<y Gio: cap. 12. 

FATTO STORICO PROFANO. 

ESempio di quanto Uomo confidar pofTa nelle acclamazioni di un cieco Popo- 
lo si è alcerto Vitellio , il quale dallo flato di una fomma povertà , fu re- 
putato degno di etter follevato al Trono dell' Imperio Romano . Può quafl 
dirli che non erano ancora ben terminati gli Evviva , quandocchè lo fteffo 
Popolo , che lo aveva falutato fuo Sovrano , cangiò la ftima in difprezzo , 
1' amore in odio, e contro Etto fol levatoli , avvintolo tra vergogno!! lacci , 
la conduffe a far di fé infelice fpettacolo per tutta la Città , ed acciò 
folfe oggetto di fcherno a tutti, gli fu poflo fotto il mento un acuto fer- 
ro , per cui venivagli impedito il poter togliere in qualche parte da tan- 
ta ignominia quel volto , che come Maeflofo e Imperante , era flato poco 
fa adorato ; quindi tra le maledizioni , le ingiurie , ed i più fieri ilrapazzi 
fattolo morire, fu gettato nelle Scale Gemonie , dove folevano flrafcinarfi 
Coloro , ai quali era negato il Sepolcro . Batti Fulg. lib. 6, 

FATTO FAVOLOSO. 

DOpo aver Grifone date flupende prove del fuo valore nella Gioftra orditìata 
dal Re Norandino , feonofeiuto fi ritirò , e fbprammodo mal contento del- 
la viltà di Martano, che fattogli!! compagno , era dalla detta Gioflra per paura 
vergognofamente fuggito . Al primo albergo che trovò, fcefe da cavallo per 
prendere ripofo , e quivi , fianco forfè per le pattate fatiche , profondamente fi 

T addor- 



14* ICONOLOGIA 

addormentò . Era rifugiato nello ftefso luogo Martano con la fua Origlile ; vedu- 
to nel fonno ìmraerfo Grifone * gli tolfe le armi, e '1 Cavallo , e ftabill volere 
entrare nella Città , e farli credere il Vincitore della Pugna . Pensò « efe- 
guì . Il Popolo che lo vede 1' acclama , lo fa noto al Re , che abbraccian- 
dolo , e baciandolo gli die luogo appreflb della fua fteflfa Perfona . Tutti 
1* onoravano , tutti lo celebravano ; il fuo Nome a fuono d' Oricalchi glo- 
rioflflìmo era ripetuto. Grifone dettatoli, fi accorfe del furto» montò in_» 
Ibmma furia , e vedute le armi che lafciate aveva il vile traditore , fenz' 
altro penfare» quelle livelle, ed alla Città s' indirizza. Quivi appena 
giunto , fu da un' alta Loggia * ove a gran Menfa con la Tua Corte , e Mar- 1 
tano i il Re fé ne flava, veduto e creduto quel vigliacco, che nella Gio- 
stra fi era dato alla fuga . Confermò Martano la falfa credenza , ed anzi 
pregò Norandino a volerlo punire . Avvina ordinoffi che Grifone folfe ar- 
renato , e fu efeguito il comando . Alla fprovifla aflalito il Guerriero , non 
potè far refiflenza . Quindi in un vii Carro , che llrafcinavano due fmun- 
*e Vacche , legato , fu refb lo fcherno , e lo feopo della beffe , e delle in- 
giurie del Popolazzo . Dopo averlo per lunga pezza cosi malmenato , lo 
fciolfero alla fine , ma liberato appena, bene apparì quanto mal giudica^» 
V. inconfiderato Volgo , che dalla apparenza fi Iafcia guidare . Dato Grifo- 
ne di piglio allo Scudo , ed alla Spada , lanciatoli fopra alla vii Ciurmaglia 
fece di Loro fierilfima ftrage . Veduto ciò da Norandino , ammirò il valore 
del Guerriero , riflettè quanto era trafeorfo nell* accomunarli anch' Egli 
col Volgo, applaudendo a Chi meritava biafimo , e reputando degno di 
obbrobrio Colui , a cui fi dovevano tutti gli onori ; gli fé cenno di pace , 
e di perdono, l'abbracciò, Io pregò volergli effere Amico . sAriofto % Or- 
land. Fwriof. Canto 17. e 18. 

APPRENSIVA. 

Si Ce fare Bjpa . 

DOnna giovane , dì mediocre fiatura * con Chioma tirante al biondo % 
veftita d' Abito bianco , in punta di piede , e pronta , in attitudine 
ài Ilare afcoltando altri che parlano. Che con la finiltra mano tenga un 
Camaleonte, e con 1' altra un lucidiflìmo Specchio. 

E' 1* Apprenfiva una ragionevole , e naturale parte dell' animo , me- 
diante la quale , le cofe che ci fono rapprefentate facilmente 1' appren- 
diamo , ed intendiamo . 

E' parte ragionevole * e naturale , perché è proprio della natura ragio- 
nevole ; eifendo folamente 1* Uomo atto all' apprendere , ed alf intendere , 
ogni e qualunque cofa apprenfibile , ed intelligibile ; che però diife Gio- 
venale degli Uomini parlando . 
Venerabile foli 

Sortiti ingeriiim , dfomorumqj capace* 9 
*4tq; exerecndhì capiendijip artibiu apti . 

Il che 



TOMO PRIMO. 147 

Il che lo dimoflrò Arinotele , mentre figurò eflere 1* Uomo dalla natu- 
ra dotato £ come d' una tavola rafa % nejla quale niente è dipinto 1 e tutte 
le cofe dipingervi fi poffono . Imitato poi dal Lirico Poeta nella fua Poe- 
tica dicendo . 

Format enint natura prius nos intuì ad ontnes 

Fortunarum habitus . 

Ed apprefso da Omero viene ancora efpreffo I* ifteflb % mentre introduce 
quel Femio unifico fegnalatiulmo a dire . Mea [ponte didici * Detti enim* 
varias artes animo meo infer<vit . 

E* parte dell' animo » perchè mediante quello lappiamo « mediante que- 
llo intendiamo , ed apprendiamo . 

Si figura giovane > perchè come dice Arili, nel 2. della Rettorica . nel- 
la Gioventù hanno gran forza gli affetti , e i fenfi fono più vivaci * ed at- 
tifami all' apprendere , ed alle operazioni delle cofe intelligibili « per il 
fervore de' fpiriti. 

Si rapprefenta di mediocre datura * si perchè « come diffe Platone ♦ la 
mediocrità è ottima in tutte le cofe ; si ancora perchè la moderata iìatu- 
ra delle ""membra arguifee moderato temperamento degli umori , come zi* 
ferifee il Porta nel fuo belliflimo trattato della Fifonomla al lib. 2. cap. 
1. e per confèguenza buona attitudine alle operazioni dell' intelletto; ef- 
fe ndo veriffimo quello che comunemente attendano i Filofofi» che morti 
feqwmtur temperaturam corporis . 

Ha la chioma tirante al biondo, perchè cosi fatta chioma da indizio 
della buona dilpofizione e capacità ; onde il precitato Porta nell* allegato 
trattato lib. 4. cap. 1 1 . dice : Capilli placide fubflavefcentes in difciplinis capien- 
dis promptitudinem ■> egregiam animorum fubtilitatem , arti fidar» t raduni . 

Ha 1' Àbito- bianco , perchè ficcome nell' arte della Pittura il bianco è la 
bafe e fondamento di tutt' i colori ; così quella è la bafe e fondamento 
di tutti li difeorfì e ragionamenti . 

Si figura in punta di piedi , vivace » e pronta in attitudine di ftare_* 
afcoltando , per lignificare la dilpofizione e prontezza , con la quale Ila 
Tempre per apprendere ed intendere . 

Tiene con la fini lira mano il Camaleonte « perchè in quella guil* 
che il Camaleonte fi cangia in tutt'i colori» alli quali s' avvicina ffecon- 
docchè ù legge appreffo Ariftotele nel libro della natura degl' animali ] cosi 
quella li trasforma in quei ragionamenti e difeorlì , che le vengono propolli . 

Tiene nella deflra lo Specchio , perchè a guifa dello Specchio Ella 
impronta in fé lieffa « ed in fé fteffa appropria le le cofe tutte i le quali 
ella afcolta * intende * ed apprende . 





T a ARCHI- 



148 ICONOLOGIA 

ARCHITETTURA MILITARE. 
Dì Cefare %ipa . 




DOnna di età virile « veftita nobilmente di varii eolori . Porterà al Col- 
lo una Catena d' Oro con un belliffimo Diamante , per Gioiello . 
Terrà colla delira mano la Buffola da pigliare la pofizione del fito , e eoa 
la finiilra una Tavola i che vi fia descritta una Figura di una Fortezza efa- 
gona» la qual forma è la più perfetta fra tutte le Fortezze regolari; fopra 
la quale fia una Rondine , ed in terra una Zappa » e un Badile • 

Il fortificare non è fiato trovato per altro » fé non che i pochi fi poflìr 
no difendere dai molti , com' anco per raffrenare i popoli , e tenere à ne- 
mico lontano ; e per quello la Fortificazione è fiata tenuta non folo arte , 
ma feienza ; perchè è quella che inveii iga tanto nelle difefe , quanto nell' 
offefe , afficurando lo ilar del Principe » ed i popoli infieme . 

Si rapprefenta di età virile, perchè in e fifa è la vera perfezione del 
fapere , ove confifte la difefa 9 e utile univerfale . 

L* Abito nobile di varii colori denota 1* intelligenza delle varie inven- 
zioni t che confiitono nella fabbrica Militare . 

Le fi da la Collana d' Oro con il Diamante , perciocché ficcome 1* 
Oro tra' metalli è il più nobile , così 1' Architettura Militare tra le Fab- 
briche è di maggiore itiraa e valore » come anco il Diamante ■> il quale 

tra le 



TOMO PRIMO, 14? 

fra le gioie è la più dura e forte , così parimente la Fortezza , è la più. 
nobil gioja del Principe , come quella che 1' aflìcura dai colpi del nemico . 

Tiene con la deltra mano la Buflbla, la quale è divifa in 350. gradi 
con la fua Calamita 1 per efler quella che opera , tanto fecondo i venti , 
quanto fecondo la pofizione , che fi conviene di formare la Fortezza , ed è 
anco quella che prende le piante di efia Fortificazione . 

La Tavola con la Figura fopradetta , fopra la quale èia Rondine, ligni- 
fica che volendoli fabbricare la Fortezza , fi deve efaminare bene il fito', e 
torre la pianta , e fopra di quella formare il difegno , fecondo il bifogno 
dì quanto s'afpetta all' opera di tanta importanza; ed immitare la Rondi- 
ne» perciocché come narra rìerio Valeriano nel 22. lib. de' fuoi Geroglifi- 
ci, per effa vuole che fignifichi un Uomo che fia ftudiofo j e dato all' 
edificare , e che abbia fabbricati grandi Edificii , com' anco Cartelli , Cit- 
ta , ed altre fabbriche , e d' ingegno . 

Le fi mette accanto la Zappa ed il Badile , perciocché fono li due_» 
primi ftromenti per fortificare, come quelli che principiano i Foflì, e li 
Fondamenti, come anco per efpugnazioni conducono 'Cotto alle Fortezze 
i nemici delle trinciere . 

ARCHITETTURA. 

Dello Stejfo. 

DOnna di matura età con le braccia ignude , e con la Verte di color 
cangiante . Tenga in una mano 1' Archipendolo , ed il Comparto con 
uno Squadro . Neil' altra tenga una Carta , dove fia difegnata la Pianta..» 
di un Palazzo con alcuni numeri attorno . 

Dice Vitruvio nel principio dell' Opera fua , che l' Architettura è faen- 
za , cioè 'cognizione di varie cognizioni ornata , per mezzo della quale_» 
tutte le opere delle altre arti fi perfezionano. E Platone diceva, che gli 
Architetti fono Sopraftanti a quelli , che efercitano negli artifizi , talché è 
fuo proprio offizio fra 1' arti d' infegnare , dimoftrare , diftinguere , defcri- 
vere , limitare , giudicare , ed apprendere le altre il modo da erta . Però 
è folo partecipe di documenti di Aritmetica , e Geometria , dalle quali , 
come ancor diife Daniel ne' fuoi commentari , ogn' artifizio prende la fua 
nobiltà. Per quella cagione tiene lo Squadro, ed il Comparto, ftromenti 
della Geometria , ed i numeri , che appartengono all' Aritmetica , fi fanno 
intorno alla Pianta di Architettura , eh' Efsa tiene nell' altra mano . 

L' Archipendolo , ovvero Perpendicolo ci dichiara , che il buon Ar- 
chitetto deve aver fempre 1' occhio alla confiderazione del centro , dal 
quale fi regola la pofizione durabile di tutte le cofe , che hanno gravità , 
come fi vede chiaro in tal Profeflione , per il bello ingegno del Sig. Cava- 
liere Domenico Fontana, e di Carlo Maderno, Uomini di gran giudizio, 
e di" valore , laflando da parte molti altri , che fon degni di maggior lo- 
de della mia , E fi dipinge di età matura , per moftrare 1' efperienza della 

virilità 



r?o ICONOLOGIA 

virilità con l* altezza delle opere difficili * e la Velie di cangiante è la con* 
corde varietà delle cofe * che diletta in queir* arte all' occhio , come ali* 
orecchio dilettano le voci fonore nell* arte muficale . 

Le Braccia ignude mofìrano 1' azione » che fa all' Architettura rite- 
nere il nome d* Arte » o d' Artifizio . 

FATTO STORICO SAGRO. 

DIO fletto difegnò a Davidde il Tempio , che volle gli fotte in Geru- 
fàlenime dal di Lui Figliuolo Salomone edificato . Dilpofe il tutto il pio 
Re» tutto ciò che vi abbifognava fece preparare» e giacché Egli, pereiTe- 
re flato troppo belligero , non poteva aver la confolazione di rimirarlo , 
caldamente l' inculcò al fuo pacifico Succeflore . Cominciò dunque Salomo- 
ne» fecondo Giufeppe Ebreo, ad edificare il Tempio nell'Anno quarto, 
e fecondo Mefe del fuo Regno . Si eitendeva l' altezza del maravigliofo 
Tempio in altezza , ed in lunghezza feflanta Cubiti , in larghezza venti . 
Era fopra quefto un' altro Edificio d' ugual mifùra , laonde era 1' altezza.» 
del Tempio centoventi cubiti , ed era volto ad Oriente . Aveva il Porti- 
co di venti cubiti , quanto era lungo il Tempio , ed in largo dieci , e for- 
geva in alto cento venti cubiti . Edificò ancora attorno al Tempio trenta.^ 
piccole Stanze , che la Fabbrica tutta circondavano . L' entrata di quelle 
era difpofta in modo , che dall' una all' altra fi entrava . Ciafcuna di quefte 
flanze era larga cinque cubiti , e lunghe ed alte venti . Sopra quefte erano 
altre Camere, ed altre ancora fopra quelle per mifura , e numero eguali, 
e cosi occuparono 1' altezza della parte inferiore , perchè non aveva d' at- 
torno Fabbrica alcuna . Coprì quelle di Cedro , ed avevano tutte il pro- 
prio coperto incorruttibile : ma il Letto delle altre era in comune con_» 
lunghi travi, che coprivano il tutto in guifa, che le Pareti di mezzo da 
i travi fortificate erano più ferme . Le Camere che erano fotto i Travi 
fece de i medefimi legni lavorati d' intaglio , e coperti di Oro . Ornò le 
Mura con Tavole di Cedro , e parimente le indorò in modo , che rende- 
vano tutto il Tempio rifplendente . La Fabbrica dell' Edificio fu artificiofa- 
mente fatta di pietre lavorate , e con induttria difpofte , e tanto lucenti , 
che non rn.oftrava.no fegno di martello , o di ftromento alcuno ; anzi fem- 
brava che ogni materia fenza tale ufo fotte fiata trovata, e piuttolto fi 
poteva credere , che con naturale armonìa , che ferrami fotte (tata appa- 
recchiata . La Scala per afeendere alla parte fuperiore era per la larghez- 
za del muro . Foderò il Tempio di dentro con legni di Cedro riftretti in* 
fieme con forti uncini per maggiore fortezza . E divifo il Tempio in due 
parti , facendo che la parte più addentro fotte il Santuario , dall' altra par- 
te Porte di Cedro con Oro , e varie Storie fcolpite ornatamente , e at- 
taccò innanzi a quelle Velli con fiori di varj colori , cioè giacinto , por- 
pora , grana , e biffo fottilmente intettuti . Ripofe ancora nel Santuario [ che 
largo era venti cubiti , e largo altrettanto j due Cherubini di Oro puriflì- 
mo alto cadauno cinque cubiti , ed avevano i Cherubini due ali cinque_> 

cubiti 



TOMO P R IMO. i*i 

cubiti lunghe . Poco erano V uno dall' altro fcoftati , in maniera che toc- 
cavano con una delle ali il muro verfo Olirò , 1' altra verfo Aquilone , e le 
altre due ali toccavano l'una l'altra, coprendo 1' Arca polla nel mezzo. 
Laltricò il Pavimento del Tempio con Laltre di oro * e pofe all' entrata 
di quello le Porte mifòrate all' altezza del muro , e larghe venti cubiti , 
e ornolle vagamente con oroj ed in fomma non lafciò' parte alcuna del 
Tempio , dentro , e fuori , che non foflTe indorata * e coprì parimente que- 
lle Porte j come quelle di dentro , con Velli variamente ornati . La Porta 
fola dell' Atrio non ebbe alcuna di quelle cofe . 

Mandò Salomone al Re Hara , e ottenne da Lui un Artefice chiama- 
to Chira nella Profeflione peritiflìmo » ed in particolare ne' lavori in Oro, 
Argento , e Metallo . Fece il Re con 1' opera di quello tutto ciò che nel 
Tempio era a diverfi effetti bifognevole . Fabbricò quello Chira due Co- 
lonne di Metallo con cannoni larghi quattro dita , alte 1 8. cubiti , e cin- 
gevano 12. Soprapofe a quelle i Capitelli di getto a Gigli lavorati alti 
5. cubiti . Sopra quelle erano reti di metallo internate , che coprivano i 
Gigli de' Capitelli , dalle quali reti pendevano due ordini di ducento mele 
Grane . Pofe una di quelle Colonne innanzi la Porta dell' Atrio uella de- 
lira parte , e chiamolla Camera di Jachin , e 1' altra alla flnillra , la quale 
nominò Booz . Fece ancora il Mare di Metallo a forma di un mezzo cer- 
chio , la quale opera di Metallo fu per la fua grandezza chiamata Mare : 
perchè era come una gran Tazza » e per diametro , cioè da un cantone^ 
all' altro era di dieci cubiti , la grettezza di quattro dita , ed aveva un 
fondo in mezzo rotondo con cinque fregi lavorato ; il cui diametro era un 
cubito . Stavano attorno quello Mare dodici Vitelli , guardando cadauno 
verfo le quattro regioni de' venti , cioè tre Vitelli verfo cadauna regione : 
le loro {palle volte verfo il Mare lo lòltenevano * Moltifsimi altri vari 
maraviglio!! ornamenti fece intorno quello Mare coftrutto , per il Lavacro 
de' Sacerdoti . 

Fece ancora 1' Altare di Rame lungo venti cubiti , e largo altrettanto» 
ed alto dieci per offerirvi gli Olocaulli . CoflruiTe ancora varie altre Men» 
fé meno degne di flupore . Era un magnifico forprendente Altare di Oro in 
mezzo a tutte quelle cofe. Era il Tempio tutto circondato con uno Stec- 
cato , o Cancello . Fuori dell' Edificio vi fu ancora inalzato un Edificio in 
quadro con alti e larghi Portici , con Porte elevate alle quattro parti del 
Mondo, delle quali cadauna con quattro cantoni a cadaun vento attendeva , ed 
ivi pofe le Porte di Oro . In quello Sacrario entrava JJ, Popolo , che aveva a 
purgarli . Circondò quella Stanza di Portici , da doppio ordine di Colonne 
di pietra viva foftenuti , la cui camera era di Cedro , con i folari lavora- 
ti d' intaglio , e con le bau" di Argento . In fette anni compì Salomone il 
mirabile Tempio . Delle ^Antichità di Ciufeppe Ebreo lib. 8. cap. 3 



FATTO 



■ili ICONOLOGIA 

FATTO STORICO PROFANO. 

IL Tempio in Efefo a Diana fagro è flato fenza fallo uno de' maggiori 
ornamenti , che abbia avuto il Mondo . Cherfifrone fu di quello 1' ec- 
cellente Architetto. Di lunghezza era quattrocento venticinque piedi, di 
larghezza duecento , e venti . Cento ventifette Colonne * di maravigliofa_j 
altezza, e incomprenfibil bellezza, rendevano attoniti gli occhj , e gli ani- 
mi de* riguardanti . Per comprendere in qualche parte di quanta^ magnifi- 
cenza quelle fi foffero , balla il fapere, che dalla liberalità di altrettante-* 
Tefle Coronate erano fiate erette , Sorprendenti Pitture ; beliflime Statue ; 
Ornati con la maggiore maeflrìa difpoili accrescevano il pregio all' Edifi- 
cio . Quello , che era da tutti chiamato maraviglia del Mondo , fu da Ero- 
ftrato di Efefo in una notte incendiato, fatiti Conti. Mitol. lib. 3. Cap, 
8. de Diana . 

FATTO FAVOLOSO. 

COn fomma vaghezza , felicità , arte , e giudizio defcrive I' Anguilla- 
ra nella fua traduzione delle Metamorfosi di Ovvidio in ottava rima 
la Cafa del Sole . 

il polirne real fuperbo tetto 

Dì Lui , eh' il Mondo alluma , informa , e vefle » 
E' di argento , di avorio , e di oro /Metto , 
Con gemme riccamente ivi conte/le : 
Ben' opra par di Divino architetto , 
E non terreno intaglio , ma celefle : 
£ che vai [ di tal pregio è quel lavoro J 
"Più l' artificio , che le gemme , e l' oro . 
Il muro m quadro è di mafficcio argento , 
D' or le fuperbe Statue uniche i e fole* 
Che fanno infieme Ifloria , ed ornamento « 
E moflran tutti gli effetti del Sole . 
avorio è il tetto , e marmo il pavimento 
Della fuperba incomparabil mole . 
gluel poi i che fporge in fuori , e che trafpare * 
Son tutte gemme preziofe , e rare . 
V elevate Colonne , e ì Capitelli 

Sporgon con tutto il fregio intere in fiore 1 
Di rtèin , di zaffir , d' altri gioielli ■ 
Diverfì d' artificio s e di colore : ■ 

Vecchi carbonchi , trafparenti , e belli 
Oman tutta la parte inferiore . 
Son le Colonne del più baffo loto 
Carbonchi , che fiammeggian come foco . 

Tofane 



TOMO PRIMO. ite 

Tofano quefle fenza bafe in terra > 

Di fette Tefle, e di un lavoro egregio: 

Di tre Colonne un <van tra lor fi ferra v 

Effe flan Jotto a triglifi del fregio : 

Tiovon più fatto quei triglifi a terra 

Sei rare goccie d' incredibil pregio : 

Pi» fatto il Capitel rendono adorno 

Gli Vuowli -, che gli fan corona intorni . 
Fra Colonna , e Colonna compartiti 

Diflinfe i fiori il nobile ^Architetto : 

I mefi intorno a quei flanno fcolpiti , 

Che moflran tutti in Lor diverfo effetto « 

sAi corpi mezzo fuor del muro ufeitì , 

Fan V architrave , e la Cornice un tetto ; 

*Adornan le Metope in pia maniere* 

lAJìrolabi , $j)nadranti , Orloggi , e Sfere . 
Dì qui tolfero i Dori ec. 
Con tutto il reitante che di buon grado tralafcio, per non tediare iì 
Lettore , il quale può appagare 1' erudita fua curioiìtà con 1' incontrare-» 
tutto il luogo. V Unguùlara, Metam. Q<vvid. lib, z. Stanza i.fìno alUi6* 




ARDI- 



154 ICONOLOGIA 

ARDIRE MAGNANIMO, E GENEROSO. 

Lì Ce/are fypa. 




UN Giovane di datura robufta » e fiera in vifo . Avrà il defiro braccio 
armato , col quale cacci per forza con gagliarda attitudine la lingua^» 
ad un gran Leone , che gli flia fotto le ginocchia . Il reitante del corpo 
farà disarmato , ed in molte parti ignudo ; il che allude al generofo ardire 
di Lifimaco figliuolo di Agatocle nobile di Macedonia , e uno dei SucceiTo- 
ri di AleGTandro Magno , che per aver dato il veleno al fuo Maellro Ca- 
liftene Filofofo > dimandatogli da Lui per levarli dalla miferia della prigio- 
nìa j in cui 1' avea confinato Aleffandro » fu dato a divorare ad un Leone ; 
ma con 1' ingegno fuperò la Fiera s e confidatoli nella fua forza , il deliro 
braccio , eh' Egli fegretamente s' era armato » cacciò in bocca al Leone , e 
dalla gola gli trafTe per forza la lingua» reftandone la Fiera fubitamente_> 
morta ; per lo qual fatto fu da indi in poi nel numero de* più cari del Re 
Aleffandro , e ciò gli fu fcala per falire al governo degli Stati , ed all' e- 
ternità della gloria . Volendo rapprefentare quefta Figura a cavallo in_» 
qualche mafeherata , o in altro , fé gli farà la lingua in mano , ed il Leo- 
ne morto fopra il Cimiero . 



FATTO 



TOMO PRIMO. i%% 

FATTO STORICO SAGRO. 

MEntre i perfidi Giudei incontro a Crifto fi fecero , 1* affalirono , tra__a 
ferri 1' avvinfero ; Pietro nulla temendo la numerofa infuriata Tur- 
ba , non Colo ebbe coraggio di ftringere contro tutti il ferro , ma fi avvan- 
zò di più ancora a macchiarlo del Loro Sangue , giacché fcagliatofi contro 
un Servo del Pontefice i con un colpo gli recife un' orecchia . Più oltre..» 
forfè fi farebbe eftefo il fuo magnanimo ardire , fé dallo fteffo pazientifiimo 
Crifto non foffe flato trattenuto . S. Gio: Eyang. cap. 18. 

FATTO STORICO PROFANO. 

GOmbatteva Fabio Romano contro il Cartaginefe Annibale . Vedut» 
che oramai perduto aveva tutti i Suoi, e eh' Egli fteffo di Sangue» 
-grondante non avrebbe potuto più reggere , non folo non pensò a ritirar- 
ci , ma tentò gli ultimi sforzi per abbattere il nemico Capitano . Con quel" 
la poca forza» che rimafta gli era, contro Annibale fcagliatofi , gli traffe a. 
viva forza dalla Tefta il Diadema , e di più ancora fatto avrebbe , fé ve- 
nendogli meno il Sangue e la vita , a' di Lui piedi non foffe morto ca- 
duto . ~4jìolf. Offic. Stor. Iib. 2. cap. io. 

FATTO .FAVOLOSO. 

TEfeo figliuolo di Egeo e di Etra , fu uno degli Eroi più arditi c_» 
magnanimi , che ci dimoftrino le Favole . Egli affrontò 1' inoperabile 
Moftro detto Minotauro , che nel Laberinto di Creta era racchiufo, e 1' uc- 
die . Volendo Piritoo fuo Amicò rapire Proferpina in braccio a Plutone 
nello fteffo Inferno , ebbe coraggio di feguirlo > ed ajutarlo .. Vlutarco % 
Ovìd. Igìn. Taufan. 

ARDIRE ULTIMO, E NECESSARIO. 

Dello $(eflb. 

UOmo armato di tutte le armi, ò fia. a cavallo, oa piedi con la fpada 
ne-Ila'-deftra mano, intorno- alla quale vi farà quefto motto. 
PER TELA PER HOSTES. 
Nella finiftra mano uno Scudo , ove ftia fcolpito , o dipinto un Cavalie- 
re, che córra a tutta briglia contro l'arme lanciate dai nemici con animo 
o di fcampare combattendo , o di reftar morto valorofamente fra i nemici . 
Ed intorno all' orlo di detto Scudo vi farà fcritto quel verfo di 
"Virgilio . 

■Vna falas vìftis , nulLvn [per are [dtaem , 

V 2 Quefto ,. 



,j$6 ICONOLOGIA 

Quefto 9 che noi diciamo ultimo e ncceuano ardire , è una certsua 
ipezie di fortezza impropria ■> così detta da Arillotele , perchè può effere , 
e fuol effere porto in opera ordinariamente o per acquilto d' onore » o per 

timore di mule avvenire , o per opera dell' ira , o della fperanza , o per 
la propria confiderazione dell' imminente pericolo , non per amor di quel 
vero , e bello , che è fine della Virtù . 

4 ' L' armatura , e la fpada col motto , inoltrano , che gran refiftenza è 
neceffariiffima in ogni pericolo . 

E lo Scudo col Cavalliero , che- corre contro i nemici , mortra quello, 
che abbiamo detto cioè , che la Difperazione è molte volte cagione di 
ialute , ma non di vera e perfetta fortezza , come fi è detto « 

FATTO STORICO SAGRO. 

EReditando Giuda Maccabeo il valore e coraggio di Matatia fuo Padre * 
in più fiere guerre maravigliofamente fi oppofe al furore ed all' im- 
peto degli empi Periecutori d' Ifraelo . Il loro fangue fé più volte fede 
come il fuo braccio foltener fapeffe l' onor del fuo Dio , gli offefi dritti 
dell' amato fuo Popolo . L' empio traditor Nicànore col disfacimento di tut- 
to l' Efercito a corto della propria vita ben lo provò. La qual cofa perve- 
nuta alle orecchia di Demetrio Sotero Figlio di Seleuco, fpedì di nuovo 
a rovina della Giudea Bacchide , ed Alcimo con poderofiffiraa Armata..», 
confiftente in venti mila Pedoni , e due mila Cavalli . S' incamminarono 
quefti alla volta di Berea , mentre Giuda con foli tre mila Uomini in Laifa 
aveva fermato i fuoi allogiamenti . Comparii appena i numerofi nemici , 
entrò nel cuore de' feguaci di Giuda fommo fpavento , e tanti l' abbando- 
narono , che con Efso non rimale che il numero di ottocento Fedeli . Fu 
forfè la prima volta che in qualche parte fi atterrì Giuda , vedendo la_j 
neceflità del combattere , e V abbandono de' fuoi . Temè ; non ifmarrì già 
il coraggio . Rivolto a quei pochi che gli rimanevano ; Si vada , diffe , 
contro i nemici , e fi combatta quanto fi può . Volevano quelli divertirlo 
dal penfiero . Ma Egli foprammodo animofo , guardici il Cielo , replicò , da 
sì fatta viltà . Andiamo a morire , fé altrimenti effer non può ; e s' af- 
frontò col nemico . Durò la pugna dal mattino alla fera ; fu fparfo fan- 
gue da una parte e dall' altra ; ma finalmente al forte Maccabeo conven- 
ne cedere al numero , e Iafciare nel campo la gloriofa fua Vita , mentre 
quei pochi, che de' fuoi erano rimarti, fi diedero alla fuga . Lib. i, dcj 
MMcab. cap. 9. 

FATTO STORICO PROFANO. 

AGatocle Sìracufano , della fua Patria Tiranno , vedendo che gli affari 
fuoi rovefciavanfi in peffimo flato, e che perduta aveva la maggior 
parte del fuo Efercito , tagliatogli da nemici a pezzi , e che da ogni dove 
perfegu it-ato veniva , né luogo lafciato gli era , onde poter falvarfi , fi 

ritirò 






/ 



TOMO PRIMO. 157 

ritirò in Sicacufa per difenderli con que' pochi, che fedeli gli erano ri- 
marti . Si avvidde ben tofto però che in Siracufa era men Scuro che in 
qualunque altro lito ; ficchè tolta la miglior banda de' fuoi feguaci , in_» 
Africa » fuggendo per mezzo de' nemici , fi trasferì . Non fu chi non co- 
nofcefse che la diffrazione 1' aveva a quel partito condotto, quale fu il 
folo fcampo della fua vita ; dando il guaito in Africa alle terre de 1 nemi- 
ci , perciocché erano mature le biade , li riduffe in tal bifogno , che man- 
darono a richiamare I' Efercito di Sicilia , per confervare le proprie cofe . 
Gmflin. lib. 24. 

FATTO FAVOLOSO. 



NAufragò Ulifle , nel ritorno che faceva in Itaca fua Patria e Regno , 
dopo la caduta di Troja , nell' Ifola de' Ciclopi , e fu da Polifemo 
figliuolo di Nettuno , che era un Ciclope di fmifurata datura , e che ave- 
va un folo occhio in mezzo della fronte , racchiufo con i fuoi Compagni 
in un' orrida Caverna infieme col Gregge . Conobbe Ulifse a fé , ed a_j 
fuoi inevitabile la morte ; perciò ajutato dal fuo coraggio, e dall' acutiffi- 
mo fuo intendimento, pensò fare 1' eftreme prove per liberarfì da sì bar- 
bare mani ; vedendo pertanto un giorno che Polifemo in grembo al fonno , ed 
all' ubbriachezza sdraiato fu la nuda terra giaceva , pensò o di morire , 
o di tentar il modo onde* liberarfì dal Moftro . Infocato perciò un lungo 
palo di ferro , prefe la giufta mira all' unica luce .del terribil dormiente , 
con tutta forza a quella lo fofpinfe , e Io privò affatto della vifiva poten- 
za . Il Ciclope fentendofì ferire , mandò fuori dal petto fpaventevoli urli ; 
ed Ulifse frattanto ordinò a fuoi compagni di porfi indofso le pelli de' Mon- 
toni , per 1' avanti fcoi-tloan" Ha Pnlifemn . e di camminar carponi , onde non 
venifsero dal Gigante conofeiuti, quando Egli avefse condotto il Gregge 
al Pafcolo , come appunto avvenne ; imperciocché Polifemo avendo tolto 
via un pezzo di monte , che chiudeva la Caverna , fi collocò in modo che 
poteva pàlfare folo un Montone per volta , e fralle fue gambe ; ma quan- 
do fi avvide che Ulifse , e i fuoi compagni erano anch' Effi ufeiti col 
Gregge , fenzacchè Egli li avefle potuti diftinguere , corfe , e tratte lor die- 
tro una grandifGma rupe , dalla quale niuno di Efli rimafe offefo , e tutti 
s' imbarcarono fulle rellanti fcompigliate Navi , né perdettero ehe quattro 
Compagni , i quali furono dal Gigante divorati , Omsr % Odijs, Qwìd, Me- 
tani, lib % 14. 




ARITME- 



•^ 



ICONOLOGIA 

ARITMETICA. 
Li Cefare Bjpx . 




DOnna di {Ingoiar bellezza» di età virile , veftita di divertì colori, e_? 
fopra detto veltimento vi Ceno come per ricamo la varie note dì 
Mufica , e nell' eftremo di detta Vette vi farà fcritto PAR , ed IMPA.R , 
e che colla finiftra mano tenga con bella grazia una tavola -piena di nume- 
ri , e con l' indice della deltra moftri detti numeri . 

Aritmetica', è voce Greca, perchè il numero nel qual confitte queff 
arte , è da loro chiamato Arithmos . 

Si rapprefenta di belliflimo afpetto, eflendocchè la bellezza e perfezio» 
ne dei numeri alcuni Filofofl credevano che da etti tutte le cofe fi com- 
poneffero , tra quali Pitagora Filofofo ditte , che la natura dei numeri tra» 
fcorfe per tutte le cofe , e che la cognizione di efli è quella vera fapien- 
za, quale verfa intorno alle -bellezze prime, divine, iocorrotte , fempre_- 
efittenti, della cui partjcipazione fono fatte belle tutte le cofe; e Dio, da 
quale non procede cofa, che non fia giufta , il tutto fece in numero, ia 
pefo , e mifura . 

Si fa di età virile , perciocché ficcome in quella età è là vera perfe- 
zione , cosi 1' Aritmetica è perfetta nella qualità fua . 

La di- 



TOMO PRIMO. in 

La divertita dei Colori dimoftra che queu? arte » da principio alle_s 
difcipline Matematiche , per e ffer quella che apre la ftrada alla Mufica» al- 
la Geometrìa , ed a tutte le altre fìmili . 

Le fi danno per ricamo del veiiimento le fopraddette note muficali, per- 
ciocché da turte le confonanze muficali le proporzioni Aritmetiche nafcono . 

Un motto che è nel!' eltremità della Velie PAR , ed IMPAR, dichia- 
ra che cofa fia quella che da tutta la diverfità degli accidenti a quelF 
Arte , e tutte le dimoltrazioni . 

Tiene colla finillra mano la tavola fopradetta, e con I* indice del!a_o 
delira moltra i numeri fuddetti , per notificare la forza loro . Onde Pro- 
clo fopra il Timeo di Platone narra a quello propofito» che i Pittagorici 
afifegnarono quattro forti di numeri 5 la prima Vocale , la quale fi trova 
nella Mufica , e ne* verfi de* Poeti . La feconda Naturale , che fi trova__j 
nella compofizione delle cofe . La terza Razionale , che fi trova nell* 
Anima , e nelle fue parti . La quarta Divina , che fi trova in Dio , e_> 
negli Angioli ; e quello balli intorno a quella materia , per non eflere te- 
diofo nel dire . 




ARISTO- 



ICONOLOGIA 
ARISTOCRAZIA. 

Dì Cefare %ìpa . 




DOnna di età virile di ampj » ed onorati abiti veftita . Sarà a fedefe_* 
con gran maeftà in un fòntuofo e ricchiffimo Seggio , e in capo avrà 
una Corona d' oro . Che con la deflra mano tenga un mazzo di verghe 
unite infieme » e una Ghirlanda di alloro , e con la finiftra un Morione . 
Che dalla parte deftra vi fia un Bacile , ed un Sachetto pieno di monete 
di oro , gioje , collane , ed altre ricchezze i e dalla finiftra una Scure . 
Arillocrazia è il governo di Uomini nobili guidato da loro con ordine_» 
uguale di legge di vivere » e di veftire , diltribuendo a ciafcuno con pari 
bilancia le fatiche e gli onori , le ipefe e gì' utili ■> con 1' occhio fempre 
al comun beneficio , alla perpetua unione , e augumento dello flato loro « 

Si fa di età virile , effendocchè in effa è vera perfezione ? avvegnacchè 
con giudizio fi mette in elocuzione quanto s' afpetta al governo della-» 
Repubblica . 

Il fuddetto veftimento , e lo Ilare a federe in un ricco Seggio con graa 
maeftà, è rapprefentare il foggetto della nobiltà di perfone di gran condi- 
zione , che per legno di ciò porta in capo la Corona di oro . 

Le fi da il mazzo delle verghe legate infieme , per lignificare , che_* 
la Repubblica deve eflere unita per mantenimento 5 e beneficio publico ; 

onde 



TOMO PRIMO. 161 

onde Euripide dice j Inteftinim oboriri bellum folct bomìnibus Inter cives fi Ci- 
vita* diffenferit . . 

E SalluiHo In bello Jugurtitio , anch' egli così dice . 

Concordia par-v.v res crefeunt , difeordia maxima dilabimtur . 
E Cicerone nell' Epifh ad Attico . 

Inibii viro bono & quieto , & bono c'ivi magis 'COìivenit , quam abejfe <Lì 
civilibus controverfiis . 

Tiene la Ghirlanda di Lauro per dimoltrare il premio che folevano 
dare a quelli che avevano operato in beneficio della Repubblica virtuofa- 
mente ; fìccome per il contrario il caftìgo ; il che li dimoftra colla Scu- 
re che gli fla accanto . Onde Solone fopra di ciò . B^empublicam duabus rebus 
contineri dicebat, premio , & poma-, e Cicerone 3. de natura Deorum . 

T^ec domus nec V^efpublica ilare potefl, fi in ea nec reclè fatlis prtemìa effent 
itila , nec fupplicia peccatis , e Solone foleva dire . 

lllam civitatem optimè habìtari , in qua <viros bonos bonorìbus affici : contra 
autem ìmprobos petnis mors fuerit . 

Il Morìone , che tiene con la finìltra , il Bacino , e Sacco pieni di mo- 
nete di oro , colle altre richezze denotano , che fenza le lor armi , e da- 
nari » malamente il confervano le Repubbliche , e inoltra di profondere an- 
co li danari , perchè per confervare la libertà non fi deve rifparmiare la*j 
roba , poiché come dice Orazio : 

2ty« bene prò foto libertas venditur auro > 

ARMI, 

Come come dipinte in Firenze dal Gran Duca Ferdinando . 

UOmo armato , di afpetto tremendo . Coli* elmo in capo . Colla de- 
lira mano tiene uri tronco di lancia pofato alla cofeìa , e con la fini- 
ftra uno Scudo , in mezzo del quale vi è dipinta una tefta di Lupo » ( a ) 

Eifendo quella Figura limile a quella di Marte, fi potrà intendere per 
effa 1' Arme, come Dio di effe. (A) 

X * ARMO- 

Q a ) Il Lupo era confecrato a Marte per efprimere la ferocia , e rapacità de* Sol- 
dati . Un* altra ragione ne adduce il Cartari , ed è che efiendo quello animale di una 
villa acutiflìma , talché di notte ancora vede perfettamente , è di avvilo a' Guerrieri 
che debbano nelle lora fpedizioni ben vedere , acciò non cafehino nelle infidie dei 
nemici . 

( b ) Al propofitò delle Armi fa il P. Ricci la Figura del Capitano Verno ardito , 
vefiito di armi bianche con Spada a cinta . Vicino avrà un' Elefante , ed un Leone con un fre- 
no in bocca . Avrà atprefso un iiafo dì acqua con un pajo di ferri ; ed Egli fi terrà ti dito al 
cuore . Ardito perche , chi non li conofee di tale ardire non deve prendere tal carica . 
E' veftito di armi bianche colla fpada , che fono le fattezze di un valorofo Capita- 
no . L* Elefante , ed il Leone indicano la fortezza dell' animo . Il freno lignifica che 
non deve effer fuperbo . Il Vafo di acqua denota la poca lìcurtà della vittoria , che 
biibgna far conto di tutti , e ltar vigilante . I tetri de' piedi fono tipo della Pazienza 
che fi richiede nelle Battaglie , de' patimenti ed affanni che colà avvengono . Il Dito 
al cuore lignifica 1' amicizia , che fi deve fempre tener con tutti . 



iti /CONOLOG/A 

ARMONIA. 

Come dipìnta in Firenze dal Gran Duca Ferdinando 




M-del 



CE ine. 



UNA vaga e bella Donna » con una Lira doppia di quìndici corde in_s 
mano . In capo avrà una Corona con fette gioje tutte uguali . Il Vc- 
ftimento è di fette colori > guarnito di oro , e di diverfe gioje . 




ARRO- 



TOMO P R I M 0. 
A R R O G A N Z A. 

j>i Cefare Hipa t 



i$5 




DOnna veftita di color verderame . Avrà le orecchia di Afino . Terrà fot- 
to il braccio finiftro un Pavone » e con la delira mano alta moftrerà 
il dito indice . 

h' Arroganza è vizio di coloro , che febbene fi coiiofcono di poco va- 
lore » nondimeno per parere affai predo gli altri , pigliano li carichi d' im- 
prefe difficili e d' importanza, e ciò dice S. Tommafo 2. 2. q. 122. art. 1. 
lÀrrogans efl , qui fibi attributi » quod non habet . Però con ragione fi dipin- 
ge colle orecchia dell' Afino, nafcendo quello vizio dall' ignoranza , e dalla 
fiolidezza , che non lafcia prendere il fucceffo dell' imprefe , che fi prendo- 
no con poco giudizio . 

Il Pavone lignifica 1' Arroganza effere una fiiezie di fùperbia ; e il dito 
alto 1' otti-nazione di mantenere la propria opinione , quantunque falfa e dal 
comun parer lontana , ftimandofi molto , e fprezzando altrui . E cosi anco- 
ra dipingevano gli Antichi la Pertinacia, che è quali una cofa medefima 
con 1' Ignoranza . ( a ) 

X 2 FATTO 

III - 11,- MpnmrtM 

( a ) Figura il P. Ricci V Arroganza Donna cieca colla benda fu gli occhj . Con, 
una mano foggia un Monti alto, ma àivifo, fer mezzo, t ■ coli' altra- tiene m Serper 

tìefor-' 



i<*4 ICONOLOGIA 

FATTO STORICO SAGRO. 

REfo infoiente Sennacherìb Re degli Afltrj per le fpette vittorie foprx 
de' nemici fuoi riportate * penfàva che etter non vi potette » Chi po- 
tette trattenere il corfo al fuo furore . Perlocchè inviati avendo ad Eze- 
chia Re dì Giuda Ambafciadori , acciò a. Lui con tutto il fuo Regno fi 
rendette, gli fece per bocca, dì Rabface fuo Generale fapere che non fi 
affidatte. nel!'' ajuto di Dio , mentre Egli con la fua potenza ( beltemmia 
efecranda l ). non farebbe: fiato da tanto da, toglierlo alle fue forze . Punì 
bene Iddio, cotanta arroganza,, giacché mentre Sennacherìb fotto le mura 
di. Gerufalemme con il numerofiifi-mo Efercito era attendato , in una fola 
notte per volere del fuo Signore un' Angelo uccife cento ottantacinque_» 
mila. Attiri . Sorto la mattina da' fuoi placidi fonni il fuperbo Re , e mi- 
rata 1' orrida itrage , attento in Ninive fi rifugiò , dove mentre avanti il 
fuo Idolo orava , fu da due fuoi propri' Figli inferamente uccìfo . 4. de 
l{e cap. 180 e 1^. 

FATTO STORICO PROFANO. 

MEnecrate Medico da Siracufa per ettere fiato più volte fortunatittimo 
nelle fue cure , venne, in tanta arroganza , che in vece del prezzo » 
che gli fi doveva , obligava in quello folo le Perfone ,. che Giove 1* ap- 
pellattero, e che fi chiamattero fuoi Servidori^ Si ftefe anzi tanto in que- 
lla fua pazzìa» che in una Lettera, da. Lui diretta al Re di Sparta * gli fece 
la feguente foprafcritta , o manfione ~ Menecrate Giove ad. Agefilao Re 
falute cs. Conobbe fubito il faceto Re 1' umore peccante , che però dando- 
gli rifpolta, fece la foprafcritta in tal forma ;=: Agefilao Re a Menecra- 
te dcfidera finità, s intendendo dire di quella del cervello , della quale_> 
aveva e (tremo bifogno . "Plutarco, negli ^Apoftemmì. ., Celio lib. .6". 

FATTO FAVOLOSO. 

ARacne Donzella dì Lìdia famofiifima ricamatrice ,, era nella fua Pro- 
feflìone lo ftupore di tutti. Del che Etta accortali, montò in tanta 
arroganza , che fi credette maggiore della Dea Minerva ; anzicchè interro- 
rogata fé da quella apprefa aveva, cosi beli' arte, fé. ne inoltrò, sdegnata» 

e auda- 

deforme ed abbomìnevoìe . Le ftarà un' Elefante vicino , ed una Colonna forte di mar' 
mo . Cieca bendata , perchè F Arroganza è ftolta e pazza . Con una mana pog- 
gia un' alto Monte, Tipo della Superbia,, di cui è Figlia. Il Monte (la divifo. 
perchè Dio fempre fuole umiliare e confondere i fuperbi arroganti. Il Serpente 
per eflere. inimiciflìmo dell' Uomo e abbominevole , è Geroglifico dell' Arroganza 
abborrita e da Dio, e dagli Uomini. L' Elefante che mai non piega, le ginoc- 
chia figura T orgoglio dell' Arrogante . Per la ftefla ragione la Colonna , che pri- 
ma fi fpezza cne piegarli, rapprtfenta la proprietà dell'Uomo arrogante. 



TOMO PRIMO. 16% 

e audacemente rifpofe, che foOTe venuta pure Minerva in paragone con__> 
Lei 1 che avrebbe moflrato di quanto 1' aveffe faputa fuperare . Sdegnati 
perciò la Dea » ma nello fteflfo tempo: compafiianando di Cortei la mife- 
ria,nè volendo, fé poteva» togliere al mondo Donna che nella Profe filo- 
ne aveva tanto pregio ,. prefe il partito dì trasformarli in una Vecchia , e 
da Lei portandofi , volle ammonirla che fi. pentKTe di fuo orgoglio» e ne doman- 
dale a Minerva perdono .. Non fervi 1 J amorevole avvifo che per maggior- 
mente farla fuperba ; mentre non folo confermò il fuo primiero temerario 
detto » qja anzi di nuovo fi protetto voler venire colla Dea al paragone . 
Minerva, allora fpogliatafi dell' efler di Vecchia » fi fé veder quali' era . 
Neppure ciò fu ballante per far cambiar fentimento all' arrogante Donzella . 
Si venne, alle prove , reftò perditrice x fu tramutata da Minerva in uim 
Ragno .. Ovvici.. Metam. lib. 5. 



R 



E . 



Di Cefare Bjpa 




DOnna di età- confidente » fuccintamente veftfta. di color verde .. Nella 
mano finiftra tenga un Palo fitto in terra » al quale vi fia legata una 
Pianta ancor novella e tenera; e nella mano dritta un Pennello, e uno 
ScarpeLo • 

L'arte 



i66 ICONOLOGIA 

L* Arte è un abito dell' intelletto , che ha origine dall' ufo , da' pre- 
cetti , o da ragioni , che generalmente fi efercita circa le cofe neceffarie 
•all' ufo umano. Qyefta diffinizione è cavata da Diomede , da Arift. nel 6. 
dell' Etica, e da S.Tommafo i. 2. q. 37., maper efplicarla a parte? dire- 
mo che quefto nome Arte può fignificare tre cofe . Prima il concettoso 
fimilitudine , cioè la immaginata e conceputa forma delle cofe nella men- 
te , e in quefto primo modo diciamo che è abito dell' intelletto ; feconda 
il Magiftero , e Artifizio con quei modi nelP opera efpreffo , con li quali 
era nell'intelletto l'Arte come abito. Terza l'Opera, o l'Effetto con 1' Ar- 
tifizio formato ; fìcchè diremo 1' Arte eflere nella mente , il Magiftero 
nella vifta , e 1' Opera nell' effetto . 

L' abito poi dell' intelletto è di due forti . L' abito fpeculativo , che 
è la contemplazione , il cui fine è la Scienza » del quale per ora. non par- 
liamo . L' altro è I' abito dell' intelletto prattico , il quale ha due_* 
flrade per confeguire il tuo fine che è 1' Opera . La prima , è 1' efercizio 
continuo nelle cofe fattibili, dal quale nafce l'abito, facendo 1' intelletto 
abile e pronto nelle operazioni . L' altra parte è la prudenza , la quale_5 
ordina la verità dell' opera, e fa che 1' Artefice fìa regolato nelle fu e azio- 
ni . Abbiamo detto , che ha origine dall' ufo , precetto , o ragione ; dov' è 
da avvertire che quefta parola ufo , può fignificare due cofe . Prima 1' efpe- 
rienza . Secondo 1' efercitazione dell' Artefice . Che 1' efperienza fìa necef- 
faria , lo dice il Filofofo lib. 2. Demonflrationum : Ex ipfa cxperìentur ontnis 
artis , & fèìetitia principia , e Manilio Poeta , 

Ter varios ufus artem experientia fccit 
Exemplo moflrante viam . 

Ed il Cardano nel 1. lib. delle contradizioni cosi dice. \Ab experimen- 
to prodit ars , eum anima fuerìt confirmatum . Che 1' ufo fignifichi anco 1' 
efercizio , e che fìa nell* Arte neceffario lo dice Arift. lib. 1 . Metaph. 
cap. 1 . rerum itfu atq; exereitatione hominibus ars , & Scientia comparatnr , il 
che anco conferma Vegezio libro fecondo de re militari . Omnes artes omnia- 
que opera quotidiano ufu , <& jugi exercitatione proficiunt . 

Che 1' Arte poi abbia bifògno de' precetti e ragioni , non e da dubita- 
re , e però diremo , che li precetti delle Arti fono cavati dalla lunga_j 
efperienza , il che accade in tutte le Arti Meccaniche dalla natura loro , co» 
me accade nella Pittura; e dalla ragione, come accade in certe Arti che 
non fi dicono Arti-, fé non impropriamente , partecipando effe piuttofto di 
feienza che di Arte. Come la Medicina, che fra tutte le altre conofce_s 
res per fuas caufas , non effendo altro il fapere che conofeer le cofe per 
le fue caufe , come dice il Filofofo. Anzi ndn fi trova Arte alcuna che_^ 
non abbia le fue regole e offervazioni , e per quefto dice Diomede che fi 
dice , *Ars , quia ariìis prxceptis , & regulis amila concludat . 

Che fi trovino Arti che fi fervino delle ragioni, Io dice anco 1' ifteflb 
Ariftotele con 1' efempio della Poesìa lib. 1. Poet ^4rs "Poetica efl ars 
lationalis , e veramente , fé ben pare che tutte le Arti abbiano per fonda- 
mento 1' efperienza , come fopra abbiamo detto , bifogna anco che. fieno ac- 

compa- 



TOMOPRI'MO. 167 

compagnate dalla ragione , fenza della quale niuno Artefice potrà bene ope- 
rare . Onde Triverio nell' Apophtegrna 12. dice . 
Spanto fortmr dcxtera marni fimflra , 
Tanto potior efl ratio ipfa experientiai . 

Di quella ragione hanno bifogno le Arti liberali , e più nobili * le_? 
quali fi ponno chiamare fcienze prattiche ; ciò è confermato da Aristotele 
6. Etnie. >Ars efl habitus quidam faciendi cum véra ratione , e al 1. della_» 
Metaph. *drs efì operis ratio, il fimile pare che dica S. Tommafo I. 2. q. 
37. art. 3. 

<sirs efl retta ratio fafìibilium „ 

Abbiamo detto che generalmente fi efercita , per intendere I' abito 
dell' intelletto in potenza ad operare , e non 1' atto , cioè opera dell' Ar- 
te; da quella piuttollo fi può chiamare efperimento dell' Arte, elfendo una 
cola particolare , e per quello dille il Filoibfo al luogo citato . *Ars efl uni- 
verfàlium'i experientta- autem p&rticularium . Finalmente diciamo che fi eferci- 
ta circa le eofe neceflarie al vivere umano ; e perchè le cofe neceflarie 
al vivere umano fono molte e varie , quindi è che le Arti fono anco va- 
rie . Arift. le diftinfe in tre forti, mentre dhTe : <Ars utem ut naviganti, 
peritìa , operans , utque fecat Ugna , &• imperans , ut lArcbìte&.tra . Platone 
le dillinfe in due cioè , qua facumt opera , & qua operìbus utuntur . 

Ma per ora non voglio pigliamo altra diflinzione fé non quella che G. 
piglia dalla caufa finale . Dicemmo nella figura della Natura che il fine_> 
della Natura era il bene , e perchè 1' Arte è imitatrice della Natura., non 
farà meraviglia fé anco il fine dell' Arce farà il bene . 

Il bene fecondo il Filofofo lib. 7-. Ethic. cap_ 12. è di due farti, al- 
ter/m , quod abfolutè , &■ per fé bonum fìt , aherum quoà alicui bonum fit & 
utile . Il primo farà il bene che fi chiama onefto ; il fecondo che è per 
Servizio dell' Uomo farà 1' utile , ed il dilettabile ; e cosi diremo , che tut- 
te le Arti, o 'fi efercitano in cofe utili e neceflarie al viver umano, 
ovvero in cofe dilettabili . 

Ora per esplicare la Figura , diciamo che 1* Arte fi dipinge di età vi- 
rile , prima perchè un Artefice giovane non può avere efperienza di molte 
cofe , per non avere efercitato molto' tempo ; il Vecchio poi per la debo- 
lezza delle forze non può mettere in efecuzione quello che con la fua_s 
lunga fatica ha imparato f il che accade particolarmente nelle Arti Mecca- 
niche, e come dice Xenofonte in occonomo [ parlando delle Arti Meccani- 
che } Eneruatis labore membrh , neeejfe efl animus debilitari » & qiiodammo- 
do laborare . 

Si vefte di color Verde per molte ragioni . Prima , perchè per mezzo 
delle Arti tutte le cofe neceflarie al ! viver umano vengono a rifarli di 
nuovo , quando per 1' ingiuria del tempo vengono confumate , a guifa che 
la Natura ogni anno rivelle la terra di nuove erbette , e gli alberi di nuo- 
ve frondi. Secondo, perchè l'Artefice deve fempre ilare con ifperanza di 
venire a maggior perfezione delle fue opere , ed in ciò mettere ogni Au- 
dio e diligenza i £e non vogliamo anco dire , che fignifichi la fperanza 

dell' ono- 



i6È ICONOLOGIA 

dell* onore , utile , e guadagno che P Artefice tiene di riportare delle fue 
fatiche . Terzo, per lignificare la frefchezza dell' invenzioni , la vivacità 
dell' ingegno , e le giovanili fatiche , che in buon Artefice fi ricercano ; 
oltre che anco può lignificare una pazienza , o vogliamo dir pertinacia , 
che Tempre fia frefca , e verde uell' operare ; ed a quello lignificato piglia 
quello nome verde il Petrarca. 

Ter far fempre mai verdi i miei defìri . 

Si verte di abito fuccinto , come abito più comodo -alle fatiche-? 
manuali . 

Il palo con la Pianta tenera e novella, lignifica I' Agricoltura, Arte 
della quale ne vien all' uomo tutto 1' utile qnale dicemmo di fopra eflere 
una fpezie del bene , che è fine , e meta delle Arti . Queft' Arte da Xe- 
nofonte fu chiamata tra tutte le altre preclariffima , dalla quale viene_s 
fomminiltrato all' Uomo quel che per il vitto gli è neceflTario , Tentiamo 
Cicerone i . degli Offici • Omnium rerum ex quibus aliquid exquiritur , nihil eft 
^Agricoltura melius , nìhìl dulcius , nihil uber'ms , nihil bomine lìbero 
dignius . 

Ma per non mi efiendere più oltre in narrar la utilità e neceffità di 
dett' Arte, builarammi addurre le parole di Vitruvio al i. lib. d' Archi- 
tettura . 

Etenim natus infans fine nutrici* latte non potefl , neque ad fìtte crefcentis 
gradus perduci , civitas fine agris , & eorum fruttibus non potefl crefcere , nec 
fine abbitndantia cibi frequentìam habere , populumque fine copia tueri . 

L' altra fpezie del bene , era il dilettabile , come abbiamo detto : Ma_j 
che cofa fia al Mondo più vaga e dilettabile della Pittura , e Scoltura ? 
quefte vogliamo lignificare per il Pennello , e Scarpello che la prefente 
Figura tiene in mano . Arti in vero nobiliffime , e mai appieno lodate . 
Onde la nobil Scuola di Atene nel primo grado delle Arti liberali la__j 
collocò , dilettabile è dico la Pittura , per effere immitatrice della nollra 
commune maellra , non folo nelle cofe tangibili , ma in tutte le vifibili an- 
cora, rapprefentando con la varietà de' colori tutti gli oggetti fenfibili . 
"Pittura ejl omnium qua videntur imìtatio difTe Xenofonte , e Platone lib. de 
fulcro . Pittura opera tamquam viventia extant . 

La Scoltura poi tutte le membra intiere formando , non altrimenti di 
quello che la Natura palpabile fa , non folo 1' occhio , ma il tatto ancora 
pienamente fatisfa . Onde quelle due nobiliffime Arti li ponno forelIe_» 
chiamare, come nate da uno iileffo Padre, che è il Diffegno, e hanno un* 
artificiofa immitationé della Natura . 

*Àrte . 

MAtrona con una Manovella, ed una lieva nella mano delira, e nella 
Anidra con una fiamma di fuoco. 
Tutte le Arti che ufano iflrumenti, e macchine ( che fono molte) ri- 
ducono la forza delle loro prove alla dimoilrazione del circolo , e da etto 

ricevo- 



TOMO PRIMO, is 9 

ricevono le loro ragióni , e il loro ftabilimento 5 e però fi dipinge I' Arte 
con la Manovella , e con la lieva , le quali hanno la forza loro dalla bi- 
lancia , e 1' ha dal circolo , come fcrive Arinotele nel libro delle Mec- 
caniche . 

La fiamma del fuoco fi pone come iftrumento principale delle cofe_> 
artificiofe : perchè confolidando , o mollificando le materie * le fa abili ad 
e (fere adoperate dall' Uomo in molti efercizj . ( a ) 

Y ARTI- 

CA ) Arte defcritta da Giulio Strozzi nella Venezia edif. Cant. II. 

Matrona venerabile > e fevera , 

Qh' è di bellezze più lodate , e conte ; 
Occhio grave , e penfofo , e chioma ha nera ; 
■Rojfa la guancia , ed umida la fronte ; 
Agile il portamento , e la maniera , 
E le mani all' oprar [nodale , e pronte ; 
E benché fa di Gioventù men verde , 
Il piede ha fciolto , e Maeflà non perde . 
Cojìei , eh' Arte fi noma , e i noftri ingegni 
Neil' opre frali immortalmente eterna , 
S' erge fpedita , e de' celefti Regni 
Drizza il gran volo alla Magìon Superna : 
tutta fregiata va de' fuoì difegni , 
E di fin'" Opro ha la gonnella interna , 
Il manto è di fua man tutto trapunto 
Con ricca fibbia all' omero congiunto . 
In cui ben cento maraviglie efpreffe 

Con ago Frigio avea la Donna mdufire ; 
La prima era Semirami , eh' erejfe 

Le Mura eccelfe a Babilonia illuftre. 
Voi da Colonne effigiate , e fpefj'e 

Sorgeva un tempio in Efefo palufire . 

Indi avea di Ricamo alzate il filo 

Le fuperbe Piramidi fui Nilo . 

Segnìa fa Torre altijfima del. Faro , 

Poi di Rodi il vafìiffimo Colofjo , 

E di Artemìfia il Maufoleo più raro , 

E d' Olimpo s' ergea Statua fui dojfo 

Di Dedalo le penne , e v' era al paro 

Il cieco Labcrinto di Minoffo , 

E 'l Ponte , ove Salmonlo imita i tuoni , - 

Puglie , Cerchj , Teatri , e Panteoni . 
Ma V Arca illuftre , che notò fintanto 

Che Dìo V "Uomo fommerfe inìquo -, ed empio , 

G>uì di ogni lavoro fupera il vanto , 

Che dal verace Autor n' ebbe V Efempio i 

E ne' lati più nobili del manto 

Sorge a dì Salomon V Augufto Tempio . 

Il gran fregio più bajjo intorno avea 
■ Vi fatiche minori ogn' altra Idea . 



170 



I CO N L G I A 

ARTIFICIO. 

Di Ce/are %ìp* . 




UOmo con abito ricamato » e con m«Ito Artificio fatto . Terrà la delira 
mano pofata fopra un Argano » e con il dito indice della finiitra ma- 
no inoltri un Copello, che gli flia accanto pieno d' Api» de' quali fé ne 
vedrà fopra detta fabbrica » e molte volare per aria . 

Si verte d' Abito nobile e artìficiofo , perchè 1' Arte è per fé nobile» 
che feconda Natura fi può chiamare . 

Si dipinge che tenga pofata la de£ra mano fopra l'Argano , effendo quello» 
per il quale dimoftriamo 1' Artificio con Umana induftria ritrovato , il qua- 
le vince di gran lunga la Natura, e le faccende dimciliflìme con poco sfor- 
zo mandate a fine dall' Argano e altre Macchine . Antifone Poeta in quel 
verfo » il qual cita Ariftotile nelle Meccaniche » e' infégna , che noi per via 
dell' Arte fuperiamo quelle colè » alle quali pare che repugni la ftefifa Na- 
tura della cofa , imperocché moviamo dal fiio luogo Edificii grandinimi , ado» 
perando 1' Argano . 

Moftra il Coppello delle Api » come dicemmo , eftendocchè quelli Ani- 
mali fono il Geroglifico dell'Artificio , e della diligenza ; è però ben diife 
Salomone . Vade ad lApem » & dìfee ab ea quam laboriafa fìt operatrix . E 
Virgilio anch' egli elegantemente deferive I* Artificio» ed induftria delle 

Api 



TOMO PRIMO. iji 

Api , nel primo dell' Eneide , e più copiofamente nel 4. della, Geofgica co- 
minciando dal principio , a cui rimetto il Lettore 1 perchè andrei troppa x 
lungo j baili dire , che volendo cantare dell' Artificio e induftria na"urale 
delle Api , Virgilio invita Mecenate ad udire cantar dì tal materia 1 coiae 
di cofa grande e mirabile . 

liane etiam, Mtecenas, afpice partem 

^miranda tìbì levìum fpeàacula rerum__% 

Mctgnmimofqw duces , totlufque ordine gftitis 

Mores , & {India* é* Toprios* & Tratta dicavi, 

ASSIDUITA». 

Come dipinta nella Sala de* Svizzeri nel Talazzo di IfyJirQ Sigmte . 




u 



D 



Na Vecchia, la quale tiene con ambe le mani un tempo d'Orologio; 
ed accanto vi è uno Scoglio circondato da un Ramo di Edera , 

ASTINENZA. 

Di Cefare fìjpa, 

Onna» che con la delira mano fi ferri la bocca , e con 1* altra inoltri 
alcune vivande delicat e con un motto -, che dica : 

NON UTOR NE ABUTAR. 

Y a PeC 



17* ICONOLOGIA 

Per inoltrare, che il mangiare cofe delicate fa ipeflfo , e facilmente pre- 
cipitare in qualche errore , come 1* altenerfene fa la mente più atta alla__» 
contemplazione , e il corpo più pronto alle opere della Virtù , e però dicefi 
efler l'Attinenza una regolata moderazione de' cibi , quanto s' appartiene alla 
fa'nità , neceffità , qualità delle perfone , che porta all' animo elevazione di 
mente , vivacità d' intelletto , e fermezza di memoria , e al corpo fanitàj co- 
me bene moilra Orazio nella Sat. 2. lib. 2. così dicendo . 
xAccìpe nuiti viftus tennis , qua quantaque fecum 
*Afferat in primis , iialeas bene , nam varia res 
^)t noceant Uomini credas memor illius efae t 
®tuce fimplex olim tibì federiti ac fimul affa 
Mifcueris elixa fimul conchylia turdis : 
Dulcia fé in bilem vertent fiomacoque tumultuiti 
Lenta ; feret pituita ; vides , ut pallidns omnìs 
Cuna defurgat dubia ? guin corpus onuflum 
He/lernis <vitiis animum quoque pragravat una 
^itque affigit bumo divina particulam aura 
oìlter lèi dillo citius curata fopori 
Membra dedit : vegetus pr a/cripta ad munia p.irgit . 

FATTO STORICO SAGRO. 

DOpo efferfi Nabucdonofor Re di Babilonia impadronito della Città di 
Gerofolima , fatti Schiavi que' Popoli , e in rigòrofa cuitodia tiretti 
i Principi della Città) e Figli Loro» Quelli ultimi confegnò alla educa- 
zione di Asfanez Prepoflo de' fuoi Eunuchi , imponendogli che i più belli, 
vigorofi > e che di fé dattero buone fperanze , li dirigeffe per la via delle_j 
fcienze , e pel buon fervizio della Regia Corte . Loro coltituì perciò in_» 
ciafcun giorno quello ftefifo vitto , e trattamenti della medefima fua Menfa. 
Tra più nobili Giovanetti Ebrei vi fi contavano Daniele , Anania , Mifael» 
ed Azaria . Daniel fi determinò di non volere guitare della Regia Menfa 
né di vivande , né di Vino » e pregò il Prepolto degli Eunuchi , il quale_s 
molto 1' amava , che da ciò lo voleffe difpenfare . Non volle Asfanez accudire 
al fuo deliderio a cagione dell' Ordine Regio ; perlocchè Daniel rivolfe le 
fue preghiere a Malafar , alla di cui guardia 1' aveva raccomandato . Non 
fu Quelli tanto retilo ,efecela richielta prova per dieci giorni, dopo i quali fi 
mirò che Daniel , Anania , Mifael , Azaria fopratutti gli altri Giovanetti 
belli erano , vegeti , ed ancora più pingui . Ottenne grazia appretto. Dio la 
virtuofa Attinenza di Colloro , e Loro compartì un' univerfale Scienza , ed a 
Daniello in particolare lo Spirito Profetico . Terminato il tempo dal Re 
prefcritto , furono a Lui introdotti , e fopratutti gli altri , i quattro Gio- 
vani furono cari, ed accetti, e fommamente onorati . Daniel cap. 1, 



FAT- 



TOMO PRIMO. i 73 

FATTO STORICO PROFANO. 

CAtone il Giovane paffando per le deferte arene della Libia , e per il 
grand' ardore del Sole , e per le immenfe fatiche » infieme col nume- 
rofo fuo Efercito da fete tale fu affalito , che ognuno penfava morirfene . 
Per quante ricerche foffero fatte di poca acqua » non riufcì trovarne ftilla, 
onde bagnare le inarridite fauci. Finalmente a gran forte uno de' Soldati 
ne rinvenne quanta fufficiente foffe ad empierne foltanto la fua celata . Di 
ciò foprammodo contento generofamente pensò fé privarne » ed al fuo Ca- 
pitano offrirla . Catone allora volendo all' Armata tutta moftrare , che men- 
tre i fuoi Soldati per fete penavano , Egli non voleva effere il folo ad ef- 
fer refocillato > e che a pari di Loro fapeva f offrire le anguftie , prefa_j 
dalle mani del cortefe Soldato 1' offerta acquisi, tutta in terra la fparfe , 

fenza punto guftarne . Così maravigliofo efempio di Attinenza moffe in 9 

modo gli animi de' Soldati , che fenza punto lagnarfi profeguirono l' intra- x 
prefo viaggio . Battifla Fulgof. lib. 4. 

FATTO FAVOLOSO. 

4 

TAntato Figlio di Giove , e della Ninfa Plotta , Re di Paflagonia , ed 
Avolo di Agamennone , per far prova di quanto poteiTero i Dei , un 
giorno che in fua Cafa fi portarono , diede Loro a mangiare le membra 
di Pelope fuo Figlio . Giove per feveramente punire quello difumano Par 
dre i non riputò pena maggiore che obbligarlo ad una perpetua Fame » e_> 
Sete j col fargli fempre avere innanzi , onde faziare e l' una e 1' altra » 
e dovertene neceflfariamente attenere . Fattolo perciò incatenare » ed im- 
mergere fino al mento in un Lago dell' Inferno •> gli pofe accanto un' Al- 
bero carico di frutti » che fi allontanava fubito , che Egli voleva mangiar- 
le * e nella fteffa guifa 1* Acqua , allorché voleva guttarne . Orazio ne* 
Sermoni » Ovvidio nelle Metam. Iginio , ec. 

ASTROLOGIA. 

Di Ce/are Rjpa . ' 

DOnna veftita di color celette , con una Corona di Stelle in capo . Por- 
terà alle fpalle le ali . Nella delira mano terrà uno Scettro , nella fini- 
ttra una Sfera ■> ed accanto un' Aquila . 

,. Aftrologla , che è parola venuta dal Greco , fuona nella noftra Lingua 
Ragionamento di Stelle , le quali fi confederano in quett' Arte , come ca- 
gioni degli effetti contingenti dell' Uomo , o della Natura . 

E dipinge!! di color celette , perchè nel Cielo ftanno fiffe le Stelle , e 
di lafsù efercitano la forza loro, e per inoltrare difficoltà delle apprenfioni 
per la tanta lontananza , le fi fanno le ali , le quali ancora fovente non ba- 
ttano s e per quello medefimo vi fi fa 1' Aquila , 

Lo 



174 ICONOLOGIA 

Lo Scettro dimoftra , che le Stelle in un certo modo hanno fpecie di 
dominio fopra li Corpi Sublunari (à) , e con quello rifpetto fono considera- 
te dall' Aftrologo . 

\AJlrologia . 

DOnna veftita di color ceruleo * coli' Aftrolabio * e con un Libro pie- 
no di Stelle, e Figure Agronomiche , ed un Quadrante , ed altri Stra- 
nienti appartenenti all' Aftrologìa . Agli omeri avrà le ali , per dimoftra- 
re che Ella fta Tempre col pernierò elevato in alto » per fapere ed inten- 
dere le cofe celefti . 

\Aflrologia . 

DOnna veftita di color ceruleo . Avrà le ali agli omeri . Nella deftra ma- 
no terrà un Comparto , e nella finiftra un Globo Celefte . 
Veftefi di color ceruleo , per dimoltrare » che quefta Scienza è pofta_» 
nella contemplazione de' Corpi Celefti . 

Se le dipinge il Globo Celefte col Comparto » per efler proprio il fuo 
miiurare i Cieli , e confiderare le mifure de* loro movimenti ; e le ali 
agli omeri fi pongono per la ragione già detta . 

FATTO STORICO SAGRO. 

DIonigio Areopagita fu efperto e dilìgente Oflervatore degli Aftrì j on- 
de per via di quefta Scienza conobbe non effere vera Ecclifle natu- 
rale quell' oscuramento del Sole accaduto nella morte di Noftro Signore^» 
Gesù Crifto ; poiché la Luna allora eflendo in opposizione col Sole j e_-> 
non in congiunzione » come quando fi fogliono fare gli Ecclifli del Sole } onde 
efclamò : ^iut Deus natura patitur 5 aut tota Mundi machina dijfolvitur . Gar- 
zoni Tiaz. Vniv. Di/cor; 39. 

FATTO STORICO PROFANO. 

SOfteneva lo Scettro dell' Inghilterra Enrico VII. quando un certo Aftro- 
logo predifle che in quell'Anno doveva morire il Re. Giunfe alle_? 

oree- 



[a] Ariftotele nel fecondo de Caio , & Munto dimoftra che il Cielo ha vera 
azione nelle cofe inferiori per cagione del Moto , della Luce 3 e della firn in- 
fluenza ; e ne' Libri della Meteora tiene che tutte le Virtù in.eriori nano go- 
vernate dalle Configurazioni fuperiori ; e ne' Libri delle Generazioni afferma che 
le Generazioni , e Corruzioni fi facciano per ? acceflb , e receflb del Sole nel 
Circolo obliquo ; e ne' Problemi allegati da Francefco Giuntino riduce la Con» 
vulfiva degP Infanti alle azioni della Luna . 

Alberto 



TCMO PRIMO. 17$ 

orecchia di Enrico la voce » che Coirai fparfa aveva » perlocchè fattolo a 
fé chiamare 1' interrogò fé dagli Altri poteva nulla di certo rilevare . Ri- 
foofe che si . Dunque Tu , ripigliò il Re * con certezza fai che in queft* 
anno dovrò mancare di vita? certo che sì foggiunfe P audace . E Tu fe- 
guì a dire Enrico , puoi fapere dove farai per iftanziare nelle profiline Fe- 
lle Natalizie ? [ pochi giorni a quelle mancavano 5 ] Francamente rifpofe 
il pretefo Aftrologo che avrebbe paCfati quei giorni con fbmma allegria in 
propria Cafa . No ; gli diffe in tuono fevero il Re » Tu non cogli il pun- 
to , ed Io fono migliore Aftrologo di iue.lL. e(T.- Tu poffa , ed in confer- 
ma di ciò ti dico che Tu patterai gli accennati giorni Fedivi tra gli fqual- 
lori delle mie Carceri . Ciò detto , immediatamente comandò che a quel- 
le folfe trafportato . Minoe nel Comm. di' ch'iato . Emblem. 104. in %Ajlrol. 

FATTO FAVOLOSO. 

BEffeggia il divino Ariofto un certo Alfeo Aftrologo»dicendo : 
"Predetto Egli fi uvea , che d' anni pieno 
Dove* morir alla fua Moglie in feno . 
Ed or gli ha meffo il cauto Saracino 
La punta della fpada nella gola . 
Urh$. Orimi. Furiof. 




ASTRO- 



Alberto Magno, feguendol' opinione del Damafceno , che ne' fuoi Aforifmi af- 
ferifce che i difetti , e le infermità avvengono per la variazione e mutazione^ 
delle Stelle , dille : Deus Creator Cali , & Tetra , Calum fuper elemento ififtituif , ut 
motu ftto permaneret , commperet , & confervaret tuiBa . 

Boezio ancora pare che dica lo fteflb in quelle parole Deus per fé foìum cunfta ài- 
fpomt , fi<i ai opera perficìenàa , interiora per fuperiora àifpenfat . 



ij6 



ICONOLOGIA 
ASTRONOMIA» 

Di Ce/are Sjpa. 




DOnna veftita di color paonazzo tutto ftellato . Col vifo rivolto al 
Cielo . Che colla deftra mano tenga un' Aftrolabio , e colla finiftra 
una Tavola , ove fiano diverfe figure aftronomiche . 

Aftronomìa è regola , che confiderà la grandezza , ed i moti de i Cor- 
pi fuperiori , cioè i Cieli e tutte le Stelle . 

Il VeiHmento di colore paonazzo tutto ftellato ne denota la notte , nel- 
la quale fi veggono più facilmente le Stelle , non effendo elle rifleffe da i 
traggi del Sole, e perciò fi viene alla dimoftrazione più chiara del levare» 
del tramontare, e del moto di effe Stelle. Tiene il vifo rivolto al Cielo, 
effendocchè il foggetto di quella figura , fta fempre con il penfiero ele- 
vato in alto per fapere , ed intendere le cofe celefti . ' 

Le fi da 1* Aftrolabio, perciocché con etto fi viene efattamente in co- 
gnizione delle mifure e diitanze di tutte le figure de i Cieli . 

Tiene con la finiftra mano Ja Tavola fegnata con diverfe Figure Aftro- 
nomiche , effendocchè 1' Agronomia [fecondo il parere d' Ifidoro, e d'al- 
cuni altri] è molto differente dall' Astrologia ; perciocché , quafi come Teo- 
rica, tratta del Mondo in univerfale , delle Sfere, e degli Orbi in particola- 
re, del Sito, del Moto, e del Corfo di quelli, delle Stelle fiffe , e degli 

Afpet- 



TOMO PRIMO. 177 

Afpetti loro , della Teorica dei Pianeti , degli Eccliffi , dell' Affé , de' Po- 
li , de' Cardini celeiti,de' Climi;, o pioggie degli Emisferi, de' Circoli . 
diverfi , degli Eccentrici , de' Concentrici , degli Epicicli , delle Retrogra- 
dazioni , di Acceffi , di Receflì , de' Rapti , e di altri moti , e Cerchi de* 
moti , con mille altre cofe pertinenti a' Cieli , ed alle Stelle . 

ASTUZIA INGANNEVOLE. 

... H ' * < . * 

Di Cefare l(ipa 

DQnna veftit* di pelle di Volpe, e farà di .carnagione molto roffa .- 
tenendo una Scimia fotto il braccio . 

L' Aituzia, come dice S. Tommafo 2. 2. q. $$. art. g. è un .vizio di Co- 
loro, che per confeguire quel che deliderano, fi vagliono de' mezzi noia 
convenevoli, però fi dipingerà veftita di pelle di Volpe , , effendo . queft* 
animale attutimmo; e per tale ancora è conofciuto da Efopo nelle fue Ea- 
vole , adoprato in quefto propolito molte volte ... 

Della Scimia feri ve Àriitotele nell' Iftoria degli Animali , che è altu-> 
tinniva . 

La carnagione roffa per detto del medefimo Arili, lib, 4. de Tbyfignomia 
cap. io. lignifica Alluzia , perchè il bollimento di "fartgué fempre generala 
nuovi mollri nell' anima, facendo nell' Uomo il fangue quello , che' fa'il 
fuoco. nel mondo, il quale fempre ftando in moto confuma tutte le cofe 
combuilibili , avvicinandoli ad effo . 

FATTO STORI C O S AGRO. 

■ 
< - ■ ■ - 

TAmar rimandata alla paterna Cafa da Giuda , dopo la morte di Her e 
di Onan fuoi Figli , che erano (lati di lei Mariti , e fapendo che Se- 
la altro Figlio di Giuda era crefeiuto , ed a Lei, da Lui non fi attendeva 
la prometta , che fatta le aveva di concederglielo in Conforte , in occafiohe 
che Giuda fi portava in Tamna , depofle le Velli Vedovili, fi pofe feduta 
in mezzo alla Via che a Tamna conduce . Vedutala Giuda , la credè Me- 
retrice , e però la richiefe di feco giacere . Domandò il prezzo Tamar ; le 
promife Giuda un Capretto, ed in pegno le confegnò 1' Anello, ed il . bi- 
lione che in mano teneva . Quella goduta , fé ne parti . Tamar in fua Ca- 
fa tornata , riprefe gli abiti di Vedovanza . Mandò Giuda , fecondo la Con- 
venzione , da un fuo Servo il Capretto , ma Tamar non fu trovata , e inter- 
rogata la Gente del Luogo , dille ivi non effer Hata Meretrice alcuna . Do- 
po tre meli fu accufata Tamar al Suocero Giuda per effer Hata fcoperta__» 
incinta . Comandò Egli che foffe data alle fiamme . Condotta al Simpli- 
cio Tamar mandò al Suocero l'Anello,» ed il baitene , dicendo che da qnel- 
lo , di Cui erano i pegni , aveva conceputo . Allora Giuda accorgendoli 
efferc Egli quel deffo,e che la Nuora ciò aveva "operato, perchè dato non 
gli aveva in Conforte , come era in parola , il fuo Figlio Sela , rifpofe : Effa 

Z è più 



i7« ICONOLOGIA 

è più giufta di me » perchè Io attenuto non le ho quello dovevo. Fu per- 
ciò liberata, ma a Lei Giuda più non fi accollò . Getief. cap. 38. 

FATTO STORICO PROFANO. 

ALlorchè Perfeo Figlio di Filippo Re di Macedonia , ambizìofo di cin- 
gerli le tempia del Paterno Diadema , pofe con frode in fofpetto al 
Padre Demetrio fuo Fratello , per maggiormente precipitarlo fi fervi di 
Dida , che era allora Pretore della Peonia . Quello che auutitfimo e_» 
pieno era d' inganni , allunfe l' impegno , e per meglio riufcirvi , procurò 
infinuarfi nella famigliarità di Demetrio » onde dall' animo fuo trarre tutti 
i fegreti » e fpiare ogni fuo più recondito penfiero . Accadde » come il ma- 
ligno pensò . Cede Demetrio alle finte amorevoli efprefiìoni , gli confidò 
tutto il fuo interno» cede ancora a qualche perfida fua infinuazione , che 
empiamente colorita » ed in altro lume rapprefentata al fofpettofo Regnan- 
te.» cagione fu che l'infelice Demetrio folle fatto innocentemente morire. 
T. Liv. Decad. Quarta lib. io. cap. io. 

FATTO FAVOLOSO. 

INvaghitofi il Sole di Leucotoe Figlia di Orcamo Re di Achemenia » e 
di Eurinome » non potendo trovar modo , onde di Lei liberamente go- 
dere » fapendo che la Madre Eurinome fenza faputa di alcuno erafi per non 
so dove dalla Reggia partita » finfe il di Lei afpetto » e lo finfe in modo, 
che da tutti per tale creduta » li portò alle Camere di Leucotoe » che an- 
ch' Efla per tale la llimava . Licenziati i Cortigiani tutti , dille volere^» 
colla Figlia fola rimanere . Il che efeguito » ad onta anche fua » di Lei li 
godette » anzicchè la quietò in modo » che con Efso accudì a farlo cre- 
dere fua vera Madre . La frode peraltro ebbe il fuo caftigo » giacché ac- 
cortali delle fpefse vilite , e fcoperto il vero Clizia Sorella di Leucotoe » 
che ardentemente del Sole era accefa » mofsa da gelosìa » rivelò il tutto 
al Padre » che per ubbidire alle Leggi Sabee , fece viva fotterrare la de- 
linquente Figlia . Fu incomprenlìbile il dolore del Sole , e mofso della di 
Lei morte a pietà » la trasformò nell' Albero dell' Incenfo , Ovvid. Metam. 
lib. 4. 




AVA- 



TOMO PRIMO. 
AVARIZIA 

Di Cefare Bjp* . 



IJf 




DOnna vecchia pallida» e magra» che nell' aipetto moftri affanno» e_» 
malinconìa . Accanto avrà un Lupo magriflimo . Efla a guifa d' Idro- 
pico avrà il Corpo molto grande » ' e fopra vi terrà una mano » per fegno 
di dolore » e coli' altra tenga una Borfa legata e itretta » nella quale miri 
con grandi flima attenzione. 

Il Lupo « come racconta Criftoforo Landino » è Animale avido e vo- 
race » il quale non folamente fa preda aperta dell' altrui » ma ancora con_» 
aguati ed infidie furtivamente » e fé non è fcoperto da' Partorì » o da* 
Cani » non cefla fino a tanto che il Gregge rimanga morto « dubitando 
fempre di non avere preda abbaitanza . Così I' Avaro ora con frode ed 
inganno » ora con aperte rapine toglie 1* altrui » né però può accumulare-? 
tanto » che la voglia ila fazia . 

Dipinge!! a guifa dell' Idropico } perchè » ficcome quefto non ammorza 
mai la fete pel bere » ma l' accrefce ; così 1' Avarizia tanto crefce nell' Uo- 
mo » quanto crefcono i Tefori ; però ditte Orazio nell' Ode 2. lib. 2» 
Crefcit indùlgens fibì dirui hydrops* 
T^ec fittm pellài nifi caufa morbi 

Z z Fugerk 



i8o ICONOLOGIA 

Fugerit venis , <& aquofus albo 
Corpore Unguor . 
E S. Gregorio ne' Morali 1 4. cosi dice anch' Egli fopra di ciò : Omnìs 
\A<varus ex potu fìtim multiplìcat , qui cwm ea , qua appetii adeptus fuerit , ai 
ebtinenda alia amplius anhelat . E Seneca ancora ^ *Avaro deefl , tam guod 
habet , qitam quod non habet . 

La magrezza del Lupo denota l' infaziabile appettito dell' Avaro , e_> 
l' inconveniente tenacità della roba che pofiiede . Onde Dante nel primo 
Capitolo parlando dell' Inferno , cosi dice . 

Ed ha natura sì malvagia , e ria , 
Che mai non empie la bramofa voglia , 
E dopo Tafio ha più fame che pria . 
Si fa colla Borfa ferrata , godendo più nel guardare i danari , come_? 
cofa dipinta per diletto, che in adoperarli come utile per neceflità, e_? 
molto a propofito mi pare in quella occafione 1' Epigramma di Monfignor 
Barberino Chierico di Camera , ed ora meritiflìmo Cardinale , di nobiltà 
e valore fpecchio ed ornamento al Secol noltro . Creato Pontefice con_s 
' ìiome di Urbano Vili, mentre fi riitampava quella Opera a' 6. d' Agollo 

Vt parcas opibus , tibi quid non farcii an unquam 

Siugendi cenfus terminus unus erit ? 
Defìtte divitias fulvo cumulare metallo . 

Tam tibi deefl , quod habes , quam quod habere nequis » 
$ÌHÌd tamen obduras toties , quid , Tontìce ,}atìas ? 

T^pnnijt qui frugi ejl , poffidet ullas opes , 
Tu mihi dives eris , qui neqno tempore partii 
' - £>ì<vìtiis tgeas , "Pomice 7 jempev eges ? 

' ' \Avarizia . 

DOnna mal veftifa , fcapigliata , e fcalza . Nella deflra mano terrà un.-» 
Rofpo , e con la finiftra una boria ferrata . 

L' Avarizia è uno sfrenato appetito d' avere * come dice S. Agofl. Kb. 
*. de libero arbitrio , che nOfl cetfa mai di coprire con grotto velo il vifo 
alla Ragione* e con difufata forza fpezza il freno della Temperanza, e 
non avendo riguardo a Virtù alcuna , trafmuta i cuori pietofi in crudeli, 
t fi f a univerìal guaflatrice delle Virtù . 

Confiile 1' Avarizia principalmente in tre cofe, prima in defiderare 
più def convenevole la roba d' altri , perchè la propria ftia' intiera ; e pe- 
rò le fi dipinge il Rofpo nella delira mano -, il quale tuttocchè abbia.,» 
grandiffima copia della terra, della quale fi pafce , nondimeno fempre 
teme , e fi altiene da quella , defiderandone fempre più . 

Confiile fecondariamente in acqniftare , per vie indirette più di quello 
che gli conviene, non avendo riguardo, non folo a difagi e incomodi (an- 
cor che grandi/fimi fieno) ma a,lla propria vita^ che però fi rapprefenta_> 

mal 



T M P R I M 0. 181 

mal veftita» fcapiglìata» e fcalza ; onde il Petrarca nel Sonetto 158. co- 
si ditte. 

Come P ^ivarot che in cercar te foro 
Con diletto l' affanno di/acerba . 

Ultimamente confitte in ritenere tenacemente le cofe fue » e perciò fi 
rapprefenta nella borfa ferrata „ 



\Avarizia . 

SI dipinge dagli Antichi Tantalo in un Fiume coperto dall' acqua fino 
alla gola , al quale fopra la tetta pende un Albero carico di frutti , in 
modo , eh' Egli non pofla arrivare con le mani ai frutti , per faziar la 
fame > né al Fiume per fmorzarfi la fete , fecondo il detto di Orazio 

Tantalus à l'abris fìtìens fugientia captat Flumina ; 
con quel che fegue > e fimilmente Petronio Poeta , come riferifee Pierio 
y alenano nel lib. 35. nella parola pedes, cosi dice» 

. T^ec bibit inter aquas , nec poma patentia carpii 
Tantalus infelix, qnem fua vota premimt . 
Dìvitis htec magni facies erit omnia late , 
Ulti tenet > & ficco concoquit ore famem . 

avarizia . 

DOnna vecchia vefiita d' abito rotto e {tracciato in più luoghi . Sari 
magra , e di color pallido . Terrà colla mano delira uria Tanaglia , 
ed all' una delle Gambe avrà un Ferro limile a quello de* Schiavi , colla 
catena in modo, che lo ftrafeini per terra, e colla finitt-ra mano s' appog- 
gia ad un' Arpia , la quale ftia in atto di lanciarli . 

Avarizia è immoderata Cupidigia e Sete di avere , la quale genera^» 
nell' Avaro Crudeltà , Inganno , Difcordia , Ingratitudine , Tradimento * e 
io toglie in tutto dalla Giuftizia , Carità, Fede* Pietà» e da ogni altra_j 
Virtù Morale , e Criftiana . 

Vecchia fi dipinge , perchè non Iblo regna più 1* Avarizia ne* Vecchi » 
ma fi chiama Madre di tutte le fceleratezze » e Claudiano nel Libro fe- 
condo Stiliconis, di Lei così dice . 

*At primum fcelerum Matrem , &c. 
Il veflimento rotto e flraecrato ne dimoltra , che tanfo negli animi 
.avari polla quella diabolica Pelle , che quello 'che l'Avarizia rubba agli 
• altri, lo, toglie anche a fefteffa j onde nelPifteffa abbondanza l'Avaro ri- 
mane più povero di ogni mendico . Perciò Orazio nel primo Libro delie 
Pillole , dice . 

Semper *4varw eget . 

L'eDfer 



i8z ICONOLOGIA 

L' effer magra e pallida , altro non dinota , che la continua , ed infa- 
ziabile fame , per la quale gì' infelici inclinati all' Avarizia continuamente 
fono tormentati . 

La Tanaglia , che tiene colla delira mano moflra * che ficcome dettò 
Stromento ftrigne , e tira Tempre à fé . così è la perverfa natura dell'em- 
pio Ayaroj il quale non Iafcia mai occafione, che non faccia, il medefimo 
effetto , non guardando né flato né condizione di qualfivoglia Perfona . 

Le fi dipinge accanto 1' Arpia , effondo il vero fimbolo dell' Avarizia-, 
perciocché Arpìa in Greco fuona rapire . 

Il Ferro e la Catena alla Gamba nella guifa , che abbiam detto , denota 
1' Avarizia effere ichiava non folo della roba , ma ancora de' Demoni , 
come teftifica S. Paolo ad Epbef. cap. 5. , & ad €olo[s. taf, 3». dicendo: 
cdwrìtia ejl Idolomm fervitus . 



*Avarizìa . 

DOnna pallida , e brutta con capelli negri . Sarà macilente , .ed in abito 
di Serva , e le fi legga in fronte la parola 7iXSto% , cioè Pluto , il 
quale fu creduto Dio delle ricchezze , Sarà cinta d' una Catena d' Oro , 
traendofene per terra gran parte . Moflrerà le Mammelle ignude piene dì 
latte , ed avrà un Fanciullo quali di dietro , magro » e di ltracci non ab- 
bastanza veflito , che colla delira moitri di fcacciarlo , per non dargli il 
latte delle Mammelle , alle quali avrà la man finiftra in atto di tenerle-» 
ilrette . 

Pallida fi dipinge , perchè l' impallidisce il continuo penfiero di accu- 
mular Teforo , con appetito insaziabile di- fare fuo tutto quello , che è di 
altri 3 fenza aver riguardo 1 o a forza di Leggi , o a convenienza di forte 
alcuna . 

E' ancora la pallidezza effetto di timore » il quale fla fempre abbon- 
dantiffimo nelle vifeere dell' Uomo avaro , non fidandoli d' alcuno 1 e mol- 
te volte appena di fé medefimo , per la gelosìa che ha di non perdere-» 
una minima particella di quello che poffiede . 

L' abito fervile e fozzo , e la catena d' Oro acconcia nella maniera » 
che dicemmo, è fegno manifeflo dell'ignobile, e vii fervitù dell'Avaro. 

La Scritta della fronte , ci dichiara , che 1' Uomo avaro in tutte le_» 
fue azioni fi fcuopre per quello che è , né fi sa celare in alcuna cofa . 
E per offervarfi quello coflume ne' Schiavi , fi moflra la condizione degli 
Avari , medefimamente Schiavi della ricchezza . 

La Catena di Oro che fi tira dietro » ci molira , che i tefori e le_» 
gran facoltà , a Chi ben confiderà , fono pefo faticofiflimo , ed impaccio 
molto nojofo , ed il Fanciullo fcacciato » inoltra che non vi è alcuno ve- 
ramente Avaro , che non fia infieme crudele . Ed effendo la Maelìà di Dio 
folita d' arricchire più 1' uno che 1' altro » acciò non manchi 1' occafi«ne 
di operare virtuofamente in tutti li flati, fecondo la vocazione di eiafeuno, 

I' Ava- 



TOMO PRIMO. 183 

V Avaro pervertendo queff ordine , piuttofto lafcia marcire con ingordi dif- 
fegni quello che ha « che adoprarlo a fovvenimento de' Bifognofi . (*) 

FATTO STORICO SAGRO. 

13 Er la troppo avvanzata fua età non potendo più reggere Samuel ai 
. non ordinari pefi , che con fé porta 1' effere di Giudice , pensò far 
cola buona in foltituirè per Giudici al Pòpolo d' Ifraele i fuoi due Figli 
Ioel , ed Abia . Defraudarono però coloro le belle fperanze del giufto 
Padre ; giacché tirati dallo sfrenato appetito di accumulare dovizie , fov- 
vertirono la Giuftizia , e folo fi regolavano a norma degli opulenti rega- 
li» che Loro prefentati venivano. Moffe ciò ad ira l' Israelitica Popolo a 
fegno » che congregatoli fi portò dal Vecchio Samuele , reclamando contro 
1' avarizia de' Suoi Figli, e chiedendo che gli fi deffe un Re . Non fer- 
virono le rimoitranze dell' afflitto Samuele , volle Chi gli comandale con 
Regia autorità . Privati così i due ingordi della dignità loro , il Popolo del- 
la libertà , provarono qual frutto produca la cieca Avarizia . 1. de Bg cap.S. 

FATTO STORICO PROFANO. 

MArco Craflo ricchiflìmo , . e avariffimo tra tutti gli Uomini , febben 
col fuo avrebbe potuto fpefare tutto 1' Efercito Romano , eflfendo 
mandato" contro a' Parti , diede eilremi fegni di avarizia . Di che fatti i ne- 
mici confapevoli , aitutamente fingendo timore , fuggirono , lafciando il 
Paefe abbondantiffimo di ogni forte di preda, ma pieno ancora di aguati . 
Incorfe dunque il Cieco , per la cupidigia di predare, incautamente nelle_» 
infidie , e attorniato da' nemici , perde con grande infamia tutto 1' Eferci- 
to , e per non venir vivo nelle mani de' Barbari , fi fece uccidere da un 
fuo Servo . Ftigli poi tagliata la Telia , e porta in un Otre pieno di oro , 
e dettogli. Avelli fete dell' oro, or bevi dell' oro. oiftolf. Ojfìc. Stor. lib. 
3. cap. 5. FATTO 

( a ) Dipinge 1' Avarizia il P. Ricci . "Uomo vecchio col capo [coperto , nel cui ve- 
fiimento fono dipinti molti Rofpì . Vomiti dalla bocca una quantità ài denari . Tenga le 
mani giunte in fegno di riverenza . Sotto i piedi avrà un Compaffo. avanti di Lui vi 
ì un Altare , ove vi fono certi Idoli , e quantità di denari , e gioje . Da una parte vi 
fa il Vento che foffia . Dall' altra un Albero fradicato , le cui radici fono rivolte *«_» 
3Ù . Vecchio , perchè ne' Vecchj domina più V Avarizia . Col capo fcoperto , e 
colle mani giunte in atto di riverenza , adorando gì' Idoli e denari fu d' un Aitar 
re , perchè 1* Avaro è adorator dell' Oro . I Rofpi perchè al dire de' Naturalifti 
fono infaziabili di terra , e molte fiate non mangiano per tema che non manchi 
loro la terra . Vomita dalla bocca denari , in legno che il mifero Avaro , che in- 
guittamente ha divorato tante ricchézze in vita , nella morte a forza di fiam- 
me e tormenti le vomiterà . Il Compaffo folto a' piedi ,,per dimoftrare che que- 
fio vizio fi allarga per tutto . Il vento che foffia di lato , dimoftra che l' Ayaro 
Vanamente fi affatica , e i fuoi peffimi fudori fono diflìpati al vento . L' Albero 
fvelto colle redici in alto , perchè 1' Avarizia è radice , Ponte , Principio ed 
Origine di tutti i mali . 



184 ICONOLOGIA 

FATTO FAVOLOSO. 

VEdendofi Piramo Re di Troja attediato da' Greci , né potendo fapere 
qual efito aver potettero le Armi, pensò ad ogni peggio in falvo 
ridurre il fuo piccolo Figlio Polidoro, con regnandolo nafcottamente a Po- 
linneftore Re della Tracia , unitamente con un ben ricco Teforo . Fu a 
Priamo , ed alla fua Famiglia , e a Troja tutta poco anzi nulla favorevole 
la forte . Il che prefentito da Polinneftore , fpinto dall' avarizia che lo do- 
minava , ftabilì impadronirfi del Teforo datogli in cuftodia da Priamo , ed 
uccife il piccolo Polidoro , gittandolo in balìa dell'onde. Lo ributtò il Ma- 
re fui Lido , e fu quel Lido dove a cafo 1' afflitta prigioniera Ecuba. 
Madre del Fanciullo patteggiava , deplorando le fue fciagure . Vidde il 
Cadavere , riconobbe chi era . E' inefplicabile quale affanno fi aggiungette 
ad opprimere il fuo Cuore . Pure lo fopprette , perchè fubito meditonnc 
la più alta vendetta . Per la libertà che concetta le era, fi portò dall'em- 
pio Trace , finfe ettere del tutto ignara , e domandandogli con pacifico 
volto del Figlio , gli ditte che aveva neceffità che folo con Etta fi portaffe 
ad un certo fito , ove ripofto aveva un Teforo , e che a Lui confegnar 
lo voleva acciò lo cuftoditte per il fuo Polidoro . Si rallegrò Polinneftore 
a fomiglievole avvifo , e più che di buon grado fi lafciò folo condurre » 
dove la vendicativa Ecuba lo defiderava , e dove nafcolte aveva alcune» 
Schiave Frigie . Appena giunto , anfiofo di vedere le ripofte richezze , 
più che in fretta di quelle fece domanda . Allora Ecuba dato il fegno alle 
Schiave , gli fi lanciarono infuriate addotto , e dalla Tefta gli cavarono 
gli occhi, e privato ancora Io avrebbono di vita, fé accorfi non foffero 
i Traci a foccorrere il loro Re , che fino al Cielo alzava le Arida . 09~ 
vid. Metani, lib. 13. 

AUDACIA. 

Dì Ce fare Bjpa . 

DOnna veftita di rotto , e verde . Avrà la fronte torbida , ftando in__s 
atto dì gettare a terra una gran Colonna di marmo , fopra alla qua- 
le fi poli un' Edificio . 

L' Audacia è contraria alla Timidità , ed è vizio di Coloro , che poco 
confiderano la difficoltà di alcune grandi azioni , e troppo delle Loro forze 
prefumendofi , fi avvifano di recarle agevolmente a fine . Però è figurata 
per una Giovane , che tenti colle fue forze di mandare a terra una ben_s 
fondata Colonna . 

Il veftimento rotto e verde lignifica Audacia , come anche la fronte_? 
torbida ; così dice Ariftotile De "Pbyfiognomia cap. 9. 



FATTO 



TOMO PRIMO. i8* 

FATTO STORICO SAGRO. 

COre , Datan , ed Abirori vedendo follevatì fopra il Popolo d 3 Ifsrael- 
le i due Fratelli Mosè , ed Aron , non contenti di effere fiati da Dio 
diilinti , e fcelti a fervido nel Tabernacolo , temerariamente affettarono iì 
Primato , e per privarne di quello gli Accetti a Dio , fi follevarono con- 
tro di Efli . Non fi vide però refiare impunita la di Loro Audacia . Giac- 
ché adorato prima Mosè 1' Altifiimo , parlò al Popolo, e diffe che fi fe- 
gregaflero dai Tabernacoli degli Empjj, e veduta avrebbono qual pena era- 
no per fubire i temerari . In fatti rettati Eglino foli colle Loro Famiglie» 
non cessò appena di parlare Mosè , che apertafi la Terra, immediatamente 
li divorò co* Tabernacoli e fingole Loro fottanze . "JtStymer. cap, 16. 

FATTO STORICO PROFANO. 

Tolomeo Figliuolo del valorofo Pirro , non degenerò punto da quelP 
animo intrepido del Padre, come dimoftrò fotto l' Ifola di Corfù , nel 
mezzo della Battaglia Navale ; effendo Egli in un Battello , fi appigliò col- 
le mani ad una Galera , su vi montò , e malgrado de* Nemici conquiitolla . 
Ma Egli mori poi in un graviflìmo rifehio , a eh* Ei fi pofe per folo defi- 
derio di gloria ; perciocché fpìccandofi con pochi dal fuo Efercito , dove 
era attendato , fcalò le mura di Sparta , e quivi aflalito dalle Guardie , len- 
za potere eiTer foccorfo da'fuoi, fu miferamente tagliato a pezzi . 
Giuflin. Ub, 2J. 

FATTO FAVOLOSO. 

I Figliuoli di Titano Uomini di prodigiofa ftatura , e perciò detti Giganti, 
ebbero ardire di dare 1* affatto al Cielo , per rimettere il Padre Loro nel 
Trono , che da Giove era fiato ufurpato ; ma Egli fulminolli tutti , e tutti 
feceli perire fotto i Monti Olimpo , Offa, e Pelio , che da Loro erano fia- 
ti ammucchiati 1' uno fopra l'altro. Ovvici. Met. lib. 1. i 




A a 'ÀÙGU- 



iU ICONOLOGIA 

AUGURIO BUONO. 

Secondo l'opinione de* Cintili* 




UN Giovanetto » che abbia una Stella in cima del capo . In braccio ten- 
ga un Cigno -, e fia veftito di verde * colore che fignifica Augurio * 
perciocché V erbe quando verdeggiano ♦ promettono buona copia de* frutti. 
Pietro Valeriano nel 44. libro dice , che quelli » che anticamente ope- 
ravano gli Augurj i confermavano che la Stella è Tempre fegno di profpe- 
rità e di felice fucceffo . 

Del Cigno difie Virgilio nel primo dell' Eneide . 
T^i fruflra .Augurimi vanì docuere Tarentcs* 
»Afpice bis Senos ktantes agmine Cygnos . 
Però a noi Criftiani non è lecito credere alle vanità degli Augur; , 

FATTO STORICO SAGRO. 

REgnando nella Sede di Pietro Gregorio il Grande un certo di Lui Di- 
scepolo Pietro denominato ì più volte veduto aveva pofarfi fopra_» 
la di Lui Tefta una candida Colomba ; da che ne rilevò cerco prefagio di 
fua Santità , e ravvisò che lo fteflò Spirito Santo in quella figura al Santo 
Pontefice i Cuoi voleri ispirava . Il che comunicato da detto Difcepolo 

agii 



TOMO PRIMO. 187 

agli Avverfarj implacabili di Gregorio, che non tracciavano occafione-» 
e ne' fuoi Scritti,, e nelle fue Operazioni di fieramente attaccarlo ; e ve- 
dendo che alle fue parole non predavano fede, Loro dine : Dal mancar 
che vedrete di quella mia Vita , argomentate * fé il falfo vi rappre- 
fenti . Sapeva Pietro che rivelando il fegreto , doveva morire , ed ìiuj 
fatti di lì a pochi momenti , forprefo da un accidente , fpirò . Se atterriti 
per ciò rellaffero i Nemici di Gregorio non è difficile l' immaginarfela ; 
e Quelli fteflì che fino allora lo avevano avuto e in difprezzo ed iiu_* 
odio , furono i primi a decantarlo degno di ogni venerazione e ripieno ài 
Santità . Marni, lib. 6. 

FATTO STORICO PROFANO. 

DIfcorreva Romolo predo la Palude di Capri al fuo Efercito , che in- 
tento Io flava ad afcoltare . In queito mentre forfè improvvifa tent- 
pefta , fi udirono terribili tuoni , ed una folta nebbia tolfe dagli occhi de* 
Soldati il loro Re , che non fu più veduto . Allo fpaventofo Turbine fegul 
tofto sì chiaro e rifplendente giorno , che i Romani prefero da ciò otti- 
mo Augurio , tanto pia che da* Senatori fu loro detto eflere Romolo in 
denfa Nube al Cielo afeefo , e collocato tra' Dei . Si confermò nell' animo 
de' Soldati un così fatto avvito , allorché un certo Giulio Proculo » Uomo 
tra Loro di grande autorità , atteri di aver veduto Romolo ripieno di Mae- 
ftà, e di Celefle Splendore, e che ad Elfo aveva così parlato. Va. a' miei 
Soldati , e dì Loro , che i Dei vogliono , che k mia Roma fia Capo del 
Mondo. Tìt. Liv. lib. 1. . 

FATTO FAVOLOSO. 

MEntre Menelao Re di Sparta col fuo Fratello Agamennone , e con_3 
poderofo Efercito verfo Troja s' incamminava a racquietare la rapi- 
ta Conforte , trattenuto da improvvifa calma fu coftretto a fermarli nel 
Porto di Aulide , quivi fece fare folenne Sacrifizio a Giove , e mentre in- 
tenti tutti ftavano a pregare Iddio per lo buon efito del loro viaggio , apparve 
un Serpente di grande eftenfione , che circondato un Platano , alzò verib 
la cima la fpaventofa Telia , e divorò otto Augellìni che nel loro nido fi 
ftavano . La Madre di quelli fvolazzava intorno il crudele Serpente , che 
aftutamente I' attefe , e prefe il giufto punto , onde far fuo palio ancor 
Etta . Stupivano i Greci dell' accaduto , ma I 1 Arufpice Calcante a Loro 
volto ditte , che prendeffero in buon augurio ciò che avevano veduto ; 
giacché i nove Animali divorati indicavano che alfine dei nove anni Troja 
farebbe caduta in loro potere . Maggiormente fi confermò la fperanza , nel 
mirare dopo quello il Serpe cangiato in marmo . Verificoffi V augurio . 
Vinfero i Greci ; cadde Troja nel decimo anno dell' attedio . Owid. Me* 
tant. lib. 12. 

A a _2 AUGU- 



m ICONOLOGIA 

AUGURIO CATTIVO. 

Secondo la medefima opinione . 

UOmo vecchio , veftito del color che hanno le foglie, quando l'albe- 
ro da fegno di feccarfi . In mano terrà una Muitella , e per 1' aria 
dalla finiltra banda vi farà una Cornacchia . 

Il color del veftito dimoftra , che il cattivo Augurio fi ftima , che_» 
Venga per la vicinanza di qualche fopraftante , come le foglie degli arbo- 
ri i che perdono il colore , quando il tronco perde la virtù . 
Della Muftella , difle 1* Alciato . 

SZuicquid agis , Muflela tibi fi occurat , omitte : 
Signa mala heec fortis beflia prava gerit . 
Il medefirao lignifica la Cornacchia , però difle Virgilio nella Bucolica . 

Siepe finifira cava prxdixit ab ìlice Cornix . 
Si potria ancora porre in luogo di quella il Barbagianni * il quale fecon- 
do Ovvìdio è Uccello apportatore in ogni luogo di triitiflìmo Augurio . 

FATTO STORICO SAGRO. 

REgnava Ocn7.i1 Figlio del perfido Acab fopra Tsra elio , allorché Egli 
cadde da' Cancelli del fuo Cenacolo, che aveva in Samaria, e gra- 
vemente infermo/fi . Mandò Nunzi perciò a confultare Beelzebub Dio d* 
Accaron , fé viiTuto farebbe o nò . In quello medefìmo tempo P Ange- 
Io del Signore parlò ad Elia , e gli comandò , che andando incontro agli 
Spediti da Ocozia , Loro dicefTe , che il Re ricorrer doveva al Dio d* 
Ifrael , e non a Beelzebub , e che fé al vero Dio ricorfo non fotte , non 
farebbe forto vivo dal Letto , in cui giaceva . Efeguì il comando Elia ; tor- 
narono indietro ì Nunzi , lignificarono il trillo Augurio ad Ocozia ; il qua- 
le immediatamente fpedì , per avere nelle fue mani Elia, un Comandante con 
cinquanta Guerrieri . Quelli rinvennero 1' Uomo di Dio , che fopra le cime 
di un Monte fi ftava ; il Principe gli fpiegò la volontà del fuo Signore * 
e gli diflfe : Uomo di Dio , feendi dal Monte e vieni al Re . Elia allora : 
fé Io fono Uomo di Dio , feenda dal Cielo il fuoco , che Te confumi ed 
i tuoi . Appena dilfe , che improvvifo celelle fuoco circondò gP infelici e 
li confunfe . Non vedendo ritornare alcuno Ocozia , fpedì altro Capitano con 
altri cinquanta Soldati : ed a quelli avvenne la llefla mifera forte de' primi . 
Mandò ancora Ocozia il terzo Principe con il feguito di altri cinquanta Ar- 
mati ; Giunti al luogo dove era Elia , il Principe fi gettò a' fuoi pie- 
di , applicandolo ad aver pietà di Lui , giacché vedeva che il fuoco av^va 
confumato i fuoi feguaci . L' Angelo del Signore parlò ad Elia , e gli dif- 
fe che andate con elfo al Re . Ubbidì Elia , fi portò al Re d' Ifrael » e 
gli annunciò che dal letto non fi farebbe alzato, perchè aveva mandato a 
confultare il Dio di Accaron , come fé in Ifraelo non vi folfe il vero Dio . 
Verificofli P Augurio j mori di li a non molto Ocozia . 

FATTO 



TOMO PRIMO. ìq 

FATTO STORICO PROFANO. 

FUrono già i Romani Gente di ridicola fuperflizione ripiena » e quando 
veniva qualche mal Augurio, o qualche prodigio grande , come nel 
Cielo Stelle nuove ,. o d' inufitata grandezza , neh" aere vapori accefi , a 
fulmini che percotetfero i Tempj , Parti iìravaganti di Animali ec. dubitan- 
docene non rbffero prognoitici di qualche grave danno alla Repubblica, fecon- 
docchè da quei lor Sacerdoti ne era dato avvertimento , dopo di aver pla- 
cato coi Sacrifìci 1' ira degli Dei , folevano fare i Lettiilerni , facendo {ten- 
dere e apparecchiare dei Letti ne' Tempi , fopra dei quali erano polle le 
Statue degli Dei, e in mezzo, di quelli , delicate - vivande, le quali erano 
divorate da fette Sacerdoti deputati a quelle Solennità, detti perciò Epulo- 
ni ; e così credevano riparare ai mali imminenti Auguri . T. Livio . 

FATTO FAVOLOSO. 

AScalafo Figlio del Fiume Acheronte , e di Ofne Ninfa delle Acque 
Stigie palesò a Cerere che Proferpina aveva mangiati fette grani di 
una melagrana nell' Inferno , onde le tolfe fperanza di riavere Proferpina 
fua Figlia , che colà era la andata a cercare , perchè Giove aveva promeffo 
di farglela redimire a patto che non a veife, mangiato cofa alcuna. Sifde- 
gnò tanto la Dea per queìl' avvifo datole da Afcalafo, che fpru zzandogli il 
Vifo coli' acqua del Fiume Fiegetonte , lo cangiò in un Gufo animale-» 
notturno, che ovunque fi fa Centi re» non Riprende per niente favorevole 
Augurio . Ovvid. Metani, lib, 5. 



A II G U RI O. 

Inètta Medaglia di ^Adriano » fecóndo t Gentili . 

UOmo in piedi, che rifguardi un Uccello , che vola pei* aria, e coti_* 
una mano tiene il Lituo auguriale , il quale era una verga incurvata, 
della quale, cosi dice Gelilo al cap. 8. del lib. 5. Lituus eji virgo, brevis* 
in parte qua robajlior eli incunvits , qua ^Augttres utimtnr , 

E con elfo gli Auguri fedenti designavano, i, tempi agli Uccelli , di cui 
Cicerone fa menzione nel lib. 1. de' Divlnatione ; ghiid lituus i/le vejìer , qnod 
elarijfìmum eji infìgne auguratits , unde <vobis eji tradititi , riempe eh Bgmulus re- 
giones direxit , tum cum Vrbem condidit , &c . 

L' Uccello che vola per aria di notte , come gli Auguri , e 1' offizio 
dell' augurato appreso i Romani riceverno i nomi dai gelti degli Uccelli, 
conciofiacofacchè dal canto e gefti , nel volar loro offervati , ora in quella 
e ora in quel!' altra parte , da Coloro che erano deputati a cotal Sacerdo- 
zio , erano foliti d' indovinare. » cioè quelli > che fi preparavano ad alcuna 

cofa 



rpo ICONOLOGIA 

cofa pubblica » o di partire fuori della Città » ovvero che voleffero efèr- 
citare bene e drittamente alcun Magistrato» al quale eiTi erano deputati. 

AURORA. 



Di Cefare tijpx . 

UNA Fanciulla alata » di color incarnato , con un manto giallo indotto . 
Avrà in mano una Lucerna fatta all' antica accefa . Starà a federe-» 
fopra il Pegafo Cavallo alato » perchè da Omero in più luoghi ella è 
chiamata ( npow77è7rXos ) che vuol dire velata di giallo » e Cccome nota 
Euftazio Commentatore di Omero nel 2. lib. dell' Odiffea » e Virgilio nei 
fuoi Epigrami dice . 

Oceamnt croceo velamine fttlgens liquit . 
Ed Ovvidio nel 3. lib. de arte amandi nota il color incarnato dicendo » 

1<{ec Cephalus rofex prxda pudenda. Dea . 
E il medefimo Euftazio nel luogo fopraddetto dice , che Ella va in fui 
Cavallo Pegafo per la velocità , e perchè 1' Aurora è molto amica de' 
Poeti » e delta gli fpiriti a' capricj ingegnofi e piacevoli . 

^Aurora . 

Glovanetta alata per la velocità del fuo moto » che tolto fparifce . Di 
color incarnato ( a") con manto giallo . Nel braccio llniltro un ceitello 
pieno di varj fiori , e nella fteffa mano tiene una Fiaccoletta accefa » e col- 
la deftra iparge fiori. 

AUTO- 




( a ) Si dipinge di colore incarnato , perchè V Aurora altro non è che il 
primo roffeggiare , che fanno i raggi del Sole in Oriente , quando cominciano 
a fpuntare nel nofiro Emifpero . 



TOMO P R I M 0. 
AUTORITÀ», O POTESTÀ». 
pi Cefare Bjp*» 



191 




'^Ét^ 



UNa Matrona », che fedendo (òpra una nobil Sedia » Ha veftita di abito 
ricco e fontuofo % fregiato* tutto di varie gioje di grande ftima . Col- 
la delira mano alzata tenga due Chiavi ; elevate . Golia, finiftra uno Scettro, 
e da una banda vi fieno Libri ,• e dall' altra: diverfe Armi ► 

Si rapprefenta Matrona 5 perchè 1' età matura, ha in fé propriamente-» 
Autorità», onde Cicerone net Libro- de Seneflute, dice : *Apexantem Sene- 
lìutis ejb ^iutìoritas ,. e poco dopo foggiunge s HaBet Senetltts bonorata. pmfer- 
tira tantum ^ìuttoritdtem ,. ut ea pltiris fit » quam omnes voluptates 9 e ciò prin- 
cipalmente per la prudenza e molto fapere , che m efla. fi ritrova » di- 
cendo la. Sagra Scrittura in Giob. al cap. 12* la ^ntiquis cft fapientia s & 
in multo tempore prudentia ,• onde avviene che r %A& parendjtm Jwvenes , ad 
\mperandnm Senes j'unt accomodati ■, come dice Plut. in Pol- 
si dipinge fedendo » perchè il federe- è proprio de* Principi * e Magi' 
Arati , per il quali atto< fi. inoltra Autorità , ed infieme Quiete e Tranquil- 
lità di animo » perciocché le cofe 5 che ricercano 1 gravità » non fi devono 
trattare » fé none con matura feflione ; cosi avviene ne* Giudici » i quali 
avendo Podeftà ed Autorità di decidere » alfolvere s e condannare » ciò 



non 



igi . ICONOLOGIA 

non poffòno legìttimamente efeguire per fentenza , fé non fiedono » come 
dice la Legge 2. §. in honorum ff. quis ordo in bon. pojf. ferv. 

Si vefte di abito pompofo e rifplendente , perche tale è Chi ha Pode- 
flà fopra gli altri nel cofpetto degli Uomini , oltre che le vefti e pietre 
preziofe per fé dimoftrano Autorità, e Onore in Chi le porta. 

Le Chiavi denotano 1' Autorità e Podeflà fpirituale , come beniifimo 
lo dimoflra Criflo Noflro Signore , e Redentore , quando per mezzo d' effe 
diede quella fuprema Autorità a S. Pietro , dicendo : Et tibi àabo Claves 
Regni Calorum , & quodcumque ligaveris fuper Terram » erit ligatum & in* 
Collis , & quodcumque foheris fuper Terram , erit folutum & in Calis . Matth. 
cap. 1 6. 

Tiene dette Chiavi nella delira , perchè là Podeflà fpirituale è la prin- 
cipale e più nobile di tutte le altre , quanto è più nobile 1' Anima del 
Corpo , e non è alcuno , che non fia Suddito a quella del Sommo Pontefice 
Vicario di Criflo in Terra , il quale : Dicitur habere plenitudinem Toteflatis , 
fecondo il Canone al cap. ^ui fé feit 2. q. 6. 

Tiene alzata la delira colle Chiavi elevate al Cielo , per dimoflrare che : 
Omnìs poteflas a Deo e[ì . fecondo 1' AppoftoIoS. Paolo a' Romani al cap. 13. 
Però gli ammonifee , che : Omnis minima potefiatibus fublimioribus fubdita ftt . 

Lo Scettro nella finirtra , moftra 1' Autorità e Podeflà temporale , co- 
me per feflefla e cofa nota a tutti ; ed i Libri , e 1' Armi , che le fono 
dalle parti ( per far quella Immagine più univerfale ) 1' un lignificato di- 
moflra l'Autorità delle Scritture e de' Dottori; e l'altro delle Armi, le 
quali fi pongono alla finiitra , pel detto di Cicerone : Cedant *4rma Togx, 




AZIONE 



TOMO PRIMO, 

AZIONE VI R T S A» 

Di Cefare %pa t 



*S>2 




UOnio di età virile , dì. belli/fimo afpetto , e che le parti tutte del cor- 
po fìano corrifoondenti ad una proporzionata bellezza. Avrà circon- 
dato il capo da chiari e rifplendenti Raggi limili a quelli di Apollo , co- 
me anco da una Ghirlanda di Amaranto . Sarà armato ì e fopra all' armatu- 
ra porterà il Manto detto Paludamento, che fia d' oro . Colla delira ma- 
ne terrà un' Afta fotta , e il rimanente di effa dalla parte del ferro » fi 
vedrà nella tefta di un bruttiflimo e fpaventevole Serpente , che fia in_j 
terra morto i e colla finillra con belliffima grazia tenga un libro» efotto a unr 
de' piedi, al quale parerà all' accorto Pittore, terrà una tefta di morto. 
Molte fono le azioni umane ; ma io intendo di rapprefentare la virtuofa , 
e particolarmente quella delle lettere, e delle armi, le quali, e 1' una 
e l'altra rendono 1' Uomo famofo ed immortale . 

Si rapprefenta di età virile, perciocché tra 1' altre età effendo quella 
in fomma perfezione ( come narra Arili, lib. z. Rettor. ) facilmente con* 
efla lì viene alia vera cognizione e operazione della Virtù . 

11 bellilfimo afpetto corrifpondente a tutte le parti del corpo con pro- 
porzionata bellezza , ne dimoftra che' la giocondità che appare nell' afpetto 
dell'Uomo, bello, ila indizio ideila beltà Umile si quella che li vede dì 

S b fuori; 



ip4 ICONOLOGIA 

fuori ; Gratior ejì pulcino veniens e corpore virtus , dice Virgilio nel J. dell* 
Eneide , ed Arili, nel r. dell* Etica . Exteriora indicant Interiora • onde ne- 
celTarìamente ne fegue , che anco le azioni fiano belle e virtuofe . I chi- 
ari e rifplendenti Raggi , che gli circondano il capo , ne denotano , che 
ficcome il Sole rifplende in tutte le parti , ov' egli gira , cosi I* Azion 
virtuofa fa che 1' Uomo fìa chiaro e rifplendente » ove la fama fua vola 
colla fonora tromba, fed f amarri extendere fatìis » hoc virtutis opus » dice Virg. 
nel decimo dell' Eneide . 

Glifi cinge il capo colla Ghirlanda d' Amaranto (a) j perciocché que- 
llo fiore non perde mai il fuo vivido e nativo colore , e colto fi confer- 
va e non infracidifce mai , anzi quantunque fecco , bagnato con acqua ri- 
viene nel fuo primiero flato » e fé ne fa Ghirlanda nell' Inverno . Plinio 
lib. 21. cap. 8. Simile è la natura dell'Uomo virtuofo , perciocché non_.j 
folo non degenera dalle belliflìme qualità iue , ma feparata 1' anima dal corpo , 
le fue chiariflìme azioni reltano e fi confervano a perpetua memoria , 
con quella fuprema bellezza e gloriofo nome» che fia potàbile maggiore. 

Si rapprefenta armato i e colla delira mano tenga I' Alla rotta , nel- 
la guifa che abbiamo detto , per denotare che il Virtuofo colle azioni 
fue è fempre contrario, e combatte continuamente con il vizio fuo per- 
petuo inimico , che per tal fegno dimoflriamo lo fpaventevole Serpente 
morto , e paifato dall'^Aila ; e però con tal dimoflrazione , facciamo chia- 
ro che non balla alla ; ' perfezione della Virtù il volere , fé non fi inette in 
efecuzione , onde Cicerone i. de off. Hominis virtù* in aftione conjtflit » e 
Seneca de Ven. Virtus mori recipìt fòrdidum amatorem . 

II Manto detto Paludamento ( b ) d' oro lignifica , che I' Azione virtuofa 
è difficile da operarli per Chi vì vt ad " c ~ A * -*■*-**£*•*- > <- «• ivi/Une meccaniche . 

Tiene colia iiniflra mano con belliffima grazia il Libro, effendocchè l'efer- 
gìzìo si delle lettere, come delle armi, per edere e l'uno e I* altro princt- 
pai di tutti , fa 1* Uomo illuflre e famofo . Onde il Petrarca nel Sonetto 84. 

il noflro (Indio è quello 

Che ft per gli Vomim immortali, 

E nel Capitolo terzo della Fama . 

Che s' acquijla ben pregio altro che d' arme . 

Tiene fotto il piede la Tefta di morto per dimoflrare» che V Azion 
virtuofa fempre vive , e mentre dureranno ì fecoli e le fcritture vivrà eter- 
namente : onde Plauto SOLA VIRTUS EXPERS- SEPULCHRI . 

BALLO 

^— ^ I ' ■— ^^w^.^-^^' ■ I I I I I 1 I 1 I j I I I ■ 

( a } L' Amaranto viene altrimenti detto Fior di Velluto , ed anche Fio? 
di Grana, produce le fronda uguali al Bau* lieo Maggiore , i Fiori /piegati, e 
di adentiffimo color Cremefino . 

£ b ) Paludamento era una fopravefte da Guerra , propria (_ come hanno creduto 
alcuni ) degl 1 Imperatori , de' Confoli, e di altri Capitani e Generali di Eferciti . E' 
cofa per altro cetra , che il Paludamento fi trova anche ufato non folo da* Soldati 
privati , ma da' Littori , e dalle Donne . Fello dice che tutti gli ornamenti militari 
fono interi fotto qtiefto nome di Paludamento; e così vien dichiarato da Varone j 
che Paludamenti fiano Ornamenti militari . 



TOMO P R / MO . 

B A L L O. 

Dell' Jhate Ce fare Orlandi. . 



ipf 





Io vane dì volto allegro » « rubicondo . Sari coronato di 
Mirto . Avrà intorno Suonatori di varj Iftromenti Mu- 
ficali, e fi dipingerà in atteggiamento" di muover con..* 
leggiadria i piedi , e di inoltrare graziofamente collsu» 
finiftra mano un mazzo di Gigli * legato con un fottilif- 
lìmo laccio . Abbia appretto una Tortora . 

Confitte il Ballo» jo Danza» in un leggiadro e artinV 
ciofo movimento del Corpo» e paflì con ordine tempe- 
rati al fuono d J Iftromenti Muficali . 

I Greci 1' ebbero molto in pregio » come dicono Tommafo Garzoni 
nella fua Piazza Univerfale Difc. 45 , e Goffredo Linocerio nel fuo Li- 
bretto della Mitologia delle Mufe eap. 6. de Tberfic. » e lanciarono fcritt© 
aver fortita la (uà origine colla creazione del Mondo » dagli andamenti delle 
Stelle e de' Pianeti » cioè dal Loro andare e ritornare con mirabil or-* 
dine a* medefimi luoghi » quafi iutreceiaflero carole all' armonia delle cele-» 
ili . Traile Mufe Terficore è riguardata come preeletta alla fopraintendenzi 
del Ballo . Da alcuni fi vuole che i primi Inventori del Ballo fiano ftati 
ì Satiri, ed altri ne attribuirono il ritrovamento a Bacco > e dicono che 

B b 2 con 



W ICONOLOGÌA 

con queft 1 Arte riportafle vittoria degl* Indi , e de' LIdJ Popoli bellicofiP 
limi . In quanta ftima appretto gli Antichi il Ballo fotte » bafti il confiderare 
che in Delo cofa fagra e folenne non fi celebrava , che intervenir non_» 
vi dovettero i Danzatori . I Coribanti in Frigia lo avevano per rito di 
Religione . I Cureti in Creta per mezzo de' Salti onoravano la Madre-» 
degli Dei . Ne' Sagrifizj fi tifava dagli Etiopi , EgizJ , e Sciti ; ed i Brac- 
mani Sacerdoti dell' India nella cerimonia di adorare il Sole , in faccia a__» 
quello dalla mattina alla fera s' impiegavano faltando . In Teflaglia era in 
tanta riputazione il Ballo» che i Capi e Prefidenti del Popolo erano ono- 
rati col nome di Saltatori . Ed il gran Filofofo Socrate , quello che dall' 
Oracolo di Apolline fu dichiarato il più favio di tutti gli Uomini, tuttoc- 
che di avanzata Età fi fotte , non giudicò a fé fconvenevole il prender le- 
zione di Ballo , e fecondo Senofonte Egli annoverò la Danza fra le gravi 
difcipline . Platone nel fecondo delle Leggi chiama la Danza piacevole , 
gioconda , e dono degli Dei ; e nomina Perfona inerudita Colui , che co- 
gnizione non abbia né intelligenza di Etta . 

Si figura Giovane il Ballo allegro , e rubicondo , per etter tale EfercI- 
zio proprio de' Giovani , e per etter la Gioventù Età inclinata all' allegrez- 
za j ed al moto , flante il fervore del fangue , che pare faccia forza alle_> 
vene ; ed ettendo il moto caufa del calore , quello le trafparifce nel vol- 
to « unitamente col piacere , che neli' animo prova . Ed è Età che più 
dell' altre ci fofpinge a feguire ciò che è di maggiore allettamento a' fenfi : 
Senfibus veluti navi utìmur . D. Aug. lib. i . Soliloq. cap. 4. Pur troppo non 
fotte così 1 Pur troppo non fi abbandonaffe in balìa delle, in apparenza lu- 
finghevoli e chete , ma in effetto oh come fallaci , oh come terribili onde 
de' piaceri , la Nave de' fenfi noflri! Incauti Nocchieri , febben noto ci fia, 
che il Porto , dove ridur fi deve quella noftra Nave , è in feno al Sommo 
Bene, che ce 1' affidò, lafciandola nulladimeno trafportare a feconda de' 
contrari venti, tardi ci accorgeremo dove andrà a romperli ed affondare. 
Siano pertanto ben avveduti i Giovani , che non abborrifcono fimiie , dirò 
ancora, non condannabile , Polizia del viver civile , di non lafciarfi ièdur- 
re ; e che 1' ufo di un innocente piacere a Loro non apporti delle confe- 
guenze funefle . Non fono Io così fevero , che affatto condanni 1' ufo del 
Ballò. Vi è tempus faltandi Eccl. 3.; ma 1' abufo che fé ne fa, ò, quello 
che detefio . Retto ben perfuafo, che come fono da feguirfi gli Studj delle 
gravi Scienze indirizzati a coltivare e ad ornare lo Spirito , nella flettalo 
guifa trafcurar non fi debbono quegli EfercizJ , che atti fono a formare , 
e ben regolare il Corpo : Confetto che la Danza conferifce a maraviglia^ 
a dare un' aria difinvolta e naturale , ad ifpirare una .certa tal qual de- 
cenza e politezza elleriore defiderabile , e direi- quali necefiaria , nel com- 
merzio della Vita : Conofco quanto bifogni all' Uomo il follievo : Hequies* 
& Lttdus in Vita necejfaria . Arili. Eth. 4. Ma pur troppo fi fa convertirci 
1* uf> del Ballo , che farebbe in fé un piacere non reo , in un abbandona- 
melo ad una molle rilattatezza , e fi fa divenire Miniftro di non innocenti 
prattiche e di prave intenzioni 1 Le Donne in particolare non prendono il 

Ballo 



TOMO P R IMO. 19? 

Ballo pef alleggerimento delle domeftiche cure , ma piuttofto per foddì- 
sfazione di loro vane voglie, e allo meno per l'ambizione di fare acquifti 
colla loro leggiadria e venuftà . Avvertino però di non meritarfi , che 
Loro fi dica, ciò che ofTervò Saluftio In bello Catti, parlando di Sempronia, 
Dama di nafeita , e del Canto e del Ballo più del dovere feguace : Vfal- 
lere , & [altare elegantìus , quam necefiè efi proba , Leggano « e riflettano al 
ricordo del Poeta Teocrito . 

Vos vero , Capella , nolite [altare , 
7^e forte in Vos Hircus incurrat . 

Del fòverchio feguire limili diletti» Tentano ciò che ne dice Ovvidio 
nel fecondo de' Rimedi di Amore . 

Enervant animos Cìtbanz-, Cantufque , Lìrxque 
Et vox , & numeris braehìa mota fitis . 

La Corona di Mirto che porta in Teila denota il piacere che fi efpe- 
rimenta nel Ballo , ed è proprio ancora a lignificare , che nelle Danze per 
loppiù fignoreggia la rilafciatezza e la lafcivia , della quale è figura Vene- 
re , a Cui è confecrato il Mirto ; e la ragione che ne adduce Pierio Va- 
leriano lib. 50, fi è , che effendo queu? arbofcello di tutti il più delicato 
e vago * vederfi, si per il perpetuo fuo verdeggiare , come ancora perla 
figura delle frondi , e per la fragranza dell' odore , che tramanda , a Vene- 
e, come Dea dèlie altre più delicata e bella, veniva propriamente confacrato . 
Telope per avere eretta a Venere una Statua di pullulante Mirto , fi acqui- 
no la grazia di quella Dea, e col fuo favore avendo nel corfo vinta Ippo- 
damia ottenne di quella le bramate nozze . Nicandro nel fuo uileffifarmaco 
vuole che Venere nel famofo Giudizio di Paride fofle coronata di Mir- 
to , e che perciò quella Pianta fia eilremamente odiata da Giunone , e da 
Pallade . 

Per li Suonatori che gli Hanno d' intorno fi fpiega , che a feconda , ed a 
tempo de' Muficali lilromenti l 1 arte vuole obligato il Ballo , e che fenza 
quelli di verun pregio farebbe la Danza , ed anzi ridicola e caricata fa- 
rebbe la Pcrfona , che 1' efercitafle . 

Move con leggiadria i Piedi, per efler quello il fondamento dell' Arte, 
che confille in un ordinata regola di géfti e movimenti del Corpo . 

Moftra di avere nella finiltra mano un mazzo di Gigli legato con un fot- 
tililfimo Laccio, per denotare nel Giglio , Simbolo della Pudicizia , quanto al- 
la confervazione di quella aver fi debba 1' occhio in confimili Felle di ilre- 
pito, ed in qual periglio fi trovi , fpiegato nel Laccio , efprimente 1' In- 
ganno occulto • Oh quante volte accade che col folo penfiero di follevare 
1' oppreOfo fpiritojfiva a limili giocondi ridotti , e lo ileflfo Ipirito ne ri- 
mane anzicchè alleggerito , più mefehinamente affannato , ed immerfo in 
in nuove vergognofiffime cure ! La troppo favorevole occafione di mirare. 
un bel voltò , un artificiofo fguardo , un leggiadro portamento di vita , 
e la facilità di guftarè il piacere , che al cuore tramanda [ per lo più però 
avvelenato ] la morbidezza di una bianca mano , più di un Ercole riduce 
-avvilito appre-ffo la. -fua Jole . ... » . 

Si pone 



ipf ICONOLOGIA 

Si pone pòi il Giglio nella mano finifira , perchè ficcome , fecondo gli 
antichi Oflérvatori , la mano delira è fegno «li bene , e la finifira di male, 
Onde fi legge nella Divina Scrittura : Cor Sapientis in iextera ejits , & cor 
fluiti in fini/Ira illius . Ecct. io. Cosi intendo mollrare che il Ballo in fé è 
cofa indifferente» ma che 1' Uomo, il quale fi Iafcia trafportare dal fenfo » 
ciocché effer potrebbe non colpevole , il f» tale divenire . Eflendo fia- 
to oppofto a Teodoro Ateniefe , Uomo dottiffimo, non efler ufcito dalle 
fue lezioni alcuno Scolaro degno di Lui , argutamente rifpofe : ciò accadere 
perchè i fuoi Scolari colia mano finitfra ricevevano ciocché Egli col- 
la, deftra Loro porgeva. 

Della Tortora cosi Pierio Valeriano nel lib. 22. de' fuoi Geroglifici , 
fecondo la traduzione del P. Figliuccio „ Io trovo che appreffo quel Fi- 
„ lippo, il quale lafciò fcritti alcuni argomenti, e concetti in Greco, che 
« 1* Uomo Ballerino , e dato al fuonare le piffere « è per la Tortora fi- 
„ gnificato , e non altra cofa . Imperocché fi è ritrovato che Ella maravi- 
» gliofamente fi diletta del fuono delle Piffere» e Cornaniufe , delle quali 
sì fentendo il concento , dicono che fa certi movimenti incompotti » « va 
» immitando quelli che ballano . E che ancora per quel canto fi alletta , 
n e fi tira nei lacci e nelle infidie « e così fi prende . » 

FATTO STORICO SAGRO. 

NEL ritorno che fece David coli' Arca del Signore alla Città di Sion- 
ne , tutto feftofo e lieto , tra giubili del Popolo Iiraelitico , e tra 
più ftrepitofi fuoni , non cefsò mai di ballare innanzi la flefs' Arca in ono- 
re di Dio » Giunto aHa Città , ne fu da Michel Figlia di Saul ingiuftamen- 
te riconvenuto , effondo troppo ragionevole la cagione , che lo voleva fo- 
prammodo allegro e fefteyole , allorché fi trattava di onorare il Dio degli 
Eferciti, il quale la fincerità del cuore di David fomnumente gradi, t-» 
Michol ne fu da Lui punita , non avendo dappoi generato più Figliuoli . 
2. de i^e cap. 6. 

FATTO STORICO PROFANO. 

I Salii in Roma erano Sacerdoti di Marte , così detti dal faltare nel por- 
tare gli Ancili . L' Ancile era uno Scudo di Metallo tenuto dai 
Romani in gran venerazione , perchè dicevano eifer caduto dal Cielo al 
tempo del Re Numa con una voce fentìta in quell' iiknte , che promette- 
va 1' Imperio del Mondo a quella Città , che lo tenefse e confervaffe . 
Onde i Romani per gelosìa che non foffe rubbato » ne fecero fare undici 
altri nella medefima forma tanto fimili , che non fi riconofeeflero dal ve- 
ro , meftolati col quale li tenevano nel Tempio di Marte , fotto la cufto- 
dia prima di dodici • poi di ventiquattro Sacerdoti eletti dalla prima No- 
biltà , e fomcnamente fiimati , detti Salii . Qiiefti nel Mefe di Marzo vefti- 
ti di Tonaca dipinta , con corfaletti , portavano per la Città detti Scudi , 

e ballan- 



TOMO P R I M Q. 199 

e ballando, e percotendofi con certi coltellini fatti appofta per fimile ef- 
fetto, cantavano una Canzone , al fine della quale veniva nominato e re- 
plicato il nome del Fabbro Mamurio , che li aveva cosi maeftrevolmente 
lavorati , per confervare a' Pofteri la fua memoria , in ricompenfa dell' ope- 
ra ; e dopo Lui Giano , e tutti gli altri Dei , e Dee principali , eccetto 
Venere , della quale non era lecito far menzione . Vollero poi gì' Impe- 
radori che vi fi aggiungere ancora il nome Loro . In quei giorni , che gli 
Ancili erano portati attorno , fi facevano continue felle e conviti folenni 
per tutta la Città » chiamati Cene Saliari . Fejio. Dionìfìo vdlicarnajjea lib. 3. 
1. Zivio lib. j. 

FATTO FAVOLOSO. 

NEI Bofchi di Tefsaglia fopraftava agli altri Alberi in lòrprendente ma- 
niera, un' annofa Quercia fagra a Cerere , ed in quella Quercia era_a 
racchiufo lo Spirito di una Ninfa, alla Dea delle Biade al fomrao cara. 
Le Dfiadi perciò , a cagione di onorare e il Nume e la Ninfa , 1' avevano 
cinta di diverfe corone , e per fare e ali* uno e all' altra cofa la più 
grata , circondavano unite I' Albore , intorno a quello leggiadramente bal- 
lando . Fu quella la Quercia , che Erifittone di propria mano volle atter- 
rata ; per il che ne fu fé veramente punito con un' infaziabile fame . Ov- 
via. Metani, lib. 8. 




BATTE^ 



100 



fCO N LO G I A 

B A T T E S I M O . 

Del T. F. Vincenzio Ricci M. 0. 




UOmo veftito dì verde , tutto pieno di Gemme . _ JTerrà in mano un_» 
Vafo di Oro » con che veri! acqua dentro un Bacino . Starà in piedi 
fopra una Pietra » o Baie . Sia avanti ad Elfo una Porta » fopra la quale_* 
è una Corona » e da una parte un ramo d' Iflbpo . 

Il Battefìmo è un lavamento citeriore del Corpo * fatto fbtto la forniti 
delle parole preferitte . Così dice il Maeltro delle Senten. Li/I. j. 

Il Battefimo , dicono Damafceno lib. 4. cap 1 . , e il Dottore Angelico Sent. 
Difl. 4. q. 1 . art. 1 . » e quello pel quale riceviamo le primizie dello Spi- 
rito 1 e principio dell'altra Vita» acciò ila a eoi regenerazione» fuggello » 
cuftodia » ed illuminazione . 

Fu figurato quello Divin Sagramento » per quelle acque vagheggiate da 
Ezecchiele 47. » che ufeivano di fotto la Porta in verfo '1 nafeentc Sole » 
eh* ombreggiava la Porta dell' Oriente del Paradifo : Et converti me ad por- 
tata Domus , & ecce aqux egrediebantur fuper limen Domus ad Orientem . 
Né fia poflibile falvarlì niuno , fé non farà lavato in quelle acque benedet- 
te del Battefimo , ove fi riceve la Fede » e vi s'infonde la Grazia, e la>j 
Carità j divifando cosi il Salvatore : l^ifi quis renatus Juerit ex *Aqiut » & 
Spirita Sanilo » non potejì introire in Regmtm Dei, 

Tanto 



f M PRIMO. 201 

Tanto vale il Battemmo , dice il Gran Padre Agoftln© , De Vnie. Bapt. 
'& Hab. de Confejf. Difl. 4. cum tantum dato per un Uomo di poco valore , 
quanto per un' Apposolo , non effendo né di quello , né di quefto , mij» 
di Crifto Salvatore . Fu battezzata , dice lo fleffo , ibidem la Carne di Cri- 
Ho , quaP era fenza colpa , per darne efempio d' immitazione ; quanto pili 
fi dee battezzare la carne di un Uomo morto pel peccato , per evitare^» 
P eterna pena ? 

Avete ricevuto > per Io Battefimo , dice Ambrogio de initiandis rudibusi 
i candidi veitimenti , acciò vi folfe d' indizio effere fpogliati de' mondani pia- 
ceri , e di peccati , e veltirvi le velli d' innocenza . Senza penitenza , dice 
lo fletto ftp. Epifl. ad fym. , fono i doni , e la vocazione di Dio , perchè- 
la Grazia non richiede nel Battefimo né gemito , né pianto , né altro, ma 
la fola Fede , e tutte le altre cofe dona graziofamente . 

Muore al Mondo, e nafee al Signore quello che riceve l'acqua del San- 
to Battefimo , ricevendo ad un' ora nuova 'Vita ; e cosi diciam© : 
Si mundo moritur Divino Fonte renafeens , 

Fitque novns Vitti , qui fepelitur aqtta : 
2\(o» funt fraudati Sacro Baptifmate Cbrifli i 

Fons quibus ipfa fui Sanguini* unda fitit . 
Et quidquid Sacri fert miflica forma Lavacri* 
Ù totum implevit gloria Martyrii . 

E* il Battefimo uno de' fette Sagramenti della Santa Madre Chiefa , e 
HI primo e necefiario alla alla fallite , iftifuito da Crifto Signor Noftro , quando 
Egli volle efifere battezzato da Giovanni , e battezzarlo ancora , fintiiìcan- 
do le acque del Giordano , infegnando a' Santi .A portoli di ufarlo , e pre- 
dicarlo ardentemente , quando Loro dille : Euntes ergo docete omnes Gentes* 
baptizantes eos in l^pmìne Tatris , &■ Filli , & Spiritus Sanili . Matth, 1 8. 
v. 19. Grandiflimi fono i doni, che riceve P Anima nel Battefimo: e pri- 
ma vien monda dalla macchia originale ; quindi tiene il Vafo di acqua , 
che verfa, in fegno che falfi per mezzo della lozione, e, del buttar l'acqua 
fui capo del Battezzato , alla maniera , che volle fi faceffe a Lui il Salva- 
tore da Giovanni . Sta veftito col ricco veftimento di color verde , ador- 
no di tante gemme , perchè da povera che è P Anima e malvenuta , per 
la macchia del peccato originale , fi, rende bella , adorna , e ricca di Vir- 
tù , riceve la Fede infufa , fignificata' per il verde della Speranza , e Carità, 
andando infieme quelle Virtù . II ramo dell' Ifsopo , che è erba valevole a 
levar le macchie a' veftimenti , facendo queft' effetto il Battefimo , che è 
la bafe di tutti gli altri Sagramenti , per riceverfi la Fede in Lui , bafe , 
fondamento , e foftanza di tutte le altre Virtù , per fondarli tutte in Lei , 
fenza la quale niuna fé ne riceve ; ed il Battefimo fi dice bafe , perchè : 
Baptifmus efl quafi bafìs totius Catholias difciplinx . La Porta , che il Battefi- 
mo comunemente da' Santi Padri chiamali Janua omnium Sacramentorum . 
La Corona , che vi è fopra , ombreggia il Regno de' Cieli , al quale non è 
potàbile entrare , fé non per quella Porta felice di si eccellente Sagramento. 

Ce J Alla 



xoì ICONOLOGIA 

Alla Scrittura Sagra . Il Battefimo fi rapprefenta in forma di Uomo ric- 
camente veftito » delle quali ricchezze parlò Salomone Pro 8: 21. Vt ditem di- 
ligente! me 1 ricevendoli la Carità . L'acqua, che butta col Boccale» perfe- 
gno, che mondale Anime dalle macchie» allegorizzando cosi Ezecchiele c.31. 
e 25. Et effttndam fiper vos aq'tam mundam » & muniabimini ab omnibus ingiù- 
nantentis ve/ìris <&c. Sta fopra la bafe , perchè è fondamento della Fede , che 
ivi fi fcrive » Efl autem Fides , fpcandarum fubflantia rerum » argumentum non 
apparentium . Hsb. n. 1. Ed un'Anima battezzata ha fondato i piedi su, 
quella bafe del Battefimo : Et enmt ubi compedes ejus in proteSlionem fortini- 
dinis » & bafes virtatis » & torqnes illins in [tofani gloria . Eccl. 6. 30. La__» 
Porta denota « eh' Egli è tale agli altri Sagramenti , e Virtù con Grato , 
che fi riceve nel Battefimo * ove tutti fi fanno fuoi figliuoli per ricevere 
la falute : Ego fum oflìum » fi quis introìerh per me fahabitur. Jo: io. 9. La 
Corona del Regno de' Cieli , che non può averfi altrimenti fenza quello * 
né per altra ltrada : nifi quis renatus fuerit , demo non potefl videre Bggmnu 
Dei Jo: 3. 3. 11 Ramo dell' Ifiopoper fine » erba che monda » favellandone 
allegoricamente Davidde Pfal. 50. 9. vijperges me tiyjopo , & mundabor » 
Uvabis me , & fnper nivem dealbabor . 




BEA- 



TOMOPRIMO. to% 

BEATITUDINI 

INSEGNATECI DA CRISTO SIGNOR, NOSTRO. 
Dì Cefare $Jpa, 

PRIMA BEATITUDINE. 

E* la Povertà di Spirito . 
Beati paupem Jpiritu . S. Matt. al £; 




SI fari, una Fanciulla di Abito corto » /tracciato » con la faccia alquanto 
curva , e che riguarda il Cielo » con quello motto : fygnum Calorum 
paupertate 'venale : parole di S. Agoitino . 

Si fa Fanciulla , come di Setto più dedito alla religione * e più alieno 
dall' altezza dell' animo , che non è quello degli Uomini , ed anco più in* 
cimato a dar fede alla dottrina della Virtù infegnataci da Noftro Signore, e 
poco creduta da quelli , che fidandoli nella Capienza mondana , non vo- 
gliono ammettere per Virtù quelle che non derivano in qualche modo, al- 
meno dalle quattro morali ( intefe e conofciute ancora da' Filofofi . ) E' pro- 
prietà femminile piegarli ancora alle cofe, che vengono dette da altri , e_> 

C e 2 che 



164 ICO NO LOGIA 

che portano feco V umiltà * e compatitone fenza molto apparato dì 
ili log ifrnj . 

Si fa in abito corto , per moftrare la poca pretensione nelle cofe del 

Mondo ; perchè la vette lunga , Tempre ha modrato dignità e fupremi- 

nenza agli altri, e perciò i Romani non volevano che i loro Cittadini vetìif- 

fero di lungo , fino a tantocchè qued' abito per l' età non potette far telHmonio 

della virilità dell'animo, e de' penfieri atti a reggere la Repubblica . E però 

con 1* abito corto fi viene a inoltrare » che i Poveri di fpirito tengono 

poco conto degli onori e delle grandezze mondane , le quali ben fpetfo 

atfaverfandofi al penfiero, come le velli lunghe iogliono intricarfi fra le 

gimbe , fono cagione che difficilmente fi può camminate dietro a Crillo * 

eiftndoci nice.fario edere fpeditiflìmi dalle cofe del Mondo , per feguire 

la via del Cielo. Si dice anche volgarmente, che f:mt honores onera; non 

altro che pelo fi fente dalle vedi , che arrivano (ino a terra , a Chi le porta . 

Il veltimento itracciato, e la faccia curvata, inoltrano 1' umiltà, che 

è propriamente il definito per la Povertà di fpirito , ed è grado più baX» 

di quello , che dimandano umanità e cortesìa i Morali . 

Rimira il Cielo per moftrare , che il premio di quella Virtù non fi 
afpetta fra gli Uomini , ma folo da Dio Creator Noftro , che ha le vie fùe 
( come dice il Profeta ) differenti dalle vie degli Uomini ; ed il gefto col 
motto fottoicritto di S. Agoitino lignifica quello fteflfo .. ( a ) 

BEATI- 




( a ) La Povertà di Spirito immaginata dal P. Ricci è la feguente . Donna di 
faccia pallida e magra , ma alleerà , fana , e gag iarda . Col vefiimemo Squarciato . 
Celi: ali agli omeri , e'I vrho verfo il Celo , da il dove le fi mcjlra una Corona ingem- 
mata . Heve in una vano un mazzetto di fiori , e nell' altra un pìccolo pane . Sta 
co' piedi [opra una Pietra quadrata , [otto i quali farà un Como di dovizia pieno di 
pcje e denari . Si dipinge di volto pallida e magra , per non efler altro la Po- 
rertà cne inarcamento delle cofe temporali , quali fi abbandonano volentieri per 
1' amor di Dio , dandoli alla Penitenza , attinenze e digiuni , dalle quali cole 
deriva la pallidezza , e magrezza del corpo . Sta allegra, perche moflra di effere 
tutta affidata alla Divina Provvidenza , e poffedendo la Divina Grazia poflìede 
ogni letizia , ogni pace , ogni tranquillità interiore . Le ali denotano la taciuta 
con ci.e fi ergono i Poveri di fpirito alle celefti confiderazioni , non avendo oc- 
cupamene temporali , né impedimento alcuno . Tiene il volto verfo il Cielo , in 
iegno cne i dilpregiatori del Mondo fono col corpo folo in Terra , ma col pen- 
fiero nelle Eterne Beatitudini . Se le moftra altresì la Corona del Regno di Dio, 
del quale fi tanno Padroni , in merito del difprezzo delle cofe terrene . Il mazzet- 
to di fiori denota , clie quel poco che hanno, lo pofleggono e godono in pace , om- 
breggiata per i fiori ; ed un pane lìa pur duro ed infipido , lo mangiano con gu. 
fto . Sta fopra una Pietra quadrata , fimbolo della Giuftizia , colla quale vivono, 
U^ Corno ^di dovizia finto i pieai lignifica il difprezzo de' Beni temporali!! 



TOMO PRIMO. 

BEATITUDINE SECONDA* 

E' li Manfuetudine . 

Beati mìust quoniam tyfi foflìdebmt terrai» * 




Importa di ejfere manfueto « ed umano , e ad altri nel bene i 
e negli ornili fervizj conjentire . 

FAnciuIIa * che tenga fra le braccia » in atto di accarezzare % un picciolo 
e manfueto Agnello , col motto cavato dal Salmo : Manfuetì bandi» 
tabtnt t erravi . 

Per la medefinu ragione detta di fopra « quella Figura fi farà Fanciul- 
la ancor' ella . 

L' Agnello lignifica purità, femplicità» e manfuetudine, non folamen* 
fé nelle profane, lettere Egizie ; ma ancora nelle Sagre della Religione^» 
Crhtiana , e gli Auguri gentili adoperavano 1' Agnello nei loro Sacrifi- 
zi , folo per piacevolezza del puro e manfueto animo. Ancora San_» 
Giovati Battuta , fingolar tefiimonio dei fecreti Celefti , per manifeftare fotto 
femplice velame la manfuetudine di Crilto Signor Noltro» ditfe lui efler 

un Agnel» 



ìoó ICONOLOGÌA 

un Agnello * che placò a noi » con il proprio Sangue facrifìcato , I' ira 
di Dio . 

Ed il motto dichiara , v che il premio di quella Virtù farà di ere- 
ditare la Terra, non quefta, che vivendo abbiamo con travagli e fa- 
ftidj , ma quella di Promifiione * dove farà perpetua quiete . ( a ) 

BEATI- 




CI a ~) Immaginò il P. Ricci la Manfuetudine Donna coronata , la quale fta piega- 
ta in terra e projlrata , ove tien fifli gli occhi . Tiene le Manette ad ambedue le nani , 
Vicino le fta un Agnello , ed uno Scettro . Coronata , perchè ne' Grandi del Mondo 
deve ritrovarli principalmente, ed in quelli, che amminiftrano la Giuftizia; op- 
pure la Corona fimboleggia la fublimità di Lei , eflendo Virtù fommamente Eroi- 
ca . Sta proftrata a terra per la fua umiltà , dalla quale deriva la Manfuetudi- 
ne , che non può albergare ne' petti de' Superbi , Le Manette alludono alla pa- 
zienza . L' Agnello è il vero Geroglifico della manfuetudine , come fi rile- 
va non folo da tutti gli antichi monumenti degli Egizj , ma dalla ftefia Sa- 
gra Scrittura . Lo Scettro , in fegno che i Grandi dei Mondo debbono poffe- 
dere s ì glorio fa Virtìì . 



TOMO PRIMO, 

BEATITUDINE TERZA. 

E» il Pianto. 

Beati qui Ingenti quoniam ipfi confo! abuniur , 



107 




Importa piangere i peccati propri, e quelli del prof/imo* 
con le noflre » e loro miferie . 

FAnciulla inginocchìoni , con le mani giunte e largamente pianga . Il motto 
dice così: Trafcns luclts Itetitìam generat fempiternam, ed è tolto da S. Agoft. 

Il pianto » come qui fi piglia , è il difpiacere che per la Carità fi può pigliar 
da ciafcuno > si delle fue » come dell' altrui colpe e danni ancora , Ed eflèndo 
lo (lato di una Fanciulla, quafi meno colpevole » che pofla e [fere » non è 'dub- 
bio » che facilmente farà conofciuto, per fegno di quel che farebbe neceifario a 
dire a chi con parole voleflè efprimere il concetto di quelta Beatitudine » nella 
quale col motto fi manifefta » che il premio di quelta forte di pianto , fa- 
rà una perpetua allegrezza nell' altra vita . 

Lo Ilare inginocchioni e con le mani giunte moftra che quefto pianto » 
e quefto dolore vuol edere moflfo da cagione pia e religiofa , acciocché fi pof 
fa dire atto di vera Virtù , non come il pianto di Eraclito » il quale nacque_>* 
dall' ambizione » e dal defiderio di parere il più fapiente , e il più meritevole 
di tutti gli altri , BEATI- 



108 ICONOLOGIA 

BEATITUDINE Q^U A R T A. 

E' la fame , e la fete della Giuftizia . 
Beati qui efarmt » & jìtitmt. "Juflitiam «, 




Cioè i the fono molto defideroft del vìvere <vìrtuofo » e del ben operare » 

di amminiflrare Gin/li zi a a ci a forno , facendo opera 5 che gli 

empi fiano puniti 5 ed cfaltati ì buoni . 

• 

Rifarà Donzella, che tenga un pajo di Bilancie , e ugualmente pefan- 
i3 do , vi fia un Diavolo in atto di volerle prendere , ed E(Ta con una 
Spada , che tiene uell j altra mano lo fcacci . Il motto farà : Efurientes im~ 
plevit bonis , parole di Maria Vergine nella fiia Canzone . 

La Giuftizia è una collante e perpetua volontà di rendere a ciafcuno 
quello che gli fi deve . Però appartiene a quella Beatitudine tanto la fete 
della Giuftizia legale , che è bene evidentiffimo , e che abbraccia tutti 
gli altri beni , quanto il defiderio di vedere efcguito quello , che s' afpet- 
ta da' legittimi Tribunali ; e così V infegna Noftro Signore , per Virtù de- 
gna della Beatitudine eterna . 

Le Bilancie notano per fé fteffe metaforicamente la Giuftizia , perchè , 
come effe aggiuftano le cofe gravi e materiali, così Effa che è Vir- 
tù , ag- 



TOMO PRIMO. lo* 

tu» àggiufta ì beni dell' animo, e pone regola alle azioni dell' Uomo. 

Nella Donzella fi notano le qualità di quella Giuftizia» della quale 
fi deve aver fame e lète . 

E fi fa giovane per inoltrare » che non fi deve molto tardare * ma—», 
metterla in. efecuzione » ove * e come bifogna . 

Il Diavolo fi figura per il vizio che ci llimola continuamente pes 
farci torcere dalla via della Giuftizia, ma facilmente fi fcaccia colla ta- 
gliente fpada dello Zelo di Dio. ; e ik premio di. quelli , fecondocchè ci 
efprìme il motto * è 1' eflfer faziati di cibi , che fono molto migliori dello 
vivande di quella vita . 

BEATITUDINE Q.UINTA. 

E' la mondezza di cuore , cioè avere il cuore libero dalle puSIoni » 
e dalle difordinate affezioni . 

Beati mundo corde , quoniam ipfì Denta videbtmt. 




UNa Donna', che fparga lagrime di pianto , {opri un cuore , che tieii 
in: mano . . 

La mondezza del cuore fu prefa da CriftoNaftro Signare per V innocen* 
za, là quale è mondezza dell' anima , e 'li dice effef ■ nel cuore * quando eflTo 
non è occupato da mali penfieri, ovvero da effetti contrari alla Virtù ; -e_> 

D d fi moftra, 



zio ICONOLOGIA 

H raoffra che non pofla intendere della mondezza efteriore colle lagri- 
me * le quali fono la vera medicina delle ulcere dell 1 anima » come fi ha 
per molti luoghi della Sagra Scrittura . Il premio della mondezza del 
cuore farà vedere Dio invilitole agli occhi corporali» li quali quando fo- 
no ben purgati vedono folo gli accidenti fenfibili» ove quelli della mente 
fi abballano , come nel motto fi accenna . 

BEATITUDINE SESTA. 

E' la Mifericordia « 
Beati Mifericordes . 




Cioè quelli* che hanno compajpone alle mìfirìe dei projfìmi* 
e potendo le follevano . 

DOnna che fpezzando un pane 5 ne porge una parte per uno a due o 
tre Puttìni > che le ftanno d' intorno , con il motto di S, Girolamo . 
Imponìbile efl hominem mifericordem iram non placare Divinam. 

La Mifericordia è Virtù , per la quale fentiamo dolore delle miferic_* 
altrui , e fovveniamo > fecondo il potàbile, alle loro neceffità . 

Si dice mifèricordiofo Iddio , perchè diflimula i peccati degli Uomini 
per la penitenza . Si dice mifèricordiofo V Uomo ,. che facilmente fi piega 

a dolerfi 



TOMO PRIMO* *#f 

a dolerli delle miferie altrui , ed è quafi la medefima cofa colla pietà . 
3Non fi efercita , fé non verfo Perfone bifógnofe , afflitte, e difperate per 
qualche gran difgrazia » o per gli errori commetti per propria colpa * de' 
quali fi fent'a dolore e pentimento . Tale fu Noftro Signore col Ladrone , 
che era infedele , e gli diede il Cielo ; colla Donna Samaritana 5 che era 
immerfa nelle lafcivie, e la fece carta ; con quella che era Adultera , e_» 
gli refe 1' onore t con Maddalena che era Peccatrice , e la fece Santa ; con 
S. Pietro » al quale rimefle il peccato di averlo negato, ed ancora gli die- 
de le Chiavi del Cielo , giuitihcandolo ; oltre a molti altri efempj » che fi 
leggono nella Storia del Santo Vangelo , ove non par che fi dipinga Noiìro 
Signore , fé non per vero Fonte di mifericordia ; ad immitazione del quale 
dobbiamo noi compatire i mali altrui , e fopportare volentieri le proprie 
tribolazioni , quando vengono o per colpa propria , o per fuo volere . 

Sono quattordici le opere , ed effetti di quella Virtù , affegnate diftinta- 
mente da' Teologi , delle quali la principale è di fovvenire alla Vita al- 
trui , col mangiare e col bere ; e però fi fa la Donna , che tiene in_» 
mano il Pane, e ne fa parte a* Fanciulli, per fellefli impotenti a procurar- 
felo per altra via » e fecondocchè dice il motto, con quello mezzo facilif- 
fimamente fi placa l'ira di Dio. (a) 

D d 2 BEATI- 




CI a ) Piacque ai P. Ricci di figurare la Mifericordia Poma di beli' appetto , li 
quah i' incontra con altra Donna pure di af petto vago . Itene gli occhi ver/o H Gelo, 
(laddove feende. un raggio . Moflra con una mano il cuore aperte . Appreso le fla un* 
Pìttima , ebe brngia su d' un Alta reno, il cui fumo vola in alto . L' incon- 
trarci coli' altra Donna , fpiega la pietà , e compatitone che dobbiamo -avere del 
noftro Proflimo . Tiene gli occhj verfò il Cielo , donde feende un raggio , ni 
fegno che è dono celefte , ed il raggio allude alla Dottrina di Crifìo , che pift 
grata fi rende a Dio la Mifericordia , che moftriamo altrui , che il Sacrificio fteflb. 
L' Altare ove brugiauna Vittima , denota che gran Sacrificio fa al Signore £hi tifa 
Mifericodia altrui ; oppure perche più piace a Dio quefta Virtù, che ogn' altro Sa- 
crificio . IL Fumo , che forge in alto, è per fegno che quello bene toft© vola 
al colpetto di Dio . 



aiz ,. ICONOLOGIA 

■ '■ : 

BEATITUDINE SETTIMA» 

E' P eQer Pacifico . 

Beati pacifici* qumam Filli Dei VQC<tttH>Wf t 




Dònna » che Cotto a* piedi tengi alcune Spade , Elmi » Scudi * ed altre 
Armi rotte . Con una mano tiene un ramo d' Olivo » col motto 
Confregiti ^ircum-, Sentimi Glaàìwm-, <& Belimi . 

Grado di Beatitudine affai grande è di Coloro» che non pure fi dilet- 
tano di vivere nella pace e nella quiete [ il che pare appetito univerfale 
di tutti gli Uomini , e fin* onde viene commendata la Guerra f per feftefla 
biafimevole ]» ma per mezzo delle tribolazioni fanno rincorarla , quando 
fia perduta , e per fé » e per gli altri non folo nel Corpo cogl' inimici cite- 
riori , ma nell' Anima * che maggiormente importa » colle potenze dell' 
Inferno . 

E fi fa la pace coli' Armi fotto a* piedi , per inoltrare , che deve ef« 
fere acquetata e mantenuta per propria virtù » per eflere tanto più meri- 
tevole e commendabile . 

L'Oliva fi da in fegno di pace» per unita teftimonianza degli Antichi, 
e moderni . Cosi leggiamo » eh' Enea eflfendo per ifraontare nelle Terre di 
Evandro in Italia» per aflicurare il figliuolo del Re , che fofpettofo gli 



veniva 



TOM P R IMO. 2xj 

Veniva incontro» fi fece fuori con un ramo di Olivo in mano «ed il Gio- 
vane Cubito fi quietò: oltre ad infinitiffimi efempj» per i quali tutti baftì 
quefto. Il premio di Coftoro è l'elferc del numero. de J figliuoli, di Dio, 
eletti all' eterna Beatitudine . 



BEATITUDINE OTTAVA 

Beati qui perfectaioncnt patìuntur proptér inflittami 
qimìm if forum eft Bggmm Ccdmm , 

'. ■ '. ' ' ■■' 




UNa Donna» che guardi il crudo Grazio di tre Figliuolini , che le fhn- 
no innanzi a' piedi , in vario modo crudelmente ammazzati , col mot* 
to prefo dall' Appoftolo : 

Sicuti Sodi pajjìonum eflis « Jic erith & confolatioms . 
Ed in una mano tenga una Croce , per efler Iddio nobiliflìmo fopra__» 
tutte le cofe : però più nobile fpecie di giuih'zia, fralle altre farà quella., 
che s' occupa in rendere a Lui i dovuti onori di lodi e di fagrifizj « quan- 
do bene forte con pericolo manifefto , e con cerca ruina di feiteflò e del- 
la propria Vita ; e ciò fi moftra per la Donna che tiene la Croce in ma- 
no » colla quale fi notano le perfecuzioni per zelo della Religione » che è 
la più nobil parte della Giuftiziu , come fi è detto , 

Si dipin» 



tfeq. re NO LO ai A 

■■ Si dipingono l' una. Donna, e gli aita Rinculili, come pia alien! da* 
penfieri daenofi i per i quali pòfla apparire il inerito per proprio tìra«xj> 
4é ftraei foppottàtl . '[...• 

BEATITUDINE 

a guifa d* Emblema » 
DelHev. 2». F, fuferw i)»W<rt/ <fc* Abruzzo ftàme Qfservante . 

QUuantunque una fia la Beatitudine e la felicità per oggetto , per efe- 
dre uno lo flato perfetto coli* aggregazione di ogni bene » fecondo 
"Boezio nel terzo delle CmJ'olazìoni , Tromerbìo terzo , ed uno 1' og- 
getto efienzìalmente Djyino , nel quale tutti gì 5 Intelletti capaci e ragione- 
voli fi beatificano, e appagano, come tengono communemente i Sagri Teo- 
logi ; nondimeno il Signor Noftro Gesù Crifto nel quinto di S. Matteo 
dille , le Beatitudini efìfere otto , cioè : Povertà di fpirito , Manfuetudine » 
MelHzia , fame , e fete di Giufìizia , Mondezza di cuore , Mifericordia , 
Pace , e Perfecuzione ; le quali propriamente non fono Beatitudini per 
oggetto , ma piuttollo modi e mezzi per pervenirvi , imperocché il Signo- 
re ivi parla per figura di metafora , ponendo una cofa per un' altra , cioè 
il mezzo , per il termine ultimo attingibile , e per venire a formar detta 
Figura la faremo • 

Donna giovane veftita di veltimento corto . Colla faccia curva verfo 
il Cielo . Con un Agnellino accanto trafitto e trapalato da banda a banda 
da un* acuta fpada . Con gli occhi lagrimevoli e piangenti . Col volto efìe- 
nuato e macilento . Terrà con una mano un ramo di Olivo , e un cuore 
umano , che gittf fuoco e fiamme , con il quale raccolga le dette lagrime . 
Vi faranno due Fanciullini ai piedi , ai quali moflri coli' altra mano di 
porgere ad ambidue un pane partito in due partì , acciò fi veda che cia- 
iciino abbia avere la parte fua . Vi faranno ancora molti altri Fanciullini 
avanti gettati in terra otte-fi , vilipefi , uccifi , e maltrattati . Per ultimo 
fopra il capo vi faranno due Palme intrecciate , una di Lauro e 1' altra 
di Olivo, annodate infieme e unite in croce da una, tefluta di tre varie 
eofe, come Gigli, Mirti, e Rofc , con tre motti di quella forte: alla Pal- 
ma dì Lauro . Sola perféveranti*i toronatur . A quella di Olivo . Cttm "Palma 
ad Bggna pervenerunt Santti , Alla Corona . Ts^on coronaÒHHr ni/i qui tertave- 
rit . Ovvero altrimente , fecondo gli Antichi , a quella di Lauro tMtermtas* 
a quella di Olivo , Impaffiiilitas , alla Corona , Severità* . 

Si dipinge Donna, per rapprefentàre feflb devoto e pietofò, come ap* 
prova S. Ambrogio nel Refponforio del picciolo ©fiìzio della Vergine, 
eon quelle parole , Orate prò devoto Fanrìneo fòxtt , Per darci ad intendere , 
che Chi vuole ad eflà Beatitudine difponerfi e prepararli, gli fa bifogno 
eflere di voto veriò le Sagrofante e fpirituali cofe ; il che è fègno mani-' 
fello di vera Religione e Fede . 
-• - Si dipin- 



TOMO PRFMQ. 219 

Si dlpingerSiayané». per denotare che .dalla ijenerezsa de' nottri anni, 
dobbiamo' dar opera all' acquifto di detta Beatitudine , perchè ficcarne li 
primi fiori fona -quelli , che 1 nella Primavera odorano, dilettano, e piac- 
ciono agli Uomini , così le noftre prime vie fono quelle che più dilet- 
tano a pio 5 il- motivo fi prende da Gio: Battifta «he di tre anni , e 
mezze* n«i- deferto fi diede alle Divine cofe,come; accenna Ambrogio nel 
iìio Inno' fotto quelle parole i ^intra deferti teneri; fub anms &c. 

Si dipinge Donzella , ; per la- purità interiore ed ìefteriore , cioè di 
mente e di corpo i non effendo corrotta e macchiata, né da opere* , 
né da cogitazioni , per fignificarci che. Chi, vuol entrare alla Beata_j 
Vita"* gli fa bifògno ■ politezza e limpidezza da., ogni mortai difetto, come 
vuol Gio. a 24. dell* Apocal. fecondo quelle parole, 2^f># intrahit in earp 
aliquod coiriquìnatttin+W che ano* conferma Ifaia a 36. con quell' altro det- 
to . ttyntranfìbitpereittnpollutiis. 

Si fapprefenta con; il veftimento corto vile e lacerato » per dimoftrare 
la Povertà di fpirito, poicchè così fi dice Beati pauperes fpiritu . E ciò per 
dinotare che Chi vuole confeguir la Beatitudine ■ gli fa bifogno fpogliarfi di 
tutt' i -fuperflut comodi terreni , e lafciarfi . volontariamente lacerare da^s 
ogni parte- da' bifogni ne' propri beni di fortuna; e dice notabilmente po- 
vero di ipirito>, e non folo di cofò , per dimoftrarci, e darci fperanza, 
che anco i ricchi, a' quali pare che venga dal Signor difficoltato tale acqui- 
ftO , poffono-, fé vogliono , confeguirla , eflfend'o in fé regolati e parchi, e_* 
nei poveri magnanimi e liberali , facendo poco Conto delle loro cofe ; e 
per li poveri ancora , che fenza spargimento di ricchezze in altri bifogno- 
fi , poflfono acquietarlo- colla potenza della buona volontà . De' ricchi di- 
ceva Maria . Efurientes implevit bonis , & divites dimifit inanes . 

Si dipinge colla faccia curva , per denotarci 1' umiltà, la quale febbe- 
ne s'inchina verfo la terra .» s* erge ed efalta verfo il Cielo. Ciò figm> 
fica-, che Chi vuole beatificariL, debba fottoponerfi in terra ai propri Supe- 
rióri i e in Cielo riferire 1' ubbidienza a Dio, che cosi fi adempie quello 
di Pietro nella Canonica 1. a. 5V Humiliam'mi fub potenti manu Dei, utexal* 
tet vos in tempore vifitationìs . 

Si dipinge coli' 'Agnellino trafitto dalli fpadà. , per denotarci 1' inno- 
cente e paziente Manfuetudine , che però fi dice Beati mites , efifendocchè 
Chi vuole eflfere beato , deve far poco conto dei danni. ricevuti nei beni 
di fortuna , onore , e fama del Mondo ; che quello accennava David nel 
Salmo 36. Beati mites , quantum ipfi hsrtdiiabunt terram . 

Si rapprèfenta con gli occhi làgrimanti e piangenti , per denotare la 
triftezza e meftizia fpirituale , perchè fi dice nel Vangelo : Beati qui lu- 
gmt, quoniam ipfi eonfolabuntur-. Per dirci che quelli fi beatificheranno , che 
piangendo il tempo male fpefo , i doni di Dio naturali e gratuiti, i frutti 
delle Virtù morali lafciati , la mal pattata vita e peccati commeffi» median- 
te però il perfètto dolqre detto contritivo , parte necefiaria di penitenza, 
fecondo T*ole la comune Cattolica Scuola . Tanitcntia efl preterita maldj 
piangere, & piangendo kcrum non commutate '■« 

Si dipin- 



US- ICONOLOGIA 

Si dipìnge ancora con gli occhi lagrimanti e piangenti» perchè' ciò 
debba farli per compaffione di Noftro Signore paziente, compatendo al do- 
lore» paflìone, e attrócè morte di "Lui» che cosi c^ infegna Geremìa al 6". 
parlando dell' Unigenito Dio con tali parole. LuBum Unigeniti fac ubi plari- 
ètunt amanm . Si ràpprefenta con il volto eftenuato e macilente » per de- 
notare il bifogno e neceflìtà lpirituale, negataci talvolta da' pervertì Uo- 
mini, onde però fi dice '% Beati qui efmunt , & fitiimt jufìitiam . Per darci 
ad intendere , che Chi vuol" effere - beato , deve Tempre cercare quello -che 
è utile e neceffario alla falute , ed anco aver fete, cioè animo pronto di 
rendere a ciafeuno quello che è tenuto . 

Si ràpprefenta col Cuore umano che getta fuoco e fiamma, e che_s 
raccoglie le proprie lagrime, per denotarci il cuor móndo ;. che però Bea- 
ti mundo corde 3 Per dirci- che Chi vuole in Cielo beatificato vedere Iddio,, 
deve avere il cuore mondo e lontano da ogni maligna paflìone e per- 
vèrfo affetto mondano ; che di quello diue il. Profeta : Lavammi , & 'mun- 
di eflote . r :'■■• 

Getta fuoco e fiamma, perchè ficcome il fuoco purga e monda 1' oro, 
così la Divina Grazia il contrito cuore ; e come .Inacqua pulifee il vaiò, 
cosi le lagrime 1? anima dalle colpe mortali ; onde il : Salmo dice ^Afpefges 
me Domine byfsopo, & mundabor, la.va.bis me-, c£* fuper nivem-&c.<E con_* 
P antecedente . Cor mundum crea in me-, Deus . '..-.* 

Vi fi rapprefentano i due Fanciullini a piedi . a' quali vien divifo un pa- . 
ne , per denotare la Mifericordia , perchè Beati Mijericordes &c. Efliendoc- 
chè quello farà beato , che con pietà lòvverrà alle neceflìtà di Perfòne_» 
miferabili colle fue foltanze , come infegna Ifaja a 1 8. Frange efurienti 
panem tuum 

- Si dipinge con i rami dell' Olivo, per lignificare la pace» tranquilli- 
tà e ferenità del cuore • onde però dice. Beati Tacifici &t. Per dirci' che 
per elfere beato, fi devono avere le tre paci e tranquillità fpirituali , cioè 
fuperna con Dio , interna colla Confcienza » ed efterna con il Prolfimo i 
che quefto fecondo nel Hbro 3. della Sapienza ci viene infegnato; Tax , 
C£* eleblis Dei . 

' Si dipinge con molti Fanciullini ' offefi , vilipefi , uccifi , e maltrattati , 
per denotare le perfecuzioni ingiuite dei tiranni e perverfi nolìri inimi- 
ci , e però fi dice : Beati qui perfecutionem pat'mntur propter jnjlitiam , &c. 
Ciò ne lignifica , che Chi vuole edere beato debba renderli per atto di 
pazienza, impotente e debole alla vendétta; ancorché vendicar fi potette» 
pronto a rimettere ogni lelìone ed offela » penfando che la perfecuzio- 
ne ferve a' buoni per efecuzione di Virtù; che però dille il Signore^ 
Iddio in quella contenzione fra i. fuoi AppoftoJi : "Hjfi efficiamini ficut par va- 
li , imi intrabitis in Bggnum Calorum . 

- Le due Palme incrociate, giunte ed annodate da una Corona teffu- 
ta di Gigli, Mirti, e Rofe fopra il capo per imprefa , lignificano 
le tre Virtù Teologiche , Fede , Speranza , e Carità, la - Fede per 
il Giglio , la Speranza per il Mirto , e la Rofa per la Carità ; fen- 
'■■ V- ^ za le 



TOMO PRIMO. %if 

ti. le quali Virtà nefluno potrà ^idsnmaì beatificarli , e guelfo èafti per 
ora intorno a tal materia . ( a ) 

E L L E Z Z A . 



B 



Li Ce fare %ipa. 



DOnna , che a&kia afcofa la tefta fralle nuvole ■> ed il refio ila poco 
vifibile » per lo fplendore , che la circonda . Porga una «ianò fuori 
dello fplendore « colla quale terrà un Giglio * fporgendo coli' altra mano 
una Palla , ed ahi Comparto . 

Si dipinge la Bellezza colla tefta afcofa fralle nuvole ■> perchè non è 
cofa , della quale più difficilmente fi porta parlare con mortai lingua, e che 
meno fi porta conofcere coli' intelletto umano , quanto la Bellezza , la qua- 
le nelle cofé create , non è altro , metaforicamente parlando , che uno fplen- 

E e dorè * 

£ a ] Dal P. F. Vincenzio Ricci viene immaginata la Beatitudine celefte Donna 
di iellifftmo , e vagtnffmto affetto , ve f ita di Manco . Ha un facto rotto a' piedi . E' ac- 
codo ad ttna menfa , sulla quale v' è gran te foro ài gkjc , e molte vivande da mangiare. 
Tiene in una mano un belliffmo e candidiffimo fiore fcelto infra tanti , e gialli , e perfi 
e cremifini , e di vari altri colori , che fmaltano un bel campo d' appreffo a Lei . Ve» 
dita di bianco , come colore al fommo accetto a Dio ; o perchè di bianco devo- 
no veftir quelli die fon fatti degni di effer condotti agli eterni beni , per fegno 
del candore della vita da Loro condotta . 11 Sacco rotto fotto a' piedi indica il 
corpo già feparato dall' Anima , perchè Ja Beatitudine non fi gode fé non dopo 
morte . La menfa , ove è il Teforo, è Geroglifico de' celefti beni , e della bellezza 
dell' Anima , ed i Cibi , dei Piaceri delle Anime elette , ne' quali fi pafcono tutte 
le potenze di quelle . Il Fiore eletto tra tanti , dimoftra la fortuna dell* Anima 
prefcelta a godere I' eterna Beatitudine . 

Figura parimenti il P. Ricci Ja Beatitudine celefte Donna Giovane dì belli/fimo 
affetto . Nella Vefte , che è femplice molto , tiene dipinti certi occhi . Ha in una ma- 
no un Ramo di Melo , ed in un' altra -un maix,o di fpighe . H& un velo ài faccia , che la 
ricuopre . Tiene ì piedi alla riva di un rapidi fimo Tornente, quale sbocca in molte /Ira- 
de , ove due Giovanetti riempiono certi vaft , e bevono dolcemente , Giovane, perchè iem- 
pre fi rinuova , e dura la Gloria beata . Gli occhi nella Vefte dinotano che fi 
fcorge con gli occhi dell' intelletto , che la mpftra alla volontà , la quale gode 
e fruifee . E' di beli' afpetto , perchè bellifsima e la Gloria dTTJio . II Veftimen- 
to è fchietto e femplice , perchè quella Beatitudine Sfondata filila verità dell' og- 
getto beatificante , che 'è Iddio fempliciflimo . Ha in mano il Ramo di Melo, per Ja 
dolcezza grande , e contenti incomparabili che godonfi da' Beati in Cielo . II 
mazzo di Spighe ombreggia la- beata meìTe della Gloria . Il velo che le copre la 
faccia , per effere la Gloria nafcofta a tutti di quella Vita , né i Beati che la 
godono fi veggono da noi , fé non per fede . II rapidittimo Torrente lignifica la 
gran fomma de' Beni e contenti che nella Beatitudine celefte fi godono . Ha 
molte ftrade il Torrente , per le molte e varie ftanze che fi fanno da' Beati : In 
dcmo.Patris mei manfwnes multa funt "^o. 14. y. 2. Que' Giovanetti che empiono i 
Vali , lignificano che tutti i Beati bevono delle acque felici della Gloria ; ed i Va» 
fi pieni, perchè ciafcheduno ne riceve , conforme alla fua Grazia, edi fuoi Meriti , 
ed ognuno gode del fuo bene , fenz' invidia dell' altro . 



ìiS ICONOLOGIA 

dorè , che derivi dalla luce della faccia di Dio , come definìfcóno i Pla- 
tonici ; efifendo la prima Bellezza una cofa con elfo , la quale poi comuni- 
candoli in qualche modo 1* idea » per benignità di Lui , alle fue Creature , è 
cagione , che effe intendano in qualche parte la Bellezza ; ma come quelli, 
che guardano feiteffi nello Specchio , fìibito fi fcordano , come diCfe San_» 
Giacomo nella Pillola Canonica , cosi noi guardando la Bellezza nelle cofe 
mortali , non molto polliamo alzarli a vedere quella pura e femplice chia- 
rezza , dalla quale tutte le chiarezze hanno origine , come diffc Dante nel 
ij. del Paradifo . 

Ciò che non muore , e ciò che può morire* 
?Ìpn è fé non fplendor di quella idea , 
Che partorisce amando il noflro Sire . 
Si dipingerà dunque nella fuddetta maniera > lignificandoli per la mano» 
che lì itende col Giglio la Bellezza dei delineamenti , e de' colori del Cor- 
po femminile , nella quale pare , che lia ripolla gran parte di quella pic- 
cola mifura di Bellezza , che è participata e goduta in terra , come abbia- 
mo già detto di fopra . 

Neil' altra mano terrà la Palla col Compalfo , per ditnoftrare che_> 
ogni Bellezza confitte in mifure e proporzioni , le quali s' aggiulVano col 
tempo e col luogo . II luogo determina la Bellezza nella difpofizione_» 
delle Provincie , delle Città , de' Tempi * delle Piazze , dell' Uomo , e di 
tutte le cofe foggette all' occhio , come colori ben diltinti , e con propor- 
zionata quantità e mifura , e con altre cofe limili . Col tempo li determi» 
nano le armonìe , i fuoni , le voci» le orazioni, gli abbattimenti, ed altre 
cofe , le quali con mifura aggiullandoli , dilettano , e fono meritamente.» 
chiamate belle . 

E come il Giglio per 1' acutezza dell' odore muove il fenfo , e della i 
{piriti , cosi medefimamente la Bellezza muove , e delta gli animi ad ama- 
re e desiderare di godere ( per dar perfezione a fefteflfo ) la cofa , che fi 
conofce per la molta Bellezza , degna di conliderazione e di prezzo ; fopra 
di che un nobile e gentiliffimo lpirito fece il prefente Sonetto . 
£' luce la Beltà* che dal primiero 
Splendor nafcendo in mille rai fi parte, 
E fede fa , mentre gli vibra e parte , 
Di quel che in Cielo fplende eterno Vero . 
Varia color fovente , or bianco , or nero , 
E luce in una men, che in altra parte 
t^è dotta mano di ritrarla in carte 
Speri , sì vince ogni opra , ogni penfiero . 
§k*egli , che 'l noflro , e /' altro Volo erejfe, 
Sbafi Tempj a Lui facri, ove il profondo 
Saper s' adopri , e la potenza , e il zelo , 
Vna fcintilla fol moflronne al Mondo -, 
E di ciò, eh' Egli immaginando efprejfe , 
Hote furon le Stelle , e carta il Ckto . 

BELLEZ- 



TOMO PRIMO. 
BELLEZZA FEMMINILE. 

Dello Stejfo t 



ti 9 




DOnna ignuda * con una Ghirlanda di Gigli , e Liguftri in teda . In una 
mano avrà un Dardo • Neil* altra uno Specchio , porgendolo in fuori * 
fenza fpecchiarfì dentro . Sederà fopra un Drago molto feroce . 

I Gigli fono 1' antico Geroglifico della Bellezza , come racconta Pierio 
Valeriane forfè perchè il Giglio tra gli altri Fiori, ha quelle tre nobili qua- 
lità » che riconobbe una Gentildonna Fiorentina nella Statua fatta da Scul- 
tore poco prattico, perchè eflendo Ella dimandata quel che giudicalTe di 
tale Statua -, .Ella con grandiflìma accortezza diffe , feoprendo le Bellezze di 
una Donna compita , e la goffezza tacitamente di quell' opera , che era_» 
bianca , morbida , e foda ■> per eflfere quelle qualità del Marmo ftefifo necef- 
fariflime in una Donna bella , come racconta Giorgio Vafari 5 e quelle tre 
qualità ha particolarmente tra gli Fiori il Giglio . 

II Dardo facendo la piaga) nel principio è quafi infenfibile, la quale_> 
poi crefee appoco appoco ■> e penetrando molto dentro , è difficile a poterli 
cavare ; e ci dimoftra , che cominciando alcuno ad amare la Bellezza delle 
Donne 5 non fubito prova la ferita mortale , ma appoco appoco crefeendo la 
piaga > fente alla fine ■» che per allentar d' Arco non fana . 

E e 2 Lo Spe- 



ilo ICONOLOGIA 

Lo Specchio dimoftra elTere la Bellezza femminile medefimamente uno 
Specchio > nel quale vedendo dafcuno fefteflb in miglior perfezione, per 
P amor della fpecie , s' incita ad amarli in quella cofa , ove fi è veduto più 
perfetto , e poi a defiderarfi e fruirli . 

Il Drago moftra che non è da fidarli , ove è Bellezza * perchè vi è ve- 
leno di paflione , e di gelofia . (a) 

E' ignuda , perchè non vuol effer coperta di lifcio , come anche fi può 
dir che fia frale e caduca ; e perciò vi fi pongono i Ligustri nella Ghir- 
landa , conforme al detto di Virgilio nell* Egloga feconda . 
O formoli Tuer nimìum ne crede colorì ; 
<Alba Liguftra cadtmt , Vacciniti nigra leguntur . . 
Ed Ovvidio de xArte amandi. 

Forma bonum fragile efl , quantunque acceda ad annos ». 

FU minor , & /patio carpitur illa Ino . 
2^cc femper Viola , nec femper Lilia florent > 
Et riget » amijfa [pina , relitta B^p[a , 

FATTO 



( a ) Dobbiamo cioè effer guardinghi nel contemplare la Bellezza Femminile,otti- 
inamente paragonata al Drago nella fua ferocità , giacché non vi è cofa che piò po- 
tente fia ad avvelenare 1* animo noftro, che una Bellezza riguardata oltre il fuo vero 
fine , che è la contemplazione del fommo Bello . Allorché l' idea di una Beltà pu- 
ramente terrena penetri al cuore, fi trasforma in paffione , che è il veleno ed il di- 
ftruttore dell' interna quiete dell' Uomo, il quale ondeggiando fempre tra '1 timore , 
la fperanza , e 1' infeparabile gelosia , fi rende poi infeliciflimo . Viene efpreffa a_» 
maraviglia dal Petrarca la ferocità della Bellezza nella Canz. i. Stanz. 2. 
Y dico che dal di , che '1 primo ajfalto 

Mi diede Amor , mólt' anni eran paffati , 

Sì eh' Io cangiava il gbvenile afpetto ; 

Ed intorno al mio cor penfier gelati 

Fatto antan quafi adamantino [malto , 

Ch' allentar non lafciava il duro affetto : 

Lagrima ancor non mi bagnava il petto, 

M rompea il Jonno ; e quel eh' in me non tra 

Mi parea un miracolo in altrui . 

LaJJo , che fon ? che fui ? 

La vita il fine , e 'l dì loda la fera , 

Che [emendo il crudel , di eh' lo ragiono- , 

In fin' allor percojfa di [uo [Ir ale 

Non effermi paffato oltre la gonna , 

Frefe in [uà [corta una po[iente Donna ; 

Ver cui poco giammai mi val[e , vale 

Ingegno , forza , dimandar perdono ; 

Ei duo mi trasformar in quel eh' Io fino, 

Facendomi d' Vom vivo un Lauro verde , 

Che per fredda ftagion [ogha non perde . 



TOMO PRIMO. xxi 

FATTO STORICO SAGRO. 



v 



DAlIe Reali fue Logge volgendo David lo fguardo a quella parte , do- 
ve bella Donna in limpido ..Lavacro le vaghe membra tergeva , su 
Quella fermò 1' occhio ; defiderò fapere chi Ella fi foflTe ; ed avvifato ef- 
fere Betfabea Moglie di Uria , volle mirarla più d' appretto ; quindi a fé 
fattala chiamare , reftò così a fefteffo rapito dalla contemplazione delle di 
Lei bellezze, che del fuo dovere fcordato» non fi arrofsì con Effa giace- 
re . Non terminò col difonore di Uria P abbacinamento di David . Più 
oltre fi efte/è in Lui la colpa ; giacché non effendogli riufcito di far 
ritornare Uria a i foliti ampleffi della Moglie , onde far creder frutto de* 
mederai il Figlio concepito , non dubitò di torfi dagli occhi 1* innocente 
col farlo eiporre in faccia agi' inevitabili colpi del ferro nemico , che co- 
me aveva penfato, il privarono miferamente di vita. Offefe Iddio il non 
retto operare di David, e lo punì ; e fé un fubito finceriffimo inceffante 
fpargimento di lagrime non lo ave (Te fatto ritornare nella priflina Grazia , 
per 1' umana bellezza David fi farebbe per fempre perduto . 2. de' He 
cap. ii. cap. 12. 

FATTO STORICO PROFANO. 

)Er fentimento di tutti gli Autori fu Cleopatra Regina di Egitto dotata 
dalla Natura di forprendente bellezza . Ella col fuo vago Sembiante 
vinse i più forti Guerrieri , adefcò i più Saggi del Mondo . Scrive Dio- 
ne , e con Elfo Lui Plutarco , che con tre rare qualità fupcrò facilmente 
ogni altra bellezza di quel Secolo - ; poiché colla grazia , e bella maniera fi 
amicava ognuno ; col favellare che fu oltre modo foave , recava ftupore; 
e colla gravità fi moilrava veramente degna di onore . Quella bellezza^» 
peraltro recò a non pochi rimarcabile nocumento . Cefare per Lei ritardò 
il corfo delle fiie prime Vittorie ; Per Lei Ottavia Sorella di Ottaviano 
fu dal Marito M. Antonio abbandonata ; Per Lei il medefimo 1' efìrema__i 
fua rovina incontrò, giacché vedendola fuggire dal fuo fianco, mentre-» 
colle fue Armate alle mani era co* Nemici , per feguirla abbandonò il tut- 
to , ed il tutto perdette , né avendo fufSciente coraggio per vederfi tanto 
al difotto alla primiera fua gloria , di propria mano fi uccife . Tlitiarco 
rapport. dall' ^ijìolfi Off. St. Uh. z. cap. $. 

FATTO FAVOLOSO. 

FU di tanta bellezza Adone, il quale nacque dall' inceftuofo accoppia- 
mento di Ciniro , e Mirra fua Figliuola , che Venere di Lui fièra- 
mente invaghitaci abbandonava le delizie dèi Cielo per godere di Elfo in 
terra. Inefplicabile fi fu 1* affanno di Venere, allorché dalle zanne di un 
Cigniale fi vidde uccìfo il fuo Diletto . Pròferpina fteffa fi mofle a pietà delle 

fue 



zza ICONOLOGIA _ 

fue lagrime i e s J indufle a renderglielo , a condizione che non lo dovette 
con fé ritenere che fei Mefi dell'Anno ; ma quando Venere l'ebbe in fui 
balìa pensò di non voler foddisfare a quanto aveva prometto. Dal che ne 
forti difeordia tale tra quelle due Dee , che vi volle tutta l'autorità di 
Giove per fedarla . Ordinò dunque Egli , che Adone fotte libero quattro 
Meli dell' Anno , che quattro ne paflafle con Venere , e gli altri quattro 
con Proferpina . Ovvid. Metani, lib. io. 

BENEFICIO, 



Dì Cefare Bjpa, 




UN Giovane di fìngolar bellezza , con vifo allegro e ridente . Sarà 
nudo 5 ma però ad armacollo abbia un drappo di color turchino tut-' 
to {Iellato» il quale cuopra le parti più fegrete . Si vedrà dal Cielo un rag- 
gio , il quale farà rifplendere detta Figura . Terrà il braccio deliro alto » e 
colla palma della mano le tre Grazie * nella guifa che fi fogliono rappre- 
fentare . Cioè una Ila colle {palle verfo noi » e due si guardano * tenendo 
le mani intrecciate in guifa di chi balla . Starà col braccio finiftro in atto 
di abbracciare altrui , e che nella giuntura del braccio » e della mano vi 
fiano un pajo di ali •> tenendo con detta mano una Catena di Oro j con di- 
moftrazione di farne dono . E per terra dalla parte delira vi farà un' Aqui- 
la • la quale avendo fatto preda di una Lepre » quale tenga fotto gli arti- 
gli, 



TOMOPRIMCT. 225 

•gli , lafcu cibare varj Uccelli di rapina , differenti dalla fua fpecìe . Gio- 
vane fi dipinge 5 perchè non dee invecchiarli mai la memoria de' Benefìzi 
ricevuti 1 che così dice Seneca nel libro primo de J Benefizi . 

Si rapprefenta di fingolar bellezza , effendocchè il Benefizio più. di ogni 
altra cofa infinitamente piace e diletta ad ognuno . 

Si dimoftra con Vifo allegro e ridente , perciocché tale fi ha da mo- 
flrare Chi fa Beneficio altrui, onde fopra di ciò Agollino de Definitane , 
così dice : Eeneficium ejl benevola atlio , tribuens , captanfque gaudium tribufn- 
dt> , id quo agit . Come anche polliamo dire , che limile dimoftrazione deve 
fiire Chi riceve detto Benefizio . E' ben vero che il Benefizio non è , 
nò può effere Benefizio , quando fi benefica gente turpe ed infame , e_> 
fopra di ciò potreffimo dire affai, ma taceremo per non fare arrolfire 
Chiunque fa benefizio a quelli , i quali fono indegni di vivere al mondo , 
e ci riportiamo a quello che dice FocUìde Poeta Greco , - che in noilra_j 
lingua cosi rifuona . 

7{pli in mahtrn virum benefichm 
Conferve , ejl ac fi in mari femines . 
Falli ignudo , perciocché il Benefizio ha da effere non falò libero e 
fciolto da ogni inganno , ma lontano da quelli , che lotto finzione di ef- 
fere liberali » e di far benefizi altrui , moltrano più fegno di vanagloria^» 
e intereffe , che di animo puro e lincerò . Videre edam liceat plerofque non 
tam natura liberale^ , quarti quàdam gloria induSlos , ut benefici -videantur face- 
re multa , qua videntur magis proficifei ab ofientatione , quam a <voluntate , dice 
Cicerone primo de' offici . 

Poffiamo ancora dire , che Chi riceve il Benefizio non Io deve nafeon- 
dere , ma farlo vedere ad ognuno , perciocché quello è fegno di gratitu- 
dine , effendocchè quando non fi può ricambiare con 1' opere il ricevuto 
Beneficio , confeffandolo almeno con parole , fare che a tutti fia palefe Ja 
liberalità del Benefattore . 

11 Drappo turchino tutto Ilei lato , ci lignifica il Cielo, dal quale fi ri- 
ceve tutt' i Benefici e tutte le grazie, che perciò fi rapprefenta il rag- 
gio che fa rifplendere si nobil foggetto . Scrive S. Giacomo Appoftolo al 
cap. 1 . Omne donum defurfum ejl , defeendens a Tatrc lumìnum . Perfio nella 
prima Satira morirà quello colore effere d' Uomini , che a cofe di grand' 
importanza afpirano . Colui- dunque che contempla le cofe celelli , ed afpi- 
ra a cofe grandi , meritamente di tal colore deve effer vellito . Il Petrar- 
ca nel Sonetto 83. dice . 

Volo con l' ali de' penfieri al Cielo . 
Tiene il braccio deliro alto, e con la palma della mano le tre Grazie, 
acciò s' intenda le tre maniere dei benefizi , cioè di quelli che li danno » 
di quelli che li rendono , e di quelli che li danno e rendono infieme . 

Si dimoflra che una ilia colle fpalle verfo noi , e due ci guardino , 
perciocché fi confiderà , che nel ricambiare il bene [fattoci , abbiamo da 
effere più liberali affai , che quando fiamo noi i primi a far benefizio al- 
trui . Si ea t qua utenda accipimus , majori menfura reddimus , quid beneficia 

provo-* 



zi* ICONOLOGIA 

provocati facete debemus ? >An non imitavi agro* fèrtiles , qui multo plus ad/è- 
runt , quam accepermt ? dice Cicerone i . de Off. 

Stanno con le braccia intrecciate a guifa di Chi balla, per dimoftrare 
che 1' ordine dei Benefizi , il quale paffa da una mano in un' altra , ritorna 
ultimamente ad utile di Colui che lo fece prima . 

Lo ftare con il braccio finiftro in atto di abbracciare altrui , ne dinota 
la prontezza e la buona difpofizione di Chi ha per oggetto di efercitare si 
nobil Virtù di beneficare altrui . 

Le Ali che fono nella giuntura del braccio e della mano » dimoftrano 
che Chi fa il Benefizio , con ogni prontezza deve effer veloce e prello 
alle operazioni , acciocché fìa molto più grata la grazia a Chi riceve il 
Benefizio . Celeres grafia dulciores , fi autem tardaverit « omnis gratta vana-, »e- 
que dicetur gratia , dice Luciano . ; e Publio Mimo . Bis .dat qui cito dal . 

Porge la Catena di oro con dimoftrazione di farne dono» per lignifi- 
care che il Benefizio lega ed incatena tutti quelli , i quali fono da lui 
benefiziati . 

Beneficium dìgnis ubi das , 

Omnes obligas . Dice Publio Mimo . 

L* Aquila , nella guifa che abbiamo detto di queflo Geroglifico, ci ri- 
portiamo a quello che narra Pierio Valeriano lib. 19.» il quale dice, che 
volendo gli Egizj lignificare un Uomo benigno , benefico , e liberale, dipin- 
gevano un' Aquila , che da ogni altro Uccello lafcia pigliare il cibo della pro- 
pria preda . 



FATTO STORICO SAGRO. 

GRato Tobia il Giovane ai moltiffimi benefici , che dall' Angelo del Si- 
gnore aveva ricevuti , credendolo ancora Uomo , tornato che fu alla 
Paterna Cafa ,tra' primi fuoi penfieri fu quello della ricompenfa che a Lui 
era dovuta . Unitofi perciò col Padre , apparte chiamò 1' incognito Bene- 
fattore , e lo pregò a voler ricevere in dono la metà del fuo Patrimonio . 
L' Angelo del Signore allora svelò il fuo Effere , e Loro diffe che grati 
effer doveffero al loro vero Benefattore Sommo Iddio , che rimeritate le 
loro buone opere aveva , e che in quelle feguendo il loro cammino , fi 
rendeffero fempre più degni de' fuoi Benefici ; In quello da' Loro occhi 
difparve , reftando Elfi ad adorare la infinita Munificenza di Dio . Job. 
cap. 1 2. 

FATTO STORICO PROFANO. 

AVeva Perillo fupplicato Aleffandro il Magno a voler fovvenire una__» 
povera fua Figliuola con qualche fomma , che fervir a Lei po- 
•teiTe per dote . Il Generofo Macedone ordinò che affegnati gli foffero 
•cinquanta Talenti ; il che da Perillo fentito , foggiunfe che tanto non ri- 
chiede- 



TOMO PRIMO. iif 

chiedeva , ma che foli dieci talenti gli bacavano . AI che la feguen- 
te rifpouV diede Aleffandro a Se a Te > che devi ricevere , baftan» 
dieci « noti ballano a me che devo dare t= Volendo cosi moftrarc •> eh* 
il beneficio , che dalla di Lui mano ufeir doveva , piucchè dalla necefliti 
dell' onefto amico , dalla grandezza del fuo animo » e dal potere delle fu© 
forze doveva prender mifura. Fulgof. lib. 4. 

FATTO FAVOLOSO. 

E' Nota la Favola del Beneficio » che ricevè Giove dalla Capra Amal- 
tea « che col fuo latte il nutrì , e dalle Ninfe » che I' educarono . 
Perlocchè Giove volendo infegnare qual gratitudine a' benefici fi debba » 
collocò la Capra Amaltea co' fuoi due Capretti in Cielo 1 dando uno de* 
corni di quella alle Ninfe , le quali avevano avuta cura della di Luì 
Infanzia 1 colla virtù di produrre tutto ciò , che Effe defideravano ; e_> 
per quefta ragione veniva chiamato il Corno dell' Abbondanza . Ovviti, 
Metam. lib. 9. 




F f 



BENE- 



izS ICONOLOGIA 

BENEVOLENZA,, O AFFEZIONE. 
Di Cefare B$<t . 




DOnna di età virile . Sarà alata , e veftlta di colore verde . Terri cois 
ambe le mani con bella grazia una Gallinaccia , ed a' piedi per ter* 
ra vi fari un Ramarro ,, o- Ragano , che dir vogliamo , che nell' uno e_> 
nel!' altro nome fi dice , colla tetta alta * e che ftia in atta di £àlire per 
una delle gambe di detta Figura . 

La Benevolenza » o Affezione , è fìmile affai ali* Amicizia , ma però- 
aon è Amicizia ; perciocché La. Benevolenza per certa inclinazione die fi 
genera in noi quali in un momento» fa che ci affezioniamo in un tratto più 
a un Uomo , che ali' altro di due» quali vediamo combattere m uno Stecca- 
to , ovvero vederli giocare fenza averli prima conofciutl . Il che non_s 
avviene nell'Amicizia» la quale .non può, né deve effere a£cofà .. 

Si rapprefènta di età virile » perciocché la. Benevolenza non deve edere 
Eome quella de' Giovani ,, ma con nabilit;* e coftanza . 

De Bertevohntia. autern » quam quifqut habeat erga. nos % prìmum litui efl in. 
iffkìo ■,. tfk piurimum tribuam'is » a. quo plurimum: dmgetmir-, fid Benevdentiam non 
adolejcentuìorum more », ardore qxodam amorls^. fid Jlabilitate. potuta » & conjlan- 
tia [udicewis » Cicerone grimo de^li Offici '. 



TOMO PRIMO. ai 7 

SI fa alata» eflendocchè la Benevolenza in un ilìante » e fenz' altra con- 
fuetudine nafce » ed ha il fuo principio in noi . 

Si vefte di color verde ? perciocché la Benevolenza per fua natura di 
fegno d' allegrezza , e perciò fi dimotlra con Viiò allegro e ridente , tut- 
to all' oppofto dell' Odio , e dell' Invidia , ambi fuoì contrari . Tiene coii_» 
ambe le mani , con bella grazia la Gallinaccia » e per terra il Ragano nel- 
la guifa eh* abbiamo detto » per e(Tere 1' uno e 1' altro Animale , fimbolo 
della Benevolenza» per loro occulto ìnftinto dalla Natura. Della Gallinac- 
cia ne fa fede Pierio Valeriano nel lib. 14. de' Geroglifici, dicendo che_* 
per la Gallinaccia s' intende un Uomo benevolo ed amorevole ; perciò fi 
è trovato che niun altro Uccello ha verfo 1' Uomo maggior Benevolenza » 
ed in quello a Lui ci rimettiamo , come Uomo di molta intelligenza . 

Il Ragano, fi saper pubblica voce e fama , che quello Animale è be- 
nevolo all' Uomo , ed è manifefto che lo difende dalle itifidie de' Serpi , 
se avviene che dorma alla Campagna . 

La dimoilrazione dì afeendere per la gamba per falire, ed approflìmarfi 
alla più nobil parte della Figura , è per inoltrare quello che dice il Filo- 
fofo nel 9. dell' Etica , che la Benevolenza di lungo tra due » diviene-/ 
finalmente una vera e perfetta Amicizia . 




F f 2 BENE- 



228 ICONOLOGIA 

BENEVOLENZA, ED UNIONE MATRIMONIALE* 
Del Signor dovami ZArattino Coltellini » 




DOnna che tenga in teda una corona di Vite intrecciata » con un rama 
d' Olivo in mano ; verfò il feno un' Alcione Augello Marittimo . Ogni 
uno sa quanto la Vite ami 1* Olmo , e 1* Olmo la Vite . Ovvidio . 
Vlmus amat Fites , Vitis non deferit 1)lmos . 
Per tale amorofa Benevolenza ed unione * 1' Olmo fi chiama Marito 
della Vire » e Vedova fi chiama la Vite » quando non è appoggiata all' Ol- 
mo . Catullo negli efametri imperiali . 

2>t Vidua, in nudo Vitis qute nafcìtur arvo > 
T^umquam fé extollh '.. 
Più abbatto poi dice . 

Sit fi forte ea-dem efl 1)lmo conimela Marito . 
E Marziale nel 4. libro nelle Nozze di Pudenzio » e Claudia , volendo 
inoltrare 1' Unione e la Benevolenza di quelli Spofì » ditte . 

Tfec melius temrìs junguntur Vitibus Vlmi . 
. * A si fatti penfieri pensò il Tatto» quando ditte. 
uè mano ancora 
Gli ^Alberi: veder puoi con quanto affètto » 
£ con quanti iterati abbracciamenti » 

La 



TOMO PRIMO. ti$ 

La Vite s' avviticchi* al fuo Marito . p « 

Cioè aM* Olmo, febbene fi potrebbe anche intendere al Pioppo o il 
Fraflino , Alberi tutti amici alla Vite, come dice Columella lib. i5. 
Vttem maxime Topulus alit , deinde "Dlmus , dande Fraxinus . 
E di quelli Alberi volfe intendere Orazio nel 4. lib. Ode j. chiamati 
Vedovi fenza la Vite . 

Et Vitem Viduas ducit ad arborei , 
E nelle lodi della Vita ruftica con Efla li marita . 
sAdulta vìtìum Tropagind 
>Altas maritat "Populos . 
Da quelli Poeti Latini leggiadramente prefe il Bembo il fuo concetto, 
maflimamente da Catullo , per efortare le Dame ad amare . 
Cìafcuna Vite 
Ejfa giace , e H Giardin non fé »' adorna 
"Pel frutto fuo , nel' ombre fon gradite : 
Ma quando all' Olmo , al Thppo alta s' appoggi* , 
Crefce feconda per Sole* e per pioggia . 
Ove alcuni Telli più moderni leggono . 

Ma quando all' Olmo amico alta f appoggia . 
E di queft' Olmo ci fiamo voluti fèrvire noi , lafciando gli altri , per 
effere più frequente in bocca de' Poeti , e per non confondere con più 
diverfi rami la Corona , che più gentile comparirà femplicemente la Vite 
avviticchiata coli' Olmo fuo Marito , per fimbolo della Benevolenza , ed 
Unione Matrimoniale . 

L* Alcione che tiene in mano è un Augello poco più grande di un Paf- 
fero , quali tutto di color ceruleo , fé non che ha mifticate alcune penne 
porporine , e bianche , ha il collo fottile , e lungo . Va fvolazzando e flri- 
dendo intorno al Lido del Mare , con voce lamentevole , ove anche fa il 
fuo Nido , e vi cova fette giorni , i quali per effere felici , chiamami Hai- 
cionii dies , perchè in tal tempo il Mare Ha tutto tranquillo , come dice_> 
Plinio lib. io. cap. 32. , ed Illdoro lib. 12., ed il Sannazaro cosi cantò 
nell' Egloga quinta . 

Contere , & Halcyonis nidum mihi pellere ventos 
Dicitur , & favas pelagi mulcere procellas , 
Forfitan hìc noflros fedabit pefìorh ceflus . 
A quello ebbe mira P Ungaro nella prima Scena del quarto Atto d'Al- 
ceo , fuperilua in vero , ma graziofa , limile alla decima Egloga del Rota. 
Turbato è 'l Mar d' *Àmor , ma forfi un giorno 
Ter me faranno gli ^Alcioni il nido . 
Cioè , fpero un giorno di avere in amore tranquillo flato ; e Bernardino 
Rota più chiaramente . 

. . Soave r udir gli ^iugeì , che per la riva 

Cantan piangendo [ e fi fon anco amici ] 

Lor fidi amori , e mentre al tempo rio 

Tendon fui nido , in ftebil voce , e viva* 

%Acchetan P onda , e fanno i Liti aprici , Chia- 



2-o ICONOLOGÌA 

Chiamafi anco Alcione k Moglie di Ceice Re di Tracia » la quale amò 
cordiaUfSmamente il fuo Marito» onde 1' Ungaro volendo moftrare in Alceo 
una Benevolenza ed Unione grande con Eurilia , fa che gli dica . 
E fu tra noi , 
Mentre fummo fanciulli , 
Sì fvifierato affetto , 
C he tra figli di Leda , or chiare Stelle, 
E tra Ceice , e là fida ^Alcione , 
K^on so fé fojfe tale ; 
Sempre Ella flava meco , ed io con Lei ; 
Sicché rado , o non mai ci vide il Sole 
V un dall' altro disgiunto . 
Amò tanto quel!' Alcione il fuo Marito, che avendo in fogno veduto 
eh' £gli in un torbulento naufragio era morto» ficcome avvenne, buttofU 
dal dolore in Mare ; onde i Poeti fingono , che folfe trasformata in tale..-» 
Augello del fuo nome , e che fé ne volafle fopra il morto Cadavere dei 
Marito , che era portato dalle onde marine ; e però fanno che quello Uc- 
cello fi vada tuttavia lamentando nel Lido del Mare , come tra gli altri 
Bernardino Rota nell'Egloga XIII. 

Deh perchè non fon io , come Colei , 
Che vide in fonna , e poi trovò lo Spofo 
Sommerfo in Mare , e per favor de* Dei , 
Or piange Vccello il fuo flato dogliofo . 
E nell' Ottava feguente . 

guanto t' invidio , o ben Coppia felice , 
xA cui Spofi ed eccelli , un Letto un nido 
Cornuti fu fempre , a cui cantando lice 
V onda chetar , quando pia batte il Lido . 
Ed il Petrarca anch' Egli cantò della Benevolenza ed Unione di quefli 
felici Conforti nel fecondo Trionfo d' Amore . - 

JVie' due , che fece <Amor compagni eterni > 
Far i lor nidi a più foavi Verni, 
^Alcione , e Ceice , in riva al Mare , 
Con molto giudizio Ovvidio nel lib. decimo delle Metamorfosi ha tra- 
sformato detta Moglie amante del fuo Marito in Alcione , perchè vera- 
mente quello Uccello di fua natura porta al fuo Marito tanta Benevolen- 
za , che non per ifpazio di tempo , ma fempre cerca di (tare unita col 
Marito , non per Iafcivia , ma per amica Benevolenza , che tener deve_> 
la Moglie verfo il Marito , nò mai altri riceve , anzi fé per vecchiezza , 
Egli diventa fiacco , e tardo a feguitarla nel volare , Ella Io piglia fopra di 
fé , lo nutrifee , mai lo abbandona , mai lo Iafcia folo , ma poitofelo fugli 
omeri , lo porta , lo governa , e Ila feco unita per fino alla morte , ficco- 
me riferifee Plutarco : De folertia \Animalmm . In cotal guifa parlando dell' 
Alcione . T obi autem fenetlus Marem imbecillum , & ad feilandum tardum red~ 
didit , ipfa eum fufeipiens geflat , atque nutrii , mmquam deflituens , n:mquMru> 

(olnm 



TOMO PRIMO. 231 

folum retinquens , fed in hwneros fublatwn ufquequaque porteti , atque- fóvet ,. ti- 
gne ad mortem ujque ade/i. 

Ponganfi ad immìtare i Conforti l' amabile natura dell* Alcione, e ftiano 
tra di loro uniti con amore e benevolenza» tenghino in due corpi un 
animo ed un volere , 1' uno fi trasformi nell' altro , gioifea » e reiti lie- 
to e contento della compagnia datagli da Dio : tal' effetto , e unione » 
si efprime in quel noflro Sonetto acroftico fatto nelle nozze del Signor Gios 
Battiita Garzoni » e della fua nobiliflitna Spofa » il cui pregiato nome nel 
capo de* verfi per ordine fi pone . 

In qaal parte del Cielo » in qual idea 
Scolpì Tritura sì leggiadra forma-, 
minima di virtitte efempio > e norma* 
Beata al par d' agni fuprema Dea . 
Ella eoi fuo fplendor rallegra » e bea 
Lo Spofo fuo difetto, e in fé 'l trasforma-, 
V ajlringe a feguh jòl la fua beli' orma » 
cimando Lei nova celefie *A(lrea . 
G<AB^Z01^ invitto e faggio a Lei firmile- 
Le fu pr e ferino dalf Empireo Coro j 
Onde Ben lieta ma co "l cor giocondo ■> 
Hpma per Voi già, gode eterno aprile * 
Indi verrà per Fot ? età. dell' Oro » 
E \AB^A prole ad abbellire il Mondo . 
E* certa» che niuna maggior felicità può eflfere tra due Conforti » cfte_5> 
I* Unione e Benevolenza : degno è dì edere impreda nella mente di ogni 
Perfona legata in nodo Matrimoniale» il precetto di Focilfde Poeta Greco, 
xAma. tuam Conjugem, quid enim Juavius , &■ pneftantius , 
®>vam cum Maritum dìligit Z'xor ufque ad fewbtam ■> 
Et Maritm fùam 'DxoTcm , ncque inter eos mcid'H evntentio > 
Cioè ama la tua Moglie ; che coft può edere più foave e più conve- 
nevole > che quando la Moglie ama il Manto perfino alla vecchiezza) e 
il Marito la fua Moglie » uè tra loro e* interviene riffa e contefa- alcuna . 
Quindi è, che li Romani antichi hanno laiciato molte memorie di quelli 
che fono vilìuti in Matrimonio unitamente con Benevolenza fènza contra- 
ilo , de' quali noi ne porremo per eierrtpio quattro Stampate dallo Sme- 
zio » due verfo il Marito- » e due altre verfo la Moglie » 

D\ M r 

B-. Innio primigenio' 
gyi mix* ami: xxxv- 
lunia . Valla?, feck 
Coniugi Kariffima 
Et pientìjfinm 
De fé. benemeniÉZ 



■ 



z& ICONOLOGIA 

Cum quo vixit annis 
xv. Menf. vi. 
Didcker . fine Querela • 

T. Flavio. \AVG. l'è. Cbryfogom 

LesbUno . ^Auditor Tabulariot 
B^ation. Hereditati . Cxf. 7{. 
Flavia . T^ice. coniux. cum quo 
Vixit ann. xlv. fine ullaoffènfa. 

Lufia Glapbyra 
Vixit JLnnis . xxxiix. 
Ti. Claudius . fauflus 
Cuniugi . optime j & bene 
De fé merita, cum qua 
Vixit ^inn. xiix. menfe i. 
Diebus xxiiij. fine vlla 
Querela fecit-, et fibì . 

DIS MAN. S. 
CALPVRNIjE 
T.L. HQMEJ 
M. CALPVRNIVS 
M. LPARIS 
CON. SVJE SANCTISS. 
CVM. QVA. V. A. X'XV. 
SINE OFFEN. F. ET SIBI. 

Simile modo di dire ufa Plinio fecondo nel lib. 8. fcrivendo & Genn- 
aio . Grave vulnus Macrinus nofler accepit-, amifit uxorent , fingularis exemplit 
etiamfi olim fuiffet . Vixit cum hac triginta novem annis fine jurgio , fine offenfa . 
E nell' ifcrizione di Lucio Silvio Paterno fi legge . Sine alla animi L-efura . 
Ed in quella di Giulio Marciano. Sine ulla animi Itefione. Avvanzatutti Ca- 
jo Billieno Marito di Geminia Cauma . Qui vixerunt una annis continuis . 
Zìi. fine lite molefla . Un' altra infcrizione porre vogliamo , trovata poco 
tempo fa nella prima vigna fuori di Porta Latina a man diritta» nella..» 
quale dice al Lettore * che sa di eflere invidiato , per tre cagioni , una 
perchè finché viffe flette fempre fano . La feconda , perchè ebbe comoda- 
mente da vivere . La terza » perchè ebbe una Moglie a Lui amore volifiìma . 

Qi LOLLIO. Qi L. 
CONDITO 
SCIO TE INVIDERÀ. QVI LEGIS 
TITVLVM MEVM DVM VIXI 
VALVI . ET HABVI BENE QVET 
VIVEREM . ET CONIVGEM 
HABVI. MIHI. AMANTISSIMAM. Ora 



TOMO P R I M 0. &$$ 

Ora fé da' Gentili è flato fatto conto di vivere fenza querela , fenzx 
offefa , e lefione alcuna tra Moglie e Marito , ma con reciproco e fcam- 
bievole amore » tanto più da' CrifHani fi deve proccurare di vivere nel Sa- 
gro Matrimonio in Santa Pace, con unione e Benevolenza, acciò meriti- 
no poi di eflere uniti nell 5 altra vita in fempiterna gloria „ 

FATTO STORICO SAGRO. 

LA Benevolenza dì Affilerò verfo Eller fua Conforte fu invero ammi- 
rabile e forprendente « Per EfTa ammansò l'/animo fuo feroce con- 
tra i Giudei , e revocò il terribile Decreto che ad iltigazione di Amai» 
fuo Confidente aveva promulgato , per 1' cfierminio di quefli infelici . Per 
Efla, più volte fi dichiarò che fpogliato fi farebbe della metà del fuo Re- 
gno , per farne Lei Signora . Per Efla accettò in fua grazia , ed onorò 
delle maggiori Dignità quel Mardoccheo , che dal perfido Aman era desi- 
nato alla morte 3 col fare appendere allo lleffo Patibolo per Mardoccheo 
pollo in ordine) lo fteiTo Aman . Efier cap. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 

FATTO STORICO PROFANO. 

MArco Pian ciò » o Marco Piautìo, valorofo Romano , portatoli per or- 
dine del Senato con 60. Navi a Taranto per traghettar dì làìnAfiat 
perde Oreflilla fua dilettifiìma Conforte 4 che per tutto lo aveva voluto 
feguire . Tale fu il dolore che perla morte di.Lei provò Marco Plan- 
cio , che mentre celebravafene all' ufo de' Romani il Funerale , Egli afce- 
fo nella Pira , dove arder doveva P amato Corpo , gettandofi fopra di ef- 
fo , dopo averlo più volte abbracciato , trattoli da lato un Pugnale , ulla_j 
prefenza di tutti fi die la morte . LI che con fommo rammarico dagli Ami- 
ci veduto , nella flefla guifa che veflito era » fa gettato nel Rogo , ed in- 
fieme colla . Moglie traile Fiamme coniunto . Val. Maff. lib. 4. cap. 6. 

FATTO FAVOLOSO. 

ALcefle Figliuola di Pelia , e Moglie di Ameto Re dì Tenàglia . Ef- 
fendo queflo Principe caduto gravemente infermo, Alcelle che tene- 
ramente lo amava confultò 1' Oracolo , il quale rifpofe , che Ameto noiL_* 
farebbe mancato al mondo , qualora fi offrifle Chiccheffia a morire per Lui . 
Niuno per altro fi trovò che a ciò fare fi rifolveffe ; perlocchè Alcelte_» 
volontariamente fé flefla offrì , per confervare la vita al Marito j e in tal 
guifa finì i fuoi giorni . Enrip. T^at. Con. Mitol. lib. 7. cap. 1, 



G g BENI- 



e 



ìj4 



ICONOLOGIA 

BENIGNIT A* 
Di Cefare I^ìfa. 




D Ornisi veftita. dì Ssarót^ ftellato di oro - Coti ambedue, le mani fi pre- 
ma, le Mammelle , dalle quali n' efca copia di latte , che diverfi Ani- 
mali lo bovini . Alla finiitra banda, vi farà, un Altare col fuoco accefo . 

La. Benignità. non e. imito differente dall' Affabilità 5 Clemenza! ed Uma- 
nità ; e principalmente fi. efercita verfo i Sudditi •> ed è compaffione avu- 
ta con. ragione , interpretando la Legge fenza rigore ■, ed è quali quella 
che i Greci, dimandano Q ìmZÌKnx ) cioè piacevole interpetrazione della-j 
Legge . 

Si verte di azzurra' ftellato, a fimilitudine del Cielo » il quale quanto è 
più di Stelle illultrato ed. abbellito » tanto più fi dice elfer benigno verfo 
di noi : Così benignD fi dice ancora P Uomo , che con fereno volto cortefe- 
mente fa grazie altrui , fenza, intereife o riconofcimento mondano , e che 
cfeguifce pietofa giuUizia . 

Preme dalle Mammelle il latte » del quale bevono molti Animali , per- 
che è effetto, di Benignità e di Carità infieme fpargere amorevolmente-» 
quello che fi ha dalla natura , alludendoli al detto di S„ Paolo » che con- 
giuntamente dice : Cbirìtis bmìrna efl . Si moftra però ancora quelt' atto , 
che efércitandou la Benignità verfo i. fudditi , come fi è detto * Ella deve 

eifer- 



TOMO PRIMO. i 5 ? 

cfl'ere antepofta al rigore della Giufììzia , eflendo fecondo Papìnìano jure_» 
Confulto, la Benignità, compagna di etfa Gìuftizia > come ben dice Cicerone 
De finibus , Che però da tutte due deve efler lodata ed abbracciata ; af- 
fermando Plut.... util. cap. 2,61 che : $Zuì non laudat benignitatem , is profeftò 
cor babet adamantinum , aut fere txcujjam . 

V Altare col fuoco denota 1 che la Benignità fi deve ufare , o per ca- 
gione di Religione -, la quale principalmente fi efercita co' Sacrifizi » o al- 
meno non fenza effa , talmentecchè venga in pericolo di effere ritardata 
o impedita Ja Gìultizia » per imitare Dio iteifo , il quale è ugualmente 
giulìo e benigno» 

AL S I G X ^ CAVALIERE 

CESARE RIPA 

PER V IMMAGINE DELLA BENIGNITÀ 1 

Pigurata da luì nella Perfona dell' Hlma-» ed Eccma Signora 

MARCHESANA SALVIATI. 

SONETTO. 

T Ande e pregio acqui/là Greco "Pittore* 
Già ritraendo con maeflra mano 
■La bellìjfima xstra-"" . nnJ' H Tr°}*tt9 
Giudice iti™ jentì lafcivo ardore . 

Or Tu, Cesar gentil, d' Italia onore, 
Animo efprimì generofo umano 
Di faggia Etrufca Donna , al cui fovran* 
Lume s' accende l' *Arno in caflo amore , 

T>{è iman con Zeufì a gareggiar i* accingi ; 
Che Tu lo Spirto , Ei la corporea Salma ; 
Ei la Beltà , Tu la Virtù, dipìngi : 

Anzi gloria maggior guadagni , e palma , 
Che bel tanto più grande in carte fìringi , 
Uranio vieppiù- che 7 Corpo, è nobil l' Alma. 

Lo Spaparato Accademico Filomato . 

G g 2 BENI- 



ajld 



/ C ' Q N O L ù G l Ji 

BENIGNITÀ* 

figurata nella Terfona- dì detta Signora ,*. 




DOnria Giovane > bella fi ridente » con vàgs acconciatura dì biondi ca~ 
pelli, coronata di Corona di oro, col Sole in capo, veflita di abito 
leggiadro in color di oro, con Clamide fregiata di color purpureo, ove__> 
fi vedano tre Lune di argento , le quali fieno crefcenti , e rivolte a man 
delira . Stia alquanto china, colle braccia aperte , e colla delira mano tenga 
un ramo di Pino , moflrandofi di effer levata su d' una ricca Seggia ; ed 
accanto vi fia un Elefante . 

L&Benignità non è altro, per quanto fi puòraccorre dàlia. Dottrina di Ari- 
ftotilefó. 4. Etich. * che unaffetto naturale di Perfona naturalmente magnanima 
in moftrare fégni di fiimare gli- onori' dati dalle Perfone- inferiori , talché è 
Virtù propria delle Perfone grandi , in quanto fono magnanime ; e magna- 
nimo non vuol dir alerò, che- Uomo di fplendore , e ornamento di perfetta 
Virtù , talché quanto è difficile di effere magnanimo , per aver bifogno dì 
tutti gli abiti buoni , tanto è nobile- edere benigno . Quattro fono gli affetti 
del Magnanimo ( che affetti fi devono chiamare quelle cofe , che non hanno 
elezione ) Beneficenza ». Magnificenza , Clemenza , e Benignità. , a' quali 
fi riducono tutti gli altri , perciocché il Magnanimo non iltìraa , né difprez- 
aa , come quello- che non teme , né fpera : in quanto non difprezza 6 Be- 
nefico ; 



TOMO P R I M 0>. Z37 

nefico ; in quanto non ilUma , Magnifico ; in quanto non teme , Clemente ; in 
quanto non ifpera , Benigno ; perchè la Benignità ha per oggetto immediata- 
mente P onore , e P onorare : però fi può dire , che la Benignità fia il pìik 
degno affetto, che poflfa rtalcere in Principe generofo , il die è conforme 
alla Dottrina dello fteffo Ariilotile nel 2. della Rettorica al cap. 20. dicen- 
do, che la grandezza nell'Uomo non è altro, che una certa piacevole e 
nobile gravità'. Laonde {"coprendoli quella Virtù fingolarmente nella Illuilrif- 
fima Signora Maddalena Strozzi , maritata nell' IHuitrifiìmo, ed Eccellenti!"- 
fimo Signor Marchefe Sai viari, mi è parfo che fi veda quella Figura co» 
particolare menzione di quella Signora , nella quale , oltre agli altri 
fplendori che le danno la Patria felice , la Cafa Illuftriffima , i Genitori di 
fomma Virtù , riiplende tanto. P illeflà Benignità , mentre accetta gli onori 
delle Perfone inferiori con lieto volto , e colla Benignità fua , che opera_» 
meglio che gli altri coiP alterezza: e ben fi può dire di Lei queL che fcri- 
ve Claudiano m Confidato Manin . 

Teragìt tranquilla Tote/ìar* 

G$Hod violenta nequiti mandataqite fortìtis urfret 

Imperiofa quies . 

Le tre Lune , che fono intorno ai fregio della Clamide , rapprefentano» 
P Infegna dell' Illuftriffima Cafa Strozzi , nella quale fi contiene con moka- 
ragione il fimbolo della Benignità , perciocché' ,. come il lume della Luna* 
non è altro che P ilteflfo lume del Sole * cosi la Benignità non ha altra lu- 
ce , che quella dell' iilefTa Magnanimità , Sole delle Virtù , come abbiamo' 
inoltrato ; e però là\forma del Sole fi fcuopre in telta della Figura r cioè 
in luogo più fuperiore , e più nobile fede dell' intelletto » onde fi cavana 
le Virtù intellettive,, e gli organi fenfitivi ,, ne r quali R fondano le morali. 

Il numero teraario delle Lune , lignifica la perfezione di quefta emi- 
nente Virtù , perchè il ternario femprc lignifica perfezione , come infegnx 
Ariilotile nel primo del Cielo- cap. t. » ed è primo numero impare , e prin- 
cipio d* imparità , della quale dicevano, i Gentili fòddisfarfi Dio ,. (a) come 
di cofà perfetta , onde Virgilio nell' Egloga 8.. dice . 
fumerò Deus impare gaudet .. 

Ed i Pitagorici differo il tre triplicato ,. nel quale fi conviene il dite * 
effere di potenza infinita', co' quali concorda anco Piar, che dice nel Ti- 
meo , da quello numero- triplicato, avere origine k perfezione dell' Anima* 
e P iftetfa Luna fi dimanda da' Poeti Triforme , come fi vede in Aufonio» 
nel Libretto intitolato Grifo , nel quale dell' iftefTo numero ternario difcor- 
xe ; ne devo, lafciare di dire ,. che dette Lune fona rivolte a man delira * 

cioè 



£j} Per quefta ragione ne' Sacrifiz; era ufato il numero ternario , e fi ha_* 
da Porfirio in ììb. de Sacrific. eflere ftato coft'ume degli Antichi , allorché reridejr 
dovevano grazie 3 Dio per r ricevuti benefici, di offrire per ben tre volte Fiorii- 
Erbe , Rami di Albero- , ed Animali af Demon^ , perchè Qiiefti erano reputati 
di Lui fupremi Nunzj', e Miniftri ; ed a; Loro in- tal giufa grazie rendevano- pei: 
gP impetrati , e fuppliche porgevano pel confeguimento di nuovi favori ► 



2.3* ICONOLOGIA 

cioè verfo I' Oriente ; il che è fegno , che la Luna fla in fuo crefcimen- 
to , feguitando il Sole : e così 1' llluitriffima Cafa Strozzi feguitando gli 
fplendori della Magnanimità , fi va continuamente avvanzando nella gloria , 
e negli fplendori della fama coli' illefla Benignità , ed è ia Luna detta_s 
Lucina , per e.Tere ella tenuta dagli Antichi apportatrice della Luce ai na- 
scenti Fanciulli , perchè porge loro ajuto ad ufcire del ventre della Ma- 
dre , e per efifere ella benigna e Pianeta umido , affretta talora il fuo 
influiTo il parto , foccorrendo le Donne nei lor dolori , rendendole più fa- 
cili al partorire , come di de Orazio Jib. 3. Ode 22, 
Mont'mm cuflos nemommque Virgo » 
sfitte laborantes utero puellas 
Ter meato, aitdìs, ademij'qua letho* 
Diva triformis . 
E benigna fi può dire la Luna , perchè rifplendendo nel!' ofeurità della 
notte , afficura e inanimifee col fuo lume i poveri Viandanti , ed i Partorì 
alla guardia delle loro mandre 9 e perciò è Hata chiamata dagli Antichi 
feorta e duce , e gli Egizj con il Geroglifico del Sole , e della Lunata 
s' immaginavano che quelli due Pianeti fodero Elementi delle cole , come 
quelli che colla virtù propria generaifero e confervadero , e perpetualfe- 
ro tutte le cofe inferiori ; oltre a quello la vita noltra edere retta dal go- 
verno loro, per elfere fomentata dall' umor dell' uno , e dal calor dell' altro . 
Si fa detta Figura di faccia lieta gioconda e ridente , di afpetto gio- 
viale , leggiadro , e modello , perchè non è cofa più grata , ed amata_> 
della Benignità , onde dile Terenzio negli Adelfi . 

Bgipfa reperi , 
Facilitate nìhil effe homini melìus neque clementìa . 
E per lignificare lo fiato fignorile , che è neceifario all' ufo di elfa Be- 
nignità, lì fa veltita e coronata di oro. 

Il drizzarli in piedi, chinarli, ed aprir le braccia, fono fegni propr] 
nei Principi della lor Benignità , lontani dall' alterezza dell' animo , e dal 
rigore , 

Tiene colla delira mano il ramo di Pino, elfendo detto arbore limbolo 
della Benignità ; perchè il Pino ancorché fìa alto , e faccia ombra grandiffi- 
ma , non nuoce a veruna Pianta che vi Ila fotto» ma ciafeuna vi germoglia 
lietamente , perchè Ella è benigna a tutte » come riferifee Teofraito Fiio- 
fofo lib. 3. cap. 15. de Tlancis . 

Tinta quoque benigna omnibus propterea effe putatar , quod radice fimplici , 
altaque f:t : Seritur enim fub eam & Mvrtus, & Lanns , & alia pleraqte , 
qiucquam probibet radix quomimts hxc libere augefeere valeant : ex quo intelligì 
potè/li radicem plus infettare quarti nec umbram : q'tippè v.im Tinxs timbrarne 
ampliffimam reddat , «ir relitta quoque niteatia radìcibus ad portionem focìeta- 
lemque non negat . Ove è da notare , che il Pino arbore nobiiiffimo , di 
radice alta e femplice , raccoglie benignamente fotto la fua ombra le mi- 
nori Piante , ficcome fanno altri arbori di alta radice , che non negano ri- 
cevere in compagnia loro altre Piante , il che ci ferve per figura, che_j> 

una 



TOMO PRIMO. z 3 f 

sna Perfona nobile di alta, radice , cioè di fiirpe e origine fublime , riceve " 
fotto 1' ombra della ftia .protezione con ogni benignità altri di minor con- 
dizione , li amette nell' amicizia e compagnia fua,- il che non fanno gli 
animi nati vilmente ,• ancorché per fortuna iùblimati fieno , che per P or- 
dinario rellano rozzi * e come doppi * e {empiici ulano-- verfo altri piuttollo 
malignità » che Benigniti « 

L' Elefante animale nobile, e più d r ogn*' altro grande ,■ lo ponghiamo 
in quello luogo per fimbJo- della Benignità dei Principi e Signori gran- 
di j della fua benigna naturi ne viene a far teitimonianza Arili, lib. cjr. 
cap- 46. nell' iitoria degli animali . Elephas omnium ferarum mitiffìmus , & 
pl.zci.di f /ìmns . E Bartolommeo Anglico della profferita, delle cofe lib. 18. cap. 
42- dice che gli Elefanti fono di natura benigni , perchè non hanno fiele * 
Sunt antera Elephantes natrraliter benigni » quod careant felle .. Ma noi dire- 
mo eh' egli fia benigno- non folo »• perchè fia privo- di fiele (_ attefocchè 
il Cammello ancura. è privo di fiele %■ e nondimeno non arriva a quella, gen- 
tile Benignità , che ha l' Elefante ) ma perchè la. natura lo- ha dotato di 
un certo lume d* intelletto prudente e fentimento quali che Umano . Pli- 
nio lib-. 8'. cap„ 1 . <Anìmalinm maximum Elephas , proximumque hnmanis jen- 
fibas &c. Queito Animale fé mai nelli deferti incontra, qualche Perfona » 
che abbia fmarrita. la. llrada , per non Spaventarla, col fuo afpetto , fi ritira in 
bel modo alquanto lontano da quella ,• e per darle animo , fé le moltra tut- 
to cortefe , e manfueto » e le precede avanti nel cammino ,■ tantocchè ap- 
poco appoco lo rimette per la. llrada , Si Elephantes hominem errantem [ibi 
obvkim- vidermt iti folitudine , primo ,- ne impetu terreant ,- aliq'tantulum de vite* 
fé f.ibtrabimt , &- tane gradum figunt ,- & paulatim ipfum pnecedentei v'iam ei 
ojìsndunt , dice il medefimo Bartolommeo Anglico nel luogo citato » e Plinio 
nel fuddetto lib.. cap- 4.. Elephas* homìne obvìo- forte folitudine , <&- [implicite^ 
oberrante, clemens, plxadufqte etiam demonfìrare i)ìam tradititr. Atto veramen- 
te benigno e ammirabile , in un Animale » che abbia forza di' nuocere e non 
voglia , ma piuttoito di giovare . Della nobile e benigna, condizione dì 
queito Animale li po.fono riputar partecipi quei Signori » i quali mofii 
dalla loro innata benigna natura* rimettono i fudditi o fervitori nella vita, 
del felice contento »• l'occorrendoli nei loro eflremì bifogni . Hinc fibi finem 
proponi? honejìus Trinccps -,- ut ftbditos felices efficiat , Il fine dell' onello Prin- 
cipe è di far felici i Sudditi , dille Antipatro : di più gli oneltr benigni Prin- 
cipi e Signori, accorgendoli di e ilere maggiori, temuti , e riveriti,, porgono 
animo a* minori di parlare e chiedere' udienze e foccorfb , liccome hanno 
fitto gli ottimi Principi ed Imperadori ,- che hanno lafciato buon nome di 
fé . Alelfandrov Severo di nome e benigno di natura, a Chi non s' arri- 
fchiava di chiedere niente , lo chiamava dicendo , perchè non chiedi nien- 
te ? Vuoi forfè che io ti relti debitore r chiedi, acciò non ti lamenti di me. 
Conofceva Alelandro' che il Principe è obbligato dar benigna udienza e_» . 
{òccorfò a Perfine minori e private, e perciò fi offeriva benignamente a 
loro 1 dimandando i bifogni » per non rimanere a loro debitore ; eppure era 
Gentile Imperadore ! confóndami quei Signori alpri di natura , che negano 

udien- 



<:■ 



M® ICONOLOGIA 

I' udienza, e fé pur la danno, alle prime parole infarditi difcacciano da 
fé con ingiuria le perfone , e le {paventano con la loro brufca ciera . Pren- 
dino efempio da Tito Figlio di Vefpafiano Imperadore > che Tempre beni- 
gno fi moflrò al Popolo, onde per tal benignità fu chiamato Amore e de- 
lizia del Cenere Umano , mai licenziò alcuno da fé fenza dargli buona_j 
speranza , anzi avvifato dai famigliari , come eh' Egli promettere più di 
quello che poteflfe mantenere, foleva dire, .che bifognava avvertire che_3 
niuno fi partifle mefto e difguftato dal parlare del Principe . 7<^on oportere, 
ah, quemquaìH a fermont Trincipis triflem difeedere. Soggiunge Svetonio, che 
trattò il Popolo in ogni occafione con tanta piacevolezza e benignità, che 
folea far preparare le fede pubbliche dei Gladiatori , non a guflo fuo , ma 
ad arbitrio degli Spettatori, e mai negò niente a niuno che gli dimandaf- 
fe , anzi lo esortava dimandare di più . Teatri neque negavit quìcquam petenti- 
bus : & ut qua vellent peterent , ultro adbortatus efi . Stando una fera a_, 
cena , gli venne in mente-, che in quel giorno non aveva ufata la folita 
Benignità con niuno , di che pentendofi , mandò fuori quella memorabil 
voce: cimici, dicm perdidinms, Amici abbiamo perduta la giornata , riputò 
come Principe , eflfere debito fuo efercitare ogni giorno 1' officio della_j 
Benignità . Non fu men benigno quel buono Imperadore , dico Marco Au- 
relio , di cui Erodiano fcrive , che a qualsivoglia che gli andava avan- 
ti , porgeva benignamente la mano , e non comportava , che dalla fua_s 
Guardia fofife impedito l 5 ingreffo a niuno . Quelli fono Principi amati in 
vita , e dopo morti bramati , che fi fano fchiave le genti colla benigni- 
tà . E' certo per quattro giorni che in quella vita uno fignoreggia , deve 
procurar di Iafciar memoria benigna di fé , perchè la fua Signorìa tolto fi 
perde , e la fua Benignità come Virtù eternamente dura . Detto degno di 
generofo Principe fu quello di Filippo Re di Macedonia Padre del Gran- 
de AleiTandro . Malo dia benignus , quàm brevi tempore Dontinus appelUri . 
Voglio piuttofto eflfere chiamato lungo tempo benigno , che breve tem- 
po Signore ; onde io considerando il cortefe animo di quelli invitti e be- 
nigni Principi , e la nobil natura dell' Elefante , animai maggiore di ogn* 
ìaltro , congiunta con tanta Benignità, concluderò, che quanto più una Per- 
fona è nobile e grande , tanto più deve efler cortefe e benigna ; ma_» 
quello che più importa fi conferma colla benigna natura di Dio , di cui è 
proprio r* efler benigno , elfendocchè non ci è Chi più di Lui eferciti la 
Benignità , per il bene che ogni giorno fa a tutte le fue creature . Sic- 
ché un Signore e un Principe , per quanto comporta la mortai condizio- 
ne , in cofa ninna può più accollarli alla natura Divina , che colla Benignità . 
E' fenza dubbio , che Iddio ama più un Signor benigno , che fuperbo e alte- 
ro , anzi 1' odia , ficcome il moral Filofofo Plutarco chiaramente dimoftra 
nel difeorfo che fa al Principe ignorante , dicendo , che come Iddio ha_» 
collocato nel Cielo il Sole e la Luna , fegni del fuo fplendore , così è 
1* immagine ed il lume del Principe nella Repubblica , che porta la men- 
te , e la ragione giulla e retta, e non il fulmine e '1 tridente, corno 
foglien farli dipingere alcuni , per parere tremendi e fublimi più che non 

fono 



TOMO PRIMO. *4t 

fono. Difpiacciono a Dio quelli che fanno emulazione con ! tuoni, ful- 
mini , e raggi » e fi compiace di quelli che immitano la fua Virtù , fi ren- 
dono fimili a Lui nell' oneflà , umanità , e Benignità , e quefti pia 
innalza , facendoli partecipi della fua Equità , Giultizia , Verità , Man- 
fuetudine i e Benignità , mediante le quali Virtù rifplendono come il Sole 
e la Luna , non tanto appretto gli Uomini , qanto appreifo Iddio Padre* 
di ogni Benignità . C 

FATTO STORICO SAGRO. 

LA povera Moabite Vedovella Ruth giunta coli' amata Suocera Noe- 
mi in Betlemme in tempo delle Meuì , di buon mattino fi portò ad 
un Campo a raccorre le fpiche , che fuggite erano dalla falce de' Mietito- 
ri , chiedane prima graziofamente la permiflione a quello , che fovrinten- 
deva agli Operai • Era il Campo di Booz Uomo ricco e in fommo pre- 
gio , e confànguineo di Elimelecco Marito defonto di Noemi . Venuto 
anch' Egli da Betlemme al Campo , e veduta Ruth , domandò chi fofle • 
e benigno , come Egli era, a fé ■ la chiamò, e non folo le permeile che 
facelTe raccolta delle avanzate Spiche nel fuo Campo , ma anzi le dide , 
che in altro Campo non fi portale , e che di più venilfe a mangiare , e 
bere di quello , che Egli a fuoi Lavoranti compartiva . Oltre di che diede 
- Booz ordine agli Operai che fé Ruth fi facelfe Loro del pari a mietere , 
non la impedidero , anzi Iafcialfero a bella polla cadere parte de' Loro Ma- 
nipoli , con allontanarli dapoi , né a Lei volgeflero gli fguardi , acciocché 
potette fenza rottbre , o timor di etter riprefa, raccoglierli. Tornata lieta 
a Noemi la Nuora, le raccontò 1' avvenuto : e per Tuo configlio, mentre 
Booz una, notte profondamente dormiva , a Lui fi apprefsò, e avvoltali nel 
Mantello che i piedi gli copriva , vicino a Lui fi coricò. De 'lato fi a qual- 
che ora Booz , e accortoli avere a' fuoi piedi una Donna , le domandò 
chi Ella fotte ; rifpofe tolto Ruth , così iitruita dalla S ,cera : Ruth Io 
fono tua Parente . Booz lungi dallo sdegnarli , le fjggiunfe che compren- 
deva ciocché dire volette , ma che ettendovi altro fuo più Congiunto , ad 
EiTo apparteneva lo fpofarla ; nientedimeno a feconda di ciò che quello a 
accettale , o negaife , avrebbe rifoluto ; ed avvertitala che ripofatte an- 
cora fino ad ora più propria , Ruth di affai buon grado 1' ubbidì . Al pri- 
mo partir della notte , la pudica Vedovella dall' onello fuo Benefattori-» 
dipartirti . Booz di buon mattino portatofi alla Città, chiamato al cofpetto 
de' Seniori del Popolo il Parente di Ruth , 1' interrogò fé fpofata 1' avreb- 
be . Negò quello ; ed Egli accettò la cefiione , benignamente e di buon 
animo condefeendendo a fpofare Ruth . Rytb* 



H h FATTO 



*4* ^ ICONOLOGIA 

FATTO STORI C O P R O F A N O. 

FU più volte avvertito Filippo. Re di Macedonia che un certo Nicànore v 
in qualunque luogo Egli fi. foflfe, occafione non ommetteva dì dire di 
Lui il peggio che fi poteva . Collantemente Filippo fempre negò di punirlo, 
dicendo ,.. di eflfer perfuafb che Nicànore non folle mal' Uomo . Anzi eflfenr- 
dogli nota la di Lui povertà , lo mandò a regalare di qualche fomma di 
denaro.. Dopo ciò gli fieni Accufatori riferirono al benigno Re, che_» 
Nicànore non più di Lui mal parlava , ma che ih vece fonimi elogi ne 
faceva . Vòlto allora ad elfi. Filippo , diflfe : Conofcete che ita in noftra ma- 
no, del Popolo o P applaufo od il biafimo . Falgof. lib. p 

FATTO F A V O L. Q S Q-. 

API Figliuolo di Niobe . S'impadronì dell' Egitto» e governol!ò> con 
. tanta dolcezza , che i Popoli lo riguardavano come Dio , e lo ado- 
ravano lotto la figura di un. Bue ; imperciocché credevano , che nei tem- 
po che gli Dei furono difcacciati dal Cielo , Egli fi foflfe fàlva- 
to: fotto le fembianze di quello. Lo nomavano altresì Ofiri ». e Serapi . 
Fav. 37. 

BIASIMO V I Z I O S O . 

Di Cefare Hjpa • 

VEcchio magro» pallido, con bocca aperta, e chinato verfo la Terra, 
la quale Ei va percuotendo con un battone , che ha in mano . Così 
fingevano gli Antichi Momo Dio della Riprensione e del Biafimo . Il 
veitimento farà pieno di lingue , di orecchie , e di occhi ^ 

Si dipinge Vecchio , perchè è proprietà de' Vecchi di biafimare fem- 
pre le cofe di altri ; o perchè fi conofca la loro prudenza imparata coli' 
efperienza di molti Anni , ò per lodare 1' età. panata., o per porre freno 
alla licenza giovanile . 

Si fa ancora Vecchio , eCfèndo la Vecchiezza limile al Verno , che_j 
ipoglia i tempi di ogni occafione di piacere e di gufto . 

E' fecco, e pallido, perchè tal diviene fpetfo » Chi hiafima per l'In- 
vidia , che quali fempre muove il biafimo . 

Sta con la bocca aperta, e fi verte come abbiamo détto , colle lingue,' 
orecchi, ed occhi, perchè il Biafimo è fempre pronto di udire e vedere» 
per ifcemar la lode di qualsivoglia Perfona . 

Mira la terra, perchè il fine di chi biafima , non può efferfe non vi- 
le » appoggiandoli inanime all' arido legno della maldicenza . 

BIBLIO- 



TOMO PRIMO. 
BIBLIOTECA. 

Bell* cibate Ctfare Orlandi . 



S45 




MAtrona regalmente veftita $ e amTa In maeftofo e ricco Trono . Porti 
in Telia una Corona nella maggior parte dì Oro , in parte di Ferro * 
di Piombo , e di Terra » ornata di Gemme di var ) colorì , e circondata dì 
Lauro . Nella delira mano abbia lo Scettro, a cui fia avvolto un Ramo di 
.Oliva , e con quello additi gran numero di Libri nelle fue fcanzle dìfpollì . 
Nella Anidra abbia una Face accefa. 

Per Biblioteca s' intende o un numero di Libri , che infietne fi tengo- 
no , o lo ftetlb Edifizio , o Galleria , o Gabinetto deltinato per riporvì 
i Libri . 

Si dipìnge Matrona regalmente veftita, e afiifa in maeflofo e ricco 
Trono , per denotare 1' antica e propria fua forgente » derivata dal nobi- 
liflìmo penfiero di Uomini prefìttiti al comando . Secondo 1* opinione di non 
pochi > e particolarmente d' Ifidoro nel 6. Libro delle fue Etimologìe • 
V origine delle Biblioteche fi riferisce agli Ebrei ; ed ouervano ( dict-» 
» H eruditiffimo Chambers , fecondo la traduzione dall' Inglefe.) che II 
», cura che Eglino avevano di confervare i Lor Libri Sagri , e la me- 
,. moria di quello» che rifguardava le azioni de* Loro Antenati, diventò 
», un Efempio alle altre Nazioni, particolarmente agli Egizj . Ofmaun- 

H h 2 », das 



244 ICONOLOGIA 

», das Re dì Egitto » dicefi ne "abbia prefo il primo lume , e la prima no- 
M tizia . Egli fu che , fecondo Diodoro » aveva una Biblioteca eretta nel 
», fìio Palazzo con quella Ifcrizione fulla Porta ,» ^vnns ìxvpiìop Tfycbes 
jatrion cioè Medicina anima . 

In fatti è fiata Tempre partìcolar cura de* Sovrani il ragunare de* mi- 
gliori Libri. 11 Magno Aleffandro, benché traile armi incefsantemente oc- 
cupato aveffe lo fpirito » non reputò minor fua Gloria , e traile Regie fue 
Magnificenze contò non meno di qualunque altra cofa P aver ragunato di 
più rari e prezzatili Libri un gran numero» ed efferfi applicato con {om- 
ino ftirdto alla coltivazione delle belle Scienze . Pifìllrato Tiranno di Atene 
fu il primo elle in quella Città faceffe eriggere una pubblica Librerìa^ 
affai pregiata e rara . Seconda Piinio Star. l^at. lib. 3 j. cap. 2. il primo che 
iitìtui Librerìa in Roma fu Alìnio Pollone ; e fecondo Ifìdoro lib. 6. Etimol, 
il primi veramente che vi trafportaiTe gran fomma di Libri fu Paolo Emi- 
lio , dopo la Vittoria da Lui riportata di Perfeo * Giulio Cefare , Domi- 
ziano , Gordiano, e quali tutti gì' Imperadori» e Re, anche di barbare Na- 
zioni » dìmoitrarono in ogni tempo » e bene a fufficienza » effere penfiero 
nobile» magnifico, e regio il ragunare Libri » a comodo non folo proprio* 
che a benefìzio dì Chi brama innalzare ed iilruire lo fpirito nelle più bel- 
le e plaufibili cognizioni . 

Sino a 1 noitri giorni ha confervata » anzi dirò meglio » accrefeiuta la 
fua Maeflà una tale Iodevoliffima cura, la quale non folo fi eftende a_j 
far più bella comparir la Gloria de' Sovrani ,. ma gì' illefli Privati fopra 
fé ileffi folleva » e dirnoftra qual nobile fpirito in fé racchiudano , e di 
quanto li additi degni una tanto commendabil follecìtudìne . 

Innegabìl colà ella fi è , che tali Uomini chiamar fi debbano lo fplendo- 
re delle Città , non che 1' autore della llciTa Letteraria Repubblica . Un 
tal buon guito , ehi si ragguardevole penfare , nientemeno che nelle più 
colte Dominanti., ha regnato fempre in queir* Auguita Città di Perugia , 



e tuttora iignoreggia 



Degna di tutta 1' ammirazione fi è e per la rarità , e per il predio , 
e per il numero , e per le più nobili Edizioni » la vaila Pubblica Biblio- 
teca Pudiana » 

Tutta 1' attenzione efigge la non tanto valla , ma affai pregevole-» 
Pubblica Biblioteca Domenkini , così denominata , per effere Irata eret- 
ta da Antonio Domenicini Beneficiato Taliano della Cattedrale di quefl* 
Augnila Città T col pelo di fempre più accrefcerla , avendo a -queir* effet- 
to lafciati particolari affegnamenti » e da Elfo regalata ai Beneficiati , e_» 
Cappellani di detta Cattedrale . Il maggior merito di quella è ne' Libri 
trattanti Materie Teologiche ; ed è corredata di antichiffimi » e Tariffimi 
manuftritti »■ di ragione del Re verendiffimo Capitolo . 

Oltre quelle due Pubbliche , magnifiche fono quelle de* PP. di S. Do- 
menico r de PP. della Compagnia di Gesù, de* Monaci di S. Pietro de_» 
PP. Olivetani di Montemorcino » de PP. Agostiniani 3 de' PP. di S. Ber- 
nardo » ec. 

Ai csr- 



TOMO PRIMO. *4* 

AI certo ragguardevole molto fi è la Biblioteca de' PP. MM.^ CC- 
al preferite di rariiTimi Libri ed in buon numero accrefciuta dalla Ubera* 
liti del M. R. P. Maeftro Giufeppe Maria Modellini della medefima Reli- 
gione infigne Teologo , che ne ha fatto a quello fuo Convento » in cui ha 
la Figliolanza, un generofo dono. 

Maeftofa , valla , ricca , e nobile è la Libreria de' PP. MM. OO. di 
S. Francefco del Monte , eretta con particolare ftudio , diligenza » ed im- 
pegno dal Reverendiffimo Padte Carlo Maria di Perugia , della medefima 
Religione Proccurator Generale , il quale da immatura morte rapito , non 
ha potuto appieno dar compimento alla formata nobiliffima Idea . Nientedi- 
meno viene ancora al prefente da quelli faggi e dotti Religiofi profegaito 
con tutto il calore il Iodevoliffimo pènfiero, e niente alla detta Bibliote- 
ca mancherà di grande , di raro , di pregevole , e di bello . 

La iòntuofa particolare Librerìa de* Signori Conti Graziani a fé chia- 
ma tatta la più meritata lode , si rifpetto a' piìi rari antichillimi Volumi 
delle Edizioni le più magnifiche , come rifpetto 1* etlere ornati nella mag- 
gior parte di fuperbiflìmi Rami » ufciti dalle mani de' maggiori Valentuo- 
mini . Quella, nobiliffima Famiglia, per ogni ragione ragguardevoliiTima, ha non 
folo in ogni qualunque tempo dati alla Patria Uomini in arme chiariffimi « 
e- da non pochi Sovrani reputati degni delle più alte Cariche , ma aman- 
tiiTmii ancora , e feguaci della Letteratura . Fu generofo e nobil pènfiero 
del Signor Conte Tullio Padre de* Signori Gio: Battilla, Felice, France- 
fco , e Sforza viventi , Cavalieri del più alto e diilinto merito il racco- 
gliere , a collo di fomma fpefa, 1* anzidetta Biblioteca . Quella tanto più fi 
rende pregevole , in quantocchè venne dallo llelTo Signor Tullio corredata 
di un nobiliffimo Mufeo» fornito delle più rare antichità 5 si In materia di 
Medaglie , che d' Idoli , Statue , ed altri più ricercati monumenti de' re- 
moti Secoli . 

Sarà da qualcuno per avventura fuppofta in quello mio dire qualche-* 
parte di efagerazione , proveniente , fi dirà * da particolare obbligazione 
da me contratta con quelli Signori , e chi sa che non fia tacciato il prefen- 
te mio difcorfo per un riempimento di Fogli . Intorno all' obbligo che_» 
feco Loro mi corre, lo confelfo , lo protello . Intorno all' efagerazione mi 
oppongo affatto . Il merito di Efsi è noto al Mondo , e fé ho da ricono- 
fcere fuperfluità nel mio dire , la ravvifb folamente in quefto , cioè , che 
i Loro pregi hanno per fé flefsi luftro ballante , e d' uopo non hanno di 
effer polli in villa, e forfè ancora offufcati dalla rozzezza di mie parole « 
Ma fé nel Cuore dell' Uomo aver deve principal luogo la Gratitudine » Chi 
più di me tenuto a chiara moftrarla ail Mondo, che tanto debbo a quella 
nobil Famiglia ? Che tanti favori * tante finezze ho ricevuto dalla genera- 
lità e bel cuore del Signor Ettore Graziani ? Che tanto ricevo dalla ine- 
fprefsibile compitezza dei funnominati di Lui Signori Zìi, ed in particola- 
re dal Signor Conte Felice, che dal punto in cui ebbi la forte di conolcerlo» 
non ha cefsato , e non ceifa mai di ricolmarmi di gentilezze ? Mi fia per- 
donato perciò dal benevolo Lettore quella digrefsione , originata da que* ve- 
ri fea- 



24* ICONOLOGIA 

ri fentìmenti di gratitudine , che ini hanno coftretto a. deviami alqnanto 
dalla propella materia, la quale non abbandonando» noterò alcune par- 
ticolari Biblioteche , che per ornamento fi contano e per decoro di queft' 
Augufta Città . 

Meritano , oltre molte altre , tutta la confiderazione le bene accurate , e 
piene di rarità , ancorché non numerofe fcelte di Libri , che fi mirano 
nelle Cafe de 5 Signori Conte Francefco Baglioni , Conti Vincioli , Conte 
Vincenzio Anfidei, Canonico Perotti, Paolo Giovio, Abate Giufeppe_* 
Morandi, Dottor Vincenzio Cavallucci , PaTcoIi , Dottor Vincenzio Marca- 
relli , e Dottor Profpero Marietti , e queft' ultima fpezialmente ricchifsima 
de' migliori e più rari Libri , in materie di Medicina . 

Colla quali certa speranza che abbia in profeguimento ad annoverarli 
traile più meritevoli , conto la Raccolta , che al preTente con Tomma lo- 
de , fenza riTparmio di fpefa , e con infinita accuratezza ne viene forman- 
mando il Nobile Signor Conte Sperello Aureli Cavaliere delle più belle-* 
prerogative dotato , e di un ottimo gufto e difeernimento fornito . La fua 
principal cura fi . è , che quella arricchita fia de' migliori moderni Autori , 
non tralaTciando però i più venerati Antichi , e che il più raro , il più 
utile , ed anche il più dilettevole in eflTa fi rinvenga . In genere di Manu- 
fcritti cofe affai di vaglia , ed in qualche copia ivi alcerto fi ritrovano . 
Ed è quella pregevole Raccolta dellinata dal detto Cavaliere per decoro 
della fua ameniTsiaia Villa , denominata Caftel del Piano , ed a comodo non 
meno proprio , che de' Tuoi Amici , a' quali fi mollra Tempre mai gra- 
ziofifsimo . Ma tempo è di venire alla fpiegazione dell' Immagine . 

Porta in Telia una Corona nella maggior parte di Oro , in parte di 
Ferro , di Piombo , e di Terra , per denotare nell' Oro , che come quello 
■metallo è più di tutti gli altri preziofo ed apprezzabile , così aver fi de- 
ve la mira nel ragunar Libri , che quefti fiano di ottimi Autori , de' più 
rari , e del merito più dillinto . Meco IteiTo in parte rido , in parte mi 
Tento ailretto ad elperimentare un non Tocche di sdegno » allorché rifletto 
«Ila Tciocchezza di taluni 5 che ambizioli di farfi confiderare Uomini di spi- 
rito» e addetti al Tapere» non riguardando anche a qualunque IpeTa , tutto 
il Loro itudio pongono nella Fabrica di un Tuperbo e ricco Edilìzio , per 
riporvi poi ■ o de' Libercoli di neifun conto , o le feipitezze di rancidi e 
lira volti penfieri » od in Tomma un numeroTo ammaTso di Carte a caro 
prezzo ottenute da un ignorante Libraio, ed ufeite a ricevere le riTa 
del Mondo illuminato da un' incolta e vile Stamperìa . E qual diligente at- 
tenzione non fi uTa perchè pulitamente coperti fiano codelti Libri , e con 
Lettere e Fiorami di oro abbelliti ? 

Graziofamente fi prende giuoco di coltoro L. Serrano Figlio di Q. Set- 
tano nel fuo Libretto De tota Gneadomm bujus eMtatis Litteratwa , fingen- 
do di così ragionare con un certo Salmorio . 

7{pn ego fropterea veto te conqmrere libros , 
Qhos membrana tegit , doSlaque nsolumina charta . 
%nin age, & hoc etiam tot demim frandibus adde, 

Vt ibi 



TOMO P R I Ai O, 147 

7>t ibi Scriptorum pateat l'ongìffimus ordb . 
Vtile 0- hoc msdtis : fed enìm deleilus habendus » 
Curandumqm prius r ne cui pittaci a defint 
^durata » ut minio nìteant bine inde rubello 
Ckartarum limbi T nullujque ex ordine peccet * 
Et ferie in tota menfura fìt omnibus una, . 
T^ec minimum intererit » quo tempore prodierìht , (jjtv 
Imprecare t Vnum renues mutare tveeentis , 
"Pagina fi Junólam referat tibi prima vel sAldum t 
timida fìt quamquam* <$* tineis ero fa pàpyrus . 
' Dket idem ,• & melìus fortaffe Cumìnim ; Efio y 
*At tiunc venantitr prìfea Exemplaria do Sii , 
Et potìora Typis ducunt Cbheographa-i quorum 
Vtx longo exprimitur tormento syllaba verax . 
"b(um team, mgor ì T^um non hac ferius ajo .* 
^Hot modo Callipharus video , queis magna Libromrw 
Congerie* pneflat tantum hoc , ut Bardococullis 
Imponmt pulchrè, &- vana, ambitione fevantnr l 
Mi faimo' poi collera coloro che contenti di palelare la Loro amfaizio*' 
ae ed. albagìa , nell' avere in Caia una nobile Biblioteca , né Efsi mar 
vf applicano , né permettere vogliono? che altri approfittare fé ne pofsa- 
no . Sarebbe delitto lo fmovère un. Libro, e non li fa poco allorché il 
aoncede di mirarli al. di fuori »- ed ouervare i ben lavorati Tafifelli l 
Multos B&llus habet. , conquifìtofque libellos r 
^Hid tim ì Si totoi dormire jubentur in mms », 
Tulvere confperfi , & prabent conw'ma Mattis »> 
Ipfe aittemprater iitulos rid adtigit umquamì Lofreffo^ 

In un ? efatta Biblioteca efTer vi debbono de' Libri di varie materie » ed 
anzi accordo che vi debbano effère di qualunque fbrta ; infìilo- però che_* 
tutta la diligenza fia da porli nella (celta * mentre un iaconfiderato ragù- 
namento di Stampe altro non è . che un ridicolo' occupamento di fito » e 
non già merita il nome di vera Biblioteca . L' ottima è quello che la_s» 
deve formare ,. ed allora qualche cofa di mediocre ,- e di cattivo ancora 
che vi ila » non le reca pregiudizio ,- anzicchè produce lo freno effetto che 
al Diamante il color nero contrappofto » il quale più chiaro il fa compa- 
rire e rifplendente . Per lignificare ciò io immagino che ih qualche parte 
della Corona di Oro della mia Figura vi fia aiifio il. Ferro,. iL Piombo» 
e la Terra . 

Per il Ferro intendo additare q«ei. Libri, che- fébbene ih fè non ab- 
biano alcun buono ftile » rozzamente eflefì fiano, prolini-, ed. oicuri, nien- 
tedimeno' a ben fopra fermarvifi, vi li feopre una robuftezza. di ragioni 
lòrprendente , ed una nafcofta. miniera di belliffime cognizioni . 

Per il Piombo quei Volumi , che nel fuo Frontefpizio molto promer- 
tono, e. in feguito poi nulla attendono; come fono molti degl' infelici para- 
ti del puerile ingegno » e depravato gallo dello feoriò Secolo j ed anche 

semi. 



248 ICONOLOGIA 

certi Libricciuoli, che a'noftri tempi fi mirano girare attorno, che fono il 
trattenimento degli Oziofi , I' amore degl' Ignoranti , P occupazione di 
Donnicciuole , e per loppiù il laccio d' innocenti Colombe . Li rapprefen- 
to fotto il Piombo per la ragione , che ficcome il Piombo nuovamente.» 
Lavorato è lucido -, in apparenza bello , e diletta , ma poi , e quafi fubi- 
to , divien livido e ofcuro , così Libri fimili inoltrano un non focchè di 
buono , ma allora quando fopra vi fi fermi l' occhio , fi fcopre alcer- 
to da una ben purgata mente tutto il cattivo e difprezzabile che in fe_» 
contengono . 

Nella Terra o Fango vengono ombreggiati i peflimi Libri * de* quali 
purtroppo fé ne trova un' infinità . 

Le Gemme di varj colori , che nella detta Corona fi vedono , {piegano 
che diverfe utilità da' Libri fi ritraggono , e che cofa non ci è fcritta , 
per cattiva che fia , che all' accurato Leggitore non pofTa recare giova- 
mento . T^ullus efi Liber tam malus , qmd non aliqua parte profit . Plin. Giun. 
nella Pift, a Marco . 

Il Lauro poi che la circonda denota , che dalla lettura , e dallo Audio 
de' Libri fi acquifta onore e prosperità di nome . Ex litterarum fiudiis ìm- 
mortalitatem acquivi. Ale. Embl. 133. 

La Perpetuità del nome è fimboleggiata nel Lauro , per eQfer Pianta 
fempre verdeggiante , e come fi dice , ficura da' Fulmini ; 1' Onore e la_s 
Gloria , per effere fiata in ogni tempo in fomma reputazione ; talché con 
eflfa non folo fi coronavano i Poeti , ma gì' iiteflì Imperadori e trion- 
fanti Capitani , 

Nella deftra mano tiene lo Scettro, in cui è avvolto un Ramo di Oli- 
va , perche 1' Oliva è (imbolo di Pace ; e per gli ftudj e letteraria ap- 
plicazione , niente e più caro e più neceflario di tal_ tempo ; e perchè è 
dedicata alla dì Lei inventrice Minerva , come Dea delle belle Arti ; e_» 
perchè indica felicità, la qual felicità incontra lo fpirito nella Lettura dei 
Libri , coli' appagare 1' ingenito defiderio che in Elfo rifiede di fapere . 
Qmnes homines natura feire defidtrant . Arifi. Metaph. 

L' accefa Face che ha nella finifira mano fpiega ed il lume di Cogni- 
zioni , che alla mente fi prefenta dalle memorie de' Scritti , e dagli am- 
maeltramenti de' dotti Autori ; e dimoftra il diflipamento della più orrida 
Ignoranza , che nel Mondo necelfariamente regnarebbe , fé le Lettere non 
ci follerò . Ijcempla omnia jacerent in tenebris , nifi Litterarum lumen accede- 
rei . Cicer. prò Arch. Poet. 

FATTO STORICO SAGRO. 

AD efortazione di Aggeo e Zaccaria Profeti , Zorobabel Figlio di Sa- 
lathiel, e Gioiuè Figlio di Jofedech coraggiofamente intraprefero il 
profeguimento della reedificazione del Tempio di Gerufalem . Tafanai Go- 
vernatore di tutte le Provincie fino all' Eufrate , Starbuzanai , ed i Lor 
Configlieri ad Efii fi portarono , e fecero domanda , Chi aveife Loro dato 

configlio 



TOMO PRIMO. 2.49 

configlio di fabbricare quella Cafa , e d' illaurare quel muri". Rifpofero 
Eglino al tutto , e gì' informarono pure dell' Editto del Re Ciro , in 
virtù del quale avevano tale facoltà . Di tutto quello i Principi ne avvi- 
lirono il Re Dario , il quale non volendo far cofa contraria agli Editti 
de' fuoi Predeceflfori , ordinò che nella Regia Biblioteca di Babilonia fi 
ricercafse il mentovato Editto di Ciro ; ma effendo Irato di là trafportati 
molti Libri , il ritrovò in Ecbatanis , o Ebacìana , Città della Media . Ec- 
co il Volume , che per ifpecial Provvidenza di Dio diede Lor nelle ma- 
ni . Diceva cosi . T>fel primo mirino del % Ciro-, Ciro I{e decretò che fi fab- 
brìcaffe la Cafa di Dio in Gerusalemme , dove i Giudei pojfano Sacrificare , con 
fondamenti da foflenere V altezza di fettanta cubiti , con altrettanta larghezza . 
Vi faranno tre ordini di pietre non lavorate , e tre altri di Ugni nuovi . Si fom- 
minifìreranno le Jpefe dal "Palazzo del He . Così pure i Vafi di oro e di ar- 
gento del Tempio di Dio , che l^abuccodonofor tolfe al Tempio di Gerufalemme » 
e portò in Babilonia , fi rendano , e ripongano nel Tempio in Gerufalemme al fuo 
luogo . Con tal rifcontro rifpofe il Re Dario a Tannai e fuoi AflefTori 
eoli' ordine , che fegue . Voi dunque , Tatanai , e Starbuzanai , e Configlieri 
^Afarfachei , che rifiedete di là dal Fiume Eufrate , allontanatevi pure da' Giu- 
dei , e lafciate che fi alzi quel Tempio dal Duce Loro , e da quei Seniori • 
e che ripongano pure la Cafa di Dio nel primiero Juo luogo . <Anzi oltracciò da, 
Me a Voi fi comanda quello , che dovrete fare , per dare pur Voi concorfo ali* 
Opera ; ed è , che del denaro de' Tributi , che entra nella Caffa della Corona » 
e fi corrifponde da codefìe Provincie di là dall' Eufrate , fommini(lriate Loro 
con amorofa attenzione le Jpefe , che pojfono ad EJJì occorrere , acciocché l' Opra 
"in fi abbandoni : E fé bifognano ancora Vitelli , agnelli , Capretti per il Lo- 
. j Olocanjio al Dio del Cielo , oppure Tormento* Sale, Vino , Olio, giuda il 
rito de* Sacerdoti , che efifìono in Gerufalemme , tutto fi dia Loro di giorno in 
giorno , ne fopra di tale efecuzione abbia a fentire querela, ricorfo . Offra 
no Effì pure oblazioni al Dìo del Cielo , e lo preghino per la vita del He » 
e de' fuoi Figli ; e fappiate rf' aver lo inoltre fatto altro Decreto . Che fej> 
taluno fi arbitrerà di fare altrimenti dal prefente mio comando , fi fvella dalla 
fua Cafa la trave , in cui fi trafigga, con indi pubblìcarfi i fuoi Beni ; e il Dia 
cm ha fatto ivi , nel fuo Tempio , abitare il fuo nome , di.Vpi tutti quei 
I{egni-«, e Popoli , che fiano per iflender la mano ad imbarazzar /' Edifizb » 
ebe della -Cafa dì Dio fi fa in Gerufalemme. Io Dario ho flabilito /' efpofio 
Decreto, qual voglio fi adempifea efattamente. Lib. I. Esdr. cap. 5. e 6. 



FATTO STORICO PROFANO. 

IL Re Tolomeo Filadelfo congregò nella Città di Alexandria fettaiità 
mila libri , e fece una Biblioteca , per due cofe notabili . Prima * per- 
che quivi fu riporto il Teitamento Vecchio , e tutta la Scrittura Sàgra__a 
dei fettantadue Interpreti : Secondo > per il numero grande de' Libri con- 

I i gregati 



*?° _ r corno t l a g r a 

gregati ah eflTa.. Aulo Gellio, ed Amiano. Marcellino ihfìeme- con Seneca;, 
accrefcono, ancora, di più. il. numero, dei: Libri dal Re Tolomeo, ragunati , 
dicendo^ che arrivarono, al numero, di. fettecento mila .. Il che. non fem- 
brerà cofa incredibile, e firana. a. chi confiderà le fomme ricchezze dei 
Re di Egitto, e le fpefe memorabili fatte da Loro in Piramidi,, Obeii- 
ichi , Edilìzi , Navi , ed altre grandezze ineftimabili .. Scrive il famofo Pli- 
nio che Eumene. Re di. Pergamo ne fece un' altra a competenza di quefta . 
tfdor. Ub*. 6.. Etimol. cap. 3. sAdo Gelilo ». tAmiano, Marcellino .. Tlinio 
Tom. Garzo». Tiaz.. £%.. Difc. 126". 



E 



N. 



A* 



Di: Celarti %tj&~ 




DOnnx bella-, veftita: di oro ,, con Ghirlanda: di ruta in; capo.. Starà con 
gli: occhi: rivolti: verfo il Cielo ., In braccio tenga, un Pellicano con 
ì figliuolini ,, ed accanto^ vi fia. un. verde arbofcello. alla riva di. un_» 
Fiume. .. 

Bontà: nell' Uomo; è- compofizione: di parti: buone: SJ come, fedele,, vera- 
ce » integro , giufto , e paziente. », 

Bella 



TOMO P R IMO. mi 

Bella fi dipìnge , perciocché la Bontà fi conofce dalla bellezza ^ a ) 
■eucndocchè la mente acquìda cognizione dei fenfi . 

Il Vedìto dell' oro fignìfìca Bontà , per efler \* oro fupremamente buo- 
no fra tutti I metalli. Orazio domanda aurea la mediocrità, dalla quale-» 
deriva la Bontà illena in tutte le cofe . 

L' Albero alla riva del Fiume è conforme alle parole di David nel fuo 
l. Salmo, che dice* l'Uomo che fegue la Legge di Dio efler fimile ad 
un albero piantato alla riva di" un rufceìla chiaro bello e corrente ; e per 
non effer altro la Bontà , della quale parliamo , che il confermarli colla_j 
volontà di Dio , però fi dipinge in tal modo , ed il Pellicano medefima- 
ment.e, il quale è Uccello , che, fecondo che raccontano molti Autori-, 
per fovvenire i propri figliuoli polli in necefiità , fvena fé fteflb col roftro» 
e del proprio fangue li nodrifce , come dice dlffufaraente Pierio Valeriano 
al fuo luogo . E de' più moderni nella noitra lingua , il Rufcelli nell' im- 
prefa del Cardinal d' Augufìa non moftra che 1' iitefla Bontà . 

Sta con gli occhi rivolti al Cielo, per elfer intenta alla cotemplazio- 
ne Divina , e per ifcacciar i penfieri cattivi , che di contìnuo fanno guer- 
ra . Per quello ancor fi pone la Ghirlanda di ruta , avendo detta erba pro- 
prietà di efler fuggita dai fpiritì maligni , e ne abbiamo autentici teftimo- 
ni . Ha ancora proprietà dì fminuìre V amor venereo ; il che ci manìfe- 
fta , che la vera Bontà lafcia da banda tutti gì' ìntereffi e I' amor pro- 
prio , il quale folo fconcerta e guada li armonìa di queiì' organo , che fuo- 
na con 1' armonìa di tutte le Virtù . 

FATTO STORICO SAGRO. 

QUanto grande fi fofle la bontà della Vita dì Ezechia Re di Giuda , e 
„ Figlio dell' empio Acaz , quanto in Luì 1' ardore dello Zelo Divi- 
no ? quanta la pietà , chiaro fi fcorge dalle fagre Pagine . Lungo qui fa- 
rebbe il rapportare le pietofe di Lui azioni , gli eroici fuoi andamenti , 
e per dare una giuda idea del di Lui eflere , baderà il notare l' encomio 
dello fteflb Sagro Tedo . Tofl Eum non fiat fintilis Ei de c:m£ìis Rggibus ^u- 
da; fed neque in bis qm ante Eum fuerunt . 4. de Re cap. 18. n. 5. 

I ì 2 FATTO 

■ 1 1 — ^^ — ~^ . 1 — ^— — ■ 1 111 — 

^ a ) Riferifce Gio: Battila dalla Porca nella fua Pifonomia deli' Uomo lib. 
4. cap. li. edere affioma approvato da tutti i Fifonomifti che là convenevol di* 
fpofiziorie delle parti del corpo dimoftri ancora una convenevol dìfpouzione di 
coftumì . La Bellezza è una rnifurata dìfpofizione de' membri dei corpo , ed e 
figura e immagine di quella dell' Anima . Le Parti di dentro hanno la mede? 
«ma compofizioue che le Parti di hiori , e quelli che hanno una fimile azio- 
ne , dimostrano di fuori una fimil forma. Perciocché la natura ha fabbricato il 
corpo contorme agli effetti dell'animo . La Bellezza è detta dono di Dio , e quel- 
li che la pofliedono, fi può dire che poflìedono gran parte del Ino ravore. 
Apulejo attribuire tanto alla Bellezza , che non eleggeva i Piglinoli per indovi- 
nare , fenon di corpo intiero e belliflìmo , accio la Divina Maeftà non fi 10I- 
fe sdegnata di abitar con loro , come in un ornatiflimo Palagio . 



$tf ICONOLOGIA 

FATTO STORICO PROFANO. 

Giunto Tito Figlio dì Vefpafiano ali* Impero dì Roma , tanto buon_» 
Principe fi moftrò , che fu chiamato I' amore e la delizia del Genere 
Umano.. In tutte le fue azioni fu giufto fempre , clemente , liberale -, e pia- 
cevole . Giorno non lafciava trafeorrere che di fua bontà non daffe chia* 
ro fegnale , e quel giorno perduto Egli diceva , in cui non avefie qualcu- 
no beneficato .. Avendo fcoperto che due Senatori Romani congiurato ave- 
vano contro di fé per trucidarlo , non foto non li punì , ma anzi feco a 
Menfa invitatili, Loro fece lauto cortefiffimo trattamento, buttandogli che 
conofcelfero che in fuo arbitrio era flato ♦ ed era 1* ucciderli ,. e donar 
loro la vita * Domiziano fuo minor Fratello da Lui all' eccedo amato , 
Jion corrifpofe punto al fuo generofo cuore * ma anzi tentò più volte con- 
tro la fua vita ; pervenne ciò a notizia di Tito , il quale in vece o di far- 
lo uccidere , o di sbandirlo da Roma , a fé. più fiate in fegreto chiamato- 
lo, con preghiere e con lagrime, gli chiefe in grazia di avere verfo di 
EfTo lo fleifo buon animo , che Egli aveva, verfo di Lui . Svetonio .. uinge*- 
Ioni Star.. *4ug. nella Vita, di Tito .. 

FATTO FAVOLOSO.. 

AMeto Figliuolo di Fereo Re dì TefTaglra fu uno dei Princìpi Gus- 
ci di' bontà di vita il più fornito , generofo ed affabile . Apollo dal- 
le delizie dei Cielo ridotto a guardare gli Armenti, da Ameto trovò ri- 
covero . Ameto avendo voluto ammogliarfi con Alcefte Figlia di Pelio , 
.non potè ottenerla, che a. condizione- di dover dare a Pelio un Carro con- 
dotto da un Lione , e da un Cinghiale .. Apollo grato ad Ameto gì' infe- 
gnò il modo di unire fotto un- fui giogo due Beftie cosi feroci . Ottenne 
ancora quello Dio. dalle Parche, che quando Ameto folle all' eftremo difiia vi* 
ta , ritrovando Perfona tanto generata , che fi contentane di morire in fua 
vece, poteffe isfuggire la morte; ond' è che eùendo poi oppreffb da una. 
mortale malattìa, e non trovandoti, chi morire per lui voleùe ,. Alce- 
ile generofamente fi offerfe ; ma tale fu il rammarico di Ameto , che re- 
fané pietofi Proferpina , volle reftituirgli la Conforte, e contraftandogliela 
Plutone , Ercole, difcefe all' Inferno » e ne traffe Alcefte .. Apollo infiniti 
altri favori fece ad Ameto in, tempo del fuo- efigjio . Giammai Principe^? 
alcuno fopportò tante traversìe , qpante Ameto ne foffrì ; ma gli Dei Io 
protesero fempre , a cagione fpezialmente del £uo; buon cuore, e della»* 
bontà, del fuo operare . 0<wid.. Metam. lìb. 2.. 




BOTA- 



TÒMO P£ ì M &. 
BOTANICA» 

Dtli' iAhm Cefare Orlandi » 



TO 




-^p*ftr. 



Inuen 



IN vago Giardino ben dilpofllo » con Fontane » Vafche * Sedili ee. SI 
dipinga una graziofa Giovane con abito , in cui fiano ricaliate va» 
rie erbe e piante . Starà aflìià in un Sedile avanti una Tavola dì Pietra* 
foprs la quale faranno diverfe forti di erbe » ed Ella fi vedrà, in atto & fce- 
gliere attentamente le dette erbe , e fepararle . Sii vedrà ancora fòpra 1* 
detta Tavola un Cartello, in cui fiano figurati il Sole» la Luna, e gli al- 
tri Pianeti . In parte del detto Giardino fi vedano le Stufe e Cafotti , do-» 
•ve fi fogliono afciuttare e riporre l' erbe . Abbia appreflfo un Cane . 

Traile fcienze più utili che il Mondo arrichiféono,. è fenza. dubbio da! 
annoverarfi la Botanica , che è la Scienza, delle erbe e delle piante , o 
quella parte di Fifiologìa , Medicina y e Agricoltura ,- che tratta delle»* 
Piante , delle loro diverfe fpezie » forme * virtù * ed ufi .. 

Il nome viene dal Greco fiorxvn r erba ; e quefta da f5oros di (ioa » 
pafcere , perchè la maggior parte degli Animali fi. pafce di erbe . 

Dagli antichi Gentili , Apollo fu reputato il primo Botanico . Leggaft. 
Ovvidio nel primo delle Metamorfofi . 

Iwoentwm medicina meum e/1 ; opifèrque per orberà 
Dicavi & hetbarttm eftj'ubjecìa potentU mbis „ 

Secondo 



±54 rCO W L O GIÀ 

Secondo Stafilo lìb. g. rerum Theffalic. , e Plinio Hifi. nat. lìb. 7. tap. 37. 
e Natal Conte. MythoL lìb. 4. capii 12. il Centauro Chinane fu il primo 
che enervane la natura e- virtù delle erbe . Da lui l' apprefe Efculapio . 

A fentimento di dotti-fiìmi Scrittori , come riferifee Tommafo Garzoni 
nella fua Piazza Univerfale Difc. 23. il primo che con diligenza fcrivelfe 
delle erbe fu Orfeo , al quale faccette Mufeo Scrittore celeberrimo . Fu- 
rono quelli feguiti da Mitridate Re di Ponto , i di cui libri , che dotta- 
mente trattavano della natura delle erbe , vennero trafportati in lingua La- 
tina da Pomponio JLeneo , Liberto di Pompeo il Grande .. Non mancaro- 
no poi per 1' avvenire Scrittori degniffimi » che con fomma accuratezza » 
e con Loro fomma lode dottamente ne trattarono'» come Ippocrate, Pli- 
nio , Serapione, Teofraflo, Diofcoride, Avicenna» Galeno » ed altri affai . 
Ma dopo quelli parve che mancane di lue forze sì bella Scienza , dagl' igno- 
ranti trafeurata, ed omméffa . Nel Secolo XVI. l'antica Botanica » in tal giii- 
fa vergognofamente perduta » fu con molta fiiduliria riitorata e ravvivata ; 
principalmente da Leoniceno , Brafavola, Cardo» Fuchfio , Mattiolo dottif 
limo Commentatore di Diofcoride , DaJecampie^ ec. Più apprettò da Mori- 
fon , Malpighi , Hermanno» Ray , Magnolo , efi'ed ultimamente dal Cava- 
lier Gio: Battifla Morandi Milanefe » dal Tournéfprt » Linneo ec. 

Si dipinge la Botanica in un Giardino ben difpollo, con Fontane, 
Vafche ec. per dimoftrare che 1' accurato Botànico deve fceglière un luogo 
a propofito, e porre tutto il più diligente ftudio per la coltivazione dell' 
erbe , e delle piante , e procurare che di tutte le varie fpezie vi iiano , 
non perdonando a fatiche, ed a fpefe per radunarle, è farle trafportare da' 
luoghi ancor più remoti - 

Si figura Giovane e graziofa . Graziofa per indicare , che Ella è 
Scienza utile infleme e dilettevole 3 giacche la varietà dell' erbe, *deìle_» 
piante, e de' fiori non può fare che non diletti 1' animo, riflettendo alle 
loro varie virtù e proprietà , e quanto fìa giovevole all' umano confer- 
vamentc la cognizione di quelle . L' efprime a maraviglia S. Ambrogio 
Vefcovo di Milano Exameronis lìb. 3. cap. 8. e 13. dicendo: ^tid iejcri- 
bam purparafeentes viola* , candida Lilia. , rutilantcs B^pfas ; depicla rttra nmc 
aureis , nnne variìs , mene luteis fioribus . in quibus nefeias , ntrum fpecies ampli- 
ni fìorum » cut vis odora deleflet . ^>nde <& Divine Dominns ait ~ Et fpecies 
acri mecum efì = Dell' utilità così il S. Dottore : Eam antiepàorem ejfe Me- 
dicinam , qnce Herbis medicare conpievit ,' & fuccis . E perciò feguita a dire. 
6)nid enumererà fnccos Herbarum fahbres ? fèuitt vìrgdtorum , ac folioram reme- 
dia ? E pofeia erbis certe ulcera aperta claudnntHr ', Herbis curanV.vr interna . 

Giovane , per dimoiìrarc che 1' Uomo che vuole attendere alla Medi- 
cina, fino dalla fua prima Giovinezza, deve applicarli a quella,. e che la 
prima e più necettariacofa che deve apprendere è la perfetta cognizione 
dell' erbe ; fenon di tutte affatto , almeno della mrggior parte di quel- 
le , che più fono in ufo . 

L' Abito- in cui fi vedono ricamate le varie piante , erbe » e fiori , 
rapprefenta oltre la fpiegazione dell' elfere della Botanica» che molti 

Medici 



TOMO PRIMO. r<% 

Medici fi Iufìnganò di effer periti e perfetti in qnelta materia pei* aver 
Ietto » leggere « e rileggere i Volumi dì approvatiffìmi e autentici Scritto- 
ri, e per aver efattamente ofTervato ed oflervare le più accreditate Stampe 
rapprefentanti al Naturale le Erbe . Un fimi! penfare non è punto giufto * 
ed anzi è erroneo . In convalidazione del mio detto ftimo bene il rappor- 
tare parola per parola ciocché ne fcrive il Mattiolo nel Difcorfo fopra il 
Proemio di Diofcoride . ,» E* veramente neceflario a Chi vuol* euere_> 
» buon Semplicità di vedere le Piante vive coli' occhio non {blamente in 
» un tempo dell* anno folo » ma in varf e divertì ; perciocché altrimenti 
» fono le Piante , quando cominciando a nafeere » {puntano di terra ; d' al- 
„ tra * quando le crefeono , e quando producono il gambo ; e d' altro 
»* afpetto , quando fono cariche di fiori , e di feme . » E qui porta mol- 
te Piante che variano . ,» Il che malagevolmente fi può confiderare nelle 
5» ftampate * per non inoltrare effe di tutte le predette * fenon V effigie 
n di un tempo folo , ed anco perchè le cole artlficlofe * e dipinte non__* 
>* dimoftrano mai cosi perfettamente i lineamenti delle cofe » come fanno 
■n le vìve , naturali ,. e vere . E cosi parimente mi pare che per leggere 
« le Storie delle Piante fcritte da qualfivoglia bon* Autore non fé ne_> 
« poù» confeguire quella vera, cognizione * che fi richiede per non ritro- 
M varfl nelle definizioni delle Storie delle foglie e de' full! di ciafeuna 
» Pianta fenon una deferizione fola, de' lineamenti e fembianze loro , la. 
», quale quantunque fia vera ,. non però dà ella notizia del molto variare 
« delle foglie , e de 5 frutti che fanno le Piante * fecondo varj tempi dell" 
» anno, il qual variare altrimenti imparar non puoffi , che con lungo efer- 
„ cizio dell* occhio nelle vive , mentre che {a§f> In terra » ec 

Quindi sii tal rifleifo la mia Immagine fia a federe attentamente-? 
ofleryando , e fcegliendo le varie erbe che le ftanno avanti > ad oggetto 
di fìgnIEcare per 1' atto del federe * che fa duopo pofatezza , e ferma non 
prectpitofa oifervazlone della Figura , qualità, è natura delle Piante , e che 
i Giovani Medici debbano ardentemente ftudlare di giungere alla vera co- 
gnizione di quelle col mirarle e rimirarle * non una volta o due » ma mol- 
te e molte, mentre il conofeimento delle cofe fènfibilì fi acqulfta e fi con- 
ferma col replicato vedere , e maturamente oilervare . Buon farebbe che 
tutti quelli, I quali feguono la Profcnlone di Galeno per Sagrofanto vene- 
raffero quello Precetto ► 

Pur troppo dall' Inofservanza di quefta ne addiviene che II Medico or- 
dinando alla cieca Medicamenti comporti » fenza fapere , o conofeere net 
femplici che vi entrano , né la natura di quelli , invece di follevare 1'" In- 
fermo , rende a quello più gravofa 1* infermità , o lo fpedifee per le Po- 
lle a trovare i fuoi Avi. Infinitamente in ciò viene ammirato da me noni 
folo , ma da ogni qualunque buon conofeitore del giufto » il fempre lode- 
vole Signor Dottore Annibale Mariotti di quefta Città ; il quale nel più 
frefeo. de' fuoi anni Pubblico Lettore e ProfeXore di Medicina in quefta_* 
celeberrima Auguftà Univerfìtà , non lafcia ftudio , onde con: ogni fonda- 
mieuta apprendere , e altrui fcniatamenxe partecipare cognizione cotanto 

aeceiCt- 



Z5<5 ICONOLOGIA 

ìtecettaria . Quefto mìo amico Giovane , oltre tutto il fapere nell 1 abbrac» 
•ciata Facoltà , mirabilmente in fé accoppia ogni più raffinato guflo in ma- 
teria di Poesìa , e Letteraria Erudizione ; ed è alla fìia Patria di un' 
aspettativa fommamente grande . 

La Tavola di Pietra indica che Io Studio della Cognizione delle Pian- 
te deve effere ikbile , ed incelante . 

Il Cartello fu cui fono dipinti il Sole, la Luna, e gli altri Pianeti 
dimofìra che per feminare , piantare e raccorre le erbe , radici . fiori , 
ce. è cofa lodevole P ottervare alcuni tempi determinati , e alcuni afpetti 
de' Pianeti del Cielo ed alcuni Climi dell' aria; giacché è fentenza ap- 
provata da migliori Oflervatori , e Scrittori che in certi preferita tempi , 
ed in ifiagioni appropriate , le Piante fi trovano del tutto piene delle_> 
virtù Loro , che non confervano la fletta fempre , ed in ogni qualunque 
luogo . La Luna in .particolare come Pianeta a noi più di tutti gli altri 
pronìmo , e di velocifiìmo movimento , ha moltifiima e diverfa potenza^ 
fu delle Piante , così nel crefeere , che nello feemare . 

Per quefia ragione gli antichi Gentili attribuivano tanta forza alla_» 
Luna , che da Loro veniva adorata fotto il nome di Ecate , che (limarono 
eh' Ella fotte la Dea della Magìa , flantecchè le Virtù che tutto giorno 
feoprivano nelle erbe , erano ad Etti cagione di tanta forprefa , che ve- 
nivano reputati effetti di una foprannaturale potenza , e quindi ne nacque..* 
che fognarono tante follìe di Ecate , e tanta fede predarono agi' incanti , 
ed a Sortilegi . Anche tra gli antichi Scrittori di quefia Scienza fi anno- 
verano di così feiocchi e mal fenfati , tra quali Panfilo , che fece la Sto- 
ria dell' Erbe , come ci riconta Galeno nel 6. libro delle facoltà de' Sem- 
plici , che infegnarono , che nel raccorre 1' erbe e le radici fotte bene e 
neceflario il fervirfi di fuperfliziofe parole , incanti profumi ec. Si fa mol- 
to a ragione beffe di coltoro il prelodato Galeno nel fuddetto luogo , e_> 
particolarmente di Panfilo , dicendo eh' Egli molto tempo perdeva in nar- 
rare favole da Vecchie Donnicciole , fuperitizioni , e incantamenti di pa- 
role . Penfare infipido, di nefsun giovamento, e foprammodo detellabile l 

Si pongono in parte di quello Giardino le Stufe , e Cafotti per dimo- 
flrare che vi vuole particolare arte per feccare , e confervare le Erbe . 
I Botanici sì per le Piante Efotiche , e che provengono dai Climi più cal- 
di , come ancora per le Piante nollrali, ma poco differenti dell' aria troppo 
fredda , hanno alcune Stufe , che chiamano Hypocau/ìa , e Hibcrnacula , ove 
per via d' induftria le confervano yvive , e vegete a meraviglia per tut- 
to 1' anno , 

Tra tutte le Bellie , alle quali è naturale la cognizione delle proprie- 
tà delle erbe , mi è piacciuto di affegnare alla mia Immagine il Cane; 
prima perchè ocularmente vediamo che quefia Fiera per naturale iitinto, 
allorché fi fente angufiiato o da dolori di ventre , o da altro malore , ri- 
corre fubitamente a luoghi erbofi , e tanto fiuta, finocchè ritrova, e fi 
paice di quell' erba , che gli arreca conforto , e fanità . Secondariamente^» 
perchè è animale addetto alla falfa Dea Ecate , che come fopra fi è ac- 
cennato s 



TOMO PRIMO. 257 

cennato » era confiderata come la Prefide dell' erbe . Ella fi diceva che 
la prima folTe fiata a domare i Cani ; onde Tibullo nel primo dell' 
Elegie > 

Sola feros Hecates perdomuiffe Canes . 

E perchè a Lei erano facrificati i Cani , era chiamata Dea Canicida , 
o Canivora . 

La ragione per cui le era fatto un tal facrificio fi è . Credevano che il 
latrato del Cane folTe infetto ai Fantafmi , che erano mandati da Ecate , 
e che all' abbaiare di lui, quelli fubitamente fuggilfero , e rendettero vani 
gì' incanti. Le s' immolavano ne* Trebbi » in Tri<viis dedicati ancor elfi 
ad Ecate , che perciò oltre il nome di Luna e di Diana > quello ancora 
aveva di Trivia » per indicar così le tre potenze di efla» cioè nel Cielo 
dov' era detta Luna ; nelle Selve fotto nome di Diana ; e nell' Inferno 
dove Proferpina , od Ecate fi denominava . 

FATTO STORICO S.A GRÒ.- 

• 

T Ralle altre Scienze dfe in fommo grado poffedè il fapientiflimo Salo- 
mone , fanno particolar memoria le Sagre Pagine della Botanica » 
nella quale Egli fu perfettamente verfato , rilevandoli dalle llelfe Sagre_* 
parole di Lui affermanti , Et difputav'u fuper lignis a Cedro ■> qua efl in Liba- 
no > lifque ad hyfsopum , qua egr editar de p ariete . 3. de' Re cap. 4. v. 33. 

FATTO STORICO PROFANO. 

Mitridate Re di Ponto , fu più che chiunque innanzi Lui , diligentiflimo 
olfervatore della proprietà delle erbe , e dell' efatta cura della vita. 
Fu invenzione di Lui il bere ogni giorno il veleno , avendo prefi prima 
rimedi da Lui comporti , e lo refe col lungo ufo a fé niente nocivo . Elfo fu 
il primo che ritrovò i generi dell' antitodo , uno de' quali oggi ancora 
ritiene il fuo nome . "Plinio lib. 25*. cap. 1. 

FATTO FAVOLOSO. 

MEdea Figlia di Età Re dì Coleo, e d' Idia Figlia dell' Oceano , fu cosi 
efperta nella cognizione delle virtù dell' erbe , che con effe ope- 
rava cofe meravigiiofe , ed era creduta Maga . Si fposò Ella con Giaso- 
ne . Con quel Giafone, a cui Pelia fuo Zio aveva uccifo barbaramente il 
Padre Efone , e la Madre Alcimeda , ed ufurpatofi il Regno , e che vole- 
va ancor Etfo far trucidare, fé fottratto da fedel mano non foffe (tato dal 
fuo furore , e fegretamente altrove allevato . Crefciuto pofeia in età, ven- 
ne a ridomandare i fuoi Stati a Pelia , il quale non osò negarglieli , ma 
1' impegnò in si pericolofe imprefe , che fcampato non rie farebbe , fe_j» 
Medea di Lui invaghitali non gli aveflè preltato tutto 1' aiuto . Medea di- 
venuta fua Spofa , tornando con Lui a Pelia , meditò le più alte ven- 

K k dette, 



M8 iconologia 

dette , e I' efeguì . Mediante molte efperienze fatte coli' erbe » le pro- 
prietà , virtù , e cognizione delle quali , come fi dille , Ella ottimamente 
poffedeva < fi acquiltò tanta lode appretto quei Topoli , e appreffo il mede- 
fimo Pelia , che era riguardata come Dea ; ed il Tiranno comandò alle fue 
Figlie che in tutto e per tutto ubbidiffero a qualunque ordine mai da Me- 
dea foffe lor dato . Prevenuta di ciò 1' afluta Donna , fotto manto di af- 
fetto comunicò a quelle il penfiero di volere far ritornare nella più flori- 
da età il troppo vecchio . Lor Padre ; e fatto ad Effe vedere 1' efperimento 
in un vecchio Montone , che deliramente fece mirare ravvivato in un te- 
nero Agnello i le perfuafe in modo , che le induffe a fare tutto ciò che 
Effa loro aveffe ordinato . Medea dunque raccolfe varie erbe , e prepara- 
ta una gran recipiente Caldaia , quella riempiuta di aequa 5 e foprappofta ad 
ardente brace , in effa gettò le molte erbe , che aveva raccolte ; quindi 
lor diffe, che co' Pugnali alla mano fi portaffero dal vecchio Genitore, che 
nelle piume in braccio al fonno pofava , e fenza pietà lo trafiggeffero . Ab* 
■«bachiate dalla credenza le Figlie crudeli » perchè troppo, amorofe - efegui- 
rono il barbaro configlio . Invano chiefe loro mercè » invano alzò le pie- 
tofe ibrida al Cielo il mifero Pelia . Non fu afcoltato - non fi ebbe di Luì 
compafiione , e cede la vita a* colpi parricidi . Fatto quello , le inganna- 
te Figlie fi trasferirono a Medea , la quale Loro foggiunfe , che non era 
ancor tempo di gettare il trafitto Corpo nelle bollenti acque , ma era ne- 
eeffario che prima Effe con Iampadi accefe faliffero il Real tetto « mentre 
Effa intanto doveva fare alcuni feongiuri a Diana . Le fiaccole accefe ne* 
tetti Reali erano fegno da Lei concertato cogli Argonauti» che dovettero 
venire ad affaltare la Reggia , e impadronirfi del Regno ; come in effet- 
to feguì , 7{atal Conte Mitol. lib. 6, cap. 7, de Medea , 




BRUT- 



TOMO PRIMO. 259 

BRUTTEZZA UMANA. 
DtW <Ahatt Cefare Orlandi.. 




C-'Jft- Inùeti 



DOnna di faccia afpra , ruftica 1 e fpiacevole ; di color proffimo al verde; 
con ciglia rafe ; occhi limi e ltorti ; nafo fchiacciato ; bocca affai 
piccola ufcita in fuori . Abbi* i capelli rabuffati . Le fi veda intorno al 
capo folta nebbia . Si dipinga zoppa » gobba , e in tutto malformata . Ten- 
ga in una mano un mazzo di Spighe di Gioglio . Le ftia appreffo uiu 
l'orco . 

Come la Bellezza del Corpo Umano è una perfezione efteriore , che^* 
confìtte in una convenevole proporzione delle parti e delle membra , tra 
di loro , e di tutte infieme , con una debita difpofizione e" chiarezza de' 
colori ; cosi la Bruttezza dovraffi definire un mancamento di efterior per- 
fezione » confidente in una fproporzionata architettura e fimetrìa delle_j 
parti e delle membra , indebitamente difpolte , e colorate . 

Per comune fentenza de' Filofofi tutti , ed in particolare de' Fifono- 
milti * la difpofizione de' membri del Corpo è modello , ed immagine di 
quella dell' Anima . Dicefi la Bellezza dono di Dio ; la Bruttezza difetto 
dell' Umana Natura 1 effetto di fproporzione , ed oggetto abborrito' dalla_j 
viltà ; ed Ariitotele itimò aitai infelice quell' Uomo, che forti un Corpo de- 
forme ; e Proclo Licio diffe ogni cola brutta cattiva , 

Kit z Coa- 



2<5o ICONOLOGIA 

Considerata dunque ? come male ■> la Bruttezza » a fpiegare i dì Lei cattivi 
effetti , che per loppiù ( non dico Tempre ) 1* accompagnano , la figuro di 
faccia afpra j mitica , e fpìacevole ; perchè ficcome > giuita il fentimento di 
Monfig. Ingegneri nella fua Fifonomia naturale » le cofe limili nafcono da 
altre cofe limili a loro , così la faccia deforme dà fegno manifesto di con- 
tumacia ) e di malignità negli umori , e che la temperatura del Corpo fia 
peccante , inuguale , ed imperfetta . Onde gli appetiti , e coltami di Uo- 
mini cosi fatti , perloppiù fono viziofl » fregolati e corrotti . 

Del colore della faccia profumo al verde , cosi parla il medefìmo Mon- 
flgnor Ingegneri nella fopracitata fua Fifonomia . La faccia di colore prof- 
pino al verde lignifica P "Uomo pieghevole all' iniquità , ed alla vendetta , perchè 
ella è legno di predominio di collera verde , la quale è una fuperfluità del fan- 
gue 9 che fi genera di porzioni ignee •, e terrefiri adufle , fintili al Verderame » 
ed è amara » e maligna , e ripugnante al nutrimento delle membra . E perchè 
quefia corrompe la foavità , e la dolcezza del fartgue » e della pititità » ella di- 
filla l y Vomo da ogni penfiero benigno e clemente » e la difpone all' odio » .alla* 
malignità » alla crudeltà » ed alla vendetta . 

Le ciglia rafe , fecondo Cicerone prò Ityfcìo de provine, conf, fono indi- 
zio di malizia » ed aftazia . Isonne ipfum caput » & fupercilìa abrafa olere 
malitiam 5 & clamitare calUditatem videntur ? 

Gio: Battilta Porta nella Ffonomìa dell* Uomo lib. 3. cap. 24. difeor- 
rendo degli occhi limi, cioè torti, ovver de' Guerci , dice: E' comune opi- 
nione de' Fitofofi , che i Guerci per loppiù. fieno di mente perverfa » e fieno rao- 
flri di natura ; perciocché mancò la natura nella lor formazione » e perchè man- 
cò nel cervello , dal quale fi formano gli occhj i il mancamento è grandiflìmoi 
per effere il cervello una delle nobìliffime parti dell' Vomo , e perciò denotar cat- 
tivi vizj -. E Monfìgnor Ingegneri : Cotali Ziominiy come per la maggior par- 
te perverfi e befliali ■> fono da effere aborriti » e la Loro converfazione da tutti 
fchifata . 

II nafo fchiacciato denota Uomo ìmpetuolb , e dato alla libidine . 

Per fentimento di Polemone » di Adamanzio ì e di Gio: Battiita Porta 
Jrif. dell' Vomo lib. 2. cap* 12. la bocca pìccola ufeita in fuori è fegno d* 
ìnfidìe » e dì malignità . 

La nebbia intorno al Capo fu fempre appreffo gli Antichi fìmbolo d* 
infelicità» e di peflimo augurio . Volendo Virgilio pronofticare immatura 
morte a Marcello dine : Eneide lib. 6. 

Sed nox atra caput trilli circumvolat umbra . 

Ed il Petrarca nell' accennare Y acerba morte dell' amata fua Laura i. 



E altrove 



Fra tanti amici turni 
Z)na nube lontana mi iìfpìacque » 
La qual temo eh' in pianto fi rifolva . 

Ma le parti fupreme 
Erano avvolte £ una nebbia of cura* 

A ragia- 



TO M P R ! M . zSi 

A ragione pertanto fi appropria alla Bruttezza) giacché i deformi dì 
corpo non folo fono per fé fteffi infelici» a motivo di eflèr privi de' più 
bei doni della natura Umana * ma ancora perchè dagli Antichi era prefo 
per pefCmo augurio 1' incontrarfi in un Brutto , come per ottimo 1' incon- 
trare in un Bello. PIttagora affiife avanti la Porta della fua Scuola un_» 
Cartello, in cui comandava che nelfuno che foffe mal fatto» e di faccia 
deforme » avefse avuto 1' ardire di porre il piede in quel luogo r mentre 
teneva per certo non elfer la compofitura del corpo diffimile dall' ingegno » 
e che i corpi male organizzati denotavano parimente un animo malcom- 
pollo . Bruto ne 5 Filippi fi predille infelice efito alla battaglia, per efseriì 
incontrato , mentre flava in ordinanza cogli Eferciti » in un deforme Etiope . 

Tra principali difetti fi attribuifce alla noftra Immagine 1* efser zop- 
pa , e gobba , e perchè influifcono moltiifimo , fecondo i Finofòmifti , a? 
mali collumi dell' animo , e perchè fono difetti che più danno nell' oc- 
chio , e rendono la Perfona più moftruofa . Il graziofiffimo Lorenzo Lìp- 
pi nel fua Poema intitolato Malmantile racquiftato, così fcherzò nel Cant. ?. 
St. 66. 

Cofa è quella che va pel fito diritto , 

Che non è in corpo ftorto animo dritto . 

Tiene in una mano un mazzo di Spighe di Gioglio» per efsere 3 
Gioglio apprefso gli Egizi Simbolo de' cattivi collumi » e per dimoflrare 
una certa talquale analogìa , che è tra la differenza che pafsa tra '1 For- 
mento, e '1 Gioglio, e tra la Bellezza , e la Bruttezza» Il Formento ap- 
porta utilità, il Gioglio danno , ed incomodo ; la Bellezza è cagione di 
felicità a chi la poflìede , la Bruttezza infelicità ; la Bellezza è indizio di 
bontà , la Bruttezza di malvagità . 

Si pone apprefso. la Bruttezza il Porco , per efsere quello animale-* 
fozzo , fchifo , e nocevole . I Sacerdoti Egiziani avevano tanto In odio 
ogni forte di Porci, che nelle Loro Lettere, per lignificare una Perfona ini- 
mica, de' buoni coiìumi , difprezzablle , e dannofa , figuravano II Porco . 

Innegabil cofa ella fi è che ilfortire dall' avara natura un corpo defor- 
me , e llorpio , chiamar fi deve uno de' maggiori infortuni che ad Uomo 
pofsa accadere .> Innegabil cofà fi è che I' efperienza per lopplù verificate 
ci inoltra le tìfiche ragioni' de' Finofòmifti , che vogliono le deformità 
del corpo corrifpondenti alle male difpofizioni dell' animo . Nientedimeno 
non così francamente puote I' Uomo boriofo di quei doni, nei quali non 
ha Egli parte alcuna » difpregiare Chi ottenne dalla flefsa natura in tal 
guifa fcarfi i favori . Giacché non tempre i Belli di corpo furono, e_> 
fono efempj di Virtù ; non fempre i Brutti fono , o furono modelli , e 
fchìavi del vizio » Troppo torto fi farebbe al Supremo Facitore , e trop- 
po temerariamente fi taccerebbe quali d' ingìultizia . L' idea del retto e 
del giullo , così chiara è al Bello, die al Brutto: e fé a quello la co- 
ilituzione del corpo pare che appanni in qualche parte 1' Idea del retto» 
e la. fofpinga al fuo contrario , non per quello ne fuccede che offufcata in 
tal guifa relti 1' idea del bene » che il abbia 1' Uomo quali necefsariamente a. 

deter- 



z6z ICONOLOGIA 

determinare al male . Parlando Seneca Epifl. 66. de' pregi dell' animo , co' 
quali ornato era il vecchio , e deforme Clarano » cosi fi efprjme . Inìqui 
enìm fé natura geff:t » & talem animum male colloca'sit : attt fortajfe volidt hoc 
ipfum nobis oflendere , poffe ingenium fortiffimum » ac beati 'fp.mnm fub qualibet 
cute latere , e poco più fotto : Totefl ex cafa <vir Magnus exìrt: potejl &tx 
deformi humilique corpnfculo formo fus animus* ac magnus . 

FATTO STORICO SAGRO. 

PArlando il Signore a Mosè, comandò che non fofse afsonto al Sacer- 
dozio Uomo che fofse cieco , o zoppo i o di grande ., o di pic- 
colo , o di fiorto nafo » o gobbo » o guercio * o con macchia uell' occhio . 
Levit. cap. 21, 

FATTO STORICO PROFANO. 

Flloppomene famofo Duca degli Achei fu di perfona piccolo» e di tan- 
to fproporzionato afpetto » che andando un giorno a caccia ( come_> 
vuole 1' Afiolfi ) e per avventura trafportato più oltre che non avrebbe 
voluto» fi ridufse a cafa di un fi:o Angolare amico , che aveva di frefco 
condotta moglie »( o come racconta Stefano Guazzo ) invitato a cena da 
un Gentiluomo , foletto -fi portò alla di Lui cafa , qualche ora avanti del- 
la Tavola . La Moglie del Gentiluomo dalla dilpariitez^a reputandolo un 
Servo » che fofse -fiato mandato avanti dal Signore convitato , ed aven- 
do occupata la -fua Famiglia in altri fervigi , comandò al Signore che_> 
fendefse certe legna ; il che Egli fenza contradizione fi acconciò a fare . 
Or fopravvenendo a quefto atto il Gentiluomo , gli domandò pieno di 
maraviglia che cofa facefse ; alche Egli con lieto volto rifpofe , che por- 
tava la pena della fua deformità, ^i/ìolf' Off. Stor* cap. 31. Stefani. Guaz- 
zo nella Civil Converf. lib. 3. 

FATTO FAVOLOSO. 

Vulcano Dio del Fuoco» Figliuolo di Giove» e di Giunone.» efsendo 
eftremamente brutto , e contrafatto , fubitocchè fu nato , Giove gli 
die un calcio, e lo fé capitombolare dal Cielo in Lenno Ifola del Mare 
Egeo » onde fi ruppe una Gamba , e accrebbe la di Lui bruttezza coli' 
efser dipoi anche zoppo . Tauf. Strab. Erodot. (Mrvid. Vìrg. Omer. "Hatal 
font. Mitol. lib. 2. cap. 4. 




BUFFO- 



TOMO P R I M Q\ 

BUFFONERIA» 

Dell' cibate Cefare Orlandi . 



zS] 




DOnna mal fatta. ^ob&a , con; occhi grandi e in- fuori , naio largo nel 
mezzo e groffo- » bocca grande, e in atto di ridere fmoderatamen- 
te . Pingue , e con Ventre affai grande .. Velia un abito di varie pezze » 
è colori . Abbia aL Collo un ricco monile di Gemme . In una- mano ten- 
ga 1' arco con La frezza ..Neil' altra una mafchera , colla quale moftri di co- 
prirli la faccia . Le ltia accanto un Elefante r che con la Proboscide- va- 
da fca-vando Sorci . 

Il trattenere , con atteggiamenti, e con parole da far ridere, le Perfone* 
è un arte anch' Elfa da molti abbracciata , reputata anche da non pochi 
una colà buona , e degna di applaufò . Da non pochi dico , perchè , Stuli* 
torum infinhits efl mtmerus ; Da' Saggi per altro riguardata come una cofà_» 
degna folo di tutto il biafìmo i t di tutta 1' abominazione. 

Si dipinge Dònna mal fatta , gobba , con occhj: grandi e ih fuori , coti 
nafo largo nel mezzo e groffo, e bocca grande » per più ragioni ; e prima» 
perchè la bruttezza non folo è indizio d' animo non retto , ma perchè ancor» 
naturalmente muove al rifo , ed al disprezzo . Né credo di aver errato, i» 
chiamare i Buffoni di animo non retto , giacché fe riflettere feriamentc 
•vorraili al Loro vivere , al loro esercizio * converrà confettare che folamen-. 

te uà 



t 



*5 4 ICONOLOGIA 

te un animo , ed uno Spirito mal regolato fegue fenza ribrezzo un 
principio lontano tanto da ogni buon dovere , e da' primi giufti dettami del- 
la ftelfa natura , che e' impone „ quod ubi non vis alteri ne feceris „ Qual' è 
il particolare ftudio, a cui più feriamente applichi il Buffone » per dive- 
nire nella fua Profefiione valente Maeftro ? E' quello di rilevare negli 
altri i difetti , porli con modo particolare in vinta , e fare ad altrui fpefe ri- 
dere la Brigata . Penfiire maligno , operare indegno d' Uomo d' onore J Ol 
tre d'icchè fono i Buffoni , gente sfacciatiflìma , e temeraria, non temendo co* 
loro frizzi offendere , e pregiudicare il Loro Profilino ; e perciò la mia 
Figura è .con occhi grandi , e che efeono in fuori , con nafo largo e graf- 
fo , e fpalle curve , per effer quelli a fentimento di Gio. Battinta della_t 
Porta , lib. $. cap. 24. e lib. 2. 7. fegni di temerità , e sfacciataggine. 

Si figura in atto di ridere, per dare ad intendere lo fcherno con cui il 
Buffone gode , o vuol far godere gli Aitanti, del mule, o dell'altrui im- 
perfezione. Cicerone nelle Pillole dedijli tiobis ridere quem pofsemus. Tremi però, 
tremi Gente di fimil fatta, perchè Ipfe deludet ilhìjòres . Prov. cap. 3. v. 34. 
Il ridere fmoderatamente indica pazzia , fecondo il detto ne' Proverbi ; 
Bjfns abbnndat in ore Stultoritmzz Eccl. cap. 21. v. 2;, Fatuus in rifu exaltat 
*vocem fiiam , Vir antem Sapiens <vix tacite ridebit . Ed in fatti non fi dovran- 
no dir pazzi coloro , che tutto il loro brio ponendo nel buffoneggiare, fi- 
danno ad intendere di effer creduti Uomini di talento, e di fpirito , quan- 
docchè in effetto altro non fono , che viliffimi Mimi , tenuti fempre per la 
feccia del Mondo ? Se è pazzia il difguftarfi fenza cagione gli Amici , i 
Conofcenti , non fi potrà negare che ltoltiffimi non fieno i Buffoni, men- 
tre non dubitano , fenza motivo, renderfi odiofi a quafi tutto il Genere Uma- 
no ; e di gran lunga s' ingannano nel penfare di renderfi cari a quelle_* 
Perfone, ed in particolare a Fotenil , che -ille Loro feiocchezze, alle fpalle 
del derifo , ridono sì , ma non per quello amano 11 Derifore ; che anzi in- 
ternamente coltretti fono ad averli in abborrimento , fui folo penfiero , che 
altrettanto ad Efiì faranno , quanto fanno a quelli , che hanno refi il Sogget- 
to delle loro fghignazzate . Gli atteggiamenti poi , i mordaci frizzi , le 
ridicole procedure dilettano , è vero , qualche volta , follevano gli animi ; ma 
quegli animi fteflì Tentano ben perfuafi della viltà di Chi li efeguifee. 

Bene a propofito Marziale nell' Epigramma 71. del lib. 7. così avver- 
te uno feiocco , non men che fuperbo Buffone . 
Quod te diripiunt Totentiores 
Ter convhia , porticus , tbeatra , 
Et tecum quoties ita incidifli, 
Gefiari jwvat , <& jteoat lavari : 
polito nimium tibi piacere : 
DeleElas , Tbilomufe , non amaris . 
La Pinguedine , ed il gonfio Ventre dimollra che quafi generalmente iì 
principal fine de' Buffoni fi è la golofità , e 1' immoderata brama d' in- 
graffarfi alle altrui menfc . Vita per altro , febbene in apparenza amena_», 
e gioconda « a ben ponderarla in feltefla odiofa , incollante , infeliciflìma « 

Bella- 



TOMO PRIMO* &<?? 

Bellamente Piatto nell' Atto primo in Captìveis induce un ParaUto , che Pa- 
rafiti dire fi polTon tal lorta di Buffoni , a cosi parlare di fé • e degli 
Uomini della fua fpecie. 

$Ija[ì Mures femper edimus alienum cibum* 
"Dbi res prolata flint , cum rus bomines eunt * 
Simulprolatx res funt noflris dentibus , 
^jtafi cum caletur , coclea in occulto latent » 
Suo fìbt Jkcco vivant* ros fi non caditi 
Item Tarajìti rebus prolatis latent 
In occulto miferi , viclitant Succo fuo . 
Indica ancora la Pinguedine la Scioperatezza di quelli , che fpenfieratì» 
•la vita loro pofando in braccio ad un vergognofiffimo Ozio, de' vizj tutti 
principale forgente , ad altro non penfanoche a dimofirare lo (regolato Ipi- 
rito Loro , in renderli e per feiteflì ridicoli, ed in ridicolo ingiuitamente_» 
porre anche gli altri . 

Vede un Abito di varie pezze, e colori, per efière quefto un partico- 
lare diftintivo del Buffone, che in varj modi , per varie ltrade , con varj 
geili , e variamente con varie Perfone fludia far comparire il fuo valore 
nell' infame meltiero , Oltre di che dimofira la viltà di tali Perfone , che 
per loppiù vivono alle fpefe or di quello, or di quello , folamente per 
offendere or quello, or quello . 

Il Ricco-TTionile di Gemme indica che fimili Perfone fpeffo incontrano 
appreifo i Grandi particolari fortune . Cofa invero lagrimévole a penfare» 
e di fommo obbrobrio . Mancherà il bifognevole ,onde foltentarfi , ad un_» 
Saggio ,j ad un Letterato , mentre tal feccia del Mondo ricolma di dona- 
tivi e di applaufi , in faccia Io deride , né teme renderlo il fuo traftullo . 
E' fiato fempre quello il deteftabile abufo delle Corti . Con fommo giudizio 
il celebre Letterato Signor Dottor Girolamo Baruffaldi nel Bertoldo , Ber- 
toldino , e Cacafenno , in ottava rima ultimamente da i più chiari Lumi 
di Europa ridotti, nel Canto 15. e primo del Cacafenno Stanza li. cosi 
di Lui parlando, 

7{è fu già quelli de' Buffoni il primo , 
Che premio dì fue baje in corte aveffe ; 
Si legge d' altri , che dal bafso limo 
^Alzati , acquifìar Feudi a forza d' efse ; 
Laddove alcun fé di vìrtude opimo 
V andò, l' Invidia , e l' odio altrui l' oppreffe . 
( Olìèrvate la belli filma confeguenza , che ne tira . ) 
"Però è gran contrafscgno d' uom di vaglia » 
L' 'effer in odio fempre alla Canaglia . 
Tiene con una mano K arco colla frezza , per lignificare quanto pun- 
genti fiano i mordaci fali de' Mimi , e che la delicatezza , e 'I naturale.» 
amore di noi , che ingenito dalla natura abbiamo , fente trafiggerli agli 
amari motteggi , e derilioni di Gente vile, e fcioperata , Dimofira ancora la 
frezza che i Buffoni fempre offendono . 

LI .La Ma- 



z55 ICONOLOGIA 

La Mafchera, che coli' altra mano tiene , in atto di coprirli con quella 
la faccia » denota , fecondo Gio: Bonifaccio. nell' arte de' Centri „ Parte i. 
n cap. 7. Scurrilità, e Buffonerìa ,. perchè gli Uomini mafcherati fi fanno 
93 lecito di far ridere la Brigata con cofe anche indecenti . „ 

Oh pur troppo non fo.fe vero ; non fi trovale pur troppo Gente che 
efeguiile , o che efeguir faceffe , o godelfe dell' efecuzione di tali mal re- 
golate Spiritofaggini , che da me chiamate vengono Infamia , e difìintivo 
carattere di un Uomo fciocco , e poco morigerato . 

Né qui mi mi taccino di troppo auftero e rigido , o d' inimico della 
giojalità . Si accerti Chi cosi la difcorre , che a pari di qualunque , a me 
1' allegrezza piace , le facezie fon grate : Amo i graziofi lepidi Uomini : 
Cerco , quanto mai alcun altro , di follevarmi e divertirmi . So anch' Io , 
che Ixtandum eli , ma in Depì nia non a fpefe , ma non con difcapito, ma 
non con difpiacere del Proflìmo , So anch' Io il trito commendabil prover- 
bio '~ in Verbìs quare lepores tz Ma so ancora che il termine Lepos diver- 
fifica del tutto dalla parola Scunitifas . 

Oh quanti il primo lignificato fcambiano per il fecondo ! Quanti pen- 
fano estere faceti , e graziofi , e fono odiabili , difgufiofiflimi ! Fra quello 
numero, fé condanno quelle anime venali, quegP ingordi vilifììmi Uomini» 
che lìrafcinare fi lafcianp a si vergognofa vita , dalla fame, dalla necefli- 
tà , dall' obbrobriofo fine di piacere in cosi vii parte ad altri ; ripongo 
quei Ricchi , quei Nobili , che o a tal lòtte di Gente' pafcoTo*^ e braccio 
danno, o per fé fieffi non fi arroffifcono di elfer come Buffoni ammirati . 

Gli Egiziani , fecondo il Valeriano , per lignificare un Uomo , che in grado 
e in dignità costituito , fegua cofe vili, rapprefentavano un Elefante, che 
andane inveiìigando , e cacciando topi . Opera indegna tanto d' Animale 
di tanta grandezza ! Lo figuro perciò Io accanto alla mia Immagine , per 
dare a divedere alle Perfone dalla forte favorite, come loro disdica il far 
plaufj a' Buffoni, e maggiormente alkxrchè in le ltefie coltivare vogliono» 
ed efeguire un si vergognoso penfiero . 

Se penfaffero qual disdoro recano al Loro Carattere » fé rifletteflero 
che Ila quel farfi lecito di opprimere gì' Inferiori o di nafcita , o di averi , 
col porli in una trilta figura appreffo il Mondo colle loro Buffonerìe ; fé 
fapere volei'lcro quanto a Dio dispiaccia » giacché <Abkominatio Domini ejl 
omnis ilbtfor . Trov. cap. 3. v. 32. e quanto la carità del Proffimo offen- 
da , mi afsicuro che refiii non farebbono ad abbandonare sì malnato pia- 
cere . Non è in animo ben nato , e povero infelicità maggiore , che do- 
ver foffrire, e tacere alle villane prepotenti procedure di Cofloro. Ot- 
timamente 1' efpreife Giovenale Sat. 3. 

T^il habet infelix paupertas ditrius in fé 
piarti quod ridiculos bomines fa'ti . 



FATTO 



TOMO PRIMO. 
-FATTO STORICO SAGRO. 



%6y 



Scrivendo S. Paolo Appoftolo agli Efefi , inficine cogli altri vizj , che 
Loro avvifa di dovere a tutta polla fuggire , conta la Buffonerìa , cosi 
dicendo : Fornicatio . autem , & omnis immundhia , aut avaritia nec nomine- 
tur in vobis, fìcut decet Santlos, aut turpitudo aut fiultiloqnium » aut fcurrilitast 
qua ad rem non perthtet . Pillola quinta di S. Paolo agli Efefi ver. 3. 4. 

FATTO STORICO PROFANO. 

1 "'Ornando M. Antonio in Trionfo dalla Pugna Farfalica , a Lui fi fece 
incontro un Buffone chiamato Citeri . Vedutolo Antonio , tanto di 
Effo fi compiacque, che non isdegnò farlo afcendere nel fuo proprio Coc- 
chio ; porgendo la Fortuna tal favore ad un Buffone , che doveva di ra- 
gione compartirli a qualche Virtuoib . Tlinio rapport. dal Garz, Tiaz, Vn. 
Difc. 119. 

FATTO FAVOLOSO. 

OTtennero tanta grazia Bertoldo, e Marcolfa Conjugi , rozzi e face- 
tifsimi Villani , apprettò Alboino Re de Longobardi , che li richie- 
fe alla fua Corte , e fpeffo con foro s' interteneva , e volle che da' fuoi 
Gentiluomini foffero fommamente onorati . Morto Bertoldo , fece con fom- 
ma diligenza ricercare del fuo Figliuolo Bertoldino , quale febbene fcimu- 
nitifsimo , nientedimeno lo tenne al fommo caro ; anzicchè morto anche_* 
quello , che ritornato fé ne era alle fue Capanne , ordinò a 5 fuoi Baro- 
ni , che andaffero nuovamente in traccia del di Lui Figliuolo , che chia- 
mavafi Cacafenno , più del Padre rozzo , balordo , e fcempiato ; e niente- 
meno degli altri due lo accarezzò , lo fece rifpettare , e lo riempi di be- 
nefizi e regarli , che avrà forfè negato a Perfone m«ritevoti', e che non 
avevano rifparmiato il proprio fangue in di Lvà. fervigio . Bertotd. Bertoldi*. 
Caca/, del Croc. 




L 1 2 



BUGIA- 



&<*8 



ICO NOLO GIÀ 
BUGIA; 



Bì Ce/are J\ìpa 




DOnnà giovane brutta » ma artìficiofàmente veftita di color cangiante , 
dipinto tutto di mafchere di pia forti , e di molte lingue . Sarà 
zoppa , cioè con una gamba di legno , tenendo nella finiilra mano un fk- 
fcetto di paglia accefa . 

Sant' Agoftino defcrive la Bugia , dicendo 9 che è falfa fìgnificazione 
della voce di Coloro , che con mala intenzione negano 9 ovvero afferma- 
no una cofa falfa . E però fi rapprefenta in . una Donna giovine , ma brut- 
ta , efsendo vizio fervile e fuggito fommamente nelle converfazioni de* 
Nobili) in modocchè è venuto in ufo oggidì , che atteftandofi la fua no- 
biltà come per giuramento nel parlare 3 fi fìima per cofa certa , che 
ài ragionamento fia vero . 

Veftefì artificiofamente , perchè coli' arte fua ella s' induftria di da- 
re ad intendere le cofe che non fono . 

La Vefte di cangiante dipinta di varie forti di mafchere e di lingue 
diinoltra P incofhnza del Bugiardo » il quale dilungandofì dal vero nel fa- 
vella- 



TOMO PRIMO. %69 

' Vellare * dà diverfa apparenza di efsere a tutte le cofe , e di qui è nato 
il proverbio che dice t Mendacem oppmet effe memorem . ( a ) 

Il falcetto della paglia accefa altro non lignifica , fenonchè ficcome il 
detto fuoco prefto s' appiccia » e prefto s? ammorza » cosi la Bugia prefto 
nafce , e prefto muore . 

L' effer zoppa ( b ) dà notizia di quel che fi dice trivialmente , che 
la Bugia ha le gambe corte . ( e ) 

BUGIA. 

m ■ — i ri i ii ili i i i i ■ ■ ■ ■ ■ ~ 

( a ) Accade fpeffe fiate che fi fcopra 1' Uomo bugiardo dalla varietà de" pro- 
pri difcorfi . Racconta Ca/o , per figura , qualche fatto la mattina , e gli viene 
preftata tutta la fede . Nel giorno poi pone in campo il medefimo racconto , ma 
in tutto , o in gran parte dal primo diverfo . Si forma immediatamente Idea poco 
favorevole del parlare di Gaio , e Cajo non è più reputato un Uomo veridico , ma 
bensì un biafimevole Bugiardo , né più a lui ù pretta quella credenza , che non 
gli farebbe ceffata , fé rammentato fi fofle della prima fua , fempre però condan- 
nabile , Invenzione . (Quindi , per mio avvifo , ha avuta la fua origine il trito 
Proverbio „ Mendacem opportet effe memorem . 

(j>~) II Zoppicare, fecondo tutti i Fifonomifti, è fegno di aver 1' animo non ret- 
to, ingiurio, ed ineguale . S. Paolo nella Pillola 12. 13. agli Ebrei dice : Gref- 
fus reBos facite peàìbui vefiris , ut non claudìcans quii erret ; e nel Salmo 17. 46. 
abbiamo : Filli alieni mentiti font mi hi 1 Filii alieni inveterati fant , & claudicaverunt 
a femitis fìtis . Bene a propofito perciò fi appropria un tal getto al bugiardo . 

[e] Cioè, un Uomo bugiardo non può tanto correre colle lue bugìe , che final- 
mente non fi& arrivato , e feoperto per quello che è . 

Fignra la Bugìa il P. Ricci Un Fanciullo con faccia velata e nafecfla . Ha •vicino 
una Pica , ed una Befila formidabile colle Corna in capo . tiene m mano la fiaterà , 
Julia quale fta una banderola da Fanciulli , e nell' altra mano V arco colla faretra 
alla cinta piena di ftrali . Da canto vi farà .una Tavola della Legge . E' velato per 
due ragioni : Prima perchè la Bugia fi nafeonde fotto certe parole colorite , ed 
apparenti . Secondariamente per la vergogna ed. obbrobrio che patifee un Bugiar- 
do , che "è ftimato molto vituperofo appretto gif Uomini . La Pica per effere 
davanti bianca , e dietro nera, è ( fecondo Pierio Valeriano ) il Geroglifico del- 
la Bugìa . LaBeflia formidabile, perchè in tale fi trasforma il Bugiardo. La State- 
rà nelle mani del Bugiarda denota eh' il fuo proprio è voler contrapefare il 
falfo colla verità . La Banderola lignifica che il Bugiardo è pazzo , mentre fi 
parte dal vero , e nel parlare repugna alla mente propria , di cui oggetto è la 
verità . L' Arco , e gli Strali fono le parole del Mentitore, colle quali ferifee piuc- 
chè non ferifeouo le Saette ifteffe . La Tavola della Legge gli ila in difparte per 
non ravvifarla , dando quella fondata fulla Verità, tanto da Loro porta in oblìo . 

Ha Io fteffo P. .altra Figura della Bugìa Vomo con una Vipera in capo . E' tirato 
con una fune , ed Egli fa forza ftabilirfi . Dalla bocca gli ufcìrà una Fiamma ardente . 
Avrà fotto il. Mantello una fpada nafeofta , con che fefte/fo , ed altri ferifea . Rivclge- 
-rà con un piede una Ruota da Cretajo . La Vipera denota gli acuti morii , che al- 
trui dà la lingua del Mentitore . E' tirato , e fa forza ftabilirfi , per far compren- 
dere che il Bugiardo ripugna alla propria cofcieiì za , che -Jia mira al vero. La_» 
fiamma che gli efee di bocca è la lingua del Bugiardo, che cagiona incend; , e_» 
ftragi traile Genti . Ferifee fé fteffo ed altri , perchè le Bugìe tanno fomma ver- 
gogna a chi le proferifee , e perchè fono fempre indirizzate a danno di qual- 
cheduno . La Ruota da Creta/o è fimbolo della Bugìa ; imperciocché la Ruota 

volgeri- 



270 ICONOLOGIA 

B U e I A. 

Dello Stejfo . 

DOnna involta , e ricoperta nell' abito fuo , guanto Ha potàbile . Il 
VelKmento da una parte farà bianco , e dall' altra nero . Terrà in 
Capo una Gazza , e in mano una Seppia pefee . 

La parte del Veftimento del color bianco moftra , che gli Uomini bu- 
giardi primieramente dicono qualche verità per nafeondervi fotto la bu- 
gia , imitando il Diavolo, il quale j come dice San Giovanni Grifoftomo 
fuper Matth. Conceffum e/l intcrium fera dicere , ut mendacium ftmm rara ve- 
ntate commendent . 

L' altra parte di dietro del Veftimento nero , fi fa in quella fentenza 
di Trifone Grammatico Greco, la quale diceva, che le bugie hanno Ia_j 
coda nera , e per quella medefima ragione a quella Immagine fi pone in 
capo la Gazza, che è di color vario, e la Seppia , la quale, fecondocchè 
racconta Fierio Valeriano nel lib. 28. quando fi fente prefa , manda fuo- 
ri dalla coda un certo umore nero, nel quale fi' nafeonde , ftimando con 
tale inganno fuggire dal Peccatore P Così il Bugiardo ofeura fé fteflb con 
la finzione delle bugìe , e non viene mai a luce di buona fama . 

FATTO STORICO SAGRO. 

ALlorchè 1' empio Caino lordato fi era le mani nell' innocente fangue 
del Fratello Abele , 1' interrogò il Signore . Dove è Abel tuo Fra- 
tello ? Il Bugiardo rifpofe : Io non lo so ; Forfè fon' io cuftode del mio 
Fratello ? Aggiunfe col mentire delitto a delitto » e fi proccacciò la Di- 
vina maledizione . Cene/, cap. 4, 

FATTO STORICO PROFANO. 

UNa menzogna falvò ad Eumene Cardiano la vita , Combatteva contro 
Lui Antigono , il quale aveva fatto fpargere nell' Efercito dell' inimico 
lettere , nelle quali prometteva gran premj a chi uccidefse il Capitano . 
Giunto ciò a notizia di Eumene , chiamò a parlamento il fuo Efercito , 
rendendo grazie di non efserfi trovato Uomo, che tentato avefse contro la 
fua vita , e difse che le Lettere erano fiate da Lui fcritte , per fare una 
prova della fedeltà de' fuoi Popoli . Ciò intefo e creduto dall' Efercito , 

Perfo- 

volgendoli dal Cretsjo , fa che una malia piccola vada pian piano crefeendo , fin- 
che fi riduca il Vaio all'ultima perfezione e grandezza; cosi talora un femplice 
fofpetto fu qualche perfona raggirato da un Bugiardo , viene a divulgarli , appoco 
appoco crescendo va aumentandofi in modo , che fi rapprefenta poi per mera ve- 
rità j con fornàio detrimento del Calunniato . 



TOM P R I M . 271 

Perfona non vi fu, che vero non Io credefse , né alle Lettere fu più data 
credenza ; ed Eumene fi liberò dal timore . Menzogna fu quella sì , mu 
foto in tal cafo menzogna non appieno condannabile r e mailìme in un Gen- 
tile . Fulgof. Uh. 7. 

FATTO FAVOLOSO. 

Atto celebre Fattore , fu prefente al furto del Belliame fatto ad Apof- 
> lo da Mercurio, il quale diede a Batto la più bella Vacca delle rub- 
bate a patto , eh' Ei non dovesse palesarlo . Egli non folo promife 
di tacere , ma di più inoltrando a Mercurio una Pietra , difse che prima_» 
avrebbe quella parlato , che Efso , Mercurio non fidandoli troppo di Lui 
finfe partirfene , ma ritornò poco dopo fotto un' altra forma , e eangian-r. 
do la voce , gli olferfe un Bue *■ ed una Vacca » s' Ei gli additava dov' era 
il Belliame che cercava . Batto {edotto dal doppio premio , mancò della 
data parola , e feoprì il tutto . Allora il Dio de' furti , per punire il bu- 
giardo mancatore , lo trafmutò nella Pietra di paragone , la quale fa cono- 
scere fc fian veri e legittimi i metalli t che le li fan toccare . Qvvid* 
Metam* lib. 2» 

B U J O, 

Di Cefare B^ìpa. , 

Gì Iovanetfo moro , vellfto d'' azurro ftellato di oro . Sopra il capo avrà 
r un Gufo . Nella delira mano un Velo nero , e colla finiftra terrà 
uno Scudo di color di oro , in mezzo del quale vi fia dipinta una targa 
con motto che dice . AUDENDUM . 

FATTO STORICO SAGRO. 

T Ralle tante e tante terribiliffime piaghe , colle quali Iddio , per mez- 
zo de' fuoi Servi Mosè ed Aronne , dimoilrò 1'' infinita fua Potenza 
all' Egitto » ed a Faraone , acciò quelli fi rifolveflfe a lafciar partire il fu© 
diletto Popolo , una delle più feroci Ci fu un denlìflìmo Bujo , Di:fe 1' Al- 
tiifimo a Mosè : Stendi la tua mano colla Verga verfo del Cielo , accioc- 
ché cadano full' Egitto tenebre si folte, sì denfa caligine, che palpare lì 
poifa . Ubbidì Mosè , e tanto avvenne * e duraronr le tenebre per tre^ 
giorni , nel qual tempo nfuno potè vedere 7 né tampoco il fuo Fratello » 
né ardì muoverli dal luogo dov' era . 

Poco o nulla Q favLmente riflette il dotto P, Camillo Durante ) fervi- 
vano tra quella forta d' ingombro le faci ; poiché effendo quelle tenebre 
prodotte da denfa e palpabil caligine , in mezzo a quelle le faci non po- 
tevano llendere i loro raggi, ma rinconcentrati , e riperctrifi le rendevano al 
più qual Prima infocata, ma da lungi ravvifornon fi potevano» per la llef- 
fa denfitì di caligine interponga » Sol*- 



27* ICONOLOGIA 

Solamente in Geflen , e ovunque avevano ia loro abitazione gli Ebrei 
chiara rifplendeva la Luce. Efod. cap. io. 

FATTO STORICO PROFANO. 

ANnibale Cartaginefe acerrimo nemico de' Romani , aveva già colle_» 
fue vittoriofe genti pafato il Fiume Anieto o Aniene , ed inviato fi 
era alle mura di Roma ; quando fé gli fece fuor di ogni fuo penfieroi 
Fiacco Confole incontro, che con grandiflimo ardimento di Lui, e de* 
fuoi, Io tirò a battaglia. Già in ogni lato fi combatteva afpramente , e_» 
fi copriva di fangue il terreno . II Romano mirava Roma, come amato 
albergo del fuo fangue ; ed il Cartaginefe 1' aveva innanzi gli occhi , co- 
me premio e guiderdone, della Vittoria . Molrrava ognuno 1' eitremo di fua 
poJa, ferendo, incalzando , uccidendo ; quando di repente fi ofcurò fuor di modo 
il Cielo , e di mezzo a' terribili tuoni e fpaventofi baleni Ccck con ifpeffa piog- 
gia tanta gragnuola , che il Cartaginefe così , come il Romano , fu corret- 
to tutto molle di acqua e di fangue , fpiccarfi dalla fiera battaglia . Ciafcu- 
no fi ritratfe a' fuoi alloggiamenti , ed il giorno feguente fi raddoppiò lo 
ftupore ; giacché fuonando le Trombe , chiamanti P uno e P altro Eferci- 
to alla Zuffa , mentre era un belliffimo fereno , allorché fi venne alle ma- 
ni , il Cielo più minacciofo e più ofcuro che prima, e grandine e piog- 
gia in tale copia versò , che non permife in alcun modo che gli Eferciti 
fi poteilero offendere , e li coltrinfe a ritirarli . Al quale maravigliofo fuc- 
ceLlò ponendo mente Annibale , fi lafciò intendere non efler quello il tem- 
po della rovina dì Roma , e fi traile in ficuro . Tlutar, nella Vita, di *An- 
?ijbale . T. Livio Uh, 26 . 

FATTO FAVOLOSO. 

ERa , fecondo i Gentili , P Èrebo la più orrida parte delP Inferno , nel- 
la quale venivano punite le Anime dei più federati Uomini . Alcuni 
lo dicevano Figlio del Caos e della Notte , cangiato in Fiume , e preci- 
pitato nelP Inferno , per avere foccorfo i Giganti nel loro combattimento 
in disfavore degli Dei . Altri lo crederono Marito della Notte , e che da 
Lei aveie molti Figliuoli. Così Cicerone: ^imor, Dolus , Metus , Labor, 
Invidentia , Fatarti , Seneilus , Mors » Tenebra , Miferia , Querela , Gratta , tra- 
ns , Pertinacia , "Parca , Hefperides , Somnìa : ^hos omnes Èrebo » & Trofie 
nato* fenati . Cicer, nel j f lib. della Nat. degli Dei . 



fr, <&. ~r> &> &> *$* 
eSStt c»y»> -■»**> t»y<r> d&n <»y<» 

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CACCIA . 



/ 



TOMO P^R / Ai 0. 
CACCIA; 

Bell' .Abate Cefare Orlandi. 



*73 





N vaga Proiettiva , in parte della quale fi mirino Monti » 
Rupi , ed una folta Selva , in altra parte una valla Pia- 
nura , fi dipinga una robufta Giovane di vita agile e_» 
fnella » di volto alquanto ofcurù , ed abbronzato . Velia 
abito di color verde fuccinto , e corto . Porti ad ar- 
macollo un Archibufo , e lo Zaino da munizioni . Abbia 
in tefta la Corona reale . Softenga colla delira mano un 
lungo battone , a cui fiano appefe varie pelli di Quadru- 
pedi , come Leoni , Orli , Cinghiali , Daini » Cervi , Lepri ec. e varj Vo- 
latili uccifi , come Starne, Quaglie» Fagiani» Tordi, Fringuelli, Lodale» 
ec. ed anche varj Pefci .Tenga nel finiltro pugno un A flore , o Sparviere» 
ed un laccio pendente . Abbia a piedi varj Strumenti da Caccia , corno 
farebbono Corni , Spiedoni , Archetti , Panioni , varie Reti , Lacciuoli ec. 
Le fi mirino attorno de' Cani . 

E' la Caccia l'arte, e"T atto di perfeguitare le Beftie , egli Animali 
Salvatici » che pattano fotto il nome di cacciagione , per farne jpreda . Con- 

M m fiderata 






274 ICONOLOGIA 

fiderata nel fenfo fuo generale la Caccia , o il meftier della Caccia « in- 
chiude la cerca o l' infeguimeHto così del Salvatico coperto di pelo , co- 
me degli Animali pennuti ; ma nella i'ua più propria , e riltretta fignifica- 
zione 9 applicali {blamente alle Beltie o Fiere de' Bofchi , e degli Uccelli 
falvatici . 

Fu Tempre mai considerata la Caccia e Pescagione come un diritto de- 
voluto, o trasferito all'Uomo dallo fteflb Altiifimo Creatore , desumendoli 
da quell' arbitraria illimitata autorità , clic Egli all' Uomo concedette fopra 
tutti gli altri Viventi della Terra . Nel Genefi cap. i. ver. 28. parlando 
ad Adamo , ed Eva , dopo averli benedetti Loro dille : Dominamini Tifcibus 
Maris , & Volatilibtis Cali , & univerfìs *Animantibus , qua movcntur fuper 
Terram . E dopo il Diluvio a Noè nella fteQa Genefi cap. 9. ver, 2. Et 
terror vefler ac tremor fit fuper cuncla .Ammalia Terne , & fuper omnes Vo- 
lucres Calit cum univerfis qua moventur fuper Terram : Omnes Tifces Maris 
marmi veflra traditi funt . Da quefto emanate fono le Umane Leggi , quali 
univerfalmente Stabilite fopra la Caccia , le quali difpongono che ficcomc_> 
il diritto o la ragion naturale delle cofc , le quali non hanno Padrone , ap- 
partiene al primo PoflèfTore , cosi le Beitie falvatiche , gli Uccelli , ed i 
Pefci fiano in proprietà di chiunque giugae il primo a farne acquifto . 

Fin dal principio del Mondo, per teitimonianza delle Sagre Pagine , Cai- 
no , Lamech , Nembroth , Ifmael , ed Efau attefero a cacciare le Fiere , e 
denominati vengono robufti Cacciatori . I Tebani ne facevano efcrcizio par- 
ticolare , e ne formarono i primi delle regole per ben cacciare , che poi 
paffarono a' Frigj , e quindi alle altre Nazioni , e la Caccia divenne un' 
Arte . 

Fingo la mia Immagine una robufta Giovane , di vita agile e Snel- 
la, di volto alquanto ofeuro , ed abbronzato, per dimostrare che un tale_* 
efercizio , particolarmente d' infeguire le Fiere ne' Bofchi con armi da_j 
fuoco , e da punta , è proprio della Gioventù , e richiede agilità di vita uni- 
ta a robustezza di forze , e di compleffione atta a refiStere alle fatiche c_> 
a* travagli , che necellariamente accompagnano fimil divertimento . Venanii 
fiudium , ac voluptas multo labore afficit , & incomodo , guittamente ditte Livio. 
j. Dccad. lib. 1. Chi all' efercizio della Caccia vuol darli , conviene fi 
adatti a difaflrofi ed alpeltri cammini , feordi le dilicatezze di una vita_j 
agiata e comoda , ed all' ufo rufticale fi efponga all' intemperie de' tempi; 
fai che ne procede che vediamo i Cacciatori quali tutti con carni grofio- 
lane , e da' cocenti raggi del Sole abbruttolate . 

Certo fi è non effere ne* Giovani riprenfibile l'ufo della Caccia, men- 
tre per queita fi rendono di corpo più fani , più robulti , più pazienti alle 
fatiche , e fi tolgono da una vita molle , ed oziofa , che a quelli è per lop- 
più la forte cagione di perdimento di forze , e di Sanità ; onde Orazio nel 
primo libro de' fuoi carmi cantò : 

Manet fub "fove frigido 

Venator tenera Conjugis immemor-, 

Vefte 



TOMO PRIMO. 27? 

Velie abito di color verde fuccinto e corto, per dimoftrare primiera- 
mente nel verde, che è il colore delle fraudi de' Bofchi, e dell' erbe_* 
delle Campagne , eoe quefle deve trascorrere il Cacciatore , ed a queflo 

effetto fi pone 1' Immagine in mezzo a vaga Prospettiva , in parte della « 

quale fi mirino Monti , Rupi , e Bofchi , e in altra parte valle Campagne. 
■Eifendo poi il verde fimbolo dello Sperare , fi da al Cacciatore per darej 
a divedere che Quelli vive in continua fperanza di far preda , ed a cagio- 
ne di quella non cura pericoli , abbandona le agiatezze , ed agita fenza ripo- 
fo la propria mente nello fludio de J mezzi , onde giungere a' bramati acquiili . 

L' effere l'Abito fuccinro e corto, è fignificativo della fpeditezza, che 
fi richiede nel Cacciatore . 

La Corona Reale, che porta in fella fignifica effere Ja Caccia un efer- 
cìzio nobile e Regio , ed anzi al prefente un diritto Reale , che princi- 
palmente riconofee la fiia origine dalle Nazioni Settentrionali de' Barbari, 
allorché inondarono 1' Impero Romano , le quali avendo ( dice Efraimo 
Chambers fecondo la Traduzione dall' Inglefe ) apportato feto un' inclìnazio- 
zione più forte verfo queflo divertimento ; ed il "Popolo trovandoli in poffeffo di 
altri , e più facili mezzi di fuffiflere co 3 prodotti delle Terre , e de* Fondi di Co- 
loro , ebe Eglino avean vinti * e fottomefjì , i Loro Duci, e Capitani cominciarono 
ad appropriarli il diritto della Caccia , e laddove Egli era prima un diritto no* 
turale, ne fecero un diritto regio . Così Egli continua fino al dì d' oggi: il diritto 
di Càccia tra Ityi appartenendo piamente al He , ed a quelli , ne' quali il Bg 
lo diriva . 

Giulio Polluce nel quinto Libro dell'' Onomafticon eforta Comodo Im- 
peradore alla Caccia ; come a Studio Eroico , utile al corpo , dilettevole-» 
all' animo , induttivo all' audacia , e difpoftivo alla gagliardezza militare ; 
cofe tutte che più, che ad ogni altro , convengano a Perfona , che abbia il 
comando . Senofonte Cyropedia Hi. 1. riconofee la Caccia delle Fiere come 
Tirocinio della Vita militare , e perciò profetata dagli Eroi , e da'" Prin- 
cipi ; e fecondo lo fletto Senofonte nel primo libro della Tedia , i Re di 
Perda 1' ebbero in fornaio pregio , come vera meditazione delle cofe della 
Guerra ; imperciocché la Caccia ha in fé un certocchè di Battaglia . In_» 
fatti dall' ufo di cacciare le Fiere forti nel!' Uomo il penfkro di combat- 
tere contro 1' Uomo , e dalle medefìme Fiere apprefe i flratagemmi , che_> 
con tanto utile fi mettono in opera nelle Guerre . 

Oltredicchè come dopo le Battaglie fi riportano da' Vincitori con trion- 
fo le fpoglie de' vinti nemici, cosi la conquiftata , ed uceifa Fiera fi por- 
ta, come in Trionfo alle proprie Cafe dall' allegro Cacciatore, e fi appen- 
de la di Lei pelle , o qualche parte di effa , in contraffegno quafi d' infi- 
gne_ Vittoria . Paragona 1' Arioflo Canto ij. Stanz, 50, la Cafa del fiero 
Caligorante alla Cafa de' Cacciatori , 

%hoI .nelle alpine Ftlle, e né* Caflelli 
Suol Caecìator, che gran perigli ha feorfi, 
Sulle "Porte attaccar (f! irfiite pelli , 
V orride zampe , e i groflì capì d' Orfi . 

M m 2 Per 



ijà ICONOLOGIA 

Per quella ragione la Figura della Caccia foftiene il lungo baffone» si 
guì fono appefe le varie pelli di Quadrupedi , ed i varj Volatili . 

Ha nel finiilro pugno 1' Aftore » o Sparviere» per indicare che la Cac- 
cia non fi reftringe a i foli Quadrupedi , ma li eltende agli Animali che 
vagano per 1' aria , ed ancora a' Pefci nelle aque . Della Pefcagione par- 
leremo in particolare altrove . Così 1' Arioilo nel fuo Furiofo Cara. 7» 
Staaz.. 32. 

Or per le ombrofe 'Dalli, e lieti colli 
Vanno cacciando le paurofe Lepri ; 
Or con fagaci Cani i Fagian folli 
Con flrepito ufcir fan da Stoppie , e Vepri , 
Or a' Tordi lacciuoli , er ve f chi molti 
Tcndon tra gli odoriferi ginepri ; 
Or con ami invefcati , ed or con reti f 

Turbano ai Tefci i qyati lor fecreti . 
L* invenzione di far preda de' volatili fi attribuilce , fecondo Tom- 
mafo Garzoni nella Piazza Univerfale Difcorfo 59. ad Uliffe , che fu il 
primo , che dopo la caduta di Troja portò in Grecia Uccelli armati , ed 
ammaellratiad infeguire, ed a predare gli altri Uccelli ; e dicefi che penfaf- 
fé a quello , per dare una fpecie di follievo con limile divertimento a Co- 
loro , che erano addolorati per la morte de' Parenti . 

Tiene nella finillra un Laccio , per effer quello , giuda la teflimonianz» 
di Pierio Valeriano, Geroglifico del Cacciatore , e perciò dice che con_» 
ragione a Diana fono appropriati i lacci» e le reti, come principali armi 
de' Cacciatori , per effer quella Dea Capo » e Maeltra della Caccia . Nel 
Salmo 80. v. 3. è fcritto : Liberavit me de laqueo Venantium . 

Varj fono i Strumenti, che fi adoprano per le varie forti di Cacce , 
e perciò porta ad armacollo 1' Archibufo , e lo Zaino da munizioni ( per 
effere quell' arme , dapoi che fi è ritrovato 1' ufo della Polvere artificia- 
le per armi da fuoco , il più effenziale , e comune per la Caccia ) ed a* 
piedi i Spiedoni , gli archetti , i Lacciuoli , le reti , le panie ec. 

Le fi mirano attorno de' Cani , perchè la Caccia , fecondocchè li pratti- 
ca tra noi, fi efeguifee principalmente co' Cani, de* quali ve ne fono va- 
rie fpezie , accomodati alle diverfe Cacciagioni , come Cani da corlo , Le- 
vrieri , da ferma , da cerca , Terrieri , o da Pianura ec. e per aver que- 
lla Beftia un naturale illinto , a differenza ancora degli altri animali, 
Bell' infeguire le Fiere . Defcrive a meraviglia il Ferrarefe Poeta nej 
furiofo C&nt. 39. 1' ardente brama , che ha il Levriero di cacciare , 
.... Levrkr che la fugace fera 
Correre intorno* ed aggirarft mira* 
1{è può cogli altri Cani andare in fchìera » 
Che 'l Cacciator lo tien » fi flrugge d' ira , 
Si tormenta , f affligge , e fi difpera , 
$£biattifce indarwt « fi dibatte , e tira* « 

fatto 



TOMO PRIMO. 27.7 

PATTO STORICO SAGRO. 

ESau FigHo d' Ifac era cosi dato alla Caccia, che per effa non rifpar- 
miava travagli . Un giorno da quella tornò affannato in modo e latTo , 
che fentendofi divorare dalla fame , e incontrandoli nel Fratello Giacob , 
che cotta aveva una mineftra di Lenti » a Lui richiefe la vivanda, ed in 
vece gli cede il fùo diritto di Primogenito . A motivo di quello fuo ge- 
nio per la Caccia era dal Padre amato, il quale effendo già per 
vecchiezza , e flufsione degli occhi , e mancanza di villa , ridotto a_» 
Ietto', e ; concependo la morte quali a fé vicina , pensò dover pronunciare 
tra i due Gemelli Figli la paterna benedizione, ed in particolare di di- 
chiarare Efau per erede delle Divine promelfe , e per il Primogenito 
della Difcendenza da Dio eletta . Chiamò Egli pertanto Efau , e gli co- 
mandò che prefe le ufate armi fi portaffe al bofeo a cacciare , e gli ap- 
prettane vivanda di cacciagione , fecondo il fuo guflo , a Lui noto . Non_s 
tardò, di' efeguire il comando Efau , ma Rebecca Madre avendo intefo il 
difeorfo del Marito Ifacco , lo riferì a Giacobbe , e ordinandogli che fi 
.veftilfe degli abiti di Efau fuo Fratello , e coprille le mani ed il collo 
colle irfute pelli de' Capretti, apprettata la vivanda, fecondo il gufto del 
Patriarca , a Lui la contegno , acciocché al Padre la portafle . Ottenne 1* 
intento ; Giacobbe fu benedetto per Efau , che tornando dalla Caccia , e 
trovandoli prevenuto , e ingannato , pianfe la fua difgrazia , e concepì iom- 
mo odio contro Giacobbe . Genef. cap. 25. v, 27. 28. cap. 2j. 

FATTO STORICO PROFANO. 

Mitridate Re di Ponto fu tanto vago del meftier della Caccia, che 
dicefi edere flato fette anni alla Campagna , fenza mai pofar fotto 
alcun tetto . Benché in tal racconto vi poflTa eifere dell' aggiunto , niente- 
dimeno fi. rileva effere fiato quefto Re un memorabile Cacciatore. Tom» 
Garz. Tiaz. Qriiv. Difc. 59. 

FATTO FAVOLOSO. 

PEr avere Eneo Re di Calidone , e Marito di Altea obliato ne' fuoì 
Sacrifici Diana , quella Dea sdegnata , per vendicarli , mandò un fiero 
Cinghiale a devaftare le Campagne di Calidonia . Fu perciò ordinata_s 
UHa memorabile Caccia, ed i Principi Greci quali tutti fi unirono per 
abbattere la ferociffima Beftia . Era Meleagro Figlio di Eneo Capo della 
Caccia. Atalanta Figlia di Jafio Re di Arcadia, e di Climene , prima di 
tutti feri il Cinghiale ; Meleagro I' uccife . Il che fatto , Meleagro donò 
la Tefta della Fiera ad Atalanta. I Fratelli di Altea offefi che si nobil 
Trofeo dovette ufeire dalla lor Patria, fi fecero contro la valorofa Donzel- 
la , e fuoi feguaci j perlocchè , sdegnato il Donatore rivolfe le armi con- 
tro gì* 



*7S ICONOLOGIA 

tro gì' ingiulH Zii , e li fé cader morti a terra . Saputoli ciò da Altea , 
la quale confervava il tizzo fatale , in cui confifteva la vita di Melea- 
gro , per vendicare i morti Fratelli, tutta crucciofa lo gittò in mezzo alle 
fiamme . Meleagro fentifli immantinente ardere gì' intelìini , a mifuracchc 
quello ardeva , e quello conlunto » morì . Owid. Mttam. Uh. 8. 

CALAMITA', 

Dì Cefare Rip*. 

DOnna metta , veftita di nero , e mal 1 in arnefe , moftrandofi debole 
fi r«=gga fopra una Canna , tenendo in mano un mazzo di Spighe_» 
di grano rotte e fracaflate , come quelle , che vengono abbattute dalla 
tempefta . 

Il vestimento nero lignifica malinconìa , che è compagna perpetua del- 
la Calamità . 

S' appoggia alla Canna , perchè non fi trova maggior Calamità , che 
quella di Colui , che ita in pericolo di rovinare , il quale fi conduce mol- 
te volte a defiderare la morte per rimedio ; e la Canna per efiere vacua , 
e poco denfa , facilmente fi fpezza alfòpravvenimento delpefo, come facil- 
mente mancano le fperanze di quello mondo , perchè ogni forte di vento , an- 
corché debole , è ballante a mandare in ruina , e la fabbrica j ed i fondamenti 
delle nollre fperanze, e per quello fi domanda Calamità da i calami delle Canne . 

Il mazzo del grano acconcio, come detto abbiamo, fignifica la per- 
dizione e ruina delle biade , che è il principio della noltra Calamità . 

CALAMITA', O MISERIA. 

Dello Stejfo . 

DOnna afduttu , tutta piena di lepra , con pochiffimi panni , che le 
cuoprono le parti vergognofe , e con alcuni cagnuoli , che le ftiano 
lambendo le piaghe delle gambe ■ Terrà le mani in atto di dimandare 
elemofina . 

Calamità , e Mìjeria . 

DOnna meda , igrmda , a federe fopra un fafeio di canne rotte , e fpez* 
zate in molti pezzi in mezzo ad un canneto^ 
Si dipinge mefta, perciocché la miierra rende 1' Uomo melìo , ed an- 
corché la Fortuna fé gli moftri alquanto benigna , nondimeno non fi ralle- 
gra mai, come dimoftra Seneca in T ielle . 

TrQprmm hoc wferos fequiftr •vithtm , 
J^ide-at Mix Fortuna licet , 
T^ttmqxam rebus credere lectis 
Tamen affiicìos gandere pfret . 

SI fa 



rO.MOPRIMO. zjg 

Sì fa a federe ( a ) per moftrare , che le fue fperanze fono andate a 
terra, ed Ella ìnfieme con effe; perchè dice S. Agoltino nel lib. de fin. 
la miferia è abbondanza di tabulazione . 

Le canne fracaffate furono fempre porte anticamente per lignificare* 
la Calamità * da che i Romani pigliarono px» il nome di Calamità , di- 
mandando calami le Canne , 

FATTO STORICO SAGRO. 

LE Calamità che ve ffarono l' Ifraelìtlco Popolo baftaflfemente dimoftraro- 
no quanto foggetto fia I' Uomo ad effe % e quanto altresì fia folle » 
allorché in mezzo all' nleffe fi confonde , fi perde , fi difpera . Tirannegia- 
ti, opprefli gì' Israeliti dal feroce Re Faraone , mandò loro Iddio- Mosè * 
che per mezzo di foprannaturall prodigi * e fevera punizione del Tiran- 
no e fuoi Sudditi» li folle dalla miferabiliffima fchlavitù « Inoltrati nel de- 
ferto -, per giungere all' acquifto della; promeda Terra ,- la fcabrofa via » 
1' amarezza delle acque * 1' inopia de' cibi 5 la ttanchezza di un forfo di 
acqua onde refocillarfi , li affalse in modo» che non fi arrogarono di fofpi- 
rare la ferviti di Egitto . Col fubito ajuto di una Colonna di fuoco -, che 
per il viaggio fu loro feorfa » colla dolcezza data alle acque amare * 
col far cadere dal Cielo abbondanti fiporiti cibi r col far fortire da una_jr 
Pietra, al folo tocco della Verga di Mosè »■ acqua perrenne * moftrò Loro 
1* Altiffimo » quanto ingrati fodero alla di Lui bontà col disperare » e_» 
mandar fuori voci di doglianze , e di mormorazione , nel tempo di calami* 
tà e misèrie » indivife compagne dell' umana condizione . E/odo * 

FATTO STORICO PROFANO. 

PEr afsuefarfi Diogene Cinico a fopportare con indifferenza le monda- 
ne calamità , di. mezzo Verno fi accodava alle fredde ftatue di Mar- 
mo » e di bronzo a dimandar loro limofina , dicendo che ciò faceva per 
avvezzarli a foffrire di efferne poi dalle porte de* Ricchi fenza pane ri- 
gettato . Trovatoli Egli un giorno ad un pabblico convito , in mezzo al 
favellare ne riportò così fiere percoffe di battone r che in più: luoghi della 
Perfona grondava fangue . Con tutto quefto Ei non fi turbò punto » e di- 
mollrò ( credo per falvare 1' apparenza * e dare fplcco al fucr filolòfico 
penfare )' che ad Edo- nulla caleva il gravidìma oltraggio . *Aftolf* Off. 
Star. & i. cap 27. ~ "~ FATTO 

1 . , 1 1 1 1 r ". 1 r 1 ■ - - — ■ ■ — - 1r 

( a ) L r atto di federe , oltre molti altri divertì lignificati che ha , conta anco- 
ra quelto di calamità e miferia . Nel Vangelo , dove è fermo del cieco nato, 
e mendico , foax. cap. 9. v. 8. così abbiamo . Nonne Me eft qui fedeéai , &• men~ 
èkabatl Ed in San Luca cap. 1. v. 79. fi legge Illuminare èis , qui intenebrisi 
in umbra mortfc J'edebt . di Giobbe leggiamo : Seàebat in fierqnilinio . Virgilio wl» 
quello fentimento difle : Eneid. 6. 

.... Sedet , ìetemumque fiiebìe 
hfelìx Thefeus , 



a$o ICONOLOGÌA 

FATTO FAVOLOSO. 



N ," 



provò la Frigia calamità maggiore , che per la rabbiofa ferocità 
Egide una delle Gorgoni , Molìro nato dalla Terra , che vomita- 
va fuoco e fiamme con un fummo nero e denfo . Quella le bruciò le fo- 
relte , e le campagne * a tale che gli abitatori furono coilretti ad abban- 
donare il Paefe . Pallade uccife quella Gorgone » e ricoperfe il fuo Scudo 
colla di Lei pelle ; per il che quello Scudo fu poi denominato Egide dì 
Pallade . Omero . Virgil. 2{atal. Cora. Mitol. lib. 4. cap. 5. de TalUde . 

CALUNNIA. 

Di Cefare I{ipa . 

DOnna , che moflri edere sdegnata . Nella finiftra mano tenga un tordo 
accefo, e con la delira prenda peri capelli un Giovanetto nudo, e 
lo llringa , il quale alzi le mani giunte al Cielo > e da una parte vi farà 
un Balilifco . 

Dipinge!! con un vifo iracondo , perchè è cagionata dall' iracondia » 
e dallo sdegno . 

Il Tordo accefo dimoftra che la Calunnia è muramento attiffimo 
ad accendere il fuoco delle difeordie , e delle rovine di tutti i Regni . 

11 tirarli dietro il Giovine , che ha le mani giunte , ci fa conofeere » 
che il calunniare non è altro , che lacerare la fama degP innocenti . 

Le lì dipinge accanto il Balilifco , perciocché , come narra Pierio Va- 
leriano nel lib. 14. , i Sacerdoti Egizii ponevano quello animale per la Ca- 
lunnia; perchè liccome il Balilifco fenza , mordere da lontano, è perniziofo 
all'Uomo collo fguardo , così il Calunniatore . parlando di nafeofto all'orec- 
chie de' Principi, ed altri, induce fraudolentemente 1' accufato , che rice- 
va danni , difagi , tormenti , e ben {beffo la morte , fenza onde poterli 
aiutare , non iapendo il torto , perchè gli vien fatto in afsenza , come lì 
vede avvenire in molte Corti , ed Erodoto fopra la Calunnia nel lib. 7. cosi 
dice : Calumnìator infuriarti facit accufato , non prefentem accttjans . ( a ) 

FATTO 

^ a ~) La Calunnia dipinta da Ape]le , deferirla da Luciano , e rapportata da Vin- 
cenzio Cartari è immaginata nella feguente maniera . Sta fedendo a guifadiGiu. 
dice uno die ha le orecchia lunghe limili a quelle dell' Afino . Due Donne una 
per lato inoltrano di parlare fecretamente a Coftui . E' f una di quelle ì* 
Ignoranza , 1' altra la Solpizione . Il Giudice porge la mano alla Calunnia , che è 
vicino a Lui in .orma di Donna bella , ornata , ma che nell' afpetto moftra di 
el ere piena d' ira , e di fdegno . Ha Coftei nella lìniftra mano una facella ac- 
ceia , e colla delira fi tira dietro per i capelli un Giovane nudo , quale ama- 
ramente li duole , alzando le mani giunte al Cielo. Va innanzi a Lei il Livore, 
cioè 1' Invidia , che e un Uomo vecchio , magro , pallido , e langnente . Dietro 

le ven- 



r MO P R ì M . ttt 

fATTO STORICO SAGRO* 

SOfprefa fola nel fuo Giardino Sufanna Figlia di Elcia , e Moglie dì Gioa* 
chini da due sfrenati Vecchi , che nel Popolo non batta figura face- 
vano , fu da quelli tentata j e con lufinghevoli parole , e con minacce , ad 
accudire alle impudiche lor voglie. Alzò le Arida la caftilfima Donna, alle 
quali Gente accorfe . I perfidi Satrapi volfero tolto la mente alla Calun- 
nia , e portatili unitamente con molti del Popolo a Gioachim , al cofpet- 
to di Lui , e del Popolo , accufarono d' impudicizia Sufanna 5 dicendo ehe_j 
nientre Eglino foli nel Giardino palleggiavano , entrò la Moglie di Gioa- 
chim ) nò di Loro avvedutali , licenziò le Serventi , che feco aveva , lì 
racchiufe , ed a fé introduflc un Giovane già avanti ivi nafcolto ■> ed a Lui 
copia fece di fue bellezze . Per la qual cofa richiefero che Sufanna data 
folfe alla morte . Si andò tolto a dare effetto alla crudel dimanda , ed i 
Vecchj i primi furono che afferrarono 1' infelice . Confidò Effa per la fu a 
innocenza in Dio ; né Egli lafciò impunita la nera calunnia . Giacché ef- 
fendo Daniel Giudice della Caufa , efaminati gli Accufatori , trovati varj e 
mendaci , e feoprendo il Popolo la perfidia , contro i due Vecchj infurioflu 
ed in pezzi li fece •> e Sufanna riconofeiuta innocente , rendè grazie all' AI- 
tiffimo > ritornando lieta e contenta all'addolorato Conforte. Daniel, cap. 13. 

FATTO STORICO PROFANO. 

ANgufHa sì grande apportò al cuore di Diofippo Ateniefe la Calunnia^ 
contro Lui inventata , di aver involato in un pubblico convito una_j 
tazza di oro > che non potendo fopportare che gli occhi di tutti in Lui 
folo fodero rivolti, fi diede volontario alla morte , coli' immergerli ui-l^ 
pugnale nel petto . ^ipollodor. *4tenief. citato dall' ^iftolfi nella fm Off. Stor, 
lib. 2. cap. 1. 

FATTO FAVOLOSO. 

CLaudia Vertale fu calunniata d' impudicizia , ma Velia fece un miracolo 
in fuo favore , per manifestare la di Lei innocenza , e fu , che ef- 
fendovi un Vafcello vicino al Porto carico di Statue di quella Dea , che_* 
un millione di Uomini non avrebbe potuto muovere , e Claudia col folo 
fuo Cinto lo tirò nel Porto . Ovviato . 

N n CAPRIC- 



le vengono due Donne , le quali Sembrano lufingark , facendo fella della fua 
bellezza , e fono in atto di vieppiù ornarla . E' i' una la Prode , V altra V In- 
fidia . Dietro a quefte vi è un' altra Donna , che è la Penitenza , eoa certi pochi 
panni intorno , tutti rotti e fquarciati , in atto lacrimevole ed affai dolente . 
Sembra , che fi affligga oltremmodo , ed abbia fommo roffore , per vedere ap- 
j>reffarfi la Verità. 



28a 



ICONOLOGIA 
CAPRI C C t O.. 

Dì Ce/are tijpa .. ' 




Giovanetto* veftito di varj colori.. In' capo» porterà, un Cappelletto- fimile- 
al veltimento- y . fopra il quale vi faranno penne diverfe .. Nella de-? 
ftra. mano terrà un Mantice , e nella finiftra. uno- Sperone .. 

Capricciofi li dimandano quelli ,. che con idee dall'' ordinarie degli altri 
Uomini diverfe * fanno- prendere le proprie azioni,, ma colla mobilità- dall' 
una. all' altra pur del medefimo' genere ,. e per modo d' analogìa ,. fi di- 
cono capricci le idee , che in pittura , o* in mufica > o in altro modo fi 
manifestano Lontane dal. modo- ordinario- : 1'' incoltanza fi dimoftra. nelL' età 
fanciùllefca ; la varietà, nella diversità, dei colori .. 

Il Cappello colla diverfità delle penne» moftra che principalmente nel- 
la, fantasia fono polle quefte diverlita. di azioni: non ordinarie . 

Lo- Sperone , ed il Mantice inoltrano il Capricciofo pronto- all' adulare; 
V' altrui Virtù, o al pungere: i vizi.. 




CARE- 



TOMO PRIMO. 
CARESTIA 

Dì Cefarc fypa. 



aB| 




DOnna macilente , e -mal veftita . Nella delira mano tenga un ramo di 
Salice 5 nella finiftra una Pietra pomice s ed accanto avrì una Vacca 
magra . 

Dipinge!! la Careftìa magra , per dimoftrare V effetto del mancamento 
delle cofe alla Vita umana neceffarie , perchè il danaro folito a fpenderfi 
largamente in più felici tempi , nelle Iterili Stagioni , poco meno che tut- 
to , fi trasferifce nel dominio di pochi , dimodocchè facilmente i Poveri 
rimangono macilenti e malveititi 5 per CarelHa di pane » e di danari . 

La Pietra pomice i ed il Salice Pianta fono iterili , e la fterilità è prin- 
cipili cagione della Careftìa , ma nafce alcune volte ancora per infaziabile 
cupidigia di alcuni Mercanti , i quali fogliono ( fraudando la natura ) afflig- 
gere la povera Gente . 

Dipingefi appretto la Vacca magra per fegno di Careftìa ■, e quefto li- 
gnificato lo moltrò Giofeffo nelle Sagre Lettere , quando dichiarò il fogno 
di Faraone . 



N n 



FATTO 



-2§4 ICONOLOGIA 

FATTO STORICO SAGRO. 

L'AiTedio che Benadab Re di Siri* pofe alla Città di Samaria cagionò 
tal CareiHa di Viveri tra gli Abitatori di Eùa , die cofe veramente 
deplorabili su di ciò fi leggono nel quarto de' Re . Una Tefta di Afino fu 
venduta ottanta pezzi di argento battuto . Lo Sterco de' Colombi , ften-- 
devafi zi prezzo di cinque feudi per Mifura . Nulla è tutto ciò , rifpetto 
all' accidente che fegue . Pacando un giorno il Re d' Ifrael Joram per le 
mura della Citta, gli fi prefentarono due Donne, una delle quali tali fup- 
pliche a Lui porfe , onde gli faceOTe ragione . Cotefta Donna ( dille ) prò- 
pofe a me che per fortenerfi in vita , in mancanza dì tutt' altro , mangiar 
ci doveffimo i noitri Figli ; In efecuzione dì ciò , unitamente fatto abbia- 
mo Palio del Figlio mio . La Fame più ancora furiofa e' incalza , e nega_j 
aderto Cortei di uccidere il fuo , e fovvenire a* miei crudeli bifbgni ; an- 
ziccliè lo ha nafeorto, né vuole più la promeffa attendere. Udita cofa sì 
Iuttuofa. il Re , fi ftracciò daddoflo le veftiiàenta » ficchè il cilicio gli fi 
vide nelle carni, fi tolfe da quel luogo, e nuovo penfier prefe, per libe- 
rarli da così orrida Fame » ficcome avvenne a' prieghi del Profeta Elifeo» 
4. de' Rg cap. 6. 

FATTO STORICO PROFANO. 

SAgunto Città della Spagna fcdelìfllma a* Romani, per il lungo afledio , che 
lepofero i Cartagine!] , talmente firetto, che da netTuna banda le po- 
teva venir recato foccorfo di vettovaglie fu ridotta a tale feiagura, che i 
fuoi Difenforl . dopo eflTeril pafeiuti delle più immonde e fozze cofe, piutto- 
ito che rompere la fede data a' Romani, accéfero un gran fuoco in mez- 
zo alla Piazza della Città , e portivi prima dentro i più ricchi e preziofi 
arnefi , vi gettarono dopo le Mogli , e i Figli , e fi uccifero tutti . Entrò 
dunque finalmente entro il Nemico , e come fifsò gli occhi nell' orrido fpet- 
tacolo , e vidde la Città fi miferamente vuota, non potè trattenere le la- 
grime. Di qui nacque if Proverbio della Fame Saguntina , allorquando li 
favella di qualche eiìremità di vivere » *Aflolf, Off* Stor. libi, 3. cap. 9, 
.AUJQUÌQ » eft, 

Fatto favoloso. 

FU tale la Carertia che provò l' Ifola d' Egina • in cui regnava Eaco » e 
tanto durò , che parte per le continue pioggie « onde reftò P aere infetto, 
parte per i peflìmi nutrimenti , co' quali avevano procurato foftentarfi que* 
mìferi Abitanti , forfè una Peirilenza sì feroce > che tutti morirono 3 fuori 
a Eaco » e fuoi Figli , Qvvid, Mei, Ub. 7. 

CAREZ- 



? M P R I MG. afc* 

CAREZZE AMATORIE, 
Di Cefare Rjpa . 

UNa bella, e graziofa Giovanetti, veflita d'abito dì color vago, rica- 
mato di varj » e leggiadretti ìntrecciamenti , coronata d' una Ghir- 
landa di edera , e che con ambe le mani tenga con belliffima grazia due 
Colombi , un mafchio , e 1' altra femmina , che con lafcivia inoltrino di 
baciar/i . 

Eifendo le Carezze amatorie figliuole della Gioventù , e della Bellezza, 
perciò giovane , e bella rapprefentiamo il foggetta di quella Figura . 

Il veftimento di color vago , ricamato di varj , e leggiadretti intreccià- 
menti , lignifica i fcherzì , e i varj e diverfi incitamenti , da' quali negli 
• Amanti nafce il defiderio della congiunzione amorofa . 

La Ghirlanda di edera è vero lignificato amorofo ; perciocché dettai 
Pianta , come dicono diverfì Poeti , abbraccia e ftringe ovunque ella fi ac- 
colla , onde fopra di ciò co' feguenti verfi così dice Catullo . 

Mentem amore rcvincìens , ut tenax 
Hedera hac , &• Mac arborem implicai errans . 

Tiene con ambe le mani due Colombi, come di fopra abbiamo detto, 
perciocché gli Egizj per la figura di quefti Ammali lignificavano le Carez- 

: ze amatorie , elfendocchè elle non vengono alla copula venerea tra di loro, 
prima che infieme non fienfi baciate , e perchè le Colombe tra loro ufano 
allettamenti de' baci molti , gli Autori Greci hanno affermato efTere a__» 
Venere dedicate , effendocchè fpontaneamente fi eccitano fra di loro all' atto 

.venereo. Molto più fopra di ciò fi potrebbe dire, ma per efTere si delle 
Colombe , com' anco dell' edera appreffo tanti Autori di confiderazione , 
ed altri di bello ingegno , cofa nota e manifefla , 1' uno per i baci , e_? 
1' altro per gli abbracciamenti , il che tutto conviene alle Carezze amato» 
rie , non folo non mi efienderò più" oltre per autorità , né per dichiarazio- 
ne , che convenga a detta Figura , ma anche per non trattenere 1' animo 
del Lettore in cofe lafcive e pericolofe . 

FATTO STORICO SAGRO. 

BEnchè di' tante forprendenti doti arricchito dal Signore Salomone , ben- 
ché da Lui replicate volte avvertito a non abufarfì di fua bontà, nien- 
tedimeno dalle lufinghevoli carezze delle fue numerofe Mogli , e Concubi- 
ne trasportato , non .dubitò farli un Moltro d' ingratitudine verfo l' infinito 
Benefattore , e a tanto giunfe , che a Loro iitigazione s' induffe ad adorare 
Elei itranieri , concitandofì contro la fua Perfoaà , ed il fuo Regno , l' odio 
del vero Dio . z. de' He cap, 1 1 , 

FATTO 



o 



7.B6 I C N L O G I A 

FATTO STORICO PROFANO. 

LAmìa di Argo forfè .dalla feccia .del Volgo ad una incredibile ftima di 
grazia, di beltà , e di ogni accorta maniera , colla deteitabile fama.,» 
di trarre qualfiyoglia più faggio Uomo all' adorazione di .fua Perfona , per 
mezzo de* fuoi lufinghevoli vezzi . .Cortei non contentandoli de.lle fue_» 
Meffaggiere , givafene Ella itefra sfoggiatamele veftita per le Accademie * 
e per le Scuole di Atene , .diviando la Gioventù dagli Studj , diitogliendodi 
dal far bene, e fi attirava più Èrta Scapeftrati .dietro , di .quellocchè Socra- 
te , e X 3 latone Profelfori di fcienze e difcipline . Venuta poi in potere 
di Demetrio Re , o diciam meglio-, venuto Demetrio Re in poter fuo , gli 
fece far pazzie per fuo amore ,. Avendo Quelli fomma urgenza di .danaro 
per follenere la Guerra , gli Ateniefi a .Lui fecero un donativo di duecento 
talenti , ma il folle Amante gli donò tutti immediatamente a Lamia. Sta- 
vafene la mifera fua Conforte Eufonia , per bella che folle , in abbandono. 
Venne finalmente Lamia a morte , e Demetrio si al vivo da tal perdita 
fu penetrato , che i Filofofi ili Atene difputavano ,, e dubitavano fé più 
le lagrime Sofferò , che per Lei gettò, ovyero le ricchezze che nelle-* 
efequie fpefe . Mondegneto chat, dall' ^ftolf. Off. Stor. lib. 2. cap. 4. 

FATTO FAVOLOSO,. 

QUell 5 Ercole ,che fuperato aveva nell' Egitto il .crudeliifimo Tiranno 
Bufiri ; nella Mauritania il fortiffimo Atleta Anteo ; nella Spagna..» 
Gerione Moftro di tre Corpi ; nella Tracia Diomede , che i fuoi Cavalli 
nutriva di carne umana ; quell' Ercole che aveva vinto i Leoni, e ancor 
Fanciullo foffocato i Serpenti ; che tolto aveva dal Mondo tanti Ladroni, 
e Malfattori 5 che eommoOfo punto non fi era alle tenebre dell' Inferno , 
al furore delle fette Teite dell' Idra , al letifero veleno del Cerbero ; Que- 
llo lteflb Ercole non refifiendo a' lufinghevoli vezzi di Onfale Figlia del 
Re de' Lidi , non fi vergognò di renderli a Lei Servo ., e concedale la_j 
fua armatura di pelle di Leone , veilito in abito femminile , traile Donne 
di Lei -umile e abbietto, alla Conocchia fi addeftrò ed al Fufo . l^atal 
Conte Micol. lib. 7. cap, 1. Ovvid. in Dejan: ec, 




CARI- 







TOMO PRIMO. 
C A % l T A', 

Dì Cefare Ripa , 



287 




DOnna- veftita- dì rotto,, che in cima' def capo abbia." una fiamma df 
fuoco- ardente .- Terrà nel bràccio- finiftro' un Fanciullo»- al quale dia 
il latte, e due altri le ftaranno : fcherzando- a* piedi . Uno di eflL terrà alla- 
detta' Figura abbracciata, la; deftra mano .- 

Sènza Carità un feguacc' di Crifto, è come' un'armonia.' difsonante_j> 
è' un Cembalo difcorde , ed una: fproporzione ( come dice S. Paolo ) ; pe- 
rò la Carità ir dice elfer cara' unità,' perchè con Dio, e con gli Uomini 
ci unìfce ini amore e in: affezione v che aecrefcendo' poi: i: meriti, col 
tempo ci fa degni del Paradifo . 

La Veftc rofca , lignifica- Carità ,• per la: ragione' toccata' di' fopra-j ;- 
però la Spofa- nella Cantica amava quello colore nel fuo Diletto. 

La Fiamma- di' fuoco- per la vivacità fua e' infegna 5 che la Carità non' 
mai rimane- di operare,- fecondo il folito fuo amando ;; ancora 1 per la Ca- 
rità volle: che s' ' interpretalfe il fuoco , Crifto Noftro Signore in quelle 
parole : Ignem veni: mìttere in ferranti & quid- volo , nifi ut ardeat ?' 

I tre: Fanciulli ,- dimoftrano che' febbene la Carità, è' una: fola virtù, ha 
nondimeno- triplicata: potenza •>. effendo fenz' efsa , e la Fede, e la- Speran- 
za, di': nefsunv momento -„. IL che: molto bene- efpreCfe il- Signor' Giovan__»- 

Bucndeli 



&88 ICONOLOG I A 

Buondelmonte nel Sonetto fatto da Lui in quello propofito » ad ìmmitazio- 
ne delle parole di San Paolo, e dice casi . 

più d' ogn' altro raro « e preziofo 

Dono , che in noi vieti da. Celefle mano « 

Così avefs' io lo itile alto , e fovrano , 

Come fon di lodarti deftofo . 
Tu in cor fiperbo mai , né ambìziofo 

J^pn hai tuo albergo , ma in benigno e umano « 

Tu paziente fei , non opri in vano, 

Is^è del ben far fei tumido , o faflofo . 
Ogni cofa foffrifci , e credi , e fperì ■> 

TSlon penft al mal , di verità fei pieno » 

In ricchezze , in onor non poni affètto • 
dolce Carità , che mai <vien meno , 

Deh col tuo fuoco i baffi miei penjteri 

Scaccia , e di te fol mi rìfcalda il petto . 

C A R I T A' . 

Lello Steffo . 

DOonna vefHta di abito roiso . Che nella delira mano tenga un cuo- 
re ardente , e con la finillra abbracci un Fanciullo . 
La Carici è abito della volontà infufo da Dio, che e' inclina adamar 
Lui , come nollro ultimo fine , ed il proffimo come noi itefli , così Ia_j 
deferi vono ì Sacri Teologi . 

H fi dipinge co '1 cuore ardente in mano , e col Fanciullo in braccio, 
per notare , che la Carità è un puro affetto e ardente nell' animo verfo 
le creature . Il cuore fi dice ardere quando ama , perchè movendoli gli 
fpiriti di qualche oggetto degno , fanno reftringere il fangue al cuore , 
il quale per la calidità di elfo alterandoli , fi dice che arde per fimilitu- 
dine . Però i due Difcepoli di Crillo Signor Nollro dicevano , che arde- 
va loro il cuore , mentre Egli parlava , e fi è poi communemente ufur- 
pata quelta transazione da' X J oeti nell' amor lafcivo . 

Il Fanciullo fi dipinge a conformità del detto di Crillo : $j)uod uni ex 
minimis meis feciflis , inibì feciflis . . 

11 veltimento rolfo , per la fimiglianza che ha col colore del fangue , 
inoltra che fino all' effufione di elfo fi ltende la vera Carità » fecondo 
ìi te limonio di San Paolo , 



Carità 



TOMO PRIMO. zSf 

Cariti . 

UNa Cariti viddi al Signor Ifidoro Ruberei Auditor del Cardinal Sal- 
yiati Gentiluomo di molta bontà » e di varia erudizione ornato , e_? 
però afsai caro al fuo Signore . 

Era quella Carità rapprefentata da un arbore d* Olivo , al quale comincia- 
va feccar alcuni rami , e dal tronco di elfo nfeiva un liquore , che dava, 
nudrimento ad alcune erbe , ed alboretti , parte de T quali ufeivano dalle ra- 
dici dell' arbor grande , e parte di elfi più di lontano . Credo voglia_j 
lignificare » che la Carità i e colui , che la vuole ufare deve toglier del 
fuo nudrimento a fé , per compartirlo ad altri , e prima ai più profumi » 
e poi ai più lontani . 

Quell' erbette credo lignifichino alcuni ajuti , che da a maritar Zittelle , 
fecondo intendo , e gli alboretti certo fono alcuni Giovani , che a fua_a 
fpefe tiene qui in Roma a lludio , tra quali fono Lodovico e Marcan- 
tonio Ruberei , uno. Nipote del Signor Gio: Matteo Ruberti ■> che fu Se- 
gretario di Paolo IV. e poi di Pio V. , 1' altro Nipote del Signor Fran- 
cefeo Ruberti -, che fu Segretario di Siilo V. mentre erano Cardinali s i 
quali reitati poco comodi , fono dal detto Signor Ifidoro , in tutto nodri- 
ti . E perchè fopra 1' arbore vi è un motto , che dice : Moricns revmfcit » 
par che anco voglia dire , che mentre Egli invecchia , e va alla fine » no- 
drendo quei Giovani , in effi rinafea . ( a ) 

O o CARNO- 

( a ~) Così immagina il P. Ricci la Carità : Doma di bellìfftmo fffpetto ; iieftita di 
Porpora ; fregìatu dì pregiatìjpme gemme ; coronata di oro ; co' piedi fopra un fondamen- 
to , o fabrica . Tiene in una mano un ramo dì Melo granato , e l' 'altra la tenga pog- 
giata fui capo di un pìccolo Fanciullo . A' piedi le farà un Cornucopia pieno di riccbtz- 
s,t j denari , gioje , ed altre cofe . Avrà -vicino uno Scudo , dove è dipinta una Tejla , 
fopra la quale è il Pellicano . Le feorra vipino >un Fiume , che vpda a sboccare in una 
Fiamma grande , e non la fmonJ , ma più Y accenda . Veftita di ricchiflimo manto 
dì regia Porpora , fregiata di preziofe gemme , e coronata di oro , per eflere Re- 
gina e principaliffima Virtù fra tutte . Tiene il fondamento , o fabrica fotto i 
piedi , perchè la Carità edifica , ed è principio di ogni edificio perfetto . Om- 
breggia il Melo granato la Carità , perch'è ficcome quello apre e fquarcia la pro- 
pria corteccia , per racchiudere i granelli , così quefta permette ancora il proprio 
danno, per follevare altrui. La mano che tiene fopra il capo del piccalo Fan- 
ciullo lignifica che è proprio di quefta Virtù proteggere , e far beneficj . Il Cor- 
nucopia , e i denarj a' piedi , perchè la Carità non sa tenere in pregio le cofe del 
Mondo , per la fomma unione che ha con Dio . Lo Scudo indica che ribatte i 
colpi delle tentazioni e degli affanni , facendoli parer dolci . La Tefta , che fe 
fegno di omicidio , e di altri mali è coperta dal Pellicano , per dimoftrare^ che la 
Carità è aliena da tutte le fcelleraggini . II Pellicano , e fìmbolo della Carità , per- 
chè Eglifi ferifee il petto, per avvivare i proprj parti. Il Piume che rapidamen- 
te corre alla piamma , e non la fmorza , denota che tutte le acque delle tri- 
bolazioni del Mondo non poffono ammorzare il fuoco della Carità e amor di 
Dio . 



2,$>0 



ICONOLOGIA 
CARNOVALE. 

Dell' cibate Cefare Orlandi . 




UOmo di batta flatura , e pìngue . Avrà la Mafchera al volto . Sarà coro- 
nato di edera , ed in cima alla tetta porterà una mezza Luna . Ve- 
stirà un abito bizzarro , e teatrale . In una delle parti di detto abito fi 
vedranno dipinte carte di Mufica , e vari ftromenti muficali , cioè Vio- 
lini , Violoni , Oboe , Traverfieri , Mandole , Chitarre , ec. Neil' altra par- 
te faranno dipinti varj piatti di vivande fumanti di carni, e molti Vola- 4 
tili uccifi qua e là fparfi , fiafchi , bicchieri, ec. L'abito tutto farà guer- 
nito di galloni compiiti di varie penne di Uccelli . Colla finillra mano 
ten^a un ramo di foglie di Fico . Colla delira una borfa verfante dana- 
ri . Gli Aia apprettò un Cavallo fenza freno . 

E' il Carnovale quella Stagione di allegrezza e di divertimento , che 
nell' Italia , più che negli altri Paefi , viene folennemente ottervata . La pa- 
rola Carnovale è Italiana , e fecondo il Traduttore di Efraimo Chambers . 
M. dii Cange la diriva da CARN-A-VAL , perchè allora la Carne va nellcLs 
pentola , per compenfare la Stagione, che dee f:iflègttire ■, di attinenza e di digiuno; 
ghindi Egli offerva che nel Latino corrotto fu chiamato CÀRNELEVAMEN, 
e CARNISPICIUM ; come ancora lo denominano gli Sparitoli CARNES 
TOLLENDAS , 

Certa 



* 



TOMO PRIMO. 291 

Certa cofa fi è che il noftro Carnovale è un rimafuglio delle fuperiti- 
ziofe cerimonie del Gentilefrao ; e particolarmente trae la fua origine dal- 
le ftrepitofe fqlennità, che in onore di Bacco fi celebravano . Solennità 
che da' Latini venivano denominate Baccanalia, e ne erano Miniftre le_* 
Donne , perciò chiamate Baccanti . Quelle fcapigliate , e coronate di edera 
e di pampani col tirfo in mano « andavano come impazzate faltando imi 
compagnia di Uomini in ahito di Ninfe , e di Eroi , portando confezioni, 
e da bere» battendo con certe sferze Chiunque aveffero incontrato» e con 
isfrenata licenza fcorrevano tutto il Paefe . In Roma fimili Felle fi folen- 
nizzavano nel Mefe di Novembre. Perchè poi furono introdotte e permeffc 
ancora di notte , fi chiamarono T^ytlileja . Si avvanzò però tanto la fmoderata 
licenza , che fu necellario il proibirle per tutta 1' Italia , con Decreto del 
Senato . Ma da alcuni Imperatori , come di Eliogabalo riferifce Lampridio, 
furono non folo rimeffe , ma con anzi maggiore sfrenatezza, e difoneftà, pub- 
blicamente efeguite . 

Fingo la mia Immagine Uomo di baffa ilatura , perchè la Stagione - del 
Carnovale è affai breve , durando per ? ordinario un Mele, e poco più » 
ed alle volre anche meno, cominciando propriamente dopo il giorno folenne 
alla ricordanza dell' apparizione della Stella a ? Re Magi , o come vogliam 
dire, dopo l'Epifanìa; e tra. Noi dandoli il vero principio alle mafchere 
e a' tripudi il giorno 1 7. Gennajo , e durando fino a tutto il giorno an- 
tecedente a quello delle Ceneri '. Non folo per quella ragione figuro il Car- 
novaj^ di baffa ilatura , ma ancora perchè effendo vera Immagine de' mon- 
dani piaceri , intendo moftrare quanto quelli fieno fugaci » e quanto male 
in elfi 1' Uomo fi affidi . 

Si dipinge pingue » per indicare che in tal tempo moltiifimo fignoreggia 
la Crapula , i Seguaci della quale, dante lo {moderato nutrimento , per Top- 
più fi vedono di pingue corporatura . Sembra che ne' Carnevalefchi giorni 
ad altro penfar non fi debba , che a riempiere il ventre , e che tutto po- 
nendo, in non cale, non più neceffario fia il riflettere, che a Noi accor- 
dato è il vitto per vivere , non il vivere pel confumo del vitto . Se ne' 
Ricchi è intollerabile 1' ufo , è detellabile al certo in quelli , cui non_j 
fu troppo prodiga la Fortuna . In vece di aver quelli confiderazione alla 
tenuità delle loro follanze , alla dovuta economia della Famiglia , altro non 
iiludiano che fare un lieto facrificio , di quel tanto Lor rella, alla corrente 
folennità . Si mangi , fi gozzovigli, e vada pur la Cafa a ruina . L'allegro 
tempo non permette che fi volga il penfiero a foddisfare a' Creditori , e 
pur che la Gala fi foddisfaccia , non fi bada a gravarli di nuovi debiti , per 
fare acquiito de' più rari , ed apprezzati bocconi . Nota coiloro Giovenale 
Satira 11. 

Multos porrò vides , quod fepe elufits ad ipfum 

Credito? introitarti j'olct. expetìare macelli : 

Et cpùbns in jolo vivendi caufa palato efl , 

Egregius c.nnat , melmfqxe mijerrimus borititi » 

Et cito cafnms , jam perhcente mina . 

Oo 2 Iute- 



2$z ICONOLOGIA 

Interea guflus dementa per omnia qutfrunt , 
Tyjimcjuam animo pretiis objlantibus : intcrìus fi 
sAttenias » magis ìlio, juvant , qua pluris emuntur ." 

La Mafchera al volto è efprelfiva propriamente del Carnovale» mentre, 
in tal tempo è permeffo alle Perfòne il traveltirii , e coprirli la faccia_* 
in guifa da non efTer riconofciuti . Se vogliamo ricercare l' invenzione del- 
le Mafchere , dobbiamo il primo penfiero attribuirne al ribelle Lucifero » 
giacché Elfo , coperta la propria forma fotto il volto di maliziofo Serpente , 
induffe la prima Donna all' orrido delitto . Di tal Maeftro gì' infegnamenti 
li feguono, non li ha rotore ìmmitarlo! Che lagrimevol cofa, a mio rend- 
imento , è il mirare che 1' Uomo dotato di ragione fi lafci ftrafcinsre da__» 
un peffimo introdotto colhime a farli gloria di effere annoverato tra Pazzi ! 
Confnfo ogni ordine , per le Mafchere nel Carnovale non vi è più diitin- 
zione di Perfone . Quella fuperba Dama , che in altri tempi crederebbe to- 
gliere qualche pregio alla chiarezza de' fuoi natali » fé degnafle , non dico 
di fua compagnia , ma quali quali di un men che grave fguardo , la fua 
inferiore , in tal tempo non li arroifa di rapprefentar talora la figura di 
una Servente ; mentre quella , qual Principerà , le paffa accanto , e tutta fa- 
ftofa le addita » o almeno additar le dovrebbe al penfiero , quanto lia 1' or- 
goglio vano e ridicolo . Nulla però quello farebbe rifpetto agi' inconve- 
nienti , ed a' mali effetti , che dalle Mafchere derivano . I comodi per tra- 
dimenti all' onor de' Conforti , per feduzioni d' innocenti Colombe, per di- 
fviamenti degli fhidiofi Giovanetti:» fono per loppiu gì' indifpenfabili frutti 
d' albore così maligno. 

Si corona di edex - a » in ricordanza che riconofee la fua forgente dallo 
Felle in onore di Bacco » a cui era dedicata quella Pianta .. 

La Luna, per effer fìmbolo della Pazzìa , ognuno può conofeere fé fia__» 
propriamente data al Carnovale . Che la Luna denoti floltezza , lo tellifìca 
Pierio ne' fuoi Geroglifici , oltrecchè fi rileva dalle IteiTe Sagre Pagine , 
nelle quali il Pazzo è paragonato alla Luna t Stultus ut Luna, miitatur . Chi 
più. Pazzo di chi è amante di sì feioperato tempo ? 

Velie abito bizzarro e teatrale » in una parte di cui fi mirano dipinte 
carte ed illromenti muficali , nell' altra vari piatti di vivande ,- ec. per 
denotare che in quella Stagione la Bizzarìa trionfa» I Teatri fi aprono , i 
balli fi permettono , i banchetti piucchè in qualunque altro tempo in_> 
ufo fono » e richielti ► 

I Galloni di vaghe penne di Uccelli lignificano la leggerezza del pen- 
fare umano . 

La Boria verfante denari, che tiene nella delira mano, efprime che in 
occafìone di fimilli allegrezze il denaro non fi adopra , ma fi getta » ma 
fi fcialacqua . 

Le foglie di Fico fono » come teflifica il Valeriana Hb. 53. il Gero- 
glifico della dilettazione » e del piacere » che col fenfo fi piglia . 

Lo sfrenato Cavallo , che gli li mira appretto, indica lo {moderato im- 
peto della Gioventù» che maggiormente fa di fé deteitabile mollra in fo- 

miglie- 



TOMO FRI MS. m$ 

miglievoli giorni» Tutto fi crede permetto ; ed il lafciare fa briglia alle_»- 
proprie Voglie ,• onde libere vagar portano per le Ipaziofe vie de' molli 
piaceri > nel Carnovale fi reputa fola vivacità , e indifpenfabile oflervanza 
de' Carnovalefchi Statuti, San giorni quelli di giocondità-, fi grida, devefi 
tripudiare . E' già pretto la lugubre; Quaresima ,> riferbiamo in sì propria 
Stagione le morali confiderazioni, e i dovuti pianti alle noftre colpe. Pur 
troppo fcioperato chi cosi penfa ! Lafciato libero il campo alle dominanti 
paflìonij come tanto facilmente ridurle per la ftrada del retto? Tutto ciò 
il celebre Antonio Zampicri a pennello éiprime in un £uo graziofiflimo mo» 
ral Sonetto . 

f~*Ieco desìo r come Sefirier feroce r 

^ Che armato ha il fen d' infaticabìl lena ** 
Indomito , fuperbo , il pie. veloce 
J>«à e lei volgendo > a fw 'piacer mimem* 

"Penfa fé giova a me* che il reggo appena ■?. 
O minacciar di verga, o alzar di voce* 
Che morfo dì ragion più noi raffrena, 
7{è V afpro ai fianchi ognor /limolo atróce * 

\ 
Cosi precipito fo Ei mi tra/porta 

Sé perir feco , e chiamo invait foccorfo *> 
Io che fon fenza forze > e fenza feorta „- 

Ei oh ! qual fento aliar crudo rimorfo , 

Che ini fgrida : geco dove alfin ne porta? 

L' empio Deftrier » fé non- s' avvezza al morfo ,- , 




CARRO 



*?4 



I CO N L OC I A 



... - 



- 



G A R R O. D E L- L A LUNA»! 

Ccwe è defcritto dal Boccaccio nel lìb. 4. 
della Genealogìa, degli Dei . 



! 




ws— 



UNa Donna di verginale afpetto » fòpra di un Carro di due ruote > ti- 
rato da due Cavalli , un bianco , e 1' altro nero ; per inoltrare , che 
la Luna fa i fuoi corti di giorno , e di notte . E' anco tirato il fuo Car- 
ro , come dice il fopradetto Boccaccio nel 5. libro , da' Cervi , eflendoc- 
chè il cammino , che fa la Luna , vien fornito più velocemente di tutti gli 
altri Pianeti , come quella , che ha 1' orbe minore ; e Cluudiano , e Fe- 
fto Pompeo dicono, che è guidato da' Muli, per efler la Luna Iterile, e 
fredda di fua natura , come parimente è il Mulo ; ,ed Aufonio Gallo fa 
guidare il detto Carro da' Giovenchi . Credefi che foflfero dati quefti ani- 
mali alla Luna , per la fomiglianza , che è fra di loro delle corna ; che 
perciò fi mettono due piccioli cornetti in capo della Luna , come anco 
per effer quefti animali facrificati a quella Dea . 

Prudenzio veite la Luna di un bianco, e fotti! velo dicendo: 
Di bel lucido <velo a noi vedila , 
Quando incanta /piega le wadrella , 
~\ £' la Fervine figlia di Latona . 



Si po> 



TOMO PRIMO. 2 9 <> 

Si potrà anche veftire di Vette bianca, rofsa , e fofca dalla cinta in_» 
SU , ed il rettante del vettirnentS- iari negro , rfloftrando-, che la Luna 
non ha lume da se , ma da altri lo riceve ; ed è da avvertire , che per 
bellezza di quella Figura fieno &(&■ calori • porti con grazia , i quali inoltra- 
no 9 che la Luna fpetfo fi muta di colore , e da eifa molti indovinano le 
m unzioni de' tempi; onde Apuleio racconta ,'. che la ro.fezza nella Luna 
fif-nifica venti , il color fofcò pioggia » e il lucido e chiaro aere fereno , 
e Plinio nel libro 18. cap. ai. dice il medefimo . 

Fu dagl* Antichi dipinta, che portalTe agi' omeri una faretra piena_i 
di llrali , e con la- delira mano una facella accela , e con la finiitra un 
arco . ( a ) 

Moitra la Facella ardente, come apportatrice della -laee -alli nafeentt 
Fanciulli , perciocché porge loro ajuto , ad ufeire dal ventre della Ma- 

dre • C b ) 

Moitra ancora il Lume , che fa alli Pallori , i quali amano affai la Lu- 
na, perciocché da lei ricevono comodità grande , eifendocchè la notte_> 
guardano i iuoi armenti dalle ìhfidie delle fiere . 

Oltrecciò s' intende ancor per il Lume 1' umidità fua , che pretta fa- 
vore alle Piante , che germinano fopra la terra , ed alle radici di {òtto 
dona ajuto . ( e ) 

. La dipinfero gli Antichi, come abbiamo detto, coli* arco» e collana 
faretra , perchè intendevano la Luna effere arciera de' fuoi raggi , li quali 
fono alle volte nocivi ai mortali , e per dimoftrare ancora le punture , 
che fèntono le Donne nel partorire » effendo quella Dea fòpra il parto 
delle Donne . CARRO 



(_ a ~) Nel rovefeio di una Medaglia fatta coniare da Corinti in onore di Setti- 
mio Geta fi vede Diana colla faretra piena di ltrali agli omeri ; ha nell* una e 
nell 5 altra mano una face ; appretto uri Cervo; intorno le lettere C; L. I. COR. 
cioè : Colonia Lata Julia Corinthtvs . 

Nel rovefeio ancora di altra Medaglia , battuta parimente da Corinti in onore 
dello (te ilo Geta , fi mira Diana colla faretra alle (palle ; nella mano delira ha 
un dardo ; nella finiftra un arco; appretto un Cervo . Le Parole intorno fono: 
C. L. I. COR. Colonia Laus Julia Corìnthm »; 

Diana, fecondo Microbio, è detta da "fana aggiunta la lettera D. "fana (igni fica 
Luna ; ficchè Diana e Luna è la deus cofa . Si dice Luna a lucendo , o perchè 
riceva lo fpleitdof e da altra luce , che è il Sole ; e perciò forfè ha le due faci . 

Q b ) Scrive Finnico Materno lib. i. Matbef. che ogni foflanza del corpo Uma- 
no appartenga al potere della Luna ; per la qual ragione è chiamata Guida de* 
nafeenti . 

( e ) Microbio lib. i. in f omnia Scipimh , dice della Luna che ft mori 'aliti m_* 
corporuw (t author , (y condìtrix , adeotit nonnulla corpora fub L/tminh ejus acceffu pa- 
tìiintur augmema , (y buie decrefeente minmntur . La qual Sentenza da Clemente 
Pontefice Romano lib. 8. recornit. ad Jacob. Fr. Dbm. viene confermata ne* fe- 
guenti termini . Sìmiliter autem iy Luna curj'us , atq-y hac , qua imperitis indetur 
inordinata permuttitìo , incrementi* frttgum , & pecudum , omniumque ammaritium com- 
meda eft . Augm'.ntii enim ejus , detrimenttfque , mira quattoni Providentia arte , omne^j 
vuoi vìgnitur , alìtui % & crefeit . 



*# ICO N L GIÀ 

: ...... re ■- • ìJj v .: 

: C A R R O IXIiiM ERG JJ R I O. 

Di Ce/are. $jpi. 




~c. My y,ì . 



T TN Giovine ignudo, con un fol panno ad armacollo . Avrà i capelli di 
\J oro, fra efli vi faranno penne parimente di oro congiunte inlieme-, 
ovvero un Cappelletto con due alette , cioè una per banda . In mano por- 
terà il Caduceo , ed alli piedi i Talari , che cosà fi trova dipinto da' 
Pittori , e deferitto in molti libri da* Poeti , ed in particolare nelle tra- 
sformazioni di Apuleio . 

Sarà detta Immagine fopra di un Carro , e vi faranno molti fallì , per 
accennare il coftume degli Antichi , che quando pacavano vicino alle Sta- 
tue di Mercurio , ciafeuno gettava un fatto a' piedi di Mercurio ; e ciò 
riferifee Fornuto nel libro della natura degli Dei, 

Sarà quello Carro tirato da due Cicogne , uccelli confegrati a Mercu- 
rio , perche quell' uccello , che è chiamato Ibide , è una fpezie di Cico- 
gna ( a ) , la quale nafee in Egitto , come fcrive Ariftotele nel libro della 

natura 



— - 



(_ a ) L' Iòide conviene in molte cofe colla Cicógna . Di due forti fé ne trovano 
appreffo gli Egizj . Candida , e nera . La Candida , fecondo Plinio , St. Nat. Ub. io. 
taf. io. è fparfa in tutto l'Egitto. La nera , per fentimento di Ariftotele , Star. 

itgì' 



TOMO PRIMO. 191 

natura degli animali , dovecchè Mercurio ( fecondo che narrano gli Stori- 
ci ) regnò , dando a quei Popoli le leggi , ed infegnò loro le lettere « 
come feri ve Marco Tullio nel terzo libro della natura degli Dei, e volle 
che la prima lettera dell' Alfabeto folle 1' Ibi , ficcome dice Plutarco nei 
libro de ifide, ed Orride •> e Ovvid. nel fecondo libro delle trasformazio- 
ni fcrive , che Mercurio fuggendo infieme con gli altri Dei 1' impeto di 
Tifeo Gigante fi converfe in una Cicogna . 

Potrebbefi in luogo ancora delle Cicogne dipingere due Galli , per la 
convenienza , che ha Mercurio , Dio della facondia e del parlare , colla 
vigilanza , la quale fi dinota con il Gallo . 

Con il Caduceo» (6) fi dice che Mercurio, (fecondo i Gentili ) fu- 
feitaffe i morti , come 1' eloquenza fufeita le memorie degli Uomini . 

I Talari ( e ) e le penne , inoltrano la velocità delle parole , le quali 
in un tratto fparifeono j però Om. chiama quafi le parole , veloci , alate 
e che han le penne , e chi vuol vedere più difiufamente quefte , e fimi- 
li altre ragioni delle penne di Mercurio , e degli altri fuoi portenti , po- 
trà leggere ( oltrecchè molti ne fcrivono nella lingua Latina) il Boccac- 
cio i) che nella noltra non manca con diligenza' . 

P p CARRO 




iegl' Anim. lìb. 9. e. 17. annida fedamente il Pelufio , aborrendo tutto il reflante 
dell' Egitto . Ha 1' Ibi il capo a fimiglianza del Corvo acquatico , il roftro 
aguzzo , uncinato , e rofieggianre , 'è -.un Volatile rapaciflìmo s e perciò non_» 
male a propofito fi da a Mercurio , come Nume de' Ladri . 

(_ b ) Il Caduceo che fi da a Mercurio è una Verga , intorno alla quale fono av- 
viticchiati due Serpenti in modo , che la parte più alta del Corpo loro viene a 
t'ormare un arco . In cima a quella Verga vi fono due alette . Si dice da' Poe- 
ti che Mercurio ricevette una Verga da Apollo in contraccambio della Lira , che 
Elfo a Lui aveva donata , e che abbattendoli un dì Mercurio in due Serpenti 
fui Monte Citerone , che combattevano infierii è , gittò loro in mezzo la fua_» 
Verga , per fepararli . I due Serpenti fi avviticchiarono ad efla col corpo , nella 
guifa che fopra fi è detta, e perciò d' allora in poi Mercurio la volle porta- 
re in quella loggia , come fimboio di Pace , e vi aggiunfe le alette , per effere 
Egli il Dio dell' Eloquenza , che fi efercita colle parole , le quali per la loro 
preftezza fi dice , che volino , onde Virgilio volat irrevocabile verbum . Secondo 
Natal Conte , nel dare Apollo a Mercurio la Verga, gli difle aver quella la pro- 
prietà di porre pace .tra tutti quelli , in mezzo a' quali l'offe gettata la mede- 
fima ; Mercurio ne volle far la prova tra i due Serpi combattenti , e ne riconob- 
be ottimo effetto ; onde da quello ne venne che roffe dapoi infignita con i due 



Serpi avviticchiati alla Verga 

( e ) I Talari fono borzacchini , o calzari con due ali . 



ICONOLOGIA 

CARRO DI VENERE. 

Della Stejfo. 




cWTTT 



V Enere fi dipìnge Giovane * ignuda » e bella , con una Ghirlanda di' 
Rofe » e di Mortella ,. e in una mano tiene una Conca marina .. 
Fu Venere rapprefentata nuda , per 1' appetito degli lafcivi abbraccia- 
menti ». ovvero, perchè Chi va dietro fempre alli lafcivi piaceri rimane_» 
ipeflb fpogliato e privo di ogni bene ; perciocché le ricchezze fono 
dalie iafeive Donne divorate • e £ debilita, il corpo » e macchia 1' anima, 
di tal bruttura, che niente refta. più. di bello-. 

Il Mirto, e le Rofè fono confegrate a quella Dea, per la conformità» 
che hanno gli odori eoa Venere » e per 1' incitamento , e vigore , che_» 
porge il Mirto alla lufluria », che però Futurio Poeta Comico mentre fin- 
ge Digone meretrice, cosi dice .. 

^i me porti del Mirto » acciò eh* io pojja 
Co» pia vigor di Venere oprar l' armi . 
La Conca marina , che tiene in mano » moitra che Venere Ha nata 
dal mare, come diffufamente fi racconta da molti .. 

Il fuo carro , fecondo Apuleio , è tirato dalle. Colombe » le quali ( co- 
me fi fcrive )• fono oltremmodo lafci ve , né è tempo alcuno dell' anno 9 
#el quale non. iitiano infieme nei lor gulti amorofi „ 

E Ora-. 



TOMO PRIMO, "ì$$ 

td Orazio, Ovvidio, e Stazio dicono, che Venere e tirata dai Cigni, 
$er dimoftrare , che i gufli degli Amanti fono limili ai canto del Cigno, 
il quale è tanto più dolce» quanto quello animale è più vicino al morire, 
e cosi tanto più gode l'innamorato» quanto più pena in ?more. 

Per fare alquanto differente quefta Figura , il Giraldi fcrive che Ve- 
nere fi rapprefenta , come ho detto £òpra , in un Carro tirato da due Ci- 
gni , e due Colombe, nuda, col capo cinto di Mortella, e con una Fiam- 
ma al petto , nella delira mano tiene una palla , ovvero un globo in forma 
del Mondo , e colla finiltra tre Pomi dì oro » e dietro le fono le tre 
Grazie , colle braccia avviticchiate . 

Il Globo moftra eflere Venere dominatrice , e confervatrice dell* 
Univerfo . , 

I tre Bambini ( a ) fono in memoria del Giudizio di Paride , a lode-» 
della fua fingolar bellezza . 

Le Grazie fono le damigelle di Venere, che allettano, e corrompono 
facilmente gli animi non bene inabiliti , nella Virtù , 

P P » CARRO 




( a ) Nelle nozze di Teti , e Peleo gittò la Difcordia alla Menia degli Dei 
tiri Pomo di oro , fu cui era ferino Detur Puichriori , o come vuole Na:al 
Conte Pulcrior accipiat . Fu cagione ciò di gran riffa traile Dee , ed in_* 
ifpezie tra Giunóne , Pallade , è Vènere . Giove decretò che terminar doveffe 
la Guerra tra quelle tre , Paride Piglio di Priamo , è di Ecuba , che lottò fpó- 
glie paftorali abitava nel Monte Ida . Paride ttwlla apprezzando le grandi offerì 
te a Lui fatte da Giunone , e Pallade , giudicò a favore di Venere , perlocchè: 
di quefta guadagnoli! la protezione , e P odio delle altre due Dee . 



ìoo ICONOLOGIA 

CARRO DEI SOLE, 

* 

Dello Stejfo . 




cttjrf. 



eT_F: 



IL Sole fi dovrà rapprefentare con figura dì Giovanetto ardito , ignudo , 
ornato con chioma dorata , fparfa dai raggi » con il braccio deliro difte- 
fo i e colla mano aperta terrà tre Figurine » che rapprefentino le tre_» 
Grazie . Nella finiftra mano avrà ? arco » e le faette » e fotto i piedi un_a 
Serpente uccifo colli ftrali . 

Si fa Giovane coli' autorità dei Poeti, fra i quali Tibullo così dice . 
Che Bacco folo , e Febo eternamente 
Giovani fono , &c. 
E per la Giovanezza vollero fignificare la virtù del Sole produttore 
fempre ■> in vigore del fuo calore ■> di cofe nuove , e belle . 

Softiene colla finiftra mano le tre Grazie » per dimoftrare * che ciocché 
di bello j e di buono è in quefto Mondo , tutto- apparifce per la foia luce « 
e da quello in gran parte è prodotto . 

Con il Serpente morto , e colle frezze fi dipinge , per accennare la_j 
favola di Pitone uccifo da Apollo ; finto folo per dimoftrare i giovevoli 
effetti j che nella terra opera la forza del Sole > afciugando le fuperfluità 
degli umori » e rifol vendo le corruzioni , 

Starà 



TOMO PRIMO. 501 

Starà detta Figura con bella, difpofizione fopra di un Carro ,- il qnale 
da Ovvidio uel fecondo libro celle Metamorfofi eoa fi dipinge ,■ 
Dì ricche gemme è quel bel Carra adorno . 

Ed ha d' oro il timone , e l' affé d' oro ; 

Le curvature delle ruote intorno 

Da falda, fafeia d' or cerchiate foro ', 

I raggi fon che fa più chiaro il giorno 

D* argento , e gemme in un fottìi lavoro % 

E tatto infìeme sì gran lume porge r . 

Ch* in del da Terra il Carro non fi feorge . 
Queflo Carro , come racconta il Boccaccio nel 4. libro della Geneolo-- 
gla degli' Dei , ha quattro ruote »'• perchè nel fuo corfo di un anno cagio- 
na quattro mutazioni dei- tempi , ed è tirato da quattro Cavalli , delli qua- 
li il primo dai Poeti è chiamato Piroo , il fecondo Eoo »< il terzo 
Etone , ed il quarto Flegone , e con quelli hanno' inoltrato la qualità ,. 
ed il cammino del. giorno ; perciocché Piroo , che è il primo, fi dipinge 
roffo, effendocchè nel principio della mattina, oliando i vapori che fi le- 
vano dalla terra, il Sole nel levarli è roffo;. Eoo, che è il fecondo, fi 
dimollra bianco , perchè effendofi fparfo il Sole , ed avendo fcaceiati i va* 
porr, è fplendente e chiaro ; Il terzo è Etone , e fi rapprefenta roffo 
infiammato , tirando- al giallo r perchè il Sole ( fermato nel terzo Cielo ) 
moftra più rìfplendente feitefso ; L' ultimo è Flegone, e fi figura di co- 
lor giallo , ma che porga nero , per dimoflrare la declinazione di elfo* 
verfo la terra, al tempo» che tramontando fa ofeurare effa terra,. 




CARRO- 



3®ì ICONOLOGIA 

CARRO DI M A R T »f 

Pclh Stejfi, 




FU rapprefentato Marte dall' antichità, per Uomo feroce, e terribile 
nell' afpetto , e Stazio nel 7. libro della Tebaide , 1' arma di co- 
tazza tutta piena di fpaventevoli mollri , coli' elmo in tefta , e coli' uc- 
cello Pico per cimiero . Colla delira mano porta un' alia , e con il 
braccio finiliro tiene con ardita attitudine uno Scudo di fplendore-» 
fanguigno , colla Spada al fianco , fopra di un Carro tirato da due Lu- 
pi rapaci .. 

Si moltra terribile e fpaventevole nell' afpetto, per dar terrore e_9 
spaventar i nimici . 

I mollri , che fono nell' armatura , inoltrano cffere appreffo di Marte 
il furore , 1' empietà , ed altre limili paflioni * 

Gli fi pone il Pico ( a) per cimiero , per ctfere uccello dedicato a_j 

Marte 

( a ) Secondo il Cartari è proprio di Marte il Pico , perchè come quello 
Uccello., percuotendo col torte becco il duro rovere , lo cava , così colle fpefie_» 
batterie i Soldati tanto battono le mura delle Città, che fi fanno firada per for- 
za , da potervi entrar dentro ; ovvero perchè quello augello era molto offerva- 
to negli augurj , alli quali negli antichi tempi i Soldati ponevauo tanta mente , 

che 



TOMO PRIMO. bo-B 

Marte per I* acutezza del roftro , nel qual folo confida contro gli altri 
animali . 

V Afta lignifica Imperio , perchè tutti quelli » che attendono alle armi » 
Togliono eflere fùperiori » e dominare altrui . 

Lo Scudo denota la pugna » e la Spada la crudeltà , 

Si fa che ftia fòpra il Carro » perchè anticamente i combattenti ufa- 
vano le carrette ■> e di ciò fa menzione il Boccaccio lib. 9. della Genea- 
logìa degli Udì . 

Gli fi danno i Lupi , per eflere quelli animali dedicati a Marte » e_> 
per moftrare 1' iniziabile ingordigia di quelli , che feguono gli eferciti » 
che mai non fono fazj , limili ai Lupi . ( b ) E Omero fa tirare il Car- 
ro di Marte da due Cavalli , come animali atti per combattere * ed a fu» 
immitazione Virgilio diffe . 

Bello armantw equi » bellum bue armenta minantm • 

CARRO 




che non fi accingevano a guerreggiare , fé prima, qualche augurio non avevano» 
prefo . 

( b ) Si aggiunge- ancora il Lupo a Marte , perchè" queffa beftia è di vifla_* 
acntiflìma , e vede di notte ; così dimoflra che gli accorti Capitani devono ve- 
dere, affili j acciò non. s'incontrino nelle occulte xnfidie de' nemici». 



304 



ICONOLOGIA 
CARRO DI GIOVE. 

Scilo Steffo . 




SI dipinge Giove allegro e benigno» dieta di quarantanni, e nelle Me- 
daglie antiche d' Antonino Pio , e di Gordiano ■> fi. fa nudo , ma per 
dargli alquanta più grazia, e per coprire le parti virili, le metteremo ad 
armacollo un panno azzurro confetto di varj fiori . 

Nella delira mano tiene un'Alta, e nella finiftra un Fulmine , fìando 
in piedi fopra un Carro tirato da due Aquile . 

Nudo fi dipinge, perciocché, come racconta Aleflandro Afrodifeo, an- 
ticamente le immagini degli Dei , e de' Re, furono fatte nude , per ino- 
ltrare che la poffanza loro ad ognuno era manifesta . 

I vari fiori fopra il panno fignificano 1' ^allegrezza , e benignità di que- 
llo Pianeta , e di effi fiori Virg. nell' -Egloga 4. così dice . 

Ipfa tibì blando* fiindent cmabula flores . 

Gli Antichi fole vano dare 1' Afta per fegno di maggioranza , e perciò 
nell' immagine di Giove lignifica quelf iilelTo . 

Il 



•• 



TOMO PRIMO. 30? 

Il Fulmine denota caftigo» ma per effer quello Pianeta benigno» lo cien 
coHa finiilra mano , . per non effere rigorofo , il che moftrarebbe , quando 
lo tenefle colla delira mano in atto di lanciarlo . 

Il Carro è tirato da due Aquile , non folo per moftrare , come iono 
dedicate a Giove ; ma anche per dinotare gli alti e nobili fuoi penlìeri , 
e la liberalità , e finalmente effere giovevole altrui , e perciò dal giovare.* 
dicefi che Ei fu chiamato Giove . 

Gli fi danno anche le Aquile» pel buono augurio eh' ebbe « mentre_> 
andava a far guerra contro Saturno fuo Padre 1 della quale rimale vitto- 
riofo . Come unche , perchè ìnterpetrandofi Giove per 1' aria più pura , 
d' onde nafeono i Fulmini , folo fi dimoftra coli' Aquila » che J^ra tutti gli 
Uccelli $' inalza a grande altezza lontana da terra , 



% 




ag 



CARRO 



JOtf 



ICONOLOGIA 

CARRO DI SATURNO. 

Come ft dipìnge dal 'BactMcào , 




\P 



CU.it. 



'Ecchio , brutto , {porco , e lento * col capo involto in un panno pari- 
V mente brutto , e nel fembiante vedraffi mefto , e di malinconica com- 
piendone , con abito (tracciato . Nella delira mano tiene una Falce , e col- 
la finilìra un picciol Fanciullo , quale moitri con bocca aperta voler divorare. 

Starà quella Figura in piedi fopra di un Carro tirato da due Bovi ne- 
gri , ovvero da due gran Serpenti , e fopra del Carro vi Ha un Tritone_j 
colla Buccina alla bocca , mostrando dì Tuonarla , ma che fi veda che 1«'_» 
code di eOTo Tritone fiano -fepolte nel piano ctel Carro , come fé folfero 
fitte in terra . 

Dipingefi » fecondo la menzione che ne fa il Boccaccio lib. 8. deliaca 
Genealogìa degli Dei, metto, per moftrar la malinconica compleflìone di 
quelto Pianeta » e perchè Saturno appretto gli Antichi fignificava il tempo» 
Io facevano vecchio , alla qual età conviene la malinconìa . 

II capo involto , e P afpetto tardo , dimottrano il Anidro afpetto della 
Stella di Saturno , e la fua tardanza . 

• Sporco fi dipinge» perchè è proprio di Saturno il concedere i cottuml 
•lifonetti . 



Si 



TOMO P R l M 0\ 307 

Si rapprefenta colla Falce in mano , perchè il tempo miete , e taglia • 

tutte le cofe , come anche potremo dire » che pei" la Falce s'intenda la_j 
coltivazione de' Campi , eh' Egli infegnò agi' Italiani , che prima era 



incognita 



Il Fanciullo che Edo divora , dimoftra che il tempo diftrugge que' me- 
defimi giorni, de' quali è Padre e Genitore, (d) 

Si danno i neri Bovi al fuo Carro , perchè tali a Lui fi facrifìcavano, 
come racconta Fello Pompeo . 

Si può anche dire , che avendo Elfo infegnato 1' Agricoltura per arare t 
e coltivare i Campi , non fi poteffe » fennon con ifeommodità 1 far fenza_» 
quefli Animali, e però i Bovi fi pongono, come indizio di Agricoltura . 

Il Tritone fopra il Carro colle code fepolte lignifica , che la Storia_j 
cominciò ne' tempi di Saturno , e che da Lui indietro tutte le cofe erano 
incerte , ed oleure , il che lignificano le code del Tritone fìtte e nafcolte 
in terra , perchè innanzi al tempo non v' era materia di Storia . 

Q^q 2 CARRO 







n_» 



(0) Oppure fi riferifce a ciò raccontano le Favole , che Saturno vivendo i 
continuo timore di effer da' Figli difeacciato dal Regno , appena erano quelli 
nati , che fé gli divorava . Ne dalla vorace di Lui gola fcamparono più che_j 
quattro , cioè Giove , Gìuncnt. , Plutone ,. e Nettuno , i quali fignificano i quattro 
Elementi Fuoco , A" a > Terra , ed Acqua , che danno fempre , uè fono dal tem- 
po divorati , come le altre cofe da Elio prodotte , 



3o8 



ICO NO LOGIA 

CARRO DI MINERVA. 

Qi Cefare %jpa . 




DA Paufànla é deferirti Minerva nell'Attica fopra un Carro in forma_3 
di triangolo da tutti tre i lati uguali , tirato da due Civette , e armata 
all' antica , con una verte fotto 1' armatura lunga fino ai piedi . Nel petto 
ha fcolpita la tetta di Medufa . In capo porta una celata , che per cimiero 
ha una Sfìnge , e da ciafeun de' lati un Griffo . In mano tiene un' afta * 
nella cui ultima parte vi è avvolto un Drago * ed ai piedi di detta Figura è 
uno feudo dì criftallo ■> fopra del quale ha appoggiata la finiftra mano , 

Il Carro in forma triangolare lignifica ( fecondo gli antichi ) che a_j 
Minerva fi attribuifee P invenzione dell' armi > dell' arte di teflere » rica- 
mare , e 1' Architettura . 

Dipingefi armata , perchè 1' animo del fapiente fta preparato contro 
i colpi di fortuna . 

La lancia lignifica 1' acutezza dell' ingegno . 

Lo feudo il mondo , il quale colla fapienza fi regge . 

Il Drago avvolto alla lancia , denota la vigilanza , che nelle difcipli- 
ne adoprar bifogna * oppure che le Vergini fi debbono ben guardare » co- 
jaie riferifee fopra di ciò 1' Alciato nei fuoi Emblemi. 

La Gor. 



TOMO PRIMO. 3 q 9 

La Gorgona dipinta nella corazza » dimoftra lo {pavento » che 1' Uomo 
Capiente rende ai malvaggi . 

I Griffi , e la Sfinge fopra dell' elmo dinotano « che la Capienza ogni 
ambiguità rifolve . 

Le Civette , che tirano il Carro , non folo vi fi mettono come uccelli 
confecrati a Minerva » ma perchè gli occhi di quefta Dea fono di un_j 
medefimo colore di quelli della Civetta ■> la quale vede beniffimo la not- 
te > intendendoli che 1* Uomo faggio vede e conofce le cofe » quantunque 
fieno difficili ed occulte . 

CARRO DI PLUTONE, 

Bello Steflo* 




CM.ir."- 



ff-C-inK 



UOmo ignudo j fpaventolb in Villa , con una ghirlanda di cipreflb ini 
capo . Tiene in mano un picciolo fcéttro , ed una chiave » ltando fo- 
pra un Carro da tre ruote ■> e tirato da tre ferociffimi Cavalli » dei quali 
£ fecondocchè dice il Boccaccio lib. 8. della Geneologla degli Dei ] uno 
li chiama Araatheo , il fecondo Alaitro , ed il terzo Novio ; e per far 
meglio , che fia canofciuta quella Figura di Plutone » le metteremo «.» 
piedi Cerbero , nel modocchè fi fuole dipingere . 

Dipingevi nudo , per dimoftrare , che le anime de' morti > che vanno 
nel Regno di Plutone j cioè nell' Inferno , fono prive di ogni bene * e di 

ogni 



~*T 



510 /CONO LOGIA 

ogni còmodo ., . onde. i£ PétfctecaJ m ima- fàa- (£a«2òrie , cosi- dice a quello 
gropofito , ..." 

C&? ^ alma ìgmfay e fòK- 

Convien che arrivi a quel dubbiofo calle . 
Spaventoso'- fr dipinge y perciOecftè< £©Sì c&n viene-' effère a J quelli-,- che 
buono da caligare li fcd'lefàti i-fecortdocehè meritano gl'i-ér-fóri ; eommeffi-; 
■-. Gli fi da h- ghirlanda di dpcetìb-, per- eflere' quel!-' 1 arbore c-onfecratO 
a Plutone, come -dli ce- Plinio nel Lik. 1.^. della Storia- naturale , e- gli An- 
tichi , di detto atìjpré ; gli fecero ghirlande , per<e(!ère pianta- trilla e rad- 
ila j eflendocchè , come una volta- è tagliata, più non germoglia. 

Il picciolo- feettro , che tiene in mano, dimoftra eh* egli è Re dell' 
ultima, e più bafla parte dell' Univerfo . "'■ •* . .. s» 

La chiave è infegna di Plutone 4> perciocché il regiìó-fuo em maniera 
ferrato , che nell'uno può ritornar di là : onde Virgilio nel 6. dell' Enei- 
de , così dice , 

Scd revocare gradimi fuperasque evadere ad auras , 
Hoc opus , bic labor ejì : pattei , quos aquus amavit 
sfuppiter , &e. 
La carretta dimoftra i giri di quei , che defiderano di arricchire , per 
eftere Plutone dagli Antichi tenuto per Dio delle ricchezze . 

E' guidata da tre ruote , per dinotare la fatica , ed il pericolo di chi 
vi va d' intorno , e 1' incertezza delle cofe future . 

Dei tre Cavalli, come abbiamo detto, il primo fi chiama Amatheo, 
viene [ come dice il Boccaccio nel luogo citato ] interpretato ofeuro , af- 
finchè fi comprenda la pazza deliberazione di acquetare quel che poco fa 
meflièro , colla quale è giudicato ovvero fcacciato l' ingordo . Il fecondo e 
detto Alafiro , che fuona 1' ifteffo , che fa nero , acciocché fi conofea il 
merore di quello che difeorre , e la mitezza e la paura circa i pericoli, 
che quali fempre vi ftanao intorno . Il terzo vien detto Novio , il quale 
vogliono che lignifichi tepido , acciocché per lui confideriamo , che per lo 
temere de'pericoli, alle volte il ferventi/fimo ardore di acquifiare s' intepidifee . 
Gli fi mette accanto il Can Cerbero con tre .fauci , per efifere guar- 
diano dell' Inferno , eflendo d' incredibile fierezza , e divoratore del tutto , 
di cui Seneca Tragico nella Commedia di Ercole furiofo , cosi dice . 
-, Oltre di quejlo appare 

Del reo Dite la cafa, 
Datò il gran Stigio Cane' 
Coti crudeltà finarrifee P ombre, v l' alme-i 
Sta qnefli dibattendo 
Tre flnipirati capi 
Con fpaventevol fuono ,. 
ju < La porta difendendo col gran Bggmì 

Vi giran jerpi al collo 
■: Orridi da vedere > 

23 con la 1 lunga coda , 

Vi giace fibilando un fiero Drago . CAR- 



TO M O P R I M O . 3ii 

I 

CARRI DEI QUATTRO ELEMENTI . 

CARRO DI VULCANO. 
Di Ce far e tijpa,. 

Vulcano dagli Antichi era pollo per il fuoco » € fi colluraava dipin- 
gerlo nudo , bratto , affumicato » zoppo ; con un cappello di color 
celefte ; e con una mano teneffe un Martello,, e colli finiilra^ima Ta- 
naglia . & 

Starà quella Immagine fopra di un* Ifóla , appiè della quale vi fia una 
gran fiammati Fuoco» ed in mezzo di e(fa varie forte di armi-, e detta 
Mola fia polla con Ibella grazia fopra di un Garro tirato da due Cani . 

11 Boccaccio nel libro della Geneologla degli Dei , dice , chefil Fuoco 
è di due forti, ibprimo è V Elemento del Fuoco, che non vediamo , e 
quello molte volte i Poeti chiamano Giove ; e 1* altro :è ;- il" Fuoco 
Elementare, del quale noi ci ferviamo in .terra, e per quella fra* intende 
'la Figura ^di Vulcano . H primo _s* accende nell' aere , . per il "velociffimo 
circolar moto delle nubi, e genera tuoni? per -il fecondo è il Fuoco 
che noi accendiamo :di legna , ed altre cofe che fi abbruciano . 

Brutto fi dipinge , perciocché cosi nacque , e dal Padre ., il quale di- 
cefi elfer Giove, .e la. Madre Giunone, fu .da loro precipitato dal Cielo, 
ficchè andò a cadere nell' Ilòla di Lenno nel mare Egeo , che però fi di- 
pinge accanto la fopraddetta Ifola , dalla qual caduta reitò zoppo., e fcian- 
cato . Ond' Egli viene beffeggiato dagli Dei nel Convivio , che finge 
Omero nel fine della prima Iliade , ove dice in fuo idioma . 
Immenfus autem.ortas ejl rifus beatis. Difc, 
'Vt vìdermt Vulcamtm per domum miniflrantem . 

Nou per altro , fenon perchè zoppicava , imperfezione ridicolofa in 
una perfona quando fi muove , e fa qualche efércizio , con tutto ciò , da 
quella iileifa imperfezione , prefe vaga materia di lode Giovan Zaratino 
Cartellini , mio amico , veramente -gentiluomo d 5 ingegno , e di belìej; 
lettere , in quello fuo Epigramma . 

Ad Venerera de Dlndymo Pallore claudo . 

Erras non tms efl naturi Cytherxa, Cupido 

Stulta ubi matri , nilq; patri efl jìmiiis j 
Is riempe efl c£cns , nitido tu lamine falges : 

■Fulcanusipe pater claadicat » ille juolat , 
DindymAs efl oc;tlis fìmilis ubi totns , & ore » 

Vtme tuns conjux clandicat ipfe pede : 
7{aw bic tflo t;w , e.-ecum jam defere natura s 

Ejl daudus caco ^idchniar $e ti». Questo 



$iz ICONOLOGIA 

Quello Epigramma , che ufcl la prima volta ilampato nell' Iconologia, 
dì Roma del 1603. fu dopo molti almi tradotto in Madrigale dall'Acca- 
demico Avviticchiato , ma la trasformazione di Zoppo in Zoppa , non__j 
ritiene quella naturale vivezza e grazia, che in Roma nella prima forma 
di Zoppo , al paragone di Cupido cieco figliuolo di Venere , e di Vulca- 
no Zoppo . 

La quale imperfezione appretto Vulcano lignifica , che la fiamma_j 
del fuoco tende all' in su inegualmente , ovvero per dir come dice Plu- 
tarco 5 Vulcano fu cognominato Zoppo» perchè il fuoco fenza legna non_j 
cammina più di quello che faccia un Zoppo fenza battone ; le parole dell' 
■Autore nel difcorfo della faccia, della Luna , fono quefle . Mtdàbemm VuU 
canum diami claudum ideo cognominatum fuiffe » quod ignis fine Ugno non magis 
progredita , quam claudùs fine fcipione . 

Nudo , e con il cappello turchino fi dipinge , per dimoftrare , che il 
fuoco è puro e finoero ; più diftintamente efpone Eufebio nella prepara- 
zione Evangelica libro terzo cap. 3. la Figura di Vulcano coperto col 
turbante azzurro, per fimbolo della celefte revoluzione ,dove il fuoco fi ri- 
trova integro , perocché quello che dal Cielo in terra difcende » valendo 
poco , ed avendo bifogno di materia fi dipinge zoppo . . 

Il Martello e la tanaglia, che tiene con ambe le mani, lignifica il 
ferro fatto con il fuoco . ( a ) 

Gli fi danno i Cani , perciocché credeva!! anticamente , che i Cani 
guardaflero il Tempio di Vulcano, che era in Mongibello , ed abbajaflero 
folamente agi' empi e cattivi , e li mordeflero , e faceflero fella a quelli * 
che andavano divotamente a vifitarlo . 

Gli fi mette accanto la gran fiamma di fuoco , e le armi diverfe » che 
vi fono dentro , per fegno della vittoria di quelli , che anticamente reila- 
vano vincitori di qualche guerra , i quali folevano raccorre le armi degl* 
inimici, e di quelle farne un monte, ed abbruciandole farne facrifizio a_j 
Vulcano . 

CARRO DELL* ARIA. 

Dello Stejjo, 

FU dipinta da Marziano Cappella Giunone per I* aria , per una Ma- 
trona a federe fopra di una fèdia nobilmente ornata , con un vela 
bianco, che gli cuoprc il capo, il quale è circondato da una fafcia, ad ufo 
di corona antica Reale , piena di gioje verdi , rotte ed azzurre , il co- 
lor della faccia rilplendente . 

La velie è del color del vetro, e fopra a quella un' altra di velo ofcu- 
ro . Ha intorno alle ginocchia una falcia di diverli colori . 

Nella 



C a ) Cioè renduto dal fuoco fleflìbile , e ridotto a fegno da poter ricevere quel' 
la .orma 3 cne per mezzo del Martello gli fi vuol dare dall' Artefice . 



TOMO 'PRIMO. $1$ 

Nella defira mano tiene un fulmine , e nella finiflra ci aver* un_j 
tamburino,. 

Il Carro è tirato da due bellifiìmi Pavoni , uccelli confecrati a quefta 
Dea» ed Ovvidio nel primo de arte amandi, cosi dice . 
Laudatas oflendh avis Jmonia pennas 
Si tacitus jpeEìes , illa recondet opes . 

I vari colori , e le altre cofe fopraddette lignificano le mutazioni dell* 
aria , per gli accidenti che appajano in efla , come pioggia , ferenita , im- 
peto de' venti , nebbia , tempera , neve , rugiada , folgori , tuoni , e quello 
lignifica il tamburino , che tiene in mano » oltre eciò comete • iride , vapo- 
ri infiammati , baleni , e nuvoli . 

CARRO D E L L' A C Q. V A . 

Dello Steflb. 

E' Da Fornuto nel primo libro della natura degli Dei dipinto Nettuno 
per 1' Acqua . 

Un vecchio colla barba , ed i capelli del colore dell' acqua marina , 
ed un panno indofiò del medefimo colore . Nella deflra mano tiene un__» 
Tridente , e fta detta Figura fopra di una conca marina colle ruote tirata 
da due Balene , ovvero da due Cavalli marini in mezzo il mare , ove_? 
lì vedano diverfi pefei . 

Fu Nettuno uno dei tre fratelli , al quale toccò per forte I' Acqua , e 
perciò fu detto Dio del mare , e gli Antichi Io folevano dipingere ora 
tranquillo , e quieto, ed ora turbato. 

II color della barba , delli capelli , come anche quello del panno , che 
porta indoflo» lignifica ( come riferifee il fuddetto Fornuto ) il colore_> 
del mare . 

Il Tridente dimofira le tre nature dell' acqua, perchè quelle dei fon- 
ti , e fiumi fono dolci , le marine fono falle ed amare , e quelle dei 
laghi non fono amare , né anco grate al gufto . 

Gli è attribuito il Carro , per dimoltrare il fuo movimento nella fu- 
perficie , il quale fi fa con una rivoluzione e rumore , come proprio fan- 
no le ruote di un Carro . 

E' tirato detto Carro da ferociffimi Cavalli , per dimoftrare , che_^ 
Nettuno è fiato il ritrovatore di effi , come dicono i Poeti , percuotendo 
la terra con il Tridente , ne fece ufeire un Cavallo , e come racconta^? 
Diodoro , fu il primo , che il domafle . 




Rr ,., ..CAR- 



3H ICONOLOGIA 

CARRO DELLA TERRA* 
Dello Stejfa . 

NEI terzo libro della Geneologda degli Dei, ih Boccaccio deferi ve la 
Terra una Matrona, con una acconciatura: in capo di una corona_j 
di Torre* che perciò da' Poeti fi. dice Turrita» come da Virgilic» nei 
fello libro dell' Eneide vien detto . 

Felix prole <uirum , qitalis Berecytttbia. m.iter 
Indebitar etimi Tbrygias turrita- per Vrbes- . 

E' veftita di una vede ricamata di varie foglie d' arbori , e di verdi 
erbe e fiori . Calla delira mano tiene uno Scettro , e colla finiftra una_» 
chiave . 

Sta a federe fopra di un C«*a qnadtato da quattro ruote , e fopra 
del medefimo Carro vi fono parecchie fedie vote , ed è tirato da due Leoni . t 

La corona in forma di Torre dinioftraj dover eflere intefa per la ter- 
ra , eflendo il circuito della terra a guifa di Diadema ornato di Città » 
Torri , Cafielli » e Ville . 

La verte con incarni, l'erbe, e i fiori , dinota le Selve, ed infinite 
fpezie delle cofe , delle quali la fuperficie della terra è coperta. 

Lo Scettro , che tiene eolla delira mano , lignifica i Reami , le ric- 
chezze , e la potenza de' Signori della terra . 

Le chiavi , fecondocchè racconta Ifidoro , fono per moflrare * che la_j 
terra al tempo dell' Inverno fi ferra e fi- nafeonde il feme fopra lei 
fparfo , quale germogliando vien fuora poi al tempo della Primavera , ed 
allora fi dice aprirli la terra . 

I Leoni , che guidano il Carro dinioftrano L J ufanza. dell' agri- 
coltura nel feminar la terra, perchè i Leoni ( come dice Solino nel libro 
delle cofe maravigliofe ) fono avvezzi , fé fanno il Iof viaggio per la pol- 
vere, colla coda guadare le veltigia dei loro piedi, acciocché i Cac- 
ciatori da quelle orme non pollino avere indizio del lor cammino . 

Ilche fanno anche gli Agricoltori del terreno , i quali gettato chcj 
hanno in terra i femi» fubito cuoprono i folcii* , affinchè gli uccelli non 
mancino le femenze . 

Le fedie, come dicemmo, altro non vogliono inferire, che dimallrar- 
ci,non folamente le cife , ma anche le Città , che fono ftanze degli abi- 
tatori ,. le quali rimangono molte volte vacue per guerra , o per pelle , 
ovvero che nella fuperficie della terra molte fedie fiano vote, muolti luoghi 
difabitati , o che eifa terra fempre tenga molte fedie vote per quelli , 
che hanno a nafeere . 



CARRO 



TOMO PRIMO. 3-1$ 

CARRODELLA NOTTE, 



Conte dipinto da divertì "Poeti * ed in particolare dal IBtcvacsto » 
ad frano .libro della GeueAoga degli Dei . 

UNA Dorma. , come Matrona Capra di ha Carro di quattri ruote * nper 
mofirare ie faterò vigilie della «otte , Tibullo fé -da -due Cavalli 
■lieta * lignificando con eiii i' o&urità «delia notte , ed sicura aitai lo /anno 
tirare da due Gufi, come juxelli «otturai . Virgilio le da due $raad*ató 
nere , diftefe in guifa , che paja che voli , e che inoltri con effe in- 
gombrar la terra ; ed Ovvidio le cinge il capo con una ghirlanda di pa- 
pavero ) lignificante il fonno . 



CARRO DI BACCO. 

Di Cefare Bjpa. 

UN Giovane allegro» nudo, ma che ad armacollo porti una pelle di 
Lupo cerviero . Sarà coronato di edera 3 tenendo colla deftra mano 
un Tirfo parimente circondato dalla medefima pianta . Starà detta Imma- 
gine fopra di un Carro adomo di ognintorno di viti «yi uve bianche-» 
e nere , e farà tirato detto Carro da Pantere e Tigri . I Poeti dicono 
che Bacco iofle il ritrovatore del vino, ed effer Dio di quello. 

Giovane fi dipinge * e fi rapprefenta colla ghirlanda di édera , perchè 
P edera è dedicata a lui , { a ) ed è Tempre verde , per Ja quale fi vie- 
ne a denotare il vigor del vino , porto per Bacco , il quale mai s' invec- 
chia , anzi quanto è più di tempo , tant* ha maggior pouanza. 

Allegro fi dipinge , perchè il vino rallegra il cuore degli Uomini « 
ed anco bevendolo moderatamente , da vigore e crefee le forze . 

Dipinge!! nudo , perchè quelli , che bevono fuor di mifura divengo- 
no ebrj , e mauifeftano il tutto, ( b ) ovvero perche il bere fuor dei ter- 
mini , conduce molti in povertà , e reftano ignudi ; o perchè il bere_» 
fuor dei termini genera calidezza , 

R r 2 II Tirfo 

( a ) L' Edera è dedicata a Bacco , per avere in se quefta Pianta , fecon- 
do Plutarco , certa Virtù e forza occulta , la quale trae le umane menti fuori 
di fé 3 e quafi le empie di furore , ficchè , fenza ber vino , fembrano pofeia 
gli Uomini ubbriachi . 1/ Edera dai Greci , è chiamata Ciflo , e Cifsare ; tiran- 
do le loro parole al noftro ufo di dire , lignifica efsere dato alla libidine , e 
perciò fcrive Euftachio , che ru data 1' Edera a fiacco per fegno di libidine , 
alla quale fono gli Uomini incitati affai dal vino . 

£ b ) E' comune il Proverbio . In Vino i/eritas . 



5 i6 ICONOLOGIA 

Il Tirfb circondato dall' edera » dinota che quella Pianta » ficco- 
me lega tutto quello > al che s' appiglia » cosi il Vino lega le uma- 
ne genti , • ' 

Il Carro fignifica la volubilità degli ebrj « perciocché il troppo vi- 
no fa fpelfo aggirare il cervello agli Uomini » come fi aggirano le_> 
ruote dei carri . 

La pelle di Lupo cerviero » che porta ad armacollo , dimoftra»* 
che quei!' animale è attribuito a Bacco i come anco per dare ad in- 
tendere , che il vino pigliato moderatamente crefce l* ardire » e Ia__» 
viltà , dicendoli che il Lupo cerviero ha la vifta acutiflima . 

■ Le Tigri , che tirano il Carro , dimoftrano la crudeltà degli ebrj » 
perchè il carico del vino non perdona ad alcuno * 




CARRO 



TOMO PRIMO. 317 

CARRO- DI BACCO 

Defcritto dall' Anguìllara nella Traduzione delle Meta» 
morfofì diOvvidio lib. 3.» e {piegato 

Dall' Abate. Ce fan Orlandi. 




CTF. I 



B 



S' è à* oro e d' offro (a) alteramente ornato* 
E co» pompofa , e nobile Famiglia 
Di Tamponi , e noi/ Vve incoronato , (b) 
Vien [opra un Carro (e) bello a maraviglia » 
Ha quattro Tigri orribili tirato, (ói) 
Che 'l morfo leccan » Lor nemico e duro » (e) 
Bagnato <P un buon Fin foave » e puro . 

"%Avea già dato ^Apollo un' ora al giorno 9 
E flava a rimirar vago » ed intento 
J>w/ nob'tl Carro riccamente adorno 
Di fino » e ben contefio oro , ed argento* 



Sopr* 



318 ICONOLOGIA 

Sopra una ricca porpora , che intorno 
Fatevi ai Carro un ritco adornamento ■> 
Ed Ei col raggio fuo , che 7 percotea. 
Moka più. òdio e incido il rendea . 

piando fi moffe il gran Carro eminente , 
Di Campani e rf» fronti ornato e -ietto i 
Dijìinto ejfendo ogni ornato talmente, 
Che quefbo mn togUe* i* vHU «* ■qudht 
Sopra il fuo Capo ugual sì fla pendente 
D' oro e di gemme a piombo un gran Crivello i 
Da fpejjì buchi -, e piccioli forato ; 
Non fenza gran miflero a Lui àicato . ( f ) 

Ter voler gire al Seggio , ov' Egli è ajjìfo ■» 
Ter inflabili gradi (g) Ei fi fale ; 
Vergine e bello , e graziofo ha il vifo * 
E la fronte benigna e liberale , 
Ha quafi fempre in bocca un dolce rifa , (h) 
E vefle una Lorica trionfale (i) 
Di capi adorna di diverfe Fere , 
Di Tardi, di Leoni, e di T antere . (k) 

Innanzi e dopo il Carro » ov' Ei fedea 5 
Venia diverfa , ed ordinata gente , 
La più divota , e che offervato avea , 
Da poi eh* ebbe occupato l* Oriente , 
^uel che di giorno in giorno Egli facea 
Con pia ftneera e ben difpofla mente : 
Tebe affai; (1) pochi iltuflri Vomìnì e Donne, 
Varj di lingue , e d' effìgie , e di gonne . (m) 

Innanzi al Carro tre vanno ad un paro 
Varj d' afpetto e d' abito , e d' onore ; 
§>uel di mezzo è 'l più degno , e H più preclaro •> 
Tiù bello e più difpoflo , ed è il Vigore ; 
V illuflre vifo nitido e chiaro 
Fa fede del robufto fuo valore , 
E dimofira negli atti e nell' afpetto 
D' effere un i)om temprato e circofpetto . (n) 

Da man deflra il Vigor fegue un Vom fofeo a £o§ 
Che mofira .aver io Lui poca ragione . 
La chioma ha rabbuffata » € /' occhio lofeo * 
E porta in vece d' arme un grati bafione * 
E quanto flender puote il morto bofeo % 
Fa Jìar difeofìo tutte le Terfone : 
Non ufa di ferir con fromba o dardo» 
Che non gli ferve di lontan lo jguardo . 



§>Lteflo 



TOMO PRIMO. 319 

guefto è il Furor fetieofofr affatto?-, 
E ciafcun fugge dì cmverfar fece* 
"Però eh' Egli va m collera in. un- trattoti 
E gira in cerchio quel bafìon da cieco » 
Ferifce fempre mai iappreffo » e ratto , 
Ma non tardi, lontan *cbe f occhia habkcQ.% 
E [eppure a ferir dìfcojio ardifee , 
Trova fempre tra via Chi l' impedire . 
V Ira va fempre dietro a queff in/dm f 

Che 'l vifo ha magro , macilente , e brutto , 
Il capo ha forco , picciolo , e malfano , 
Che fpeffo paco fumo empir fuol tutto ; 
Di Serpi ha un mazzo nella deflra mano , 
E quando ha pkn dì fumo il capo afeiutto , 
Con quei punge il Furor , feco s' adira , 
E quel col fuo bafton fi ruota, e gira. 
Era man manca al Vigor, non molto apprcjfo 
Segue H Timore, e fta fempre in paura, 
Va sbigottito , tìmido ', e- dimeffo ,- 
E intento mira , e pon per tutto cura , 
Va muto , e non fi fida dì feflejfo , 
Vuol talvolta parlar, né / ajpcura ; 
Se parla alfin , col dir baffo ed umile 
Moftra l' animo fm mefebino e vile . 
"tfpn ardifee il Furor guardar nel vifo » 
E gli par fempre aver quel legno addojfo, 
E teme eh' Ei noi coglia ali* improvvido , 
Da qualche umore trragìxmevol moffo* 

Terò fi fta coli" occhio in fmh* avvifo ■> 

Ter fuggir via prima che fià percoffo , 
7^è crede il vii d* ógni fortezza ignudo,, 

Che 'l Vigor fta baflante a fargli feudo . 
7/ Vigor che tra lor net mezzo è pofìo , 

Che va sì poderofo , e tanto altero , 

Jipn può far che 'l timor non fta difeofio , 

t^è affiatargli il fuo sì vii penfiero : 

Sen va il Vigore in modo ben difpoflo , 

€he non tien conto del Furar sì fiero- : 

"Pur febben va con sì ficuro petto , 

Gli jìa lontano anch' Ei per buon rìfpetto » 
Segue dapoi fui Carro ornato , e bello 

Bacco con vifo amabile , e fercna . 

Indi ne vien fui picchi sAfmello 

Il vecchio -, e non giammai fobrìo Sileno » ( p ) 

Che di fummo di viri colmo ha il cervello , 

E dj 



5|p ICONOLOGIA 

E di cibo , e di vino il ventre ha pieno ; 
Ed ebro un "Paralitico rajfembra, 
Così tremano a Lui le Mitiche membra. 
£>' intorno a Lui varj Fanciulli avea , ( q ) 
Quel tenea in man dell' *Ajìnello il laccio , 
gìuell' altro nella groppa il percotea, 
Tofava Ei [opra due queflo e quel braccio , 
E con plaufo d' ognun fpejfo bevea , 
E fi godea quel fanciulle/co impaccio : 
E '/ Vecchio , e quei Fanciulli allegri * e grati i 
Di Tampani , e di frondi erano ornati . 
( a ) Confiderato Bacco come Dio del Vino» fi velie di oro per in- 
dicare la potenza , che in fé contiene queft umore » rendendoli Padrone 
dello fpirito di chi lo gulta foverchiamente , a fegno che Egli non fa più 
regolarli che a feconda di quello . L' oro appreso i Fenici ■> per teftimonianza 
di Giorgio Codino de Ori?. Conflan, era Simbolo della Potenza , e per que- 
lla ragione quei Popoli fingevano che i loro Dei portaflero borfe di oro . 
L* Olirò , per il calore che nel fangue fi accende dal Vino in copiala 
bevuto , cagione per cui nel volto de' Bevitori apparifce il color ru- 
bicondo . 

( b ) Coronato di Pampani , e d' Uve ■> perchè Egli fu creduto il ri- 
trovatore del Vino , avendo infegnato come fi avevano da raccogliere le 
Uve dalle Viti , e fpremerne il dolce fuccoj veramente gratiffimo, come 
altresì utile a chi temperatamente ne fa ufo . Euripide in Bacch. , al Lati- 
no trafportato , chiamava il Vino follie vo di tutti i mali } autor del fon- 
no « e antidoto della triflezza . 

Semele fatus 

Totum racemi reperit mortalìbus , 
*Ac protdit : m£roris Me nitbila 
Fngat repletis <vine<e liquoribus'* 
Somnujque fit mali diebus fingulis 
Oblivio : nec pbarmacnm malo aptius . 
Dì Bacco inventor del Vino cosi Tibullo nel lib. i. dell' Elegie 1 . 
Mie docnit teneram palis adjnngere vitem : 
Hic viridem dura cedere falce comam , 
llli jucundos primum matura fapores 
Expreffa incultis *Z>va dedit pedibus . 
A quella oppinione è contrario Tertulliano in *Apolog. cap. 1 1 . dicendo 
fton effere fiato Bacco altrimenti Inventore della Vite , e dell' ufo del Vi- 
no » ma femplicemente buon Maellro della coltivazione di quella ■> e dell' 
ulò di quelto . 

Da Plutarco nel Dialogo j in cui fi ricerca fé più utile Ila 1' acqua-* 
o '1 Vino , fi dice la Vite primieramente tralportata dall' India nella_s 
Grecia . Paufania però in Baoticis atferifee che la Vite avelie la prima col- 
tivazione appretTo i Tebani , e quindi trasferita agi' Indi , 

CO* 



TOMO PRIMO. '311 

( e ) E' dato il Carro a Bacco perchè fu reputato il primo Trionfa- 
tore . Superò Egli nel combattere molti Re , come Licurgo , Penteo , ed 
altri , e foggiogò tutta Y India , donde r itornandofene Vincitore fopra un 
Elefante godè farfi vedere in Trionfo . Né avanti Lui fi legge che alcuno 
avene mai trionfato delle vinte guerre , pertiche come primo Trionfatore 
a. Lui fi deve il Carro, Simbolo, fecondo Pierio Valeriano lib. 43. del 

.Trionfo „ ! " 

Prefo poi ancora Bacco per ti Vino, a Lui è rettamente con ceffo il 
Carro, giacché il Vino trionfa de' fenfi detl' Uuomo-, e lo fa fchiavo d*:l- 
la fua potenza . v. 

La ragione che apporta il Boccaccio nella Geneologìa , perchè fia dato 
il Carro a Bacco , fi è , perchè il troppo vino fa fpeffo che non meno fi aggi- 
ri il cervello agli Uomini , di quello che fi aggirano le ruote . de' carri . 

( d ) Per le Tigri , Animali ferocifltmi, fi fpiega die il vino -fpeifo 
rende gli Uomini feroci , e terribili. Soggette al freno , per. inoltrare che 
la fobrietk raffrena la fierezza-, h crudeltà , e mille difetti che perii 
troppo bevere s' infinuano nell' animo. 

( e ) Larabifcono il niorfo bagnato col Vino , per indicare che ^ gran 
Bevitori difficilmente fi polfono diltogliere da tal vizio . 

( / ) Del Crivello cosi fcrive il Cartari : Fu dato a Collui il Cribro . 
e porto traile fue cofe fagre , perchè , come dice Servio , credevano gli 
Antichi che giovatfero molto i Sagramenti di Bacco alla purgazione degli 
animi , e che per i fuoi fagri mifterj così foffer© quefti purgati , come fi 
purga il grano col Cribro . Ed il Boccaccio riferifee che credettero alcu- 
ni che forfè fatta quelta purgazione negli Uomini colla ubbriachezza , 
<jual' è il Sagramento di Bacco 5 perchè paffata che fia poi quefta,o con 
il vomito o in altro modo , e raffettatofi il cervello, pare che l'animo 
fi abbia feordato ogni travaglio, e che fpogliatofi tutti i nojofi penfierì 
rimanga lieto e tranquillo , come dice Seneca .ancora , ove fcrive della_j 
tranquillità dell' ànimo . Errore fenza fine grandiifimo , indegno di tant* 
Uomo , e {travolto penfare degli 'antichi Gentili J 

( g ) Per inllabili gradi , perchè I* Uomo vinto dal Vino avendo il 
cervello offufeato , agitato , e in confufione , non ha forza di ben reggere 
le membra , da' che ne fegue che non fa ftabile mantenerli in piedi e_* 
convien che traballi . 

( b ) Si dipinge di volto verginale , o fia giovanile , grazìofo ed allegro. 
Di volto verginale e muliebre , per indicare la mollizie che il vino immode- 
latamente bevuto induce nell' animo . Il Vino, e la Lafcìvia hanno tra_s 
loro non poca coerenza . Viene quelta a maraviglia {piegata da Virgilio 
in Opufcìdis . 

T^ec Venerisi nec Tu vini capiaris amore -, 

Vno namque modo Fina , Fenufque noccnt . 
1)t Vetms enervai vìres , {te copio. Vini 
Et tentai grejfus , debilhatque pides . 
Multo* aecus amor cogit {ecreta, fatcri . 

S s *4rcan:im 



3iz ICONOLOGIA 

\Arcanum demens detegit ebrietas . 
Bellmn f<epe park fems exitiale Cupido : 
iÀt Lapitbas bello perdis , pacche , gravi . 
Giovane graziofo ed allegro , prima per dimoilrare lo fbiritofo vigore 
che fi racchiude nel Vino , per il. che Vinnm fi crede aver la fua etimo- 
logia dalla parola Vis ; e quindi per lignificare , che 1' ufo temperato di 
quefto corrobora le membra -, e rende l' età florida ancora ne' Vecchi ; on- 
de lo lleffo Ovvidio nel quarto delle Metamorfosi parlando di Bacco :. 
....... Tibi etùm inconfumpta iwventus , 

Tu puer xternus , Tu formofijjìmus 

Ha il Vino forza di attrarre le amicizie * e perciò graziofo , e bello . 
Fina parant animos , faciimtq', coloribus aptos , 
Cura fugit 9 multo dilukurque maro . 
Quando però ingordamente fi tracanni . 

Fina parant *Afìnos , faciuntque furoribus aptos . 
E' proprietà di quefto Liquore il fugare dall' animo la triftezza , ed in 
fua vece insinuarvi penfieri giojali e brillanti . Così nelle fagre Pagi- 
ne . Proverb. 31. v. 6. 7. Date ficeram mnerentibus , tir Vinum bis qui 
amaro funt animo . Bibattt , éf oblivifcantur tegeflatis fua , & doloris fui non re- 
cordentur amplius . . 

( / ) Ha Bacco la Lorica trionfale per effere fiato un valorofiftìmo 
Capitano , per aver trionfato di molti Re 5 e foggiogata I' India . 

( k ) I Leoni i Pardi e le Pantere fimboleggiano diverfi effetti sì 
del Vino foverchiamente afsorbito ■> che moderatamente affaporato . La fe- 
rocità di quelli Animali è notiifima ; notiflimo è altresì quale divengala 
un Uomo nell' ubbriachezza immerfo . Sembra che perda I' effer di ragio- 
nevole , né da' Bruti più fi diftingua . Nota Plinio nel lib. 8. Storia del 
Mondo lib. 16. e con Lui Ariftotele nella Storia degli Animali lib. 6. 
che i Leoni per 1' amore diventano furiofi; tali fi mirano bene Ipeffo gli 
Uomini per il Vino . I Pardi e le Pantere fono facri a Bacco , perchè , 
fé preftar fede fi deve a Oppiano lib. 4. de Venat; fi dilettano affai del 
Vino. Così dal Greco . 

Tantcras etiam dona Bacchi capiunt . 
Filoftrato dice che fono le Pantere polle con Bacco , perchè fono ani- 
mali calidiffimi » e che leggermente faltano, come facevano le Baccanti , e 
fono gli Uomini Ipeffo riscaldati dal Vino più di quello che fiano di Lor 
natura . 

Se* fi deve riflettere poi all' ufo moderato del Vino , fono quelli ani- 
mali a Bacco addetti, perchè dimpftrano che la moderazione dell' ufo del 
Vino è atta a raffrenare i più efferati animi . Così Fornuto de "ì^atura^ 
Deorum . Tardales Dionyjìo Jubjungunt , atq; Uhm fequi inducimi » fìnse ob colo- 
tìs isarietatem , ita ut etiam ipfe , <&■ Bacche nebride induantur 1 aut qmd afper- 
rimi etiam mores temperato Vini uf» manfisfeant . 

( / ) Plebe affai ; perchè ne' Plebei veramente domina 1' ubbriachez- 
za 1 e benché poveriifimì fiano ■> fanno ben* Elfi trovare il mezzo onde_? 

trovar 



T M PRIMO. 323 

trovar denaro per faziare tale ingorda lor voglia . V efperimentano pur 
troppo le povere Mogli, la povera Famiglia 1 Qualunque acquifto facciano 
colle loro fatiche , in vece di rifonderli per il mantenimento della Caia » 
tutto fi getta alle Taverne . 

( m ) Varj di lingue * d' effigie , e di gonne » per indicare i varj ef- 
fetti che produce il Vino negli Ubbriaconi . Chi di Loro fa buffoneggiare , 
chi fieramente adirarli , chi lufsureggiare ec. chi balbuzienti * chi velo- 
citimi nel difcorfò ec. Graziofiflimi » a mio parere , fono quei verfi che 
abbiamo tradotti dal Greco e rapportati dal Minoe nel fuo Commento all' Ai- 
ciato circa molti di quelli diverfi effetti . 

Bis fex , credati* , Jpecìes funt ebrictatis . 

Ebrius efl primus fapiens : efl alter opimus : 
Ternus grande vorat : quarta* fua crintina plorai : 
^yintus luxuriat : fextufque per omnia jnrat : 
Septimus accendit : bis quartus fingala vendit : 
"Hpnus nil celat i quod babet fub corde revelat t 
Somnia denus amat : 'Vndenus titrpia clamai : 
Et cum fit plenus momitum facit duodems . 
Fulgenzio lib. 2. Mytbol. annovera quattro proprietà dell' ebrìezza. 
Huatuor funt Ebrietatis genera , idefl prima i/inolentia » jecmda rerum obliiiio » 
tenia libido , quarta infama . 

( n ) Allora fi dice che il Vino corrobori le membra % e dia vigore » 
quando cioè fé ne faccia un ufo moderato , giacché dìverfamente , non 
corrobora , non invigorifce , ma anzi rende ftupida la mente , affievolifce 
il corpo » ed è cagione che per lui divenga tremolante e malfano . 

( ) Il Furore , 1* Ira , e il Timore, principali proprietà dell' ubria- 
chezza , fono baltantemente defcritti > ed a pennello dimoftrati dall' An- 
guillara . 

( P ) Segue il Carro di Bacco il Vecchio Sileno fopra l' Afino» per- 
chè Sileno , come penfarono gli Antichi , ebbe in cultodia Bacco effendo 
fanciullo , e ne fa teftimonianza tra gli altri Orfeo in hymno in Silenum * 
cosi dicendo , fecondo la traduzione dal Greco : 

H ac audi , Silene * Tater Dionyfi » & ahmne 
Optime Silene ■> e£* cunclis gratijjìme Dìvìs , 
Grate viris pariter cunclis, prtedulcit Horis , 
Non folo Cuftode , ma gli fu peranche Direttore e Maeftro » e per 
quefta ragione pofto tra gli Dei appreflb Bacco , come ne dimoftra Giuliano 
in C<eff. ne' feguenti termini dal Greco al Latino condotti: Diis in orbem 
fedentibus , Silems Dionyfio ^wveni &• t vennflo Jovi Tatù proximo » proximm » 
ut educatorem » & inflitutorem par erat , affedit . 

In molte Medaglie antiche , come in quelle dì Caracalla » di Elioga- 
balo , di Gordiano Terzo » dì Filippo Seniore , e Junìore » di Macriso » 
di Alelfandro Severo > di Valeriana ec. fi mira fcolpito Sileno » quafi in_» 
tutte, nella ftefla maniera figurato; tra quelle in una- delle Medaglie bat- 
tute ad onore di Gordiano Terzo > fi vede da una parte la Tefta laureata di 

S s 2 detto 



3H ICONOLOGIA 

detto Imperadore colle parole intorno jIMP. GAES. M. ANT. GOR- 
DIANUM . Nel rovticio un Silèno col braccio e mano delira alzata , 
e nella, finiilra fpalla portante un Otre di pelle di Becco colle feguenti 
lettere parimente all' intorno : AEL. MUNIC. COIL. AN. cioè <?j£liu>rL» 
Muhicipmm Coìllutamm \Antoninianum . Coillu Città e Municipio della Nu- 
midia in offequio del fuddetto Gordiano fece coniare la detta Medaglia , 
ed il Sileno che' in effa fi mira fa fede che ivi era in venerazione . Non 
folo in quella Città , ma ancora apprettò ad altri Popoli era tenuto in_» 
fommo onore a cagione di. effere fiato Maeftro di Bacco , come attefta 
1' anzidetto Giuliano in Cxil. T^on & Tu, o fili, inquìt Me, in philofopbicis 
q'toqae difciplinis a nobis . es infìitutas , &■ eruditus ? O forfè piuttolto lo ve- 
nerarono , per aver Egli . piantate e coltivate le Viti ; mentre tutti quelli 
che avevano apportato de* benefici agli Uomini erano collocati nel numero 
degli Dei . Perchè appunto creduto inventore del Vino , fi dipingeva Sileno 
coli' Otre di Becco in iipalla , effendocchè in fimile Otre fi foleva riporre 
il Vino» come ce lo atteila TS^onnus Dionyf. 18. <y. 116. dal Greco: 
Sìnijira quidem recens direptum confato pieno Vino 

Humerdi cingido circumplexum Vtrem tollens . 
La cagione per cui 1' Otre fia di pelle di Becco , e forfè perchè queft' 
animale fi facrificava a Bacco ; e del motivo , per il quale fi faceva tal 
facrificio ne rende conto Fornuto . Cosi dal Greco . Bircttm ipfitìtu 
immolant » quiz nox'mnt Vitibus animai ejl . I Contadini Ateniefi celebravano 
la Fella denominata AcrxójA/x dall' Otre, come racconta Suida . C'osi pa- 
rimente dal Greco. Feflxm ^tihenienfes sgebant ^i/colia, in quo utribus caprini: 
infiliebaut in honorem Bacchi , faltando con un fol piede foprà gli Otri . Lo 
teitifica Efichio . Atfxo\t%oi>T£s è'^>' sWs 7T0&QS . otÀAc pfo*; . Vno pede filtatf 
(e , Del che Virgilio 2. Georg. 

l^on aliam ob cidpam Bacco Caper omnibus aris 

Cmditur » & veteres ineunt profcenia ludi : 

"Prxmiaque , ingcntes pagos , <&■ compita, circum ■ 

Thefidie pofuere : atque inter pocula Iceti 

Mollibus in pratis unSlos faliere per %)tres . 
Sta Sileno fopra 1' Afino , perchè fi dice che quefl' Animale fofTe il 
primo Inventore della potatura delle Viti ; e perciò gli Antichi crederono 
di non dovere all' Afino meno che a Bacco» giacche il ritrovamento del- 
le Viti avrebbe . poco giovato , fé non fi foife laputo il modo di mante- 
nerle atte al frutto per mezzo della potatura . Si dice 1' Afino Autore dj 
quello ritrovamento» perchè avendo in Nauplia Luogo ne' Campi di Argo 
Città del Peloponefo » e Porto degli Argivi » rofi alle Viti i Sarmenti , 
che fono i teneri ramufcelli di effe , diinoflrò per i buoni effetti che ne 
vennero » quanto utile foffe il togliere alia Vite, .arbore per fé ileffo 
u midi (fimo » gli efcrementi che fuole produrre. In memoria, è in bene- 
merito di ciò » gli Abitanti di Nauplia ereffero all' Afino una Stàtua , e 
per teilimonianza di Nata! Conte nella fua Mitologìa lib. 5. cap. 8. de 
Sileno gli Antichi collocarono 1' Afino di Colmi traile Stelle . ^Antiqui 
tjus uéjìnHin inter fiderà eollocntum fuijfe tradidemnt , ( q ) 



TOMO PRIMO. $2* 

(q>) Il Vecchio tra Fanciulli , che di Lui fi prendono fpaffo, fpiega__j 
che il Vino fenza moderazione tracannato fa giungere predo V Uomo al- 
la Vecchiezza ; e che le Perfone anche più gravi , allorché fiano foggettc 
a tal difetto , perdono qualunque merito fi abbiano mai acquiftato , non__» 
fanno confervare la dovuta gravità ne' loro gefti ed azioni , fi pongono 
in derilione , e fi rendono il traftullo delle Perfone ancora del minimo 
conto . 

CARRO DELL'AURORA; 

Di Cefare fypa . 

UNa Fanciulla di quella bellezza, che i Poeti s' ingegnano di efprìmere 
con parole , componendola di rofe , di oro , di porpora , di rugi adaj 
e fimili vaghezze ; e quello farà quanto a' colori , e carnagione . 

Quanto all' Abito , fi ha da confiderare , che Ella , come ha tre fiati , 
ed ha tre colori diftinti , così ha tre nomi , Alba , Vermiglia » e Rancia » 
ficchè per quedo le farei una Velie fino alla cintura candida e fottile; e 
come trafparente dalla cintura fino alle ginocchia . Una Sopravvefta di Scar- 
latto , con certi trinci e gruppi , che imitaffèro quei riverberi nelle nuvo- 
le , quando è vermiglia ; dalle ginocchia fino a' piedi di color di oro , per 
rapprèfentarla , quando è rancia : avvertendo , che quella Velie deve edere 
feda , cominciando dalle cofcie per farle moftrare le gambe ignude , e_> 
cosi la Vede , come la Sopravvede fieno mode dal vento , e facciano pie- 
ghe * e fvolazzi . 

Le braccia vogliono edere nude ancor effe , di carnagione di rofe , e_» 
fpargerà coli' una delle mani diverfi fiori , perchè al fuo apparire fi aprono 
tutti , che per la notte erano ferrati . 

Avrà agli omeri le ali di varj colori , dimodrando con effe la velocità 
del fuo moto , perciocché fpinta da' raggi Solari todo fparifce . 

In capo porterà una Ghirlanda di rofe , e colla finillra mano una Fa- 
cella accefa , la quale lignifica quello fplendore mattutino , pel quale veggia- 
mo , avanti che fi levi il Sole , il Cielo biancheggiare ; ovvero le fi man- 
da avanti un Amore , che porti una face , ed un' altro dopo , che con un* 
altra fvegli Titone . (a) 

Sia poda a federe in una Sedia indorata , fopra di un Carro tirato dal 
Cavallo Pegafo , per effer l'Aurora amica de' Poeti , e di tutti gli Studiofi; 
ovvero da due Cavalli , 1' uno de' quali farà di colore fplendente in bianco, 

e l'ai- 

IMI I I ■ - I I I 1^ 

( a ) Secondo le favole Titone era Figlio di Laomedonte , Fratello di Pria- 
mo Re di Troja . Quefti dalla natura fu dotato di fotnma bellezza , . onde_» 
1' Aurora di Lui fieramente fi accefe , Io volle in Conforte ; e feco in Cielo 
trafportartolo ottennegii dalle Parche l'immortalità . Dimenticatafi però di chie- 
dere a Qneite unita alla grazia dell' effere immortale quella di una perpetua 
gioventù , Titone venne in tanta Vecchiezza che fi trovò obbligato a ftarfene_? 
i'empre in Letto . 



3 %S ICONOLOGIA 

e V altro fplendente in roflb . II bianco [ fecondo che racconta il Boccac- 
cio Ho. 4. della Genealogìa degli Dei ] denota che nafcendo 1' Aurora dal 
Sole 1 procede quella chiarezza del Cielo , che fi chiama Aurora , ed il 
Cavallo ro(To il principio della mattina , che oliando i vapori , che fi leva- 
no dalla terra , mediante la venuta del Sole , 1' Aurora fi parte ; ficchè 
dalla venuta del Sole 1 e la partenza dell' Aurora » il Cielo rofleggia • 



CARRO DEL GIORNO NATURALE. 

Del BgverendiJJìmo Danti "Perugino , Vefcovo d'^ilatri . 

UOmo fa un circolo fopra di un Carro colla Face accefa in mano , ti- 
rato da quattro Cavalli, fignificanti le quattro fue parti dell' Orto , 
e dell' Occafo , e i due Crepufcoli , ovvero il mezzo giorno , e mezza_i 
.notte > che anch' effa corre avanti il Sole . 

CARRO DEL GIORNO ARTIFICIALE. 

Del Sopraddetto autore . 

UOmo fopra un Carro tirato da quattro Cavalli, per la ragione detta_j 
di fopra , colla face in mano , per il lume , che apporta , ed è gui- 
dato dall' Aurora . 

CARRO DELL» ANNO. 

Dell' ijleffo Vefcovo . 



u 



Omo fopra un Carro con quattro Cavalli bianchì , guidati dalle quat- 
tro Stagioni , 

-CARRO DI CERERE. 

Di Cefare Ripa . 

DAI Boccaccio nella Genealogia degli Dei lib. 8. è fatta la deferizione 
di Cerere per una Donna fopra di un Carro tirato da due ferociflìmi 
Draghi . In capo tiene una Ghirlanda di fpighe di Grano , come dice Ov- 
vidio ne' Falli . 

Impofuitque fu<e /picea [erta, coma 
Ed in un altro luogo , 3. Elegiarum . 

Flava Ceres tenues fpìcis redimita eapitlos. 
Tiene colla delira mano un mazzetto di Papavero, e colla finiftra una 
Facella accefa . 

Le fi 



TOMO PRIMO, 3 i 7 

Le fi danno i fopraddetti Animali, per dimoirare i torti folcili che_» 
fanno ì Buoi , mentre arano la terra, che per tale s' intende Cerere , ov- 
vero per dinotare lo {cacciato Serpe da Eurilico dall' Ifola Salamina , il 
quale falvatofi nel Tempio di Cerere , ivi fé ne flette fempre , coinè fuo 
Miniftro , e Servente . 

La Ghirlanda delle fpighe del Grano lignifica , che Cerere fia la terra 
piena e larga produttrice di Grano ; e pel Papavero la fertilità di e(Ta . (j) 

Per 1' ardente Facella , credo , che fi debba intendere il tempo della 
State , quando più ardono 1 raggi del Sole , i quali fanno maturare le bia- 
de , ed anco quando s* abbruciano i iterpi e ftoppie da' Campi , onde i 
contrari umori che fono d' intorno alla fuperficie della terra efalano , ed 
ella per tale effetto diviene grafa , e rende abbondanza grandiffima . 

CARRO DEL V OCEANO. 

Dello Steflb . 

UN Vecchio ignudo di venerando afpetto , e del color dell' acqua ma- 
rina , colla barba , e capelli lunghi pieni di alga , e chiocciolette , 
ed altre cofe fomiglianti a quelle, che nafeono In Mare . Starà fopra di 
un Carro fatto a guifa di uno Scoglio, pieno di tutte quelle cofe , che na- 
feono in fugli Scogli , e come narra il Boccaccio lib. 7. della Genealogìa 
degli Dei , e tirato da due grandifllme Balene . Nelle mani avrà un Vec- 
chio marino . 

Vecchio , e di venerando afpetto fi dipinge , perciocché f_ fecondocchè 
dice il Boccaccio nel fopraddetto lib. 3 V Oceano è Padre degli Dri, e_» 
di tutte le cofe ; ed Omero nell'Iliade, dove induce Giunone, dice, che 
1' Oceano è la nazione di tutti gli Del . (jb~) II Car- 

■ 1 ■ 

(_ a ) Si da il Papavero a Cerere non folo per efler Simbolo della fertilità , ma per- 
chè , fecondo quello che raccontano le Favole , Cerere per la perdita della fua Pi- 
glia Proferpfna caduta in eftrema angofeia , non poteva trovar ripofo , e la crude! 
memoria a Lei non funeftava il folo giorno , ma nella notte ancora le toglieva il dol- 
ce follievo del dormire . Si appigliò la Dea all' efficace Virtù , che in fé ha il Papa- 
vero di conciliare il fonno , e ne ritraile fommo giovamento ; Perlocchè quella 
Pianta fu a Lei fempre cara , e fu tale rifleffo le fu da' fuoi adoratori confacrata . 

£ b ) L* Oceano è detto dagli Antichi Gentili Piglio del Cielo , e della Terra , e 
Padre degli Dei , de' Fiumi, e delle cofe tutte animate . Lo differo Figlio del Cielo e 
della Terra , per la ragione , che nelP atto- che I' Amore del Sommo Sempiterno Fa- 
bro^ da Loro confufamente , e tropo male comprefo } dall' informe confala ma- 
teria volle la mole dell' Lmiverfo creata e diftinta , nacque il Cielo, eia Terra.;: 
diffe Egli poi : fi faccia la Luce ; quindi : fi frapponga alle acque che ricopronr 
la Terra, e fi alzano "inverfo al Cielo, il Firmamento, cioè un Cielo foli- 
do , ed infleffibile , il quale divida le acque , che gli vuò riporre di fopra_» x ' 
dalle altre che lafcerò tra '1 Firmamento, e la Terra. li che fu prontamente efegui- 
to , e da ciò ne deduffero che l' Oceano dire fi doveffe Figlia del Cielo e della Terra , 
Orìeo , e pli altri Teologi tutti dei Gentilefino dSTero> l' Oceano Padre de' Dei , e_r 

delle 



£i8 ICONOLOGIA 

II Carro dimoftra , che I' Oceano va intorno alla terra » la rotonditi? 
della quale è inoltrata per le ruote del Carro , e lo tirano le Balene , per- 
chè quelle cofe fcorrono tutto il Mare ; come 1' acqua del Mare circon- 
da tutta la terra . 

Tiene il Vecchio marino , per dimostrare eh' efifendo I* Oceano condot- 
to dalle Balene pel gran Mare , fotte ricco di molti Buoi marini , e di molte 
fchiere di Ninfe , che P uno , e l' altro dimoltrano le molte proprietà delle 
acque , e i diverfi accidenti , che fpeffo fi veggono di quelle . 

CARRO D' AMORE, 

Come dipìnto dal Tetrarca . 



(X 



Vattrd Deflrier vieppiù che neve bianchì, 
Sopra un Carro di fuoco un Garzon crudo 
Con arco in mano , e con faette a' fianchi , 
Contro del qual non vai elmo , né feudo , 
Sopra gli omeri avea fol due grand' ali 
Di color mille , e tutto l' altro ignudo . 

CARRO DELLA CASTITÀ'; 

Dello Steffo . 

UNa bella Donna, veftita di bianco, fbpra d'un Carro tirato da <ke_? 
Leoncorni . Colla delira mano tiene un ramo di Palma , e colla fini- 
ftra uno Scudo di criltallo , in mezzo del quale vi è una Colonna di Dia- 
fpro , ed a' piedi un Cupido legato colle mani dietro , e con arco , e_^ 
Arali rotti . Ancorché fopra queita materia fi potrebbe dire molte cofe , 
nondimeno per elfer opera di un Uomo tanto famofo , fenz' altra noftra_j 
dichiarazione avrà luogo , 

CARRO DELLA MORTE. 

Dello Steffo . 

UNa Morte colla Falce fienara in mano . Sta fopra un Carro tirato da 
due Bovi neri , fotto del quale fono diverfe Perfone morte , come 
Papi , Imperadori , Re , Cardinali , ed altri Principi , e Signori . Orazio 
conforme a ciò , così dice . Pallida 



delle co e tutte , percuè fenza 1' umore niente nafee , e fi corrompe , e tutte le qua- 
lità degli Elementi , alle quali attribuirono il nome di Deità , nafeono dall' umore . 
Cosi Ariftcf. in 4-vìbui fecondo la Latina Traduzione . 

Ante non erat genui lmmortalìum , antequam Amor commifeuiffet omnia . Commina 
atro alìh alia, natum eft C<elum & Terra, Oceanufque , cmniumque Deorum beatomm 
gtnut eternata . 



TOMO PRIMO. 

"Pallida mors <sq:w pulfat pede paupe-rum tabernas , 
B^egumque Turrcs . 
E Stazio in Tebaide . 

Mille modis latbi mferos" mffrs una fatìgat 
Ferro , pejìe , fame , vinclis » ardore , calore ? 
Mille modis miferos mors capit una bomines . 



3*9 



CARRO 



DELLA 

Dello Stejfo . 



FAMA. 



LA Fama nella guifa , che abbiamo dipinta al fuo luogo : ma che ftia 
fopra di un Carro tirato da due Elefanti . Avendola dichiarata altrove» 
qui non mi eitenderò a dirne altro . 

CARRO DEL TEMPO. 

Dello Stejfo . 

UN Vecchio con due grandi ali alle fpalle, appoggiato a due croccio- 
le , e tiene in cima del capo un Orologio da polrere , e ftarà fo- 
pra un Carro tirato da due velociflimi Cervi . 

CARRO DELLA DIVINITÀ'. 

Dello Stejfo. 

IL Padre, Figliuolo, e fopra di Edi io Spirito Santo in un Carro, ti- 
rato da' quattro Evangeliiti. 




T t 



CASTI- 



33* 



ICONOLOGIA 
CASTIGO. 

si Ce/m %jp* t 




D 



ìpingeretaò pél Caftigo un Uomo in atto Feroce e fevero, che tenga 



con ambe le mani una Scure , o un ? Accetta che dir 'vogliamo 



in 



maniera che moftri di voler con effa feveriffimamente dare un fol colpo , 
ed accanto vi fia un Leone in atto di sbranare un' Orfa . 

Non {blamente appreffo de' Romani , ma anche appretto alcuni Popoli 
della Grecia , la Scure fu geroglifico di feveriifimo -Caftigo, ficcome fi 
può vedere nelle Medaglie del Pòpolo di Tenedo , del quale tratta PolIuce> 
perchè il Re di Tenedo aveva fatta quella Legge , che Chi fofle ftato 
trovato in Adulterio , così mafehio , come femmina» fo(fe decapitato col- 
la Scure , e non avendo Egli perdonato al proprio Figliuolo , volle che_* 
ne fofle fatta memoria , come fi vede nelle Medaglie di Tenedo , che da 
una banda vi è la Scure , e dall' altra due Tefte . 

Che il Leone nella guifa fopraddetta lignifichi -il' Caftigo ) ne fervire- 
sio di quello , che cita 'Eliano , fcritto da Eudomio , cioè , che un Leone, 
un' Orfa , ed un Cane nutriti ed allevati da "un certo Maeftro ad una me- 
desima vita, vilTero lungo tempo infiéme pacificamente , lenza offenderli 
punto 1' un 1' altro , come fo(fero ftati domeitici , ed animali d' una ftetTa 
fpecie j ma 1' Orfa moflfa da un certo impeto, sbranato il Cane, col quale 

aveva 



r M P R IMO. 331 

aveva comune la danza » ed il vitto» il Leone commolfo per la fcellera- 
tezza di aver rotte le Leggi del vivere fotto ad un medefimo Tetto, corfe 
addotto all' Qrfa» e sbranatala parimente, le fece per lo Cane pagare la-o 
-meritata pena. (<*) 

FATTO. STORICO SAGJIO. 

IL fuperbo , I' ambiz-iofo , il crudele enadìtar Fratricida Affalonne Figlio 
di Davide , fi ribellò al Padre , contro Lui follevò poderofa Armata , lo 
coilrinfe a fuggirfene da Gerofolima ; ma finalmente giunto dall' ultrice_« 
mano di Dio , mentre fi penfa aver fermata per le chiome la Fortuna , ed 
etter già pretto ad occupare il Soglio Paterno , prefa peffima piega i fuoi 
affari, debellato il fuo Efercito, volendo Egli colla fuga porfi in falvo , cor- 
rendo fovra un Mulo , nel pattare fotto una denfa ramofa Quercia , intri- 
candoti la fua lunga Chioma ad un ramo di quella , rimafe fofpefo , men- 
tre la Bellia velociflìmamente gli fi fottraffe di fotto , feguendo il fuo cor- 
fo . Nel qual tempo incontrandoli a vederlo Joab Generale delle armi di 
Davide, con tre lance fpietatamente lo trafitte . 2. de* I{e cap. 18. 

FATTO STORICO PROFANO. 

PEr appagare Perillo le crudeliffime brame di Falari Tiranno di Agrigen- 
to , il quale tuttodì andavafi immaginando nuovi fupplizj per tormen- 
tar Uomini , inventò il tanto celebrato Toro di bronzo , e lo fabbricò col 
fuo ingegno tale , che fé Uom vivo vi era pollo dentro , mandava fuori 
voce a guifa di vero Toro . Ricevè ben però di quella fua atroce inven- 
zione il condegno calligo ; mentre il Tiranno ne volle nella fletta fua Per- 
fona la prova , col farlo dentro racchiudere , e fottoporre alla Macchina..» 
ardentifiima fiamma . *Ajlolf. Off. Stor. lib. 2. cap. 2. ed altri . 

FATTO FAVOLOSO. 

F Avori tanto Giove Re de* Dei Iflione Re de' L,apiti , che gùusfe infine 
a farlo federe alla fua fletta Menfa . Iffione allora tanto audace divenne, 
che osò di amar Giunone , e di tentarla ; ma quella Dea ne fece avvertito il 
Marito , che per far prova di Lui formò una Nube , che famigliava Giur- 

T t 2 none , 



T 



( a ) II Caftigo di Dio dal P. Ricci è figurato : "Domo con faccia pevera e sdegnala , 
the fernbra far atti disdegno. Ha una fpada in una mano , ed una falce. Nell'altra una 
fplendido Sole . Con faccia fevera e sdegnofa, per i caftighi ed afflizioni, che giuftamen- 
te il Signore manderà a' trilli . La fpada è 1' Iftromento della fua Divina Giuftizia_. 
che adoprerà contro i ribelli della fija Santa Legge . La Falce denota il gaftigo , per 
fentenza di Pierìé , e dagli Antichi fi ponea in mano de' Cuftodi delle Vergini per 
guardarle da' Ladri ; e ficcome la Falce tronca le fpighe nel campo , cosi tron- 
cherà Iddio il capo a' peccatori 3 dando loro eterna morte t lì Sole rapprefenta 
Iddio . 



j$* ICONOLOGIA 

none , e la fece andare in luogo remoto 9 ove Mone la trovò , ed usò eoa 
quella . Non lafciò Giove impunito 1' empio delitto ; fulminò il temerario, 
e lo precipitò nell* Inferno» dove le Eumenidi lo legarono aduna Ruota, che 
kceflantemente girava . T^atal Conte Mitolog.lib. 6. cap, 16. de telone. 



A 



T 



A% 



Si Cefare 2$m» 




DOnna bella d* onefta faccia . Nella delira mano terra, una Sferza alza- 
ta in atto dì batterli , ed un Cupido cogli occhi bendati le ftia__* 
fotto a* piedi. Sara veftìta di lungo, come una Vergine Vertale, e cinta- 
nel mezzo d* una fafeia * come oggi in Roma ufano le Vedove * fòpra la 
quale 3 vi fia fcritto il detto di S 4 Paolo .«• Cajìigo- Covpm menni » 



A 



T 



A' 



Sello Steflb» 

DOnna veftìta dì bianco » che s r appoggia ad una Colonna , fòpra la qude 
vi farà un Crivello pieno d' acqua . In una. mano tiene un ramo di Cin- 
namomo . Neil' altra un vafo pieno di anella . Avrà fòtto a' piedi un Ser- 
pente morto » e per terra vi faranno danari j e gioje . 

Ve£efì 



TOMO PRIMO. p 3 

V.eftefi quella Donna di bianco per rapprefentare fa purità dell' animo , 
che mantiene quella Virtù ; e s' appoggia alla Colonna > perchè non è fin- 
to ed apparente , ma durabile e vero . 

Il Crivello fòpra detta Colonna , pel gran cafo che fticceffe alla Ver- 
gine Vertale i è indizio o fimbolo di Caflità . 

II Cinnamomo odorifero e prcziofo dimoflra , che non è cofa della_j 
Caflità più preziofa e foave , e nafcendo queft' Albero nelle rupi , e nelle 
fpine » inoltra che traile fpine della mortificazione di noi fteffi nafce la_s 
Caflità, e' particolarmente la verginale . 

Le Anella fono indizio della Caflità Matrimoniale . 

Il Serpente è la concupifcenza , che continuamente ci ftimola per mez-s 
zo d' amore . 

Le Monete , che fi tiene (otto a.' piedi danno fegno , che il fuggire-* 
1' Avarizia è conveniente mezzo per confervar la Caitità . 

Caflità . 

DOnna » che abbia velato il vifo , vefiita di Bianco ,- e ftia in atto di 
camminare . Colla delira .mano tenga uno fcettro , e colla finiflra_i 
due Tortore . 

La Caditi > come afferma S. Tommafo in 2. 2. quell. 151. artic. 1. è 
nome di virtù » detta dalla caftigazione della carne , o concupifcenza che 
rende 1' Uomo in tutto puro e fenza alcuna macchia carnale . 

Le fi fa il vifo velato , per effer proprio del callo raffrenar gli occhi ; 
perciocché , come narra S. Gregorio nei Morali , fi devono reprimere gli 
occhi come rattori alla colpa . 

II vellimento bianco denota» che la Caflità deve effer pura e netta__» 
da ogni macchia, come dice Tibullo nel 2. lib. Epifl. 1. 
Cafia piacerà fuperis , pura cum vefte venite , 
Et manibus puris j'umite fomis aquam . 
Lo ftare in atto di camminare dimoflra , che non bifogna flare in 
ozio , caufa ed origine d' ogni male ; e però ben difTe Ovvidio de reme- 
dio amoris . 

Otia fi tollas 1 periere Cupidinis arem . 
Le Tortore fono » come riferifee Pierio Valeriane nel lib. 22. degli 
fuoi Geroglifici , il Simbolo della Caflità , perciocché la Tortora perdu- 
ta che ha compagnia , non fi congiunge mai più . 

Lo fcettro lignifica il dominio , che ha fopra di fé il caflo , percioc- 
ché febbene la carne è principalmente nemica dello fpirito, nondimeno 
quando egli vuole non può elfere mai abbattuto , né vinto da quella ; e 
febbene è fcritto . Continua pugna » rara vittoria . nondimeno è detto di 
fopfa 5 quando 1' Uomo ha faldo proponimento , incontrario non può eifer 
fuperato in alcun modo , e prima fi deve mettere in efecuzione quel 
verfo di Ovvidio nel terzo libro delle Metamorfofi , quando dice : 
^inte ì aii , moriar , quarti ftt ubi copia noflri * 

Che 



■■■'■ 



334 ICONOLOGIA 

Che miferamente traboccare nel vizio delle carnali concupifcen- 
ze . ( a ) . ' 

FATTO STORICO SAGRO. 

DI tale impudico amore infiammata fi era la Moglie di Putifar del 
Giovanetto Ebreo Giufeppe , che più e più fiate tentò indurlo a^j 
compiacerla nelle fue sfrenate voglie , alle quali Egli coftantiffimo fempre 
refiltette . Accadde un giorno che entrando Giufeppe ( che tutto il libero 
arbitrio aveva nelle domeftiche cole di Putifar) nella Camera dove era 
Ja sfacciata Donna , Ella afferratolo per un lembo >dei mantello fece for- 
za per obbligarlo a feco giacere . 11 caftiflimo Giovane non vedendo altro 
fcampo per toglierfi alla di Lei impurità, le abbandonò in mano il man- 
tello, e fi apprefe a follecita fuga . Sdegnata la rea Femmina converte.,' 
I' affetto in furore , ed accufandolo al Marito , come fé Egli tentarla 
avelfe voluto , lo fé porre in ofcura carcere , dalla quale in premio di 
fua Virtù Iddio lo tolfe , innalzandolo , per mezzo di Faraone , alle più 
alte dignità . Genef. cap. 39. cap. 41. 

FATTO STORICO PROFANO. 

DAmocle Giovanetto Ateniefe vedendo di non poter isfuggire la sfre- 
natezza del Re Demetrio , fi gettò in un bagno di acqua bollente , 
eleggendo piuttofto morire , che macchiare il bel candore di fua purità . 



Sabtl. lib. 5. 



FATTO 



( a ~) Abbiamo dal P. Ricci figurata la Caftità : Donna di faccia affai bilia , 
csn •sedimento candido e rifpkndentc . Coronata . Con un Giogo in t/iano , ed una Sferza 
ella cìnta . Neil' .altra mano avrà una Pianta dì Cinnamomo . Abbia appreffo una-* 
Torre formata di Avorio , fulla quale fono molte Colombe Selvagge . Beila col vefti- 
mento candido e rifplendente , per effere Virtù belliflima , che contiene la can- 
didezza e fplendor dell' oneftà . Coronata , in fegno della Vittoria che fi ri- 
porta in vincere gli appetiti della carne. Tiene il Giogo, perchè doma il fenfo 
a guifa d' indomiti Giovenchi . La sterza denota il gaftigo del corpo , conche 
fi mantiene la vera pudicizia . Il Cinnamomo, per efler Pianta che fi ritrova nel- 
le Rupi , e ne' Monti tra fpine e triboli , e fi coglie con gran difficoltà , figni- 
fica clic la Caftità fi conferva colla mortificazione e attinenza . La Torre di Avo- 
rio rapprefenta l' incorruttibilità di quella Virtù , ed è Simbolo della Fortezza . 

Le Colombe Selvagge fono appropriate alla Caftità , per quello che ne abbia- 
mo da Pierio Valeriano lib. zx. Le Colombe Selvaggie, dice Egli, a differen- 
za delle domeftiche , che fono Animali lufluriofiflìmi , fono Geroglifico della Ca- 
ftità , perchè ufano il coito molto di rado , e però fi dicono Palombi , perchè 
perdonano a' lombi , fecondocchè pensò Alberto . E foggiunge che quelli che j. 
ufano in cibo di quefti uccelli diventano più deboli nell' ufo venereo . 



TOMO PtfIMO. 331 

FATTO FAVOLOSO, 

» 

COronide Figlia di Coroneo di Focide ebbe tanto la pregio la fua pu- 
rità , che invaghitofi <ii Lei Nettuniro , benché colle più farti lufin- 
ghe , e colle maggiori promette di tefori e di delizie procuraflè trarla_j 
' al fuo volere , Ella fi pofe ad una precipitosi fuga , e sì caldamente pregò 
i Dei a difenderle l'onore, che -Minerva molla a pietà, la trasformò in_» 
una Cornacchia . Ovvia. Metam. lib. 7. 

CASTITÀ* MATRIMONIALE. 

Di Cefare Hip* . 

UNA Donna veftita di- bianco . In capo avrà una ghirlanda di ruta . Nel- 
la delira mano tenga un ramo d'Alloro, e nella finiltra unaTprtora. 

La ruta ha proprietà di raffrenare la libidine, per 1' acutezza del fuo 
odore , il quale eilendo comporto di parti fottili , per la fua edìdità rifol- 
ve la ventosità» e fpegne le fiamme di Venere, come liieé il Mattiolo 
nel 2. lib. de' Commenti fopra Diofcoride . 

Tiene il ramo d' Alloro , perchè quefì' albero ha grandiffrma fimiglian- 
t% colla Caltità , dovendo effer perpetua , come è perpetuo il verde del 
Lauro , e irridere e fare refiifenza alle fiamme di Amore , come ftridono 
e refiitono le foglie ed ì fuoi rami gettati fopra il fuoco . Però Ovvidio 
nel 1. delle Metamorfofi finge , die Dafne Donna calla fi trasformane in 
Lauro . 

La Tortora e' infegna col proprio efempio a non contaminare giam- 
mai 1' onore e la fede del Matrinaonio , converfando {blamente fempre_? 
con quella , che da principio fi eleife per compagna . 

Si può ancora dipingere 1' ArrnelKno, per la gran cura che ha di non 
imbrattare la fua bianchezza , limile a quella di una perfona calta . [ a ] 

FATTO 

[ aj Figurò il P. Ricci la Caftità Matrimoniale : Donna dì eia matura con vago ve- 
stimento , fopra di cui viftano tanti fiori fmaltatì all' ufinza de' Cigli . Tenga in una mano 
io Scettro , e nell' altra una Tortora . Appiedi le ftia un ermellino , un Elefante , ed ima-> 
Cerva . Donna matura , in fegno che i Congiunti in Matrimonio non devono attende- 
re a leggerezze . Il veilimento pieno di Gigli , per efler quefti Simbolo della Pudici- 
zia e Caftità j e come il Giglio tra cefpugli , così la Caftità fi mantiene traile afprez- 
ze della Penitenza . Lo Scettro denota il dominio che hanno i Maritati e- libertà 1' un 
coli' altro . La Tortora, perchè è animale che non fi accomuna mai con altro che col 
fuo compagno . L' Armellino. , per effer geiofiffimo della purità a fegno che prima fi 
lafcia morir di fame che imbrattarli" nel tango . L' Elefante ( fé fi ha da credere'a_» 
Naturaiifti ) non fi congiunge colla compagna fé non di nafeofto , e fedamente in_» 
due anni , nel quinquennio del Mafchio , e decennio della Femmina , e perciò è Sim- 
bolo della moderazione che devono tifare i Congiunti , e della verecondia , ed one- 
ftà che devono confervare . I Cervi non fi accollano mai all' atto Venereo , fé non è 
ben fatta la purgazione . 



336 ICONOLOGIA 

FATTO STORICO SAGRO. 

^Remiò Iddio il callo coniugai vivere di Tobia il Giovane , e di Sara 
L fua Contorte . Era Sara Figlia di Baguel , e di Anna della Città di 
Rages nella Media . Il Demonio nominato Afmodeo congiurò in modo a__» 
fuoi danni, che appena il accollava al Marito» che Egli quello uccideva. 
Sette furono gì' infelici che provarono sì infaufta forte . Avendo Sara un 
giorno non so qual contefa con una fua Fante a fu da quella rimproverata 
degli Omicidi > come da Lei provenienti . In tal modo le trafilfero il cuo- 
re le afpre parole , che fola ritiratali a' piedi del Sommo Iddio , Signore, 
dicea , Voi fapete che Io ad Uomo non mi appretto per libidine , che fono» 
e flati fempremmai furono caltiffimi i miei penfìeri ; perchè dunque con- 
tro me difavventura sì deplorabile ? Volle Iddio confolare 1' afflitta , ed in 
premio di fua pura mente * fece che a Tobia Giovane altrettanto callo fi 
limite , e da Lui ebbe Figliuoli » ,con Lui ville lunga età , fino a vedere^ 
i Figliuoli de' Figliuoli . Tobia , I 

FATTO STORICO PROFANO. 

ROdogona Figlia di Artaferfe , o come vuole Valerio Maflimo , di Dario 
Re di Perlia , effendo rimalta Vedova di Oronte « ed elfendo ancora 
Giovane , e di belli filmo afpetto , veniva da molti ricercata per le feconde 
Nozze ; ma Elfa ad Oronte » benché defonto , rifoluto aveva di ferbarc per- 
petua fede , e viverfene fempre calla » e perciò attender non volle mai a 
parole di Matrimonio . E perchè un giorno la fua Nutrice procurò perfua- 
derla a feordarfi il primo Amore , e ad altro appigliarfì , Ella piena di sde- 
gno con un ferro I' uccife . <Aftolf. Off. Stor. lib. i . cap. i . Vattifla Fvjgof. ec. 

FATTO FAVOLOSO. 

PEnelope Figlia d' Icaro , e Moglie di Uliflfe . Nella lontananza fua_» 
dal Marito così ferbò la fede coniugale » che per liberarfì dall' impor- 
tunità de' fuoi Amanti , i quali volevano fedurla , diede parola di fpofar 
colui , che aveffe piegato 1' arco di Uliife ; ma nelfuno potè venirne a__». 
capo, e follecitandola pure coloro, Ella promife di volere eleggerfi un_» 
Marito • quando terminata aveffe una Tela . Le fu accordato ; ed Elfa di- 
sfaceva Ja notte , quello .che aveva fatto il giorno ; ed in fomma con tanti 
artifizi 1' intertenne , che fiaalmente tornato Uliffe , ammirando la fedeltà 
della Conforte , e la sfrenatezza degli Amanti , con Loro divenuto furiofo» 
tutti glL-uccife , Omer, Odìff. Ovvid, Fafl, Epiji, i. 



CECI- 



TOMO PRIMO. 



ì*t 



CECITÀ' DELIAMENTE. 



£j Cefarc Bjp* i 







DOnna veftita di verde . Stia in un Prato pieno di vari fiori, col capo* 
chino , e con una Talpa appreflò . 
Cecità fi dice la privazione della luce degli occhi , e per fimilitudine, 
ovvero per analogìa , fi domanda ancora P omifcazione della mente ; però 
1' una. fi dimoftra colla Talpa » per antico coftume degli Egizi » come rac- 
conta Oro Apolline : 1' altra colla tefta china verfo i caduchi fiori della__» 
terra , che fono le delizie mondane , che allettano 1' anima , e la tengo- 
no" occupata fenza profitto, perchè quanto di bene il Mondo lusinghiero 
ci promette, tutto è un poco di terra, non pur fotto falfa fperanza da_» 
breve piacere ricoperta, ma con grandifliini pericoli di tutta la noftra vi- 
ta , come ben dice Lucrezio Kb. a. De natura rerum . . 



Oh miferas hominum mentes , & peftora C.ua X 
^tulìbiis in tenebris "Sita , quantìtque periclis » 
Degitur hoc avi qnodcumme efl l 

V v 



Ed Ov- 






3J3 ICONOLOGIA 

Ed Ovvidio nel Kb. 6. delle Metamorfosi . 

Trob fuperi quantum mortalia peftora Caca 
T^oclis habentì (a) 

FATTO STORICO SAGRO. 

FOrnito Sanfone dall' Onnipotenza di Dio , di una incomprensibile forzai 
era divenuto lo Sterminio ie'l terrore de' fuoi nemici Filistei . Dopo 
molti egregi fatti fi lafciò Egli forprendere in guifa tale dall' amore di 
Donna chiamata Dalila , che altro lume non vedea che per gli occhi fuoi. 
Pervenuto ciò a notizia de' Filistei , fubitamente a Lei ricorfero , promet- 
tendole mille e cento argenti » fé ingannato aveffe 1' Uomo robusto , e da 
Lui intefo , onde procedeffe forza prodigiofa cotanto . Accettò la crudele 
ed avara l' impegno , ed al primo acceffo di Sanfone lo affali coli' ingrata 
dimanda . In udire Sanfone 1' audace curiosità , volle di Lei prenderli giuo- 
co , e le diede ad intendere * che fé foffe Egli legato con fette funi di 
nervo ancor frefeo ed umido , perduta avrebbe allora la fua forza » e ri- 
dotto fi farebbe alla comune fiacchezza . Diede la fcaltra il di feguentc_» 
1' avvifo a' Satrapi de' Filistei , i quali prontamente titrovarono le fette_* 
funi di nervo peranche umido * afeondendofi Effi con Gente armata in Ca- 
mera a Lui vicina . Venne Sanfone , fi coricò , e addormentato che fu , 
Dalila gli legò colle dette funi le mani , indi lo fvegliò , gridando : San- 
fone , ecco i Filiftei fopra di Te . DeSlatofi alla voce Sanfone , fece sforzo 
tale colle mani per metterli in libertà , che reftarono le funi rotte , come 
fé fiate foffero un filo di Stoppa pofto fopra la fiamma . QueSt' unico per- 
fido tentativo doveva effer bastante ad aprir gli occhi della mente a Sanfo- 
ne , onde più non fidarli dell' ingannatrice Donna , ed anzi da fé totalmen- 
te rimuoverla . Ma che ? Egli era troppo perduto . Tentò 1' iniqua in varj 
modi e con pianti , e con lufinghe , e con doglianze per la feconda , e ter- 
za volta di più fapere da Lui queSto fteffo ; ed Egli la feconda e la terza 
volta ancora fé ne prefe giuoco , e fi trovò fempre , nello Steffo modo che 
fopra, in iftato di effer tradito, fé il vero le aveffe fvelato . Pure, cecità 
fovragrande ! alla quarta volta cede all' importuna Ingannatrice , e feriamen- 
te comunicolle tutto il vero , dicendole che effendo Egli Nazareo , e con- 
fagrato a Dio fin dall' utero di fua Madre , tutta la fua mirabil forza con- 

filteva 

' . - . 

( a ) La Cecità de' Peccatori cosi s' immagina dal P. Ricci : Vomo cieco pil- 
lato ila un altro cieco . Abbia fili capo una fiamma , e ne' piedi una Catena . Cieco, 
per la cecità della mente colla quale i Peccatori non ravvifano il danno che_» 
arreca Loro la colpa , il periglio a cui fono appreflb , e lo sdegno del Sommo 
Creatore . E' condotto da un altro Cieco , che è l'umana concupifeenza , di_» 
cui viene tratto in- mille errori. La fiamma fui capo è l' ira di Dio , e la pe- 
na che al Peccator fovrafla . La Catena da' Teologi è prefa per Geroglifico de' 
peccati , fiando legati in fieme , in guifa degli anelli di quella ; ed uno ta ftra- 
da all' altro ; e Simboleggia ancora la dura fervici nella quale fi ritrova il- 
malvagio per le colpe . 






.1 



TOMOPRIMO. 339 

fittevi nel Capo , e che qualora rafi gli aveflero i capelli , quella mancata 
gli farebbe del tutto . Comprefo il vero dall' infedele , non mancò renderne 
avvifati i Filiitei . i quali a Lei al folito fé ne corfero . Efla pertanto fe- 
dendo , fece all' infelice incauto pofare la teda fui fuo grembo * dove s* ad- 
dormentò profondamente . Dopocchè Ella « fattofi apprettare un Rafoj'o , gli 
rafe deliramente le fette ciocche » in cui fi dividea la di Lui capigliatura; 
quindi da fé rimoflblo, lo dettò al folito , gridando : Sanfone, i Filiftei fono 
fopra di Te . Ed in fatti quelli ufciti dall' agguato lo forprefero » lo vinfero, 
non avendo più la folita robuflezza -, ftfettamente Io legarono , eftraendogli 
dal Capo ambi gli occhi, e rendendolo oggetto delle Loro beffe » e de' 
più atroci ftrapazzi . A tale lo condufle la cecità della fua mente , che-* 
gli cotto la Vita » tuttocchè però non invendicata . Lib. de* Giudici capi 1 5. 

FATTO STORICO PROFANO. 

LA Romana Imperadrice Agrippina cosi ciecamente fi perdette nell' af» 
fetto del fuo Figlio Nerone , che per far giungere Elfo al Trono» non 
dubitò di avvelenare lo fletto Claudio fuo Marito . Le fu prefagito che fé 
Nerone fofle afcefo al Trono , ad Efla per benemerito avrebbe toita la*« 
Vita . Non s' atterrì , ncn s' illuminò , ma rifpofe , che pure che il fuo 
Nerone avefle regnato , in pace avrebbe fofferto che 1' avefle uccifa . Di 
più datafi a Lui in braccio da Madre no , ma da Amica , non fi arroftò 
di commettere le più enormi empietà . Finalmente il Prefagio verifìcoffi ; 
poiché la ftolta Donna fu fatta dal Figlio crudelmente trucidare . Sabel. lib. 
4. Storia Romana ec. 

FATTO FAVOLOSO. 

AFfaccìatofi Narcifo ad un limpido Fonte , gli penetrò tanto alla mente 
la forma di fua bellezza , che fieramente di fefteflò innamoratoli , perde 
P intelletto ; e tutto nel folle ardore ingolfato giunfe a fegno , che fé ne 
morì . Cangiato fu pofcia in un Fiore , che porta il fuo nome . Owid. Me- 
tamorf. lib. 3. 




V v 2 CELE- 



"ì*> 



^TCO NO L GIÀ 
CE L -E R I T A», 

Dì Cefare %pd* 




DOnna che nella deftra mano tiene un Folgore , come narra Pierio 
Valeriano nel libro 43. de' fuoi Geroglifici . Accanto avrà un Del- 
fino , e per l'aria uno Sparviero , ancor' elfo pofto dal fopraddetto Pieriò 
nel libro 22. per la Celerità . Ciafcuno di quefii è velociffimo nel fuo 
moto , dalla cognizione del quale in efla fi fa facilmente 1 che cod fia^j 
Celerità , 




CHIA- 



T M P R 1 M 0. 



3 Al 




UNa Giovane ignuda» circondata di molto iplendore da tutte le bande» 
e che tenga in mano il Sole . 
Chiaro fi dice quello* che fi può ben vedere per mezzo della luce* 
che fa la Chiarezza » la quale dimandaremo quella fama > che 1* Uomo o 
colla Nobiltà » o colla Virtù s' acquifta , come dimoilra Pierio Valeriano nel 
lib. 44. e S. Ambrogio chiama chiariflìmi quelli , che fono flati al Mondo 
illuilrati di Santità e di Dottrina . Si dice ancora Chiarezza una delle_» 
quattro Doti de' Beati in Cielo, ed in ciafcuno di quelli fignificati. 
, Si dipinge Giovane , perchè nel fiorire de' fuoi meriti ciafcuno fi dice 
effere chiaro , per la fimilitudine del Sole , che fa vifibile il tutto . 



V 1; 




CHIESA 



3*z ICONOLOGIA 

C*H IESA CATTOLICA. 
Del T. F. Vincenzio B^cci M. O. 

D Orina di venerando afpetto da Matrona « fedente fopra uno ftabiliflìmo 
Trono di fìniffima Pietra , ove fiano molti Scalini per afcendervi . Ha 
in certa Corona di oro tempestata di varie preziofe Gemme , come Cal- 
cedoni , Diamanti , Brilli , Smeraldi , Rubini , ec. Tiene un Vafo di oro 
in mano pieno di umor purpureo, ed un Anello grande ad un dito. Vi- 
cino al Trono vi è una Porta . Appiedi del detto Trono ne' gradini certe 
Caraffine » ed abballo certe onde marine fpumanti e procellofe . Da lato al 
baffo fiano tre Fanciulle fcalze fcapigliate e mal veilite vicine ad un__s 
precipizio . 

La Chiefa Santa non è altro , che la Congregazione di tutti i Fedeli €ri- 
fliani , uniti infieme fotto l' infigne Bandiera di Crifto Signor Noftro , che 
col fuo preziofo Sangue fono fiati redenti , e quella è la Chiefa Militante, 
della quale al prefente parliamo , che contiene tutti i Religiofi e Secolari 
credenti , e battezzati colle acque del S. Battefimo * benché vi fia la Chiefa 
trionfante , che è il Paradifo , ov' è la Congregazione di tutti gli Eletti 
falvati , che godono perfetta quiete , ed eterna pace . La Chiefa dunque_» 
militante in terra , il cui Capo è Crifto , ed in fuo luogo fu Vicario e_> 
Principe S. Pietro , Capo degli Appoftoli ; ed in fuo luogo tutti i Sommi 
Pontefici Romani, i quali defiinano tanti altri Prelati, come Cardinali e_» 
Vefcovì , ed altri Superiori nelle Religioni . Quefta è la vera Chiefa (la- 
bilità fulla Pietra {labile e folida di Crifto Signor Noftro , la quale ben- 
ché aveffe molte martellate di perfecuzioni , tuttavolta , ognor fi è refa_j 
e rende forte e ftabile , né punto paventa di Nemici , effendo mantenuta 
dalla Divina mano , uve fono ripofte le Anime di tutti i Gialli : Jufìorim 
*Animtc in manu Dei funt . E' qual Nave , che naviga il Mar di quelta Vita; 
e i Giufti dopo la lunga navigazione nelle onde de' pentimenti e peniten- 
ze , gli ripara nel felice Porto delle beate ftanze del Paradifo ; ma i Trilli» 
come indegni di colà , fommerge ed abiffa nelle onde voraci dell' Inferno. 
Nave , che fempre ebbe felice fine de' fuoi viaggi » a cui più giova Ia_j 
tempefta di venti, di perfecuzioni, che la bonaccia; ed Ulario dice de_» 
tribul. lib, ultim. Hoc proprium latitar Ecclefia , quia dum perfetjuitur floret , 
dum opprimitur crefeit , dum contemnitur perfidi , dum laditur vincit , <& tunc 
fuperat cura fuperari videtur ; e quefto avvenne fpecialmente nelle perfecu- 
zioni di tanti Imperadori « che col volerla perfeguitare colle morti di tanti 
Santi , più fucceffe in pace e quiete , in dominio e grandezza , e quanto più 
pretefero annichilirla , più crebbe ; laonde i feiocchi e miferi martirizzava- 
no uno , ed il Signore di quello ne faceva feme di Criftiani , mentre in_» 
quella morte fi battezzavano migliaia di Uomini ; ficchè le fi può dare il 
titolo di gloriofa Nave , ridotta al felice Porto di effer Capo di tutte le_> 
altre Chiefe . Oh felice Nave , che le procelle e 1' onde fpumanti , ed or- 
ride 



TOMO P R IMO. 545 

ride di travagli procacciaronle bonaccia , e le impetuofe tempefte de' Ti- 
ranni le cagionarono felice augurio di giungere alle fponde itabili dietcrn* 
pace , ed univerfal dominio ! La Chiefa , dice S. Agoftino in Epifì. 28. 
quale crefce per tutte le Genti , fi conferva ne* Frumenti del Signore * 
che forfè intende degli eletti Crittiani ombreggiati nel fumo , idem Epiji. 
1 66. Nelle Scritture abbiamo infegnato Criilo , nelle Scritture abbiamo im- 
parato la Chiefa ; quelle Scritture 1' abbiamo comunemente , perchè iti — » 
quelle comunemente noi ritenghiamo e Criilo e la Chiefa » dice lo fieno * 
. La Chiefa non confitte nelle Mura , ma nella moltitudine de' Fedeli. 
Non è luogo di Difpute , ma di Dottrina, così dice S, Gio: Grifollomo 
in homil. è fenza fallo traditore qualunque Uomo fi fia , che vorrà pro- 
durre vizi ili' quella Santa'Cafa, e il' Tempio di Dio far fpecola di Demonj'i 
dice S. Bernardo in Serm. 

La Chiefa non fi edifica coli' oro ,- ma piuttolto fi diilrugge , dic^_» 
Sulpizio Ser. Dìal. I. 

La S. Chiefa , dice Gregorio ■ Papa in Homil. fup. Ezecb. ha due vite, 
una nella, quale fi raccoglie la- mercede, 1' altra ove fi gode de' ricevuti 
doni , ed in ambe le vite offerifce Sagrificio , qui di compunzione , e colà 
nel Cielo di "lode. E Io fletto dice 26. Moral. , che la S. Chiefa confi- 
fte nell' unità de' Fedeli , come il corpo nell' unità de' membri . 

La Chiefa, dice Leon Papa ex Ser. ri in J&B. ^ipofl. non diminuifce 
nelle perfecuzioni , ma crefce , èffendo Capo del Signore , qual fempre più 
divien ricco di raccolta, e pochi granelli che cafcano » multiplicati in_> 
gran maniera rinafcono'. 

Ben dunque moffo da gran ragióne, 1' ho dipinta da Matrona bella_a* 
perchè è Madre di tutt* i Fedeli, ed è per durare in perpetuo. Sta fe- 
dente fopra un Trono itabiliffimo di Pietra , perchè mai più farà moCfa, 
né oltraggiata da' nemici , eflfehdó il fuo Soglio di Pietra Crillo Signore 
dell' Univerfo , al cui volere ogni Creatura ubbidifce . Sta coronata , in fe- 
gno di dominio potentilfimo , e regio , eh' Ella poffiède , a' cui piedi Ci 
curvano le Corone , fi flettono i Scettri , fi prollrano gì' Imperi , fi umi- 
liano le Monarchie , ed ogni dominio avanti di Lei depofita 1' Eccellenza» 
e le grandezze , né ad altra (la più bene il titolo di Regia e Cefarea__> 
Maellà , folo che a Lei , ed a Lei s' appropri il fupremo encomio di 
Sereniffimo , di Auguiliffimo, e di Santiffimo . Le gemme che 1' ador- 
nano , e che la. fregiano, fono i Santi fuoi ; e ficcome le gemme fi ten- 
gono in pregio , perchè di raro fi trovano , e per le rare virtù loro , co- 
sì i Santi , che rari ed eletti furono fra gli altri Uomini , e le Virtù 
Loro sì eroiche eh' ebbero più del Celefte , che Terreno', "fi raflfembrano 
a tante gemme : Primo a Calcedoni gli Apposoli , Patriarchi , e Profeti , 
-«{fendo gemme di color pallido, che fembranoia mortificazione di cofto- 
ro . Al rofso di Rubini i Santi Martiri bagnati di Sangue ne' loro marti- 
ri . Ai bianchi adamanti i Dottori e Confeflbri . Ai brilli , e verdi fme- 
raldi le Sante Verginelle piene di ficura fpeme . Ed ecco come fregiano 
il J^apo di Santa Chiefa . Il Vafo pieno di Umor purpureo , che è il San- 



gue di 



3U ICO N L G I A 

gue diCri(lo,col cui merito è fabbricata Santa Chiefa, e con quello D> 
vin Sangue è ftabilitò ed ingrandito il fuo Teforo . Vi è 1' Anello , che 
le ha poito Crifto nel fuo Spofalizio , effendo fua vera Spofa . Le Caraffine 
piene di odori , che fono nei gradini, fembrano le Orazioni dei Santi . L'on- 
de procellofe , che fono a' piedi, infegno che fono paffete tutte ,- e tutte 
vinte le tempefte dei Tiranni e Nemici fuoi f E per fine le tre Fanciulle 
fembrano le altre falfe Chiefe fuoradiLei . Stanno fcapigliate , per non aver 
avuto Capo buono . Stracciate nelle Velli , per eflfer fenza vigori e meriti . 
Scalze ,per fegno della miferia e povertà che tengono d' ogni Virtù . So- 
no vicine ad un precipizio» perchè guidano chiunque le fiegue a quello 
d' Inferno . 

Avveriamo il tutto colla Scrittura" Sagra . Si dipinge la Santa Chiefa 
da Donna matura fedente fopra un Trono di pietra? che così diffe Crifto 
a San Pietro Matth. \6. v. 18. Tu es Tetrus <& juper kvic Tetram adifi- 
cabo Ecclefiam meam . Che Pietra è Crifto fteflb Tetra autem erat Cbriflus 
i . Cor. 20. v. 4. Sta coronata di oro , , e quefta Corona é Crifto , che 
le fregia le tempia come fuo vero Capo « Dedìt eum Caput Juper omwm Ec- 
clefiam . Et ficut Vìr efl caput mdieris , ftc Cbriflus caput Ecclefi.e . Ephef. 1 . 
v. 22. Eph. 5;. v. 2gi Le. yarie gemme che ingemmano quefta Corona fu- 
rono allegorizzate in quelle , che ornarono le S. Mura della Celefte Geru- 
iàlemme . Et fmdamenta mura . Civitatis omini lapide pretiofo ornata : Apoc. 
21. v. 19, Il Vafo del Sangue di Crifto col quale fu acquiftata la Santa^» 
Chiefa, e ftabilita : Dedit regere Ecclefiam Dei* qnam acquifivit Sanguine fuo: 
Adt. Apoft. 20. Tiene 1' Anello dello fpofalizio , che la fposò nella ca- 
mera regale della Croce : Egredimjni , &videte filix SionBggem Salomonem in 
diademate , quo eoronavit illiim Mater fua /» ih ' dejponjationis illius , <&• indie 
Ifititix cordis ejus : Ed Ofa. 2. v . 20. anche ne favellò . Et defponfabo te 
mibi in fide: E S, Paolo Ephef. j. v. 32. feri ve quefto eccelfo Spofalizio , 
e Sagramento . SacramentUm hoc yiagnum efl , ego autem dico in Cbrifle , &in 
Ecclefia .Vi è la Porta, perchè ella fa entrare al.Cielo e non altro : come dif- 
fe il fuo Spofo.di Lui, dicafi di Lei , che fono 1' ifteffa cofa Jo: 19. v. 9. 
Ego fum Ofiium » • per me fi quis introjerit falvabitur , e di Lei parlò anco- 
ra : Ecce dedi coram te Oflium apertum ■, quod nemo potejl claudere . Le Caraf- 
fine , che ftanno ne' gradi , fono le Interceffioni , e le Orazióni de' Santi : 
Mabentes finguh cytbaras , &phialas aureas plenas odoramentorum, qua fmt ora- 
tiones Sanfìorum: Apocal. .5. v. 8. Le onde procellofe delle lue periecuzio- 
ni fono ceffate ,- econvertite in bonaccia ». anzi ridotta' è. al fermo Lido, 
e fulla ferma Pietra : Fundata efl Domus Domini juper firmam Tarami 
Ecclefìx . E per fine, vi fono : Ie tre. Fanciulle* che fembrano. le altre falfe 
Chiefe fuora di Lei, tanto odiate e deteinate da Davide Piai.. 25. v. 5. Odivi 
Ecclefias Maltgnantium ., e che rechino al precipizio: Vee iltis' qui in via Cain' 
abierunt , & errore Balaam mercede effufi Jimt , & in contradiiTione correperie- . 
runt . Jud. e. 7. Che così ancora orava Davide Pfalm. 54. T?r scipita, Do- 
mine* & divide linguai eorum^ quoniam vidi iniqmtatem , & c'ontradicJionem 
in civìtate . 

CHIMI- 



i 



TOMO PRIMO. 
CHIMICA; 

Dell' cibate Ce/are Orlandi. 



ìtf 




SI dipingerà unti vecchia Matrona » ma con abito vìftofo giovanile e 
ricco •, di volto pallido e afciutto ', in una Stanza , nella quale fi mirino 
all' intorno vari Fornelli , Crogiuoli , Vafi diverfi di bronzo , di terra , di 
vetro , Lambicchi , e tutt' altro eh' è folito adoprarfi da' Chimici ì Ver- 
ghe di oro e di argento , numerofi pezzi di altri metalli » varie erbe_> * 
fiori, Animali morti, e tutto ciò che può spettare alla Profeffione . Tenga 
in una mano un'Elmo volto fottofopra , dal di cui cavo fi veda fofgere_» 
viva fiamma . Neil' altra una Canna da foffiafe apprettata alla bocca , colla 
quale fomenti la fiamma a* carboni fottopofti ad un Crogiuolo » 

Dovendo difeorrere della Chimica, feguirò di buon grado in quefta_i 
parte , ciò che di erta abbiamo dal celebre Efraimo Chambers , nella tra- 
duzione dall' Inglefe . 

- . Chimica è 1' Arte di feparare le diverfe foftanze , delle quali i corpi 
mirti fono comporti , per mezzo del fuoco ; e di compor nuovi corpi nel fuo- 
co colla miftura di differenti foftanze . I Critici fono divifi quanto all'Etimolo- 
gìa del nome Chymica : Comunemente dirivafi dal Greco yy^os Succo e da 
yz&v fondere . Boerhaave , ed altri con più di ragione lo dirivano dall' Egi- 
zio Chema , o Kema nero ; e fcrivono Ckemia , non Cbymìa . Altri facendo 

X x Cium. 



3& ICONOLOGÌA 

Chain I* Inventore della Chimica , dirivano il termine dal fuo nome ; ap- 
poggiando la loro Etimologìa iulla lignificazione della voce Cham , che_» 
neir Ebreo lignifica calore, caldo* nero; tutti quelli lignificati effendo rela- 
tivi all' operazione della Chimica . 

La Chimica è nota ancora fotto vari altri nomi ; Ella è bene fpeflfo 
chiamata /' *Artc hermeika per una fuppofìzione che £_a data inventata da_« 
Ermete Trifmegilto . Altri la chiamano /' *Arte Egizia dalla Nazione appretto 
a cui fu prima efercitata . Altri /' *Arte Sagra , o Divina ; Toiefts , cioè l'Arte 
fattrice, come quella che fa 1* oro, ec. Altri la chiamano ^irte fpargirica; 
Paracelfo , /' >Arte byffcpica : Altri, pyrotbecbn:a, ec. 

L' oggetto principale della Chimica è analizzare , o difeomporre i corpi 
naturali; ridurli a' loro primi principi ; feoprire le loro alcole virtù, e_> 
dimoftrare la loro interna confettura , od il centro , come e' lo chiamano, 
in cui le naturali foltanze concorrono . In una parola , la Chimica è 1' A- 
natomìa de' corpi per mezzo del fuoco ; definizione che Anneman ci ha 
data dell' Arte . 

Boerhaave definifee la Chimica più feientificamente : "Da' *Arte con cui 
i corpi fcnftbilì contenuti ne' vafi , o capaci dì ejfervi contenuti , fono mutati così, 
col mezzo di certi iflrumenti , e principalmente del fuoco , che le loro di-verfes 
podeflà e Virtù fono ivi manifeflate colla mira alla Filofofia , alla Medicina ec. 
Quella definizione pare proliffa , e troppo circoltanziale più Umile ad una_s 
deferizione , che ad una definizione ; ma ancorché quelt' Autore vi abbia.,» 
porto ogni lludio , alficura , che non ha potuto formare una più breve , la 
quale efprima il vero e intero feopo , 1' oggetto , e gì' iflrumenti deliaca 
Chimica , ficchè da ogni altra Arte fi diflingueffe ; fui qual punto tutti gli 
Scrittori di Chimica fono da difficoltà imbarazzati e confuli . 

Imperocché la Chimica non può giustamente chiamarli /' ^irte dì rifol- 
isere ì corpi, come la difinifeono Regio, Paracelfo, ec. poiché fa ciò an- 
che la Meccanica : né fi emenda la cofa con dire eh' ella è /' >Artc di ana- 
lizzare i corpi col fuoco ; ficcome ha fatto Elmonzio , né col Sale come altri. 

Quelle definizioni includono folamente una parte *~ in vece del tutto . 
E con poca proprietà altresì ella è denominata /' <Arte di Jeparare il puro 
dall' impuro ; perocché ella non men compone , che fepara , e mefcola_» 
eziandio fpeffo il puro coli 1 impuro. La Chimica dunque appare che fia_j 
Arte molto eltefa . Il fuo oggetto , o la materia Chimica fono tutti i corpi 
fenlibili , capaci di effer contenuti ne' vali , e però fi divide in tre Regni 
Foffile , vegetabile , animale . 

Le operazioni della Chimica inchiudono tutti i cambiamenti prodotti 
se' corpi per mezzo degli Agenti, o Iflrumenti naturali: cioè la decozione, 
t infufione , l' efalazione , la, calcinazione , V eflrazione , la diflillazione , la cri- 
ftallizzazione , ec. 

Gli effetti o le produzioni della Chimica fi poflono ridurre ai magijlerjt 
agli eflratti , alle tinture , agli eliffnj , ec. 

GÌ' Iflrumenti , e gli Agenti della Chimica , co' quali le fue operazio- 
ni fi compiono , fono il fuoco , /' acqua , /' aria » la terra » i mefìruì ; e gì' 

Iflru- 



TOMO PRIMO. 347 

Iftrumenti propriamente cosi detti fono ì lambicchi, le cucurbite, le ritorte? 
i pellicani, i fornelli, i loti, ec. 

La Chimica è divifa in Metallurgìa , alchimia , Farmacia Chimica , c_> 
Fihfofia Chimica . 

Si dipinge Vecchia Matrona , per indicare la fna antichità e nobiltà ; 
ciacche la Chimica è un' Arte antichiiTima , e da alcuni Dotti fi crede_» 
che fotfe pratticata fin nel Mondo antediluviano . Si riferifce l' invenzione 
a Tubalcain mentovato dalla Scrittura per Inventore dell' Arte di lavorare 
il Rame , ed il Eerro . Tubalcain qui fuit Malleator , <& Faber in cimila^ 
epera e&'ris , & Ferri. Gen. cap. 4. v. 22. Quello è certo, che alcune.^ 
delle più fublimi e più difficili cofe nella Chimica debbono edere fiate note 
a Lui ; traile quali fono feparare e purificare il Rame ed il Ferro , il fare 
1' Ottone , il Bronzo , ec. Comunemente però fi tiene che il vero Inven- 
tore della Chimica fia fiato Cham Figliuolo di Noè . da cui fupponfi aver 
prefo il nome . 

La prima menzione che troviam fatta dell' Arte è apprettò Zofimo Pa- 
nopolita » il quale vilfe circa V Anno di Criilo 400. 2S(e' Sagri Scritti , dice 
queù? Autore , troviamo parlarfi di certi Gen) , che ebbero commercio con Fem- 
mine . Ermete dice altrettanto ne' fuoì libri fopra la natura ; e appena vi è alcun 
autore che non abbia qualche vefìigio di quefla tradizione . Cote/li Genj prejì ga- 
gliardamente dall' amore delle Donne , manifeflarono ad Effe tutti i fegreti della.) 
natura ; e loro infognarono diverge cofe inopportune a faperjì per Effe , per Iìl> 
qual ragione furono fcaccìati dal Cielo . Il Libro , nel quale erano contenuti i lor 
fegreti , fu chiamato CHEMA , e di qui il nome CHEMIA , CHIMIA . 

Il Tello della Scrittura che Zofimo ha in mira , è quel palio di Mosè 
nel Genefi cap. 6. <o. 2. Vìdenies Filli Dei filias hominum qttod effetti; pulchrx, 
acceperunt Jihi uxores ex omnibns quas elegerant . 

La origine antediluviana della Chimica è confermata da Tertulliano . 
Gli ^Angioli che caderono, dice quello Padre, dìfeoperfero l'oro, e l' argento 
agli Vomini ìnfieme colle <Arti di lavorarli , di tinger la lana , ec. per la qual 
ragione furono sbanditi , come vien riferito da Enoch . 

Borrichio prende quelli paffi per autentici ; ma aggiugne che Enoch Ci è 
ingannato, perchè gli Angioli ^ de' quali parla, non erano veri Angioli, ma 
i Difcendenti di Seth , e di Tubalcain , che degenerando da' loro Padri fi 
diedero a' rei piaceri colle Donne difeefe da Caino , e nel corfo de' loro 
amori e turpi commerci , divolgarono i fegreti che Dio aveva lor confidati. 
Sia come fi vuole , la Chimica , non v' ha dubbio , fu prima pratticata ia 
Egitto . Secondo Mosè , Tubalcain dovrebbe eflère fiato il primo Inventore. 
Gli Autori profani la riferifeono a Vulcano ; ed .alcuni pijù recenti e migliori 
Critici fi sforzano dimoftrare , che Tubalcain e Vulcano furono tutt' uno ; 
come in fatti ritro.vafi una grande rafloniiglianza tra i loro nomi. 

Dopo Tubalcain il primo Chimico , che ci fia cónto , è Mosè ; il di cui 
fapere e perizia della Chimica è incontraftabile , avendo Egli abbruciato e 
polverizzato il Vitello di oro che avevano eretto gì' Ifraeliti , ed avendolo 
dato Loro da bere . Appena v' è più difficile operazione in tutta la Chimica , 
che far oro potabile , X x 2 Si velie 



>4& ICONOLOGIA 

Si velie con abito viìtofo , giovanile) e ricco,, per dinotare, che feb> 
bene la Chimica abbia la fua origine antichiflima ,. nientedimeno il ilio mag- 
gior lufiro, ed il fuo. vera Eifere 1' ha ricevuto ne' tempi non ranto da noi 
lontani , e prefmtemente è nel fuo maggior vigore e profpettiva . Ebbe k 
Chimica il deitino comune delle altre Arti nella declinazione dell'Imperio 
Orientale , e giacque iepolt/a e {cordata fino al tempo di Rogero Bacone/, 
che la te rivivere. Egli fu feguìtato da Lullio * da Ripley » da Baiilio 
Valentina, da Parac.elfo , da Van Helmont » da Glaubero , da Boyle , da 
Lemery, da Homberg ec. , da' quali l'Arte è Hata portata al fuo preferite 
grado di perfezione. . 

I primi Chimici fi riltrinfero a' Metalli : In quelli ultimi tempi ì confini 
della Chimica, fono dati grandemente ampliati ; ed in Eia fi fon fatte en- 
trare le Piante,, gli Animali, i Minerali, ec. 

Non è gran tempo che la Chimica è Hata applicata alla preparazione-» 
delle Medicine . Bafilio Valentino , e Arnoldo di Villanova » pare che fiano 
flati ì primi che ciò tentarono .. Paracelfo e Van Helmont la portarono a tal 
fegno. , che la Medicina fi è refa da. Loro quafi totalmente Chimica . 

II Volto pallido e afciutto , dimollra la grave applicazione della mente» 
che è necedaria in Chi vuol feguire tal Profeflìone ; indica ancora le gravi 
cure , le fomme diligenze , e. le inevitabili fatiche del corpo ,. dalle quali 
cole tutte ne proviene nejl' Uomo 1' emaciazione » ed il perdimento di un 
prolperofo colorito .. 

I varj Fornelli , Crogiuoli ec. dimoftrano- ciò. che fa di bifogno per la 
Profeflione , 

Tiene la Chimica in una mano un Elmo volto foflòpra , dal cui cavo fi 
vede forgere viva fiamma, perchè. 1' Elmo, fecondo ciò che riferifce Pierio 
Valeriano lib. 42. è Geroglifico de' principi occulti , dicendo fecondo n 
Traduttor Gefuita =: L' Elmo che principalmente cuopre il Capo di Tintone.? 
lignifica che i principi della Generazione delle cofe fono occulti . ta Onde io per 
dimoftrare. che al Chimico non fono nafcoui detti principi , fo che la mia 
Figura tenga 1' Elmo foifopra , in fegno che li ha difcoperti . 

La viva fiamma indica » che il fuoco è il principale Agente nella Chi- 
mica ; e per quella fteflà ragione le fi pone alla bocca la Canna .. 




CHIRO- 



TO AfO P R IMO. 
PIROMANZIA. 

Dell' cibati Cefare Orlandi , 



ÌA9 




ZIngana coronata di Lauro . Colle Seffe * o fia Compatto « mifurì 1<lJ 
linee della mano di Perfona , che le Aia apprelTo . Coli' altra mano 
prefenti de' doni all' altare di Mercurio , fopra cui fi vedrà il Simulacro 
del detto Nume . Abbia appretto una Talpa . 

E' la Chiromanzìa 1' Arte d'indovinare il dettino » il temperamento» 
k difpofizione , e gli accidenti occorfi ad una Perfona » . dalle linee » e_a 
da' lineamenti della mano ► 

La parola vien dal Greco Xttp , mano ; e fwr«& » divinazione . 

Quanto fia fciocca vana e ridicola limile arte, ognuno che fia dì 
retto intendimento fornito può facilmente comprenderlo ; ed Io non fo ba- 
flantemente maravigliarmi nel penfare che fi trovi Gente » anche fuori 
della Plebe» che a fomiglievoli frivolezze dia orecchia e pretti credenza. 

Vi fono flati degli Autori che hanno pretefo porla in qualche riputa- 
zione » ma non cori molto Loro applaufo, non avendo potuto apportare^ 
nelle loro ragioni^ che congetture frivoliffime » e indegne affatto di fede .. 
Oggidì è giunta a tale avvilimento quefV Arte , che da foli vagabondi 
viene efercitata r cioè da quelli die vengono denominati Zingani » e che 

& lpac- 



Zjo- TC N LO n G f A 

li fpacciano diicefi da Chus Figliuolo di Cham . Vanno quelli errando per 
il Mondo» e Col dar la buona ventura ed a quelli ed a quelli, vanno 
procacciando a fpefe , particolarmente delle credule Donnicciole , il io- 
itentamento al loro feioperato vivere . 

Per la ragione che da tali Perfone viene quefta Profefsione efercitata « 
figuro Io 1' Immagine della Chiromanzìa in una Zingana . 

Ha la Corona di Lauro in tefta , perchè tal Pianta è il Simbolo dell' in- 
dovinare, e fecondo il ientimento degli Antichi, che la denominarono pxvrimv 
(pirroV Vaticinantem ^irborem , era dedicata ad Apollo , come Dio degl' In- 
dovini. Dall' Alcìato neh" Emblema 21 1. è chiamata Tnefcia 'venturi Laurus 
togliendolo da Claudisno nel 2. de raptit Troferpina dove dice : 
,.,... Venturi pnefeia Laurus , 

Gettato il Lauro nel fuoco fa grande ftrepito , e da quello ì fuperftiziofi 
fi prefagivano o la buona o la rea fortuna ; giacché fé romoreggiava di 
molto, credevano dovere avvenire felicità. Tibullo lib. 2. eleg. 6. 
Laurus ubi bona figna dedit , gaudete , Coloni . 

Se al contrario lenza fare grande ftrepito fi foffe abbruciato , fi aveva 
per infauftifsimo legno . Properzio lib. 2. 

Et tacet extincìo Laurus adufla foco . 

GÌ' Indovini erano chiamati cT«.(pw<p3C7C^ Mangiatori di Lauro . 

Cosi Tibullo della Sibilla , 

Fera cano, fìc ufquc facras innot~iia Laurus 
Vefcar , ò" mternum jìt mihi •nirgìnhas . 

L' interprete di Licofrone in *Alexandra dice che ftima favolofo tutto 
ciocché del Lauro fi riferifee , fuorché il Lauro fempre verdeggi , e che 
quelli che portano in Tefta la Corona di quefta Pianta indovinino le cofe 
future . 

Mìfura le linee della mano di Perfona che le fta appretto, perchè i 
Chiromanti dai Monti della mano , da quelli dei diti , aflegnati ai fette_» 
Pianeti , dalle linee , e particolarmente dalle quattro principali , cioè vi- 
tale , naturale , epatica , e menfaTe^ dal quadrangolo, triangolo, con 1' an- 
golo fuo fupremo e Anidro , dalle linee Saturnina , lattea , Solare , Mercu- 
riale , dal cingolo di Venere , e da mi-Ile altre linee perfette ed imperfet- 
te , prefumono conofeere gli avvenimenti che fono fucceduti , che fucce- 
dono , e che fono per fuccedere alla Perfona , che vuole da Loro edere 
gabbata , 

Spetto accade che dicono il vero intorno il pattato , e '1 prefente ; 
ma ciò avviene o per mero accidente , o perchè i Furbi Mariuoli già 
prima fono andati indagando la qualità , Io fiato , gli avvenimenti della_j 
fempliee Perfona, che hanno addocchiata. 

Su quefto riflefifo faccio che eoli' altra mano prefenti de' doni alla Sta- 
..tua di Mercurio, per euere quello Dio creduto V inventore degl'in- 
ganni, e perchè al fentire degli Aftronomi tutti, i dominati dal Pianeta 
di Mercurio, fortifeono un Ingegno ferace e pronto, con una particolare 
eloquenza , ed altresì un animo inclinato alle aftuzie , ed agi' inganni . 

Le pon- 



y *TOMO P R l M 0. 3ii 

Le pongo appreiTo la Talpa , fpecie di Sorce che vive fotto terr\.i_j , 
e condannata dalla natura ad uni' perpetua cecità , come molti vogliono * 
e perciò detta da' noftri Contadini Topo cieco . Secondo però i più accu- 
rati Nafufàliftì non è altrimenti vero che quelF Animale ila fenz' occhj , 
giacché minutamente offervato, 11 è veduto che non gli mancano tutte_> 
quelle lteffe patti , delle quali fono compoiH gli occhi» ma non appari- 
rono così chiaramente ed evidenti , come negli altri Animali , a cagio- 
ne della pelle un poco graffa che gli ila d' intorno . 

Le pongo , dico , appreffo queft' animale, per effere , fecondo ciò, che 
ne dice il Valeriano lib. 13. il Geroglifico dell' Indovinare, perciocché» 
dice Egli , fi fono chiariti i Magi , come Infegna Proclo , che per indo- 
vinare , il cuore della Talpa è ottimo , perchè quegli Antichi Indovini in- 
ghiottiti i cuori delle Talpe , fubko divenivano atti a predire le cofe 
avvenire . 

Io però prendendo occasione da ciò che dal Volgo fi crede, cioè che 
la Talpa fia cieca, 1* approprio alla Chiromanzìa, per Indicare la cecità 
della mente , tanto di chi I' efercita , quanto di chi non le nega fede « 




CHI- 



tfz 



ICONOLOGIA 

H IR U R G I A . 

Dell* cibate Cefare Orlandi . 



: ti fi 




Giovane robuffe di vago afpetto * ma virile e feroce , e di occhi vi- 
vaci e brillanti. Velia abito di color rotto fuccinto e leggiero, in_» 
cui fiano ricamati vari cortelli qua e là fparfì . Abbia le braccia nude , 
e mottri le mani pronte , agili , e svelte . In tetta porti una Corona di 
fronde di Quercia . Sia in atto di curare o fafciar le ferite ad un Infer- 
mo . Si mirino ali* intorno della Stanza varie fcanzie , nelle quali faranno 
difpotti Rafoj , Forfici , -Aghi , Stili , Seghe j Lancette , Tanaglie , Gama- 
utti, Trapani! Rafpatòri ec, ec. In altre divgrfì Vafi' di Unguenti, e di 
Acque diitillate , <-eroti > differenti Erbe ec. In profpettiva fìa uno Sche- 
letro . Abbia appretto I' Ippopotamo . 

Confitte la Chirurgia nelle operazioni efeguite colla mano per la cura 
delle ferite e di altri mali , ed è il terzo ramo della Medicina . Le cofc 
principali che vengono fotto la di Lei confiderazione fono tumori ■> ulcere . 
ferite , contufioni , slogamenti , e fratture di otta . 

La parola Chirurgia è formata |dal Greco Xetp Mano , ed epyov Opus 
operazione . 

Ella più ancora della Medicina fi deve dire antica , non ottante che.* 
sii quefta in oggi fi dica un ramo , come accennammo 9 od una parte . 

Ha for- 



TOMO PRIMO. jjRfj 

Ha forfè ancora qualche vantaggio fopra la Medicina, come ben riflet- 
te Efraimo Chambers , per la folidità del fuo fondamento , per la certez- 
za delle fue operazioni , e per la fenfioilità de' fuoi effetti ; di maniera 
che coloro, i -quali negano effere di alcuna utilità, o neceffità la Medi- 
cina , accordano però 1' ufo, ed il vantaggio della Chirurgia. 

Se nulla di propofito rilevar fi deve dalle più remote antichità , Apollo 
fu il primo Botanico , Chirurgo , e Medico ; Pongo in ultimo Medico - 
perchè dalle fleffe fue parole , che in bocca gli pone Ovvidio nel primo 
delle Metamorfofì , dimoiìra che la fua Medicina confilleva nella cognizione 
delle erbe, e del curar, le ferite, lagnandofi di non poter fanare quelle 
-che dall' Amore di Dafne gli erano itate fatte . 

, Ttyfira tamen una fagìtta 

Certìor in vacuo qua vulnera pettore fedi. 
Inventarli Medicina menni efl ; opiferque per orbety 
Dicer , & berbarum ejì [abietta potentia nobis . 
Hei mibi quod nullis amor efi medicabilis berbis ; 
1$ec profunt Domino , qua profimt omnibus artes l 
La Chirurgia in fatti fu la Medicina de' primi fecoli . 
Chirone Figlio di Saturno e di Fillira pollo dai Poeti nel numero de' 
Centauri fu il primo, fecondo graviffimi Autori, e tra quelli Statilo lib, 3. 
rerum Tbefialicarum , e Plinio nella fua Stor. Nat. lib. 7. cap. 12. de Chi- 
rone che offervaffe la natura delle erbe , e che dalla perizia della Chi- 
rurgia , e dall' agilità della mano nel trattare le ferite foflè detto Chiro- 
ne . Ct'M adoleviffet Chkon , in Sylvas abiijfc dicitur , vìrefque Herbarum pri- 
mis obfervaffe : qui etiam ab peritiam pofiea Chirurgia , & ob levitatem ma- 
nuum in traci andis vulueribus Cbiron fuit nominatns . 

Si dice che da Lui apprendere quella facoltà Efculapio, il quale fu 
adorato cóme Dio della Medicina . 

Si deve però avvertire che più furono gli Efculapj . Cosi nel 3. dej> 
datura Deorum Cicerone : e/Efculapiorum primus ^ipollinis , quem v4r~ 
cades colunt , qui Jpecillum ( è quello un Iflromento adoprato da' Ceruficì 
per tentare e ricercare la profondità delle ferite , e propriamente e comu- 
nemente fi dice Tanta ) invenijfe primusque vulnus obligaviffe dicitnr . Secundtis 
fecundi Mercur'j Frater : Is fulmine percuffus dicitur bumatus effe Cynofaris . Tertius 
<Arfippì filius , & ^irfìnoa: qui primus alvi purgationem , dentifque evdfìonem , 
ut ferunt , invenit , cujus in ^Arcadia non longe a Lufìo fiumine Sepdcrum , & 
Lucus ojlenditur . 

La itefla finzione degli antichi Gentili intorno la Perfona dell' anzidet- 
to Chirone , è in fé miiteriofa , e denotante 1' elfere della Chirurgia . Si 
diceva Figlio di Saturno , e di Fillira , per dimolirare che quella cognizio- 
ne è nata dal tempo figurato per Saturno , e dall' efperienza notata in__j 
Fillira , giacché (p/Xn in Greco fignifica mimica , e ?rnpxs Experientia ; co- 
sicché tolta alla parola 7retpx$ la prima lettera 71 reila Tbilyras , cioè ami' 
ca efperienza.. Si dava a coltui per Figlia Gciroe , cosi detta ,. perchè na-« 

Y y eque 



554 ICONOLOGIA 

eque alla riva di un veloci/fimo Fiume . Così di Lei Ovvidìo nel fecondo 
delle Metamorfofi : 

Esce venit rittilis humeros protetta capìllis 
Filia Centauri: quam quondam 7>{ympha Chariclo 
Fluminis in rapidi npis enixa vocavit 
Ocyrboen^ 
Per quefla fi vuol lignificare che la Chirurgia apre la ftrada agli umori 
corrotti , i quali quanto più prefto , e più comodamente feorrono , con_i» 
tanta più facilità fi può fanar la Ferita ; ed infomma dimoilra che il principal* 
efsere della Chirurgia confitte nel togliere e purgare i cattivi umori . 

Si fingeva Centauro , cioè mezz' Uomo « e mezzo Cavallo * per dare 
ad intendere che EflTo aveva eftefo il beneficio di queft' arte non folo in 
utilità degli Uomini , ma ancora delle fleffe Beftie . Sono quelle rifleflioni 
tutte di Natal Conti . 

Secondo 1' Arioflo nel fuo Orlando Furiofo Canto 19. Stan. 21. Neil* 
India è fiata Tempre con ifpeziale venerazione in ufo la Chirurgia . Par- 
lando Egli della pietofa Angelica Regina del Catai , che amorofiffima & 
pofe a curare le ferite del Giovane Medoro • in tal guifa lo dimoilra . 
E revocando alla memoria f *Arte 
Ch* in India imparò già di Chirurgia , 
( Che par che quefìo /ìndio in quella parti 
"Inabile e degno * e di gran laude fìa \ 
E fenza molto rivoltar di carte > 
Che 'l Tadre ai Figli ereditario il dia ) 
Si difpofe operar con fucco d' erbe , 
Ch' a più matura vita lo riferbc . 
Pe* tralafciare però affatto le Favole » veniamo a ciò che della Chirurgia 
dagli Storici Scrittori fé ne crede . 

Apis Re di Egitto ■> quali comunemente , fi crede che ne fouVH primo 
Inventore ; ma Clemente Aleflandrino è d' opinione che quest' arte ricono- 
fca la fua origine da Mizrai , o Mefrai figliuolo di Cam , e nipote di 
Noè . Dopo Apis , Efculapio ■» che fu un dottiffimo Filofofo Greco , fcrilTe 
un Trattato fpettante le ferite ed ulcere . Gli fuccedettero ne' fuffeguen- 
ti Secoli Pittagora , Empedocle , Parmenide , Democrito * Chirone , Peo- 
ne , Eleombroto che medicò il Re Antioco &c. 

Il primo Chirurgo che in Roma fi portafle , fé preftar fede fi deve 
a Plinio » che parla coli' autorità di Caflìo Hemina , fu Arcagato . 
Venne quelli dalla Morea in Roma 1' Anno cinquecento trentacinque dopo 
1' edificazione della Città . Sul principio fominamente onorarono i Roma- 
ni quello Vulnerario ; ( così veniva denominato dalle ferite , eh' Egli curava . ) 
Ed oltre 1' aggregarlo alla Loro Cittadinanza , gli fu dal Pubblico comperata 
una Bottega nella Via Acilia . Riflettendo poi al di Lui feroce cuore nel ta- 
gliare i membri e parti del corpo , gli diedero il nome di Carnefice . Cefsò 
la venerazione che fi aveva di fua Perfona* e cadde anzi nel più ollinato odio 
di Loro ; talché totalmente fé ne disfecero : e la Chirurgia venne in Roma in 

fomma 



TOMO PRIMO, 355 

fbmm» abominazione , che durò per molti e molti anni . Riferìfce Tommafo 
Garzoni, che Cottui per la fua crudeltà fu di comun confenfo lapidato e 
ftrafcinato per Roma » e di tutto ciò oe fa teiliraonio PIùiLq . Io non tro- 
vo però che queft* Autore ci dia una tal notizia . 

Più che alcuno de* precedenti , Ippocrate fece fiorire la Chirurgia . Fi- 
lotteno poi la perfezionò nell' Egitto » ferivendo diverfi Volumi fu quello 
Soggetto . Tra i Greci , Gorgia , Sottrate , Herone , i due Apollonj » Am.*- 
momo Alettandrjno ; ed Mi Roma; Trifone il Padre , Erelpifto , e Meges. 
la fecero fiorire , ognun nel fuo tempo . 

Gli Autori più moderni > i quali con fomma lor gloria , e comune , 
utile hanno contribuito alla perfezione della Chirurgia fono Pareo, Fa- 
brizio d' Acquapendente , Harveo, Wharton , Glifibn , Laurenzi» Diemer- 
broeck , Vieuffens , Barbette , Dionis , Charriere , M. Wifeman ec 

Si dipinge robulla Giovane la Chirtigìa , perchè ehi 1' efercita deve etter 
Giovane , o almeno vicino all' età giovanile , mentre per le operazioni 
fue è necefsario che abbia le membra robufte e bea ferme . Il che rade 
volte fuol vederli negli avanzati in età . 

Di vago afpetto, perché il buono ed efperto Chirurgo deve filiere.* 
giojale nel fembiante , come ameno nelle parole , a cagione di follevare * 
e render, quanto per Lui fi può , meno afpra la pena al Paziente . 

Virile però e feroce , per dimoftrare che non deve moverli ad inutile , 
ed anzi dannofa pietà , nell' udire le forti ed amare flrida dell' ofiefo ; 
ma efercitare la fua Profeffioqe con inalterabil coraggio . 

Ha gli occhi vivaci e brillanti) per denotare che al Chirurgo è neces- 
saria una villa acuta e penetrante . 

L' abito di color rotto lignifica etter quella un' Arte addetta tutta al Sangue. 

Succinto e leggiero, per la ragione che chi 1' efercita deve eilere fpe- 
dito , e fenza cofa che 1' imbarazzi nelle operazioni. 

Sono in detto abito ricamati vari coltelli , per indicare eGfere la Pro- 
fettione in fé veramente crudele . Appretto gli Egiziani il coltello , per 
tettimonianza di Pierio Valeriana, }ib. 42. , era Geroglifico della crudeltà} 
e con quello nome chiamarono Oco Re de' Perii , perchè crudelittimo e 
Sanguinario . E 1' ilteflb Autore rende la ragione , onde cosi denominato 
fo.Te 1' Uomo feroce . Ottervarono che morto Artaferfe fuo Padre , ed 
attunto Egli all' Imperio , la prima cofa che ne' folenni conviti facette , 
fu di prendere in mano il coltello . Il Chirurgo in fatti non può non_» 
chiamarli crudele , dovendo aver animo di mirare fenza ribrezzo ferite • 
ulcere , eontufioni , ed intriderli nel fangue Umano . 

Ha le braccia nude , e moitra le mani agili e prette , per ombreggia- 
re la Speditezza fopraccennata ; e le mani veloci nell' operare fono il più 
bel requifito , che aver potta un Chirurgo . Non per diverfa ragione , co-* 
me fopra fi ditte , fu il Figliuolo di Saturno e di Fillira chiamato Chiro- 
ne , e adorato da' Gentili come Dio della Chirurgia . Efì enim maximum 
peritif ferì arv'tmentlim m digmfceniis Chimrgis , fi manus habecmt leviffimas m 
tidnerìbus trattandis . Nat.Com. Mythol. lib. 4. cap. 12. de Chirone . 

Y y 2 Si fìgu- 



ffé ICONOLOGÌA 

t Sì figura colli Corona dì Quercia,, per effere " quefP Albero Sìmbolo i. 
teffimonio- il Valeriano lib, fi . , della fierezza dell' animo . 

L' atta di medicare e falciare le ferite ali 1 Infermo * moftra il prin- 
cipale officio della Chirurgia . 

I varj tiramenti, che nelle Scansìe fi mirano difpofti , fpiegana che il 
Chirurgo deve effere provveduta ài tutto il bàibgnevole per esercitare hi 
fila- Profe fiione . 

I diverfi -Vafi dì Unguenti » di Liquori » di Acque diftìllate , le varie 
Erbe ec. indicano che non fi può chiamare buon Chirurgo colui , chii_> 
non fia principalmente- 'un buon perito Botanico , e non ignorante Chimico . 

In prafpéttiva fi pone lo Scheletro , perchè- al Chirurgo è neceffaria 
la perfetta cognizione e perizia dell* Anatomia . Indegnamente fi arroga 
il Nome di Chirurgo colui ». die non è perfetto. Notomii'ta .. 

L* Ippopotamo è Animale acquatico, da chi detto Cavallo marino, da 
chi Bove marino , da elfi Elefante Marino ,. da ehi Elefante Egiziano . Ma 
perchè- appunta diverfe fona le opinioni * e variano non poco quelle de* 
moderni da quelle degli Antichi , perciò ffima non farà difgradevoìe al coi- 
tele 'Lettore', che- Io fui diicarfa di que ito Animale alquanto mi difionda. 

Eliana nella Storia, degli Jfatimalù. libro li. capitolo 44. defcrive_> 
1' Ippopotamo alto cinque cubiti ; colle orecchia , coda , e voce foni i- 
glianti a quelle del Cavallo ; che intorno la bocca abbia eminenti dall' 
una parte e dall' altra tre grandinimi' denti; che abbia le- litighisi come 
i Bovi ; e che nel refiante del corpo fomigli 1' Elefante . Ariitotele Hifi. 
^in lib. -2. cip. 7. lafciò- fcritto che abbia i crini da Cavallo ; P unghia 
di Bue ; il mufo elevato ; il Tallone feffa ; i denti fporti in fuori ; la_j 
coda dì Cinghiale ; la voce di Cavallo ; la grandezza di Afino ; e le par- 
ti interne non diiCmili a quelle de' Cavalli» e degli' Afini. Leone Afri- 
cano Defcript. ^Africa lib. p. Vuole che abbia la forma dì Cavallo , e la__» 
grandezza dì Afino, che fia fenza peli, e la fa infello alle Barche ; Bei- 
Ionio, de ^ìquatil. lib. 1. lo deferiffe con tefta di Bue ; con- orecchia di 
Oria brevi e rotonde ; con bocca più grande ancora di quella del Leone ; 
narici aperte ; labbra aftai graffe -, e denti di Cavallo ;• con occhj » e lingua 
grandinimi; con breviffìmo collo, e quafi niente ? con piedi cortiffimi, a 
tale che appena giungono all' altezza da terra di quattro dka ? lo diee_j 
pingue e- corpulento come il Porco ? e che abbia le unghia feffe come 
«meit' animale' . Fabio Colonna però' accuratiflìmo Natura-lilla in l. ObferVi 
aq-tat^ <& terreflr^ cap> *$. dice di aver veduto il Cadavere dc-ÌP Ippopo- 
tamo confervato nel Sale ,. e condotto in Italia da un- certo Niccolò Ze- 
penghi Chirurgo di Narni . Quello , dice , non aveva alcuna fimilitudine col 
Cavallo- , ma piuttoffo. col Bue, riguardo alla grandezza, e coli" Orlo 
riguardo alle zampe . Aveva ì il ventre anzi piano che elevato ; il capo 
affai grande -, a comparazione del refiante del corpo-; bocca larga molto r 
mulo carnofo- ; occhi ,• ed orecchi piccoli-. La corporatura tutta graffi , e- 
larga ; la coda di Cinghiale , oppiuttofto a guiCi di Tartaruga o df 
Orfo ec 



TOMO PRIMO. 3 { 7 

SI appropria P Ippopotamo alla Chirurgia , perchè fi narra di Lui , tc- 
frimonio Eliano Hifi. *An. lib. u. cap. 43. che fentendofi oppreffo dalla 
troppa graOTezza , tanto fi frega alla tagliatura di qualche canna, finocchi 
ne faccia dal fuo corpo fortire quella quantità di fangue , che giudica a 
propofito ; la- quale allorché gli femb-ra fufficiente , Ravvolgendoli nel fango » 
con quello fi chiude e falda la ferita . Dalla quale offervazione , giudica Crol- 
lio in lib. de rerum fìgnaturis » che nato- ne fia appretto' i Medici P ufo 
di aprire la vena . 

FATTO STORICO SAGRO. 

INtraprefe I* ubbidiente Figlio Tobia, a tenore delle amorofe cure del 
vecchio cieco Padre , il deltlnato viaggio colta dolce compagnia dell' 
Arcangiolo Raffaele da Lui creduto altro Israelita . Giunfero la prima fera 
alle fponde del Tigri, dove fermaronfi . Ma avendo voluto Tobia co' piedi 
entrare in quelle acque, per lavarli dalla polvere e fango , un fiero fmifura» 
to Pefce fé gli avventò per divorarlo . Alzò Egli le grida al Compagno'» 
chiamando ajuto , e dicendo: Signore, viene contro di me un fiero Pefcé. 
Il Compagno gli diiFe : E Tu afferralo per le alette del Capo » apprebende 
branchìam efus » e tiralo pure con Te fuori dell* acqua; » Ubbidì Egli» e to 
traile, in fecco , dove avanti a' fuoi piedi cominciò torto a palpitare „• So?- 
giunfe all'ora P Angiolo : Sventra codefto Pefce ». e cavagli il cuore » il 
fiele , ed il fegato , quali cofe confervarai , effendo neceffarie ed utili a 
molte cure . Efeguì il tutto il docile ed ubbidiente Giovane , e fece pu- 
re arrostire le carni per cibarfene quella fera, afpergendo- di fale il rima- 
flo , per P alimento degP altri giorni , finocchè foffero giunti In Rages 
Cittì della Media . Dopo molto felice cammino fu di ritorno alla Pater- 
na ca£i » Nel tempo del qua! cammino P Angiolo iilrut Tobia di ciò che 
doveffe fare in entrando, in fu a cafa . Subito giunto gli diffe , adorerai ili 
Signore tuo Dìo» ringraziandolo de* molti ricevuti benefizi ; indi ti acco- 
llerai al vecchio Padre, e riverentemente baciatolo » gli ungerai fubito gli 
occhi col fiele del Pefcé » che hai teco , e vedrai che gli fi apriranno , gii. 
guariti perfettamente,; onde vedrà di nuovo- ii lume del Cielo» e godrà, 
anche più in poter rimirarti. Erano già. vicini , ed il Cane (che fé co Loro fu. 
fempre ): riconofeiuta h. propria cafa » precorfé a fare le felle di fua eful- 
tanza . Alzatoti il cieco Padre , cominciò a Gorrere » non curandoli d' in- 
toppare ne' piedi , dove non vedeva r Sol diede la mano a un fuo Ser- 
vo , col quale appoggio feguì a correre , finocchè lo ebbe traile braccia » 
e lo baciò Eìfò , e la Madre con teneriffime lagrime d* entrambi . En- 
trarono poi tutti infieme in caia , adorarono- il Signore , dandogli vive gra- 
zie .. Dopo il che fi fedettero col; caro ritornato Figliuolo ;. il quale tan— 
tolto cavò fuori II fiele del Pefce , e ne tinfe gli occhi all' amato- Padre. 
Soitenne Quelli per ben mezz' ora il brugiore : quand' ecco cominciò a 
fiaccarli , e ad ufeire dagli occhi flefii- P albugine » fatta finiile a pelle di 
o.vo » la^ quale il Giovane Figlio deliramente gli andò fiaccando , e fepa- 
" rando 



3*8 ICONOLOGÌA 

rando dalle pupille » e fu Io ftelTo che il levargli le tenebre , poicchè rav- 
visò ben tolto il chiaro della luce , e tutto il vilìbile > racquiiiando per- 
fettamente la viltà . Toh. cap. 6. e cap. li. 

FATTO STORICO PROFANO. 

CRitobulo fu così efperto Chirurgo , che eflendo fiata tirata a Filippo 
Re di Macedonia una freccia in un occhio ■> Egli sì deliramente gle 
la cavò , e in tal modo guarillo , che febbene da quell' occhio perdette la 
villa dal colpo eilinta , nientedimeno non r imafe punto deforme a vederli . 
Tlin. Stor. I^at. lib. 7. cap. 37. 

FATTO FAVOLOSO, 

Mirando con fomma attenzione Chirone Centauro le faette di Ercole » 
a cui benignamente aveva dato ofpizio » una di quelle gli cadde in un 
piede , ed afpramente ferillo . Egli appolta alla piaga 1' Erba Centaura ■> 
della quale fa menzione Virgilio lib. 4. Georg. 

Cecropiumque thymum » & graveolentia cent aurea 
fi guari perfettamente . Per il che poi fu chiamato 1' inventore dell' ufo 
di quest' erba , che da Lui prefe il nome . I^atal Conte . Mitol. lib. 7. cap. 
4. de Centauri* ; e rapporta y autorità di uiebeoi e di Erafiftrato . 




CIELO 



TOMO PRIMO. 
CIELO. 

Si Ce/are I{ipa. 



359 




UN Giovane d' afpetto nobiliffimo . Veftito d' Abito Imperiate ii color 
turchino tutto Stellato, col Manto detto paludamento, e collo Scettro 
nella delira mano , e nella finiftra tenga un vafo » nel quale fia una fiamma 
di fuoco , ed in mezzo di effa un cuore , che non fi confumi . Sulla pop- 
pa dritta vi fia figurato il Sole . Sulla finiftra la Luna . Sia cinto colla 
Zona del Zodiaco , nella quale fi fcorgano li fuoi dodici fegni . Porti in 
capo una ricca corona piena di varie gemme, e nelli piedi li coturni d'oro. 
Il Cielo da Bartolomeo Anglico lib. 8. cap. 2. è diftinto in fette parti, 
Aereo , Etereo, Olimpo, Igneo, Firmamento , Aqueo , ed Empireo ; 
ma a noi non accade ripetere ciocché egli ha detto , a cui rimetto il Let- 
tore ; e parimente circa il numero de' Cieli , a Plutarco , al Pererio nella 
Genefi , al Clavio fopra la sfera del Sacrobofco , alla Sintaffi dell' arte_> 
mirabile , alla Margarita Filolòfica , ed altri Autori ; a noi bafti dire , che 
il Cielo è tutto 1' ambito , e circuito eh' è dalla Terra , per fino al Cielo 
Empireo , ove rifiedono le Anime beate . Efodio Poeta Greco nella Theor 
gonìa lo fa figliuolo della Terra in quello modo . 

Tellus vero primum ftqmdem gerutit parem jìbi 
Calum StellU ornatura, ut ipfam totam obtegat , 
Vt^. ejjet beatis Diis fedes Ma femper . Cioè » Tri- 



H#S ICONOLOGIA 

Trìmier amente generò la Terra 
II del di Stelle ornato^ 
liccio la copra tutta , 
E perche jìa delle beate menti 
Sempre fama Sede . 
E per tal cagione gli abbiamo fatto il Manto {Iellato turchino per effer 
colore celureo , così detto dal Cielo , e quando vogliamo dire un Ciel chia- 
ro e fereno , diciamo un Ciel turchino . Regale poi , e collo Scettro in 
nano , per dinotare il dominio, che ha nelle cofe inferiori, ficcome vuole 
Arili, nel i. Lib. delle Meteore , teito 2. anzi Apollodoro fa che il primo 
che abbia ottenuto il dominio di tutto il Mondo fia flato Urano da noi chia- 
mato Cielo . O' vpxvos 7rpZros tov 7rxpros éfum <nu<rs KÓ<r/ttf , ìdefi 
Calum primum Orbis unherfì i mperio 'prsfuit . 

Si dipinge giovane , per inoltrare che febbene ha avuto principio, nell' 
afteffo termine fi ritrova , e per lunghezza di tempo non avrà fine , per ef- 
fere incorruttibile, come dice Arili, lib. I. Cali tetto 20. onde è che gli 
JEgizj per dinotare la perpetuità del Cielo « che mai s' invecchia , dipin- 
gevano un Cuore in mezzo alle fiamme , ficcome abbiamo da Plutarco in__» 
Ifide , ed Ofiride con tali parole . Calum , quia ob perpetuitatem nunquam fe- 
wefeat , corde pitto Jìgnificant , cui focus ardens fubjeclus fìt . e però gli ab- 
biamo pollo nella finiltra mano il fuddetto vafo con il cuore in mezzo del- 
la fiamma , e perchè in tutto il corpo celelle non vediamo lumi più belli 
che il Sole e la Luna . Ponghiamo nella più. nobil parte del fuo petto fo- 
pra la poppa dritta il Sole , come Principe de' Pianeti , dal quale riceve il 
fuo fplendore la Luna polla fopra la poppa finiilra , tanto più. che per quelle 
(Iup immagini del Sole , e della Luna gli Egizj lignificavano il Cielo . Lo 
cìngiamo colla Zona del Zodiaco , per coti e pìuupùn. cingolo Celefte . Gli 
fi pone una ricca corona in tetta di varie gemme , per inoltrare che da 
lui fi producono quaggiù in varj modi molti , e diverfi preziofi doni di 
Natura . 

Si rapprefenta , che porti i coturni d' Oro , metallo fopra tutti incor- 
ruttibile 1 per confermazione dell' incorruttibilità fua . 




INDICE 

DELLE IMMAGINI PRINCIPALI 

Contenute nel Trimo Tomo» 



361 







Altimetrìa . 


fii 


A 




Amaritudine . 
Ambizione . 


82. 
83, 


• 




Amicizia . 


B6. 


Jk Bbondanza. Pagina 


1. 


Amicizia falfa . 


pò. 


/\ Abbódanza marittima. 3. 


Ammaeftramento . 


S>?« 


JL JL Abborrimento . 


5- 


Amor di Virtù. 


96* 


Abufo . 


8. 


Amore verfo Dio . 


98. 


Accademia . 


15- 


Amor del Proffimo . 


100. 


Accidia . 


21. 


Amor di fé ftefTo . 


101. 


Accortezza . 


23. 


Amore . 


IO?. 


Acquifto cattivo . 


25. 


Amor domato. 


io<5". 


Acutezza dell' Ingegno . 


27. 


Amor di Fama . 


108. 


Adolefcenza . 


29. 


Amor della Patria . 


no. 


Adozione . 


3 1 - 


Amore impudico. 


np. 


Adozione da medaglie . . 


37- 


Ampiezza della Gloria . 


125. 


Aduazione . 


38. 


Anatomia . 


127. 


Adulterio . 


41. 


Anima ragionevole e bea- 




Affabilità . 


4.6. 


ta . 


131. 


Affanno . 


48. 


Anima dannata. 


1 33> 


Affettazione . 


50- 


Animo piacevole trattabi- 




Affezione . 


57. 


bile ed amorevole. 


13*. 


Agricoltura . 


58. 


Anno . 


135. 


Studio di Agricoltura . 


59. 


Apoftasla . 


138. 


Aiuto Divino. 


61. 


Appetito . 


140. 


Aiuto . 


é'f. 


Applaufò de' Saggi . 


141. 


Alchimia . 


6$. 


Applaufò Popolare . 


143. 


Allegrezza . 


74. 


Apprensiva . 


145. 


Alterezza in perfona nata 




Archittetura Militare . 


148. 


povera civile . 


79- 


Architettura . 


149. 






Z z Ardire 



3 5a 



Ardire magnanimo e ge- 




Mondezza di cuore. 


209. 


nerofo . 


i*4. 


Mifericordia . 


210. 


Ardire ùltimo e necefTa- 




E (Ter pacifico . 


212. 


rio . 


!*?• 


Perfècuzione per la Gìu- 


t 


Aritmetica . 


158. 


ftizia . 


213. 


Ariftocrazia . 


i5o. 


Beatitudine a guifà di Em- 




Armi. 


i5i. 


blema . 


214. 


Armonìa . 


162, 


Bellezza . 


217. 


Arroganza . 


163. 


Bellezza Femminile . 


219. 


Arte . 


i5f. 


Beneficio . 


222. 


Artifìcio . 


170. 


Benevolenza Affezione . 


225. 


Affiduità . 


171. 


Benevolenza e union Ma- 




Aftinenza . 


171. 


trimoniale . 


2.2$. 


Aflxologìa . 


173. 


Benignità . 


-234» 


Aftronomìa . 


176, 


Benignità in perfona della 


t 


Aftuzia ingannevole . 


177. 


Marchefana Salviati . 


23 5. 


Avarizia . 


179. 


Biafìmo viziofb . 


242. 


Audacia . 


184. 


Biblioteca . 


243. 


Augurio buono . 


i85. 


Bontà . 


2?0. 


Augurio cattivo . 


188. 


Botanica . 


M3- 


Augurio nella Medaglia di 




Bruttezza Umana, 


2*9- 


Adriano . 


189. 


Buffoneria . 


25j. 


Aurora . 


190. 


Bugìa . 


258. 


Autorità , o Poterla . 


191. 


Bujo . 


271. 


Azione Virtuofà . 


193. 






B 




c 








V*— > Accia . 


273. 


-p| Allo . 


19*. 


fl Calamità . 


278. 


r\ Battefimo . 


200. 


^«^ Calamità mifè- 


* 


JL# Beatitudini . 




ria. 


278. 


Povertà di Spirito . 


203. 


Calunnia . 


280. 


Manfùetudine . 


20$. 


Capriccio . 


282. 


Pianto . 


207. 


Carelli a . 


283. 


Fame e fete della Giu- 




Carezze amatorie. 


28 f. 


ftizia. 


208. 


Carità . 


287. 






Carno- 









3<*J 


Carnovale . 


290. 


Carco dell* Anno . 


32<5. 


Carro della Luna. 


29.4. 


Carco ah Cerere» 


325. 


Carro di Mercurio. 


2Q<*. 


Carro dell' Oceano. 


327. 


Carro di. Venere. .. 


2Q.8v 


Carco di Amore. 


328. 


Carro del Sole . 


3OO. 


Carro della Caftità . 


328. 


Carro di Marte . 


302. 


Carro della Morte . 


528. 


Carroi di Giove . 


3.O4. 


Carro della Fama . 


329. 


Carro di Saturno.. 


306. 


Carro del Tempo». 


329. 


Carro di Minerva . 


£08. 


Carro della Divinità . 


3*9* 


Carro di Plutone. 


3©p. 


Caftigo. 


3(3°* 


Carro» di Vulcano . 


3II. 


Caftità . 


??*• 


Carro dell* Aria . 


312. 


Caftità Matrimoniale. 


33 1* 


Carro dell* Acqua. 


313. 


Cecità della Mente . 


337» 


Carro- della Terra. 


314. 


Celerità . 


340. 


Carro, della Notte . 


315. 


Chiarezza . 


34 1 - 


Carro di Bacco . 


3M. 


Chiefa Cattolica . 


342. 


Carro di Bacco dèfer-itto 


Chimica . 


345. 


dall' Anguillara. 


317. 


Chiromanzìa . 


349. 


Carro dell' Aurora . 


325. 


Chirurgia . 


352» 


Carro del Giorno 


natu- 


Cielo . 


319' 


rale . 


325. 


<uJ 




Carro del Giorno 


Artìfì- 






ciak . 


jz6. 








Z z 



INDI- 



5*4 



INDICE 

DELLE COSE PIÙ 5 NOTABILI 



A 



i. 



2. 



ABbondanza perchè fi 
dipinga bella e gra- 
ziofa . Pagina 
Abbondanza per- 
chè ha la Ghirlanda di 
Fiori . 

Abito dell' Intelletto di due 
forti . 

Abufi , varietà , e moltitu- 
dine . 

Accademia , fùo principio , 
e progreflò . 

Accademia dove ebbe ori- 
gine . _ 

Accademia da chi prefè il 
nome . 

Accademici devono aver la 
mira all' Eternità . 

Accortezza ha i fuoi con- 
fini col Vizio , e colla 
Virtù . 

Accortezza di Didóne per 
per ruggire le infidie del 
Fratello. 25 

Acque di tre nature . 513 

Acquifto del Sommo Bene 
fi deve chiedere al Som- 



166. 



18. 



20. 



20. 



18. 



23. 



mo Bene. 



61. 



31- 



Acutezza d' Ingegno di 
Archimede. 28. 

Adolefcenza perchè bella 
e di allegro afpetto . 30. 

Adottati che prefèro nuovo 
nome dagli Adottanti . 3 ?. 

Adottati che prefèro quanti 
nomi avevano gli Adot- 
tanti così Paterni , che 
Adottivi . 

Adozione perchè tenga la 
delira al collo del Gio- 
vane adottato . 

Adulazione fùa Definizio- 
ne . 

Adulazione quando propria- 
mente cosi fi chiami . 

Adulazione figurata dal £. 
Ricci . 

Adunanze de' Virtuofi de- 
nominate in tre modi . 

Affettati di più fòrti . 

Affettazione, fuoi pregiu- 

gizj -. 

Agonali Capitolini iflicuiti 

da Domiziano . 19. 

Agricoltura approvata da 

Dio . 
Aiuto come fi deve porgere 
Alchimia , vantaggio da 

Effa riportato . 



36. 



38. 

39- 

40. 

20. 
5i. 

5i. 



<5o. 
67. 

73> 
Alchi- 



Alchimia , Autori che V ap- 
provano . 

Alchimifta oggetto di rifò. 

Aichimifta tempre povero . 

Alcefte fi offre alla morte 
per il Marito . 

Alcione , fùa proprietà . 

Alcione Moglie di Ceke, 
fùo amore verfo il Ma- 
rito . 

Aleffandro Magno rappre- 

► fenta 1' ampiezza della 
Gloria . 

Aleffandro Magno come 
dipinto da Apelle . 

Aman appefò ad un Trave. 

Amanti di le ftefli di due 

. fòrti . 

Amaranto non perde mai 
il fùo colore . 

Ambiziofò mai fènza fù- 
perbia. 

Amicizia in tre gradi . 

Amicizia come defcritta 
dal P. Ricci . 

Amicizia falfa come rap- 
prefèntata dal P. Ricci . 

Amor di Virtù , come fi- 
gurato dall' Alciato . 

Amor di Virtù come dipin- 
to dal P. Ricci . 

Amor verfo di Dio rappre- 
fèntato dal P. Ricci. 

Amor di fé fteffo più radi- 
cato nelle Donne . 

Amore domato da tre co- 
fe , quali fiano . 



73- 
7i. 
7i. 

*33> 
229. 



230. 

izó. 

127. 
41. 

102. 

194. 

83. 

88. 

89. 
94- 
97- 
97- 
98. 

104. 

107. 



3<5* 

Amore impudico , fùoi cat- 
tivi eietti nel (àngue 
noftro . 121. 

Amore punito dall' Ape . 121. 

Anania fiia attinenza . 1 72. 

Anatomia , fùa antichità , 
ed Eccellenza. 

Anatomia , inefperto di effa 
non può effer buon Me- 
dico . 

Ancile cofa fia . 

Anima ragionevole come 
Imaginata dal P. Ricci . 

Anima penitente come fi- 
gurata dal P. Ricci. 

Anima contemplativa co- 
me figurata dal P. Ricci . 

Anima Dannata come figu- 
rata dal P. Ricci . 

Api perchè Simbolo degli 
Adulatori . 

Api Geroglifico dell' Ar- 
tificio . 

Apollo primo Botanico , 
Chirurgo, e Medico. 

Apoftata fèmpre inquieto . 

Applaufò de' Saggi defìde- 
rabile . 

Applaufò Popolare di po- 
chiffima durata. 

Arcagato primo Chirurgo 
che fi portafTe in Roma 
fòmmamente onorato , 
e pò foia abborrito ; e 
perchè. 354. 

Aritmetica apre la Strada 
a molte Scienze . 1^9. 

Arme , 



128. 



130. 
198. 

132. 

132. 

132. 

134. 

40. 

170. 

139. 
141. 
144. 



& 6 

Arme», filò abufo. 12* 

Armellino ha fommot orro- 
rore al fango . 7. 

Àronte Figlio di Tarqui-, 
nio sforza Lucrezia . 14. 

Arroganza nafce dall' Ignor 
ranza. 163. 

Arroganza come figurata 
dal P. Ricci . 163. 

Arce che cofa fia . .1 66, 

Arte ha bifogno di precet- 
to , e ragione . 16.6. 

Arte , fiio fine , e il bene 
che da Efla deriva. 167. 

Arte perchè fi dipinga 
verde . 1 67. 

Arte come defcritta da 
G iufio Strozz i . 1 69 . 

Arte per fé iteflS.. nobile . 1 70. 

Afino inventore della po- 
tatura delle Viti . 324. 

Afino,, gli viene- eretta una 
Statua, da Chi, e do- 
ve . 324. 

Attinenza de* Cibi fa la 
mente atta alla Contem- 
plazione . 1 72. 

Aerologìa che filoni nella 
noft-ra lingua. 175.. 

Aftronomìa differente dall' 
Aftrologia . 1 j6. 

Aftuzia de' Chiromanti , o. 
Zingani. 350. 

Avarizia perchè fi dipinga 
a guifà d'Idropico. 179. 

Avarizia confitte in tre 
colè . . 1 80. 



Avarizia come fi dipinge- | 
va dagli Antichi , 1 Si. 

Avarizia che generi ìjell' 
Avaro. 181. 

Avarizia come figurata dal 
Pi Ricci . 1S3. 

Avaro gode più,- m guar- 
dare i denari , che in 
adoperarli. 180. 

Auguri Gentilj perchè ado- 
peravano. 1' Agnello, ne' 
loro Sacrificj;. 20?. 

Auguri non devono otte- 
ner credito, da'" Criftia- 
ni. i85. 

Aurei j. Conte Sperello lo- 
dato per il ìùq buon 
gufto . 245. 

Aurora amica de' Poe- 
ti. 100. 525. 

Aurora come figurata . 325. 

Aurora ha tre nomi. 325. 

Avvertimento a Scienzia- 
ti. 13. 

Azaria . fua attinenza .. 1 7*» 



B 



B Accanti , Loro Fe- 
tte . 291. 
Bacco come rappre- 
fentato . 3.1 5. 
Bacco primo Trionfatore . 321. 
Ballo in gran pregio ap- 
prettò i Greci. 195. 
Ballo, luoi Inventori. 105. 

Ballo 



Balio fènza filoni di neffun 



pregio . 


197. 


Battefimo , doni che per 




Effo ricevei' Ànima. 


201. 


Batto trasformato in pietra 




di Paragone. 


271* 


Beatitudine celefte come 




figurata dal P. Ricci . 


217. 


Bellezza colà difficiliflìma 




a intenderli. 


zi 7. 


Bellezza in die confitta . 


218. 


Bellezza non è da fidarli 




di Lei. 


220. 


Bellezza ha correlazione 




colla bontà . 


Sìfì. 


Bene fòmmo fi deve chie- 




dere al Sommo Bene . 


61. 


Beneficio fi deve fare con 




volto allegro . 


273. 


Beneficio deve effer fin- 




cero. 


223. 


Beneficio ritorna fémpre 




in utile di Chilo fa . 


224. 


Beneficio deve farli fólle- 




cito . 


224. 


Beneficato non deve na- 




fcondere il Beneficio . 


223. 


Benevolenza in che diffe- 




rifca dall' amicizia . 


zz6. 


Benignità compagna della 




Giuftizia . 


23?. 


Bibliomani fplendore del- 




le Città . 


244. 


Bibliomani biasimati . 


245. 


Biblioteca , fila origine . 


243. 


Bontà fi conofce dalla 




Bellezza . 


251. 



3*7 

Boragine -là ftefia che la 
Buglofia. 7$. 

Botanica Scienza utilifli 
ma . 253. 

Botanica, fuoi primi In- 
ventori. 2»> 3. 

Bruttezza infelicità . 259. 

Buffonerìa degna di tutto 
il biafimo . z6$. 

Bugìa ha le gambe corte , z6$. 

Bugìa come figurata dal 
P. Ricci. 269. 



c 



C Accia dritto trasferi- 
to da Dio air Uo- 
mo. 274. 
Caccia efércizio 

proprio della Gioventù » 274. 
Caccia efércizio nobile. 275. 
Caccia fpecie di Battaglia . 2 7 ? . 
Caccia de' Volatili di chi 

fu invenzione . 27^. 

Cacciatori primi. 274. 

Cacco rubba i Bovi ad Er- 
cole , ed è uccifò. 27. 
Cacciatori vivono fèmpre 

in fperanza . 27^. 

Caduceo di Mercurio che 

cofà fia. 297. 

Calunnia abita fpeffo nelle 

Corti. 280. 

Calunnia come dipinta da 

Apelle . 280. 

Camaleonte, fua proprietà. 39. 

Cane 



3 58 

Cane perchè Simbolo de- 
gli Adulatori . 40. 

Cane perchè affegnato alla 
Botanica. 255. 

Capitano come figurato 
dal P. Ricci. i5i. 

Capricciosi chi fieno. 282. 

Careftìa perche fi dipinga 
brutta. 1. 

Careftìa da chi provenga . 283. 

Carezze amatorie mina di 

Salomone. 285. 

Carità non rimane mai di 
operare . 287. 

Carità appreflò il Sig. Ifido- 
ro Ruberti . 289. 

Carità come figurata dal 
P. Ricci . 289. 

Carnagione rofla perchè Si- 
gnifichi aftuzia . 177. 

Carnovale , fùa etimolo- 
gìa . 290. 

Carnovale rimafùglio del 
Gentilefmo . 291. 

Carnovale quando comin- 
ci , e quando duri appres- 
so noi. 291. 

Carrette anticamente ufiite 
da' Combattenti .• 303. 

Carro tirato dalie Aquile . 204. 

Carro tirato da' Lupi . 302. 

Carro tirato da' Bovi . 306. 

Carro tirato dalle Civette . 308. 

Carro tirato da' Cani . 311. 

Carro tirato da' Pavoni . 313. 

Carro tirato dalle Baie- j 

ne. 313. 327. j 



Carro tirato da' Leoni. 314, 

Carro tirato da Pantere e 
Tigri. 31^ 

Carro del Soie come dì ' 
pinto da Ovvidio . 301» 

Carro in forma .di Trian- 
golo . 308. 

Carro da tre ruote . 309. 

Carro adorno di Viti , ed 
Uve. 315. 

Caftigo di Dio come figu- 
rato dal P. Ricci . 331. 

Caftità come definita da 
S. Tommafò . 333. 

Caftità come figurata dal 



P. Ricci. 



?34- 



Caftità Matrimoniale co- 
me rapprefèntata dal P. 
Ricci. 331. 

Catone , fùo atto magna- 
mmo . 173. 

Cavalli di Plutone tre , co- 
me chiamati, e loro Si- 
gnificato . . 309*. 

Cecità della mente che co- 
fa fia . 337. 

Cecità de' Peccatori come 
figurata dal P. Ricci . 338^ 

Celerità che cofa fia . 340. 

Cerere rapprefènta. abbon- 
danza marittima. 3. 

Cerere come figurata . 3^\ 

Cervo fi lafcia allcttare dal 
fùono del Flauto . 38. 

Chiarezza cofa per efla 
s' intenda. 341, 

Chiefa Santa cofa fia. 342. 

Chiefi 



Chiefa Cartolica parago- 
nata ad una Nave . 342- 

Chiefa Cattolica ha due 
vite. 343. 

Chiefa Cattolica non di 
minuifce per le perfècu- 
zioni . 343. 

Chiefè fuor della Chiefa 
Cattolica per chi fiano 
fimboleggiate . 344. 

Chimica che colà fia. 345. 

Chimica, fùa Etimologìa 
varia . 345. 

Chimica intefa lòtto varj 
nomi . 346. 

Chimica , fìio oggetto prin- 
cipale . 346. 

Chimica , lue operazioni . 34.6. 

Chimica , fùoi primi In-' 
ventori. 347. 

Chiromanzia arte vana e 
ridicola. 349. 

Chirone perchè Centauro .354. 

Chirurgia in che confitta. 351. 

Chirurgia più antica della . 
Medicina. 3?z. 

Chirurgia fùoi Inventori. 354. 

Cicerone fòlleva Roma dal- 
la Careftìa. 4. 

Cicogna lignificato della 
Pietà , e dell' Aiuto . 68. 

Cicogne tirano il Carro di 
Mercurio , perchè . 29 5. 

Cigni perchè tirano il Car- 
ro di Venere. *P9« 

Cielo perchè abbia azione 

. - nelle colè inferiori. . 1 74. 



3 6 9 

Cielo come figurato. 359. 

Cielo diftinto in fette par- 
ti. 319' 

Cinelo Simbolo della Po- 
vertà . 1 o<5. 

Cinici perchè cosi detti . 20. 

Cippo colle Corna. 117. 

Claudio adottò Nerone ad 
iftanza di Agrippina . 33, 

Codro fi fa uccidere per 
la Patria. 117. 

Colombe perchè tirano il 
Carro di Venere . 298. 

Colombi perchè Geroglifi- 
co delle carezze ama- 
torie. 28?. 

Combattenti anticamente 
ufàvano le Carrette. 303. 

Componimenti devono fòt- 
toporfi al giudizio al 
trui. 16. 

Concordia iimboleggiata 
dalle mani congiunte . 37. 

Conofcer le fteflb niuna 
cofa più difficile . ior. 

Confòrti debbono immura- 
re F Alcione . 23 1. 

Corno della dovizia , di- 
verfe opinioni intorno 
ad Effo . 2. 

Cornucopia perchè fègno 
dell' Abbondanza . 2. 

Corona di Gramigna per- 
chè fi dava al Cittadi- 
no , che avelie libera 
ta la Città dall' alfe- - 
dio . 1 14. 

A a a Coro- 



570 

Corona di Quercia perchè 
iì dava a chi aveffe fai- 
vata la vita ad un Cit- 
tadino . 1 1 f » 

Corone perchè inventatte . i zó. 

Corone date da' Romani , 
dichiarate. 108. 

Corone ufate da' Romani . 108. 

Coftume degli Antichi nell' 
allegrezza . 76. 

Coftume degli Antichi nel 
paflar vicino alla Statua 
di Mercurio . xg6. 

Crivello perchè dato a 
Bacco. 521. 

Crudeltà de' Ricchi in mi- 
rare le miferie de' Po- 
veri . io. 

Crudeltà di Erofilo, ed 
Erafiftrato . 129. 



D 



DAniele, fùa attinen- 
za. 172. 
Dedalo ingegnofif 
simo fabbrica il 
Laberinto . 29. 
Delfino fuo affetto verfò 

1' Uomo. 135. 

Demonio inventore delle 

Mafchere . 292. 

Defcrizione del Tempio di 

Gerufalem. i?o. 

Defcrizione della Cafadel 
Sole. 152. 



Detto di Adriano fpettante 
la debolezza del corpo 
di Comodo Vero. 33* 

Didone fabbrica Cartagi- 
ne. 25. 

Diluvio Universale . 7. 

Diocleziano nemico dell' 
Alchimia . 71. 

Donna vana notata dal 
Chiarini . 54* 

Donna fènza 1* ajuto del 
Marito è come la Vite 
fenza 1* ajuto del fofte- 
gno . 68. 

Donne che debbono avver- 
tire nel Ballo. 197. 

Donne di vote , e pietofe . 2 1 4. 

Dotti affettati. 52. 



E 



EBrei vogliono un Re . 1 83. 
Ecate perchè chia- 
mata Canicida , o 
Canivora . 257. 

Eco eloquentiffima punita 

da Giunone , e perchè . 42. 
E cuba trasformata in Ca- 
gna . 1 84. 
Edera confècrata a Bacco . 1 6. 
Edera a chi convenga . 1 7. 
Edera, fùa proprietà . 285. 
Elefanti non hanno fiele . 23 9. 
Elefanti animali benigni . 239. 
Elmo volto fòfsopra che 
fignifichi . 345. 

Elmo 



Elmo Geroglifico de' prin- 
cipj occulti . 348. 

Equinozio, fignificato. per 
il Cinocefalo. zi. 

Ercole il primo a tinger 
la lana di Porpora . - 66. 

Èrebo fùoi Figli . 272. 

Eroftrato brucia il Tem- 
pio di Diana .perchè , 109. 

Efculapj varj . . $$3. 

Efercizj atti a regolare il 
corpo non fi devono tra- 
icurare. 196. 

Età dell' Uomo diftinta .. 29. 

Euridice fimboleggia l' Ap- 
petito-. ' 140. 

Ezio rinunzia alle digni- 
tà , e fi fa Agricoltore . 60. 



Fuoco di due forti . 



57ir 
3"- 



F 



FAbio Romano , ilio 
coraggio. yfó 

Fame Saguntina . 284. 
Filippo Macedone, 
{ùa bontà . 47. 

Filomela in Ufignuolo . 125. 
Filofofia , fuo abufo . 13. 

Fiume che sbocca in gran 

fiamma . 2,831» 

Fortuna di un Buffone . z6j. 
Fortunato difficilmente può 
diftinguere chi 1* ami , 
o i' aduli . 92. 

Fuoco iftrumento princi- 
pale delle colè artifi- 
ciofè . 169. 



G 



GAlli perchè dedica-*- 
ti a Mercurio . 297* 
Gallinaccia bene- 
vola all' Uomo 227. 

Ganimede rapito da Giove . $u 

Genitori che rédono fchia- 
vo 1' arbitro de' Figli. 12. 

Giano accoglie Saturno . 47. 

Giglio ha tre qualità , co- 
me le belle Donne. zi 9. 

Gioab uccide AfTalonne. 3-31. 

Gioglio Simbolo de' catti- 
vi coftumi * 2*5 r. 

Giocondo Latini belliifi- 
mo . 4^. 

Giovane pter il calor del 
Sangue intento a cofe 
fendibili . 66* 

Giovani > proprietà loro è 
1' effer ambiziofì . 79. 

Giovani cofà debbano av- 
vertile nelle Fefte dì 
Ballo . 196. 

Giove come rapprefèntato 304. 

Gioventù nemica dell* ap- 
plicazione . . 9. 

Giuda Maccabeo , fùo co- 
raggio. if6. 

Giuda ufà con la Nuora 
non conofcendola . 177, 

Giudizio di Salomone . 25. 

Giudizio di Paride . 299. 

A a a 2 Giudi- 



37* 



Giudizio di Salomone tra 

due Donne. 
Giuliano Imperadore fua 

Apoftasia , e morte . 
Giunone Prefidente de' Re- 



gni . 



Giurifprudenza {ùoabufò. 

Giufeppe accufà i Fratelli 
al Padre . 

Giuftizia che cola fia . 

Giulto Lipfio confutato . 

Gloria , itrade di giungere 
a Lei fono due . 

Gola > lue Figlie cinque . 

Golia Gigante uccifo da 
David. 

Gratitudine di Tobia verfo 
il fuo Condottiero. 

Graziani Conti lodati. 

Grazie ignude . 

Grazie perchè Damigelle 
di Venere . 

Grifone ingannato da Mar- 
tano riceve onta dal Po- 
polo , fi vendica . 

Guerra fuo abufo . 

Guerrieri anticamente ufa- 
vano le Carrette. 



zi. 

140. 
18. 

■ - 
. 

50. 
208. 

102. 

142. 
43- 

tifi. 

224. 

24?. 

88. 

*99- 



14?. 
12. 

505. 



1 



I 



Bidè inche convenga 
colla Cicogna. 296. 

Iezabel gettata da una 
neftra , e divorata da' 

Cani . 5#. 



Inganno oafcofto lòtto il 
nome di amicizia . 01, 

Inganno di Dida a Deme- 
trio . 1 78. 

Ingegno e fagacità de* Le- 
oni . 24. 

Ingegno e fagacità della 
Pernice . 24. 

Infegna della Cala Stroz- 
zi . 2_}7. 

Intelletto ha due ftrade per 
conleguìre il lùo fine . 166. 

Inventori della Chirurgia . 354. 

ippopotamo variamente de- 
fcritto. $$6. 

Ippopotamo perchè appro- 
priato alla Chirurgia . 357. 

lllìone punito da Giove > 
e perchè . 33 1. 

Iflxioni , Citaredi , e Poe- 
ti fi coronavano di Quer- 
cia . ig' 

Iftromenti del Chimico . 347. 



L 



29. 



LAberinto da chi edi- 
ficato . 
Lamia Meretrice 
amata da Deme- 
trio , e onori da Elfo 
ricevuti . 280% 

Lafcivi fpogliati di ogni 

bene. 121. 

Lauro dedicato ad Apollo 
per più ragioni . 16. 

Lauro 



Lauro a chi convenga . 1 7« 

Lauro , che prognostici fi 
prendevano da Elfo nel 
bruciar le lue foglie. 350. 

Leggerezza di animo per 
la Sfinge . 28. 

Leggi Sabee . 178. 

Leoni , loro proprietà . 314. 

Leucotoe amata dal Sole , 
fòtterrata viva , e tra- 
sformata nell 1 Albero 
dell* Ineenfò . 178. 

Libri di Numa Pompilio . 1 8. 

Ligurgo perchè ordinò che 
non fi (colpi (Te nome di 
morto alcuno nel Sepol- 
cro , fé non le di quel- 
li , che erano morti ono- 
ratamente in battaglia . 1 1 5. 

Lineo vuole uccidere 1' o- 
fpite Trittolemo per im- 
padronirfi del Pirodoro . 4. 

Lineo trasformato in Lupo 
cerviero. 5. 

Linee della mano quattro 
principali . 350. 

Lifimaco condannato alle 
Fiere, e perchè. 154. 

Lifimaco uccide il Leo- 
ne . 1^4. 

Lituo che cofa fia. 18?. 

Lucrezia Romana fi ucci- 
de per effere fiata vio- 
lentata da Aronte Figlio 
di Tarquinio. 14. 

Luna perchè fi dica beni- 
gna . 238. 



373 

Luna fimbolo della Paz- 
zìa . 292. 

Luna , fùo cammino più 
veloce desìi altri Pia- 
neti . 294, 

Luna (òpra il Parto delle 
Donne . 29J. 

Luna perchè cosi detta. 295. 

Lupo confecrato a Marte , 
e perchè. itfi. 303. 

Lupo fùa avidità . 179. 

Lutero fi abufa del talento 
datogli da Dio . 14* 



M 



MAdri ridotte a man- 
giare i proprj Fi- 
gli . 284. 
Magnanimità , 
quattro fono i fùoi af 
fetti . 236. 

Mali altrui debbono com- 
patìrfi . 211. 

Mangiar colè troppo deli- 
cate fa fpeffo cadere in 
errore. 172. 

Mano deftra legno di be- 
ne , come la finiftra di 
male, e perchè. 198. 

Manfùetudine , fùo premio 205. 

Manfùetudine come figura- 
ta dal P. Ricci » 106. 

Marcantonio come puni- 
fee gli Ateniefi adula- 
tori . 42. 

Marcan- 



374 

Marcantonio riceve nel fùo 
Carro Trionfale un Buf- 
fone . 2,57. 

Marco Craflò ricchifiimo 
e avariffimo fi fa ucci- 
dere da un fùo Servo . 183. 

Marco Piando fi uccide 
per dolore della morte 
della Moglie , e fi get- 
ta nel Rogo , dove il 
Cadavere di quella arde- 
va . 233. 

JMardoccheo innalzato a 
grandi dignità per mez- 
zo di Eller . 233. 

Marfia Satiro fcorticato 
vivo, e trasformato in 
un Fiume. 14. 

Martano , fua afluzia vi- 
gliacca . 145. 

Marte come rapprelentato. 302, 

Martin Lutero iì abufa del 
del talento datogli da Dio 14. 

Mafchere inconvenienti 
che da Loro derivano. 292. 

Mafchere , Ilio inventore . 292. 

Matrimoniale Amore di 
Alcelle . 235. 

Medea Ipolà Giafòne, e 
fa uccidere dalle pro- 
prie Figlie Pelia Zio di 
Lui . 258. 

Medici loro obbligo di ap- 
prendere la Botanica . 255. 

Medicina lite lodi . 130. 

Mediocrità ottima in tutte 
le cofe . 147. 



550. 



Meleagro morto per lo 
sdegno della Madre . 277. 

Menecrate Medico , fiia ar- 
roganza, graziolàmente 
riprefa da Agesilao . 1 64. 

Menelao contro Troja . 187. 

Menzogna di Caino . 270. 

Menzogna come giovò ad 
Eumene Cardiano . 270. 

Menzogna di Batto pu- 
nita . 271. 

Mercurio inventore delle 
Lettere. 20. 

Mercurio Dio degli In- 
ganni . 

Mercurio come rapprelèn 
tato. "| 2.96 % 

Metello fi getta in mezzo 
alle fiamme per fai vare 
il Palladio . 99, 

Michol riconviene Da- 
vid , e perchè ne vien 
punita . 198. 

Minerva come rappreièn- 
tata. 308. 

Minerva punilce V arro- 
ganza di Aracne conver- 
tendola in Ragno . 1^4. 

Mirto pertinente al Poeta 
Melico amoro lo . 16. 

Mirto Pianta di Venere- 16. 17, 

Mirto perchè confècrato a 
Venere . 197, 

Mifèricordia come figura- 
dal P. Ricci. a 11. 

Mitridate amantrfiìmo del- 
la Caccia. 277. 

. Moglie 



Moglie di Putifar impudica 
calluniatrice di Giufeppe 

Mogli di Mitridate fi uc- 
cidono per aver udita la 
morte del Marito . 

Momo Dio della Ripren- 
sione come dipinto da- 

• gli antichi . 

Mondo , lùoi pericoli . 

Monti Olimpo , Offa , e 
Pèlio polli uno fbpra 
1 altro . 

Moro Cello y fùa pro- 
prietà . 

Morte di Diagora per alle- 



grezza 



Morte di Penteo uccifo 
dalla Madre e Zie . 

Morte di Affalonne . 

Morte di Aleffandro Ma- 
gno . 

Morte di Fetonte . 

Morte di Gionata . 

Morte di Amnone . 

Morte di Giuliano Apo- 
ftata . 

Morte di Vitellio Impe- 
radore . 

Morte di Pelia . 

Mosè primo Chimico . 

Mosè comandato da Dio 
che non alluma al Sa- 
cerdozio Uomo defor- 



334> 



49- 



242. 
6%. 



18?. 
24. 

77> 

78. 
85. 

**. 

85, 

94. 
1-24. 

140. 

145. 
2?8. 
347- 



me. 
Mufica 7 lue note . 



z6z. 
158. 



N 



375 



NAjadi raccolgono 
il Corno rotto ad 
Acheloo da Erco- 
le, e lo empiono 
no di fiori , e frutta * 2. 

Narcifò che fi fpecchiain 
un fonte Simbolo dell' 
amor di le fieno. 101. 

Narrilo & innamora di le 
ftefso , ed è trasforma- 
to in fiore del lùo nome. 239. 

Nerone fa uccider la Madre 
Agrippina. 339, 

Nettuno per T acqua come 
figurato, bel/i 31?. 

Nibbio fi aftiene dalle co- 
fe a Giove facrificate . 25. 

Nimicizia fieriflìma tra Fra- 
telli . 8. 

Nobili debitori . 11. 

Nobili affettati . 52. 

Nobiltà lùo abulb . 11. 

Nocumenti proceduti dal- 
la bellezza di Cleopa- 
tra. 221. 

Notte come dipinta da di- 
verto" Poeti , ed in par- 
ticolare dal Boccac- 
cio . 31$. 

Notte , fuo Marito , e Fi- 
gli . 272, 

Numeri di quattro fòrti.. 1^9. 



Oceano 



37<* 



o 



^^""V Ceano come figu- 




■ 1 rato . 


3*7* 


X^^^ Oceano detto Pa^- 




dre degli Dei, e 




perchè . 


3*7- 


Odio trai Cavolo , e le 




Viti. 


7$. 


Oliva dedicata a Minerva . 


19. 


Olmo fornito di Viti . 


75. 


Oreftilla a che legno ama- 




ta dal fùo Conlorte . 


133. 


Oro dedicato a Giove. 


75- 


Oro Simbolo della Poten- 




za . 


J20. 


Orologio Simbolo del 




Tempo . 


106. 


Oftentatori del proprio la- 




pere. 


?2. 


Otre di Sileno perchè di 




pelle di Becco . 


524. 


Ozio cagione dell' Adul- 




terio . 


43- 


Ozio ha per Sorella la 




Gola. 


43- 



p 



p 



Ace deve eflere acqui- 
fiata per propria 
Virtù. 212. 

Pallade uccide la 
Gorgone che devaftava 



la Frigia 



280. ] 



Pallidezza r efretto del ti- 
more. 182. 

Paludamento che cola 
fia . 194, 

Papavero perchè dato a 
Cerere. ! 327. 

Pardo alletta le Fiere coli* 
odore . 93, 

Pafiìoni non dominate a 
tempo fi rendono indo- 
mabili . 292. 

Pavone sdegna la Compa- 
gnia di altri Augelli . 80. 

Pazienza maravigliola di 
Diogene Cinico. 279. 

Pedante traditore punito . 7. 

Pelia uccifb dalle proprie 
Figlie. 258. 

Pellicano simboleggia la 
pazzia . 72. 

Pellicano , liia proprietà . 72. 

Pelope cotto dal Padre , 
vien pollo alla Menlà 
agli Dei ; Cerere gli 
mangia una fpalla , è 
fatto rivivere . 1 73. 

Penelope > fila afluzia per 
confervarfi calla ad 

, Ulifle. 336. 

Pericolo di quello Mondo . 6z. 

Perillo beneficato daAie£ 
sandro . 224. 

Perillo condannato a mo- 
rire nello flefiò Toro , 
eh' Egli aveva fabbri- 
cato . B3 1 - 

Peripatetici perchè cosi detti 20* 

Peri- 




Peripatetici perchè cosi 
detti . 20. 

Perfècuzione di Pelia a 
Gialòne. ioq. 

Perfèo libera Andromeda 
dal Moftro marino . 57. 

Perugia lodata lue Biblio- 
teche . 244. 

Peice Simbolo di amore 
impuro . 88. 

Peftilenza nell* Ifòla di 
Egina. 284. 

Petrarca fu coronato in 
Roma di tre fiorone . 1 8. 

Piaghe di Egitto . 279. 

Pianto , filo premio . 207. 

Pico perchè làcro a Marte . 502. 

Pietà di Enea . 99. 

Pietro Appoftolo , filo co- 
raggio . 1??. 

Pinguedine che lignifichi . 2^5. 

Pino raccoglie fòtto di le 
le minori Piante , e co- 
me . 238. 

Piombo dedicato a Satnr- 
no, 75. 

Piritoo difcende all' In- 
ferno. 95. 

Pittura 9 e Scultura arti no- 
bilifiime . 1 68. 

Pittura , e Scultura nate da 
un ifteflò Padre . 168. 

Pizia e Damone modello 
dell' amicizia . 94. 

Platonici dove fi radunavano .24. 

Poetica da che ha avuta 
Origine. 21. 



Polifemo privato dell'uni- 
ca luce da Uliffe. 

Polinneftore per avarizia 
uccide il piccolo Poli- 
doro» e ne viene puni- 
to dalla Madre di que- 
llo. 

Pomi granati dedicati a 
Giunone . 

Pomice pietra che indichi . 

Popolo fiia incófideratezza 

Popolo facile a mutarli. 

Porpora Simbolo di Cari- 
tà . 

Poveri non devono abu- 
farfi della loro Povertà . 

Poveri oziofì . 

Poveri più pazzi de' Ric- 
chi in tempo di Carno- 
vale. 

Povertà nella quale fi ridu£ 
se Di onifio Tirannodi 
Siracufà . 

Povertà di Spirito perchè 
in figura di Fanciulla . 

Povertà di Spirito come fi- 
gurata dal P. Ricci . 

Premio dato da Giove a 
Filemone , e Bauci per 
la loro bontà . 

Prefùnzione di Callìope 
ed Andromeda punita . 

Pretella premio de' Giova- 
netti Virtuofi . 

Priamo confègna il Figlio 
con molte ricchezze a 

Polinneftore . 



377 



i?7« 



1S4. 

18. 
283. 
144» 
144. 

<?<?, 

11. 
11. 



B b b 



201. 

27. 

203. 
204. 

100. 

67- 

184. 

Prodez- 



37* 

Prodezze 1 di Efcole. z86. 

Progne in Rondine. n6. 

Proferpirià trasforma Arca- 
la fo iti Gufo, e per- 
chè. 189. 

Pudicizia di Damocle . J34. 

Pudicizia di Coronide. 535. 



R 



RAccapricciare , o 
accapricciare for- 
mato da Dante . 129 
Ragano benevolo 
all' Uomo . 227, 

Rebecca configlia Giacob- 
be a fingere la perfona 
di E firn, per ottenere 
la benedizione dal Pa- 
dre . 2 77 

Re Magi fi portano in 
Betlem . 63. 

Ricchezze poflono rende- 
re r Uomo felice . io. 

Ricchezze impaccio nojo- 
fò . 182. 

Ricchi non fono affoluti 
Padroni delle loro ric- 
chezze . io. 

Ricchi affettati. 53. 

Roba difficile ad àcqui- 
ftarfi, facile a perderne 66. 

Rodogona uccide la Nu- 
trice , per averla confi- 
gliata a rimaritarli. 336. 

Roma lodata . 112. 



Romani antichi fùperfli- 
ziofi . 189. 

Romolo trafportato in Cie- 
lo. 187. 

Rofa e Pefce Simboli di 
Amore condannabile . US. 

Rofe e Mirto perchè con- 
fècrate a Venere . 299. 

Rut , fiia povertà , Ipofata 
a Booz Uomo ricco. 241. 

Ruta fiia proprietà. 33%. 



s 



SAguntini per la fame , 
e per non cadere 
in potere de* ne- 
mici fi uccidono 
tutti. 284. 

Sai; Sacerdoti di Marte , 
perchè cosi detti, e lo- * 
ro Titi . 198. 

Salomone difputò delle 
Piante . 2^7. 

Samuele rinunzia a' Figli 
la Giudicatura, e loro 
abufò. 183. 

S anione fortifiìmo , fùa ce- 
cità di mente, efùofine 
infelice. 338. 

Sara premiata per la fùa 
Caftità collo Spofalizio 
di Tobia. • 336. 

Saturno come rapprefen- 
tato . 306. 

Saturno perchè mefto . 306. 

Saturno 



Saturno infegna agli Uo- 
mini f Agricoltura . 60. 

Saul fi uccide . 49. 

Scienze loro abufò. }3- 

Scimmia per la ridicolez- 
za dell' Affettazione . $tf, 

Scipione Af&icano Giova- 
netto libera con fommo 
caraggio il Padre da' col- 
pi de'nemici>ed è premu- 
to colla Corona Civica . 31. 

Scure Simbolo del Cafti- 
go . 161. 

Sennacherib punito dal Si- 
gnore , ed uccìfò da' fùoi 
Figli . 164. 

Serapione Abate fi vende 
più volte per converti- 
re le Genti a Dio . 100, 

Sileno direttore , Maeflro , 
e Condottiero di Bac- 

co - 3*3- 

Sileno perchè fòpra Ì' Afi- 
llo . 324, 

Socrate prende lezione del 
ballo , «ffendo Vecchio . 1 96, 

Sogni di Giufèppe . 50. 

Sogno di Faraone,. 3. 

Sogno di Giacobbe. $3. 

Sole ^ritorna indietro per 
prrore del delitto di 
Atreo . 8. 

Sole come rapprefèntato . 500. 

Sole s' invaghifce di Leu- 
cotoe . 178, 

Solone riprende 1' Affetta- 
zione di Crefò . ? 7. 



Sorelle di Fetonte conver- 
tite in Pioppi. 

StagiofH come fi hanno a 

t Spingere . 

Statue degli Dei , e dg' Re 
perchè nude. 

Stelle in certp modo han- 
no dominio fòpra i Cor- 
pi fùblunari. 

Stoici perchè cosi detti , e 
come prima chiamati . 

Storia cominciò ne' tempi 
di Saturno . 

Suffeno Poeta biafimato . 

Superbia , e Prepotenza ve- 
leno de' Nobili . 

Superbia per la Sfinge . 

Superbia di Sennacherib 
punjfa . 

Superiori che tiranneggia- 
no i Sudditi . 

Sufanna , fùa caftità , ten*- 
tata da' Veicchj , da qije- 
ili calunniata , e. iìia in- 
nocenza fcoperta. 



379 
49. 

!37. 

JP4« 

?74« 
2.0. 

5P7» 
104. 

11» 

28. 

1^4. 

12. 

x8i. 



T 



! 



TAlpa , non è ve^o 
che fia cieca. 351. 
Talpa , fùo cuore 
creduto buono ,per 
far indovinare . M r * 

Tamar fluprata dal Fratel- 
lo Amnone. 124. 
Tamaivfiproiftituifce al Suo- • 

B b b 2 cero, 



cero , fua aftuzia per li- 
berarfi dalla morte. 177. 

Tantalo figura dell' Ava- 
rizia . 181. 

Tantalo per far prova del- 
la Potenza degli Dei uc- 
cide il proprio Figlio Pe- 
lope , lo cuoce , e lo 
pone a Menfa per vi- 
vanda , e ne viene pu- 
nito. 173. 

Tarquinio fi abufà dell' 
amore , e ftima de' Ro- 
mani, e viene {caccia- 
to dal Trono > e da 
Roma . 14. 

Temerità di Fetonte . 49. 

Temerità di Core , Datan , 
ed Abiron come pu- 
nita . 185. 

Temerità d' Ifiìone come 
punita. 551. 

Tempio di Gerufalemme , 
fila defcrizione. 150. 

Tempio di Gerufalemme 
riedificato . 248. 

Tempio di Efefò > fua de- 
fcrizione , è incendiato 
da Erafiftrato . 152. 

Tempio del Sole, fua De- 
fcrizione . 152. 

Tempo . 8. 

Tempo quanto debba ap- 
prezzarli . 9. 

Tenebre di Egitto. 271. 

Tereo violenta la Cogna- 
ta , e le cava la lingua , 



e fi converte in un Spar- 
viero . 

Ternario numero fignifica 
perfezione . 

Terra come figurata. 

Tefeo liberato dal Labe- 
rinto per accortezza di 
Arianna . 

Tefèo difcende all' Infer- 
no per liberare 1* amico 
Piritoo . 

Tefèo uccide il Minotauro 

Tefta di Afino venduta ot- 
tanta pezzi di argento 
battuto . 

Tito, fùo detto memora- 
bile . 

Tito fìia bontà . 

Tobia grato al fùo Con- 
dottiero . 

Tobia col fiele del Pefce 
fàna il Padre dalla ce- 
cità . 

Tolomeo Figlio di Pirro , 
fua audacia. 

Tolomeo Filadelfia raduna 
gran numero di Libri . 

Tradimento ài Aflalonne 
contro Amnone . 

Tre , numero , perchè fi 
ufàva ne' Sacrificj . 

Trittolemo alunno di Ce- 
rere col Pirodoro che 
verfà tempre grano . 

Tubalcain primo Fabbro. 



125. 

257. 
314. 

25. 



95. 
155. 



284. 

240. 

252. 

224. 



317- 
18?. 
249. 
124. 
237. 



4. 
28. 



Valore 



v 



S&i 



VAlore di Eleazaro . 
Vanità {piegata per 
per io Specchio . 
Vantaggio che na- 

fce dall' applaufo de* 
" Saggi . 
Ubbriacchezza fignoreggia 

ne' Plebei. 
Uccelli da rapina vanno 

lòtto nome generico di 

Aquile . 
Vecchj , loro- proprietà di 

fèmpre biafimare. 
Vello d'oro acquiftato da 

Giafone . 
Venere coronata di Mirto . 
Venere invaghita di Adone 

abbandona il Cielo . 
Venere come rapprefènta- 

ta . 
Verde che cofà ìndichi . 
Vefficaria pianta , fiioi va- 

t] nomi. 
Vefta Dea ', fùo miracolo 

in favore di Claudia 

Vertale . 
Wincislao , fiio perduto 

amore per un' Ebreaj 

Fanciulla , cagione di 

lua mina > e del Re- 
gno . 
Vino rende gli Uomini 

feroci . 
Vino induce mollizie . 





Vino produce allegrezza. 322. 




Vino, fùoLdiverfi effetti. 323. 




Vino fa invecchiare . 32$. 


117. 


Virtù Morali , Cardi- 




nali . 97 i 


54- 


Vite, Simbolo della Chie- 




fa Cattolica. 139. 




Vite, Alberi a Lei nemi- 


142. 


ci. 229. 




Vitellio ftrafcinato per Ro- 


322. 


ma. 145* 




Ulifle prefo da Polifemo, 




lùa aftuzia per liberar- 


33- 


fene. - 157. 




Voluttuofità per la Sfin- 


242. 


ge. 28. 




Uomo fin da Fanciullo de- 


no. 


dito ad immitare . 21, 


76. 


Uria efpofto alla morte 




da Davide» 221. 


221. 


Vulcano gettato con Un_j 




calcio dal Cielo nell' 


298. 


Ifòla di Lenno . 252. 


2. 


Vulcano per il fuoco. 311. 




Vulcano come rapprefen- 


104. 


tato. 311. 



281. 



124. 



321. 
321. 



z 



ZAmbri fi ribella al 
filo Signore, o 
l'uccide. 
Zambri fi getta vo- 
lontariamente nel fuoco 
Zingani , loro peffimo me- 
ftiero . 



-216. 



27. 



!?Q. 



INDI- 



38z 



INDICE 

X)F GESTI, MOTI, E POSITURE^ 
DEL CORPO UMANO . 



-< •« 



A 



ABbracciamenti . 
Abbracciare, ©ac- 
carezzare un_> 
Agnello . 
Abbracciare altrui, 222. 
Accomodare un guancia- 
le fotto la Tefta . 
Allattare . 
Appoggiare la guancia alla 

finiftra mano . 22. 

Appoggiarci ad una Colon- 
na . 352. 
Aprire la bocca . 242. 
Atto sdegno (b . 280. 
Atteggiamento ardito. 302. 



35. 



205. 
288. 

213. 
287. 



B 



B Attere palma a pai- - 

ma. 143. 
Batterà" con sferza, 3 311. 

Bere . 217. 

Bocca ferrata colla mano 

deftra . 171. 

.Bocca aperta . 242. 



Bocca piccola ufcita in 

fuori . 
Bocca con fiamma arden- 


2*9. 


te . 
Braccia aperte. 3. $9. 
Braccia in atto di mara- 


259. 
23 6. 


viglia , e riparo . 
Braccia verdi . 
Braccia nude . 
Braccio deftro ftefo . 


136. 

352. 
66. 


Braccio finiftro. 
Braccio finiftro alto . 


300. 
1. 

79- 



Alcamio . 



140. 



Caulinare 7.6. 13-2. 333. 

Camminare cpn_> 
paffo ineguale. 138. 
Canna alla bocca . 6(? t 

Capelli iparfi. 87. 

Capelli rabuffati . 127. 259. 
Capelli pieni di ghiaccio > 

e neve . 136. 

Capelli ornati . 23<5>. 

Capelli di oro . 29^. 

Capo chino. 22. 337. 

Capo 



Capo cinto con panno 
nero . 

Capo (coperto .. 

Capo portarvi una Stella 
in cima . 

Capo circondato da' raggi*. 

Capo di morto tenuto lot- 
to i piedi. 

Capo circondato da neb- 
bia. 

Capo avvolto in. un pan- 
no (porco. 

Capo Coperto con un 
Velo. 

Chinarli . 136. 

Chioma inanellata. 

Chioma incolta. 

Chioma fparfa di raggi . 

Chiuderli la bocca colla 
mano delira. 

Cieco che porta lbpra le 
(palle uno che non può 
ilare in piedi . 

Cieco che guida un altro 
Cieco . 

Coprirli il volto con Ma- 
schera . 

Corone di più forti melle 
m tefta . 

Cofcie e gambe coperte 
di Uva . 



22. 

183/ 

i8tf. 
193» 

193. 

306. 

312. 

242. 
119. 
134. 
301. 

171. 

89. 
338. 

2<S>. 
84. 



vfS"\ 



D 



3*3 



n 

JL- ^£ftra al collo di un 

Giovane. 31. 

Dito alle labbra . 4 fr 

Dito tenuto -al cuore. i5i* 



E 



E 



Sser gobbo . 259; 263. 
■< Eflère in atto sde- 
gnolb . 280. 



F 



F Accia rivolta ad al- 
tra Faccia . 94. 
Faccia riverente si- , 
volta verfo il Ciek 
lo . 98. 204. 
Faccia curva . 20 3. 
Faccia allegra e robulla. 204. 
Faccia velata,. 217. 2^9. 131. 
Faccia a(pra e (piacevole . 259. 
Faccia rilplendente . 312. 
Faccia rugofa e affumicata . 69. 
Faccia imbellettata . 90. 
Faccia rubiconda . 119. 
Faccia allegra e rubicon- 
da . 143. 

Fàccia 



384 

Faccia fiera. 1^4. 

Faccia curva \ ma cogli 
occhi verfo il Cielo . 114. 

Faccia eftehuata e maci- 
lente. 114. 

Faccia ridente . **zii 

Faccia ofcura ed abbron- 
zata. 273. 

Faccia Mafcherata . 290. 

Faccia feroce e terribi- 
le. 502. 530. 

Faccia mefta. jo5. 

Faccia bella ed onefta . 532. 

Faccia pallida e afciutta . 345. 

Faccia vaga , virile , e fe- 
roce . 352. 

Fronte camola , lifcia , e 
grande . 1 74. 

Fronte torbida. 184. 



G 



GAmbe coperte di 
Uva . 135. 

Gettare a terra.» 
una Colonna. 184. 
Giacer per terra . 21. 

Gobba. a?9* zó$. 

Guancia appoggiata alla 

finiftra mano . 22* 

Guanciale lòtto latefta. 90. 
Guardare lo ftrazio de* 

Figli. 213. 

Guardatura feroce e terri- 
bile . 302. 330. 
Guardatura fiera. , 1^4. 



Guardatura torbida . 1 84. 

Guardatura riverente . p8. 204. 
Guardatura benigna. 222. 

Guidare. 3^8. 



1 



I 



.Mbellettarfì . pò. 

Inchinarli. 22. 337. 

Incontrarli di Donna con 
altra Donna. 211. 



L 



L 



Evarfì dalla Sedia . 136. 



M 



MAlveftita , fcapi- 
gliata , e fcal- 
za. 180. 

Mammelle ignu- 
de piene di latte. 182. 

Mammelle premute colle 

mani . 234. 

Mani delire congiunte. 69. 
Mani abbrustolite e fudicie . 3 7. 
Mani giunte. 183. 207. 280. 
Mani pronte; agili, e fvelte .352. 

Mano 



Mano delira . 

Mano aperta. \ <5<*. 7Ì* 

Mano che adatta un Guan- 
ciale fòttò la Tefta . 

Mano jfopra il proprio cor- 
po grande. 

Mano finiftra .alle mam- 
melle . 

Mano delira abbracciata. 

Mano poggiata fòpra il 
Capo di un Fanciullo. 

Mano aperta con tre Fi- 
gure . 

Mano fopra uno feudo . 

Mano con un Fulmine . 

Mano con Sole . 

Mafcherarfi . 

Mettere un Guanciale lot- 
to la Tefta . ; 

Metterli in Tefta più forti 
di Corone . 

Milùrare le linee della ma- 
no . 

Moftrare il dito indice al- 
to. 

Moftrare il cuore aperto . 

Moftrare di donare. 



i. 

79> 

pò. 

179. 

182. 
287. 

28?. 

3 00. 

308. 
340. 
341. 

2*53. 

213. 

84. 

349- 
163. 

211. 

222. 



N 



-- 



N, 



Alo corto. 138. 

Nalb fchiacciato . 259. 
Nafò largo nel mezzo , e 

253. 



o 



$8$ 



OGchi bendati. 84V 

Occhi concavi , e 
piccoli. 13S* 

Occhi rifiati in-, 
terra . 20<5". 

Occhi verfo il Cielo . 21 1. 2? o. 
Occhi limi e ftorti . 2^9. 

Occhi grandi e in fuori. 2^3. 
Occhi vivaci , e brillan- 
ti . 3*2, 



P 



groflb . 



PErcuotere la Terra. 242. 
Pelare . 208. 

Pefare Libri , ed 
Armi . 141* 

Petto aperto . 48. 98. 

Petto ignudo . 85. 

Piangere . 207. 

Piangere fòpra un cuore. 209. 

Piede fopra un Orologio . 29. 

Piede fòpra di una Palla . 

Piede in atto di precipita- 
re da una Palla. 

Piede in cima di una Rupe . 

Piede in atto di fàltare . 

Piede fòpra una Tefta di 
Morto . 

Piedi nudi . 84. 

Piedi moffi con leggiadrìa 

Piedi fòpra una Pietra qua- 
dra. 



79' 

79- 
57. 
57- 

87. 
140. 
19?. 



C e e 



204. 
Piedi 



386 

Piedi alla riva di un Fiu- 
me . 

Piedi (opra una Fabbrica . 

Piegarti e proftrarfT in_» 
terra . 

Poggiare in alto Monte. 

Porgere il pane. 

Porre un Guanciale fotto 
la Tefta . 

Portare il Sole in Tefta . 

Portare in Tefta fiamma.» 
ardente. 287. 

Portare in Tefta una Mez- 
zaluna . 

Portare a' piedi la Ca- 
tena. 

Portare nella Poppa deftra 
il Sole , e nella finiftra 
la Luna. 

Portare fopra le (palle Chi 
non può ftare in piedi. 

Premerà* le mammelle. 

Prendere per i capelli , e 
ftrafcinare un Giovane . 

Prefentar doni. 



217. 

285?. 

2.06. 
16*$. 
210. 

215. 
23 6. 

338. 

290. 

338. 

319* 

89. 
254. 

280. 
349- 



s 



61. 
83. 

208. 

**# 

z<>3. 

160. 

21 9. 



R 



R Avvolgerli nel pro- 
prio Abito. 270. 
Reggerfì fopra una 
Canna . 278. 

Ridere finoderatamente . 2 63 . 
Riempiere Vafi . 217. 



SAIire alta Scala. 
Salita ad una Rupe . 
Scacciare . 
Scapigliata . 85. 

Sedere. 22. 191. 

Sedere con Maeftà. 

Sedere fopra un Drago . 

Sedere fòpra un falcio di 
canne rotte . 278. 

Sedere fòpra ricca Se- 
dia . 312. 

Sedere fòpra un Trono di 
Pietra . 

Soffiare fùlla brace. 

Sopraciglio . 

Spalla finiftra ignuda. 

Sparger fiori. 

Spezzare un pane . 

Sputare . 

Squarciarfì l'Abito. 

Stare in Prato verdeggian- 
te , e fiorito . 

Stare fòpra una Pietra . 

Stare genuflefTo. 

Stare in atto dì dimandar 
Limofìna. 278. 

Stare vicino ad un preci- 
pizio . 

Stare fòpra una Canna . 

Statura robufta . 

Statura bafTa e pingue. 

Stella portata in cima -del 
Capo. 131, 

Strafcinare. 280. 

Stra- 



34*. 

341- 

fi 

86. 

190. 
210. 

5- 
138. 

90. 

200. 
206. 



34Z. 
278. 

154. 
290. 



Strafcinare la Catena. 338. 



T 



T Enere colla fìniftra 
una fiamma di 
fuoco . i<?8. 

Tenere il pane . 204. 

Tenere nella palma della 
mano tre Grazie. 222. 

Tenere un cuore ardente. 288. 

Tener fotto i piedi Cu- 
pido . 332. 

Tenere in mano un Ful- 
mine. 340. 

Tenere in mano un Sole . 341. 

Tenere in mano Vaiò di 
Oro con. umor purpu- 
reo . 34^. 

Tenere la Canna alla_> 
bocca . 345. 

Tenere la mano delira al- 
la bocca. 171. 

Tenere una fiamma ar- 
dente in bocca. 169. 

Teda voltata alla parto 
oppofta. 5. 

Tefta afcofa traile Nu- 
vole . 217. 

Tefta coperta con un_» 
Velo . 3 1 2. 

Tefta avvolta in un Pan- 
no fporco . 305. 

Tefta circondata da nebbia 259. 

Tefta di Morto tenuta.» 
fotto i piedi . 193. 



Tefta circondata da* cag- 



&• 



3*7 



193. 



Tefta che ha una. Stella 
in cima. 186. 

Tefta (coperta. - 183. 

Tefta cinta con panno 
nero . 21. 

Tefta china. 2*. 33 7» 



V 



VEntre pingue t e-> 
grande . x6%, 

Verfàr acqua den- 
tro un Bacino . 200. 

Vita agile e lhella. 273. 

Volto rivolto al Cielo . 1 76. 

Volto rugofò e affumi- 
cato . 6g, 

Volto imbellettato . 90. 

Volto rivolto ad altro 
Volto . 94. 

Volto rubicondo. 119. 

Volto riverente verfò il 
Cielo. 98. 204. 214. 

Volto coperto con Velo . 131. 

Volto verfò la terra. 203. 

Volto allegro e rubicon- 
do . 143. 

Volto fiero. 154. 

Volto allegro e robufto. 204. 

Volto velato. 217. 259. 131. 

Volto afpro e (piacevo- 
le. 259. 

Volto rifplendente . 312. 

C e e a Volto 



388 

Volto eftenuato e maci- 
• lente. 214. 

Volto allegro e ridente, 2 22. 
Volto ofcuro , ed abbron- 
zato. 273. 
Volto mafcherato. 290. 
Volto feroce e terribi- 
le. 302. 330. 



Volto pallido e magro. 345. 

Volto vago , virile e fe- 
roce. 352. 

Volto mefto . 30^. 

Ufcire improvvifò da una 
folta Selva. 143. 




ÌNDI- 



I NDICE 

DEGLI ORDIGNI , ED ALTRE COSE 
ARTIFIZXALI -. 



3%9 



A 



ABito artifìciofb. 38. 

Abito da Guer- 
riero. 61. no. 
Abito luccinto . 84. 

Abito lungo . 95. 

Abito lungo e. candido. 138. 

Abito Senatorio . 141. 

Abito ricamato . 170. 28?. 

Abito rotto e {tracciato . 
181. 203. 48. 7?. 204. 2>8?. 

Abito ricco . 191. 

Abito ài varie pezze e 
colori . 263. 

Abito bizzaro e teatrale . 290. 

Abito guernito di galloni 
di penne di Uccelli . 290. 

Abito ài color rollò lue- 
cinto , e leggiero. 359. 

Abito Imperiale. 3% 9* 

Abito di varj colori . 29. 282. 

Abito con varie piante . $9. 

Abito purpureo. 66. 289. 

Abito rozzo e cencio lo . 6-$. 89. 

Abito ricamato di fiori, e 
frondi , roffi , e gialli . 74. 

Abito dipinto con molte 



mani , e piedi . 132. 

Abito di fette colori guer- 
nito di oro , e gioje . 1 Su 

Abito lue cinto . i6<$. 

Abito corto. 214. 

Abito ricamato di oro. 217* 

Abito reale. 245. 

Abito di oro. 250. 

Abito artificiolò e can- 
giante . z68. 

Abito parte bianco , e par- 
te nero . 270. 

Abito di azzuro ftellato 
di oro. 271. 

Abito di color verde lue- 
cinto , e corto . 27 3. 

Abito nero , e ftrac cia- 
to . 27S. 29?. 

Abito bianco > rollò r e 
folco . 29 ?. 

Àbito ricamato di foglie 
di alberi. 514. 

Abito di fcarlatto . 3 2. T* 

Abito viftolo , giovanile , 
e ricco. 24 ?• 

Ali lopra gli omeri. ^7. 84. 
f_ iji. 135. 173. 

Ali piegate artificiolàmente . 90. 

Ali legate . 119. 

Alt 



190 

AH. 174. 222. 

Altare con Idoli, dena- 
ri, e gioje. i8y. 
Altare con fumo. 211. 
Altare con foco accefo. 254. 
Anello . 42. 542. 
Archibufb . 273. 
Archipendolo. 89. 149. 
Arco . iotf. 255. 
Argano. 170. 
Armi. no. 191. 
Armi rotte . 212. 
Arpa. 29. 75. 
Aiìrolabio. 174. 176. 



B 



C 



l5o. 

200. 
148. 
259. 
242. 



- 

BAcile . 
Bacino . 
Badile . 
. Banderuola . 
Baffone . 

Baffone con pelli di ani- 
mali . 273. 
Benda di Rofè , "e Spine . 119. 
Bilancia . 141. 208. 
Borfa aperta. 94. 
Borfà legata* 179. 
Borfa ferrata . 180. 
Borfa verfànte denari . 290. 
Buffola da pigliare la pofì- 
zione del fito. 148. 




CAduceq . 291*. 

Canna da fbffiare . 34?. 
Cappelletto con a- 
lette. 296*. 

Cappello di varj colori . 282. 

Cappello di color celefle. 311. 

CarafKne . 342. 

Carrette . 303. 

Carro tirato da due Leo- 
ni . 97-JH- 

Carro di due ruote. 294. 

Carro tirato da Lupi. 302. 

Carro in forma di trian- 
golo . .508. 

Carro tirato dalle Civet- 
te . 308. 

Carro da tre ruote . 309. 

Carro tirato da Cani. 3n. 

Carro tirato da' Pavoni. 313. 

Carro tirato dalle Bale- 
ne . 313. 327. 

Carro adorno di Viti, ed 
Uve. 315. 

Carro tirato da Pantere e 
Tigri. 315. 

Carta di numeri . 129. 

Cartello . 95. 

Catena di oro. 61. 66. 182. 

222. 

Catena . 97. 181. 338. 

Catena di oro con dia- 
mante . 148. 

Ceftello di fiori . 190. 

Ceffoni di fpighe di grano . 3, 

Chiavi 



Chiavi. i$i. 3°9- 3 l 4- 

Chiodi. i3 2 - 

Chiodo. 13^ 

Circolo dei dodici feghi 
celefti. 58; 

Clamide. 79» *"3^ 

Colonna di marmo . i<54._ 

Colónna di diafpro . J28. 

Cómpafib . 149. 174» 183. 
C 217. 549. 

Coppello di Api . 1 70. 

Còrda . zìi 38. 

Cornucopia . 1. 59. 7?. 98. 

Cornucopia di Alberi in- 
fruttiferi . 69. 

Cornucopia pieno digiojé, 
e denari . 204. 

Corona Civica . 108. 

Corona Obfidionale . 1 08. 

Corona di Gramigna . no. 

Corona di Quercia. no. 

Corona . 132. 

Corona di palma gettata 
in terra . 1*38; 

Corona di Lauro . 141;- 349; 

Corona di oro . i5o. 235. 

Corona di Stelle. 173. 

Corona di Mirto. 19$. 

Corona (òpra una Porta . 200. 

Corona ingemmata. 204. 

Corona di Vite . 228. 

Corona di oro , di ferro , 
e di piombo ec. 243. 

Corona reale . 273. 

Corona di Tórri. 314. 

Corona di Edera. 31?. 

Corone con fette gioje. 162. 



?9i 

20. 



?59- 



Cortile ombrofo. 
Coturni . $ 

Crivello pieno di acqua. 332. 
Crivello di Bacco. 32,1. 

Croce . 132. 213. 

Crogiuolp. 6 9. 345. 




D 



Ado. 88. 

Dardo . 219. 

Denari gettati nel mare , 8.' 

Drappo di varj colori. $0. 



E 



E 



Lmo . i5i . 302. 34$. 



F 



FAce acefa. 119. 243. 

Face fpenta. iotf. 

Falce. $9. 

Falce fienara. 328Ì 

Faretra. 106. 119. 

Ferro da Schiavi. 181. 

Fiaccola accefa. 190. 

Flauto . 38, 

Fornelli . 69. 345. 

Freno . 



39* 

Freno . 
Frezza . 
Fulmini . 



253. 
tfi. 



G 



GHirlancia di fiori .1. 29. 
45. 74, 75. 7 5. 97. 
Ghirlanda di {pi- 
gne di grano. 3. 

Ghirlanda di edera, alio-^ 
ro , e mirto . 15. 

Ghirlanda di Oliva . 6%. 

Ghirlanda di Alloro . 96. 160. 

Ghirlande tre . 9 6. 

Ghirlanda di Gigli , e Li~ 
guftri . 219. 

Ghirlanda di Ruta . 250. 

Ghirlanda di edera. 285. 

Ghirlanda di Cipreflò . 309. 

Ghirlanda di Papavero. 315. 

Giardino ben difpofto . 255. 

Globo celefte . 174. 



1 



I 






I 

Stromenti Muficali , 195 
Iftromenti da Caccia . 273 



... 1 



tJ^'Ztn 



■ I 



t-Si"<bì 






L 



L 



Aberinto . 
Laccio . 
Lambicchi 



Lancia. 122. 

Libri. 1$. 20. 

Libri calpestati , 
Libro di Mufica . 
Libro pieno di Stelle . 
Lieva . 
Lima . . ... 
Lira doppia . 
Lituo . 

Lucerna accefa. 
Lucerna antica. 
Luna di argento . 



29. 
273. 

6g» 

i<5l. 

191. 

8. 

75- 

J74. 
168. 

162. 
189. 
98. 
190. 
235. 



M 



M Anette . 206. 

Mantice . 38. 282. 
Manto ricamato 
di occhi e orechci 23» .. 
Manto di porpora. 6<y. 

Manto ricco . 89. 

Manto nel dritto di un co- 
lore , e nel rovefcio di 
un altro . 
Manuella . 
Martello . 

Mafchera . 50. 

Mazzo di Verghe . 
Menfa con gioje , e vi 
vande da mangiare . 

Mifùra 



) 
90. 

id8. 

311. 

2^3. 

160. 

217. 



Mifùra ài grano. 
Monile di gemme 
Morione. 



5- 

263. 

. \6q. 



N 



i ibi • ". • -' 



N. 



Ave . 

Nido. 
Note di Mufica. 



5- 
89. 

158;- 



o 



O 



Coniali. /• 127. 

Orologio . 29. io5. 

Orto con varj rufcelli . 132. 



p 



PAlla rotonda . 98. 

Palla . 217. 
Palo fitto in terra . 66. 

■.. . . E I6<>- 

Paludamento. 193. 559. 

Pennello . itf<j. 

Piombo . 75. 

Porta, 342. 



•0"«x 




Q 



Q. 



591 



Uadrante . 
Quadrato Geome- 



trico . 



81. 




R 



.Ete. 
Ronchetto « 
Ruota da Cretajo. 



eh-, 9P* 



S 



s 

Acchetto pieno di Mo- 



nete . ufo* 

Sacco rotto. 217. 

Saette . 41. 

Saette di oro , è di piom- 
bo . 75. 
Scala . 61, 
Scarpello. t5?. 
Scettri, e Corona. 85. 
Scettro . i73« ASff- 2 - ^* 

C J?4- 33-319- 
Scettro piccolo. , 309. 

Scudo. 15$. i5i. 

Scudo ài oro . 271. 

Scudo con Tefla dipin- 
ta . 289. 

D d d Scudo 



394 

Scudo di fplendore fan- 


« 


Tibia . 


38. 


guigno , 


302. 


Timone . 


3. 


Scudo diCrlftallo. 308. 


328. 


Tirfo. 75. 90. 


3*1. 


Scure. 160. 


33& 


Torcio accefb . 


280. 


Sedia . 1 fi 


13 *i 


Torre di Avorio . 


334« 


Seggio ricco. 


léò. 


Tridente . 


3 1 3* 


Serto di frelchè rofè. 


"143. 


Trono con molti fcalinì . 


342. 


Sefte. 


349- 




:■■ 


Sfera . 

Sferza. 332. 


*73- 
33A- 


V 




Spada . 8. 208. 


302. 


- 




Specchio . 29. 50. 95. 


145. 


■V 1 TAfi divertì. 


345. 


L 


,'219. 


\/ Vau* di Vetro. 


69. 


Sperone . 


282. 


V Vafo, di O-iftallo 




Squadro . 


149. 


pieno di Vino . 


74. 


Stanza ofcura , ed orrida . 


69. 


Vafo di Creta {pezzato . 


134. 


Stanza con Fornelli . 


345. 


Vafò di acqua con ferri. 


Itfl, 


Staterà . 


1.69. 


Velo bianco , e lottile . 1 


45. 


Statua della Fortuna . 


143. 


Velo lottile, e trafpareri- 




Statua di Mercurio . 


349- 


te. 


I 33> 


Stromenti muficali . 


195. 


Velo nero . 


271. 


Stromenti di Caccia. 


273. 


Verga . 


IOI. 


Stufe e Cafòtti . 


153. 


Verghe di oro , e di altri 





T 



T Alari . 
Tamburino 
Tanaglia . 
Targa con motto . 
Tavola con Figure Aftro 

nomiche . 
Tavola di pietra. 
Tavola della Legge. 
Tazza di Oro . 
Tele di Ragno . 



295. 

313- 

181. 311. 

271. 

176. 
253. 
2^9. 

74- 
96, 



metalli. 69. 34?. 

Veftimento di varj colo- 
ri . 29. 282. 

Veftimento {tracciato. 48. 

E 79. 204. 283. 

Veftimento di varie piante . 5 9. 

Veftimento purpureo . 66. 289. 

Veftimento rozzo e cen- 
ciofò . • 69. 89* 

Veftimento ricamato di fio- 
ri , e frondi , roffi , e 
gialli . 74. 

Veftimento dipinto con 
molte mani, e piedi. 132. 

Vefti- 



Veftimento di fette colo- 




ri , guernito \jdì oro,,, e 


hV 


gioje . 


ióz. 


Veftimento fuccinto. 


161. 


Veftimento corto . 


214. 


Veftimento ricamato di 




oro . 


217. 


Veftimento reale-. 


243. 


Veftimento artifìciofo > e 




cangiante . 


258. 


Veftimento parte bianco, 




e parte nero . 


)*7& 


Veftimento di azzuro {Iel- 




lato dì oro . 


271. 


Veftimento di color verde 




fuccinto, e corto. 


273. 


Veftimento nero , e {trac- 




ciato . ' 278. 


19% 


Veftimento ricamato . 285. 


170. 


Veftimento bianco , rofTo , 


j 


e fofco. 


*?*• 


Veftimento ricamato di fo- 




glie di alberi », 


314. 


Veftimento di fcarlatto ♦ 


325. 


Veftimento viftofò , gio- 




vanile , e ricco „ 


•■**?.• 



Veftimento ;àrtifkiofò . 
Vgibimenfo .Milgare . 61. 
Veftimento (accinto . 
Veftimento lungo . 
Veftimento lungo , e can- 
dido . 
Veftimento Senatorio. 
Veftimento ftracciato . 

C 

Veftimento di varie pez- 
ze , e colori . 

Veftimento bizzaro , e tea 
trale . 

Veftimento guernito di gal-' 
Ioni ài penne di Uc- 
celli . 

Veftimento di color roflb 
fuccinto , e leggiero . 

Veftimento Imperiale. 



391 
38. 
no. 
84. 
9f. 

138. 
141. 
181. 

203. 

h 
apO.' 

290. 

352. 
3*<?« 



z, 



z 



Appa . 



fp. 8p. 148. 



.1 



. 




- 



D d d 2 



INDI- 



39* 



■ 




DICE 

DELLE PIANTE. 



- 




ABeti . 6g> 

Albero {ècco. 132. 

Albero {radicato. 183. 

Alloro. 17. itfo. 33 ■>. 

Amaranto. * 193. 

Arbofcello che fiorìfce . 58. 

Affenzio . 82. 



B 



B 



Oragìne . 
Buffo. 



pi 

69. 



c 



CAnape . 
Canne . 
Cavolo . 
Cedro. if* 18. 19. 
Cinnamomo. 332. 334* 

Cipreffo. 15. 19. 309. 



3- 

Z78. 

75- 



»©* »iSff *®T ♦fSff ì@t- »@p 






E 



E 



17. 83. 285. 
C 290. 315. 



F 



F 



Ico. 





Iglio*. 
Gineftra 
Gioglio . 
Grano . 

L 



T 

■ JAuro . 



290. 



19?. 217. 

3- 
259. 

z. 



17. 108. 

n 214. 243. 

Melo 



M 






M 



*Elo. . 117 

Melo granato . 289 
Miglio . j 

Mirto. 17. 76. 88 

Moro cello. 23 

Mortella . 85» 



N 



- 



N 



Arcifo . 



o 



?o. 101. 

- 




o 



Liva . 1. 15. 19. 67. 

212. 2^< 228, 243. 

Olmo. 75. 87. 



P 



PAglia . zé8' é l 

Palma. 75. i^S. 328/ 
Palme intrecciate . 214. 
Panico . i. 

Papavero. 325. 

Pino . 235. 



597 
69. 
1$. 20. 
Pomi granati . 1?. 18. 85. 



Pioppi. ./ 
Platani . W 1 JL 



Q 



Q. 



4 
Uercia. 15. X9> 



R 



» 



Ofa. 
Ruta. 



45. 88. 299. 



s 



S 



lAlice . 283. 

Spighe. 3' ì 6 ' 

Spighe di, grano rot- 
te, e fraccaflate . 278. 
Spino , 25. 



v 




Va. 



1. 135. 



INDI- 



3?8 



INDIC E 



C 



DF PESCI. 



e 



1 1 



OnchLlia . 



p 



p 






66* 



l' 



s 



k-JEppia 



Efce. 88. 

Pefci. 3 l 3- 

Pefce friùfuraco. 317- 
Porpora . $&\ J 

' f ■ 



T 



■ 



T 






■•- 



170. 



" 



i. 



Oroedine . 



.■ .- . t 



22. 




,> ' ; 



INDI- 



INDICE 

DE a COLORI. 



A 



A 



Zzurro. 



*34- 3°4- 



B 



B 



Ianco. f. 5?. 74. $6. 

87. 146. zi 7. 295. 

C 3M- 33*- 



e 



C 



Andido . 
Cangiante 
38. 90. 



Celefte . 

Ceruleo . 

Color di terra . 

Color di cenere . 

Colore delle toglie di AI 
bero , quando flanno per 
cadere . zó. 



138. 

1?. 2.3. 

143. 149. 

C 258. 

175. 311. 
174. 

79. 
79> 



»A* 



F 



F 



Ofco. 



G 



VjTlallo. 



1 



I 



Ncarnato. 



L 



L 



$99 



' ': 






59. I^O. 



I9O. 



Eonato feuro . 



*33« 



Maci- 



400. 



M 



M 

L . 

Acilente . 182. 2,82. 

N 



JL A( Ero, 



22. 82. 127. 



o 



o 

Ro. 2, 15. 235. 271. 

- 

p 




R 



Ando. 52?. 

Roflò . 79. 177. 287. 

C 288. 29$. < J l )2. 

Roflb e verde. 184. 



T 



T 



Erreo . 79. 

Turchino. 222. 359. 



V 



P Allido . 179, 181. 204. 

C 242. 345. 

Paonazzo . 1 76. 

Porpora . 65. 66. 289. 

Purpureo . 236, 



VErde. 1. 2. 58. 75. 
75. 83. 84. 135. 16^ 
186. 200. 225. 273. 

C 337- 
Verderame. itf?. 259. 

Vermiglio. 32.?. 

Vivace . 3 5 Ttfr 



cJ>'^J 





INDI- 



IN DI C E 

DEGLI ANIMALI. 



401 



' 





. . - ■ 
■ 1 



A 



Aquila . 
Armellino 
Arpia . 
Aiìno. 
Aftore . 



Gnellq". 
Alcione 1. 
Anatrella . 
Api . 



zo5. 214. 
228. 

34- 
39. 4<j. 17®: 

173. 222.^04. 

Y* 33-ì- 
181. 

01. i6 3 . 324. 
94. 273. 



B 






B 



Bue. 



. ■■ ■ 

Abbuino. , rìIBO 15. 

Balena. p 313. 327. 

Barbagi£n]ni . 188. 

Bafilifco ..•; 280. 

2. 306. 328. 

■A 



. 




■ •■ : ' • ' 

lAmaleonte . 38. 14.6. 

Cane. 39. 87. 89. 

119. 253. 278. 30. 

Capra. 2. 41. 

Cavallo. 290. 294. 309. 

C 315. 



Cavallo marino. 313', 

Cerbero . 309. 

Cerva. 33%. 

Cervo . 38. 

Cicogna , <?<%* '*< 

Cigni. 299^18? 

Cinclo . L io*. 

Cinocefalo. ; i?. 

Civetta. 308. 

Colomba . 13 2. 

Colomba felvaggia» 334. 

Colombe . 298. 

Colombi. z8<;. 

Cornacchia . 188. 



D 



D 



■ 






Elfìno. 13?. 

Drago . 2 1 9. 308. 3z6é 




E 



E 



A 

- 



Eee 



Lefante. 41. 161. 164. 
f 235. 2*3. 33<>. 

Folica 



401 



F 



F 



Olica. 



- 



G 




Allinaccio . 

Gallo . 

Gazza . 

Giovenco . 
Gnefia Aquila. 
Griffo . 
Gufo. 



I 



3K< 



12.6. 

270. 

2p4. 

34. 

308; 

271. 31?. 



M 



I 



■' 



Bidè. 
Ippopotamo . 



295. 
5^- 



L 



LAmia . 41. 

Leoncorno . 328. 

Leone. 2,3. $9. 83. 134. 
154. 161. 314. 330. 
Lepre. 119 222. 

Lumaca. 21. 

Lupo. i5i. 179. 302. 

Lupo cerviero , 315. 



MErgo . 34. 

Minotauro zó. 29.155. 
Mulo . 294. 

Murena . 42. 

Muftella. 188. 




N 

JL bibbio 



~ì6. 



■ 
I 



o 



O 



Rfa. 
Oflìfraga . 



330. 



P 



P Antera . 315. 

Pappagallo. 143. 

Pardo. s~J pò. 315. 
Pavone. 29. jg. 101. 

I 3*3- itfj. 
Pegafo. 190. 325. 

Pellicano. 6g. 100. 250. 289. 

Pica . 269. 

Pico. . 302. 

Porco. 259. 

Raga- 



R 



~j % Agano . 
1-^ Ragno . 
JL m. Rondine. 


225. 

69. 
148. 


Rondini . 


89. 


Rofpi . 


185. 


Rolpo . 


tSó, 



s 



È 






T 



4oj 




l'Alpa.'' 337. 549. 

Tartaruga. 21. 

Tigre. 31?, 

Toro. 79. 

Tortora . 132. 19 1 ). 53J. 

C 33?- 
Trittolemo . 4» 



■^Cimmia. 50. 177. 

Scorpione . 40. 

Serpe. 42.. 48. 119. 

C ij5. 198. 305. 337, 
Serpente Pitone . 300. 

Serpi . 48. <5i. 1^3. 

Sfinge . 27- 308. 

Sorci. 253. 

Sorelle di Fetonte . 49. 

Sparviere . 2 73. 340. 



v 



V 



Acca. 
Vermi . 
Vipera , 
Volpe . 



183. 

4L 

2*9, 
177. 








E e e 2 



INDI* 



404 



INDICE 



i DELLE 


PE 


,RSO 


. ■ 






• 


NEI ] 


t > 


* .'. 






• ■ 




A 






A Bia - 

ZA Abiron . 




183. 




185. 


«L Il Acab . 




55. 


Acaz . 


1 V 


ip. 


Adone . 




> 

Zìi. 


Agamennone . 




187. 


Agatocle . 




155. 


Agefilao . 




154. 


Aggeo . 




248. 


Agoftino Santo . 




109. 


Agrippina . 




339- 


Alboino . 




16 '7. 


Alcefte . 


233. 


252. 


AlefTandro Magno . 


85 . 


224. 


Alfeo Aftrologo . 




175. 


Altea . 




277. 


Amaltea . 




225. 


Aman. 


40. 


233. 


Ameto . 


*33' 


252. 


Amnone . 




124. 


Anania . 




172. 


Anchifè . 




99- 


Andromeda . 




57- 


Annibale . 


IH- 


272. 


Antigono . 




270. 


Antioco Eupatore . 




il 6. , 



■■* 



il 

Api 7 . 
Apollo . 
Aracne . 
Archimede . 
Arianna . 
Aron . 
Aronte . 
Afcalafo . 
Asfanez . 
Afmodeo . 
Aflalonne . 
Amero . 



., 



/ 



242. 

14. 252. 

. 164. 

28. 

■2.6. 



18$. 2.71. 

V4. 

• ~; 172. 

■ 335. 

8$. 124. 330. 

40. 233. 



Aftolfo Re de* Longobardi . 4? . 
Atalanca . 277. 

Atreo ,. e Tiefte . 8. 



B 



"T% Acco . 


78. 


r\ Batto . 


271. 


JLJr Bauci . 


100. 


Beelzebùb . 


188. 


Benadab . 


284. 


Bertoldino . 


257. 


Bertoldo . 


257. 


Betfabea . 


221. 


Booz . 


241. 


Bufiri . 


285. 



Cacafen- 



e 



i Acafenno . 






7,67. 



1 Cacco 


• 


27. 


%^_^ Caino 


• 


270. 


Calcante . 


>! 187. 


Camillo . 




7- 


Caflìope . 




57- 


Cefeo . 




57. 


Cerere . i. 




4. 189. 


Céfare . 




221. 


Cherfifrone . 


' 


152. 


Cicerone . 




4. 


Cigno . 




49. 


Cinira . 


r 


221. 


Cippo. 


; 


117. 


Ciro . 




249. 


Citeri . 




zój. 


Claudia . 




281. 


Claudio . 




339- 


Cleopatra . 




zzi. 


Clizia . 




178. 


Codro . 




117. 


Conte di Modena . 


45. 


Core . 




18$. 


Coronide . 




335- 


Crefo . 




55. 



D 



D 



Amone . 
Dalida . 
Damocle 
Daniel . 



Dario . 



94. 

35 8. 

" 334- 

172. 281. 

245». 





40$ 


Datan . ' 


185. 


David. 47- 6< > 


• 1% 


L 198- 


221. 


Dedalo . 


29. 


Demetrio. 178. *85. 


334- 


Demetrio Sotero . 


155. 


Diana. . 109. 


1^2. 


Dida. 


178. 


Didone . 


25. 


Diocleziano . 


71. 


Diogene . 


279- 


Diomede . 


2 85. 


Dionifio . 


27. 


Dionifio Siracufano . 


94. 


Dionifio Areopagita. 


174. 


Diofippo . 


281. 


Domiziano. 


2-5 2. 


Driadi . 


*99» 



E 



ECo. 
Ecuba . 
Eaco . 

Egide Gorgone. 
Eia . 

Eleazaro . 
Elia. 

Elimelecco . 
Elifeo . 
Enea. 
Eneo. 
Enrico VII. 

Ercole . 27» 2.? 2 

Èrebo . 
Efifittone , 



42. 
184. 
284. 
280. 

2(5". 

n5. 
188. 
241. 
284. 

94- 

277. 
174. 

285. 
272. 
199. 

Eroftra- 



40Ó 








Eroflrato . 


109. 


152. 


Gionata . 94. 


Efau. 


• 


277. 


Giofùè . 248. 


Efter. 


41. 


233. 


Giove . 31. 42. 100. 


Eumene . 




250. 


C 18?. 225. a<52. 33-1. 


Eumene Cardiano . 




270. 


Girolamo Santo. 109. 


Eumenidi . 




332. 


Giuda. ■ , ? 177. 


Eurinome . 




178. 


Giuda Maccabeo . i\6. i%6. 


Eufonia . 




285. 


Giuliano Imperadore . 140. 


Ezechia . 


154. 


251. 


Giulio Proculo . 187. 


Ezio. 




60. 


Giunone. .. 42. 
Giufeppe. 3. 30. 334. 


F 






Golìa. 55. 77. 






Gregorio il Grande. 18 5, 








Grifone . 145. 


■ 1 Abio . 




i**. 




l-( Falari . 




33^ 


I 


JL Faraone. 3. 


271. 


279. 


Fetonte . 


45 


». 85. 


■ 


Figliuoli di Titano . 




185. 


*W"Arba. %% 


Filemone . 




100. 


1 Icaro . 29. 


Filippo Macedone . 


47. 


242. 


J Jehu . %6 r 


Filomena . 




izó. 


Jezabel . ^6, 


Filoppomene . 




2.62.. 


Joel. 183. 


Filiftei . 




338. 


Jonadab. 124. 


Fiacco . 




2.72. 


Joram . Z84, 
Ifacco . 2.J7, 


G 






Iftacliti. 279. 
Iflìone. 331, 


f~\ Animede . 




Pl> 


L 


■ -— « Gerione . 




285. 


^^«J Giacobbe . 


30. 


277. 




Giano . 


47. 


199. 


"■" Amech . ,- 2$. 


Giafone . 


109. 


257. 


I Lamia d' Argo . 285. 


Gioab . 


85. 


331. 


1 i Leucotoe. 178. 


Gioachim. '""' 




281. 


Levita . 44» 


Giocondo Latini . 




4?- 


Lineo . 4* 

Lucre- 



407 



Lucrezia . 




i j 4. 


r\j 






Lucrezio . 




14. 


i>i 






Lutero. 


« ■ 


13. 


TW T 






M 






I ^WJ Abucdonofor 


1 


172. 






JL ^1 Narcifo. 




339- 








Nerone . 




339- 


TI JTAlafar. 




172. 


Nettunno . 




331- 


]\/l Mamurio . 




199. 


Nicànore . 47. 


i?5. 


242. 


X ▼ JL Marcantonio . 


42. 


Noè. 




7- 


t 


221. 


zóy. 


Noemi . 




241. 


Marcello . 


. 


28. 


Norandino . 




145. 


Marco Craflb . 




183. 


Numa. 


• ■ 


198. 


Marco Plancio . 




*33> 








Marcolfa . 


- 


zój. 


O 






Mardoccheo . 


40. 


233. 






Maria d' Aragona. 




45- 








Marzia . 




. 1 4- 


f*\ 






Martano . 




145. 


■ lCozìa. 




188. 


Medea . 




257. 


\±,jr Onané 
Onfale . 




177. 


Meleagro . 


277. 


285. 


Menecrate . 




1^4. 


Oreftilla . 




233. 


Menelao . 




187. 


Origille . 




145. 


Mercurio . 


100. 


271. 


Oronte . 




335. 


Metello . 




99- 


Ottavia . 




221. 


Michol . 




198. 


Ottone Terzo „ 




45. 


Mifibofeth , 




47. 






- ■ f 


Minerva . 42. 
Minos . 


164. 
7>6 


331- 
'.29. 


P 






Minotauro . 




2(5. 








Mirra . 


- 


221. 


Ti 






Mifael . 




172. 


1-^Allade. 




280. 


Mitridate . 40. 


257. 


277. 


JL Pandione . 




125» 


Moglie di Putifar . 




334» 


Paolo Santo . 


99* 


257. 


Monitna di Mileto . 


• 


49. 


Pafife . 




29 j 


Mosè . 185. 25z. 


271. 


279. 


Pelope , 




8. 


■ ■3- 4 MI 






Pelia . 


109. 


2.57. 










Pelio . 



40 8 
Pelio . 
Penelope . 
Penteo . 
Penilo . 
Perfeo . . > 
Pigmalione . 



' 



* 



2?2. 

336. 

78. 
224. 331:. 

57. ;I7f 
2-Ì- 



Pietro Appoftolo . 
Pietro . 
Piritoo . 
Polidoro . 
Polifemo . 
Polinneftore . 
Priamo . 
Progne . 
Proferpina . 



• 95. 



e 



95. 155. 



Putifar . 



( 



l8<5. 

15?. 
184. 

157. 
184. 
184; 
l^6. 
189. 
221. 
30. 



T? 



RAbface . 
Rebecca . 
Rodogona . 
Romani . 
Romolo . 
Ruth. 




s 



24T, 



: 



S 



Alii. 
Salomone 



Samuel v^ 



198. 

25. 150. 

( 257. 285. 

183. 



Sanfone. p , , 338. 

Sara . 33 5, 

Saturno. 4.7.. ,60. 

Saul . 47. 49. 77. 

Scipione Affricano . 
Scipione Affricano Mag 
giore . 1 00. 



30. 



Sela. 

Sella. 



o :ui 



• 



.177- 
a8. 



-, • «a. 

Sennacherib. ^ 154. 

Serapione Abate » 100. 

Si eneo . 
Sole . 
Solone . 
Starbuzanai 
Sufanna . 



.oli 2 1- 

. . ■ .*48. 
2.81. 

'] 1 



T 



Amar. .124. 177, 

Tarquinio. 13. 

Tarquinio Collari- 



no. 
Tatanai . 
Terreo . 
Tefeo . 
Tiefte.. 
Tito . 
Tobia . 
Tolomeo . 
Trittolemo . 
Tubalcain . 
Tulio . 



s**s< 



14. 
. 248. 

I2& 

a*. ,91- M&. 
,i 8; 

2?2. 

224. 236". 

I85. 249. 

■ . 4* 
28. 

13. 



Vele- 




V 



Eleslao. 125. 

Venere . 199. 221. 
Veronica di Scio . , 49. 



Vefta . 
Wincislao . 
Vitellio . 
Ulifle.. 






281* 



... I*4- 

145? 

*57- 3ì6. 



Uria . 

Vulcano,. - x 

ry 

mLà, 



4° 9 

221, 
27. 2^2. 



25. 



Accarìa .. - 
Zambri « 
| Zòrobabel » 24^ 

l ifc fillio obi 



- 



■ ' 




Vii 



INDI- 



4-IQ 



INDICE 

DELLE ISCRIZIONI. 



A 




D Auretia. Ruffi-— J 
na . i <). 

Trovata nella Pieve della 
Brufada Villa di Fa- 
enza. 3$. 
Dello Smezio . 



Di Spartiano* 35. 

Sopra la Porta del Tem- 
pio Delfico. 101. 

Dello Smezio per la Be- 
nevolenza tra Confor- 
ti . 231. 232, 

Nella Biblioteca diOfma- 



35. J undas Re di Egitto . 244. 




INDI- 



INDICE 

DELLE MEDAGLIE, 



411 



Giunone Confèrva- 
trice . 
Mammea col Sole . 
Antonino Pio coli' 
Annona . 
Paolo Emilio Lepido col- 
la Concordia . 
Adriano Imperadore, adot- 
tato da Trojano . 
Adriano eolla Pietà» 
Fauftina coli' Allegrezza. 
Adriano coir Allegrezza . 
Allegrezza . 

Crifpina Augwfta coir Al- 
legrezza . 





Giulia Augufta . 77. 


18. 


Settimio Geta con Diana. 295. 


18. 


Altra dello fteflb Geta con 




Diana. 495. 


5. 


Filippo Juniore con Si- 




leno . 323. 


37* 


Aleflandro Severo con Si- 




leno , 323. 


37- 


Garacalla con Sileno . 323. 


37. 


Eliqgabalo con Sileno. 323. 


j<$. 


Gordiano Terzo con Si- 


77. 


leno. 323. 


77> 


Filippo Seniore con Si- 




leno . 323* 


77- 




.'' •■;_. 


( 




Fff 2 



INDI- 



f ... 



112 



INDICE 

DEGLI AUTORI CITATI NELL' 



OPERA. 



Accademico avvitic- 
chiato . ijj i 2. 
Adamanzio. 90. 
Adriano Turnebo. 34. 
Agoftino Santo . io. 39. 
80. 109. 131. 141. 201. 223. 
'Alberto Magno . 3$. 34. 175. 
Alciato. 25. 27. 68. 89. 97. 
[ 188. 248. 
Aldovrando. 93. 124. 
Aleflandro ab Alexandro . 114. 
Ambrogio Santo . 201. 214. 

[ 254. 
Amiano Marcellino. 48. 250. 
Ammonio Aleflandrino . 355. 
Anacreonte . 122. 

Angeloni. 77. 252. 

Angiolo Poliziano. 114. 



Anguillara . 
Apollodoro . 
Arato . 
Ariofto . 
123. 124. 

Ariftofane . 
Ariftotele . 

74. 102. 

174- *77 



. *53- 517. 
281. 3<*o. 

34- 
45. 68. 82. 90. 
145. 175. 27?. 

329. 

21. 34. ^9. 66. 

147. 166. 167. 

184. 237. 248. 

[ 295. 3 <)6. 3^0. 



Arnoldo di Villanuova. 348. 
Afcanió Colonna . 114. 

Aftolfì . 29. 42. 4$. 49. 

57. 60. 78. 117. 125. 183. 

221. 252. 284. 331. 335. 
Ateneo . 112. 

Avicenna. 254. 

Aulo Gellio. -11?. 189. 250. 
Aufònio . 23 7. 



B 



BAcone . 
Barbette . 
Barberini . 
Bargeo . 
Barqnio . 

Bartolomeo Anglico . 
Baruffaldi . 
Bafilio Magno. 
Bafilio Valentino. 
Beda . 
Bellarmino . 
Bembo . 

Bernardo Santo . 
Beroaldi . 
Biondo . 
Bocardo . 



114 



348. 

355- 
180. 

25. 

114. 

.239. 

255. 

44. 
348. 

io. 
114. 
229. 

22. 
114. 

14. 

70. 

Boer- 



Boerhaave . 

Boezio . 

Boyle . 
Boni faccio. 
Borrichio . 
Brafàvola . 
Brugueres . 
Buondelmonte . 



e 



70. 


128. 


(345. 


345. 


8 *- 


175. 




34*> 


6; 92. 




3V7- 




254. 




130. 


. 


288. 


• 





CAlderino . 
Cardo . 
Cartari . 
Caffiano Baffo. 
Caflìo Hemina . 
Caffi odoro . 
Caftellini . 
Cataldi . 
Catullo . 
Cavallucci . 
Celio Rodigino . 
Charriere . 
Chirone . 
Cicerone . 

129. 141. 

189. 191. 

248. zòo. 
Claudiano . 
Clavio . 
Columella . 
Coppetta . 
Cornelio Agrippa . 
Coitanzo Fanefe . 
Cotta Gio: Bardita 



114. 

254. 

302. 

5?. 
353- 

12,. 
311. 

40. 84. 
102. 228. £85. 

f 73- 

355. 

313- 
103'. 
161. 
22<5. 
352. 



4. 
143. 
223. 
2<54. 



5. 38- 

144. 
2 Ì4. 
272. 



84. 237. 
359- 



6 2 . 



229 

107 

73 
114, 



C rate . 
Crollio w 



413 
107. 
317- 



D 



D 



Alecampio . 
Damafceno . 
Damiano , - S. 
tro . 



M4- 

200. 



Pie^ 



Daniel . 
Dante. 
David . 



80. 129. 
22. 53. 



Democrito . 
Demoftene . 
Deuteronomio . 
Diemerbroeck . 
Diodoro Siculo . 
Diogene Talete . 
Dione . 
Dionis . 

Dionifio Alicarnafleo . 
Diofcoride . 18. 

Donnola . 



/ 34- 
j{L 28 1. 

133. 218. 

64. 21$. 

( 2l5. 

iotf. 144. 

54. 

47. IIO. 

IOI. 

3*- 35- 
355. 
199. 

75- 2-54. 
85. 



E 



JZj 



Cclefiaftico . 

( 150. 
Egefiderio . 

Eleombroto . 



Eliano . 

Empedocle . 
Ermanno » 



80. 90. 

197. 202. 

135. 

313- 



21. 25. 39. 99. 

( 330- 35^. 

313- 

254. 

Erodoto . 



414 

Erodoto . 
Efculapio . 
Esdra . 
Efichio . 
E Iodio . 
E lòdo . 4. 
Efter. 
Eucherio . 
Eudomio . 
Evelpifto . 
Euripide . 

Eulebio . 
Ezecchielle 



66. 71. 272. 

42. 



32. 81. 
( 2 33- 



200. 



z6i. 

313- 
249. 

324. 

3*9- 
279. 

233. 

40. 
330. 

355. 
161. 

320. 

127. 

202. 



F 



F 



Abio Colonna . 355. 

Fabrizio di Acqua- 



pendente . 
Fedro . 
Fernelio . 
Fefto. 
Figliuccio . 
Filinone . 
Firmico Materno 
Focilide . 
Folengo . 
Fornuto . 
Francadori . 
Fuchfio . 
Fulgofio . 



70. 



223. 



Futurio . 



( 



109. 
22$. 



14?. 
242. 



71. 

73- 
194. 

197. 

81. 
29?. 
231. 

81. 
3^2. 

90, 
254. 

173- 
271. 

297. 



G 



G Aleno . 75. So. 

( 254- 255. 
Garzoni. 174. 195. 
( 254. 277. 
Generi . 7. 28. 30. 63. 

178. 270. 274. 277. 334. 
Giacomo Apportalo . 
Giacomo Strada. 
Giob. 129. 191 

Gio: Damafceno . 
Gio: Evangelifta. 



Gio: Grifòftomo . 
Giorgio Codino . 
Giovenale . 



Giraldi . 
Girolamo Santo. 



Giudici . 
Giuliano . 
Giulio Polluce . 
Giufèppe Ebreo . 
Giuftino . 
Giufto Lipfio. 
GÌ aubero. 
Gliflbn . 
Godenzio Santo 
Gorgia . 
Gregorio Papa. 
Gregorio Santo . 
Guarini . 

Guazzo . 



223. 

45- 
224. 

22. 

139. 155. 

( 202. 

io. 270. 

320. 

12. 19. 53. 

( 145. 255. 291. 

114. 

19. 

( 

45- 



117. 



67. 
( 120. 



140. 
210. 

339* 
323. 

27?. 
i?u 
18?. 
102. 
348. 
HI-. 

IO. 

355. 

343- 
1S0. 

108. 
123. 

252. 

Jero- 



I 



J Erode. 
Iginio. 
Ilario . 
. Ingegneri . 
Ippocrate . 
Ifaia . 
Ifidoro r 
Ifidoro Santo . 
liberate . 



38. 
128. 

5. 143. 
22. 75>. 



in. 
173. 

34*- 
zòo. 

M4- 
215. 

2«>0. 

I40. 

90. 



L 



L 



Aerzio . 
Lancifi . 
Landino 



Criftofb- 
ro . 83. 

Laurenzj . 
Lemery . 
Leon Papa. 
Leone Afrricano . 
Leonìceno . 
Leonida Maria Spada» 
Lìcafrone . 
Linòcerio . • 
Linneo . 
Lippi Lorenzo. 
Lipfio Giufto . 
Lorenzo Valla . 
Luca Evangelifta . 
Luciano. 70. 

Lucio Settario . 
Lucrezio . 
Lullia. 



20. 
14. 

179. 

35*. 
348. 

343- 
3?5. 
254. 

7- 
350. 
195. 
254. 
25i. 
114. 
114. 
145. 
280. 
145. 

337. 
348* 



M 



41? 



M 



Accabei. i$5. 

Macrobio. i5. 44. 

( 48. 2JT?. 



Maggi 



52. 



99- 
92. 



Magnolo 

Malpighi . 

Manilio . 

Marco Evangelista. 

Marfì. 

Manilio . 

Marziale . %$ 

( 228. 
Matteo Evangelifta. 

( 145. 
Mattiolo . 34. 75. 

Meges . 
Merliano. 

Merola . 1 7. 

Metailafio . 5. 1 1. 92. p^ 
Minoe Claudio. 88. 175. 
Mondégneto . 
Morandi . 
Morilòn . 



121. 

254. 
254. 
i55. 
145. 

114. 

187. 
130. 
2^4. 
53. 
201. 
254. 

355- 
114. 
114. 
.94. 
323. 
285. 
2*4. 
254. 



N 




'Atal Conte. 72. rc£. 
152. 233. 2^7. 25Z. 
280. 285. 324. 332; 

( 351* 31*-- 
Nicandro» 197. 

Nonno. 324. 

Numeri. 185. 

Olao 




33- 



4i5 



OLao Magno . 
| Omero . 34. 67. 

115. 147. ?7<L 'PO* 
( 2p7« $"• 
Onorio. 45. 

Oppiano . 322. 

Orazio. i5. 17. 19. 20. 

52. 95. i5i. 172. 173. 
( 179 181. 238. 274. 
Orfeo. 323. 

Oro Apolline . 72. 

Orfi Gio: Giofeffo . 120. 

Orfini . 114. 

Ovvidio. 2. ?. 8. 14. i5. 

17. 25. 27. 29. 31.42. 43. 

50. $5. 57. 5o. 78. 85. 88. 

101. no. 112. 118. 125. 

134. 152. 157. 155. 178. 

184. 185. 187. 190. 199. 

222. 225. 228. 252. 253. 

271. 278. 281. 284. 301. 

313. 322. 325. 333. 33^. 

336. 338. 339. 352. 353. 



P 



PAncirolo . 73. 

Panvino. 114. 

Paolo Santo. 54. 8?. 

( 182. 257. 2^9. 

Paracelfò . 348. 

Pareo. 3^5. 

Parmenide. - 3^3. 



Paufania . 


i*ft 


Peone . 


353- 


Pererio . 


359- 


Perfio . 


9' 


Petrarca . 


16. 18. 32. 43. 



113. 114. 133. i58. 181. 

( 220. 223. 25o. 310. 

Pico . 73. 

Pierio Valeriano . 5. 1 5. 1 8. 

21. 38. 58. 87» 124. 132. 

139. 149. 181. 227. 251. 
( 255. 333. 351. 
Pietro Crinito. 114. 

Pietro Vittorio . 114. 

Pindaro . 17. 115. 

Pio II. 113. 

Pittagora. 89. 353.- 

Platone . 1$. i58. 

Plauto. 83. io5. 121. 255. 
Plinio. 18. 27. 29. 66, 

iz6. X36. 244. 248. 250. 

254. 257. 257. 295. 310. 

( 353- 358. 

Plutarco . 5. 22. 57. 9^. 

in. n 5. 13?. 15$. 154. 

( 230. 320. 359* 360. 

Polemone . 90; 

Polidoro Virgilio. 114. 

Pomponio Leto. 114. 

Porfirio . 23 7. 

Porta Gio: Battifta. 90. 147». 

( 152. 25o. 254. 

Proclo. 159. 

Properzio. 17. 59. 134. 

Proverbj . 28. 30. 322. 

Prudenzio . 294. 

Publio Mimo . 224. 

Quinto 



Q 



a 



Uinto Curzio. 44. 85. 



R 



R 



Ricci . 



Ay . 254. 

Regi. 41. 4*.- 45. 

47. 49.65. 77.85.94. 
124. 164. 183. 197. 
221. ,251. 257. 284. 285. 

( 33*- 

40. 41. 55. 89. 94. 

97. 98. 132. 134. 161. 163. 
183. 204. 206. 211. 217. 
269. %Z 9 . 331. 334. 335. 

( 338. 



Ripley . 
Rolli Paolo . 
Roffi Girolamo. 
Rota. 
Ruth. 



229. 



348. 

9- 
73- 

230. 

241. 



s 



S 



Abellico . 
Salomone . 
Saluftio . 



31. 99. 

22. 170. 



139. 







4i7 


Seneca Tragico . 


105. 278. 
( 3*o. 


Senofonte . 




275. 


Sérapione . 




254. 


Sefto Pomp 


eo. 


i37~ 


Si gonio « 




114. 

1 


Smezio . 


34- 


231. 232. 


Solino . 




136. \6u 


Sottrate. . 




35 5. 


Starilo . 


■• 


254. 352. 


Stazio . 




3*9> 


S trabone . 




262* 


Strozzi . 




169; 


Sv enonio . 


35- 


105. 240. 

( 3*2. 



r-rn 






Sanazzaro . 
Scaligero . 
Seneca . 



33- 54- ^39' 



; I42. 

161. 

229. 

70. 

262. 



f '■ \ 



Anara , 
Taffo. 



Teocrito 
Teofilatto . 
Teofrafto . 
Terrenzio . 
Tertulliano . 
Tibullo . 
Tito Livio » 

Tobia . 
Tommafo Santo. 

Tournefort . 
Trifone . 
Triverio . 



Ggg 



87. 
138. 

120. 



18. 



8. 

( 

43- 



( 



104. 
39- 

257. 
178. 

272. 

33 6 > 

43 
153. 



do. 
108. 
228. 

197. 
io. 

254. 
238. 
347. 

300. 
187. 
274. 

358. 

, 79' 
201. 
254. 

3*4- 
1Ó7, 

Vale^ 



418 



V 



"■T T Alenano 


Velcovo 




\/ di Clemel . 63 


• 9S' 


W Valerio 


Maflìmo , 


27. 


Van-Helmont . 


( ioy- 


7.33. 

348- 


Varrone . 




50. 


AVharton . 
Vafari . 




355- 
219. 


Ugone . 
Vieuflens . 




79> 
35*- 


Virgilio . 


17. 74. 


134. 


137. 140. 1 


??. 171. 


i8tf. 


188. 190. 220. 2<50. 


279. 


Wifèman . 


( 304- 


314. 
3^5. 


Vitmvio . 


149. 


i<?8. 


Ungaro . 




229. 


Volarerrano . 




114. 




X 



Enofonte 



167. i<58. 



z 



Z 



Afnpieri . 295. 

Zofimo Panopo- 
lka . 70. 347. 

Zucchetti Camillo Raniero . 9. 



I>«A 



«£*> 




CATA^ 



• 



CATALOGO 

DF SIGNORI ASSOCIATI 

Con queW ordine con cut hanno favorito di concorrere 

ali 3 Afsociazione . 

PERUGIA. 

STg. Conte Felice Graziani . 
Sig. Conte Gio: Battifta Graziani. 
Sig. Conte Ettore Graziani . 
Sig. Conte Sperello Aurelj . 
Sig. Dottor D. Vincenzio Cavallucci Profefiòr di Mattematica 
nella Univerfità . 
j?f"ì\ Molto Reverendo P. MaeftroGiufèppe Maria Modeftini M. G» 
%f Profeflore di Teologìa nella Univerfità . 

Sig. Auditore Francefco Akflandri Profeflore di Legge Civile . 

Sig. Claudio Alfanì . 

Sig. Abate Carlo .Eattifti . 

Sig. Luigi Anfidei . 

Sig. Conte Averardo di Montelperello • 

Sig. Dott. Giulèppe Pafqua Profeff. di Medicina nella Univerfità* 

Sig. Trajano Vermiglioli. ■ • 

Sig. Agoftino Vermiglioli . 

Sig. Conte Francefco Baglioni . 

Sig. Conte Antonio Righetti. 

Librerìa Domenicini . 

Sig. Canonico Niccola Goga . 

Sig. Canonico Francefco Meniconi Profeflore di Gius Canonico 

nella Univerfità. 
Sig. Co: Filippo Vincioli ProfelT. di Legge Civile nelf Univerfità . 

Ggg 2 Sig. 



42.0 

Sig. Conte Antonio della Staffa . 

Sig. Giacomo Filippo Piazza. 

Sig. Lucalberto Patrizj. 

Sig. Pandolfo Anfidei Profeflbre Emerito in Gius Civile; 

Sig. Conte Lodovico degli Oddi Profeflbre di Gius Civile. 

Sig. Conte Lodovico Oddi . 

Sig. Federigo Cavaceppi Profeflbre di Gius Civile • 

Sig. Canonico Gio: Maria Perotti Profeflbre Eraeriro in Gius 
Canonico . 

Sig. Conte Don Gio: Battifta Salvatori . 

Sig. Dottor Francefco Mattei . 

Sig. Fabio Perotti. 

Sig. Conte Vincenzio Anfidei . 

Sig. Dott. Giovanni Cerboni ProfefT. di Filofbfia nella Univerfità . 

Sig. Antonmaria Garbi . 

Sig. Bartolo Alfani. 

Sig. Carlo Maffini . 

Sig. Abate Carlo Ugolini. 
Sig. Pietro Fiori. 

Sig. Abate Giufeppe Morandi. 

Sig. Dott. Annibale Mariotti Prof, di Medicina nella Univerfità . 
Padre Maeftro Corrado Corradi Lettore di Morale de' M. C. 
Sig. Dott. D. Vincenzio Marcarelli Profeflbre di Umane Lettere 

nella Univerfità . 
Sig. Auditor Francefco Mariottini Profeflbre di Legge Civile 

nella Univerfità . 
Sig, Pafquale Cozzini . 
Sig. Francefco Rofa . 
Sig. Dottor Federigo Inglefì . 
Sig. Antonio Ricci . 
Sig. Don Francefco Draghetti . 
Sig. Abate Giacomo Binarelli . 
Sig. Abate Giovanni Marzioli . 
Sr*. Pier Francefco Egidj . 

Sig. Dottor Luca Pellicciati Profeflbre di Finca Sperimentale 
nella Univerfità. Per copie cinque* 



Sig. Dottor Claudio Enrichi. 



"g- 



4 21 
Sig. Capitano Giufeppe Bell'orti . 
Sig. Dottor Francefco Calindri ProfefTore di Medicina Prattica 

nella Università . 
Sig. Pompeo Brunamonti Profeflòr di Chirurgia ^ 
Sig. Abate Domenico Vecchj . 
Sig. Dottor Domenico Ubaldi . 

Sig. Dott. Giufeppe Bartoli Profelf. m Filofofia nella Univerfità • 
Sig. Francefco Appiani . 
Sig. Don Aleffandro Sebaftiani- 
Sig. Dottor Gian-Francefèo Savelli Frofeflòre di Filofofia nella 

Univerfità . 
Sig. Dott. Gefùaldo Anfelmi ProfefTore di Legge nella Univerfità . 
Sig. Vincenzio Monotti . 
Sig. Francefco Rofì Profeffòre di Chirurgia - 
Sig. Criftiano Ricci ► 
Sig. Francefco Lippf . 
Sig. Domenico Paolinelli . 
Padre Don Gio: Battifta Mei di S. Agoftinav 
Sig. Filippo Grillotti . 
Sig. Ubaldo Narboni » 
Sig. Abate Giufeppe Gafpare RoìU.. 
Sig. Francefco Bèrardi . 
Sig. Capitana Ferdinando Porrini » 
Sig. Giufeppe Canali .. 
Sig. Gio: Battifta Angelini. 

Sig. Dott. Pietro Ga velli ProfefT. di Gius Canon, nefl'a Univerfità. 
Sig. Paolo Brizi . 
Sig* Dottor Benedetto Bernardi Profeffòre dì Medicina nella 

Univerfità ► 
Sig. Francefco Zanetti Maeflro di Cappella nella Cattedrale» 
Sig. Giovanni Chiatti . 
Sig. Don Giufeppe Monti r 
Sig. Dottor Emiliano Parrianf.. 
Sig. Priore Don Marcellino Travigi. 
Sig. Carlo Marietti. 
Sig. Gio: Miria Valli - 
Sig* Don Gregorio Bonucet„ ' 

Sig. 



422- 

Sig. Scipione Capra . 

Sig. Abate Francefco Gennari. 

Sig. Eugenio de Marchis . 

Padre Giufeppe Mandolini della Congregazione dell' Oratorio. 

Sig. Nicola Giulj . 

Sig. Dottor Don Giufeppe Spiganti Profeffore di Filofòfia nella 
Univerfità . 

Sig. Dottor Don Angiolo Ferrini ProfefTore di Filosofia nella 
Univerfità . 

Padre Maeftro Angiolo Maria Rancati dell' Ordine de' Servi . 

Sig. Benedetto Cavallucci . 

Sig. Dottor Don AlefTandro Marzj ProfefTore di Lettere Uma- 
ne nella Univerfità . 

Sig. Auditor Giufeppe Poflio ProfefTore di Gius Civile nella 
Univerfità . 

Padre Maeftro Maria Poggi dell' Ordine de' Servi. 

Sig. Canonico Gio: Battifta Alfani . 

Sig. Don Giufeppe Bagni. 

Padre Gio: Carlo da Perugia Cuftode della Provincia Serafica . 

Sig Criftofaro Gafpari . 

AMSTERDAM. 

Sig. Pierantonio Gravenna . 

ANCONA. 

Padre Stanislao di S. Irene delle Scuole Pie . 

AREZZO. 

Sig. Abate Marco Bacini . 
Sig. Abate Giacomo Tenti . 

ASCOLI. 

Sig. Abate Francefco Antonio Marcuccl. 

ASSI- 



4*3 

ASSISI. 

Sig. Canonico Gio: Battifta Palmerini . 

BENEVENTO. 

Sig. Don Filippo de 3 Pompei » 

B E V A G N A> 

Sig. Abate Gaetano Bartoli . 

BORGO SAN SEPOLCRO . 

Sig. Gio: Maria Graziani. 

CAMERINO. 

Sig. Modefto Dialti . 

Sig. Abate Don Pietro Bocci . 

CARRA IN PIEMONTE. 

Sig. Aleffio di Canorio* 

CASCIA. 

Sig. Domenico Bartoloni . 

CASTIGLION DEL LAGO. 

Padre Emanuelle Agoftiniano ► 

CASTIGLION FIORENTINO . 

Sig. Canonico: Filippo Venanz] ► 

CETO- 



424 

C E T O N A. 

Sig, Don Tommafò Tavanti, 

CITTA' DELLA PIEVE . 

Monsignor Angiolo Venizza Vefcovo di Città della Pieve,. 

Sig. Canonico Ferdinando Monaci Vicario Generale. 

Sig. Arcidiacono Orazio Giappeflì . 

Sig. Pietro Taflòli . 

Sig. Capitano Gaspare Ele-uterj . 

Sig. Canonico Diodato Landi . 

CITTA' DI CASTELLO . W 

Sig. Canonico Giulio Paolucci . 

CIVITAVECCHIA. 

Sig. Gaetano Cacciari Anentifta delle Galere , e Navi Pon- 
tificie . 

I 

CORTONA. 

Padre Maeftro Guidantonio Palei E ^Provinciale Agofliniano di 
Cortona . 

FABBRIANO. 

Sig. Auditor Francefco Serafini . 
Sig. Flaminio Marcellini . 
Sig. Carlo Campioni , 

FANO. 

Sig. Giufeppe Tamanti . 

FER- 






% 






F E R R A R A . 

. ' 2 ti .'" _ . .* ...:.-: ;M ih is ../ . .; 12 

Padre Priore Boeri Domenicano. 
^ Padre Maeftro Martini Domenicano . 

F E R M O, 

Sig. Carlo Bartoluz?U 

F I* R E ■ N Z E. 

Sig. Senatore Federighi. 

Sig. Marchefe Girolamo Gaetano Ollandini di Lerice . 

F Ó L I G N O. 

Sig. Francefco Giufti _.♦_ ( } Q J[ 

Sig. Francefco Geroldi. 

Sig. Francefco Fofi Stampatore „ Per copie due, 

Sig. Don Feliciano Egidj . 

. Sig. Marchefe Giuftiniano Vitellefchì . 

Sig. Crilpolto Gregorj . 

. G U B B IO. 

Padre Abate Don Paolino Simoncelli Monaco Olivetano . 

J E SI. 

< ■ - iA rì, ■ 

Sig. Cavaliere Aleflandro Ripanti . 

L U G ANO. 

Sig. Fratelli Agnelli e Compagni Stampatori. Per copie cinque» 

Hhh MACE- 



41* 

M A C E K A T A. 

Sig. Antonio Rìozzi dì Macerata per Penna S. GioyannùtÀ ,dj<; 

Padre Gregorio Milefi di Macerata per 1' Oro,. 

Sig. Auditore Fràncefco Ilarj . 

Sig. Pier Fràncefco Palmucci de' Pellicani Refidente di S. M. Catt. 

Sig. Antonio Cortefè . Per copie quattro s SpeD 

M A L T A"4i*»o.i 

£i5lo>l ài sii )Ioud : 3\omR ibnshO 

/'^ Padre Anfèlmo EfcCuftode ài Malta de' Padri Gapuccini. 

*** M A ISP T^OiV A. 

_ 

La Regia Accademia del Difegno dì Mantova; 

Sig. Giufeppe Ferrari Pazzoni Regio-Ducale Stamp. in Mantova . 

M E L DOLA. 

Sig. Dottore Orazio Tra verfari .*"»mrUtf£> 3gi 

Sig. Alberto de Nobili. shbJwsZ'.^feqskiiM h ; 

i ortittàrbmH iric 

M :. I L ANO, 

Sig. Giufeppe Galleazzi Stampatore . Ar fl?/w tre* 
Sig. Dottore Pietrantonio Pinnottino. 
Sig. Ferrante Bafclino. yMÌàlfàiìchiìM&sìi 

Sig. Ferdinando Giandonati . • ìmoìibM ót 

►2iid%riD e. 

M O " N ZA. 



< Padre Giufeppe Maria Cappuccino da Triforio . 



c&* 



.fault vuuicpjpc j.v 

NAPOLI. 

Sig. Don Filippo Giunti. 

Sig. Capitano Don Gio: Butifta Trapani » 

Sig. Don Savino Lattarti!! .. NOR- 



4*7 

N ORCI A. 

Sig. Abate Benedetto Caiani. M p : óiflOHi* big 

Sig. Arciprete Don Crefcenzio Ridolfi .,,. nts| ; lA jiD ^ib£<i 

Padre Don Giovanni Giannottini Abate nel Moniftero di San 
: Benedetto di Norcia . ■ ^noumì 
Sig. Don Gio. Carlo Barattane, 1,0 ^ r &. ';^:moO qjaottA 
Padre Giufeppe Quarantotti della Congregazione dell'Oratorio. 
Sig. Antonio Gentili. X A 

Padre 'Enrico Orlandi Rettore delle Scuole Pie in Norcia .. 
Sig. Dottor Nicolò Antonio C^anU soohiO-* r d omtòr./ 

O R R E) Tr 34 L L O. 

Padre Girolamo Ho&fuw4cUV>Qi!Sftl¥ di. S. Gio: di Dio. 



' 



Sig. Arciprete Paolo Febei . 
Sig. Marchefe Luigi Gualtieri. r«3 , »àvfc'tT r. .- 
Sig. Canonico Pantaleone Saracinelli . ilioo^ 
Padre Abate Viglioni Rocchettino . 



i 



P A N I C A L E; 

Sig. Arciprete Francefco Ca&igi , n i H . ouiokib-i^ 

Sig. Don Gio: Battifta Cherubini . .«iìBÙ» -^ 3^ 

Sig. Don Tommafo Manotti . r 

Sig. Don Fiorenzo Cherubini . 

Sig. Canonico Francefco Cherubini-, 

Jl : JL ;l O A » 

Sig. Michele Piazzinu 
Sig. Decano Giorgi . 
Sig. Filippo Tilli. 

Hhh i REG- 



4*8 

REGGIO* 

Sig. Beniamino Foà . Per copte quattro . 

RIPAMANZONE. 

Sig. Germanico Fedeli . 

ROMA. 

Monsignor Luigi Gazzoli di Terni . 

Monsignor Aleflandro Litta . 

Sig. Carlo la Bofiìera Chirurgo di Noftro Signore Papa Cle- 
mente XIII. 

Sig. Stefano Guanaroni Direttore della Regia Polla di Napoli . 

Sig. Cavaliere Giufeppe Fargna . 

Sig. Cavaliere Francesco Navona. * 

Sig. Giufeppe Facci . 

Sig. Abate Giufeppe Ravafi . 

Sig. Canonico Don Gio: Battifta RofTetti. 

Sig. Canonico Don Gaetano G ambitati . 

Sig. Abate Giulio Sperandini . 

Sig. Giovanni Perucconi . 

Sig. Don Girolamo Bentivoglio nel Collegio Clementino . 

Sig. Capitano Giufeppe Maria Paolini Miniftro Generale della 
R. C. A. in Caftiglion del Lago Tranfimeno . 

Sig. Gafpare Kaifter. 

Sig. Generofò Salomoni . Per copie dodici . 

Sig. Luigi Giannetti . Per copie otto . 

-hxifi 

S E Z Z E. 

Padre Lettor Giufeppantonio M. O. 

SINIGAGLIA. 

v, ... 

Sig. Conte Angiolo Antonelli". SINA- 



4*? 

SINALONGÀ IN TOSCANA . 

Sig. Don Domenico Trapani . 

s p o l e r o. 

Sìg. Barone Francefco Ancajani . 

Sig. Marchefe Fabbrizio Loccattellr Martorelli Orfini. 
'yg Padre Maeftro Verri Definitor perpetuo de' PP. MM. CC. 
«•£ Sig. Carlo Coftantini . 

Sig. Abate Giufèppe Selli »- " 

Sig. Don Carlo Gattelli Parroco di Balsano Dioceu" di Spoleto » 

Sig. Don Lorenzo Congiunti Parroco d' Eggi Diocefì di Spo- 
leto . 

Padre Cefario di S. Agoftino Scalzo . 

■ 

P TERNI. 

Sig. Antonio Fanelli Vicegerente di Terni . 
Sig. Alefsandro Spada Romano Cofcritto Conte di Collalbero, 
Ciamberlano delle MM. LL. II. RR. ed Apoftoliche . 

r ■ 

TIVOLI* 

'i - 

• - ■•• » 

Sig. Tommaiò Bencivenga . 

TODI. 

Sig. Abate Luigi Cori . 

Padre Priore Vercellefi Vicario Abaziale di Mafia di Todi . 

Sig. Don Antonio Caneni . 
fé Molto Reverendo Padre Maeftro Michelangiolo Angelini Pro-* 
"- T vincìale de' PP. MM. Conventuali . 



TOLEN- 



43 



T O L E N T I N O. 



Sig. Giufeppe Bezzi. 



inni) ni 



■ 



T O RI N O. 



no 

3l»9ÌJ 

Si. Michelangiolo Morano . Per copie quìndici . 
Sis. Francefco Bertolero Libraro . 

ofliiO sh ofìhO ih 

V E N'-'E Z I A.*— 

i • 

Sua Eccellenza Sig. Cavaliere Giuftiniano Ambafcxadore di VCr 



nezia a Roma . 



V 



Sie. Abate Pietro Leonètti-"^ ;n * r 



cinsii*) 

VITERBO. 



Sig. Filippo Prada 



jflìWr' 



FINE 

PEL TOMO PRIMO. 




^Errori . 



Correzioni, 



£ag. $4. natnra 
jj. inntiiti 

46. un fuo monile 
lo 

47. daffe 
HaiTe 

49. Guerriero 
1. de' Re 
fi. Colei 
60. di Crifto 
tz. fervono J^ s 
p2. eap. r$. «r. Ifc. 
cubito 



natura 

infiniti 

una Crocetta appefe ad un fuo monile, 

Ja 

deffe 

tìeffe 

Scudiero 



Colui ; 

da Crifto 

fi tannò- fervirer \? 
tap. 6. 2j. 
tubìto manus 

in. aiu Amiiìiti aim - ..snalbosH 

J4j. eos maxime ambita* eof a quìbm efl maxime om&ìttiS £Ìs9/j 

fed impeto a guibtts ejt -figura fed ìmpeto mimitma^uam 
nonnumquam 

r84. Piramo Priamo- 

199. Bambini P§P" 

Quefti fono gli Errori più: elsenziali , gli altri che di poco ri- 
lievo faranno fcorfi* potrà 1' avveduto Leggitore correg- 
gerli da fe » 







«•J. 



- e 



b : 



. ì 



H 



f 



v- 










• 






■ 







■ 



■ 



1 






4